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martedì 2 maggio 2023
Noel Gallagher a Vanity Fair: "Avrei successo se formassi una band simile agli Oasis, ma non è nella mia natura. Col nuovo disco torno a sognare a occhi aperti"
La copertina del suo nuovo disco Council Skies, firmata da Kevin Cummins, ritrae la sua Manchester.
«Non ci sono persone ritratte perché non mi piace stare sulla copertina dei miei dischi, preferisco scegliere una location».
E Manchester torna sempre.
«Sto tornando alle mie origini. Sognare a occhi aperti, alzare gli occhi al cielo e chiedermi cosa potrebbe essere la vita. Questo vale per me oggi come nei primi anni '90. Quando la musica mi ha salvato. Allora non c'era internet ed eravamo costretti a inventare il nostro mondo. Penso che se si guarda al passato si può imparare dal passato. E oggi torno a Manchester regolarmente, la scena musicale è ancora vibrante e molto eclettica».
Le piace la musica di oggi?
«Regna il pop, in tutte le sue varianti. Nessuno suona più la chitarra, al massimo i ragazzi di oggi la indossano sul palco. Ora le classifiche sono tutte di musica pop commerciale. La musica, come la maggior parte delle cose della vita, è dettata dall'economia. Quindi ciò che vende è ciò che viene dato alla gente. E con l'avvento di Spotify e simili è tutto lì. Hai nove milioni di canzoni a portata di mano e qualcuna è pure buona. Così nessuno la mattina deve più alzarsi dal letto per andare a comprare un disco».
Cosa pensa dei Maneskin?
«Non li conosco …. Oh, sì, sono quei ragazzi che hanno vinto l’Eurovision! E io adoro l'Eurovision. Quella sera che hanno vinto lo stavo guardando e ho visto che uno di loro si è drogato in TV. Sì, sì, so che poi non era vero… non ho un'opinione su di loro, a dire il vero, ma ricordo di averli guardato quella sera e di aver pensato “Wow, sono belli”. Non ricordo la canzone, ma credo racconti la loro storia».
Com’è stata la sua vita fin qui e com’è quella che verrà?
«Dovrei essere ormai a occuparmi di una fattoria, invece sono ancora qui. Fare ancora nuova musica dopo 30 anni è incredibile. E sì, è una cosa che non dò mai per scontata. Sarebbe molto facile per me mettere insieme una band che suoni come gli Oasis e suonare quattro nuove canzoni e 25 fottute canzoni storiche degli Oasis ogni sera. Sono sicuro che avrei molto successo, ma non è così, non è nel mio DNA».
Preferisce musica nuova e rischio?
«Non capisco chi si ritira e non fa più canzoni. Sa, c'è abbastanza merda nel mondo, se sei un artista e puoi creare dovresti condividere cose buone con il mondo, dovresti farlo perché faresti felice qualcuno da qualche parte».
Comporrebbe una colonna sonora?
«Non me l'hanno mai chiesto e non mi dispiacerebbe, ma oggi anche per le colonne sonore si sceglie l'artista più commerciale».
Suonerebbe all'incoronazione di re Carlo?
«Non credo sia molto popolare Carlo. Non credo che le persone della mia generazione abbiano un interesse per la famiglia reale. Appartiene alle generazioni precedenti, come la religione. Si sta estinguendo. Tutti amavano la regina, è stato un grande punto di riferimento. Certo a Londra per l'inaugurazione ci sarà un gran parlare e sarà pieno di turisti e di americani».
Film preferiti?
«Non quelli horror. Non sono un esperto, ma li odio. Sono fottutamente ridicoli. Il mio preferito di tutti i tempi è Il buono, il brutto e il cattivo, diretto da Sergio Leone e musicato da Ennio Morricone. Per me quello è un film perfetto ed è stato girato nel 1967, l'anno in cui sono nato».
Da dove nasce il titolo dell'album, Council Skies?
«È il titolo della traccia che ho scritto stranamente a Ibiza, quando ero in vacanza. C'era una sezione nel mezzo che aveva bisogno di essere rielaborata così mi è capitato di tornare a Londra e ho visto un libro sul tavolo. Appena ho letto il titolo ho pensato che si adattasse a questa canzone, così ho chiamato il tizio che l'aveva scritto e gli ho chiesto il permesso di usare il titolo. La maggior parte delle cose che faccio sono d'istinto. Se è un qualcosa che mi fa sentire bene in quel momento. Se mi fossi seduto a pensare a quel titolo per una settimana, probabilmente avrei detto "occhi"».
