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giovedì 29 febbraio 2024

Liam Gallagher con John Squire a Rolling Stone Italia: "Questo è uno dei migliori dischi mai fatti. Se sto bene sono invincibile"

Ventisette maggio 1990. Gli Stone Roses all’apice del successo si esibiscono a Spike Island, nel Cheshire, nord-ovest dell’Inghilterra, davanti a 30 mila persone. Suonare in un ex polo della rivoluzione industriale, successivamente riconvertito in discarica di rifiuti tossici e poi bonificato, è una scelta perfettamente in linea con l’atteggiamento non conformista del gruppo di Manchester. Nell’epoca dei rave e delle feste negli edifici industriali, anche loro vogliono suonare in un luogo diverso dal normale. A Spike Island c’è anche un non ancora diciottenne Liam Gallagher.

«Ero là ed è stato bellissimo», ci racconta dalla sua casa di Londra. «Tutti si lamentavano del suono, del fatto che si sentiva male. Ma non era quello che mi importava. A me importava essere lì. Fanculo se non si sentiva. Non c’ero mica andato per sentire il suono perfetto. Ero lì perché volevo esserci. Eravamo tutti belli e quel giorno suonava la più grande band del pianeta. Questo era il punto».

Sul palco con gli Stone Roses c’era John Squire, che oggi assieme a Liam firma un album in uscita il 1° marzo, del quale ha scritto tutte le canzoni, invitando poi il cantante degli Oasis a registrarlo insieme a lui e al produttore Greg Kurstin, mentre la batteria è stata affidata a Joey Waronker, già con il Beck di Odelay, i R.E.M. del dopo Bill Berry e con mille altre collaborazioni all’attivo. «È stato John che ha avuto l’idea», conferma Liam, «è lui che ha scritto le canzoni e mi ha detto: senti, sto facendo un nuovo album, se ti chiedo di cantare ci stai? Certo, man, sì, perché no, basta che ci siano un mucchio di chitarre. Quindi non sono io che ho detto: oh, faccio un nuovo disco e John ci suona. È più il disco di John dove ci sono io che canto. Certamente è un sogno che diventa realtà: io che faccio musica con John Squire, d’you know what I mean? Gli Stone Roses mi hanno fatto appassionare alla musica, ai Beatles, agli Stones, a Jimi Hendrix. Gli devo un sacco, capisci? Quindi quando mi ha chiesto di cantare nel suo disco, ti puoi immaginare, era ovvio che gli dicessi di sì».

Da Macclesfield, la cittadina a 30 chilometri da Manchester dove vive (e dove viveva anche Ian Curtis), John Squire è restio a intitolarsi la paternità dell’idea, ma è altrettanto prodigo di complimenti nei confronti dell’amico. «Non so chi abbia fatto la prima mossa», dice, «in realtà penso che i nostri manager abbiano discusso della possibilità di lavorare insieme. Ne abbiamo parlato tra di noi quando ci siamo trovati a fare le prove per i suoi concerti a Knebworth. Diciamo che tutti e due abbiamo saputo che l’altro avrebbe voluto fare qualcosa insieme. Ha senso, no? Quello che mi piace di più è la sua voce. Ha un dono incredibile. E poi a stare con lui ci si diverte molto. Mi è piaciuto fin dal primo giorno in cui ci siamo incontrati per strada in una delle vie principali di Monmouth, in Galles. Eravamo lì perché lui stava facendo il primo album degli Oasis e io il secondo degli Stone Roses. Mi disse che era un nostro grande fan e che era contento di incontrarmi. Mi è sembrato subito un tipo simpatico, poi per un po’ di tempo non ci siamo più incontrati e quando ci siamo visti la volta successiva gli Oasis erano diventati una band di grande successo».

Il primo incontro faccia a faccia, dunque, risale al 1994. Gli Oasis esistevano dal 1991, un anno dopo Spike Island, e stavano registrando Definitely Maybe. Gli Stone Roses stavano faticosamente rimettendosi in carreggiata dopo un paio d’anni turbolenti in cui, tra dispute legali e comportamenti individuali decisamente sopra le righe, c’era addirittura chi aveva messo in dubbio la prosecuzione della loro avventura. Liam ha sempre citato gli Stone Roses come primaria fonte di ispirazione degli Oasis. Ascoltando i dischi di questi ultimi, in realtà, non si trovano né le ritmiche scalpitanti della ditta Reni-Mani, né la versione baggy della psichedelia di cui John Squire è stato l’indiscusso campione.

«Anche secondo me l’influenza degli Stone Roses sugli Oasis non è che si senta più di tanto», dice il chitarrista quasi sottovoce, con il tono che manterrà per tutto il corso dell’intervista, in contrasto con quello squillante di un Liam particolarmente preso bene. «Ma Definitely Maybe è un grande album di rock’n’roll: grandi canzoni e una grande voce. La loro spavalderia e il loro atteggiamento mi hanno colpito fin dall’inizio».

Liam Gallagher John Squire è il primo album pubblicato dal chitarrista negli ultimi vent’anni. «Ho messo su famiglia e mi sono dedicato alla pittura», spiega. «Con figli così piccoli, la cosa migliore era lavorare da casa. A un certo punto avevo tre figli che avevano meno di due anni, quindi non ero più di tanto propenso a fare la vita on the road del musicista». I figli di Squire sono in tutto sei, tra i 12 e i 30 anni, ma non è solo perché sono cresciuti che il loro papa si è rimesso in pista. «Secondo me per Liam prima non era il momento giusto, adesso invece mi pare che tutto si sia allineato perché succedesse». Liam, dal canto suo, spiega che è stato «molto facile, molto naturale. Se non fosse stato naturale penso che non ce l’avremmo fatta. Per me si trattava di cantare le canzoni, di portarci un po’ di energia e di fuoco, d’you know what I mean? È quello che ho fatto e John ha fatto la stessa cosa con la chitarra, così come gli altri della band. È quello che so fare meglio, e se lo riesco a fare, e lo riesce a fare anche John, allora c’è da divertirsi».

Prima di entrare in studio i due si sono scambiati diversi video di YouTube, roba che andava da Jimi Hendrix ai Bee Gees, ma le cui sonorità non sono certo di immediata individuazione in un disco comunque variegato, che potrebbe essere scambiato per una raccolta di singoli e in cui trova spazio anche il blues. «Non penso che il sound di quelle band sia arrivato fino all’album, ma non è che l’intenzione fosse questa», dice Squire. «Ce li siamo scambiati per definire il tono del disco, ma più che altro è successo perché non eravamo stati molto insieme e volevamo in qualche modo riconnetterci e raccontarci cosa ci piaceva ascoltare in quel momento. Ci è sembrato un buon modo per recuperare il tempo perduto, ma non era necessariamente una traccia per quello che poi sarebbe venuto fuori».

«Non è che stessimo facendo la mappa dell’album», conferma Liam. «Quando ci siamo scambiati i video, John aveva già scritto le canzoni. Questa cosa di YouTube è partita una sera che stavo bevendo in albergo e stavo ascoltando vari pezzi. Così gli ho scritto: ascolta questa, sarebbe grandioso fare qualcosa del genere. E abbiamo iniziato a passarci dei video. Non è che gli ho scritto una cosa del tipo: dovresti fare qualcosa di simile a queste canzoni. In ogni caso non mi pare che siano venute fuori canzoni tanto simili a quelle che ci siamo scambiati». A domanda precisa, l’unico a citare un pezzo in particolare è Squire: «Senz’altro gli ho mandato qualcosa di Hendrix e degli Stones, e poi mi ricordo di avergli mandato 30 Days in the Hole degli Humble Pie».

«Se ti piacciono cose come Björk, probabilmente odierai questo disco»

A parte la notevole differenza di età (Liam è del 1972, Squire dieci anni più anziano) l’incontro tra i due musicisti è anche un incontro tra personalità decisamente diverse. «La prima cosa che mi viene in mente» dice il chitarrista «è che io sono un introverso e lui è un estroverso. Viene dipinto dai media come una persona grezza? Non saprei, perché non seguo molto la stampa, in particolare quella musicale. Senz’altro ha un lato tenero. Con me è una persona calorosa, generosa e divertente. Molto educato e socievole».

«Non lo conosco così bene da poter descrivere il suo carattere», dice Liam, «però è molto rilassato, molto tranquillo, ma ha anche un non so che negli occhi, qualcosa che gli brilla. Un po’ di malizia e di sfacciataggine, d’you know what I mean? Ma l’ho sempre trovato molto piacevole. La differenza più grossa tra noi due è che lui tifa per lo United e io per il City».

Proprio il Manchester United, che prima delle partite casalinghe spara This Is the One degli Stone Roses dagli altoparlanti dell’Old Trafford per incoraggiare i giocatori nel momento in cui entrano in campo, ha recentemente prodotto una linea di magliette e pantaloncini da calcio ispirata alle grafiche realizzate da Squire per la sua band. «Non mi sento un musicista che fa anche le copertine dei suoi dischi», dice il chitarrista a proposito del suo interesse per le arti visive. «Per me la musica e l’arte ci sono sempre. A volte rendo pubblica la musica che faccio e a volte no. Con l’arte è lo stesso. Ma non è sempre necessario fare musica per poi trasformarla in un prodotto e venderlo. Comunque non potrei mai smettere con nessuna delle due: farò sempre sia musica sia arte, anche se non necessariamente per un consumo pubblico».

