giovedì 25 gennaio 2018

Riecco Noel Gallagher tra gli U2 e Liam: "Bono del cazzo? Io lo amo. Liam? Mi è indifferente. Il successo? Se ne volessi ancora, non pubblicherei con un'etichetta indipendente"

Intervista a Noel Gallagher per la rivista francese Rock & Folk del febbraio 2018. Traduzione italiana di oasisnotizie.

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@northernfacephoto | Instagram
Allora, questo disco? Sei entrato in studio senza aver scritto la benché minima canzone.

No, niente di niente. Mentre facevo Chasing Yesterday, nel 2014, ed ero a circa un quarto delle registrazioni, mi sono sentito bloccato. Sono andato a vedere un produttore, David Holmes, avevo la base delle canzoni, ma sentivo che avevo bisogno di un tipo come lui per terminare il lavoro. Sono andato a trovarlo per chiedergli se mi potesse aiutare. Mi ha detto che secondo lui le canzoni erano finite, ma si è deciso di fare un disco insieme, un altro. Ci teneva che andassi da lui a Belfast, ma senza canzoni. Andavo lì una settimana ogni tanto per fare questo disco con lui, senza avere la minima idea di cosa stesse preparando. Ho lavorato quattro anni a questa cosa folle dove è intervenuta un sacco di gente. Ho cambiato delle cose solo all’ultimo momento.

C’è un legame tra le canzoni, un concept attorno ad esse?

A parte The Man Who Built The Moon e Be Careful What You Wish For, le grandi canzoni maestose, tutto il resto è molto gioioso. Ho creato delle melodie gioiose, ecco. Si potrebbe credere che il disco sia stato fatto da un tizio di 25 anni. Io ne ho 50. Prendi solo Holy Mountain. C’è così tanta gioia là dentro …

È dura dire cosa hai ascoltato mentre concepivi l’album.

Ho una collezione di dischi molto eclettica. Non amo molto il jazz, solo un po’, ma diciamo che a casa mia troverete dischi di Sun Ra e di Madonna. Ho fatto parte di un gruppo di rock da stadio per vent’anni. Bisognava fare una musica che piacesse a tutti i membri del gruppo, trovare un terreno di intesa. Allora facevamo del rock 'n' roll. Non eravamo un gruppo di rock artistico come i Radiohead, facevamo del rock 'n' roll, ecco. Quando ho cominciato a fare dei dischi da solista avevo da parte tutta una serie di canzoni inedite e che suonavano solo un po’ come gli Oasis. Con David (Holmes, ndr) abbiamo ascoltato dei dischi durante la registrazione. It’s a Beautiful World è stata ispirata da Can. Fort Knox somiglia a Kanye West. She Taught Me How To Fly a Blondie. Cercavo di seguire queste direttive, ma finivo per suonare sempre come  gli Oasis. Non era molto contento e mi chiedeva di rifarlo.

Sul disco ci sono Paul Weller e Johnny Marr.

Anche se li conosco entrambi da più di vent’anni, rimango un loro grandissimo fan. Quando faccio un disco Paul è sempre una delle prime persone a sentirlo. Il suo parere è sempre prezioso. Stavolta mi ha detto: “Voglio suonare in quella canzone”. OK, allora! Quanto a Johnny, che vive a Manchester, gli ho detto di farmi visita, lui ha suonato la chitarra ed andava molto bene, ma volevo che suonasse l’armonica. Adoro le parti di armonica degli Smiths … Lui ne è stato felicissimo, nessuno gli ha chiesto di suonare l’armonica. È stato un privilegio avere questi tizi in studio.

Ti hanno dato dei consigli su come gestire la vita di un gruppo?


No, non si danno consigli a chi a venduto 70 milioni di copie. Ci sono stati vent’anni in cui avrebbero potuto darmi consigli. Il consiglio che mi hanno dato non è verbale. Si trova nei loro dischi, nei loro concerti.

Who Built The Moon a tratti fa pensare a quegli album degli anni settanta: appariscente, superprodotto. Salvo supporre che c’è stata meno droga …

Sì, ecco. Un giorno eravamo tutti in studio. C’erano Dave, l’ingegnere del suono, tutta la band, si cercava di fare una canzone. Ho chiesto a Dave: “Che ne pensi?”. Mi ha detto: “Amico, ci sono talmente tanti talenti in questo pezzo … come possiamo fallire?”. Penso che avesse ragione.
È importante per te non avere un taglio rétro?

Non mi importa. Lascio parlare la canzone. Se una canzone richiama un arrangiamento rétro, molto bene, facciamolo. Se un'altra suona moderna, va molto bene anche quello. Il 90% della musica che ascolto è stata registrata negli anni sessanta, settanta e ottanta. Il restante 10% sono roba che passa ora. Non penso troppo a questo. Una buona canzone è una buona canzone. Il sound dell’album è abbastanza moderno, no?

I tuoi fan si aspettavano sicuramente delle canzoni acustiche malinconiche, alla Half The World Away. Cosa hai detto loro?

Mi scuso, innanzitutto, prima di dire loro che adoreranno il disco, ma in ogni caso la gente, in generale, non sa cosa vuole. Chi avrebbe potuto dire, nel 1967, che ci fosse voglia di sentire Jimi Hendrix? E i Sex Pistols, chi avrebbe potuto prevederli? La gente li ha amati, io ho fiducia. E se non è questo il caso, tanto meglio per loro …

Eri davanti al televisore quando la guardia repubblicana ha intonato Don’t Look Back in Anger allo Stade de France (prima dell'amichevole Francia-Inghilterra del 14 giugno 2017, ndr)?

