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domenica 9 giugno 2013

Liam Gallagher: "Noel pianificava da anni la carriera solista, è un sacco di merda. Se mi drogo ancora? Ogni tanto"

Intervista a Liam Gallagher e ai Beady Eye in edicola da oggi in The New Review, in allegato all'edizione domenicale del giornale The Independent.

Andy Bell, il vostro nuovo lavoro in studio esce il 10 giugno. Cosa significa questo disco per voi?

"Ho sempre sognato di usare lo studio liberamente e questa è stata libertà. E la chiave di questo è stato Dave Sitek. È arrivato, ha messo la chiave in quella porta e l'ha spalancata, ma quello che ha portato ha funzionato perché noi siamo entrati in studio come una squadra di prim'ordine con 21 canzoni che avevamo provato come bastardi per secoli".

Liam, forse però Sitek era anche troppo eccentrico per i vostri gusti.

"A Dave ad un certo punto abbiamo dovuto dire: 'Dai, torniamo a fare un po' di rumore' ...".

Che ne pensi, Gem?

"In giro ci sono molte persone con cui avremmo potuto o dovuto lavorare, ma ora siamo qui. E l'idea di coinvolgere Dave sarebbe potuta essere un disastro o un'idea gloriosa". 

Liam, se fosse stato Dave Sitek a produrre Be Here Now degli Oasis? Avrebbe funzionato?

"Sì. Di sicuro. Perché no?".

Negli Oasis mancava l'avventurosità?

"Senza dubbio". 

Le dimensioni della band avevano preso il sopravvento sul resto? 

"Forse. Non lo so, amico. C'era sempre un po' di rigidezza che mi dava proprio sui nervi. Era un po' tipo: 'No, non facciamo le cose in quel modo. Facciamole in questo modo'. Dai, amico, siamo migliori di quella cosa. Non è per lanciare una frecciata a Noel, è che era così". 

Noel ha sentito la canzone Don't Brother Me?

"Non parlo con Noel, quindi non lo so. Di sicuro l'avrà sentita, ma non penso che gliene importi. Ma chi lo sa? Non so dove sia la testa di Our Kid al momento. Lo vedi e sembra che si sia dato una truccata, no?"

The Death of You and Me ti ha infastidito?

"Neanche un po'. Il titolo è buono, però. Appena l'ho sentito ho pensato: 'Sfacciato ...', ma è la vita, no? Don't Brother Me non è una frecciata, non è un parlare male. C'è molto amore in quella canzone".

Non è l'assassinio di un personaggio?

"No, questo lo lascio a chi sta registrando questa intervista. Non ho bisogno di farlo attraverso la musica. Una volta che ho tirato fuori tutto e che la gente l'ha capito allora starò calmo. Ci sono ancora un po' di cose riguardanti Our Kid su cui la gente ha il paraocchi".

Cosa per esempio?

"Voleva che la band si sciogliesse. E lo pianificava da anni. Perché li ho sentiti lui e il suo manager [Marcus Russell, ex manager degli Oasis, dei Beady Eye fino alla scorsa estate e tuttora manager di Noel, ndr], ho sentito che lo pianificavano nel backstage del concerto allo Spa di Bridlington Spa [la settimana prima che Noel lasciasse la band, ndr]. Circolavano stronzate. Era da secoli che provava a fare la sua cosina solista".

Aveva già scritto alcune canzoni?

"Senza dubbio. Un sacco. Registrammo un sacco di canzoni per l'ultimo album degli Oasis e le scartammo. Faceva: 'Oh no, questa la lasceremo perdere'. Non ricordo quali, ma ce n'erano un po' nel suo primo disco solista. È solo un subdolo piccolo ... io ero uno con cui era difficile lavorare perché amen, ma non è che ti svegli semplicemente una mattina e fai: 'Oh, questa cosa è un po' troppo rock 'n' roll per me adesso'. È questo ciò su cui abbiamo costruito la nostra carriera, di cosa parli? Quindi sì, una volta che avrò tirato fuori tutto - cosa che sono quasi sul punto di fare - ci darò dentro e mi tapperò la bocca. Ma lui è un bastardino infido. Ha sempre voluto fare il solista. Amava quel momentino sotto la luce dei riflettori quando faceva la sua cosina [durante i concerti degli Oasis, ndr]".

Perché non è uscito allo scoperto e non ha sciolto la band prima?

"Perché è un sacco di merda. Ha licenziato Bonehead, ha licenziato Guigsy, ha licenziato Whitey. La cosa successiva è stata: 'Oh, mi sbarazzerò del fottuto cantante ... Dunque, non me ne sbarazzerò perché mi farà perdere i sensi, quindi sai cosa faccio? Semplicemente ... faccio uscire fuori della merda'. Almeno così è in testa mia".

Andy, tu cosa ne pensi di una reunion degli Oasis?

"Ho enorme amore e rispetto per Noel. Reunion? Non è che frema all'idea". 

E tu, Gem?

"Se succedesse me la godrei dannatamente, ma se non succedesse non sarei amareggiato".

