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domenica 9 giugno 2019

Liam Gallagher a Taranto tra rock, linguacce e tanto amore: la recensione di Devoti di LG

LIAM GALLAGHER A TARANTO LA SCORSA NOTTE. UN CONCERTO FRA ROCK, MELODIA, LINGUACCE E TANTO AMORE!

Tutto finisce, e quel che rimane oltre la musica è quella connessione spirituale reciproca fra Liam e la sua gente. Quella intesa profonda, quella magia misteriosa che va oltre qualsiasi cosa al mondo

Caldo afoso e in fila dalle tre del pomeriggio sotto al sole. Siamo alle transenne sotto Liam. Tolte di mezzo le band introduttive, arriva il momento del dj-set di Virgin Radio e del fratello Paul. L'inizio del concerto avviene intorno alle 22.15 circa ed è davvero scoppiettante. Telecamere e fotografi invadono il corridoio sottostante del palco, questo non era successo per le due band precedenti, ora infatti è il momento della leggenda, quella vera. Parte l'intro di Fuckin' in the Bushes, il pubblico impazzisce, i fotografi e i cameramen si ammassano uno sull'altro come se fossero anche loro parte del pogo del pubblico.

Arriva la band sul palco e Liam entra dopo alcuni instanti dai primissimi accordi di Rock 'N' Roll Star. Con lui alla voce e le chitarre ruggenti al suo fianco si accende l'atmosfera e il pubblico inizia a cantare, saltare e a osannare Liam. Già dopo i primi 2 minuti eccolo lanciare il primo tamburello nel pubblico. Il concerto è un singalong di testi e musica ma anche di frasi d'amore urlate a squarciagola all'indirizzo di Liam Gallagher. Rock e ballad, ma soprattuto tanti baci. Quei baci lanciati alle ragazze delle prime file che non smettono di lanciargli cuori e urlargli frasi d'affetto, e Liam ricambia ogni cuore ricevuto con un'infinità di baci, ricambia ogni frase d'amore ricevuta portando al petto il suo pugno in segno di amore reciproco. Un Liam così amorevole non l'avevamo mai visto (sarà stata l'aria del sud) Ha imparato persino a ringraziare in italiano con una pronuncia migliore, e quando la gente non smette di omaggiarlo lui ancora al microfono blatera: Mi amate? anche io amo voi!
Le canzoni si susseguono armoniosamente. Liam si guarda attorno e lancia occhiate e linguacce in segno di gioia e gradimento.

Le ragazze delle prime file lo chiamano, gli dicono di scendere, lui si avvicina a bordo palco, ma non può scendere perchè non ci sono gradini e il palco è abbastanza sollevato da terra da non poter saltare, per rimediare Liam vorrebbe regalare le maracas, ma prima di lanciarle fa segno alle ragazze che una volta prese dovrebbero "dividerle" cosi da poter rendere felici entrambe. Lui le lancia ma altre ragazze intercettano le sue maracas lasciando l'amaro in bocca alle "legittime destinatarie". Il concerto continua fra rock e melodia, Liam lancia persino un sorriso di gioia al suo chitarrista. Dopo un ora e venti circa il concerto volge al termine. La folla non smette di osannare Liam, lui ringrazia più volte tutti concludendo con "Ci rivedremo presto, ve lo prometto! È stato il top!". Tutto finisce, e quel che rimane oltre la musica è quella connessione spirituale reciproca fra Liam e la sua gente. Quella intesa profonda, quella magia misteriosa che va oltre qualsiasi cosa al mondo. Grazie Liam, il mondo ha ancora grande bisogno di te!

SETLIST DEL CONCERTO

Rock ‘n’ Roll Star
Morning Glory
Wall of Glass
Greedy Soul
For What It’s Worth
Shockwave
Columbia
Some Might Say
Soul Love
Universal Gleam
Cigarettes & Alcohol
Eh La
Wonderwall
Roll With It
Champagne Supernova

Cristian (Devoti di Liam Gallagher)





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mercoledì 27 giugno 2018

Liam Gallagher sposta l'esibizione per vedere la partita dell'Inghilterra al Mondiale di Russia

La sestina dell'Inghilterra a Panama al Mondiale di calcio di Russia 2018? Meglio di un giretto sull'Isola di Wight. Liam Gallagher, ex voce degli Oasis e dei Beady Eye e da un anno attivo come solista, avrebbe dovuto chiudere ieri sera il festival estivo inglese Isle of Wight (a Newport), ma una volta saputo che l'Inghilterra avrebbe giocato nel pomeriggio contro i panamensi ha preferito declinare l'invito, come ha scritto il New Musical Express, che cita il tabloid Daily Mirror.

Il cantante, che era headliner della serata con i Depeche Mode, avrebbe dovuto chiudere le esibizioni con la sua performance nella serata di domenica 24 giugno, ma ha detto agli organizzatori di anticipare il suo concerto a sabato 23 giugno in modo da non perdere la partita, disputatasi alle ore 14 italiane del 24 giugno. L'incontro si è concluso con un roboante 6-1 per gli inglesi, che si sono così qualificati per gli ottavi di finale e si giocheranno il primo posto nell'ultima sfida del girone, contro il Belgio. 

