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sabato 5 luglio 2025

Un minuto del concerto degli Oasis a Cardiff al TG1 delle ore 8 del 5 luglio 2025

Un minuto del concerto degli Oasis a Cardiff trasmesso dal TG1 delle ore 8 del 5 luglio 2025.  

  

Articolo sul Corriere della Sera di oggi 

Articolo su La Repubblica di oggi

 


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sabato 22 aprile 2023

Noel Gallagher alla Repubblica: "Un tour con gli Oasis? Solo se John Lennon torna dall'altro mondo. Le band di oggi? Una noia ..."

Parla piano, con un'ombra d'aplomb inglese che l'età deve avergli concesso. E sorride delle battute che piazza qui e là tra un intercalare sboccato e qualche affondo sagace sulla musica, la vita da persona matura, sui bei tempi andati che comunque pare non rimpiangere affatto: Noel Gallagher è pronto a tornare con un nuovo disco, Council skies, che uscirà il 2 giugno, insieme ai suoi High Flying Birds e ha già dato appuntamento ai fan italiani per il prossimo 8 novembre al Mediolanum Forum di Milano.

Dieci nuove canzoni - che diventano molte di più nella versione deluxe comprendente anche i remix di Robert Smith dei Cure (Pretty boy) e dei Pet Shop Boys (Think of a number) - composte durante il lockdown: "Forse riflessivo è l'aggettivo che userei per descrivere questo disco", spiega soffermandosi sulla foto di copertina, uno scatto del fotografo Kevin Cummins che ritrae gli strumenti della band sistemati nel punto esatto in cui c'era il centrocampo dello storico stadio di Maine Road, per ottant'anni casa dell'amato Manchester City.

Ha tanto di Noel e del suo gusto melodico/malinconico questo nuovo Council skies, "per il periodo in cui è stato scritto e per aver attraversato alcune vicende nella mia vita personale", spiega riferendosi forse all'annunciato divorzio dalla moglie. "Tutto viene fuori nelle canzoni", dice. "Ma credo che anche in quella più malinconica del disco ci sia sempre un po' di speranza e che questi brani fossero il modo migliore di tornare, perché arrivano da un luogo di verità".

Con Council skies infatti ha detto di voler tornare alle origini e a quell'urgenza del fare canzoni sincere e aperte come Easy now, uno dei singoli estratti insieme a Pretty boy, Dead to the world ("Una grande canzone con quell'atmosfera noir, una delle mie preferite del disco", dice) e la title track Council skies. A dare un peso specifico ad alcuni pezzi poi - le già citate Council skies, Pretty boy e Open the door, see what you find, c'è la collaborazione con Johnny Marr degli Smiths.

"La musica in sé è la ricompensa", dice Noel. "Creare dal nulla nuove canzoni che le persone faranno proprie è il più grande privilegio e farlo ancora dopo trent'anni è incredibile. Sarebbe molto facile mettere su una band che suoni come gli Oasis. Sarebbe un grande successo, ma non è la mia idea. Specialmente in questo periodo di guerre e altre robe schifose, se sei un artista e puoi creare, dovresti condividere delle cose buone con il mondo, anche solo simboliche, perché potresti far felice qualcuno da qualche parte".

A lui la musica, racconta, agli inizi l'ha persino salvato, quando non aveva nulla, né un lavoro né altro. Se però gli Oasis non fossero arrivati in quel momento, spiega, "ci sarebbe stato comunque qualcuno, perché c'era un bisogno da parte di una generazione di avere una band tutta sua e noi avevamo deciso di essere quella band. Se i Verve ad esempio fossero esplosi tre anni prima forse i ruoli avrebbero potuto anche essere inversi"

L'anno prossimo cadrà il trentennale dell'uscita del primo disco degli Oasis Definitely maybe, ma Noel fa muro riguardo a una reunion col fratello Liam (che riesce a non nominare mai).

"Il 2024 può essere l'anno buono? Per la Champions League? Con Haaland al City tutto è possibile", ribatte ridendo. 

"Ho però ritrovato nel caveau della Sony molti nastri dalle session di Definitely maybe che pensavamo persi e sono fottutamente fantastici. Tutte cose che non avete mai sentito". 

E quindi sì, dai - risponde sarcastico a chi lo incalza - "ci riformeremo, faremo un tour gigantesco e suoneremo in sequenza tutto, pure Morning glory. E anche i Beatles si riuniranno e i Sex Pistols, e John Lennon tornerà dall'altro mondo. Io, però, ho difficoltà nel cercare di ricreare il passato, il mondo è diverso e diversa era quella Manchester negli anni '80 e '90 e noi eravamo costretti a inventarci un mondo tutto nostro dentro la musica. Le classifiche erano dominate dalle band, Oasis, Primal Scream, Verve. Oggi le case discografiche amano le "keyboard bands" che bevono tè, ed è una c... di noia!".

(Repubblica.it, 22 aprile 2023)

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lunedì 6 giugno 2022

La recensione di Repubblica: Liam Gallagher torna a Knebworth per 170mila tra vecchi e nuovi fan

Il cantante si esibisce nel parco che 26 anni fa fece la storia degli Oasis per due date sold out. Come allora sul palco basta la sua presenza statica, immobile, papale e mani dietro la schiena impartisce il verbo

Mentre a Buckingham Palace sfilano i sudditi di Sua Maestà per il Giubileo di platino di regina Elisabetta, qualche chilometro a nord di Londra l'Inghilterra rende omaggio al suo re. Come Liam Gallagher sia tornato a essere la rockstar più influente del Regno Unito è difficile da dire, saranno i tre fortunati dischi solisti e una voce ritrovata che hanno risvegliato un fervore rimasto dormiente in attesa di un motivo per esplodere, sarà il sorprendente seguito di fan della nuova generazione che quando gli Oasis dominavano le classifiche nemmeno erano stati concepiti che rende Knebworth 2022 molto più di un revival per nostalgici. Ma nessuno pochi anni fa avrebbe immaginato che il 3 e il 4 giugno il minore dei Gallagher si sarebbe trovato di nuovo davanti a 170mila persone a mandare due volte sold out Knebworth, dove nell'agosto 1996 gli Oasis tennero i concerti più importanti della carriera. Magari per una reunion, ma da solista? Impossibile. E invece eccolo qua, come 26 anni fa, in luoghi iconici della storia degli Oasis e del Britpop: la stazione di Stevenage dove parte la processione verso la Knebworth House, quell'enorme prato ondulato e in pendenza con là in fondo il palco. E lui immobile, ieratico, sacrale.