Come vedono la musica le nuove generazioni?
«Penso che l'attuale generazione guardi ancora ai vecchi, al passato, mentre quando siamo arrivati noi era tutto nuovo. I nostri eroi avevano la nostra età, insomma, e credo che questa sia la cosa più importante. Ma credo anche che se gli Oasis non fossero arrivati, qualcun altro sarebbe arrivato, perché ogni generazione ha bisogno di avere una band tutta propria e noi avevamo deciso di essere quella band».
«Live Forever l'ho scritta in un appartamento di Manchester. Era un martedì pomeriggio e ricordo di averla portata alle prove la sera stessa. Oggi c'è chi registra di nuovo le vecchie canzoni, le arrangia in modo diverso, ma io non ne sono sicuro. Preferisco registrare musica nuova. Il tempo è prezioso quando arrivi a questo punto della vita e sarebbe come tornare indietro e fare cose che hai già fatto anni fa, è un po' come dire: “che cazzo di senso ha?" Non ne capisco il senso».
All'album seguirà un tour che arriverà l'8 novembre in Italia per un'unica data al Forum di Milano.
«Penso che sarà fantastico. Il trucco sta nel capire quante canzoni suoneremo dal nuovo disco, perché potrei suonarle tutte ma non lascerei spazio alle altre. Non voglio entrare nel territorio di Bruce Springsteen suonando per quattro ore».
Nel 2024 ricorreranno i 30 anni dell'album culto Definitely Maybe.
«Ho trovato nel caveau della Sony molti nastri che pensavamo persi dalle session di Definitely Maybe e sono fantastici. C'è un sacco di roba, tutte outtakes».
Potrebbe essere l'occasione per una reunion con suo fratello Liam?
«Oh sì, ci riuniremo in un grande tour. E faremo anche Morning Glory. E anche i Beatles si riuniranno e John Lennon tornerà dall’aldilà».
Source: Vanity Fair
lunedì 16 settembre 2019
Liam Gallagher a Vanity Fair: "Noel è malevolo, è il mio primo fan ma non lo ammette. Non piango più: non puoi amare chi non ricambia"
Liam Gallagher: "Noel, smettila di rosicare"
Il duello tra i fratelli non è mai finito. Accusato di molestare le donne, Liam Gallagher risponde rivelando qualcosa di Noel che ancora non sapevamo. E ribadisce che lui le donne le ama parecchio: tanto che sta per sposarne una terza
Con
lo sguardo quasi nascosto da un cappellino da pescatore a righe bianche
e rosse, le spalle abbandonate morbidamente in avanti e una T-shirt
aderente che mal cela un accenno di pancetta, Liam Gallagher
tutto ricorda fuorché il rocker iroso, ribelle – anche un po’ folle, si
diceva – a cui la storia della musica ci ha abituati.
Per anni, lui e suo fratello Noel, anime degli Oasis, hanno alternato la feccia e la poesia: hanno scritto e interpretato alcune delle canzoni più belle di fine millennio (Wonderwall, tra le altre) e disertato concerti perché troppo ubriachi o drogati.
Partiti da Manchester, hanno scalato le classifiche mondiali senza
smettere di insultarsi. Hanno fatto sognare un’intera generazione,
eppure non sono mai stati felici: in guerra perenne, contro se stessi e
tra di loro. Sono arrivati persino a distruggere le proprie chitarre in
una lite furibonda che, nel 2009, ha chiuso la partita. Fine degli
Oasis, ma non del conflitto. Il duello si è semplicemente trasferito
altrove: principalmente sui social network, dove, di tanto in tanto, assistiamo ancora a colpi e contraccolpi. Sempre bassi.
Di tutto questo, però, nell’uomo che abbiamo di fronte non c’è
traccia. Il furore è sparito dagli occhi liquidi, il tono della voce si è
abbassato, persino le parolacce si sono rarefatte. Al loro posto, molte
dichiarazioni da santone, stile: «L’importante è dare e ricevere
amore». In quasi 47 anni (li compie il 21 settembre), Liam di amore ne
ha dato parecchio. Ad (almeno) quattro donne, da cui ha avuto
altrettanti figli: Lennon, 20 anni, nato dal primo matrimonio, Gene, 18,
dal secondo. Poi c’è Molly, 21 anni, che ha riconosciuto da poco. E
Gemma, sei, che deve ancora riconoscere.