Nel video seguente l'intera esibizione di Liam in pro-shot.

Ricordiamo che Liam, esibitosi all'I-Days di Milano il 21 giugno, tornerà in Italia per due date a novembre. CLICCA QUI per saperne di più.

Source: NME


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sabato 16 giugno 2018

Video: Liam Gallagher canta di nuovo Whatever, Listen Up e Bring It On Down

Ieri, al Malahide Castle di Dublino, Liam Gallagher ha riportato sul palco tre canzoni degli Oasis: Whatever, Listen Up e Bring It On Down. Ecco due brevi clip dell'esibizione.

Il tour di Liam prosegue oggi 16 giugno al Belsonic Festival di Belfast. Forse ci sarà qualche altra novità in scaletta. 

Scaletta di Liam Gallagher a Dublino, 15/06/2018

Intro - Fuckin' in the Bushes
Rock 'n' Roll Star
Morning Glory
Greedy Soul
Wall of Glass
Bold
Paper Crown
Bring It on Down
Listen Up
Slide Away
I've All I Need
You Better Run
Whatever

Supersonic
Some Might Say
Cigarettes & Alcohol
Live Forever
Wonderwall

Thanks to Devoti di Liam Gallagher - Facebook




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mercoledì 23 maggio 2018

Foto: Liam Gallagher apre ai Rolling Stones al London Stadium

Londra, 22 maggio 2018. Liam con i Rolling Stones
Grande serata ieri per Liam Gallagher, che allo Stadio Olimpico di Londra ha aperto ai Rolling Stones, impegnati nella data inaugurale del No Filter Tour. Liam è stato accompagnato sul palco anche da Paul 'Bonehead' Arthurs, suo ex compagno di band.

Mick Jagger, Keith Richards, Ronnie Wood e Charlie Watts suoneranno di nuovo a Londra sabato 26 allo Stratford e a giugno a Twickenham. Durante le loro esibizioni saranno supportati da nomi di altissimo livello: Liam Gallagher (ieri), Florence & The Machine, Vaccines, Specials, Richard Ashcroft, Elbow e James Bay.

Lennon, Molly e Gene con papà Liam dietro le quinte
Questa la scaletta di Liam:

Rock 'n' Roll Star
Morning Glory
Greedy Soul
Wall of Glass
You Better Run
Some Might Say
Cigarettes & Alcohol

Emozione particolare sull'ultima canzone, dedicata da Liam alle vittime dell'attentato di Manchester del 22 maggio 2017.



Gene, classe 2001, e Lennon Gallagher, classe '99

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mercoledì 28 febbraio 2018

Video e foto: Liam Gallagher infiamma il Fabrique di Milano


Di solito quando un concerto dura meno di una partita di calcio è un problema. Ma non per Liam Gallagher, l’uomo immune da ogni dubbio su se stesso. Lui si è dato una missione: ritrovare un pubblico. È quello che gli è mancato di più da quando non esistono più gli Oasis, la vibrazione aggressiva che gli arriva da una folla di persone a cui non frega niente altro che di perdersi dentro un’ondata di volume e una melodia semplice, che lui si sente chiamato a scaricare dentro a un microfono cantando senza tecnica, affidandosi al puro istinto e alla personalità.

Perché l’unica misura possibile del successo per Liam Gallagher è la rivendicazione di uno stile che lui stesso ha definito “No-nonsense”, è un codice di appartenenza, una declinazione musicale della filosofia da stadio britannica: stand your ground. Per questo, anche se la sua attesissima prima data solista in Italia è durata meno di 90 minuti, lui aveva già vinto dopo trenta secondi, più o meno alla fine della prima strofa di Rock 'n' Roll Star.

«Sono come un pugile che sale sul ring» aveva detto qualche mese fa a RS in occasione dell’uscita di As You Were, l’album che lo ha lanciato al n.1 in classifica in Inghilterra e nel 2017 ha segnato il record di vendite in vinile, «L’unica differenza è che io combatto con le mani dietro alla schiena perché non ho bisogno di colpire la gente per stenderla. Mi basta cantare». Durante il concerto al Fabrique di Milano Liam non sorride mai, non parla con il pubblico e non si slaccia mai la giacca con il cappuccio che tiene abbottonata fino al collo come se fosse sempre fuori dal pub o sulle gradinate dell’Etihad Stadium (lo stadio del Manchester City) e non sbaglia un attacco. Canta come non ha mai cantato in vita sua ed è accompagnato sul palco da una band di professionisti (tra cui il bassista dei Babyshambles Drew McConnell e il chitarrista Jay Mehler che oltre ad essere membro della tour band dei Kasabian è anche sposato con la figlia di Ringo Starr) che suonano meglio di qualsiasi versione degli Oasis mai esistita. La sua forza è sempre stata l’assenza di qualsiasi accenno di approfondimento o anche minima speculazione su quello che fa.

