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mercoledì 31 maggio 2023

Trent'anni fa lo storico concerto che lanciò gli Oasis. Così è nata la band dei pionieri del brit pop

Il 31 maggio 1993 da una rissa mancata in Scozia partì l’avventura del leggendario gruppo dei fratelli Gallagher. Oltre 30 milioni di dischi venduti. I successi che hanno segnato gli anni '90.

Mai fidarsi della primavera scozzese. Alle sei di pomeriggio, a Glasgow, con il sole ormai sparito dietro ai palazzoni della stazione, i 23 gradi di mezzogiorno sono soltanto un ricordo. A notte inoltrata, quando lo sciame di ragazzi e ragazze riemerge dalla cantina del King Tut's Wah Wah Hut, lo storico locale seminterrato del civico 272A, l’aria fredda che li schiaffeggia dice 8 miseri gradi. Sono tanti, eppure solo una dozzina di loro, qualche anno dopo, potrà vantarsi di avere assistito a un evento mitico della storia del rock recente. Trentuno maggio del 1993, 30 anni fa esatti: in quella sera scozzese, da una rissa mancata, sono nati gli Oasis.

Famosi per caso

Oltre 30 milioni di dischi venduti, pionieri del brit-pop che tanti proseliti avrebbe fatto nel mondo, di diventare famosi così, in un lunedì sera di primavera così lontano da casa, non l'avrebbero mai detto probabilmente neppure loro. Di certo non Liam Gallagher, il cantante della band, che a un certo punto qualche mese prima aveva accettato di fare entrare nel gruppo con il grado di leader, suo odiato, amato (ma forse più odiato) fratello maggiore Noel, condannando la band ad anni di litigi, a botte da orbi, concerti lasciati a metà e pranzi di Natale da incubo in famiglia, sotto allo sguardo preoccupato di mamma Peggy ,e al tempo stesso firmando il proprio assegno in bianco per il successo mondiale. Rissosi e genuini, egocentrici e geniali, questo sono stati gli Oasis. E quella sera del 31 maggio 1993 hanno mostrato per intero quel loro carattere, arrivando a un passo dal menarsi con il buttafuori. Sarebbe successo, qualcuno avrebbe chiamato poliziotti, e noi non li avremmo mai conosciuti. E invece eccoci qua.

Genesi di un successo

Perché fare a botte? Sembra di vederli. Metà pomeriggio: dalla duna di St. Vincent street, che dai quartieri alti degrada verso il fiume, si materializza un vecchio furgone scassato preso a noleggio. Parcheggia in divieto sul lato della strada davanti al locale, ne scende un ventiseienne in jeans e camicia bianca. Di fianco a lui un ragazzino in tuta. Si stiracchiano sotto allo sguardo curioso del buttafuori del King tut’s, fanno il giro del furgone, aprono il portellone e, anziché tirar fuori degli strumenti, lasciano spazio a una successione inaudita di gente stipata lì dentro. Due, cinque, sette: alla fine sarà una dozzina di loro coetanei. Si tratta del resto della band e dei loro primi ‘produttori’. Ovvero gli amici del pub che, la sera prima, hanno acconsentito ad autotassarsi per permettere loro di affittare il mezzo che li avrebbe portati a Glasgow a esibirsi... a patto che, ovvio, “veniamo anche noi”.

Tutta colpa di Debbie

Anche il concerto d’altronde era arrivato per caso. Debbie Turner, la cantante delle Sister Lovers, la band che provava nella saletta di fianco a loro, a Manchester, era andata da Noel una sera tutta contenta per dirgli che il lunedì successivo, 31 maggio, avrebbero preso parte a una serata al mitico King Tut's di Glasgow. “Beh, venite anche voi, no?”. Noel lo aveva comunicato agli altri, poi insieme, la sera al pub, si erano inventati la raccolta fondi per il furgone. Debbie, per contro, ne aveva a sua volta parlato con i Boyfriends, l’altra band che si sarebbe esibita quella sera. Lì è nato il malinteso. Qualcuno pensò che qualcun altro avrebbe chiamato gli organizzatori per avvertirli che i gruppi sul palco, quel lunedì 31 maggio, sarebbero stati quattro e non tre. In realtà nessuno lo aveva fatto, ed è il motivo per cui, arrivati da Manchester, nel tardo pomeriggio, dopo un viaggio di quattro ore, i Gallagher e soci si sentirono dire che no, nessuna esibizione era prevista.

Bomba o non bomba

“Noi siamo gli Oasis, dobbiamo suonare”. “In lista non ho nessun Oasis”. “Senti amico, devi lasciarci entrare, siamo venuti da Manchester per questo”. “Per quel che mi riguarda potete tornarci o andarvene a quel paese”. Fino a qui è cronaca. Da questo punto della storia in poi, però, le testimonianze divergono. La tesi imperante è che i manchesteriani, sempre più irrequieti, di fronte al diniego abbiamo dato in escandescenze e - complici del loro numero (almeno una dozzina di supporters più i cinque membri della band) abbiano iniziato a farsi violenti. A quel punto i gestori del locale, pur di evitare una rissa, avrebbero ceduto a farli suonare in apertura. Noel Gallagher ha più volte smentito questa tesi, e così hanno fatto anche i membri dei Boyfriends. Una tesi che non si regge, a parer loro, più per l’anatomia dei fatti in sé che per motivazioni etiche. Come avrebbero potuto dei ragazzini di Manchester menare le mani in trasferta, in un locale di Glasgow, e sperare poi di farla franca? La seconda versione, dunque, è più accomodante. Di sicuro la discussione accesa col buttafuori ci fu. Poi Noel chiese di mandare a chiamare Debbie Turner delle Sister lovers. A lei spiegò il problema e Debbie lo condivise con i Boyfriends, il cui batterista conosceva Noel per aver lavorato con lui come tecnico degli Inspiral Quartet. I due gruppi iniziarono a fare pressioni sugli organizzatori che, però, rimasero irremovibili: lo spazio per un’altra band non c’è. Poi sensi di colpa per aver preso in giro quei ragazzi, arrivati da Manchester con i soldi raccolti grazie a una colletta, ebbero la maggiore. Così le tre band in scaletta a ridosso del concerto si ritirarono sull’Aventino: o c’è spazio anche per gli Oasis, oppure non si esibirà nessuno, e addio incassi per il locale. Un compromesso, alla fine, si trovò: tutti avrebbero rinunciato a un brano così da raggranellare il tempo per far suonare tre pezzi in apertura di serata a quei ragazzi senza arte né parte. Gli Oasis entrarono. Guadagnarono i camerini, il diritto a stappare una birra e a salire sul palco senza aver neppure fatto un sound check. Ma tanto sarebbe bastato per fare la Storia.