Il televisore era acceso, con davanti i miei figli che aspettavano la partita. Uno dei due mi ha chiamato: “Papà, suonano la tua canzone!”. Nessuno mi aveva avvertito … Questa canzone è divenuta un inno di sfida al terrorismo. Sono fiero di tutto questo, ma evidentemente è anche un po’ triste. Ho suonato questa canzone a Manchester dopo l’attentato di maggio. L’emozione è stata indescrivibile. Il potere di quella canzone … Non sono altro che un tizio che la suona, questo proprio non me lo spiego.

Cosa hai provato supervisionando le riedizioni dei primi tre album degli Oasis?

Se non avessi fatto parte degli High Flying Birds sarebbe stato diverso. Quando i tizi della casa discografica mi hanno detto che volevano pubblicare questi cofanetti, non ho potuto evitare di farmi coinvolgere. Era mio dovere, ma non volevo esserne troppo coinvolto. Penso sempre che Definitely Maybe sia uno dei migliori album di tutti i tempi. Morning Glory è l’album del coronamento … e Be Here Now, hum … il problema che ho con quell’album è che l’ho scritto quando ero in vacanza. Non l’ho mai preso sul serio …

Sei stato in tour con gli U2. Com’è stato?

È stato grandioso. Sono fan degli U2 dall’adolescenza. E sono amico degli U2 dal 1994, qualcosa del genere. È stato fantastico poter ascoltare le canzoni di The Joshua Tree ogni sera, quelle della lato B sono formidabili. Ho visto 200 concerti degli U2 e amo sempre tanto Running To Stand Still, Exit o In God’s Country. Questo tour è stato davvero uno spasso. Si è bevuto tantissimo. Ci sono state molte feste, molte giornate libere e molti postumi da sbornia. Questo non ha fatto altro che confermare quello che pensavo: nessuno è al di sopra degli U2. Ci sarà stata gente brava quanto loro, ma non migliore.

Paul McCartney?

Per un cazzo! Ti posso garantire che Paul McCartney in tour non se la spassa quanto fanno gli U2.

Ha settantacinque anni!

Bono si divertirà più di Paul McCartney quando avrà la sua età. Supponendo che Paul McCartney si diverta. Molta gente non ama gli U2 e posso ben comprenderla. Quando chiedo loro perché non sanno cosa rispondere. Tutto quello che mi sanno dire è: “Bono del cazzo!”. È proprio quello che io amo di più degli U2: Bono.

Hai attraversato un tunnel di interviste in cui tutti ti hanno chiesto una reazione su tuo fratello, il quale non aspetta altro che una cosa: che tu reagisca. Qual è il tuo piano?


Qual è la domanda?

Che ne dici tu? Gli insulti sono piuttosto frequenti (l’intervista risale a novembre, prima della tregua di dicembre sancita tra i due e poi terminata presto, ndr).

Non sono sicuro di poter trovare le parole per esprimere la mia indifferenza che mi ispira quella persona. Ho l’impressione che non stia molto bene.

È tuo fratello, scusa se te lo domando.

Conosco molte persone che vanno d’accordo con i loro fratelli! In effetti è strano, ma non c’è niente da dire.

Come spieghi il fatto che la pace non si faccia?

Non sono io quello in guerra. Io sono in pace, sono tranquillo, amico. Suono le mie canzoni, la vita è bella. E anche lui suona le mie canzoni, quindi va tutto bene.

Qual è il tuo atteggiamento nei confronti del successo? Dici che il tuo ego non ne ha più bisogno, ma si sente comunque che ti stuzzica. 

Si possono separare gli aspetti della vita in questo modo: non è detto che se sei bravo hai necessariamente successo. Il mondo della musica è costruito su molti artisti terribili. Ce ne sono tanti. Ma il successo non si misura sul fatto di possedere una casa enorme, una superautomobile o una donna magnifica. Quando salgo sul palco voglio avere successo. Significa che la gente sia contenta. Ma so bene che la gente non è lì per me. Le mie canzoni sono più famose di me. Sono assolutamente consapevole che Don’t Look Back in Anger, Wonderwall, Half the World Away, Live Forever, Champagne Supernova sono più importanti di me. Quindi va tutto bene. Se volessi avere successo pensi che pubblicherei con una casa discografica indipendente? Sarei sotto contratto con la più grande casa discografica del mondo, con una grande macchina dietro di me. Ma io non sono fatto così. Non ho più bisogno del mondo della musica, non ho bisogno del jet privato, dello yacht o di una casa a Hollywood. Al contrario, voglio fare delle canzoni. È l’unico consiglio che dò quando me lo si chiede: contano solo le canzoni. Del resto è quello che fa Bono. Quel tizio non smette mai di parlare di musica. Non smette mai di lavorare alle sue canzoni. Gli U2 sono l’unico gruppo che abbia avuto così tanto successo, a parte forse i Rolling Stones. Paul Weller è così. Bono è così. Il lavoro vi condurrà dove volete andare. E se non sei abbastanza bravo, è la vita. Per fortuna mio io sono bravo.


Source: Rock and Folk, febbraio 2018 - Traduz. oasisnotizie

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