Anche adesso che ha compiuto 45 anni, con un misto di presenza scenica e strafottenza Liam Gallagher vive, interpreta e rappresenta tutto in maniera istintiva, senza farsi domande su niente: il rock’n’roll e la sua evoluzione, il ruolo delle band nella società britannica, le canzoni che diventano patrimonio culturale, la fede calcistica (tifa Manchester City come se fosse una necessità), persino le canzoni e il loro significato. «Non so suonare niente, il mio strumento è la voce» ha detto in un’intervista durante le date sold out dell’ultimo tour inglese. «Per tutta la vita ho cantato canzoni scritte da altri. Il punto è che quando ci metto le mani sopra le canzoni diventano mie. Le trasformo. Come faceva Elvis». C’è qualcosa di irresistibile nella sua strafottenza e nella sua presenza scenica.

L’idea che Liam vuole trasmettere al pubblico che ha finalmente ritrovato grazie alla voce intatta e alle canzoni cucite addosso su misura da un team di autori guidato da Greg Kurstin (da Wall of Glass a Greedy Soul alla splendida ballad Paper Crown), oltre a quelle che suo fratello Noel ha scritto quando aveva 25 anni, è che lui si trova lì, al centro del palco con le mani dietro alla schiena, perché qualcuno ci deve stare. E non può che essere lui, il capo della gang dei parka monkeys: «È come se qualcuno avesse tirato un fumogeno in mezzo alla gente» ha raccontato ai giornali inglesi, «Tutti scappano, e quando il fumo si dirada ci sono solo io, in piedi che grido: “Fatevi sotto, stronzi!”».

Il pubblico è con lui prima ancora che esca sul palco: «Liam! Liam! Liam!» si alza un coro da stadio sempre uguale, da Cardiff a Madrid. È uno dei pochi a scatenare in concerto un’energia nervosa, a catalizzare rabbia intorno ad una scaletta di canzoni costruita sull’attesa di un ritornello, di una strofa liberatoria non solo per una generazione di nostalgici ma per chiunque, come lui, non abbia bisogno di cercare nella musica rock niente di più di quello che ti può dare.

«Non ci si può sempre aspettare un miracolo dalle canzoni rock» ha detto. A tutte queste persone Liam Gallagher dà esattamente quello che vogliono: le strofe di Rock’n’Roll Star e Morning Glory per toglierti il fiato in apertura del concerto, otto canzoni da As You Were, il ritornello di Some Might Say, la doppia melodia di Slide Away poi Be Here Now e Wonderwall e il finale in cui sale sul palco anche Bonehead, l’amico di sempre di Burnage che ha fondato gli Oasis con lui, per Cigarettes & Alcohol e Live Forever. Il concerto dura meno di una partita di calcio, è vero. Ma in una partita ci sono le interruzioni di gioco, le simulazioni, e i momenti in cui le squadre difendono il risultato. Liam Gallagher invece non sa fare altro che attaccare.

Source: Rolling Stone

Rock 'n' Roll Star
Morning Glory
Greedy Soul
Wall of Glass
Paper Crown
Bold
For What It’s Worth
Some Might Say
Slide Away
Come Back to Me
You Better Run
Universal Gleam
Be Here Now
Wonderwall
Cigarettes & Alcohol
Live Forever

PHOTOGALLERY COMPLETA



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giovedì 2 novembre 2017

Noel Gallagher, concerto per pochi intimi a Londra tra immagini di Grand Canyon e piramidi


Ritorno sul palco per i Noel Gallagher's High Flying Birds ieri sera davanti a pochi selezionati fan alla York Hall di Londra. Dopo l'esibizione a Later with Jools Holland sulla BBC, la band dell'ex Oasis si è esibita per un'oretta per Apple, suonando tre brani tratti dal nuovo album Who Built The Moon?, che sarà pubblicato il 24 novembre, brani degli Oasis e altre canzoni tratte dai primi due album da solista di Noel.

Il film che Apple ha preparato sul concerto di ieri si intitola On the Record: Noel Gallagher’s High Flying Birds - Who Built The Moon?, sarà pubblicato su Apple Music il 24 novembre, il giorno dell'uscita dell'album.

Su un palco dal tocco Magical Mystery Tour dei Beatles (atmosfera psichedelica anni '60), grafica carnevalesca sul pannello delle tastiere e una flautista / suonatrice di forbici di nome Charlotte, Noel, entrato in scena sulle note del suo nuovo brano Fort Knox, ha suonato con accanto lo stendardo della sua squadra del cuore, il Manchester City, come già avvenuto in TV nel programma Later with Jools Holland.

"Qualcuno mi ha chiesto: perché le forbici?. E io ho risposto: è roba all'avanguardia (cutting-edge, gioco di parole su 'cut', tagliare, ndr)"

Tra una canzone e l'altra Noel ha parlato dei risultati del Manchester City. Prima di eseguire Little by Little e Champagne Supernova ha detto: "Queste due prossime canzoni non significano molto".