Nel '96 i due live a Knebworth degli Oasis furono lo show con più paganti della storia britannica: 250mila persone in due sere, 2.6 milioni cercarono di prenotare i biglietti, il 5% della popolazione inglese. Si può azzardare che se nel '96 eri un inglese tra i 16 e i 40 anni hai tentato di andare a quei concerti. Per alcuni segnò il momento più felice della vita, per molti l'ultimo giorno spensierato prima dell'età adulta. A tutti offrì l'opportunità di sentirsi parte di qualcosa più grande di sé. Ci hanno fatto film, libri, reportage: fu lo show che sancì l'egemonia culturale del Britpop, "lo show che definì una generazione".

Oggi che quella scena non esiste più Knebworth è la celebrazione privata di Liam Gallagher e di quella generazione, che non ha mai smesso di credere in lui, e in se stessa. Ma non solo, perché a raggiungerla è quella dei loro figli, che per questioni di età un concerto degli Oasis non l'hanno mai visto ma nel 2022 sono forse la maggioranza del pubblico di Liam. Come una storia che ricomincia. E allora ri-eccolo su quel palco, cinquantenne, anche se i gruppi spalla non sono epici quanto allora e tra questi solo i Kasabian scaldano. C'è invece come nel '96 il chitarrista degli Stone Roses John Squire a raggiungerlo sul palco per Champagne Supernova: "È grazie a lui che ho formato una band", ricorda il cantante soprattutto alla sua nuova fanbase che sta studiando i classici britannici.

Per alcuni gli Oasis avrebbero dovuto sciogliersi dopo quegli show, all'apice. Mai stata un'opzione per Liam: "È sempre stata una questione di vita o morte, che avrei dovuto fare? Stare a casa a contare i soldi? Fanculo". Per questo Knebworth 2022 è la storia di una resurrezione. Solo otto anni fa il naufragio dei Beady Eye, il progetto post Oasis, meno di mille paganti all'Orion di Roma. Poi il divorzio, problemi di soldi, la depressione per un fallimento musicale che era anche umano: senza una band, senza esser una rockstar, Liam Gallagher non sentiva più di avere uno scopo al mondo. Nel 2017 la svolta: una nuova manager e compagna, una figlia ritrovata, un disco solista di successo. Vederlo nel weekend su quel palco permette a tutti di credere nelle seconde chance, e che se entri a fondo nel cuore di qualcuno ci rimarrai per sempre, nonostante gli errori.  

Nel weekend Londra è un mare che scorre tra bandierine britanniche e stendardi dei reali e il flusso incrociato di fedeli gallagheriani tra chi va alla data del venerdì e chi aspetta quella del sabato. Due tribù che si mescolano tra vie e pub della City, tra tagli di capelli da cosplayer di Gallagher, magliette Oasis e Pretty Green, la linea di moda da lui fondata. Qui tutti parlano come lui, ripetendo cose come "Biblical", "Celestial", "C'mon you know", slogan noti a chi lo segue sui social divenuti parole in codice per riconoscersi tra membri della stessa setta.

E qui tutti lo chiamano per nome, Liam e basta, come uno di famiglia. E forse lo è, non solo per l'immagine di rockstar sbruffona ma vicina alla sua gente che s'è creato in questa fase di carriera, forse l'unico big di cui tra sproloqui, strafalcioni e insulti siamo certi gestisca di persona il profilo Twitter. Ma soprattutto perché è parte delle loro vite, è stato compagno dei sabato sera selvaggi e psicologo nei giorni di depressione, testimone di nozze ai matrimoni e abbraccio ai funerali. "Gli Oasis non sono una band, sono una generazione, sono tutto quel che ci rappresenta", giurano i vecchi fan tra la folla. Quelli più giovani, possono dire lo stesso tramite Liam. Perché gli Oasis per tutti quanti i presenti su quel prato sono Liam, inutile girarci attorno. Noel ha scritto le canzoni, ma Liam ha dato loro un'anima che fa la differenza tra un grande gruppo e uno capace di cambiarti la vita. Il Knebworth del '96 celebrò l'epopea di cinque ragazzi della lower class mancuniana in un anno e mezzo passati dalle case popolari al più grande live della storia inglese. Ma si vestivano come loro, si comportavano come loro, frequentavano i loro stessi pub, parlavano a loro: i giovani adulti della classe operaia, i disoccupati e i rifiutati. E se per la sua gente Noel ha tradito, Liam è ancora il working class hero del rock britannico, in un'alchimia col pubblico che non ha eguali.

Facile magari trovarla coi classici del repertorio Oasis con cui lo show parte a raffica sparando subito carichi pesanti, come la Rock'n'roll Star sintesi dell'iconografia della band e incredibilmente esclusa dalla setlist 26 anni fa, o la sequenza mozzafiato di brani cult con cui si chiude. Meno ovvio riuscirci coi brani da solista che ormai sono stati mandati a memoria da tutti e hanno arruolato alla causa quella nuova generazione di fedeli gallagheriani. L'essenzialità anni '90 della scenografia, qualche luce e il maxischermo, è lì a ricordare che si è di fronte a una delle ultime icone rock. Portare sul palco macchinari alla James Bond stile Coldplay o Muse non è mai mai servito agli Oasis, non serve a Liam, basta la sua presenza statica, immobile, papale. Come sempre, si muove solo per salire sul palco, si pianta dietro al microfono, litiga col fonico per avere più volume nella voce e mani dietro la schiena impartisce il verbo. "Suonavamo negli stadi come fossimo al pub, eravamo la più grande band del mondo e non ce ne fregava niente", raccontava degli Oasis. E se Noel ha scelto altre strade, il pop, la pacatezza, per Liam è ancora la questione di vita o di morte di allora. Mentre sputa i versi finali di Live forever lo fa come fosse l'ultima cosa che farà nella vita. E anche se è questo modo di cantare che gli distrusse le corde vocali, è simbolo della connessione coi suoi fan: essere qui, ora, assieme, è la sola cosa che conta. Poi se deve finire, finirà. Non fosse stato per questo, Liam Gallagher sarebbe stato solo un cantante e gli Oasis solo una band. Ma tra gli sguardi estasiati di Knebworth, gli sconosciuti che si abbracciano, ridono, piangono assieme, persone che nulla hanno in comune ma per 100 minuti sono un'anima sola, è evidente che ci sia molto, troppo, di più.