Squire ha realizzato anche la copertina del nuovo album, oltre che di Just Another Rainbow e Mars to Liverpool, i due singoli che lo hanno preceduto. «Per la copertina del disco ho collaborato con un grafico perché non sono molto bravo con il computer, ma l’idea di usare dei finti prodotti e di mettere i titoli delle canzoni nelle loro confezioni è stata mia». Riguardo alle canzoni, Squire è decisamente entusiasta del risultato finale. «Volevo che fosse un gran disco, ma la mia sarebbe anche potuta rimanere solo una speranza. Mi aspettavo tanto, ma non che fosse un album tanto bello che amo e ascolto in continuazione. Ieri sera sono andato in macchina a Manchester per accompagnare mio figlio agli allenamenti di basket. Quando siamo tornati, una volta arrivati a casa sono rimasto seduto in macchina per ascoltarmi Raise Your Hands fino alla fine. Faceva un freddo cane, ma sono rimasto là fuori al buio perché non volevo fermare la canzone». Il figlio di Squire, 12 anni, gioca nel ruolo di playmaker, quello che deve creare il gioco, decidere quale schema usare e mettere i compagni nelle condizioni migliori per andare a canestro. Anche Squire come musicista è un playmaker, no? «Mi piace pensare che sia così».

«È diverso dagli altri dischi che ho fatto perché ha un suono cool», dice Liam. «Mi piace la chitarra di John e penso che il mio modo di cantare su questo disco sia molto cool, e anche le canzoni. Penso che stia lassù con le cose degli Stone Roses e degli Oasis, molto in alto». Quando parla del disco nuovo, Gallagher mette in pista una delle sue doti principali: quella di esprimersi in maniera decisamente diretta. «È musica fatta con le chitarre con un feeling rock’n’roll e penso che sia una cosa fatta bene. Se ti piacevano gli Stone Roses, amerai questo disco. Se ti piacevano Björk o chi cazzo vuoi tu, probabilmente lo odierai. Questo è quanto. Però ascolta, non l’abbiamo fatto per la fama o per i soldi, quelli ce li abbiamo già. Non voglio comprarmi un’altra casa o un altro yacht, di queste cose ne ho abbastanza. L’abbiamo fatto perché è quello che amiamo».

Intanto però le guitar band, soprattutto fra il pubblico dei ventenni, non hanno più il successo degli Oasis dei tempi d’oro. «Eh, lo so. Mi dispiace per loro, per i giovani che non si entusiasmano per le chitarre. Si perdono qualcosa, ma sai, sono cicli. Noi adesso stiamo riportando indietro questo tipo di musica, che in realtà non se n’è mai andata. La chitarra è così un bello strumento e può fare cose talmente belle che non morirà mai. La musica con le chitarre non morirà mai. Il fatto è questo: se io e John avessimo pubblicato questo disco vent’anni fa, la gente si sarebbe bagnata le mutande. Adesso invece siamo molto più vecchi e il pubblico si è abituato al fatto che ci siamo, capito? Se oggi questo album lo pubblicasse una band all’esordio, direbbero che è la cosa migliore dall’invenzione della cazzo di ruota. Invece lo facciamo noi e diranno che è una cosa già sentita. Be’, sapete che c’è? La sentirete di nuovo!».

L’uscita del nuovo album prelude anche ad alcune date dal vivo, una delle quali è in programma per il 6 aprile al Fabrique di Milano. I biglietti sono andati esauriti in pochi minuti. «Non voglio spoilerare troppo», premette Squire, «ma senz’altro oltre al nuovo album faremo un pezzo dei Beatles e forse uno degli Stones». «Il live sarà come ha detto John», conferma Liam, «una cover ci dovrebbe essere, ma per il momento non diciamo niente. Faremo tutto l’album e magari la cover di una canzone di culto che non abbiamo ancora deciso. Ma non suoneremo cose degli Stone Roses o degli Oasis, quello no».

Oltre a dirsi felice di suonare in posti piccoli, il cantante conferma la strategia del less is more anche per quanto riguarda la durata del concerto, che sarà di circa un’ora. «Va bene perché in un’ora puoi fare un sacco di cose, no? Puoi centrare il punto e farti capire. Certe volte i concerti durano troppo e l’attenzione cala, capito?» Non faranno una cosa alla Springsteen, insomma. «No, niente nonsense da tre ore», chiude il discorso Liam.

Sono ormai trent’anni che il cantante è al centro della scena. La profezia della prima canzone del primo album degli Oasis si è avverata e persiste: è ancora una rock’n’roll star. Sono anche trent’anni che la stampa lo dipinge in un certo modo. Ma ci sarà qualcosa di diverso da un cliché non sempre simpaticissimo, qualcosa che ci tiene a far sapere al pubblico riguardo al vero Liam? «Be’, ascolta, io ho molte frecce al mio arco. Posso essere un po’ aggressivo quando me le fanno girare. Ma il più delle volte sono una persona di cuore, socievole. Sono molto spiritoso e mi piace che la gente con me si senta a proprio agio, mi piace star bene con gli altri. Però se qualcuno si comporta da stronzo e vuole una sberla, io lo accontento».

In passato gli Oasis e lo stesso Liam hanno chiesto ad alcuni elder statesmen del rock britannico di partecipare ai loro dischi o ai loro concerti, un invito che serviva anche a riconoscere pubblicamente il ruolo di personaggi come Paul Weller e lo stesso John Squire quali fonte di ispirazione. E come la mettiamo ora che, 52 anni in arrivo a parte, anche Liam Gallagher è un elder statesman? «Di fatto è così. È dal ’91 che sono in pista, quindi da più di trent’anni, e riguardo a questo non ho problemi. È così e non è una cosa brutta, anzi. Sono fortunato a essere ancora qui a fare le cose che mi piacciono e che piacciono anche ad altri, a quanto pare. È bello essere ancora vivo, a cantare canzoni, a fare musica e concerti. Altroché, è quello che amo fare».

Oltretutto, nonostante un passato non esattamente salutista, anche l’aspetto di Liam è decisamente da rock’n’roll star. «Senti, io sto bene. Quando sono in salute e ci sto attento, sono invincibile. Il problema è quando esco un po’ dai binari e bevo troppo, fumo troppo ed entro in un ciclo che non mi fa stare bene. Ma con la maggior parte delle piccole teste di cazzo che ci sono in giro io ancora ci pulisco il pavimento. Quando sto bene sono intoccabile, meglio di tutti gli altri». Sarebbe bello sapere come fa a essere così figo. «Qualcosa faccio. Cerco di andare un po’ in bici, cose così. Faccio una camminata con il cane, ma non sono uno di quelli che diventano matti per la salute. Ci sono momenti in cui sto bene e altri in cui dico: vaffanculo, ora vado al pub e mi bevo tutto. E altri ancora in cui ritorno a fare il bravo. Vado a momenti. Certo, chi vorrebbe essere Sting che fa yoga per nove ore della sua cazzo di giornata? Fanculo quella roba».

«Non l’abbiamo fatto per la fama o per i soldi, quelli li abbiamo già»

Dopo i concerti assieme a John Squire, quest’estate Liam sarà impegnato anche nel tour che celebra il trentennale di Definitely Maybe e che, ci assicura, passerà anche per l’Italia. Quindi verrai due volte? «Sì, sicuramente, man. Presto annunceremo le date. Faremo l’album per intero e alcune b-side. Più I Am the Walrus, magari alla fine del concerto, perché mi piace ed era quello che facevamo ai tempi. Sarà fantastico. Ci saranno persone di una certa età, quelli che c’erano fin dall’inizio, ma spero anche gente più giovane che magari non ha mai sentito alcune di quelle canzoni. Non vedo l’ora, ci faremo anche delle belle risate. Sarà una bella celebrazione di uno dei dischi più belli che siano mai stati fatti… secondo me».

Due tour diversi, e di una certa importanza. Sarà decisamente una primavera-estate impegnativa. «Mi piace quando sono molto occupato, altrimenti rischio di sprofondare nel divano e perdermi tra le molliche». E non gli dispiace che questo tour non si possa fare con gli Oasis al completo, compreso un certo chitarrista che sin qui siamo riusciti a non nominare? «In realtà no. Cioè, ovviamente mi sarebbe piaciuto che gli Oasis non si fossero mai sciolti e fossero andati avanti, come sarebbe dovuto essere. Però queste cose succedono, le persone cambiano e le cose stanno così. Molte volte ho chiesto a Noel di far tornare la band e lui ha detto di no, quindi farò da solo. Ci saranno Bonehead e la band che suona nei miei concerti, e mi va bene così. Non mi si può mettere in panchina. Se Noel non lo vuol fare, lo faccio io. Capito? Non è il mio cazzo di boss».

Source: Rolling Stone

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mercoledì 28 febbraio 2024

Leggi Liam Gallagher sul Corriere della Sera: "Io e Squire, con orgoglio rock. Noel ha deciso di non fare più la rock star"



PARIGI
 - Se Liam Gallagher è diventato ed è ancora una Rock’n’Roll Star, come cantava quasi trent’anni fa nella prima canzone del primo album degli Oasis, è in virtù di una rivelazione, un’apparizione, l’aver visto in concerto la persona che gli siede accanto adesso, nell’hotel parigino. «Avevo 16 anni e sono andato a un concerto degli Stone Roses — racconta Liam —. Era la prima volta che li vedevo ed è stato il massimo. John (Squire, ndr) era il loro chitarrista, il migliore. Ho sentito che avevo trovato il mio posto nel mondo e chi era intorno a me provava la stessa cosa, non ero solo io, capisci cosa intendo? È stato uno choc per tutti noi del pubblico, fantastico. Per quanto mi riguarda, quella sera ho capito che dovevo anche io fare parte di una band e che la musica sarebbe stata la mia vita». Oggi Liam Gallagher e John Squire dopo la fine degli Oasis e degli Stone Roses pubblicano un album che è esattamente quello che ci si potrebbe aspettare dalla migliore voce e dalla migliore chitarra del rock inglese degli ultimi anni. I singoli Just Another Rainbow e Mars To Liverpool sono già in testa alle classifiche, il Brit-pop colpisce ancora con una sorta di supergruppo.