E a te, Liam, manca Noel?

"No, non mi mancano tutte le stronzate".

E ai tuoi figli manca come zio?

"Non l'hanno mai conosciuto in realtà, amico. Neanche io conosco i suoi figli". 

Consiglieresti la vita di band ai tuoi figli?

"Senza dubbio. La consiglierei a chiunque. È la cosa più bella del mondo, amico. Gene è nella sua stanza a suonare la batteria ogni giorno. Oh, amico, la ama. Lennon prende lezioni di chitarra a scuola e gli piace l'idea di essere un po' un cantante".

Ha abilità vocali?

"Non lo so, amico. La sua vita è un po' più facile della mia, deve aspettare che qualcosa gli dia sui nervi. Io ho ancora qualcosa che mi brucia. Ed è quello che traspare nella voce".

Da cosa derivava la tua rabbia adolescenziale?

"E chi cazzo lo sa, amico? Ma so fare ambo le cose. So cantare meravigliosamente a casa, ma quando si tratta di schitarrare e di fare i live, quando sei in una rock 'n' roll band, devi cantare a squarciagola. Semplicemente canto ogni canzone come se fosse l'ultima volta che la canto".
Che musica piace ai tuoi ragazzi?
"Lennon è un grandissimo fan degli Who. Non ha nulla a che fare con me, è proprio ossessionato da Quadrophenia".

Non da Justin Bieber?

"No. Hanno i loro momenti, però. Molti dei suoi amici sono presi da Rizzle Kicks, merda di quel genere".

E se Gene venisse e ti dicesse: "Papà, amo i Mumford & Sons"?


"Bene, dunque, bisogna lasciare che i figli facciano quello che devono fare. Ovviamente mi farei una risata e direi: 'Fanculo a quella cosa!'. Ma i Mumford & Sons scrivono alcune buone canzoni, amico. È solo che sembrano degli zingari".

[A gennaio Liam aveva detto dei Mumford & Sons: "Sembra abbiano i cazzo di pidocchi, che mangino minestra di lenticche con le maniche arrotolate sulle braccia e che vivano nelle brughiere. Forse è lì che registrano i dischi. Sembra che siano tutti Don McLean, troppe chitarre acustiche, niente stile, sembra che facciano la spesa da Oxfam"]

È una buona scelta metterli headliner a Glastonbury?

"È da headliner che stanno suonando? Da headliner? Era ora. Hanno fatto bene, amico".

E i Rolling Stones?

"Non li ho mai visti, mai. Se sono interessato? Non a 500 sterline. Ho provato a entrare nella guest list per i concerti alla O2 Arena, non sono riuscito. Non mi piaceva. Fanculo, amico, non è rock 'n' roll pagare tutti quei soldi per un biglietto. Non pagherei 500 sterline per vedere nessuno".

Sei disponibile a tornare in America con i Beady Eye?

"Sì, ma con il tentativo deve essere giusto. Senza farsi coinvolgere in leccate di culi.

Visto che anche Andy Bell è allergico alle noccioline e sappiamo che tu hai rischiato la vita per una M&M, hai dovuto dare un taglio alle cose che porti in tour?

"Sono le solite cose: vodkam, tequila. Mi piace il tequila. Non ci sono sbronze.  Dopo un concerto posso bere una bottiglie intera. Poi alle 12 dell'indomani sono di nuovo pronto. Sono il vino rosso e la Guinness che ti fanno sentire di merda l'indomani".

Ti droghi ancora?

"Ogni tanto, amico. Non voglio parlarne. Non quanto ero solito fare. È una merda, no? Non c'è roba buona in giro. Lo farò quando uscirà una nuova partita di droga. Ma mi ci vogliono tre giorni per riprendermi. Provo a non farlo, comunque. Una bella serata per me è uscire e tornare ubriaco, sapendo che non ho toccato la roba".

I Beady Eye saranno ancora in tour l'anno prossimo di questi tempi?

"Dipende se alla gente piacerà BE. Ho la sensazione che molte persone facciano semplicemente: 'Fanculo, pazienza'. Semplicemente non sono presi dalla cosa. Vogliono solo che gli Oasis tornino insieme".

Tu vuoi che gli Oasis tornino insieme?


"No."

Mai?

"No. Non ancora. Ma non ci penso, amico. Voglio che i Beady Eye abbiano successo, così non dovremo ripercorrere mai più quella strada. Ma se ... sai ... vediamo come va".

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giovedì 6 giugno 2013

Liam Gallagher contro Noel: "È un doppiogiochista, ha sciolto gli Oasis per fare il solista. Lo pianificava da anni"

Noel Gallagher progettava da anni la sua carriera solista ed è questo il vero motivo per cui ha sciolto gli Oasis. Lo dice Liam Gallagher in un'intervista rilasciata qualche giorno addietro e che uscirà in formato completo domenica.

"Lo pianificava da anni. Ho sentito lui e il suo manager [Marcus Russell, ndr] che ne parlavano dietro le quinte del concerto allo Spa di Bridlington", spiega il cantante dei Beady Eye. 