Luca Bortolotti

Source: La Repubblica





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venerdì 9 agosto 2019

Noel Gallagher a La Repubblica: "Mai più con gli Oasis, non voglio vivere nella nostalgia". E critica Internet e Brexit

In un'intervista a La Repubblica, pubblicata sull'edizione cartacea del 6 agosto del giornale, Noel Gallagher parla a tutto campo ed esclude categoricamente una reunion degli Oasis.

Ecco la trascrizione della chiacchierata.


“Ci sono due momenti fondamentali nella mia vita: il primo è stato fondare gli Oasis, il secondo sciogliere gli Oasis. Ora egoisticamente ribadisco: feci benissimo. La nostra popolarità è decuplicata dopo lo scioglimento. Se fossimo rimasti insieme saremmo una band malinconica della quale nessuno s’interesserebbe più".

“Se mi hanno offerto soldi per una reunion? Solo una volta. In un jazz club londinese un promoter mi ha chiesto: quanto costerebbe un concerto unico? Io ho buttato lì 25 milioni di euro solo per me. Non ha ribattuto. Grazie a Dio non ho bisogno di soldi, mi sono fatto il culo da giovane, anche quando mi sballavo facevamo grande musica. Adesso non ho problemi economici. Quindi non c’è cifra che potrebbe indurmi a una reunion”.

“Fratelli coltelli già allora? Ovvio. Anche peggio. Ma cercavamo di trarne profitto a livello creativo. Col tempo avere a che fare con Liam è diventato logorante. A quel punto ho detto basta. E me ne sono andato”.

“Chi è più ostile all’idea di una reunion? Lui va dicendo che sarebbe disposto; io lo ripeto da dieci anni, neanche morto! Capisco chi lo fa, gruppi rimasti al verde in cerca di un’ultima occasione, ma non è il mio caso. Quindi direi che il più ostile sono io. Se tornassimo insieme sarebbe un fottuto disastro. Lasciamo i rancori sotto la cenere, quel che è stato è stato”.

“Internet ha ribaltato la situazione? Ha rovinato il mondo. Eravamo davvero così messi male prima dell’avvento della Rete? Ne avevamo bisogno? Avevamo la necessità di sapere in tempo reale che cavolo stesse pensando ogni fottuto cittadino del mondo? Di essere informati su cosa questo o quello mangia a colazione? Internet ha distrutto la magia, fatto scempio del mistero, ignorato la privacy. Ma soprattutto ha ucciso l’industria discografica; la gente ha smesso di comprare dischi”.

“Che uso faccio di Internet? Lo odio! Che ha prodotto di buono? Ha dato ai terroristi la possibilità di comunicare attraverso il dark web, ai violenti di bullizzare i più deboli, ai disonesti la possibilità di truffare in un territorio dove non esistono leggi né controlli. Dov’è la luce che ha illuminato la mente umana?”.

“Come mi regolo con i figli? La più grande ha 19 anni ed è ormai fuori controllo. I due piccoli usano il tablet solo per i videogame”.

“Come mi tengo aggiornato musicalmente? Lo faccio quando sono in tour, perché a casa tra moglie, figli, cani e gatti non ho tempo per nulla. Le cose migliori le scopro col passaparola. Non accendo la radio, non leggo riviste musicali. Ora sto riascoltando i vecchi dischi dei Cure. Sono un vecchio fan della band, ma non li avevo mai visti dal vivo prima di quest’anno, al festival di Roskilde, concerto pazzesco. Non mi piace l’heavy metal, e neanche il pop moderno. Preferisco il jazz. Il rap non è alla mia portata. Ho cinquantadue anni, sono un ex fottuto giovane proletario di Manchester, che me ne frega della street culture dei giovani di Baltimora?”.




“Ci sono in giro rocker settantenni in ottima forma, tra cui Dylan? Grazie agli Stones, agli Who e a Paul McCartney, che non hanno mai smesso, anche noi abbiamo una vecchiaia garantita. Senza di loro, sarei giù un prepensionato. Quando iniziai con gli Oasis, ero certo che a un certo punto ci avrebbero dato un calcio nel culo e rimandato a casa. Per quanto mi riguarda, continuerò fin quando le canzoni che scrivo mi sembreranno credibili; quando mi renderò conto di affogare nella nostalgia, ci darò un taglio. Perché continuare? Sarebbe come risposare la moglie da cui hai divorziato, sarebbe come riformare gli Oasis. Il rock funziona se hai sempre una nuova moglie, giovane bella, ahahahah. Prenda Bruce Springsteen, è un eterno giovane perché è un fan del rock, non ha mai tradito i suoi principi, un artista integro. Due anni fa l’ho incontrato per la prima volta a Formentera. Non sono un fan della sua musica, ma ci siamo seduti e abbiamo parlato per ore, è un uomo straordinario. Mi ha riempito di domande su Manchester e sugli Stone Roses. Chi è rimasto in sella è perché ha ancora qualcosa da dire e niente da dimostrare. Ho visto su Netflix il documentario di Martin Scorsese su Bob Dylan (Rolling Thunder Revue, ndr), wow! Ero lì galvanizzato e ogni cinque minuti gridavo: vaffanculo, sei troppo bravo!”.




“Se mi hanno mai chiesto di fare il giudice in un talent show? Due volte, ho rifiutato. I talent sono il regno della pigrizia, tutti vogliono cantare e nessuno ha voglia di imparare a suonare uno strumento, un mare di cover e nessuna canzone originale che meriti attenzione: non le sanno scrivere. Alla fine a trarne profitto sono quelli che forniscono canzonette a quei poveri ragazzi accecati dalla smania di visibilità. Io non conosco nessuna fottuta band uscita da un fottuto talent show che abbia lasciato il segno”.