Anche l’amore ci mette lo zampino

Sfatti, scombinati, confusionari. A inizio serata gli Oasis sono davvero sul palco. Liam Gallagher se ne sta in tuta, Noel si guarda attorno finto-annoiato, Paul ‘Bonehead’ Arthurs e gli altri accordano gli strumenti nervosi. Hanno tre pezzi in croce, e uno di questi non è neppure loro, ma una cover dei Beatles, “I am the walrus”. Dall’altro lato del palco, nella sala semivuota a inizio serata, ci sono i loro amici che fanno bisboccia ma, al di là di loro, un altro pugno di persone o poco più. Nulla di ciò sembrerebbe, a ben guardare, un appuntamento col destino. Per diventarlo dovrà metterci lo zampino l’amore. Anzi, meglio: il risentimento. Quello di Alan McGee, produttore della Creation Records, etichetta dalle alterne fortune. Dalla sua ha dischi osannati dalla critica, contro di lei il fatto che quegli stessi dischi venivano poi venduti zero, anzi, meno che zero, con grandissimo dispendio di soldi ed energie. L’ultimo tonfo è stato ‘Loveless’ dei My bloody valentine. Un disco-cardine, scintillante ancora ora, che pure stentò nei negozi.

Toccare il fondo per risalire

McGee in quel 1993 ha dovuto cedere metà della proprietà della sua etichetta alla Sony e le fortune, no, non stanno girando dalla parte sua. Neanche quelle d’amore, si diceva. Debbie Turner, proprio la cantante delle Lovers sisters, lo ha appena mollato. Motivo per cui il produttore non ha alcuna intenzione di presentarsi quella sera al King tut’s, dove è di casa. Se alla fine deciderà di andare sarà, per sua stessa ammissione, esclusivamente per farle dispetto. L’idea è quella di piazzarsi sotto al palco, a fissarla negli occhi durante l’esibizione, per metterla in imbarazzo e soggezione. Lo decide all’ultimo, in ogni caso. E quando entra, la serata è appena iniziata. Sul palco c’è una band di personaggi assurdi che sta suonando una canzone dei Beatles facendo una gran confusione tra chitarre distorte e colpi di batteria. McGee osserva il cantante, un 21enne in tuta, così anti-personaggio da risultare perfettamente artistico. Ne vede del buono: ci vuole del fegato a salire su un palco davanti a 20 persone scarse e martoriare la canzone di dei mostri sacri come i Beatles mantenendo l’aplombe di chi si sente ancora in sala prove. Il produttore chiede al fonico. Chi sono? “Dei tizi di Manchester che non erano neppure previsti”. “E chi è il loro manager?” Il fonico scoppia in una risata: “Questi è già tanto se posseggono degli strumenti”. McGee alza le spalle. Per lui, in fondo, è soltanto meglio.

Adesso manca solo uno sbruffone

A fine concerto il produttore si presenterà da loro nei camerini. “Chi è il capo, qui?”. Tutti indicano Noel pensando a qualche rogna. Il chitarrista si avvicina al tizio, birra in mano, e ne ascolta il discorsetto. Siete bravi, vorrei produrvi. Avete dei brani? Un demo? Gallagher lo osserva per tutto il tempo convinto che si tratti di uno scherzo, di un tiro mancino dei suoi amici là fuori. Aspetta il momento in cui il tizio si tradirà, e inizierà a non sapere più cosa dire, oppure si metterà a ridere, e a quel punto si sentirà autorizzato a sferrargli un pugno sul naso. Ma McGee si fa serio. Vuole davvero un demo e Noel, nel dubbio, sta al gioco. Così prenderà i suoi contatti e il giorno dopo gli manderà il nastro delle loro prove in sala. La risposta che arriverà sarà una busta con dentro i biglietti del treno per Londra: “ho ascoltato il demo, parliamone”.

I treni per Londra

Gli Oasis si presenteranno titubanti. “Avete buone carte, ma servono anche delle canzoni, quante ne avete?”. Noel zittisce i suoi colleghi, parla lui. Esagera: “Abbiamo un disco intero, è già pronto”. Bonehead, il chitarrista, riporterà per anni il panico di loro quattro di fronte a quella menzogna di Noel. Ma non può fare tutto il destino. A un certo punto serve qualcuno che ne sappia cogliere gli aiuti e ci metta del suo. Così i cinque lasciano lo studio della Creation Records con un contratto firmato e l’impegno a registrare subito un disco di brani propri. L’unico sereno è Noel, a lui tutto fa paura, nella vita, fuorché scrivere canzoni. Eppure ci vorrà più di un anno. Un taglia e cuci a cui quei ragazzini non erano abituati. Quando il disco sarà pronto, per scherzare sopra a quel senso di precarietà che li aveva accompagnati lungo tutto il percorso, lo chiameranno ‘Definitively Maybe’, ovvero “sicuramente forse”. Dal 29 agosto 1994, giorno della sua uscita, quell’album non avrebbe più smesso di vendere. Lo fa tuttora, con gli Oasis sciolti ormai da quasi quindici anni. A ricordarci di come la creatività, in fondo, sia un fiore spontaneo. Che nasce e cresce per una coincidenza incredibile di fattori casuali. E ad almeno un monito per buttafuori, organizzatori, produttori&Co. Uno tra tutti, che dovrebbe essere ancora oggi l’inno alle possibilità di espressione: non prendere mai sottogamba un gruppo di ragazzini che sembrano sapere il fatto loro, al punto di presentarsi con un furgone in affitto a centinaia di chilometri da casa pur di suonare. Prenditi il lusso di vederli sul palco. Magari non se ne fa nulla. Oppure scopri gli Oasis.

Simone Arminio (Quotidiano.net)

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domenica 11 dicembre 2022

Intervista a Daniele Groff: "Io folgorato a vent'anni dagli Oasis, le ultime grandi icone. In Definitely Maybe c'era tutto"

I microfoni di OasisNotizie hanno raggiunto il cantautore italiano Daniele Groff, grande conoscitore del mondo musicale e “mad fer it” come tutti noi.

Daniele, da dove nasce la tua passione per gli Oasis?