«Ma non mi è mai piaciuta la definizione Brit-pop per la musica degli Oasis e per questa — dice Liam —. Brit-pop va bene per Blur, Elastica, Menswear, non per noi, che eravamo più classici, più rivolti alla tradizione dei Beatles, Kinks, Faces, The Who». Anche John Squire rivendica radici che sono più rock che pop: «Da quando ho cominciato a suonare la chitarra, attraverso Jimi Hendrix mi sono appassionato ai grandi chitarristi di blues rock inglese, Jeff Beck, Jimmy Page, Eric Clapton, ho sempre amato gli Stones. Li ho ascoltati così tanto che viene fuori dal modo in cui suono». Per esempio in pezzi come I’m a Wheel o You’re Not The Only One, omaggi al rock psichedelico degli anni 60 e 70 più che al brit-pop di inizio 90.

Liam e John sembrano fatti l’uno per l’altro, da un punto di vista musicale e non solo. Sarà l’età (51 e 61), saranno gli eccessi nei gruppi passati, ma oggi sono due rockstar gentiluomini e tra un fucking e l’altro Liam quasi si scusa di trovare l’album favoloso: «Direte che sono il solito arrogante ma non mi sorprende che l’album stia andando bene, perché non bisogna essere scienziati spaziali per capire certe cose. Abbiamo dei gran pezzi, John suona alla grande, io canto bene, il basso (del produttore Greg Kurstin, ndr) è eccezionale, la batteria (di Joey Waronker, ndr) pure. Non sono io a essere arrogante, è proprio l’album che è venuto bene». John dice di avere mandato i primi demo «con la chitarra fuori tempo» a Liam e di averli ricevuti indietro con la voce sopra, «lì mi sono convinto che dovevamo andare avanti, perché anche su quelle registrazioni di fortuna la voce di Liam sulle mie canzoni era perfetta».

La collaborazione potrebbe continuare perché «la gente continua ad amare la musica vera, suonata e cantata davvero, anche se YouTube è pieno di fake fatti con l’intelligenza artificiale. Ma è come guardare una partita vera allo stadio, o giocare a Fifa sulla playstation», dice Liam. Per John «è una questione di respiro. Nella voce vera c’è qualcosa che si connette con l’ascoltatore a un altro livello».

La storia degli Oasis è ferma a quel 28 agosto 2009, quando l’ennesima lite tra Liam e il fratello Noel fece saltare il concerto qui a Parigi, e la band. Da allora le possibilità di una reunion sono un tormentone. Ultime puntate: «Chiami lui», «no chiami lui», «sì, bevevo, e anche lui, ma a un certo punto Noel si è trasformato in Ronan Keating (l’ex cantante perfettino dei Boyzone, ndr) e ha deciso che la vita da rockstar non andava più bene», «e tutto per andare in tour adesso con il cantante dei Kasabian, Tom Meighan» (accusato nel 2020 di avere aggredito la fidanzata). Qui a Parigi, la città della fine degli Oasis, inevitabile rifare il punto. Reunion? «No». Neanche in agosto per i trent’anni di Definitely Maybe? «No, niente da fare purtroppo». Si va avanti, c’è il tour con John Squire. «Andremo a Milano — dice Liam —, uno dei posti che mi piacciono di più perché i fan sono pazzi. Forse anche in America, ma io adoro suonare in Italia, Francia, Irlanda, Gran Bretagna. Mi piace la vecchia Europa».

Stefano Montefiori
(Corriere della Sera, 28 febbraio 2024, pag. 38)

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sabato 23 aprile 2022

Liam Gallagher si racconta ad Icon: "Sono uno stronzo dall'animo gentile. Non mi sono mai adeguato alla massa"

Ecco l'intervista a Liam Gallagher inserita nel nuovo numero del mensile italiano Icon, con l'ex Oasis in copertina.


È mezzogiorno e il cielo turchino avvolge il sole attorno a Londra. Liam spacca il minuto ed entra in studio con il sorriso. Inutile specificare il cognome, se si tratta di musica. Perché di Liam, da ascoltare, ne esiste uno soltanto: il fondatore e frontman degli Oasis, la band simbolo degli anni Novanta con 75 milioni di dischi venduti in una carriera appena maggiorenne e fan illimitati che sognano la reunion nonostante i 13 anni dalla scissione. Di più: è la voce originale - riconoscibile all'istante come la sua posa sul palco, mani intrecciate dietro la schiena e mento in su, verso il microfono alto - della classe operaia che ha catapultato il Britpop dai sobborghi plumbei di Manchester ai palchi dorati di ogni angolo del pianeta. 

Bottiglia d'acqua sempre nei paraggi e battuta pronta, Mr. Gallagher esamina gli outfit da indossare. Tutti approvati. «Mi ricordano il mio guardaroba easy, identico a quando ero giovanissimo e a quando sarò vecchissimo. Per un matrimonio recente ho comprato un completo classico di cui mi sbarazzerò presto. Alla prossima cerimonia mi presenterò come mi vedi oggi».

Cioè così: pile teddy, maglia e jeans morbidi, scarpe comode. Un'immagine a distanza siderale da quella eccentrica e ultralogata di una rockstar qualunque. Il punto è che Liam non è una rockstar qualunque: uno che per natura esce dagli schemi, figurarsi se rientra nei canoni dell'icona glam. Quale è. «Che sia nato con la rivoluzione dentro si capisce già dal mio look controcorrente. Vesto basic, tra il casual e l'outdoor, eppure sono più trendsetter di tutti i miei colleghi messi insieme. L'abito fa il ribelle - penso al mio mito John Lennon, addirittura nudo sulla copertina di Unfinished Music No. 1 - Two Virgins, o Keith Richards, con bandana e kajal - e le fashion victim insultano se stesse: tirate fuori il carattere e indossate quel ca**o che vi pare!».

Il delicato invito non implica che l'ex leader di Oasis e Beady Eye (sorti dalle ceneri dei primi, escluso suo fratello Noel, e durati dal 2009 al 2014), disprezzi la moda: «Credo sia un mezzo di comunicazione straordinario: una T-shirt rivela chi sei meglio di un monologo. Per questo è la mia grande passione dopo la musica: spendo un capitale soprattutto in Clarks Caravans, ho perso il numero delle paia della mia collezione e, siccome spesso non trovo i capi giusti, nel 2009 ho creato la linea d'abbigliamento Pretty Green». A cui si sono aggiunte di recente la collaborazione con Adidas per le sneaker Padiham Lg Spzl e la capsule (firmata insieme al designer Nigerl Cabourn) di parka: «Da giaccone anonimo l'ho trasformato nel pezzo must have di due generazioni. Cappuccio calato sulla fronte e via, attiri l'attenzione generale senza stupire con effetti speciali».

Gallagher si converte alla sobrietà e rinnega il curriculum di eccessi? «No, nemmeno gli abusi di sostanze varie. Al giro di boa dei 50 anni che mi aspettano il 21 settembre, resto uno spirito libero, ho solo rallentato il passo, ma mi rendo conto di essermi riempito di merda. Lo slogan "sesso, droga e rock 'n' roll" è sorpassato: con gli impiegati che si sballano al posto degli artisti, ti distingui di più se segui le indicazioni per la raccolta differenziata. E poi c'è ribelle e ribelle. Il mio atteggiamento a volte stronzo nasconde un animo gentile: apro sempre le porte alle signore, tanto per dire una sciocchezza. Non mi sono mai adeguato alle regole della massa, ma ho una mia etica precisa e dei valori scolpiti nel cervello. Il lavoro in particolare: sono certo che nobiliti l'uomo, al contrario del denaro».

Infatti non gli interessa se il terzo album solista C'mon You Know, in uscita il 27 maggio (anticipato dal singolo Everything's Electric, firmato in coppia con il Foo Fighter Dave Grohl), scalerà le chart come entrambi i precedenti. «L'importante è che piaccia. Io amo questi 13 brani inediti, perché arricchiscono il mio stile di ritmi nuovi, tipo il reggae, e perché mi offrono l'occasione di partire in tour (unica tappa italiana al Lucca Summer Festival il 6 luglio, ndr), dopo la lunga pandemia. Debutterò in paradiso: l'Etihad Stadium, dove gioca il mio sacro Manchester City. Non vado a tifare gli Sky Blues da dieci anni, quando ho visto l'ultima volta Noel: già da tempo non ci parlavamo e non ci siamo salutati. La squadra mi manca da morire - mio fratello, no - però la decisione era obbligatoria: in tribuna impreco di continuo e dò un pessimo esempio. Preferisco fare il ribelle fanatico a casa». 

Testo di Cristina Marinoni

(giacca: Mackintosh, jeans: Edwyn, occhiali da sole: Jacques Marie Mage)




The founder and frontman of symbolic 1990s band Oasis was born “with a revolutionary spirit.” “You can tell from my nonconformist style,” he explains. “I wear basic looks, mixing casual and outdoor, but I’m more of a trendsetter than all my counterparts put together.” With his upcoming third album, “which is interesting because it’s full of new sounds,” the Britpop legend talks about himself in the cover interview of ICON “Rebel Rebel”, on newsstands from today. Don’t miss it!