“Se sono stato d’accordo con l’uscita dall’UE dopo aver disertato le urne del referendum per la Brexit? No. Non ci sono andato perché non riuscivo a credere che qualcuno sarebbe stato così stupido da votare per l’uscita dall’Europa. Il risultato sembrava per tutti talmente scontato che non mi scomodai a lasciare lo studio di registrazione per andare al seggio. Evidentemente non era così. E ora? Rivotare? No, creerebbe un pericoloso vuoto democratico. Ma sono sicuro che, dopo l’uscita, le cose andranno malissimo, tempo tre anni e bisognerà riconsiderare l’intera faccenda. Trovo ridicolo e inutile fomentare una divisione, che è anche diventata rancorosa, tra le due parti. Economicamente nessuno ne trarrà profitto. Odio e divisioni, altro che villaggio globale”.

Trascrizione a cura di oasisnotizie.




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sabato 14 ottobre 2017

"Gli Oasis riuniti non saprebbero far meglio di As You Were, il disco più Oasis da Be Here Now"


Chi ha bisogno di una reunion degli Oasis? Sicuramente non Liam Gallagher. Sicuramente non oggi. Oggi è il giorno della rivincita, della vendetta. Con una campagna stampa tutta giustamente impostata sul livore - "Io non piaccio a Noel e Noel non piace a me", "Noel è una testa di c***o" sono le considerazioni più morbide nei confronti del fratello - As you were, il primo album solista del fratello minore Liam dopo la breve esperienza con i Beady Eye, è un successo. Primo posto nel Regno Unito, dove è il nono album degli ultimi dieci anni a vendere così velocemente. Quarto posto anche in Italia. Pubblicato solo qualche giorno prima del singolo con cui è tornato anche Noel (che ha scelto il compleanno di John Lennon per pubblicarlo), in attesa del suo terzo album. Tutti solisti, tutti di successo, tutti contenti.

E quindi perché sperare tanto nella reunion degli Oasis? Se mai succedesse i due Gallagher sarebbero in grado di realizzare un album migliore di questo As you were? Probabilmente no. As you were è l'oasisismo all'ennesima potenza. Da Don't believe the truth, album che la band di Manchester pubblicò nel 2005, è probabilmente la collezione di canzoni più compatta e più Oasis che uno dei due fratelli Gallagher abbia pubblicato. È la cosa più vicina a un seguito di Be here now che ci sia mai stata. Nel bene e nel male. Di più: è forse l'album che contiene il brano più Oasis dall'epoca dei classici degli Oasis. For what it's worth è una ballata che ricorda inni da stadio come Don't look back in anger e Stand by me.

Ci sono anche l'arroganza di Wall of glass, il glam rock di Greedy soul, le melodie di Paper crown e Chinatown, frutto anche di collaborazioni con produttori infallibili (c'è anche Greg Kurstin che ha firmato Hello per Adele). Al primo ascolto sembrano già note? I ritornelli sapresti già dall'inizio come vanno a finire? Nessuno ha mai detto che gli Oasis fossero i maghi della sorpresa. Il problema non è se queste canzoni sembrano familiari al primo ascolto: il problema è se non arrivano al centesimo ascolto.

Se l'Oasisometro è alle stelle, cosa dice l'altro famoso metro di giudizio per i Gallagher? Il Beatlesometro? Che siamo a un livello altissimo. Lennon sbuca ovunque, McCartney poco meno. Ma questo era nelle regole di ingaggio dal primo giorno. L'importante è che venga usato bene, non quanto sia usato.

E la sua Manchester? Ancora lo ama. Al grande concerto contro il terrorismo One love Manchester è stato una delle star, ospite dei Coldplay, anche se poi il brano simbolo per l'unità della città è diventato Don't look back in anger che, beffa, del repertorio degli Oasis è uno di quelli cantati dal fratello.

Però Liam Gallagher ci piace, perché è un frontman perfetto a modo suo, diretto, semplice, quasi un cartoon, ultimo paladino di quel rock che è rivalsa sociale e status symbol, sempre arrabbiato, però divertente e divertito. Ed è l'egocentrismo fatto music business: As you were non si fa distrarre dalla contemporaneità, in mente ha solo Liam Gallagher, e rilancia ancora una volta il brand Gallagher-litigiosi-Oasis. Con quell'idea del "siamo ancora qui, siamo ancora noi, siamo ancora quelli che quando i pub chiudevano negli anni Novanta si trattenevano fuori a cantare ubriachi noncuranti del vicinato".

Non ha mai chiesto di più, Liam. E niente di più dovremmo chiedere noi a Liam. Questo vuole da lui chi affida la propria fede a Liam Gallagher nel 2017. E questo Liam gli dà. Quindi no, Liam oggi non ha bisogno di una reunion degli Oasis. Domani si vedrà. Tomorrow never knows.

Gianni Santoro

Source: LaRepubblica.it

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venerdì 15 settembre 2017

Liam Gallagher: "Resto fedele a me stesso, senza strategie. Oasis sciolti per l'ego di Noel"

Incontro con il musicista, che debutta da solista e giovedì sera si è esibito dalla Terrazza di piazza Duomo. "Una reunion? Zero possibilità"

di Andrea Morandi

Si può amare oppure odiare, perché è evidente che il personaggio non conosce mezze misure, ma una cosa è certa: Liam Gallagher è rimasto uno degli ultimi veri punk in circolazione, un uomo che non solo è stato capace di sabotare la macchina di sterline su cui era seduto (gli Oasis), ma a quarantacinque anni continua ancora a dire solo quello che pensa, senza filtri o edulcorazioni. Insomma, una rarità assoluta in tempi di frasi di circostanza e politically correct. 

"Ho sempre amato gli Oasis, ma per colpa delle manie di grandezza di qualcun'altro ho dovuto rinunciarci", ghigna Gallagher, seduto al ristorante del Principe di Savoia, a Milano, facendo riferimento al fratello Noel. 

"Lui voleva una carriera solista, il suo ego chiedeva sempre di più e adesso è accontentato. L'aspetto incredibile di tutta la faccenda? Che è riuscito a far ricadere la colpa su di me. E non mi interessa cosa pensano sui social o cosa si dice. Io conosco la verità". 

Otto anni dopo il litigio che fece saltare in aria gli Oasis, il 6 ottobre Liam ritorna con As You Were, primo disco solista nonché il nuovo capitolo dopo l'affossamento dei Beady Eye, la sua seconda band dopo gli Oasis. Questa volta però Gallagher - per la prima volta senza un gruppo alle spalle, dopo venticinque anni - ha fatto tutto da solo, affidandosi a due produttori, Dan Grech-Marguerat e Greg Kurstin (l'uomo dietro a 25 di Adele), e scrivendo dodici canzoni che ha poi sigillato con una sua foto in bianco e nero scattata da Hedi Slimane. 