Ma anche in campo affettivo, il frontman sembra aver trovato la
stabilità: merito di Debbie Gwyther, sua manager, compagna da sei anni
e, vocifera il quotidiano inglese The Sun, futura moglie nel 2020. La donna di cui dice: «È entrata nella mia vita e l’ha resa migliore».
L’ha costretta a rigare dritto?
«Drittissimo: bevo molto meno, vado a letto alle 10, mi sveglio alle 5, corro un’ora al giorno. Sono più felice».
Un pro o un contro per la creazione artistica?
«Un pro! Why Me? Why Not., il mio secondo album da solista, in uscita in questi giorni, è musicalmente superiore al precedente. Quando stai bene fai canzoni più belle».
Tanti anni fa ha dichiarato l’opposto: sosteneva che l’aver
subito abusi da parte di suo padre avesse fatto di lei un artista
migliore.
«Forse intendevo una persona migliore, più forte. E poi, per la precisione, mio padre non mi ha mai sfiorato. Ubriaco picchiava mia madre, davanti a noi. Credo sia altrettanto terribile: ti fa sentire impotente».
Si è mai confrontato con qualcuno?
Parla come uno che deve stare attento ai soldi.
«L’abitudine. Vengo da una famiglia in cui i maglioni non si compravano: li faceva mia mamma a maglia. Ero l’unico in tutte le elementari».
Si sentiva diverso per questo?
«No: ero comunque tra i più popolari. Mia madre era cuoca alla mensa della scuola, quindi avevo sempre degli snack gratis da condividere con gli amici. In più ero un gran figo».
Figo perché brillante o perché bello?
«Brillante non direi. Non ero interessato a niente. Non vedevo l’ora che finissero le lezioni per giocare a calcio».
Da genitore, ora, ci tiene che i suoi figli studino?
«Sono felice se loro sono felici. Lennon fa il modello e suona la chitarra. Gene è batterista: è lui ai bongo di One of Us, traccia di Why Me? Why Not. E Molly è molto intelligente: va all’università, studia diritti umani… mi pare».
La canzone del suo ultimo album intitolata Now That I’ve Found You, ora che ti ho trovata, è dedicata a lei?
«Sì».
Che cosa ha provato la prima volta che l’ha vista?
«Un misto di tristezza per aver perso la sua infanzia e gioia per gli anni che ci aspettano insieme».
Va d’accordo con Lennon e Gene?
«Molto. Anche con Debbie: sono diventate amiche, escono insieme, vanno in discoteca…».
Lei non ha mai fatto mistero di aver abusato di droghe in passato. Ha paura che i suoi figli la prendano a modello?
«Sarei un pazzo se pensassi che non le proveranno mai. Spero solo che non diventino dipendenti».
Se i due maschi si mettessero a litigare come lei e Noel?
«Soffrirei, come mia madre ha sofferto. Ma la vita è così: bisogna prenderla come viene».
C’è chi pensa, invece, che «volere è potere».
«Io no. Ho provato a fare pace con Noel molte volte. Mi ha sempre respinto».
Forse, in fondo, non lo desiderava davvero.
«Mi sono fatto un’altra idea: sarebbe strano se smettessimo di litigare. È da lì che traiamo la nostra forza, la nostra energia: dal perpetuo duello».
Di cui l’ultima stoccata risale a quest’estate. Sua cognata
l’ha presa in giro su Instagram, lei ha mandato un Whats-App a sua
nipote dicendo: «Di’ alla tua matrigna di stare attenta». Noel ha
risposto pubblicamente su Twitter additandola come uno che intimidisce e
maltratta le donne.
«Ha preso una conversazione privata e l’ha resa pubblica, ingigantendo tutto. Ma sono contento che l’abbia fatto: la gente comincia a capire chi è veramente. All’inizio, tutti pensavano fossi io il pazzo. Pensavano fosse colpa mia se gli Oasis si erano sciolti».
Invece?
![]() |
| Liam al Peaky Blinders Festival di Birmingham il 14 sett. |
«Noel ha combinato un casino perché ambiva a una carriera da solista. Avrebbe potuto dire: preferisco suonare per conto mio. Saremmo stati tutti d’accordo. E senza rancori. Invece è stato malevolo. Come lo è tuttora».
Invidia?
«Non lo so. Forse ha paura che nessuno vada ai suoi concerti, mentre i miei sono pieni».
Però c’è anche gente che sostiene il contrario. Dicono che lei crea ogni nuovo brano pensando: piacerà a mio fratello?