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domenica 8 settembre 2019

Rumore: "Why Me? Why Not. Da Liam Gallagher solite parole e solito disco. Sufficiente"

Ha ragione lui ovviamente, a vederlo nei piani alti di Glastonbury e ricordando le 300.000 copie solo in UK del debutto a suo nome del 2017. Perché our kid conosce il suo pubblico così bene da rasentare la proliferazione: sta invecchiando e vuole riferimenti adulti? Ecco i momenti più rock (i peggiori, da Shockwave in giù) e le venature blues di una Halo scontatissima. Anche il più gretto dei lads soffre di pene di cuore? Ecco quindi un pugno di ballate, e notevole è la doppietta One of Us e Once. Piacerebbe semmai vederlo oltre un minimo comun denominatore fatto di un vocabolario (forse) di 500 parole e un album che è palesemente il seguito del precedente. Ma venderà ancora di più e lassù qualcuno griderà al miracolo: qua ci si accontenta di un disco più divertente del previsto. 

Voto: 66/100 

Francesco Vignani

(Dal numero di settembre della rivista Rumore. Thanks to Alessio).


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sabato 8 giugno 2019

Ecco Shockwave di Liam, l'ultimo dei Gallagher. La recensione di Rolling Stone

Luce e ombra, bene e male, essere e non-essere, Beatles o Rolling Stones, Salvini o Di Maio, Liam o Noel. Si sa, l’Universo è governato dalle dicotomie, e dalla Bibbia ai cazzari del brit-pop è un attimo. Lo stipulava Aristotele nel libro gammma della sua Metafisica, lo ribadisce oggi Our Kid con Shockwave, il singolo con cui firma il ritorno, a due anni quasi esatti dall’opera prima As You Were.

Opposizioni, dicevamo. Perché se tuo fratello maggiore – San Giorgio di cui tu sei il Drago – torna in scena tutto paillettes e zampa di elefante, con Black Star Dancing prima e con Rattling Rose poi, non ti resta che diventare il babau – o meglio il boogeyman, come direbbe LG – e arginare l’isteria dancing queen in crisi di mezza età che si è impossessata di The Chief. Perché va bene i dissidi, ben vengano le twittate biforcute e tutti i Potato Face del mondo, ma nel rock & roll sono rimasti in pochi, la vecchia guardia appunto è vecchia, e le bandiere si contano sulle dita di una mano, due delle quali tradizione vuole occupate dai Gallagher’s. Per cui, se il neo cinquantaduenne Noel tenta un funambolico colpo di reni con un rinnovamento stilistico, almeno per ora privo di logica, segnando un harakiri sul suono Oasis – il suo suono – e salutando così la rilevanza che ancora poteva avere nel 2019, a Liam tocca salvare il buon nome di famiglia, rimanendo marmoreo in quello che sa essere il suo posto. Riaffermando la dicotomia, tutto torna.

Shockwave, appunto: entrata blues con armonica – spunta blu –, batteria in 4 bella pestata – spunta blu –, testo cattivone – spunta blu –, e poi l’apertura armonica che più Lennon non si può (bentornato Liam, vecchio invasato) con il ritornello lama di rasoio che grida Oasis, allo stesso modo del biglietto da visita Wall of Glass distribuito due anni fa. Certo, è vero, rimanere ancorati al passato, a Manchester e agli anni ’90, può sembrare ripetitivo, talvolta patetico, ma non se ti chiami Liam Gallagher, non se la tua importanza culturale e artistica rimane probabilmente incollata al nome che porti. La musica si fa per il pubblico, il pubblico vuole questo da te e questo devi dargli; un albero che cade nella foresta non fa rumore, la musica senza pubblico nemmeno.

La formula è semplice, sempre quella, ma terribilmente importante. Perché se gli altri alfieri depongono le armi affamati di carne fresca e una platea più giovane – Noel ballerino, Damon padrino trapper, Thom improbabile dj meme – Liam ha fatto la cosa più coraggiosa che poteva fare, riaffermare la propria identità (culturale, anagrafica, sonora e uligana). Liam aristotelico, Liam dogmatico, Liam l’incontrovertibile: A è uguale ad A e non può essere B = Liam Gallagher è Liam Gallagher, non può essere altro. “Io sono io” riaffermato con il mento incollato al microfono, in barba alle crisi di mezza età e alle dancing queen.

Source: RollingStone.it

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venerdì 11 gennaio 2019

Paul Weller: "Noel Gallagher è più libero e felice che mai. È un genio della melodia, adoro Flashbax e The Girl With The X-Ray Eyes"

Noel e Paul sul palco del The Downs Festival a Bristol il 1° settembre 2018
Come compositore Noel ha questo incredibile talento nello scrivere canzoni-inno, ma come musicista penso sia sottovalutato. Perché l'ho sentito suonare tutti i generi di cose. È un grande bassista, tanto per cominciare, un ottimo batterista, è un tuttofare. La gente non si rende conto di quanto sia bravo. Ha la visione di prospettiva. 
È meno rigido di quanto lo fosse negli Oasis. Sembra molto più libero, forse perché ha meno persone da compiacere, se capisci cosa intendo. Non è prigioniero della propria eredità, reputazione o leggenda. Di sicuro non l'ho mai visto così felice, a suo agio sul palco, e la sua band ci dà dentro, cazzo. Abbiamo suonato con loro quest'estate, ci siamo uniti a loro nel suonare A Town Called Malice e All You Need Is Love. È migliorato nel canto? Be', quando devi cantare una cazzo di scaletta intera ogni sera, non solo una o due canzoni, quello può solo fare bene alla tua autostima e darti più consapevolezza di quello che sai fare. Quello cambia molte cose.
Non sto dicendo questo sol perché è mio amico, ma mi è piaciuta ogni cosa abbia fatto di recente. Mi sono piaciuti tutti e tre i dischi da solista. C'è una canzone che di recente mi è rimasta un sacco di tempo in testa, The Girl With The X-Ray Eyes (da Chasing yesterday, ndr). Mi piacciono davvero tanto la melodia e i cambi di accordi. È una di quelle canzoni che sembra esistano da sempre, solo che prima non le avevi sentite. 
Ma ci sono tutti quei fantastici lati b degli Oasis. Talk Tonight è incredibile. E mi piace davvero Flashbax (lato b di All Around the World, ndr). (canta, ndr) "These things they really don't matter now ...". È un genio della melodia. Non importa quali siano gli accordi, amico, se hai la melodia.

-Paul Weller
Source: rivista Mojo, numero di febbraio 2019

LEGGI ANCHE:

Noel Gallagher racconta (parte 4): "Vi spiego perché stimo Paul Weller. Lui dà tutto se stesso e si arrabbia perché io non faccio altrettanto"




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venerdì 4 gennaio 2019

Gem Archer: "Vi racconto il mio Noel Gallagher. La fine degli Oasis? Non mi rattrista. La reunion sì che ci renderebbe tristi"


"Prima di unirmi agli Oasis conoscevo solo Noel, in modo molto superficiale. Ero stato a casa sua a guardare partite di calcio, mi ero imbattuto in lui durante dei concerti. Ci vuole molto tempo, come si usa dire, per conoscere Noel, ma ora è un uomo molto diverso da quello che era allora. È sempre stato uno che conosce se stesso, ma ora lo è ancora di più. Non fa più quella cosa alla Dart Fener. Non mi sorprenderebbe se fosse in grado di sollevarsi in aria di nascosto (ride, ndr)".

"Con lui sono coinvolto in questioni musicali da molto tempo. Quando mi aggregai, una delle nuove canzoni era Gas Panic. Quel verso di apertura, 'Quale fantasma tentatore senza lingua entra strisciando attraverso le mie tende?' (si ferma, ndr) ... Qualunque cosa sia, penso che lui si canti e si scriva una via d'uscita da o di attraversamento di quella cosa. Non forza le cose sull'ascoltatore. Scrive di quello che sta attraversando, come un prisma attraverso il quale gli altri si connettono".

"Noel scrive canzoni grandiose, ma fa dei dischi ancora migliori. Vedo da sempre come è consapevole di come le grandi folle ascoltino le canzoni. L'ultimo album non era quello che mi aspettavo, ma l'ho adorato immediatamente. L'apertura (mentale, ndr) che ha ... andare in studio senza canzoni! Noel ha sempre delle canzoni". 

"Da quando lo conosco suona al massimo dei suoi limiti. Non è un virtuoso e non ha mai voluto esserlo. Non è uno alla John Squire, non è John Frusciante, ma ha personalità, è tutta una questione di canzone e di suono. Compra di continuo attrezzature musicali. Ha forse la migliore collezione di tastiere d'Inghilterra. Usa due dita e sono le due giuste (ride, ndr). Oggigiorno sta suonando la chitarra meno che mai, ma è perché si sta concentrando sul canto. Ma ti dico una cosa, amico, la sua mano destra è la migliore che ci sia, il suo senso del tempo è impeccabile. Assurdo".