"In realtà il gruppo ce l'ho ancora, perché suono con dei musicisti sul palco, quindi non cambia nulla. C'è solo il mio nome sulla copertina del disco, invece che quello di una band, ma la mia voce è quella, il genere è quello. Non ho voluto inventare o sperimentare nulla, il suono è quello dei miei dischi preferiti, dei Beatles, dei Kinks, degli Stones, degli Who".

Classe 1972, quattro figli da quattro donne diverse (Molly, Lennon, Gene e la piccola Gemma, che gli è costata il matrimonio con Nicole Appleton) la parabola di William John Paul Gallagher è praticamente un romanzo: nato a Burnage, periferia di Manchester, ultimogenito di una famiglia distrutta da un padre alcolizzato, prima di diventare una rockstar, è stato un adolescente a suo agio più con risse e furti che con i palchi. 

"Sono stato salvato dalla musica, la verità è questa, non so che fine avrei fatto altrimenti. Non dico sarei finito come Kurt Cobain, però le cose sarebbero state molto diverse". Poi, chiuso dentro il suo classico parka color militare, inizia a mimare la reazione che ha avuto all'ascolto dei dischi da solista di Noel: "Ho sentito per caso un pezzo in radio, e mi sono addormentato, sono finito in coma profondo, ho dovuto prendere un caffè all'istante".

Ma vostra madre cosa dice di questo litigio infinito?

"I primi anni ha cercato in tutti i modi di farci riappacificare, di trovare un punto in comune, ma non ci è riuscita. La verità è che io non piaccio a Noel, Noel non piace a me e non credo le cose siano destinate a migliorare. Una reunion degli Oasis? Al momento zero possibilità, a meno che...".

A meno che?

"Il mio disco finisca primo in classifica e lui non riesca più a vendere una copia. A quel punto probabilmente potrebbe esserci una speranza. Sicuramente non accadrà per soldi: nessuno di noi due ne ha bisogno. Comunque nel frattempo mia madre ha iniziato a bere whisky".

Quanti anni ha?

"Settantatré, adesso sta su in Irlanda. Ha la stessa età di Keith Richards? Sì, è vero, ma Richards al confronto è una mammoletta: mia madre è una donna incredibilmente forte, ha cresciuto tre figli a Manchester da sola, ne ha superate di tutti i colori. E poi è molto più cool di Richards".

Perché questo titolo: As You Were?

"Diciamo che è una dichiarazione di intenti, significa che sono di nuovo qui, sono tornato. So che qualcuno mi aspetta, qualcun'altro no, pazienza. E poi mi ricordava You Are Here, il motto di John Lennon, il mio riferimento è sempre quello in fondo, la musica degli anni Sessanta. Sicuramente non farò mai un disco ispirato ai Duran Duran o agli anni Ottanta".

Quanto è cambiato il suo modo di cantare in questi vent'anni?

"In realtà sono sempre io, la mia voce è la stessa, a volte mi viene facile farlo, a volte no, ma per me cantare significa essere vivo, mi tira fuori tante cose dal petto, da dentro. È una forma di liberazione".

Se ripensa agli anni degli Oasis ha rimpianti?

"Rimpianti? No, nessuno. Dal punto di vista personale sì, troppa cocaina, troppo alcol, ma dal punto di vista musicale? No, nulla da rimproverarmi. E oggi il mio obbiettivo è rimanere fedele a me stesso, sono sempre la stessa persona che ha iniziato negli anni Novanta con gli Oasis, nessuna strategia di marketing, nessun giochetto per rimanere in cima o finire primo in classifica. Non sono così disperato, fortunatamente".

Lo scorso giugno ha cantato a Manchester dopo l'attentato al concerto di Ariana Grande. Che effetto le ha fatto?

"È stato emozionante, intenso e anche triste. Mi hanno chiamato e sono andato subito, è stato un modo per rendere la gente felice, anche solo per un attimo, anche solo con una canzone. Non è un momento facile, ma non credo a chi dice di continuare tutto, andare avanti. Non è facile quando dei ragazzi vanno a un concerto e vengono fatti saltare in aria".

Cosa pensa della Brexit?

"Non lo so, sono onesto, non ho un'opinione a riguardo. Se penso all'Inghilterra però, non la sento come una cosa mia o della mia famiglia: viviamo tutti sotto lo stesso cielo".

Source: La Repubblica

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domenica 9 dicembre 2012

Leggi Noel Gallagher su La Repubblica: "Mi restano due cose: la musica e il Manchester"

Ecco la scansione dell'intervista a Noel Gallagher pubblicata oggi dal quotidiano La Repubblica. Altre scansioni riguardanti i Gallagher a questo indirizzo.

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martedì 10 aprile 2012

Rileggi l'intervista a Noel Gallagher su La Repubblica del 15 marzo

Scansione dell'intervista a Noel Gallagher pubblicata su La Repubblica del 15 marzo 2012.

Clicca sull'immagine per ingrandire.



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lunedì 28 novembre 2011

Sfoglia Noel Gallagher su Il Venerdì di Repubblica

Scansione dell'intervista a Noel Gallagher pubblicata sul settimanale Il Venerdì di Repubblica l'11 novembre 2011. Enjoy.

Nei link qui sopra, sotto la testata del blog, trovate anche gli articoli pubblicati su Rolling Stone e Max.



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sabato 1 ottobre 2011

Sfoglia l'articolo su Noel Gallagher su XL di Repubblica

Scansioni dal numero di ottobre della rivista XL. Clicca per ingrandire.

Vedi anche Tutti gli articoli su Noel Gallagher sui giornali italiani e Noel Gallagher su Rolling Stone Italia e Rolling Stone Spagna




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Tutti gli articoli su Noel Gallagher sui giornali italiani

Rassegna stampa completa: tutti gli articoli su Noel Gallagher pubblicati sui quotidiani italiani il 27 e il 28 settembre 2011 scansionati per voi.

Clicca per ingrandire.