“Io provengo dal mondo della musica classica che ho studiato con grande passione. La musica pop/rock è arrivata dopo, quando ho avuto la necessità di “evadere” ed a 18 anni sono andato in moto in Inghilterra da solo a fare un viaggio. In quel momento, i Gallagher non avevano ancora fondato gli Oasis ma ho avvertito, in quegli istanti, un’atmosfera ed alcune sensazioni in cui mi ritrovavo, un po' come in una reincarnazione, e che anticipavano comunque le sonorità di Liam e Noel.

Poi quando ho iniziato a scrivere le mie canzoni qui a Trento ed iniziavano ad uscire i pezzi degli Oasis, sono rimasto folgorato perché univano la melodia “dura” alla Beatles ad un sound “sporco” molto rock ed altrettanto carico che ha colto nel segno, rappresentando forse l’ultima delle grandi icone del mondo musicale degli ultimi anni, insieme ai Nirvana.

Personalmente, mi sento proprio il connubio tra questi mondi, quello del britpop e del grunge, un sound molto avanti per l’Italia di allora. Ed io amavo questi suoni: per me 20enne rappresentava veramente una folgorazione ed il mio primo disco è fortemente ispirato agli Oasis. E voglio, in tal senso, raccontarvi un aneddoto: ho incontrato i Gallagher in hotel a Roma quando ero in Sony, stavo parlando con Liam Gallagher al bancone, dopo averci introdotto il discografico che disse loro che avevo portato il sound degli Oasis qui in Italia. Io espressi a Liam il fatto che nel mio lavoro mi ispiravo a loro ed il più piccolo dei Gallagher rispose con la sua solita simpatica ironia: “so, give me your f*****g money!”.

Nel mio primo disco, c’è una netta e voluta ispirazione agli Oasis, cui poi però vanno aggiunte le mie conoscenze della musica classica e la mia personalità”.

La canzone o l’album che ti ha colpito maggiormente degli Oasis?

“In Definitely Maybe c’era tutto, come in ogni primo disco. Personalmente, ho avuto la fortuna di lavorare a Roma ai Forum Studios, i più grandi studi italiani dove ho incontrato i più grandi artisti italiani e stranieri e, quando avevo vent’anni, tutti mi dicevano: “goditi il tuo primo disco perché vi racconti la tua vita fino a quel momento”. I primi dischi hanno tutti qualcosa di speciale e, in Definitely Maybe, c’era già l’immaginario, l’estetica, l’iconografia, la copertina fatta di psichedelia e simbolismo di matrice popolare, il sound all’avanguardia degli Oasis. Sono riusciti a portare questo genere sonorità grazie al testo, la melodia fatta di un pop originalissimo che ritengo straordinario. Basti pensare ad un capolavoro come Wonderwall. Questa fu la loro grande forza. Se dovessi scegliere, preferisco i primi 2 album per la loro purezza, anche se Be Here Now contiene grandissimi pezzi”.

Personalmente, stai lavorando a qualche progetto in particolare?

“La musica è un percorso “terapeutico” per chi la fa e per chi la ascolta e, in questo momento della mia vita, vivo un attimo di riflessione. Ho messo molta intensità nei miei primi lavori. Ho tanti pezzi, ho scritto cose e sto cercando ancora una direzione che mi convinca e non è semplice in questi tempi: tutto è molto frazionato. Mi piacerebbe pubblicare qualcosa di nuovo, ho in tal senso una “promessa” con i miei fans ed ascoltatori, però vorrei che fosse per me qualcosa di significativo. E per fare questo devo aspettare il momento giusto”.

Voglio ringraziare profondamente Daniele per la cortesia e la disponibilità dimostrate nel corso di tutta l’intervista.

Valerio Pieraccini

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giovedì 11 marzo 2021

Oasis, all'asta il contratto del primo tour: richieste "24 birre al giorno e due persone abili e sobrie in aiuto"



La carriera degli Oasis è nata sul palco, con il volume della chitarra di Noel Gallagher sparato al massimo, l’atteggiamento da rockstar di suo fratello Liam e una grande confusione che però faceva capire che quel gruppo di balordi della periferia di Manchester era destinato a diventare la più grande rock band d’Inghilterra.

Almeno questo è quello che ha raccontato Alan McGee, fondatore della Creation Records (la sua incredibile carriera di manager e discografico è stata raccontata nel film biografico Creation Stories), che li ha scoperti nel maggio del 1993, quando gli Oasis si sono presentati senza essere stati invitati ad una serata per band emergenti al club King Tut’s Wah Wah Hut di Glasgow (avevano avuto la dritta da una band con cui condividevano la sala prove a Manchester, i Sister Lovers) e hanno preteso di suonare lo stesso.

Alan McGee ha fatto firmare un contratto agli Oasis, che sotto l'etichetta Creation Records hanno pubblicato, nell'aprile 1994, il primo singolo, Supersonic, arrivato alla posizione numero 31 della classifica inglese. La band è poi partita in tour e il 24 agosto 1994 il loro primo album Definitely Maybe si è piazzato al primo posto in classifica britannica dei dischi, diventando l'album di debutto che ha venduto più copie nel minor tempo nella storia della musica britannica.

Quel primo tour è l’apoteosi della fame di successo degli Oasis. Noel e Liam fanno di tutto per vivere il loro sogno di rockstar e per creare la loro leggenda di ultima rock band trasgressiva, pronta a prendersi il suo posto alla guida della nuova scena Britpop.

Un contratto che verrà messo all’asta da Hansons nel mese di marzo racconta i dettagli di una della date del tour iniziato il 24 gennaio a Londra e finito il 1° luglio al Warheouse di Leeds, prima di partire per la prima data a New York del 21 luglio.

Il 7 maggio gli Oasis arrivano a Windsor per suonare al club The Old Trout, e secondo quanto si legge nel contratto stipulato dall’agenzia Primary Talent International con il club, messo all’asta insieme al flyer originale, chiedono «due persone abili e sobrie per assistere il personale della band nelle operazioni di carico e scarico del materiale e degli strumenti della band, presenti al loro arrivo e fino al momento della partenza».

Una precisazione doverosa per garantire la sicurezza delle chitarre di Noel Gallagher. Anche perché nella lista delle richieste della band in camerino invece, al primo posto ci sono «ventiquattro lattine grandi di birra di qualità», oltre a due pasti caldi completi al giorno (non fast food) e viveri per lo staff.

