lunedì 24 luglio 2017

Video - Liam Gallagher a Parigi: "Non sono come Noel o Beyoncé, in tour non viaggio con molte persone"

Ieri sera Liam Gallagher si è esibito sul palco del Lollapalooza a Parigi. Prima della performance ha concesso a RTL2 un'intervista in cui ha nominato anche Noel e Beyoncé. Eccola con sottotitoli ITA by oasisnotizie.





venerdì 21 luglio 2017

Video - Noel Gallagher: "Il tour con gli U2 è il più divertente della mia carriera. Il Camp Nou? L'icona del calcio mondiale"


Noel, sei già stato al Camp Nou?

È la mia seconda volta Camp Nou. La prima volta penso fu tre stagioni fa, quando il City giocò con il Barcellona in Champions League. Non ricordo quale fu il risultato, comunque fummo battuti.

La prima volta qui fu proprio elettrizzante perché quando il City arrivò in Champions League e vedevi questi stadi ... questo è uno dei grandi stadi del calcio mondiale e pensavi come sarebbe stato per il City giocare qui. Poi ci qualificammo per la Champions League e pensavi: "Non vedo l'ora di affrontare il Barcellona. Sarà !". Poi ci abbiamo suonato un po' di volte e venire a vedere la partita è incredibile. È enorme. E non pensavo che fosse così vicino alle case, pensavo sorgesse nel bel mezzo del nulla.

Forse è lo stadio icona del calcio mondiale, sai.  È un posto incredibile.

Quali giocatori del Barcellona ti piacerebbe vedere con la maglia del City?

Sostanzialmente tutti. Se li prendessimo tutti ... I miei due figli adorano Neymar. Messi ovviamente, Suarez, il portiere è bravo, Piqué è incredibile. Sono tutti grandi, sono tutti grandi calciatori. E anche quelli che hanno giocato con il Barcellona e poi, lasciati andare via, sono venuti in Inghilterra sono grandi calciatori.

Tutti, ma di sicuro il principale è Messi: è una leggenda.

Inizi a vedere il DNA del Barça preso da Guardiola? 

Penso che sarebbe stata questa la cosa più importante: guardare avanti. Anche se Pep dovesse andare via, chissà quando, speriamo che questo rimarrà per sempre. Ha messo in atto una nuova filosofia e penso sia questa la cosa fantastica del Barcellona. Penso che tutti gli appassionati di calcio di tutto il mondo, a parte i tifosi del Real Madrid, rispettino il fatto che qui nessuno è più importante della filosofia. 

C'è un luogo comune nel calcio, secondo cui nessuno è più importante del club e bla bla bla e tutte queste cose. Ed è vero per molti club. E lo vedo al Barcellona lo vedi: nessuno è più importante della filosofia. Ed è una cosa incredibile.

Penso che se il City potesse prendere un po' di questo ... Sarà incredibile per i miei figli, che hanno 6 e 9 anni, se quando avranno 16 e 19 anni potranno vedere qualcosa di lontanamente simile a questo. 

Sei eccitato per la nuova stagione?

Se sono eccitato? Ogni appassionato di calcio, indipendentemente da chi sia o da cosa lo conduca a tifare,  lo è. Sono sempre eccitato per la nuova stagione. Sono sempre ottimista, penso che tutte le cose andranno bene. Penso che Pep abbia portato dei buoni giocatori, anche grandi giocatori. Sono sempre eccitato. 

Penso che questa stagione in particolare sarà davvero interessante, perché penso che quando lui prese il timone della squadra l'organico fosse sbagliato, c'era squilibrio e c'erano troppi giocatori vecchi  e non c'erano abbastanza giocatori che ricoprissero le posizioni che piacciono a lui. Penso che in questa stagione vedremo la vera squadra di Guardiola. Sono molto molto molto entusiasta.

Ora sei in tour con gli U2. Come sta andando?

Sono in tour, in un modo o nell'altro, da oltre 25 anni. Questo è il tour più divertente, perché sono sul palco solo per un'ora e alle otto e mezza sono già sceso. Mangio, bevo qualcosa e ascolto gli U2. Poi ho due giorni liberi. Suoniamo nelle più grandi città europee. La mia famiglia è on the road con me e ci sono i miei amici. Gli U2 sono assolutamente incredibili, sono eccezionali ogni sera, sono una delle mie band preferite di sempre. Sono fantastici, davvero grandiosi.