"La fine degli Oasis non mi rattrista. È comprensibile. Ho trascorso 10 anni in quella band e ho sempre pensato che potesse finire l'indomani o che potesse andare avanti per 20 anni. OK, 20 era un po' ottimistico, ma questo è il passato. Rifarlo rattristerebbe tutti noi. Nell'ultimo tour abbiamo fatto il tutto esaurito per tre serate a Wembley, quindi non era proprio il caso di dire 'sopprimiamo questo animale'. Abbiamo tutti mantenuto quell'aereo in volo. E oggi quando suoni a Rosario, in Argentina, e i ragazzi che erano troppo piccoli per vedere la band hanno tutti le magliette degli Oasis e conoscono tutti i testi ... in testa mia era semplicemente perfetto così com'era".

-Gem Archer

Nel gennaio 2014 lo stesso Gem si diceva possibilista su una reunion degli Oasis ... 

Source: rivista Mojo, numero di febbraio 2019
traduz. by oasisnotizie

LEGGI ANCHE:  I SEGRETI DELLE CHITARRE DI GEM ARCHER: "NOEL? IL NON PLUS ULTRA. ABBIAMO GIÀ 35 CANZONI IN SCALETTA" - 24 ottobre 2018

Nella seconda foto: Gem dal vivo con la band di Noel al SSE Hydro di Glasgow il 24 aprile 2018

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mercoledì 19 dicembre 2018

"Nuovo disco di Gallagher a settembre". Liam: "Falso. Non sapete un cazzo. Fanculo, vecchie scorregge di Mojo"

"Liam Gallagher pubblicherà il suo secondo album da solista a settembre, avendolo registrando a Los Angeles". Si legge questo sul nuovo numero della rivista britannica Mojo, appena uscito in edicola nel Regno Unito. La rivista contiene, tra l'altro, un'intervista in cui Noel non le manda a dire al fratello.

A stretto giro di posta è arrivata la replica di Liam, che pochi minuti fa su Twitter ha scritto: "Vadano a fanculo quelle vecchie scorregge di Mojo. Non sanno un cazzo delle mie mosse. Uscirà prima di settembre, fidatevi di me".

In un precedente tweet odierno Liam aveva detto di essere appena tornato in studio con altre hit in saccoccia. 

Thanks to Devoti di Liam Gallagher (Facebook page)


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sabato 11 agosto 2018

Liam Gallagher in concerto in Turchia per la prima volta

Un Gallagher approda per la prima volta in Turchia. È Liam, che sarà in concerto a Istanbul il 14 agosto, nell'ambito della Istanbul Blue Night. A supporto dell'ex Oasis ci saranno, tra gli altri, gli Starsailor. 



Ecco l'articolo apparso oggi sul quotidiano turco Cumhuriyet (letteralmente "La Repubblica"). Se qualcuno volesse inviarcene la traduzione gliene saremmo grati ... 



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domenica 19 novembre 2017

Noel Gallagher a Vanity Fair Italia: "Liam, è finita per sempre: hai troppa rabbia. L'Isis non tagli le teste, ma faccia fare yoga: quella roba mi spezza"

Noel Gallagher è stato intervistato da Vanity Fair Italia a Milano il 9 novembre. L'intervista è contenuta nel nuovo numero (quello del 15 novembre).


PER LEGGERLA CLICCA QUI

via magazinelib.com


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martedì 5 settembre 2017

Liam Gallagher su Rolling Stone Italia: "Gli Oasis ero io. Noel? Il mio aiutante"

Un estratto dell’intervista esclusiva a Liam Gallagher, in copertina sul nuovo numero in edicola di Rolling Stone.

«Aspetta un attimo, lo senti?». Liam Gallagher interrompe l’intervista e corre alla finestra della sua stanza d’albergo di Londra. «C’è una banda che sta marciando proprio qui sotto, e sta suonando Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band!». Liam Gallagher, 45 anni il 21 settembre, nato a Burnage, periferia di Manchester, è rimasto lo stesso ragazzo folgorato dai Beatles che nel 1991 ha fondato gli Oasis.

Quello che ha chiamato suo figlio Lennon, e che, se gli chiedi cosa lo ha spinto verso la musica, ti risponde «Imagine». «Non ho intenzione di cambiare, mai», dice con un ghigno. È appena tornato dal festival di Benicàssim, Spagna, dove ha presentato dal vivo il suo primo album solista, As You Were. È salito sul palco di pomeriggio, lontano dagli headliner, lui che è considerato la più grande rockstar della sua generazione, anche se oggi ama definirsi: «Una leggenda come tante».

Una dimostrazione di umiltà insolita per lui, e di dedizione alla causa. Lo aveva già fatto a Glastonbury, in quel luogo simbolo della musica inglese che ha visto il trionfo degli Oasis, con il concerto epico del 1995 e l’inizio del loro declino con quello sbiadito del 2004, con la band svuotata della propria energia dall’antagonismo esasperato tra Liam e Noel.

Dopo la fine degli Oasis nel 2009 e del progetto Beady Eye (la band che ha formato con gli ex membri degli Oasis Gem Archer, Andy Bell e Chris Sharrock, con cui ha pubblicato due album entrati nella Top 5 in Inghilterra, Different Gear, Still Speeding e BE, e che ha sciolto con un tweet nel 2014), adesso Liam è solo. E non ha paura di niente. «Solo di perdere la voce e non poter cantare», dice «Perché questo è quello che faccio: canto rock’n’roll per gente che ama il rock’n’roll».

La banda che suona Sgt. Pepper’s sotto le sue finestre si è allontanata, Liam è di buonumore ed è pronto a raccontare perché ha deciso solo ora di farsi avanti da solo: «È arrivato il momento. È la mia ultima occasione, e me la voglio giocare con la mia faccia e il mio nome. In fondo si è sempre trattato di me: i Beady Eye ero io, gli Oasis ero io. Noel era solo il mio aiutante, quello che mi stava accanto con la chitarra».

“Back in business”, come ha detto annunciando l’uscita di As You Were: il nostro ragazzo (“Our kid” come lo chiamano i media inglesi), il ragazzo terribile del rock britannico, è tornato ed è più in forma che mai.

«Sono felice di essere me stesso, sono l'unico che può essere davvero Liam, quindi vaffanculo! È una cosa naturale. Mi sto divertendo, il disco è piaciuto, ai concerti è venuta un sacco di gente, canto le canzoni degli Oasis che amo di più e anche i miei pezzi nuovi. È molto meglio andare in giro a cantare, che starmene a casa seduto sul divano a non fare niente. Non vedo l'ora di fare la prossima cazzo di data. La strada è lunga, capisci? Ma io resto concentrato e vado avanti, un fottuto concerto alla volta». (...)

Per il resto dell'intervista compra Rolling Stone di settembre, disponibile in edicola a 3,90 euro.

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martedì 1 dicembre 2015

Noel Gallagher prevede la fine del vinile entro il 2019 e rivela: "Non vado nei negozi di dischi per non firmare autografi"

Nel gennaio 2015 le vendite di vinili nel Regno Unito hanno superato 1.300.000 copie per la prima volta dal 1995 e il secondo album da solista di Noel Gallagher, Chasing Yesterday, è stato l'album in vinile che ha venduto di più quest'anno. Ciononostante l'ex chitarrista degli Oasis si lancia in una previsione pessimistica sul revival del vinile, prevedendone la fine di qui a qualche anno.

Il 48enne musicista si considera un amante del "disco fisico", ma nello stesso tempo rivela di aver cominciato ad usare i servizi di download per la sua musica.

"Sì, lo so, è incredibile, no? Per la gente che ancora vuole comprare e possedere la propria musica, per me essere in cima a quella classifica è veramente fantastico", ha detto il cantautore alla rivista Q. "Fino a quando guardi i numeri e ti rendi conto che si tratta di un migliaio di dischi! Porca troia, probabilmente io da solo ho più di mille dischi nel mio ufficio adesso. Ma è per via dello streaming. La vendita dei dischi nei negozi non esisterà più entro la fine del decennio, penso".

Anche l'approccio alla musica di Noel è cambiato nel corso del tempo. "Be', i dischi dove li compri al giorno d'oggi? Non posso andare da HMV. Quanto pensi che impiegherei per uscire da HMV se ci entrassi? Se vado in un negozio di dischi di solito quelle mie puntatine si trasformano in sessioni di autografi, quindi ora le evito. Penso, però, che sia così che la musica va oggi. Almeno per me. Io sono più orientato alle singole tracce".

E cosa utilizza Noel per tenersi informato sul mondo della musica? "Dipendo da Paul Weller. Non so cosa faccia, di sicuro ascolta molte fottute radio indipendenti tutto il tempo, perché è sempre al telefono con me a dirmi: 'Hai questo? Dai un ascolto a questo, dai un ascolto a quello'". 

TUTTE LE DATE DAL VIVO 2015-2016 DI NOEL GALLAGHER

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sabato 10 ottobre 2015

Liam Gallagher: "Amo John Lennon. Nessuno bravo come lui. A mio fratello Noel manca la sua follia"

In occasione del 75esimo anniversario della nascita di John Lennon (nato il 9 ottobre 1940) la rivista NME ha pubblicato alcuni pensieri di artisti che lo hanno ammirato. Tra questi non poteva mancare Liam Gallagher, che, tra l'altro, ha chiamato un figlio Lennon ...
John Lennon per me significa tutto. Tutto e niente. Non direi che è un autore migliore di McCartney, direi che sono diversi ma entrambi fantastici. Ma a me piace di più la roba di Lennon perché è un po' più meravigliosa ed è più folle. McCartney è come Noel: è troppo nice, troppo simpatico. Lennon era contorto e a me quella roba piace. La sua voce è la cosa principale che amo. Mi piace la sua voce quando parla. È piuttosto fottutamente grandiosa. Ma è la voce quando canta quella che conta. La voce politica? Non me ne fotte un cazzo, non può fregarmene di meno della politica. Ma tutte le altre cose - la sua voce quando canta, le sue canzoni e le sue parole - significano un mondo per me.