«Non è vero: io so già che gli piacerà. Noel è il mio primo fan. Solo che fatica ad ammetterlo».
Stima reciproca?
«Assolutamente. Lui è un grande cantautore».
E allora perché non riprovarci?
«Impossibile. Non avremmo mai dovuto dividerci. Però è successo. Ed è passato tanto tempo. Dieci anni. Non ci sarà mai un ritorno degli Oasis. Ma non piango più. Non puoi amare per sempre qualcuno che non ricambia il tuo amore».
Intervista di Nina Verdelli
Source: Vanity Fair Italia
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giovedì 12 settembre 2019
Noel Gallagher a Vanity Fair: "Liam mi lasci stare. È da denuncia. Una reunion con lui sarebbe un incubo"
A 25 anni dal primo album-capolavoro dei suoi Oasis e a 10 dalla fine della band, Noel Gallagher ricorda gli inizi e la voglia di cominciare «il viaggio della vita». E sulla vecchia faida con il fratello ha un’ultima cosa da dire
L’ep è This Is the Place, lo firma con i suoi High Flying Birds ed esce il 27 settembre.Lui è il Noel Gallagher di sempre: stesso taglio di capelli anni Novanta, jeans e maglia neri, occhi chiarissimi e sguardo sardonico, prosa puntellata di «fucking», schiettezza nelle risposte. Il 2019 è l’anno di due anniversari importanti: i 25 anni di Definitely Maybe, per molti il capolavoro degli Oasis, scritto tutto da Noel così come gli altri dischi a seguire, e i dieci anni dallo scioglimento della band, da quella famosa notte a Parigi in cui lui se ne andò. Il resto è storia della cultura pop: le pubbliche liti con il fratello Liam, i tentativi di riavvicinamento, le sparate a mezzo stampa un po’ contro chiunque. Unica costante, la musica. E un mistero: «Non so da dove arrivino le canzoni, se lo sapessi non sarebbe più magico. Di solito sono a casa che guardo la tv senza audio e suono qualche accordo. Posso andare avanti mesi a suonare le stesse cose, poi scatta qualcosa: riconosco quel momento e ne sono ancora affascinato. I miei pezzi cadono dal cielo».
E questo ep da dove viene?
«Da Manchester: il suono risente molto della Haçienda, il locale in cui negli anni ’80 suonavano gli Smiths, i New Order, gli Stone Roses, gli Happy Mondays. E poi dalla musica elettronica che ho ascoltato di recente. Per me che sono un chitarrista è una cosa buona fare canzoni senza chitarre».
Perché?
«Perché imparo cose nuove. Fare un disco alla Oasis sarebbe la cosa più facile, ma la gente direbbe comunque che non è allo stesso livello del passato».
Gli Oasis sono una leggenda che è meglio non toccare?
«La gente si è messa a cantare Don’t Look Back in Anger dopo l’attentato di Manchester del 2017. Una parte di me era onorata, ma l’altra era immersa nella tragedia e non voleva provare orgoglio. Il modo in cui le persone ricordano e cantano le mie canzoni è incredibile. So di essere entrato in qualcosa di molto speciale, ma non voglio sapere cosa sia. È il motivo per cui tanti vorrebbero una reunion degli Oasis e io spesso mi sento l’unica persona sulla Terra a chiedere: ma perché?».
«Perché provare a ricreare la torta perfetta? Sarebbe stupido».
I Blur lo hanno fatto.
«Ma chi se ne fotte dei Blur! Voglio dire: buon per loro, ma non mi interessa quello che fanno gli altri».
È per via di Liam.
«Quello ha un grande peso, non lo nascondo. Ma se anche andassimo d’accordo, non vedrei in ogni caso il senso di una reunion».
Sarebbe un regalo ai fan.
«I regali li hanno già: hanno i dischi».
Liam vorrebbe riformare gli Oasis.«Sì, certo… va bene, mettiamola così: e chi ci sarebbe nella band? Nella mia adesso siamo quattro ex Oasis. Nessuno di noi vuole stare in un gruppo con quel tipo. È un cazzo di incubo».
Siete mai andati d’accordo?
«No».
Mai nella vita?
«Mai».
E come facevate a suonare insieme?
«Gli Oasis erano il nostro mezzo per la celebrità e i soldi, erano così preziosi che ci si adattava. Ma una volta che sei ricco e famoso, non ne vale più la pena».
Sono dieci anni che ha lasciato la band.