Bono è un appassionato di calcio?

Sì, non so se sia tifoso di qualche squadra in particolare. Non penseresti che lui è un appassionato di calcio, ma per esempi, ma il giorno in cui abbiamo vinto il campionato contro il QPR è stato il primo  a messaggiarmi, quindi di sicuro la stava vedendo. Stamattina ho parlato con lui e gli ho detto che stavo venendo qui. Mi ha fatto: "Oh, il Camp Nou di Barcellona!". Non so se sia tifoso, ma di sicuro è un appassionato di calcio.

Chi è il tuo migliore amico nel mondo del calcio?

Sono tutti sullo stesso livello. Conosco Vinnie Kompany, Jamie Carragher, Gary Neville. Ne conosco un bel po'. Carlos Tévez ... amo Tevez. Balotelli. Tévez lo vedrò quest'estate (l'estate argentina, ndr) quando andrò in Argentina con gli U2.

Hai incontrato Maradona? 


Sì. In un hotel a Buenos Aires nel 1997 (LEGGI ANCHE QUI). Andammo ad un party nella sua stanza d'hotel. Palleggiava con la frutta. È incredibile. Che tipo! Sono tutti grandi calciatori, li amo. Come persone, capisci?

Quale stadio ti ha emozionato di più?

Maine Road, il vecchio stadio del City, perché è lì che siamo cresciuti guardando le partite. È stato elettrizzante suonare lì. Calcare quel terreno è incredibile. A Wembley è stato piuttosto bello, ma a Maine Road è stato incredibile.



giovedì 20 luglio 2017

Video (sottot. ITA): Noel Gallagher intervistato al Camp Nou di Barcellona parla di calcio e dei ricordi del Man City

In occasione del concerto come supporto agli U2 tenutosi allo Stadio Olímpico de Montjuïc di Barcellona, tenutosi il 18 luglio 2017, Noel Gallagher si è esibito con la camiseta blaugrana del FC Barcelona.

Dopo l'ex Oasis ha visitato il Camp Nou, lo stadio del Barça, dove ha concesso alcune interviste, una delle quali a Dugout.com. Ecco qui sotto il video della chiacchierata sul calcio con sottotitoli in italiano.





mercoledì 19 luglio 2017

U2 e Noel Gallagher live all'Olimpico di Roma: la recensione di Karol Firrincieli - IlCibicida.com

La doppia data romana degli U2 era probabilmente il momento più atteso dell’estate rock italiana: la band più famosa del pianeta, una location prestigiosa, una setlist straordinaria (fatta apposta per celebrare il trentennale di “The Joshua Tree”) e un artista di supporto d’eccezione come Noel Gallagher hanno conferito in pieno i crismi dell’evento (quello vero) a questa due giorni capitolina. I biglietti erano volati via alla velocità della luce, ma noi – con non pochi problemi – eravamo riusciti ad accaparrarceli per sabato 15.

La doppia serata è stata epocale, ma gli aspetti negativi (indovinate un po’, di natura strettamente logistica) ci sono e preferiamo elencarveli subito. In tanti, con l’alta velocità ferroviaria che ormai copre più di mezza Italia, hanno preferito (la sicurezza sulle strade ringrazia) lasciare l’auto a casa per evitare pericolosi colpi di sonno al volante: all’Olimpico però ci si deve pur arrivare e il trasporto pubblico capitolino al riguardo è assolutamente carente, visto che dalle stazioni metro più vicine i bus diretti all’Olimpico passano raramente e ancor più raramente li si riesce a prendere, visto che viaggiano già stracolmi. Arrivati allo stadio, un’altra sorpresa che avrà probabilmente fatto infuriare gli avventori dell’ultimo secondo: a causa della chiusura di un varco per l’entrata della Tribuna Monte Mario (quella che stasera ci “ospita” a caro prezzo), si deve tornare indietro e passare dall’entrata del Foro Italico: tradotto in parole povere, quasi 2 km in più a piedi che si sarebbero potuti evitare se qualcuno avesse messo delle semplici e banali indicazioni scritte, visto che – forse a Roma dovrebbero ricordarlo – non tutti i presenti stasera sono abbonati alla Roma o alla Lazio e possono ritrovarsi ad entrare allo Stadio Olimpico anche per la prima volta.