Da segnalare la nuova canzone Be Careful What You Wish For, accompagnata da proiezioni di immagini del Grand Canyon, e Black & White Sunshine, accompagnata da immagini di piramidi. "Non provate a cantarle perché non conoscete le cazzo di parole", aveva avvisato Noel.

A un fan della prima fila che gli chiedeva di cedergli il suo plettro per cinquanta centesimi, Noel ha risposto: "Cinquanta centesimi? Sai quanto costano questi? Costano 2 sterline, cazzo!". Poco dopo altro siparietto con un fan: Noel ha interrotto la presentazione della sua band per contrattare con lui l'acquisto di un'auto usata.

Dopo aver suonato She Taught Me How To Fly, pezzo molto anni '80 che abbiamo ascoltato per la prima volta l'altro giorno da Jools Holland sulla BBC, Noel ha fatto riferimento al sequestro dei cellulari effettuato all'ingresso per impedire ai fan di riprendere lo show. "Twitter si scioglierà, cazzo", ha osservato.


Questa la scaletta di Noel:

Holy Mountain
It's A Beautiful World
In The Heat Of The Moment
Riverman
Little By Little
Champagne Supernova
Be Careful What You Wish For
Black 'N' White Sunshine
Half The World Away
She Taught Me How To Fly
Don't Look Back In Anger
What A Life!

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mercoledì 19 luglio 2017

U2 e Noel Gallagher live all'Olimpico di Roma: la recensione di Karol Firrincieli - IlCibicida.com

La doppia data romana degli U2 era probabilmente il momento più atteso dell’estate rock italiana: la band più famosa del pianeta, una location prestigiosa, una setlist straordinaria (fatta apposta per celebrare il trentennale di “The Joshua Tree”) e un artista di supporto d’eccezione come Noel Gallagher hanno conferito in pieno i crismi dell’evento (quello vero) a questa due giorni capitolina. I biglietti erano volati via alla velocità della luce, ma noi – con non pochi problemi – eravamo riusciti ad accaparrarceli per sabato 15.

La doppia serata è stata epocale, ma gli aspetti negativi (indovinate un po’, di natura strettamente logistica) ci sono e preferiamo elencarveli subito. In tanti, con l’alta velocità ferroviaria che ormai copre più di mezza Italia, hanno preferito (la sicurezza sulle strade ringrazia) lasciare l’auto a casa per evitare pericolosi colpi di sonno al volante: all’Olimpico però ci si deve pur arrivare e il trasporto pubblico capitolino al riguardo è assolutamente carente, visto che dalle stazioni metro più vicine i bus diretti all’Olimpico passano raramente e ancor più raramente li si riesce a prendere, visto che viaggiano già stracolmi. Arrivati allo stadio, un’altra sorpresa che avrà probabilmente fatto infuriare gli avventori dell’ultimo secondo: a causa della chiusura di un varco per l’entrata della Tribuna Monte Mario (quella che stasera ci “ospita” a caro prezzo), si deve tornare indietro e passare dall’entrata del Foro Italico: tradotto in parole povere, quasi 2 km in più a piedi che si sarebbero potuti evitare se qualcuno avesse messo delle semplici e banali indicazioni scritte, visto che – forse a Roma dovrebbero ricordarlo – non tutti i presenti stasera sono abbonati alla Roma o alla Lazio e possono ritrovarsi ad entrare allo Stadio Olimpico anche per la prima volta.

Tutto qui? No, vorremmo tanto dirvi che  dentro è filato tutto liscio, ma dobbiamo raccontarvi un episodio alquanto increscioso: appena seduti al nostro posto, rigorosamente numerato, una tanto gentile quanto incolpevole hostess ci invita ad alzarci, perché in quella zona è stata montata un’impalcatura inizialmente non prevista (in realtà distante qualche fila di seggiolini, ma effettivamente non era il massimo della sicurezza). Agli sfortunati che hanno comprato il biglietto in quella zona dello stadio viene proposta (senza alternative) un’altra zona – a occhio e croce più lontana dal palco – rigorosamente non numerata. Ovviamente è il caos: c’è gente che aveva acquistato due o tre posti vicini e arrivando tardi non li ritrova nel nuovo settore non numerato, c’è gente (come il sottoscritto) che a causa della congestione in fase di vendita è riuscita a comprare più biglietti ma per zone diverse dello stadio, e dunque – essendo solo al concerto e senza posto numerato – se deve andare in bagno o al bar deve organizzarsi con i vicini di concerto per tenere occupato il posto. Intollerabile, ancor di più se pensiamo che persino i posti più economici (la curva o i settori a visibilità ostruita) erano rigorosamente numerati. La situazione ha oltretutto compromesso in buona parte anche la visibilità dell’esibizione di apertura di Noel Gallagher, visto che i gradini erano pieni di gente spaesata (e imbestialita) che chiedeva alle hostess dove potersi sedere. Altro che Olimpiadi…