Claire Howell, specialista di memorabilia del rock della casa d’asta Hansons, ha detto: «Questi contratti sono molto rari, il valore è di circa 1000-1500 sterline, ma non sarebbe una sorpresa arrivare ad un prezzo più alto data la popolarità degli Oasis, e la nostalgia che ogni cosa che li riguarda scatena nei fan».


Foto: Hanson Auction

Source: virginradio.it

thanks to Cris

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lunedì 9 settembre 2019

Liam Gallagher racconta: "I casini sul traghetto per Amsterdam e la rissa con la polizia nel 2002. 'My Generation'? Quando la sento voglio spaccare tutto. A una festa su quel pezzo diedi una testata a Andy Bell che la scelse come dj"

Intervistato da Annie Mac di BBC Future Sounds, Liam Gallagher ha rilasciato alcune interessanti dichiarazioni sullo scioglimento degli Oasis e sul suo presente, che abbiamo tradotto qui di seguito per iscritto in quattro parti. Ascolta qui in inglese.

Ecco la quarta e ultima parte, in cui Liam parla delle risse sul traghetto per Amsterdam nel 1994 e a Monaco di Baviera nel 2002, dei concerti a Maine Road e Knebworth del 1996, di come My Generation degli Who gli faccia venire "voglia di spaccare tutto". Ed elogia due band mancuniane da lui amate, Happy Mondays e Stone Roses.

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"Il mio momento più rock 'n' roll? Quando ci hanno rinchiuso nella stiva di una nave nel 1994. O quando dei tedeschi pazzi mi hanno preso a calci in testa a Monaco di Baviera nel 2002. Quello fu piuttosto rock 'n' roll. Poi ci azzuffammo con la polizia. Quando parte My Generation degli Who mi viene voglia di spaccare tutto".

[LG]

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È vero che hai fatto irruzione a casa di Richard Madeley per rubare?

No. No, non è vero.

Da cosa salta fuori questa storia?


Non lo so. Può darsi che sia stato uno dei miei amici. Non penso di aver mai fatto irruzione a casa di qualcuno.

È vera la storia dei vostri disordini sul traghetto per Amsterdam?

Quello è vero.

Cos'è successo quella sera (del 1994, ndr)?


Avevamo in programma un concerto come gruppo spalla dei Verve ad Amsterdam. Il nostro bassista aveva un lavoro dignitoso, lavorava per BT ed era stato licenziato, perché ormai gli era stato offerto di lavorare nella band a tempo pieno. Gli avevano dato 5mila sterline in contanti, in banconote da 15 sterline. Ci siamo fermati in questo bar alla fine della strada, abbiamo finito per bere. Siamo saliti sul traghetto, su cui c'era un casinò. Ricordo che tutti bevevamo champagne e roba così. Un tizio è venuto da noi e ci ha fatto: "Guardate, queste banconote da 15 sterline sono contraffatte". Io guardavo Guigsy e facevo: "Hai detto che erano tue". E lui: "Me le ha date BT, provengono dal mio lavoro". Ovviamente non sapevamo che erano contraffatte, ma pensavamo di non poterci permettere la bevuta. Un tipo ha iniziato ad picchiare il bassista e noi lo abbiamo picchiato e ci hanno inseguito per il traghetto. Poi ci hanno arrestato e ci hanno rinchiuso nella stiva della nave. Non so quanto ci sia voluto per arrivare ad Amsterdam, ma è stato un incubo. Siamo scesi ad Amsterdam, al porto. La polizia ci ha interrogato durante la notte e ci ha rimesso sul traghetto per l'Inghilterra. Non è stato divertente, ma penso sia piuttosto rock 'n' roll.

Liam durante la rissa del 2002 a Monaco di Baviera
Qual è stato il tuo momento più rock 'n' roll? Domanda difficile, eh?

Ce ne sono stati un po'. Quello fu rock 'n' roll. Quando mi hanno preso a calci in testa a Monaco di Baviera, quello fu rock 'n' roll. Quando mi fecero saltare i denti.

Chi lo fece?

Non lo so, dei tedeschi pazzi. Quello fu piuttosto rock 'n' roll. Poi ci azzuffammo con la polizia. E quello fu piuttosto rock 'n' roll.

E se ti chiedessi il momento più rock 'n' roll sul palco, cosa risponderesti?

Penso che esibirsi a Maine Road, lo stadio del Man City, sia stato bello. Tutti parlano di Knebworth. Quello fu bello perché lì c'erano molte persone, ma non penso che lì abbiamo suonato così bene. Penso che arrivati lì ci siamo fatti un po' sopraffare dalla dimensione della cosa. Penso che in realtà non sia stato un buon concerto, e penso che sia quello il motivo per cui non è stato pubblicato (in modo ufficiale, ndr), ma penso che a Maine Road siamo andati bene.

Cosa facciamo sentire ora, Liam?

Gli Yargo, una band del Moss Side. Ricordo che andai a vederli anni fa alla International 2. Penso che il cantante si chiamasse Basil. E non avevano uno spettacolo di luci. C'erano solo i loro amici dietro. Penso che fosse una band attiva ai tempi dei primi Happy Mondays. C'erano solo queste torce enormi e tutti facevano la danza folle. Era quello lo spettacolo di luci. Dai un ascolto a questo album, è bello.

La cosa bella di questa trasmissione è che finisci sempre per imparare qualcosa, qualcosa di cui non avevi mai sentito parlare prima.
Sì.

Hai scelto anche gli Happy Mondays. Parlami del tuo rapporto con questa band. 

Erano una band come si deve. Per quanto gli Stone Roses fossero la mia band di Manchester preferita, i Mondays vengono subito dopo, con un piccolo distacco. E penso che la loro musica resista ancora alla prova del tempo. Shaun Ryder è un autore grandioso ancora oggi. Sono una band coi controcazzi con cui fare festa. Una volta aprirono agli Oasis a Wembley. C'era tutto questo fumo e sembravano pirati. Hanno fatto sembrare gli Oasis gli S Club 7 (band di pop adolescenziale, ndr). Sai, gli Stone Roses suonavano come i classici: gli Stones o cos'altro.

Gli Happy Mondays, invece, suonavano come loro stessi.

Gli Happy Mondays sono una band originale. Sono una di quelle band di Manchester che hanno un sound originale, come gli Smiths. Come i New Order, loro sono originali.

Cosa ci fai sentire adesso, Liam?

Sceglierei My Generation (degli Who, ndr) ora.