Vedi anche Noel Gallagher su Rolling Stone Italia e Rolling Stone Spagna





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martedì 27 settembre 2011

Noel Gallagher dopo gli Oasis: "Ho voluto fare qualcosa di diverso"

MILANO - Per la generazione dei venti-trentenni di adesso Noel Gallagher è un po' come John Lennon per quelle precedenti: il leader di una band che ha rivoluzionato la musica, con sonorità aperte e ariose, testi che parlavano di amore, sogni, speranze, e che poi ha distrutto tutto di colpo. Ma lui non sembra curarsi troppo né di quello che ha rappresentato né degli Oasis stessi, verso i quali ha un misto di nostalgia ("siamo stati una grande rock band, forse l'ultima grande rock band che dovevi andarti a vedere allo stadio, adesso con Internet è cambiato tutto") e distacco ("una storia finita"). E preferisce parlare del suo esordio da solista, Noel Gallagher's high flying birds, in uscita il 18 ottobre.

Parliamo del titolo ad esempio. Questi "uccelli che volano alto" volano alto rispetto a cosa? Ai pettegolezzi? Alle liti con suo fratello Liam che hanno ucciso gli Oasis?
"In effetti è solo una frase che mi piaceva come suono. Poi se lei vuole scrivere che volo alto rispetto ai pettegolezzi prego, non mi oppongo".

Gli Oasis si sono sciolti in due anni fa dopo anni di litigi. Non si è pentito di aver fatto il solista solo ora?
"No, gli anni scorsi ho avuto abbastanza da fare, e cose molto importanti. Sono felice così".

Gli altri del gruppo ora si chiamano Beady Eye. Ascoltando il loro primo disco e il suo, sembra che loro siano molto più fedeli alle sonorità brit-pop che avevate lanciato.
"Se lo dice lei... No, è vero, loro sono restati un gruppo rock. Io ho voluto fare qualcosa di diverso. Non so diverso in cosa, esattamente. Primo, perché io non so analizzare bene le cose che scrivo, sono troppo coinvolto e poi io non conosco gli accordi, non conosco la musica. Secondo, perché questo disco è nato in sala di incisione giorno dopo giorno. Sa, io non ho mai idee precise per le canzoni: mi metto lì e suono e vedo cosa viene fuori. Ma mi pare che sia venuto bene".

Di stile Oasis però c'è poco, giusto "(I wanna live in a dream in my) Record machine". Per il resto c'è un po' di tutto, dal ragtime ("The death of you and me") alla dance ("Aka... What a life!"). Voglia di cambiare?
"Guardi, competenze tecniche non ne ho. Si vede che è quello che mi veniva in mente in quel momento. Non è mica facile avere l'ispirazione, sa? Io su 365 giorni dell'anno per 300 non ho mezza idea, e magari ho mille spunti diversi negli altri".

Leggendo i testi si ha l'impressione di una persona molto malinconica.
"Non sono testi personali, anche perché credo che non interesserebbero a nessuno. È vero, io scrivo in prima persona, ma è un io impersonale, in realtà parlo di lei".

Me?
"Lei per modo di dire: lei ascoltatore. Chiunque sente la canzone deve avere l'impressione che quell'io è lui stesso, come se la cantasse in prima persona".

È vero che ha già pronto un nuovo disco?
"Sì, l'ho registrato in contemporanea con questo assieme al duo dance inglese Amorphous Androgynous. Sono versioni psichedeliche di mie canzoni, vecchie e nuove, comprese alcune di questo album. E non è stato facile suonare in continuazione lo stesso accordo per interi quarti d'ora, come mi chiedevano: ho avuto la tentazione di mandarli al diavolo. Ma il risultato è bellissimo. Pensavamo di farlo uscire prima di questo, invece uscirà dopo".

A proposito di cose tenute nel cassetto, l'ultima canzone di questo album è "Stop the clocks". Finalmente!
"Già, era una decina d'anni che era lì, l'avevamo incisa anche con gli Oasis, ma mancavano le mie parti vocali, avevo sempre molto da fare. Adesso sono un altro rispetto a quando l'ho scritta. Ho tre figli e una moglie. Ma ho detto che meglio farla uscire finché sono ancora vivo. Anche se non ho in cantiere di morire".

Da accanito fan del Manchester City è contento di Balotelli?
"Da matti. È un calciatore è di valore mondiale. Grazie anche a lui lotteremo fino alla fine con lo United. Se dovessi scegliere, spero più nel campionato che nella Champions League".

Ma Balotelli ha atteggiamenti un po' sopra le righe, diciamo così.
"Vero, ma ne ho avuti anche io. E poi è giovane, va capito. Diciamo che assomiglia un po' a mio fratello, per certi aspetti".

Già che ne parla lei, affrontiamo l'argomento. Come va con suo fratello?
"Con Paul? Benissimo, ci sentiamo spesso, parliamo, ci vogliamo bene, è un vero gentleman. E se per caso invece si riferisce all'altro fratello, beh non ho rapporti".

Non teme che i rapporti tra i suoi tre figli possano essere come i vostri?
"Mi spiacerebbe molto. Ma se mai formeranno un gruppo rock credo che sarà inevitabile".
Ma una reunion degli Oasis è impossibile?
"Senta, tutte le reunion sono fatte per soldi. Quindi se ci arrivasse un'offerta clamorosa e pazzesca perché no? Ma diciamo che escludo che possa accadere quest'anno".

Anche perché adesso deve affrontare un tour: il 28 novembre sarà all'Alcatraz di Milano. Che concerto dobbiamo aspettarci?
"Appena avrò pensato la scaletta gliela mostrerò con piacere. Di certo suonerò molte cose scritte da me, e credo capisca benissimo cosa intendo".

Quindi continua a sentire suoi gli Oasis?
"Certo, siamo stati una grande band, ho vissuto dei momenti eccezionali. Poi ovviamente tutto passa, ho 45 anni e non posso essere più il ribelle di una volta, sarebbe ridicolo. E per lo stesso motivo non posso più fare rock, adesso sono più intimista. Il rock e le altre musiche che vanno adesso, come hip hop e dance, è giusto che siano fatti da altre generazioni".

Spesso quando le band si sciolgono i suoi ex componenti hanno meno successo: questo la spaventa?
"No, so che sarà così. Non è pensabile che io o loro possiamo ripetere il successo degli Oasis. Io ho avuto la fortuna che i Beady Eye siano usciti prima di me, così so che reazioni dovrò aspettarmi per questo disco. Credo che venderò come loro".