Venendo all’aspetto musicale, non si può che parlar bene della serata a parte un’acustica che ha lasciato abbastanza a desiderare, soprattutto nel caso del concerto di Noel Gallagher, già chitarrista, seconda voce nonché leader degli Oasis. Per Noel è per certi versi un ritorno alle origini, visto che la band dei fratelli Gallagher fu scelta nel 1997 dagli U2 come supporto per le tappe americane del mastodontico Pop Mart Tour. Imbarcatosi nella sua avventura solista soprannominata Noel Gallagher’s High Flying Birds, il più anziano dei fratelli sta proponendo per la terza estate di fila il suo secondo album, l’ottimo “Chasing Yesterday”: sinceramente troppo, qualche piccola variazione in setlist sarebbe stata sicuramente apprezzata. Così non è, visto che l’obiettivo di Gallagher non è tanto fare felici i vecchi fan (presenti comunque in buon numero, vista la marea di magliette Oasis), quanto quello di ingraziarsi gli ascoltatori che compongono i grandi numeri del rock e che riempiono gli stadi, quel ristrettissimo giro di artisti rinominato “rock per le masse” del quale Gallagher vorrebbe tanto far parte. Noi però rimaniamo dell’idea che gli stadi potrà riempirli solo in compagnia del fratello Liam, in una milionaria quanto al momento improbabile reunion degli Oasis.

Il suo concerto – setlist a parte – ha comunque riservato tante chicche per i fan, a cominciare dalla composizione della band che vede l’ingresso in formazione degli ex Oasis e Beady Eye Gem Archer e Chris Sharrock. Convince appieno anche l’uso della sezione fiati, che rende deliziosa una vecchia chicca come Half The World Away. Molto bene Lock All The Doors e AKA…What A Life!, perfette per  uno stadio e – venendo ai grandi classici – se delude parecchio la sciatteria con la quale viene suonata Don’t Look Back In Anger, stupisce in positivo la freschezza dell’esecuzione di Wonderwall, tanto diversa quanto ugualmente bella rispetto alla versione che abbiamo ascoltato cantata dal fratello Liam in quel di Liegi qualche giorno prima. I litigi tra fratelli impediranno le reunion ma stimolano la creatività musicale, dunque tutto sommato va bene così.

Bono e compagni tra i fan, all'uscita dall'hotel romano
Dopo una pausa di quasi un’ora è la volta degli U2, introdotti dalle note di The Whole Of The Moon, vecchia canzone degli scozzesi The Waterboys. Il cuore del concerto è la riproposizione del seminale “The Joshua Tree”, ma c’è spazio per un’introduzione da brividi e una conclusione altrettanto trionfale. Gli U2 iniziano con le splendide Sunday Bloody Sunday, New Years Day, Bad e Pride (In The Name Of Love), cantate (bene) in modo volutamente intimo, senza alcuna immagine sul maestoso maxi schermo alle loro spalle: la scelta risulta però controproducente, perché – anche se l’idea è ottima – l’attuazione è fin troppo penalizzante per chi è lontano dal palco, che – romanticismo a parte – vede solo quattro puntini in lontananza.

Quando però gli U2 iniziano a suonare “The Joshua Tree” cambia drasticamente tutto: prima quattro piccole sagome che si stagliano su uno sfondo totalmente rosso, poi un’orgia visiva filmata ancora una volta Anton Corbjin, che impressiona soprattutto nell’iniziale When The Streets Have No Name: l’artwork – componente fondamentale di quell’album – è lì davanti a noi, insieme alla musica degli U2, e il coinvolgimento è massimo, anche grazie alla tecnologia che in 30 anni ha fatto passi da gigante: la definizione delle immagini è sinceramente impressionante, tanto che a volte sembra quasi che qualche soggetto dei filmati in questione esca fuori a invadere l’Olimpico da un momento all’altro. L’esecuzione integrale di The Joshua Tree è un’autentica manna dal cielo per i fan duri e puri, anche se sicuramente il rispetto rigoroso dell’ordine delle canzoni causa qualche piccolo squilibrio (anche altri due super classici come I Still Haven’t Found When I’m Looking For e With Or Without You vengono di fatto proposti in apertura). Il trionfo è comunque totale: il caro, vecchio Bono Vox è  invecchiato così tanto da sembrare una brutta copia di Robin Williams, un Re nudo davanti al suo popolo. Ma rimane sempre lui, la voce che ha fatto emozionare almeno tre generazioni c’è sempre.