Penso che non abbiamo mai fatto sentire questa canzone in trasmissione, quindi grazie Liam Gallagher.

Bene, figo. Pezzone.

È un gran pezzo. 

Questo pezzo mi fa venire voglia di sfasciare tutto.

Cosa intendi con "sfasciare tutto"? Mettere tutto a soqquadro?

Mettere tutto a soqquadro, sì.

È una compulsione!

Sì. Ricordo quando il nostro vecchio manager, Marcus (Russell, ndr), si sposò a Los Angeles. E alla fine della cerimonia misero questo pezzo. E c'era Andy Bell come dj. Hai presente quel video del Festival di Reading in cui c'è Kurt Cobain che corre e salta su quella cosa? Hanno messo questo pezzo e non avrebbero dovuto farlo. Io mi sono tuffato in aria e penso di aver dato una testata ad Andy Bell e penso che siamo caduti tutti a terra. Quella fu una bella serata e ne vado fiero.

Haha!


Quindi sì, ogni volta che parte questo pezzo c'è un'ubriacatura dentro di me che esplode.

Quindi nelle tue feste al pub c'è un momento in cui ...

... in cui finisci dietro al bancone.

In cui il tavolo viene rovesciato.

Sì. Be', non sempre, ma mi piacerebbe che finisse così.

Cosa scegli ora? Ce ne sono rimaste due, Liam.

Scelgo Doorman di Slowthai. Non so molto di questo ragazzo, ma so che questo è un gran pezzo.

Sì, mi entusiasmava il fatto che lui sarebbe andato in tour con te, ma non avverrà più. Ho visto il tuo tweet. L'hai incontrato?

Non l'ho incontrato.

Penso che ti piacerebbe molto.

Sì. Tu l'hai incontrato?

Sì. 

Sì, ha molta energia. L'ho visto a Soccer AM quando ha fatto quel suo pezzo. Mi ha ricordato i Sex Pistols, Johnny Rotten. Incroceremo di nuovo i nostri cammini.

Ne sono sicura. Tutto l'album da cui è tratto Doorman è proprio bello. Lui è un rapper che però fa musica pop. Amo questa cosa. Parlavamo prima dei Primal Scream, che erano rock, dance e gospel.

È quello che vorrei dai miei figli quando entreranno in una band. Gene è appassionato di tutta questa roba, ma anche di Arctic Monkeys. Spero sia interessante da sentire.

Tuo figlio Gene fa parte di una band?

Fa parte di una band. Anche Lennon, ma fa roba diversa. Non sono pronti a salire su un palco. Si stanno dando una regolata, lentamente, ma sarà bello, amica.

Vai ai loro concerti?

Non hanno ancora fatto concerti. Al momento stanno mettendo a punto la cosa in sala prove. E ovviamente dobbiamo fare attenzione, perché appena faranno un concerto tutti piomberanno su di loro. Quindi devono andare sul palco preparati.

È il loro handicap, il fatto che tu sia loro padre.

Un po' sì, ma è anche una benedizione. Come ogni cosa, hai solo una possibilità di fare la prima impressione, quindi non vuoi prenderla alla leggera. Quando escono sul palco devono farlo preparati e colpire la gente.

C'è il figlio di Bono che fa parte di una band.


Sì. Non l'ho visto, ma non suona male.

Suona esattamente come Bono! Pazzesco! Il tono!

Sì.

OK. Ci è rimasta una canzone.


La fine. La canzone di tutte le canzoni, amica. La mia canzone preferita di sempre, I am the Resurrection degli Stone Roses. Questa fa iniziare la festa, ma può anche farla finire.

Non vuoi mettere dei pezzi dei Beatles? Perché non ce l'hanno fatta ad entrare nella lista? O John Lennon.


Non penso che i Beatles siano musica da party. Sono più una cosa da ascoltare, capisci? Sono più di una band, mentre gli Stones ... I Beatles sono più di una band, ti trasportano in un'altra dimensione. Non lo so ... Ob-La-Di, Ob-La-Da? Dai ... Non sto denigrando quella canzone, ma come band da party sceglierei gli Stones più che i Beatles.

Dato che in ascolto ora ci sarà gente che non ha mai sentito parlare degli Stone Roses, dimmi perché è questa la tua band preferita.


Bene, questa è la prima band che sono andato a vedere, all'International 2 di Longsight, una settimana prima che uscisse il loro album. Era il 1989 e non so quanti anni avessi, 15 o 16. Entrarono e suonarono I Wanna Be Adored con le campanelle. Si vestivano come noi, si vestivano come i miei fratelli maggiori, si vestivano come tutti i miei amici. Non lo so, è stato così e basta. Ho pensato: "Voglio far parte di una band come questa domani".  Tutto qui. Non lo so, amica, mi piaceva la loro mentalità, mi piaceva la loro musica, mi piacevano i loro vestiti.

Avevano questa straordinaria nonchalance rock 'n' roll. Non si sforzavano di essere così.

Sì. Ed erano musicisti grandiosi. Mani è il migliore bassista di sempre. Reni è uno dei migliori batteristi di sempre e il chitarrista, John Squire, è uno dei migliori chitarristi di sempre, mentre noi degli Oasis non siamo mai stati i migliori nei nostri ruoli, ma noi avevamo un po' più di aggressività e loro non ce l'avevano. Loro, però, erano musicisti di gran lunga migliori di noi. Erano una band eccezionale e senza di loro io non sarei qui. Quindi è colpa loro. 

Liam, l'album esce a settembre.

Sì, Why Me? Why Not. esce il 20 settembre. Contiene dei bei pezzi.


Grazie! È stato un grande piacere averti qui.

Bella!

Finiamo così. I am the Resurrection su BBC Radio 1. Grazie mille a Liam Gallagher, un vero tesoro nazionale, che ha chiuso nell'unico modo in cui avrebbe e avrebbe potuto chiudere: con I am the Resurrection degli Stone Roses. Che playlist da party divertente che è stata!






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mercoledì 23 novembre 2016

Parla la donna che salvò gli Oasis e ispirò Talk Tonight e (What's the Story) Morning Glory?

Melissa Lim ricorda la prima volta che incontrò gli occhi di Noel Gallagher. Era dietro le quinte del concerto degli Oasis al Bottom of the Hill di San Francisco, il 26 settembre 1994.

I litigiosi fratelli del rock inglese debuttavano nella città californiana per promuovere il loro album di esordio, Definitely Maybe.