«Quella notte a Parigi fu una decisione velocissima, meno di un minuto. Mi è apparsa tutta la storia degli Oasis sotto forma di flash davanti agli occhi. Pensavo: cos’altro vogliamo? Più tour? No. Più soldi? Ne ho già un sacco. Basta così».
Mai avuto un ripensamento?
«Mai. Ma io so perché Liam vorrebbe la reunion. Perché si vergogna di quello che ha fatto e vorrebbe rimediare ai suoi errori. Tutti quei concerti, soprattutto in Italia, in cui abbandonava il palco come se niente fosse davanti a 70 mila persone… doveva pensarci prima».
Che problemi ha Liam?
«È uno stronzo. Ecco qual è il suo problema».
È comunque suo fratello. Non potrebbe riconciliarsi?
«No. Finché dice cazzate su di me, chi se ne frega. Ma quando si mette a mandare messaggi minacciosi a mia figlia e a mia moglie (si riferisce all’sms di qualche mese fa alla figlia Anaïs in cui Liam scrive: «Di’ alla tua matrigna di stare molto attenta», ndr), per me è finita per sempre».
Liam si è scusato per quel messaggio.

«Non mi interessa. Sono dieci anni che va avanti così, questa è solo la prima volta che rendo pubblico un suo messaggio. E la cosa più grave è che se Liam non fosse una rockstar, qualcuno chiamerebbe la polizia per denunciare quello zio inquietante che minaccia la nipote».
Sua figlia si è spaventata.
«Cosa puoi fare quando ti chiama quasi in lacrime dicendo: papà, ma quando mi lascerà in pace quello lì? Pensi se stasera andassi a casa a dire a lei e a mia moglie che voglio riformare gli Oasis. Direbbero che non rispetto i loro sentimenti».
Con Liam avete fatto dischi importanti. Alla fine di agosto c’è stato il venticinquesimo anniversario di Definitely Maybe, il vostro primo album. Lo considera il suo capolavoro?
«La mia opinione non conta. Per me abbiamo fatto tre grandi album: questo, (What’s the Story) Morning Glory? e Don’t Believe the Truth. Non sono così stupido da non capire che cosa significhino questi dischi per le persone. Quando qualcuno mi dice che gli hanno cambiato la vita, non mi metto certo a discutere».
Ha mai avuto paura di non riuscire a raggiungere di nuovo quelle vette?
«Be’, non posso. È decisamente impossibile».
Perché?
«Ai tempi di Definitely Maybe ero un ventenne, ero al verde e scrivevo canzoni che parlavano di gente che viveva senza soldi in una grande città. (What’s the Story) Morning Glory? parlava invece del fatto che sarei diventato ricco. Oggi ho 52 anni, sono una rockstar di lungo corso: come potrei essere quello di una volta?».
È sparita l’urgenza?
«Sì e no. Ho ancora la volontà di spingermi in avanti e vedere cosa posso fare. Ma non sono più alla ricerca di quello che volevo a 20 anni».
Qual è il ricordo più bello del periodo di Definitely Maybe?
«Quella volta che in studio abbiamo ascoltato per la prima volta Supersonic, che avevo scritto poco prima, la sera stessa. Ascoltare la registrazione di altri pezzi come Live Forever e Rock ’n’ Roll Star e poi sentirli alla radio. Andare a Top of the Pops (famoso show musicale della Bbc, ndr). Conoscere i miei idoli, come Paul McCartney».
Ai tempi dove viveva?
«Per un po’ con Bonehead (l’altro chitarrista degli Oasis, ndr), poi da solo in un appartamento nel centro di Manchester. Ma mi ricordo benissimo che un weekend, dopo la fine di una storia d’amore, andai a Londra e non tornai mai più nella mia città».
Non è mai tornato a prendere le sue cose?
«No. Non so che fine abbiano fatto i miei vestiti e i miei dischi. Sparii semplicemente con una borsa e una chitarra».
Non vedeva l’ora di scappare da Manchester?
«Non vedevo l’ora di cominciare il viaggio della vita. Non ho mai avuto paura del futuro, l’ho sempre abbracciato».
Si ricorda quando scrisse Live Forever? Sapeva che era la canzone della svolta?«Sì, lo sapevo. La scrissi un pomeriggio a Manchester mentre ascoltavo musica mainstream. La sera stessa la cantai in sala prove: erano tutti sbalorditi».
La canzone diceva: voglio vivere per sempre.