Si arriva al gran finale, dove – dopo una straordinaria Miss Sarajevo, con la commovente voce di Pavarotti registrata – arriva il momento degli U2 anni 2000, quelli più tamarri e meno ispirati, incapaci di innovare e innovarsi dopo lo straordinario album “Pop” datato 1997. Beautiful Day, Elevation e Vertigo hanno comunque una resa massima, anche se c’è da dire che i volumi altissimi non hanno aiutato la produzione di un suono decente. C’è ancora però spazio per la grande musica: Ultraviolet (Light My Way) è unpassaggio fresco e toccante che però vede la retorica spesso buona e giusta di Bono e soci toccare livelli sinceramente insopportabili, visto che tra le donne che hanno reso grande l’umanità riproposte nel maxi schermo spunta persino Angela Merkel. One è invece il consueto, classico trionfo, una delle ballad più belle della storia del rock. Sarebbe stata la logica conclusione, ma gli U2 soprendono ancora una volta tutti chiudendo con The Little Things That Give You Away, piacevole primo singolo dell’album di prossima uscita “Songs Of Experience”. La scelta però non stupisce più di tanto: gli U2 non sono mai banali. Non saranno più brillanti su disco come una volta, ma dal vivo rimangono una di quelle band da vedere almeno una volta nella vita.

Scaletta

Noel Gallagher's High Flying Birds

Everybody’s on the Run
Lock All the Doors
In the Heat of the Moment
Riverman
Champagne Supernova
You Know We Can’t Go Back
Half the World Away
Little by Little
Wonderwall
Don’t Look Back in Anger
AKA… What a Life!


U2

Sunday Bloody Sunday
New Year’s Day
A Sort Of Homecoming
Pride (In the Name of Love)
Where the Streets Have No Name
I Still Haven’t Found What I’m Looking For
With or Without You
Bullet the Blue Sky
Running to Stand Still
Red Hill Mining Town
In God’s Country
Trip Through Your Wires
One Tree Hill
Exit
Mothers of the Disappeared

Encore:

Miss Sarajevo (Passengers cover)
Beautiful Day
Elevation
Vertigo
Mysterious Ways
Ultraviolet (Light My Way)
One

Karol Firrincieli - IlCibicida.com

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sabato 24 giugno 2017

Video: Liam Gallagher canta Don't Look Back in Anger per la prima volta. Lo fa a Glastonbury 2017

Liam Gallagher è tornato oggi al Festival di Glastonbury e lo ha fatto con il botto. L'artista, già sul palco del noto festival britannico nel 1995 e nel 2004 con gli Oasis e nel 2013 con i Beady Eye, ha presentato una scaletta la cui chicca finale è stata una versione quasi a cappella di Don't Look Back in Anger, la hit che tutti identificano da sempre con la voce di Noel. Per la prima volta in assoluto Liam ha cantato in pubblico il brano, che ha dedicato "alle persone rimaste uccise negli attentati di Manchester e a Londra nell'incendio della Grenfell Tower".

Questi i brani della scaletta:

Rock N Roll Star
Morning Glory
Wall of Glass
Greedy Soul
Bold
D'You Know What I Mean?
Slide Away
I Get By
You Better Run
Universal Gleam
Be Here Now
Don't Look Back in Anger (primo video qui sotto)





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lunedì 21 settembre 2015

Noel Gallagher: "Reunion degli Oasis? Mai dire mai, se mi danno un quarto di miliardo ... ". E annuncia un concerto per dicembre

Noel Gallagher torna a parlare di reunion con il fratello, si sofferma sul vizio del fumo e sul suo odio per i Bloc Party e definisce il secondo concerto di Wembley del 2000 con Liam ubriaco "una cosa terribile". Poi afferma: "Negli ultimi tempi come band dal vivo eravamo migliorati, ma le canzoni erano peggiorate"

Ospite stamane di Radio X, nuova stazione radiofonica il cui conduttore di punta è Chris Moyles, amico di Noel Gallagher, il musicista ha parlato lungamente di molti argomenti, reunion degli Oasis compresa. Ecco una sintesi della chiacchierata, che potete ascoltare integralmente alla fine del post.

Noel Gallagher e Chris Moyles a Radio X il 21 settembre 2015
Noel, entrato nello studio alle 8.15 ora britannica, ha accettato l'invito dell'ex conduttore di BBC Radio 1 e ha partecipato al lancio della nuova radio che sostituisce Xfm e che stamattina ha fatto il suo debutto.

"Come sto? Sono stato meglio. Oggi è il primo giorno in 8 anni che mio figlio non mi ha svegliato all 6 e mezza", ha esordito.

L'ex Oasis ha approfittato dell'occasione per annunciare un concerto per il 2 dicembre alla O2 Apollo di Manchester, nell'ambito del Road Trip tour di Radio X, che vedrà sul palco, in un'altra data, anche i Bloc Party ("che fanno schifo, e potrei dire di peggio", dice di loro Noel, "innanzitutto perché hanno la parola Party nel nome"). Con Noel parteciperanno all'evento anche Johnny Marr e, come supporto, le band emergenti dei Neon Waltz e dei Pretty Vicious. "Non c'è fretta di comprare i biglietti per i Bloc Party", ha rincarato la dose Noel. "Non andranno da nessuna parte".

"Quest'estate  io e Johnny abbiamo fatto un concerto al Castlefield Bowl di Manchester ed è stato strabiliante. Se sarà bello almeno la metà di quanto è stato quella sera, allora sarà abbastanza bello".