"Venne a sedersi accanto a me", racconta Melissa. "Non ero mai stata dietro le quinte prima di allora, così gli chiesi: 'Dov'è l'afterparty?'. E lui mi fece: 'Quale afterparty? Posso stare con te stasera?' ...".

L'incontro ebbe un ruolo decisivo per la storia successiva degli Oasis. Dell'episodio si parla nel nuovo documentario Oasis: Supersonic. Tre giorni più tardi, il 29 settembre, dopo un disastroso concerto al Whisky a Go Go di Los Angeles in cui i membri della band, in preda agli effetti delle metanfetamine e confusi da scalette contrastanti, suonarono contemporaneamente brani diversi (GUARDA QUI), la situazione precipitò. Sul palco Liam Gallagher lanciò contro il fratello Noel il tamburello. E il fratello maggiore prese il passaporto, prenotò un volo e decise di andare via. Dove? A San Francisco, senza dir nulla.  

Decise di nascondersi nell'appartamento di Melissa Nob Hill. "Era sconvolto", ricorda lei. "Lo feci entrare, gli diedi da mangiare e provai a calmarlo. Voleva sciogliere la band". 

Noel era sparito. Il manager degli Oasis e personale della casa discografica lo cercavano freneticamente. "Andò con me ad Huntington Park per schiarirsi le idee. Ascoltammo musica", racconta Melissa. "Andammo a comprare dischi". Un giorno, a corto di limonata alle fragole Snapple, Melissa tornò a casa con una serie di riviste musicali britanniche, notando che tutte riportavano in bella mostra notizie sugli Oasis.

"San Francisco ha la fama di posto dove le band muoiono, come è accaduto ai Band e ai Sex Pistols", osserva Melissa. "Non avrei consentito che accadesse sotto i miei occhi. Gli dissi: 'Non puoi lasciare la band, sei in procinto di vedere qualcosa di grande' ...". 

Nel film non si parla esplicitamente di lei. Noel dice: "Se ora chiudo gli occhi non riesco neanche a figurarmi la ragazza. Non ricordo il suo nome". Mark Coyle, roadie della band, la definisce "una mistica" che ha preso Gallagher "sotto la sua ala protettrice" e lo ha rimesso in riga.  

Trascorso qualche giorno "a farmi di qualsiasi droga" nell'appartamento di Melissa, Noel è rintracciato dalla band e dal suo entourage grazie ad un'intuizione di Maggie Mouzakitis, tour manager del gruppo, che da un conto lasciato da Noel in hotel risale ad un numero telefonico di San Francisco.  È tutto raccontato nel film. Noel decide di tornare nel gruppo. Non prima di prenotare qualche ora in studio, ad Austin, in Texas, e scrivere due pezzi che rimarranno due perle nella discografia degli Oasis: Half the World Away e Talk Tonight.

"Tutti i tuoi sogni sono fatti di limonata alle fragole e tu ti sinceri che io oggi la mangi. Mi porti a camminare dove giocavi quando eri giovane", canta Noel in Talk Tonight. Nel ritornello dice: "Voglio parlare stasera, fino alla luce del mattino, di come tu mi hai salvato la vita". 

Melissa e Noel rimasero in contatto nel prosieguo del tour e si incontrarono quando gli Oasis girarono il video di Supersonic (versione statunitense) vicino alle gigantesche sculture di dinosauri di Cabazon, 27 km a ovest di Palm Springs, nel sud della California. Si sentivano regolarmente per telefono. Lim rispondeva al telefono con un verso tratto dal film Bye Bye Birdie: "What’s the story, morning glory?". 

La ragazza doveva spesso consolare Noel quando i due fratelli si azzuffavano di santa ragione, coinvolgendo nei litigi chiunque orbitasse attorno a loro, compresi compagni di band, parenti e soci.

La relazione a distanza tra i due terminò quando Noel Gallagher conobbe la sua futura moglie, Meg Matthews, alla fine del 1994 (i due si sposarono nel 1997 e divorziarono nel 2001). Il 1° febbraio 1995, quando gli Oasis tornarono a San Francisco per suonare al Fillmore, Lim trovò un Noel diverso, distante. Ciononostante, sperando di mantenere il rapporto con lui, gli disse: "Va bene. Non guarderò indietro con rabbia, I won't look back in anger. So che siamo solo amici".

Non può essere un caso che il secondo album degli Oasis, che ha venduto più di 22 milioni di copie in tutto il mondo, si chiami (What’s the Story) Morning Glory? e che i singoli che hanno definito la carriera degli Oasis si chiamino Wonderwall e Don't Look Back in Anger.

Lim non si dice sorpresa dall'atteggiamento insensibile di Noel nei confronti della loro relazione (Noel ha rifiutato di commentarla). "Keith Richards ricorda il nome del lattaio che gli dava il latte quando aveva 8 anni", dice Melissa. "Non so cosa succeda a Noel e va bene. Ho fatto parte di qualcosa che ha emozionato così tanta gente. È già abbastanza bello così".

oasisnotizie - Fonte: San Francisco Chronicle

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mercoledì 29 gennaio 2014

Riascolta lo speciale di Radio Capital sugli album del Britpop del 1994

Riascolta la puntata di ieri di Whatever, su Radio Capital, che ripercorre il meglio dei 3 dischi che nel 1994 fecero esplodere il fenomeno del Britpop. Con Luca De Gennaro.




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martedì 28 gennaio 2014

Stasera su Radio Capital si parla anche di Definitely Maybe degli Oasis

Stasera a Whatever, su Radio Capital, per il ciclo "Splendidi ventenni, i grandi album del 1994" (sottotitolo: "Oh, sembra ieri"), riascoltiamo il meglio dei 3 dischi che in quell'anno fecero esplodere il fenomeno del Brit Pop. Come sempre dalle 21, con Luca De Gennaro. 

Clicca qui per ascoltare in streaming.

Grazie ad Alex.

 

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mercoledì 11 aprile 2012

È maggiorenne



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domenica 18 dicembre 2011

Oggi nella storia degli Oasis

Il 18 dicembre 1994 usciva il singolo degli Oasis Whatever.





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lunedì 17 ottobre 2011

Oggi nella storia degli Oasis

16 e 17 ottobre 2008 - Tutto esaurito per gli Oasis alla Wembley Arena di Londra.

Il concerto del 16 fu trasmesso in Italia il 17 ottobre da MTV Hits (Sky 704) e nei mesi successivi anche da MTV in versione ridotta, mentre nel Regno Unito fu trasmesso in diretta da MTV e in alta definizione in versione integrale.