Tutto qui? No, vorremmo tanto dirvi che  dentro è filato tutto liscio, ma dobbiamo raccontarvi un episodio alquanto increscioso: appena seduti al nostro posto, rigorosamente numerato, una tanto gentile quanto incolpevole hostess ci invita ad alzarci, perché in quella zona è stata montata un’impalcatura inizialmente non prevista (in realtà distante qualche fila di seggiolini, ma effettivamente non era il massimo della sicurezza). Agli sfortunati che hanno comprato il biglietto in quella zona dello stadio viene proposta (senza alternative) un’altra zona – a occhio e croce più lontana dal palco – rigorosamente non numerata. Ovviamente è il caos: c’è gente che aveva acquistato due o tre posti vicini e arrivando tardi non li ritrova nel nuovo settore non numerato, c’è gente (come il sottoscritto) che a causa della congestione in fase di vendita è riuscita a comprare più biglietti ma per zone diverse dello stadio, e dunque – essendo solo al concerto e senza posto numerato – se deve andare in bagno o al bar deve organizzarsi con i vicini di concerto per tenere occupato il posto. Intollerabile, ancor di più se pensiamo che persino i posti più economici (la curva o i settori a visibilità ostruita) erano rigorosamente numerati. La situazione ha oltretutto compromesso in buona parte anche la visibilità dell’esibizione di apertura di Noel Gallagher, visto che i gradini erano pieni di gente spaesata (e imbestialita) che chiedeva alle hostess dove potersi sedere. Altro che Olimpiadi…

Venendo all’aspetto musicale, non si può che parlar bene della serata a parte un’acustica che ha lasciato abbastanza a desiderare, soprattutto nel caso del concerto di Noel Gallagher, già chitarrista, seconda voce nonché leader degli Oasis. Per Noel è per certi versi un ritorno alle origini, visto che la band dei fratelli Gallagher fu scelta nel 1997 dagli U2 come supporto per le tappe americane del mastodontico Pop Mart Tour. Imbarcatosi nella sua avventura solista soprannominata Noel Gallagher’s High Flying Birds, il più anziano dei fratelli sta proponendo per la terza estate di fila il suo secondo album, l’ottimo “Chasing Yesterday”: sinceramente troppo, qualche piccola variazione in setlist sarebbe stata sicuramente apprezzata. Così non è, visto che l’obiettivo di Gallagher non è tanto fare felici i vecchi fan (presenti comunque in buon numero, vista la marea di magliette Oasis), quanto quello di ingraziarsi gli ascoltatori che compongono i grandi numeri del rock e che riempiono gli stadi, quel ristrettissimo giro di artisti rinominato “rock per le masse” del quale Gallagher vorrebbe tanto far parte. Noi però rimaniamo dell’idea che gli stadi potrà riempirli solo in compagnia del fratello Liam, in una milionaria quanto al momento improbabile reunion degli Oasis.

Il suo concerto – setlist a parte – ha comunque riservato tante chicche per i fan, a cominciare dalla composizione della band che vede l’ingresso in formazione degli ex Oasis e Beady Eye Gem Archer e Chris Sharrock. Convince appieno anche l’uso della sezione fiati, che rende deliziosa una vecchia chicca come Half The World Away. Molto bene Lock All The Doors e AKA…What A Life!, perfette per  uno stadio e – venendo ai grandi classici – se delude parecchio la sciatteria con la quale viene suonata Don’t Look Back In Anger, stupisce in positivo la freschezza dell’esecuzione di Wonderwall, tanto diversa quanto ugualmente bella rispetto alla versione che abbiamo ascoltato cantata dal fratello Liam in quel di Liegi qualche giorno prima. I litigi tra fratelli impediranno le reunion ma stimolano la creatività musicale, dunque tutto sommato va bene così.