Inevitabili le domande sulla reunion degli Oasis, una costante di tutte le interviste anche a distanza di oltre sei anni dallo scioglimento della band.

A precisa domanda sul ricongiungimento tanto atteso da molti fan, Noel ha risposto: "Forse la reunion non avverrà nel prossimo futuro, o forse neanche nel futuro lontano, anche se non si dovrebbe mai dire mai. Sai, saresti un idiota se lo dicessi quando uno ti sventola un assegno da un quarto di miliardo ... ma è una cosa a cui non sto neanche remotamente pensando. Qualcun altro ci sta pensando?".

Noel Gallagher e Chris Moyles a Radio X il 21 settembre 2015
"Il mio amico Mikey, che forse è in ascolto, una volta al mese mi dice: non so se succede, ma se succede facci un cenno quando dobbiamo andare a prenotare. Se vivete a South London, quando vedete un tizio barbuto con cappello che punta 50.000 sterline sulla reunion degli Oasis allora sapete che ci sarà. Sono sicuro che ci sono innumerevoli, migliaia di persone che amerebbero la reunion degli Oasis, ma - cosa più importante di tutte - ce n'è uno che non lo amerebbe, e sono io. Io dico: siamo stati insieme per vent'anni, se non ci hai visto, che sfiga! Io non ho avuto l'opportunità di vedere i Sex Pistols".

Nel giorno del 43esimo compleanno del fratello Liam ("credo siano 43 oggi per lui e domani è anche l'ottavo compleanno del maggiore dei miei figli maschi"), Noel ha detto: "Ho visto l'ultima volta Liam quando il City ha vinto il campionato, circa 8-9 mesi fa ... No, non esco con i membri della mia famiglia, non l'ho mai fatto".

Noel e Sara a spasso per Londra, 19.09.2015
Il chitarrista ha poi raccontato un episodio relativo ad un concerto degli Oasis. "Ci eravamo radunati sul lato del palco, prima che il concerto cominciasse. Partì la batteria di Fuckin' in the Bushes e il posto andò in visibilio. E io pensai: 'E questo è solo l'intro!' ... E poi sfumò e io pensai: 'Oh, adesso ci tocca andare a fare il concerto!'. Per un secondo non ci avevo fatto caso. Quei concerti furono fantastici. Quelle serate a Wembley e i grandi concerti sono stati incredibili, ma li ho già fatti, non voglio rifarli".

Noel ha parlato anche dei concerti di Wembley del 2000, immortalati in Familiar to Millions. "Furono orribili, perché facemmo un primo concerto che precedette quello dell'indomani, che doveva andare in diretta in tutta Europa. Il cantante (Liam, ndr) afferma di essersi dimenticato che vi fosse un secondo concerto, così non andò a letto. Il che è lecito, rientra nello spirito rock 'n' roll e tutto, ma scoprimmo che aveva fatto festa fino alle 7 e mezza del mattino in uno dei migliori club in compagnia delle Spice Girls. Sai ... non c'è scusa per quello. E dal primo minuto del concerto seguente all'ultimo, dopo un'ora e mezza di concerto, io pensai: 'Questa è una cosa terribile' ... La prima serata fu buona, ma il secondo lotto di concerti che facemmo poi a Wembley furono infinitamente migliori".

Sull'ultimo periodo con gli Oasis ha dichiarato: "Come band dal vivo eravamo migliorati, ma le canzoni erano peggiorate".

"Sono un artista indipendente, nessuna major mi finanzia. Quindi i soldi che la mia etichetta genera sono reinvestiti per produrre un nuovo disco, che costa molto, per cui è una continua lotta per trovare il punto di pareggio. Cos'è successo alla vita da rock star?".

Noel e Sara a spasso per Londra, 19.09.2015
"Ho dovuto rinunciare al sogno dello scimpanzè con il cappello", ha scherzato Noel, "e alla Rolls Royce con la carrozzeria a specchio".


E gli Oasis non erano i rocker selvaggi che sembravano. "Se abbiamo davvero gettato televisori dalla finestra? No, io no. L'ho visto fare, con sguardo sconcertato. Sono stato in stanza con tizi che l'hanno fatto ... Chi era? Uno dei Kasabian? No, forse era Bonehead ... Mi è anche successo di distruggere stanze d'hotel di altri alle 6 del mattino. Poi alle 7 del mattino facevo: 'Oh, adesso penso che tornerò nella mia camera'. E tornavo nella mia stanza e la trovavo ordinatissima! Con gli Oasis prenotavamo una suite in più e la destinavamo ai party. Poi la distruggevamo, distruggevamo no ... e alle 7 ce ne andavamo e tornavamo le nostre stanze immacolate. Quindi ecco un consiglio rock 'n' roll per voi, ragazzi", ha raccontato Noel tra le risate dei conduttori.