17 ottobre 1994 - Gli Oasis suonano Supersonic al John Stewert Show, negli Stati Uniti.



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lunedì 10 ottobre 2011

Oggi nella storia degli Oasis

10 ottobre 1994 - Esce Cigarettes & Alcohol, il quarto singolo estratto da Definitely Maybe. Sarà il secondo singolo degli Oasis ad entrare nella top ten dei singoli inglesi (numero 7), per poi rimanere in classifica oltre un anno.

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lunedì 8 agosto 2011

Oggi nella storia degli Oasis

L'8 agosto 1994 veniva pubblicato Live Forever, il terzo singolo estratto da Definitely Maybe e il primo singolo degli Oasis ad entrare nella top ten dei singoli inglesi, per poi rimanere in classifica oltre un anno.



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mercoledì 29 giugno 2011

Oggi nella storia degli Oasis

Il 29 giugno 1994 gli Oasis debutattavano a Top of the Pops con Shakermaker.
Il 29 giugno 2002 gli Oasis si esibivano all'Odyssey Arena di Belfast.



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domenica 26 giugno 2011

Oggi nella storia degli Oasis

Il 26 giugno 1994 gli Oasis debuttavano sul palco del Festival di Glastonbury. Due mesi dopo sarebbe uscito il promo album, Definitely Maybe.

thx to Alex







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martedì 22 marzo 2011

Oasis, l'inizio della Storia (e della Gloria)

Il racconto del concerto di Dublino del 1994 dagli occhi di un fan italiano

Dublino, quasi mezzanotte del 3 settembre 1994, Tivoli Theatre: una band di cinque ragazzi di Manchester con fare arrogante di chi sa cosa vuole sale sul palco e i mille fortunati impazziscono, calici di birra e sigarette vengono scaraventati sulle teste della folla in delirio creando un clima da anni 70 che mi ricorda una scena del film THE DOORS di Oliver Stone.

Che c’è di strano? Stiamo parlando degli Oasis, una band che avrebbe suonato davanti a migliaia di persone a Knebworth solo 2 anni dopo, riempito Wembley, venduto milioni di dischi negli anni 90 e continuato fare buoni dischi e grandi tour fino all’agosto del 2009.

Il fatto strano è che al 3 settembre del 1994 gli Oasis avevano pubblicato il loro primo LP Definitely Maybe da appena tre giorni, e ben conosciuti ed ascoltati in radio erano solo i primi 3 gloriosi singoli Supersonic, Shakermaker e Live Forever (nei negozi in quei giorni) ma le date in Gran Bretagna di quel periodo e dei mesi precedenti erano andate quasi sempre sold out come lo sarebbero state le successive in Giappone sempre di quel settembre. I posti scelti per suonare ovviamente non erano di grande capienza ma il fatto di riempirli quasi sempre era testimonianza del fatto che la leggenda e la pazzia per il gruppo era già cominciata e non può non sorprendere pensare che questo accadesse praticamente prima della pubblicazione effettiva del loro primo album. Questo accadeva in anni in cui si vendevano milioni di copie e i tour servivano per promuovere i dischi (oggi si fanno dischi anche per promuovere tour…).

Ho la fortuna di essere là, al momento giusto e nel posto giusto e per questo devo ringraziare il mio caro amico Francesco che in un pomeriggio afoso di giugno mi invita a casa sua, mette sul piatto il 45 giri di Supersonic ricevuto in allegato alla rivista New Musical Express e alle prime note dice:”senti che sound, questi a differenza di tanti gruppi inglesi di questo periodo potranno suonare negli stadi”, mai pronostico sarebbe stato più azzeccato…..

Mi basta poi ascoltare il verso “Can I ride with you in your B.M.W ? You can sail with me in my yellow submarine” per farmi incuriosire e coinvolgere.

Io e Francesco avevano in programma qualche giorno in Irlanda tra fine agosto ed inizio settembre e non fu difficile convincermi a comprare i biglietti per lo show al Tivoli del 3 settembre.

C’era solo un ostacolo che mi lasciava un minimo di titubanza: quella stessa sera suonavano al Whelan’s, un pub di Dublino, gli An Emotional Fish, un gruppo che amavo e che stava intraprendendo la fase calante della loro relativamente breve carriera; un gruppo che per me ha avuto meno successo di quello che forse avrebbe potuto e dovuto avere, ma questa potrebbe essere un’altra storia…

Ci informiamo e sembra esserci la possibilità di assistere ad entrambi gli show perché quello al Whelan’s sarebbe iniziato verso le 10 mentre gli oasis sarebbero saliti sul palco intorno a mezzanotte, per non rischiare di perdere l’inizio del concerto usciamo dal Whelan’s (con qualche mia resistenza) mentre gli An Emotional Fish stanno suonando All I Am, l’ultimo pezzo, e saliamo con tasso alcolico abbastanza elevato su un taxi con direzione Tivoli Theatre. Arrivati al Tivoli con l’adrenalina e l’euforia da alcol in calo fatico a capire dove mi trovo, mi accorgo però del clima di festa che prelude ad un successo sicuro.

Si spengono le luci e salgono sul palco Liam e Noel Gallagher con il loro taglio di capelli che mi ricorda subito i Beatles e George Best accompagnati da quelli che più che rock stars sembrano compagni di bevute nei pub di Manchester: i mitici Paul “Bonehead”Arthurs (chitarra ritmica), Paul “Guigsy” McGuigan (basso) a Tony McCarroll (batteria).

Questi erano i primi Oasis quando tutto ebbe inizio, Tony fu allontanato da Noel qualche mese dopo per divergenze artistiche e personali e nel 1999 vinse una causa che gli fece di intascare 600 mila sterline a risarcimento del danno che non gli permise di partecipare ai primi fortunati album della Band; Bonehead e Guigsy lasciarono in buoni rapporti nel 1999 perché stufi dei tour e di quella vita per essere sostituiti da musicisti di altro spessore artistico come Andy Bell e Gem Archer.

Lo show si apre con Columbia, un pezzo incredibilmente bello che non sarebbe stato neppure un singolo e la gente impazzisce, suonano gran parte dello show a luci accese e ad un volume assordante che manda quasi in distorsione i suoni, ma questo non fa altro che aumentare il delirio generale.