Ora si sente libero?
"Per come può sentirsi libero uno che ha tre figli, che si è sposato due settimane fa e che convive con lo show business".

Durante il boom del brit-pop lei fu ricevuto da Blair a Downing Street: andrebbe anche a trovare Cameron?
"Proprio no. I Conservatori non mi piacciono. Ma non mi piacciono neanche i laburisti adesso, nessuno di loro rappresenta più il popolo. Ma gli anni Novanta sono irripetibili, musicalmente e anche politicamente".

(La Repubblica)


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lunedì 30 maggio 2011

Liam Gallagher: "Addio agli Oasis. Con i Beady Eye oggi sono libero"

"In questo posto si sono dimenticati di costruire tetto e finestre". Liam Gallagher si aggira nei cunicoli che fanno da camerini all’Arena di Verona, dove è ospite dei Wind Music Awards con la sua nuova band, i Beady Eye: l’8 di giugno saranno dal vivo al Saschall. Nonostante l’afoso e appiccicoso pomeriggio veronese, veste un giubbottone da marinaio di panno pesante; il ciuffo che gli cade sulla fronte nasconde occhi blu profondo ed uno sguardo che smentisce la fama dell’ex Oasis: bizzoso, cattivo, così insolente da mandare su tutte le furie il fratello Noel e determinare lo scioglimento di una delle rock band inglesi più amate degli ultimi venti anni. Macché. Seduto su un divano, in mezzo a posticce statue egizie rimanenza di qualche vecchia Aida, Liam appare gentile, sorridente e curioso come un bambino eccitato dalla prestigiosa location. Un bambino che cerca l’immortalità attraverso la canzone.

L'album Different Gear, Still Speeding è l’opera prima di una band famosa ancora prima di essere nata. Questo ha condizionato il modo di lavorare suo e del gruppo?
"No. Per me è stato come ricominciare, scrivere un nuovo inizio. Certo, la cosa buona è che ci conosciamo tutti, lavoriamo da tempo insieme, praticamente siamo gli ultimo Oasis senza Noel e questo ha senza dubbio facilitato la lavorazione dell’album. D’altronde, saremmo stati troppo vecchi per scegliere nuovi musicisti".


La sua voce è diversa rispetto al passato. Sembra cresciuta, maturata, è più ariosa, non è più prigioniera di codici che sapevano di dèja vu.

"Non è stato un cambiamento volontario o studiato. Mi è venuta così, e credo che questo scarto dipenda dal fatto che stavolta non sono entrato in studio all’ultimo momento per cantare pezzi scritti da un’altra persona, ma ho seguito la lavorazione del disco fin dalla sua gestazione, c’è molta farina del mio sacco, e questo mi ha dato una maggiore consapevolezza. E poi la nostra musica non è solo fottuto rock chitarristico, non dobbiamo rispettare quella la percentuale di rock e di ballate che era alla base degli album degli Oasis, sennò il pubblico s’arrabbiava. Qui andiamo liberi. E ognuno dà il suo contributo".

Come scrive?
"In solitudine. Aspettando che siano la musica e le parole a cercarmi. Dannandomi sui testi soprattutto: sono la cosa più difficile. Per scrivere un pezzo ci metto anche dei mesi. Non è mai buona la prima".

Nelle canzoni di Different Gear, Still Speeding sembra tornare più volte un certo sentimento del tempo.
"C’è la voglia di eternità e la consapevolezza che non si può essere eterni, che prima o poi tutto questo finirà. Però ci saranno le tue canzoni a farti sopravvivere nel cuore della gente. Almeno spero. I pezzi dell’album arrivano tutti dal cuore: c’è una ricerca spirituale, un viaggio all’interno dell’anima".

Che rapporto ha con il passato?
"Se per passato intende gli Oasis, non rinnego niente. Ho voluto bene a quella band, e continuo a volergliene. E non sono cambiato. Lavorare con i Beady Eye è come avere avuto un figlio da un’altra moglie. Se invece intende la vita trascorsa, ne sono il prodotto, ma guardo avanti".
Molti hanno definito il vostro album "vintage".

"Mica mi offendo, anzi, ne sono felice. Gli anni Sessanta e Settanta sono stati il periodo migliore per il rock. Diciamo cose rivolte alla gente d’oggi con un suono che sa di passato".

Negli anni Novanta la sua città, Manchester, fu terreno di felice incontro tra rock e suoni elettronici, dance, con gruppi come Stone Roses e Happy Mondays. Lei però è sempre rimasto indenne da quel tipo di commistione.
"A me piacciono il rock fatto dalle chitarre. La mia voce su una base elettronica fa letteralmente schifo. Produce lo stesso effetto di un gelato farcito di patatine fritte".

Un pezzo dell’album s’intitola Beatles and Stones.

"Sono i due punti fermi della mia vita, due gruppi che ascolto ancora oggi, legandoli a miei modi d’essere: ci sono giorni in cui mi sento Beatle, altri in cui preferisco essere Stone. Il bello di queste due band che hanno avuto successo senza mai perdere di vista la qualità. Avrei voluto essere uno di loro. E mi piacerebbe che un giovane rocker, fra trent’anni, dicesse: avrei voluto essere un Beady Eye. Sto lavorando per questo. Per entrare nella storia. Oggi se ascolti le radio non senti più canzoni come quelle di quarant’anni fa, gli Who, i Kinks, quelle cose lì. Ma solo robaccia".


E a proposito di questo, lei non ha mai risparmiato critiche feroci sui gruppi di oggi. I Radiohead, ad esempio.
"L’ho detto e lo ripeto: King of Limbs fa schifo. Ma tanto è inutile: qualunque cosa faccia Thom Yorke, la critica lo premia con le cinque stelle".

Lei teme la critica?
"A me basta che la nostra musica piaccia alla gente, e che sia il risultato di ciò che vogliamo fare. Se poi la stampa ha qualcosa da ridire, faccia pure. S'ingegnino pure a trovare citazioni, rifarimenti, scopiazzature. La vita è troppo breve per fare roba che soddisfi i Soloni della musica".

Non ha mai nascosto la sua venerazione per John Lennon, fino a chiamare Lennon uno dei suoi figli. Cosa le piace di lui?
"Il naso. Scherzi a parte, adoro la sua voce: quando canta, quando parla, quando sussurra, quando grida. Mi piace il suo modo d’intendere la vita, la scrittura".