"Ecco un'altra cosa che oggigiorno non si può fare negli hotel, fumare. Stanno vietando ogni cosa in cui credevo da bambino negli anni Settanta", ha aggiunto. "Sì, fumo. Lo so, fa male e mi è stato detto di smettere. Durante la settimana non faccio poi così male, ma, malgrado tutte le mie buone intenzioni, una volta che mi sono fatto un drink poi non c'è niente da fare. Sara è peggio di me. Non fuma, ma non le piace che io fumi. Quando siamo con amici e sono costretto a fumare fuori, manco per venti minuti. Alla fine, però, dovrò smettere, temo".

Noel ha ribadito la propria idiosincrasia per i servizi di musica in streaming quali Spotify e Deezer. "Non mi fruttano abbastanza soldi, ecco perché non mi piacciono, ma - ne parlavo una sera con il mio management - molti giovani sono venuti ai miei concerti dopo aver ascoltato la mia musica tramite lo streaming". Qualche mese fa Noel aveva stroncato anche Tidal.

Poi parole al miele per una band che è tornata sulle scene: "È bello vedere di nuovo insieme i Libertines, mi piacciono". 


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sabato 11 luglio 2015

Noel Gallagher accende l'estate romana, foto e recensione del live al Rock in Roma

"Grazie mille, grande Roma. Passate tutti una buona serata e … arrivederci alla prossima volta!". Sono state queste le parole pronunciate alla fine del concerto all'Ippodromo di Capannelle di Roma del celebre cantautore e chitarrista inglese Noel Gallagher, ex frontman del celebre gruppo rock britannico degli Oasis.

Ad assistere al concerto anche Fedez, J-Ax e i Kolors, qui sotto immortalati in compagnia di Noel.

L’artista si è esibito giovedì sera sul palco del festival Rock in Roma.

Reduce dall'entusiasmo raccolto alla Summer Arena di Assago (Milano) e all'Anfiteatro Camerini di Piazzola sul Brenta (Padova), il 48enne ha iniziato il concerto - non preceduto stavolta dall'esibizione di Omar Pedrini, come avvenuto a Milano - con due brani tratti dal primo album da solista, (Stranded On) The Wrong Beach e Everybody’s on the Run. A seguire ecco due pezzi contenuti nella sua ultima fatica in studio, Chasing Yesterday, album uscito a marzo: Lock All The Doors e In The Heat of the Moment. A quel punto il pubblico intona il ritornello di Live Forever degli Oasis e il cantante risponde con il suo tipico tono irriverente: "Ma che bella canzone! Bravi! Chi l'ha scritta? Chi è il fottuto genio che l'ha scritta?". 

Il trio di fiati si scatena sulle successive Riverman, The Death of You and Me e You Know We Can't Go Back, quest'ultima accompagnata da alcune foto dell'infanzia di Gallagher. In scaletta non potevano comunque mancare i pezzi che hanno reso celebre Noel Gallagher con gli Oasis: Don't Look Back in Anger, in classica versione elettrica, e due rivisitazioni di Champagne Supernova e The Masterplan.

Un concerto fuori dall'ordinario, a cominciare dalla mancanza del solito scroscio d'applausi, sostituito con una serie di cori degni di un derby, inneggianti a Noel ("Olé, olé, olé, olééé! Noeeel! Noeeel!") e ai suoi successi.  

Dopo Champagne Supernova una ragazza si sente poco bene e viene accompagnata fuori dalla security. Il cantante, evidentemente non al corrente del motivo per cui la giovane viene condotta fuori dalla calca, chiede: "Già te ne vai? Beh, grazie di essere venuto! Sei fatto? Sei sotto acidi? Etere? L'etere è meraviglioso! Ma almeno hai comprato una maglietta? No? Va bene, cazzo."

The Dying of the Light, AKA ... Broken Arrow e Dream On passano un po' in sordina rispetto a Whatever, Digsy's Dinner e If I Had a Gun, ormai anch'essa diventata un inno oasisiano. 

Un'ora e mezza trascorre in un soffio e si arriva al bis con The Masterplan, AKA.. What a Life! e, dulcis in fundo, un canto unisono su Don't Look Back In Anger.

PHOTOGALLERY DEL CONCERTO DI ROMA - CLICCA QUI

Noel è stato avvistato fuori dall'hotel romano dove ha alloggiato anche nel pomeriggio di venerdì 10 luglio. 

È uscito poco dopo le 15, si è concesso ai fan per gli autografi e le classiche foto di rito e se n'è andato tranquillamente a spasso per la città. Ha fatto compere da Stone Island, negozio già visitato nel 2012, ed è rientrato in albergo - si dice - verso le 19.30. 

Il cantautore ha pubblicato sul proprio profilo Instagram @themightyi tre foto scattate in città, l'ultima delle quali stamane alle 6, una veduta panoramica dalla sua stanza d'albergo con il sole dell'alba, prima della partenza per l'Inghilterra.

Grazie a comingsoon.it

Queste le prossime date del tour dei Noel Gallagher's High Flying Birds.

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