Mi piace la prima roba rock'n'roll tanto quanto mi piace la roba successiva, ma in questo momento il mio periodo preferito è quello di Strawberry Fields Forever. C'è questo pezzo che is chiama Now And Then che è uno dei demo che fece in India con George Harrison [in realtà è un demo fatto nella sua casa di New York nel 1978, ndr] e dovresti ascoltarlo. Penso che lo abbiano mixato di nuovo come hanno fatto per Free As A Bird, ma quella cazone è fottutamente meravigliosa. Come cantautore, credo che nessuno abbia mai eguagliato Lennon e non so se mai qualcuno lo farà. Lee Mavers ci è andato vicino, ma ha seguito un'altra strada. Our kid [Noel, ndr] è bravo, ma gli manca quella cazzo di follia che Lennon aveva. È un tizio normale che scrive canzoni decenti, e Mavers era troppo folle. Ma Lennon aveva tutto quello e di più. È una fissa costante per lui e non penso che mi potrebbe annoiare. Ti annoi di John Lennon e ti annoi di te stesso, no? E io non sono annoiato di me stesso ...

Liam Gallagher

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martedì 10 marzo 2015

Sfoglia l'intervista a Noel Gallagher su Style del Corriere della Sera

Leggi l'intervista a Noel Gallagher ha rilasciato per il numero di marzo di Style, magazine del Corriere della Sera, in edicola dal 24 febbraio.

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giovedì 5 dicembre 2013

Noel Gallagher stronca gli Arcade Fire: "Fanno merdosa disco music". E promuove gli Arctic Monkeys

Sonora bocciatura per gli Arcade Fire, promozione con riserva per gli Arctic Monkeys. Questo il verdetto di Noel Gallagher (a destra fotografato da un fan a novembre in giro per Londra).

Intervistato dalla rivista Rolling Stone, l'ex Oasis ha parlato della band canadese, che verso la fine di ottobre ha pubblicato un doppio album intitolato Reflektor. È proprio su questo che si concentra l'attenzione di Gallagher, che, sebbene ammetta di non averlo ascoltato, dice: "Chiunque ritorni con un doppio album per me deve smetterla di credersi 'sto gran cazzo. Non siamo negli anni Settanta, okay? Andate a chiedere di un doppio album a Billy Corgan. Chi ha il cazzo di tempo di sedersi a sentire 45 minuti di un singolo album? Quanto sono arroganti queste persone per pensare che tu abbia tempo per sentire un  cazzo di disco di un'ora e mezza?".

La band canadese di recente ha imposto a chi compra i biglietti per i propri show di vestirsi in maniera elegante (leggi qui). A Noel la cosa non piace: "Dunque, che senso ha questo? Sapete qual è il senso di questo? Quello di distogliere l'attenzione dalla merdosa disco music che esce dalle loro casse. Perché ognuno di loro è vestito come uno dei Tre Moschettieri sotto effetto di acidi".

Poi Noel ha professato il suo amore per il gruppo dance dei Disclosure. "Li ho visti nel Tendone Dance del Festival di Glastonbury e ho pensato: 'Sono veramente fottutamente fantastici'. Amo quel disco. Ha un cazzo di tocco acid house veramente vecchia scuola che a me piace fottutamente". Parole di elogio anche per Yeezus, album di Kanye West, e per la sua canzone Black Skinhead: "Ho l'album ed è fottutamente grandioso. Mi piace proprio tanto, in particolare quel pezzo ... è fottutamente eccentrico, sai cosa intendo? Ha un gran bel tocco punk lo-fi".

Agli Arctic Monkeys, che quest'anno hanno pubblicato l'album AM, Noel riserva queste parole: "La seconda metà del disco la senti e fai: 'Eh, sì', ma la prima metà è veramente bella, cazzo".

"Trascorrerò la maggior parte del 2014 in studio a registrare il mio secondo album solista", conclude Noel. "Forse lo registrerò a New York", rivela. Una cosa che non ha mai fatto finora. Clicca qui per saperne di più sul prossimo album di Noel Gallagher.

oasisnotizie - Fonte: NME.com

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mercoledì 12 giugno 2013

Sfoglia le pagine dedicate ai Beady Eye su Repubblica XL e Rolling Stone Italia

Nel numero di giugno del mensile Repubblica XL ci sono due pagine dedicate ai Beady Eye e una recensione dell'ultimo disco. Una recensione compare anche nel numero di questo mese di Rolling Stone, che piazza anche Flick Of The Finger nella hotlist del mese.

Sfoglia le pagine sui Beady Eye qui sotto in formato PDF.




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venerdì 7 giugno 2013

Il ritorno dei Beady Eye - Liam Gallagher si racconta: "BE è il mio disco migliore di sempre. C'è gente che ci boicotta. Reunion degli Oasis? Solo per il ventennale di Definitely Maybe"

Liam Gallagher è tornato. Sui tabloid, alla radio, su Internet, in TV. E sono tornati i Beady Eye. 

"Se sto avendo una crisi di mezza età? È così che vado avanti e basta, amico. Non potrei mai averne una. È una crisi perenne", dice il 40enne frontman alla rivista NME in edicola dal 5 giugno.

La band è alle prese con la promozione del nuovo disco, che esce lunedì 10. Un disco diverso da quello d'esordio, questo BE, frutto della collaborazione con un produttore eccentrico, Dave Sitek, proposto al gruppo e ingaggiato dal manager Scott Rodger dopo vari tentativi andati a vuoto con altri produttori.

Siamo nella stanza di Ilsington dove i Beady Eye stanno provando i nuovi brani. Liam è rilassato, si accende una sigaretta. Qualcuno chiede se si può fumare all'interno e lui risponde: "Io posso. Sono Liam Fottuto Gallagher". Chris Sharrock, il batterista, gli chiede cosa ha fatto la notte scorsa. "Niente. Mi sono fatto una scodella di Coco Pops e sono andato a letto. Se ho giocato con l'astronauta? No, ci ho giocato stamattina". E Chris spiega: "In codice significa che si è fatto una sega".

In programma hanno solo tre concerti nel Regno Unito e un po' di festival in giro per l'Europa (tra cui il Pistoia Blues, il 6 luglio), ma i Beady Eye stanno provando da settimane. "Mi fa stare lontano da casa", spiega Liam. "Se fossi a casa avrei mia moglie che troverebbe lavori per me. Sono lì in casa a fare lavoretti aspettando che succeda qualcosa di spettacolare".

Appena può Liam scappa a New York, dove trascorre periodi di vacanza in un appartamento acquistato tempo fa. "New York mi tira fuori tutta la merda dalla testa. Sono uno che pensa, capisci? Quindi quando sono lì non penso, cazzo. A cosa penso? Semplicemente alla vita, amico. Alla vita. Ma la vita non mi butta giù, amico. Mi tira su".


Andy Bell s'era lasciato sfuggire che alla band la preparazione del tour è costata 250.000 sterline, una spesa piuttosto elevata. "Suppongo che, in molti modi, ci comportiamo ancora come se fossimo una band molto più grande di quanto siamo", ammette Liam.

Torniamo in studio. I suoi compagni di band sono al piano di sotto nella sala prove, Liam è al piano di sopra a posare per alcuni scatti. Se ne sta lì nella tipica posa liamiana, fermo come una statua di cera. "Odio fottutamente farmi foto da solo", dice. "Mi sento una fottuta testa di cazzo, capisci?". Difficile immaginarsi Liam che si sente un coglione. Ecco la chiacchierata.

Sei Liam Gallagher. Entri in studio e il nuovo produttore, Dave Sitek dice di non aver mai sentito parlare di te. Dev'essere stato un brutto colpo per il tuo ego.

"Non mi ha fatto scoppiare la mente per niente, amico. Non tutti hanno sentito nominare gli Oasis, ma io sapevo che lui ci aveva sentito, perché dopo mi ha detto che aveva provato a prendere i biglietti quando avevamo suonato al Madison Square Garden a New York. Forse aveva provato con insistenza. Non me ne importa". 

Non ti aspetti che la gente conosca chi sei?

"Forse per le altre persone è così, forse è quello che lascio trasparire, ma a me non fotte un cazzo se tu hai sentito parlare degli Oasis o no. Io sì, ed erano fantastici".

Dave Sitek ha la reputazione di uno un po' eccentrico. In studio ha fatto qualcosa che vi ha fatto sollevare le sopracciglia?

"Be', bruciava molta salvia quando era qui dentro. A quanto pare caccia fuori gli spiriti maligni, ma a me lo strano spirito maligno non dà problemi, di sicuro ti rende la serata piacevole".

E che ne pensi della versione definitiva dell'album? È un po' più stravagante rispetto a quello che la gente potrebbe aspettarsi. 

"Lo amo fottutamente. Lo amo fottutamente tanto".

Come si colloca rispetto agli altri album in cui sei stato coinvolto?

"Per me personalmente è il miglior album che abbia mai fatto. È l'album più libero in cui sia mai stato coinvolto e ci siamo seduti e abbiamo lasciato che le decisioni le prendesse il produttore. Negli Oasis Noel non ce lo faceva fare mai. Provava a fare tutto da sé e tu dicevi: 'Tu non sei un cazzo di produttore, amico. Siediti'. Non me ne fotte un cazzo se diventerà il mio disco più venduto o meno venduto".