"C'erano stronzate che circolavano. Lui provava da anni a dare il via alla sua cosetta solista. È solo un subdolo piccolo ... Io ero un tipo con cui era difficile lavorare, perché puntini puntini, ma non è che ti svegli al mattino e fai: 'Oh, Oh, ora questo per me è un po' troppo rock 'n' roll' ...".

"Quello è ciò su cui abbiamo costruito la nostra carriera, di cosa stai parlando? Quindi sì, una volta che avrò tirato fuori tutto - e sto arrivando a quel punto - ci darò dentro e chiuderò la bocca".

"Ma lui è un bastardino dalla doppia faccia. Ha sempre voluto fare il solista. Era sempre nella sua testa. Amava il suo piccolo momento sotto la luce dei riflettori quando faceva la sua cosetta". Liam si riferisce ai momenti dei concerti degli Oasis in cui cedeva il microfono al fratello.

L'intervista completa a Liam Gallagher sarà in edicola domenica 9 giugno in The New Review in allegato all'edizione domenicale del giornale The Independent.

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venerdì 4 marzo 2011

Beady Eye live a Glasgow, recensione dell'Independent

La vita dopo gli Oasis - E Liam è ancora una rock'n'roll star

3 stelle su 5

Sicuramente non è stata una coincidenza il fatto che Liam Gallagher abbia scelto il luogo più ardente di Glasgow per il suo esordio dal vivo con il suo progetto post-Oasis. La sua vecchia band ha avuto nel corso degli anni alti e bassi, ma questa città ha sempre fatto sentire la sua voce quando si è trattato di riconoscere la loro padronanza di sé supremamente incrollabile.

Quello che doveva fare era presentarsi lì ed essere se stesso, e così un'accoglienza da delirio sarebbe stata assicurata.

I Beady Eye sono saliti sul palco sulle note di I Am the Resurrection degli Stone Roses (appropriata, visto il bisogno tacito di Liam di porsi come unica stella di quello che una volta era uno show di due Gallagher) e la folla già assiepata ha salutato il cantante inneggiando al suo nome. In cambio lui ha concesso loro una delle entrte più raffinate, un'andatura lenta e ciondolante verso il microfono e poi un'accusa: "Dateci ancora più dentro, cazzo!". Tutti hanno puntualmente obbedito. Il re è sicuramente tornato, per quello che riguarda la gente.

Sostenuto da una live band di cinque elementi che comprende tutti i componenti degli Oasis prima dello scioglimento ad eccezione di colui che ha lasciato la band, Noel, Liam ha dato il calcio di inizio con Four Letter Word. Èstata un'apertura aggressiva e fiduciosa del cantante in giacca Barbour. "Nothing ever lasts forever", "niente dura mai per sempre", dice il testo in modo elegante. "A four-letter word really gets my meaning", "una parola di quattro lettere esprime davvero quello che voglio dire". Come sempre, malgrado la linea di abbigliamento e i milioni in banca, Liam Gallagher dal vivo sul palco ricorda ancora una bestemmia divenuta carne primordiale.

Quei vecchi punti di riferimento restano intoccabili, come dimostrato dalla seconda canzone, uno strascichio da gruppo beat accelerato sino ad un passo ossessivo e denominato "Beatles & Stones". È stato, ad essere cattivi, uno dei momenti chiave della setlist, un omaggio alla gamma relativamente ristretta di influenze cui Gallagher fa riferimento, ma ancora lontano anni luce dalla Hey Jude carica di archi e dalla Imagine che gli Oasis ci rifilavano negli anni di un passato ormai morto.

Qui bisogna dare atto alla band di suonare come qualcosa che è rinfrescante in modo incoraggiante, un'affermazione che si poteva fare molto raramente riguardo agli ultimi Oasis. Ovviamente qui non c'era nulla che potesse alienare il devoto di lunga data che era stato a Knebworth, ma guardandoli ti accorgi che i Beady Eye si trovano in quella condizione unica di possedere impeto iconico quando si sono appena liberati dal peso del loro passato.

La scaletta ha spaziato dalla grandiosa psichedelia floydiana al piacevole tintinnio di For Anyone. Quest'ultimo pezzo e The Roller, una canzone del ritorno che ha osato proseguire con la sua andatura, sono venute tutte all'inizio della scaletta e sono state salutate con il più glaswegiano dei gesti di gradimento, il lancio del bicchiere (di plastica) di birra.

Era stata chiaramente presa la decisione di non suonare canzoni degli Oasis. È stata una scelta coraggiosa e rispettabile, anche se questo ha significato una scaletta di una sola ora che ha accusato un periodo di "raccolto magro" verso la metà. Gallagher, però, ha commentato con un succinto "Bene, questa è un'altra canzone nuova", prima dell'epica The Beat Goes On, simile a All the Young Dudes, e ha proclamato: "Seguiteci, l'anno prossimo ne avremo altre". Questa è una band da seguire più per divertimento che per forza d'abitudine.

David Pollock - The Independent - traduzione by frjd

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