«Ai tempi andavano forte i Nirvana, cantavano una canzone che si intitola I Hate My Life and I Want to Die (in italiano: odio la mia vita e voglio morire, ndr). Mi chiedevo: ma perché? Poi lessi un’intervista a Kurt Cobain in cui veniva fuori come un artista tutto tormentato. Ma vaffanculo, pensavo. Hai avuto tutto, sei nella band più importante del momento, sei dove vorrei essere io, e dici che vuoi morire? Allora io voglio vivere per sempre. Ecco com’è nata la canzone».
Eravate la risposta ottimista al grunge. Fu questo il motivo del vostro successo?
«La mia musica univa le persone. Non ha mai parlato di me, ma sempre di noi. Tutti potevano identificarsi. Se avessi scritto canzoni su cose personali, alla Bob Dylan, gli Oasis sarebbero stati una band come tante».
Ci sveli il grande mistero del Britpop: cosa successe al pub di Londra The Good Mixer, la notte in cui cominciò la guerra tra Oasis e Blur? Nessuno ne ha mai voluto parlare.
«È stato Liam, faceva lo stupido. Quella sera davamo una festa perché Some Might Say (singolo del 1995, ndr) era andato al primo posto della classifica. A un certo punto arrivano i Blur. Fateli entrare, diciamo noi. Entrano e Liam e Damon, i due cantanti, rivali, si prendono a male parole. E poi tutto degenera, comincia una rissa e intervengo anche io a dividerli…».
Oggi lei e Damon Albarn siete amici, ma negli anni ’90 fu guerra tra Oasis e Blur. A guardare indietro, pensa che fu un errore?
«No, penso solo che deve essere stato fantastico avere avuto 16 anni a quei tempi, con la musica che era il centro della tua vita e queste due band che litigavano. Si immagina che cosa potrebbe succedere oggi? Una battaglia tra Ed Sheeran e il fottuto Lewis Capaldi (nuovo cantante scozzese, ndr)? Ma chi se ne frega, dai».
Foto di Jacopo Benassi.Source: Vanity Fair
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domenica 19 novembre 2017
Noel Gallagher a Vanity Fair Italia: "Liam, è finita per sempre: hai troppa rabbia. L'Isis non tagli le teste, ma faccia fare yoga: quella roba mi spezza"
Noel Gallagher è stato intervistato da Vanity Fair Italia a Milano il 9 novembre. L'intervista è contenuta nel nuovo numero (quello del 15 novembre).
PER LEGGERLA CLICCA QUI
via magazinelib.com
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mercoledì 9 marzo 2011
Liam Gallagher in copertina su Vanity Fair di marzo
Liam Gallagher è in copertina sul numero di marzo dell'edizione italiana di Vanity Fair, in edicola da oggi. Il cantante concede a Silvia Bombino un'ampia intervista, corredata da alcuni scatti di primo livello di Julian Broad.Liam era su Vanity Fair anche nel novembre 2009 (clicca qui).
Il frontman dei Beady Eye conferma che non parla con il fratello Noel dalla sera della lite di Parigi e racconta anche la sua infanzia difficile: "Mio padre picchiava mia madre, e la sola persona che si metteva in mezzo, per proteggerla, ero io. Anche se ero il più piccolo dei fratelli (Paul è nato nel 1966, Noel nel 1967, Liam nel 1972, ndr). Gli altri due si nascondevano impauriti".
Clicca qui per leggere l'intervista completa.
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mercoledì 9 febbraio 2011
Liam "Il disco di Noel? Lo sentirò, ma non mi cambierà la giornata"
In un'intervista rilasciata alla versione statunitense della rivista Vanity Fair Liam ha detto che è interessato al lavoro solista di Noel, ma spiega che né a lui né al fratello ascoltare la musica dell'altro cambierà la giornata."Noel ama la musica, quindi sono sicuro che metterà l'orecchio, ma non è che gli rovinerà o gli renderà bella la giornata".
A proposito del prossimo disco solista di Noel, per ora - pare - nient'altro che un'ipotesi, Liam afferma: "Darò un ascolto quando uscirà. Ma non mi cambierà la giornata, capisci cosa intendo? Non è che uno se lo dimentica perché non è nella mia stessa band. Lui darà un ascolto al nostro disco. Sicuramente lo farà". oasisnotizie
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giovedì 26 novembre 2009
Sfoglia Vanity Fair con l'intervista a Liam
Liam ha fatto importanti rivelazioni. Qui sotto potete sfogliare le pagine di Vanity Fair pubblicate da oasisnotizie. Cliccare sulla pagina per ingrandire.
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