Onestamente?

"Voglio che venda un buon fottuto numero di copie, ma non sono qui per i soldi. È già buono nella mia testa. Abbiamo aperto una porta che normalmente non avremmo mai aperto e invece di esserne impauriti siamo rimasti a pranzo, capisci? La prossima volta può darsi che resteremo per cena e per il dessert e tutte quelle cose là".

Non sembra che in questo momento ci sia una fame di rock 'n' roll pari come ce ne fu in passato. Perché?

"E chi cazzo lo sa, amico? È semplicemente una di quelle epoche".

Che ne pensi della nuova ondata di band in copertina su NME?

"I Palma Violets non fanno per me e non mi piacciono quei Peace, amico".

Il Liam degli anni '90 avrebbe lanciato frecciate a queste band.

"Sì, be' stavolta non se le prendono. È triste il panorama, amico. Non c'è nessuno che lanci frecciate, il che è molto fottutamente allarmante. Mi piace quella Emeli Fottuta Sandé. Credo sia figa, amico. Il nuovo singolo di Bruno Mars è grandioso, quella ballata con il pianoforte".

Quelle che oggi sollevano un casino sono band come gli One Direction ...

"Stanno solo vivendo la loro vita. Harry Styles? Buon per lui, cazzo, amico. Finirà presto, no? E potrà guardarsi indietro e fare: 'Sì, mi sono divertito un mondo, cazzo'. Sta cavalcando l'onda, amico".

Recentemente hai detto che potresti lasciar perdere tutto se con i Beady Eye stai prendendo una cantonata.

"Era una di quelle giornate in cui ho quell'umore. Sono fottutamente e totalmente sicuro in qualunque cosa io faccia. Intendevo semplicemente dire che potrei prendermi una pausa dalla musica per un po', semplicemente non fare direttamente un cazzo di altro disco. Abbiamo fatto dischi l'uno dietro l'altro ... com'è che si chiamava quella cazzo di ultima cosa con gli Oasis? Dig Out Your Soul. Da lì direttamente Different Gear, Still Speeding e da quello siamo passati direttamente a questo". 

E non stai ottenendo il riscontro che ti attendevi?

"Ho la sensazione che la gente faccia semplicemente: 'Fanculo i Beady Eye, rivogliamo gli Oasis'. Ho la sensazione che a volte la gente boicotti i Beady Eye perché pensa che prima arriva questa iniezione letale, prima andrò a bussare alla porta di Noel. Si sbagliano di grosso". 

Gli altri tizi dicono che vivi una vita fuori dalla tua portata come band. Hai uno stile di vita da band di rock da stadio quando la tua carriera è piena di premi. 

"Oh, sì, ci teniamo ancorati alla realtà, amico, al momento. Uno è dove è. Noi lì ci siamo stati, amico. Anche se l'album vendesse 900 milioni di copie, cosa che non succederà, non tornerei a com'era con gli Oasis, perché era una cosa grassa, che aveva perso il suo slancio".

Ma intendevano dire che quanto a stile di vita ti stai comportando come se facessi ancora parte degli Oasis.

"Non ci stiamo comportando, non ci stiamo comportando come un bel niente. Quando si girano e ti chiedono: 'In quali hotel vuoi alloggiare?', non dici 'Quelli di merda, per favore!'. Non vado on the road per tornare con una barca di soldi. Vado on the road per spassarmela, per fare concerti fantastici e per godermi il fatto di stare in una band. E quello significa stare in buoni hotel e volare in business class e merdate come quelle. Non voglio che all'aeroporto mi venga a prendere una cazzo di Mini, voglio che a prendermi sia una cazzo di bella macchina, e se torno da quel tour senza aver fatto un soldo perché li ho spesi tutti, allora sono felice. Può darsi che altre persone non lo sarebbero, ma faccio il cazzo che voglio. Vivo come vivo". 

Che ne pensa tua moglie se torni a casa senza soldi?

"Ne ha abbastanza, amico. Non vado on the road per fare soldi, lo faccio per spassarmela fottutamente".

Te la sei spassata nell'ultimo tour, nel 2011?

"Ovviamente è stato un po' un ... suonare in luoghi piccoli e cose così. Devi stare dove devi stare".

Non pensi "Mi sono esibito a Knebworth"?

"Mi esibisco a Knebworth ogni giorno nella mia testa, amico. Quando faccio le prove quaggiù è Knebworth. È più grande di Knebworth. Quindi che suoni al Ritz di Manchester o in un buco di merda in America non importa. Quando sono su quel palco e si abbassano le luci ci sono 900 milioni di persone lì. In verità non riesci neanche a contarle. Va oltre i numeri. Quindi è su quello che è concentrata la mia testa".

Ma non è Knebworth nella vita reale ...

"Faccio parte di qualcosa di molto più fottutamente organico, più radicato e reale".

Sei più felice adesso?

"Non so se sono più felice. Ma sono felice".

Più felice rispetto agli ultimi tempi con gli Oasis?

"Molto di più, amico. Era diventata una cosa troppo ragionevole per me. C'erano molti bicchierini di vino versati, amico. Ooooooh, mi prendo un bicchierino di vino stasera. È tipo: 'Oh, tu, fottuto peso piuma, io mi sto prendendo un tequila e mi sto sballando di brutto, quindi lascio questa stanza perché il party è nella stanza accanto'. Quindi sì, era diventato un po' troppo ragionevole, amico, troppo ragionevole per i miei gusti".

Non si può dire lo stesso dei tuoi comportamenti recenti. Sei finito sui giornali molte volte ...

"Non ho chiesto io di finirci, però, o no?".

È quello che mi chiedevo.

"Non so da dove saltino fuori queste storie. Vado al pub con la mia famiglia una domenica pomeriggio e mi faccio un paio di drink. Cominci a diventare un po' Wheeey', la gente comincia a fare foto e dice: 'Oh, sei sbronzo'. E tu dici: 'Sì, tu fottuto tizio inquadrato'. Non è che pensi consapevolmente: 'Bene, vado fuori e comincio ad essere di nuovo rock 'n' roll'. Non è neanche rock 'n' roll. È quello che succede di solito in una domenica pomeriggio". 
Lascia che ti racconti alcune storie. È vero che hai cavalcato un cane in un pub?

"Non lo so da dove sia saltata fuori quella cosa. Può darsi che sia successo, ma vorrei vedere le prove. Avevano una foto di me nel pub, quindi perché non avevano una foto di me che cavalco un cane? Ditemelo. Mi ha fatto ridere. Mi ha fatto impazzire. Qualcuno si sta sballando più di me".

Andy e Gem dicono che sospettano che tu l'abbia fatto, perché copiavi il film Ted ...

"Lui cavalca un cane in quel film? L'ho visto il film. Ho proprio Ted, l'orsacchiotto. Ne hanno fatti pochissimi di orsacchiotti, amico".

È tuo o dei bambini?

"L'ho comprato con i miei cazzo di soldi, amico, quindi è mio. Li lascio giocare con lui. È grandioso, gli premi la mano e dice a tutti di andare a fare in culo. Gli farò avere una valigia per il volo e lo porterò in tour con me. Lo porterò alle trasmissioni televisive e dirò: 'Ecco il mio nuovo fratello' ". 

Hai mai cavalcato il tuo cane?

"Ho cavalcato un paio di fottuti cani in vita mia, amico, finiamola qui". 

Hai ancora cani bassotto?

"Sì, amico. Quegli stronzetti, amico, sono autoritari. 'Fottuto cibo, acqua, qui, adesso! Pulisci quella cacca, cazzo, portami a passeggio, puliscimi il fottuto culo! Accarezzami!'. Porca troia ...".

Prossima storia: sei stato cacciato a calci da un pub il giorno della festa della mamma (il 10 marzo nel Regno Unito, ndr)

"Può darsi che mi sia stato chiesto di andarmene".
Stavi dando fastidio alle mamme?

"Nah, quello non è da me, amico".

Sei tornato in quel pub?

"Non ci tornerò, amico. Avrei potuto dirlo appena ci sono entrato, perché lui aveva un cazzo di buffo cardigan addosso. Aveva un aspetto del tipo: 'Gli farò vedere io a questo tizio' ". 

Hai problemi con i cardigan? Stai parlando del tuo problema con Idris Elba dopo gli NME Awards, quando hai provato a sfilargli il suo cappello caschetto?

"Ho un po' un problema con i cardigan. Sono merdosi, o no? Non comincerò una guerra di parole sui cardigan, ma, sai ...".

Quindi lui aveva addosso un brutto cardigan. Hai detto questo?

"No, l'ho guardato come a dire [voce piagnucolosa, ndr] 'Wah wah wah' e lui mi ha guardato come a dire 'Stai fottutamente guardando il mio cardigan?'. Poi va a dire ai fottuti giornali che mi ha cacciato fuori a calci. Coglione del cazzo. Se questo è quello che ti fa sfogare, allora dacci dentro".

Un'altra storia: sei stato cacciato a calci da un concerto degli Stone Roses a Dubai per aver versato della birra sul banco del mixaggio.

"No, i Roses non fanno il doppio gioco. Se avessero avuto un problema con me me l'avrebbero detto in faccia, cazzo. L'unica cosa che posso dire è che hanno un paio di stronzi che lavorano per loro e che lavoravano con gli Oasis e lavorano ancora con Noel e può darsi che abbia avuto un po' di bisticci con loro riguardo qualcosa". 