Difficile a distanza di 17 anni cercare di ricordare e rivivere le sensazioni di quella notte e tentare una sorta di recensione anche perché come già scritto stavo assistendo allo show di un gruppo nuovo di cui conoscevo solo 3 canzoni, arrivavo da un altro concerto con non totale lucidità ed il volume e il casino non rendevano l’ascolto agevole. Sinceramente ammetto che ho riconosciuto dopo parecchie note la cover con cui chiudevano il concerto: I Am The Walrus, uno dei miei pezzi favoriti dei Beatles……

Quello che però è indimenticabile è il clima di festa che si respirava, la certezza che si stava ascoltando un gruppo che stava arrivando e sarebbe certamente arrivato a lasciare il segno nella storia della musica mondiale. Un gruppo con un sound che era quello che la gente aspettava e voleva in quegli anni. Un gruppo che sarebbe stato amato alla follia dai loro fans e odiato dal resto del mondo e mi permetto di affermare che nella musica e nell’arte in genere solo le cose grandi dividono in maniera così evidente.

In questo contesto si inserisce certamente il modo di porsi di Liam Gallagher sul palco, non appena inizia il concerto mi colpisce vedere un cantante immobile che canta leggermente piegato sul microfono e con le mani dietro la schiena; per chi lo odia un atteggiamento da coglione, per chi lo ama un simbolo della sfrontatezza della loro musica e credo per tutti una delle posture più iconografiche della musica dal 1994 ad oggi.

Tornando allo show di Dublino ricordo un siparietto curioso in cui proprio Liam nella pausa tra un brano ed un altro venne quasi alle mani con un ragazzo ubriaco in prima fila reo di essersi sporto troppo e avergli strappato la camicia da “fuckin’ 15 pounds” come disse al microfono. Il malcapitato si ruppe un dito nella mezza parapiglia ma intervistato qualche mese dopo su NME disse che quella era stata la serata più bella della su vita: questi erano gli Oasis!

Suonarono per circa un’ora scarsa questa scaletta:
COLUMBIA
SHAKERMAKER
FADE AWAY
DIGSY’S DINNER
LIVE FOREVER
ROCK ‘N’ ROLL STAR
UP IN THE SKY
SLIDE AWAY
CIGARETTES & ALCOHOL
SUPERSONIC
I AM THE WARLUS

Liam cantava divinamente come non avrebbe più fatto col passare degli anni, era la voce e la faccia giusta per quel gruppo in grado di esprimere alla perfezione le grandi composizioni del fratello, vero artista e boss della band nonché, a mio parere, grandissimo cantautore in grado di dare straordinaria musicalità ai testi a prescindere dai contenuti che lo stesso Noel ha definito molte volte come inesistenti. Versi come “Maybe I don’t really wanna know how your garden grows cos I just wanna fly” o “Because maybe you’re gonna be the one that saves me and after all you’re my wonderwall” non hanno raccontato di questioni sociali o parlato di rivoluzioni, ma sono comunque entrati nella testa di milioni di persone, non necessariamente hard core fans, specialmente in Gran Bretagna, dove i pezzi degli Oasis degli anni 90 sono “classici” a prescindere dai gusti e dalla competenza musicale.

Sono convinto che molti appassionati di musica sottovalutino la capacità compositiva e lo spessore aritistico di Noel perché distratti per anni dall’approccio decisamente poco simpatico e l’aspetto caratteriale del gruppo.

Gli Oasis tra il 1994 e 1997 sono stati senza dubbio la miglior band a livello mondiale; tutto ha funzionato perfettamente: l’immagine, il sound, la richiesta del pubblico e anche (perché no?) una grande operazione di marketing che per me non guasta mai (i più grandi gruppi della storia della musica hanno sempre avuto alle spalle grandi strateghi di economia musicale).

Li ho rivisti tante volte, ho avuto la fortuna di lavorare per loro in discografia, ma li sento come una band particolarmente “mia” proprio per il concerto di Dublino in cui pur capendoci poco o quanto meno non tutto, per quei 55 minuti ho avuto la felice sensazione di vivere l’inizio di una storia importante. Non avevo mai vissuto un feeling del genere e mai più mi sarebbe capitato, anche perché ci vuole un discreto culo.

Credo di poter dire che pochi altri gruppi in epoca recente siano stati in grado di identificare un movimento di costume e di modo di porsi nei confronti della musica da parte dei propri fans come hanno fatto gli Oasis. I fans degli Oasis sono diversi dai fans degli altri gruppi, hanno un concetto di appartenenza di identificazione con la band che non capita di vedere scrutando modi, mode e parole di appassionati di altre band.

In gioventù non mi è mai venuto in mente di tagliarmi i capelli come Liam, non sono mai andato ad un loro show vestendo una maglietta union jack o una t-shirt del Manchester City ma li ho sempre difesi (quando necessario) alla follia, ben sapendo di sopravvalutarli a volte per un principio di autosuggestione positiva che un appassionato di musica può e per me deve avere.
Gli Oasis non sono il mio gruppo/artista preferito ma certamente quello che amo di più.

Fonte: http://www.suburbs.it/site/2011/03/21/oasis-linizio-della-storia-e-della-gloria

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domenica 6 febbraio 2011

Oggi nella storia degli Oasis

6 febbraio 1994 - Oasis live at Gleneagles Golf Club - Perth, Scozia



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sabato 8 gennaio 2011

Whatever nella pubblicità della Coca Cola

Era il 1994 e in Shakermaker gli Oasis plagiavano sfacciatamente il motivo di I'd Like to Teach the World to Sing, reso noto dalla pubblcità della Coca Cola. Anni e anni dopo, è storia di oggi, la Coca Cola si "vendica" usando una cover di Whatever come colonna sonora di un suo spot tv per il Messico.



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giovedì 6 gennaio 2011

Video - Liam e Noel intervistati nel 1994 (sottotitoli in italiano)

Ecco un'altra videointervista a Liam e Noel sottotitolata in italiano
Questa volta si tratta di una clip del 1994. Sottotitoli by frjdoasis2 YouTube channel. Enjoy.



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domenica 19 dicembre 2010

Oggi nella storia degli Oasis

Il 18 dicembre 1994 gli Oasis pubblicavano il singolo Whatever, sorta di ponte tra l'album d'esordio Definitely Maybe e il secondo disco, (What's the Story) Morning Glory?.



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sabato 26 giugno 2010

Oggi nella storia degli Oasis

OASIS A GLASTONBURY 26 giugno 1994

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