Ha mai avuto paura di finire vittima del fanatismo?
"L’unico mio terrore è morire dal ridere per il solletico. Una tortura bella e buona. Non credo che sulla faccia della terra ci sia una persona, una sola, disposta a spararmi. E poi John non è mica morto. Vivrà sempre finché ci sarà chi lo ricorderà, chi canterà le sue canzoni, chi gli renderà omaggio".

In effetti il primo singolo del vostro album, The Roller, sembra un plagio di Instant Karma.
"Macché. È un omaggio. Appunto".

A che punto è il film che sta producendo sulla Apple Corps, l’azienda dei Beatles che fu etichetta, casa di produzione di film, casa editrice?
"Non mi piace la parola produttore, non mi si confà. Ho semplicemente avuto un’idea: fare un film su questo aspetto dei Fab Four. E voglio che sia l’opera cinematografica più bella su di loro. Un monumento. Ovviamente".

30 maggio 2011

(firenze.repubblica.it)

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martedì 29 marzo 2011

"Adesso chiamateci Beady Eye". Gli Oasis ripartono senza Noel.

LA BAND

Il gruppo rifondato dopo il litigio dei due Gallagher fa tappa a Milano per il tour europeo. Stesse sonorità, ma nessun rimpianto per il passato: "Eravamo forti, ma quella storia è finita". E Liam racconta: "Con mio fratello non ci vediamo più, ma so che non durerà per sempre. Purtroppo".

di Luigi Bolognini

MILANO - Come sono bravi questi Beady Eye, sembrano gli Oasis: stessa musica aperta, positiva e ottimista, ariose schitarrate senza cupezze, nel più puro stile brit pop, il genere con cui band come appunto Oasis, Travis, Coldplay, Verve, Blur hanno segnato un'epoca da metà anni Novanta. Ma se i Beady Eye sembrano gli Oasis è perché sono gli Oasis. Però depurati della scoria radioattiva, ovvero Noel Gallagher, che ha abbandonato il gruppo in un tempestoso pre-concerto a Parigi, nell'agosto 2009. Dopo aver probabilmente festeggiato, i quattro superstiti (il fratello-coltello Liam, Gem Archer alla chitarra, Andy Bell al basso e Chris Sharrock alla batteria) non ci hanno pensato troppo: hanno cambiato nome e continuato a fare musica. Il loro primo disco "Different gear, still speeding" (ovvero, diversa marcia ma sempre veloci) è uscito da poco, ora sono già in giro per l'Europa con un tour che ha toccato Milano nei giorni scorsi e tornerà in Italia il 9 luglio per l'Heineken Jammin' Festival di Venezia.

Partiamo dal nome, che significa?

"Letteralmente 'occhi a spillo', cioè un invito a stare attenti, a guardarsi intorno cauti. In realtà l'abbiamo scelto perché ci piaceva il suono e quando lo abbiamo immaginato su poster e copertine di dischi ci pareva che stesse bene. L'importante era cambiare. Gli Oasis sono stati una gran cosa, ma sono finiti. Non facciamo neanche le loro canzoni ai concerti, solo le nostre".

E i fan come prendono il fatto di non ascoltare "Champagne supernova", "Don't look back in anger" e le altre canzoni che hanno reso celebri gli Oasis?

"Benissimo. Perché le canzoni dei Beady eye sono appena uscite, quindi sono curiosi di ascoltarle dal vivo, per molti sono nuove, quindi le vecchie il pubblico neppure ce le chiede. Gli piacciono molto, a quanto pare, ma quelle del prossimo disco saranno ancora meglio: queste sono ancora molto Oasis, d'altronde molte sono state composte in quel periodo".

Gli Oasis si sono sciolti nell'agosto 2009, il vostro tour è iniziato adesso. Vi è mancato il palco?

"Sì e no. In effetti Noel se n'è andato quando stava finendo un tour dopo il quale saremmo stati in pausa dai concerti per cinque anni. Quindi in realtà l'astinenza è durata molto meno del previsto".

Liam, sappiamo che non ama domande su suo fratello. Però dobbiamo chiederle cosa sia successo davvero tra di voi.

"Niente di particolare, davvero. Una discussione banalissima su neppure ricordo cosa. Ma è stata l'ultima, la corda era quasi spezzata e quello è stato lo strattone finale. Doveva succedere, visti i rapporti tra noi, è successo. Meglio così. Non ci sopportavamo, parlavamo solo sul palco e in sala incisione, poi ognuno andava per la propria strada. Non ci siamo più cercati. Ma so che non potrà continuare così in eterno e prima o poi ci parleremo di nuovo, purtroppo".

Nel disco c'è una canzone "Four letter word", che parla di qualcuno che se ne va, di scelte di orgoglio. E guarda caso Noel è una parola di quattro lettere, come dice il titolo.

"Già, un bel caso. Ma ci sono tante parole che hanno quattro lettere. Anche love. E in inglese "four letter word" è un modo per indicare una parolaccia senza dirlo. Probabilmente anche voi in italiano avrete una parolaccia di quattro lettere, e anche in altre lingue è così. Insomma, pensate quello che volete".

Liam, lei è di Manchester ed è tifoso del City. Contento della squadra? E di Balotelli?

"Sì, contento. Mi sembra che stiamo facendo un bel campionato. Se riusciamo a entrare in Champions League sarà anche meglio, ma abbiamo fatto vedere un bel calcio. Balotelli mi piace molto, anche se è criticatissimo. Se riuscirà a mettere la testa a posto diventerà uno dei più grandi in circolazione".

Se.

"Certo, se. Indubbiamente ha dei problemi, credo che non abbia avuto un'infanzia facile. Ma mi piace anche perché è un ragazzo del popolo, lo capisco".

Chiusura con la musica. Complessi e cantanti preferiti dell'ultimo mezzo secolo?

"Beatles. Rolling Stones. Stone Roses. Who. Ah, e i Beady Eye".

La Repubblica
29 marzo 2011


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lunedì 17 gennaio 2011

Ecco l'intervista a Liam Gallagher su Repubblica di oggi

Su La Repubblica di oggi c'è un intervista a Liam Gallagher dal titolo "Ecco come dominerò l'impero del Rock!". Segue una discutibile recensione.

Grazie a Stefano Crepaz per la segnalazione. Ecco la scansione. Clicca per ingrandire.

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