Prossima storia: hai provato a prendere i biglieti per il Chelsea Flower Show (a fiera della floricoltura più rinomata al mondo, tenutasi a Londra dal 21 al 25 maggio, ndr).

"Non ho provato un cazzo. Perché vorrei andare al fottuto Chelsea Flower Show? Sembra che abbiano telefonato a Pretty Green e che abbiano chiesto loro di progettare uno gnomo da giardino perché Elton John, Rod Stewart e Ringo ne stavano facendo uno. Qualcuno di Pretty Green ha fatto: 'Nah, non è fottutamente figo', ma io in realtà penso sia figo. Io ne avrei fatto uno". 

Che look avrebbe il tuo gnomo?

"Sarebbe uno gnomo fottutamente rock 'n' roll, amico. Avrebbe il look che ho io. Nah, avrebbe il look di our kid (Noel, ndr) - stessa statura e tutto". 

Un'altra: hai regolato i conti con un barbone perché ha messo le sue stampelle nel tuo bidone dell'immondizia.  

"Esatto, quel barbone, è un musicista di strada ed è sempre di fronte a casa mia. Un giorno mi suona al campanello e fa: 'Liam, ho questa fottuta canzone, vieni a sentirla'. Così sono uscito nella mia cazzo di strada e mi ha suonato Wonderwall. Gli ho fatto: 'Sì, cazzo di canzone, l'ho sentita un milione di volte'. Poi torna un paio di fottute settimane dopo, preme il campanello alle quattro del mattino, sfascia la sua chitarra fuori da casa mia, svegliando i bambini, facendo abbaiare i cani e tutto. Così gli ho detto due parole e gli ho chiesto di smetterla di terrorizzare i miei figli e merdate così. Poi un giorno stavo mettendo fuori il cazzo di bidone della differenziata e lui viene e lancia le sue fottute stampelle nel bidone".

Nel bidone sbagliato? 

"No, nel bidone principale. E ho detto al fottuto tizio: 'Ascolta, amico, stai facendo lo stronzo, smettila di fare l'idiota del cazzo'. Non l'ho picchiato, non ho litigato con lui, gli ho solo parlato".

Hai molti visitatori?

"Un sacco di persone. Non ho problemi. I fan si presentano qui, vogliono delle foto. È figo, amico".


Una nocciolina M&M ti ha quasi ammazzato di recente ...

"Quella nocciolina, amico, stava per farmi lasciare le penne. Era una fottuta nocciolina blu, la bastarda sfacciata. Mi sono preso una cazzo di M&M ed è stato come se mi avessero sparato in bocca. Ho iniziato a sentire la testa strana, la gola strana. Sono andato avanti. Sono andato a prendere i bambini da scuola l'indomani, mi sono preso una di quelle fottute salutari barrette di noccioline ed è successo di nuovo. Ora ho l'allergia per le noccioline e devo portare con me quei cazzo di stupidi aghi del cazzo tutte le volte. Devo fare tutto quello. 'Ci sono fottute noccioline in questo?'. La gente pensa: 'Coglione del cazzo'. 

Quasi ucciso da una nocciolina. Come ci si sente?

"Sballato. Per due settimane camminavo per casa come Ozzy Osbourne, semplicemente fottutamente fuori di testa".

Una cosa che ora non esce spesso sui giornali è lo screzio con Noel. Lui non sembra alimentarla ormai. Ha detto a NME che gli piace il tuo nuovo materiale.

"Bene. È buona musica. Ma ti dirà di tutto. Nel profondo probabilmente la odia, ma non ti dirà mai la verità. Va in giro con indosso abiti da lupo, amico. Io parlo a cuore aperto. O forse lui è dolce e sono solo io".

Ha vinto un Ivor la settimana scorsa.

"Scommetto che ne sia felice, no?".

E tu?

"Non me ne fotte un cazzo di che premi riceve. Ivor Novello Award? Che cos'è?".

Gli Oasis ne hanno vinti due. È il premio dell'industria musicale.

"Non voglio avere nulla a che fare con quella merda".

L'ha ottenuto per la sua raccolta di canzoni. Cosa significherebbe per te essere riconosciuto come cantautore?

"Ho molto da imparare sulla composizione di canzoni, ma sto apprendendo fottutamente velocemente, amico, credimi. Voglio solo che le canzoni apprezzino le mie cazoni, non ho bisogno di un premio per questo".

Sembra che Noel sia stato accolto nel club delle vecchie leggende del rock, quella sorta di mondo di Ray Davies, Roger Daltrey, Paul McCartney, dove tu non ci sei.

"Sì, povero bastardo. Si trova a suo agio, con tutta quella roba. È un tipo incivilito. Non vuole più saperne di quella roba rock 'n' roll".

Quello che fa non lo vedi come rock 'n' roll?

"Neanche un po', amico".

Odi Noel?

"Amo Noel al di fuori della band. Il Noel uomo - è mio fratello - lo adoro fottutamente e farei qualsiasi cosa per lui. Ma il tizio che sta nel fottuto music business è una delle teste di cazzo più grandi dell'universo".

Non vedi neanche Noel però.

"Lo vedo alle partite [del Manchester City, ndr] e si caca addosso. Gli casca il culo. È uno stronzo linguacciuto, ma quando nella stanza ci entro io il gatto si tiene dentro la lingua". 

Gem e Andy escono ancora con lui. Questo ti dà fastidio?

"Non hanno litigato con lui, no? Io dico semplicemente: 'Salutate lo stronzo da parte nostra'. Si tratterà di quello". 

Noel era The Chief, il Capo, negli Oasis. I Beady Eye sono una democrazia. Perché non ti sei messo in una posizione in cui avresti potuto occuparti delle decisioni dopo tutti quegli anni?

"Preferirei saltare da quel palazzo che essere al comando di qualcosa. Non sono quel tipo di persona. Non i piacciono i bagagli. Non è nelle mie corde essere un capo".

Quali bagagli?

"Portare il peso di una band. Se ci sono quattro persone che prendono le decisioni e alcune di queste non sono giuste allora la colpa ce la assumiamo tutti. Stiamo bevendo tutti dalla stessa tazza, Andy, Gem, Chris e io. Non riesco a ricordare una situazione in cui abbiamo bisticciato su qualcosa".

Suonerete al V Festival quest'anno, scenario dell'ultimo drammatico concerto degli Oasis. Hai un obiettivo da centrare?

"Sì, ho delle faccende da ultimare lì stavolta. Voglio tornare lì e spaccare a questa cosa la testa in fottuti pezzi, far sapere alla gente che siamo una figata". 

Suonerete canzoni degli Oasis nei concerti futuri dei Beady Eye?

"Sì, amico. Solo due. Abbiamo suonato Morning Glory e Rock 'n' Roll Star, qindi sono in saccoccia, pronte per essere tirarate fuori in qualunque momento. Mi piacerebbe provare Rockin Chair, perché non l'abbiamo mai cantata. Non farò Wonderwall. Non lo so, forse alcune canzoni folli, oscure".

Soddisferà i fan?

"Le persone non dovrebbero venire ai concerti per sentire le canzoni degli Oasis. Dovrebbero venire a sentire i Beady Eye. Ci saranno serate in cui faremo: 'Guarda, non te le meriti, quindi non avrai nessuna di quelle emrdate degli anni '90' ". 

Sembra ancora la cosa giusta suonare canzoni degli Oasis?

"Sì, senza dubbio. Ci sono faccende da ultimare lì. Le persone chiedono se rimetterò insieme gli Oasis. Lo farei senza avere in cambio nulla, ma se qualcuno desse un sacco di fottuti soldi lo farei anche per quello. Non penso che faremmo mai un altro disco. Dubito che torneremo insieme. Se lo facessimo sarebbe bello fare quella fottuta cosa che sta per arrivare [il 20° anniversario di Definitely Maybe, l'anno prossimo ndr], sarei disponibile per quella cosa. Ma tornerei ancora ai Beady Eye e Noel tornerebbe alla cosa sua. Potremmo sotterrare l'ascia di guerra per un rapido giro d'onore".

L'indomani c'è un listening party in un cinema vicino ad un hotel di Soho, a Londra. Tra gli invitati, che sentono in anteprima il nuovo disco dei Beady Eye, ci sono pochi giornalisti e Keith Flint dei Prodigy. 

Liam indossa una maglietta Pretty Green e si muove nervosamente, freme. Gironzola e ha l'abitudine strana di spostare la gente che gli si para davanti mettendo loro un dito nel sedere. Nessuno sa se alla fine di ogni traccia che viene fatta ascoltare bisogna applaudire o no. 

Dopo la prima traccia Liam urla "Non c'è di che, cazzo", e poi "Che pezzo!", "Godetevela, cazzo!" dopo i pezzi successivi. Durante la riproduzione dell'ultima traccia, dal titolo eloquente, Start Anew, compare sullo schermo l'inconfondibile sagoma di Liam che balla. Fa V con le dita con ambo le mani.

Il party prosegue in un club per soli membri, dove Liam beve e diventa più rumoroso e si tira tardi. Verso la fine della serata mi da una pacca sull'osso del collo e mi dice: "Il fatto è che ... giusto? Il fatto è che ce n'è uno solo, no? Ce n'è uno. E quell'uno sono io, cazzo. Giusto? I AM THE EGGMAN - GOO GOO GA-JOOB!". Liam, è bello riaverti.

Translated by oasisnotizie
Source: Dan Stubbs - NME, 8th June 2013
 

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