Bono e compagni tra i fan, all'uscita dall'hotel romano
Dopo una pausa di quasi un’ora è la volta degli U2, introdotti dalle note di The Whole Of The Moon, vecchia canzone degli scozzesi The Waterboys. Il cuore del concerto è la riproposizione del seminale “The Joshua Tree”, ma c’è spazio per un’introduzione da brividi e una conclusione altrettanto trionfale. Gli U2 iniziano con le splendide Sunday Bloody Sunday, New Years Day, Bad e Pride (In The Name Of Love), cantate (bene) in modo volutamente intimo, senza alcuna immagine sul maestoso maxi schermo alle loro spalle: la scelta risulta però controproducente, perché – anche se l’idea è ottima – l’attuazione è fin troppo penalizzante per chi è lontano dal palco, che – romanticismo a parte – vede solo quattro puntini in lontananza.

Quando però gli U2 iniziano a suonare “The Joshua Tree” cambia drasticamente tutto: prima quattro piccole sagome che si stagliano su uno sfondo totalmente rosso, poi un’orgia visiva filmata ancora una volta Anton Corbjin, che impressiona soprattutto nell’iniziale When The Streets Have No Name: l’artwork – componente fondamentale di quell’album – è lì davanti a noi, insieme alla musica degli U2, e il coinvolgimento è massimo, anche grazie alla tecnologia che in 30 anni ha fatto passi da gigante: la definizione delle immagini è sinceramente impressionante, tanto che a volte sembra quasi che qualche soggetto dei filmati in questione esca fuori a invadere l’Olimpico da un momento all’altro. L’esecuzione integrale di The Joshua Tree è un’autentica manna dal cielo per i fan duri e puri, anche se sicuramente il rispetto rigoroso dell’ordine delle canzoni causa qualche piccolo squilibrio (anche altri due super classici come I Still Haven’t Found When I’m Looking For e With Or Without You vengono di fatto proposti in apertura). Il trionfo è comunque totale: il caro, vecchio Bono Vox è  invecchiato così tanto da sembrare una brutta copia di Robin Williams, un Re nudo davanti al suo popolo. Ma rimane sempre lui, la voce che ha fatto emozionare almeno tre generazioni c’è sempre.

Si arriva al gran finale, dove – dopo una straordinaria Miss Sarajevo, con la commovente voce di Pavarotti registrata – arriva il momento degli U2 anni 2000, quelli più tamarri e meno ispirati, incapaci di innovare e innovarsi dopo lo straordinario album “Pop” datato 1997. Beautiful Day, Elevation e Vertigo hanno comunque una resa massima, anche se c’è da dire che i volumi altissimi non hanno aiutato la produzione di un suono decente. C’è ancora però spazio per la grande musica: Ultraviolet (Light My Way) è unpassaggio fresco e toccante che però vede la retorica spesso buona e giusta di Bono e soci toccare livelli sinceramente insopportabili, visto che tra le donne che hanno reso grande l’umanità riproposte nel maxi schermo spunta persino Angela Merkel. One è invece il consueto, classico trionfo, una delle ballad più belle della storia del rock. Sarebbe stata la logica conclusione, ma gli U2 soprendono ancora una volta tutti chiudendo con The Little Things That Give You Away, piacevole primo singolo dell’album di prossima uscita “Songs Of Experience”. La scelta però non stupisce più di tanto: gli U2 non sono mai banali. Non saranno più brillanti su disco come una volta, ma dal vivo rimangono una di quelle band da vedere almeno una volta nella vita.

Scaletta

Noel Gallagher's High Flying Birds

Everybody’s on the Run
Lock All the Doors
In the Heat of the Moment
Riverman
Champagne Supernova
You Know We Can’t Go Back
Half the World Away
Little by Little
Wonderwall
Don’t Look Back in Anger
AKA… What a Life!


U2

Sunday Bloody Sunday
New Year’s Day
A Sort Of Homecoming
Pride (In the Name of Love)
Where the Streets Have No Name
I Still Haven’t Found What I’m Looking For
With or Without You
Bullet the Blue Sky
Running to Stand Still
Red Hill Mining Town
In God’s Country
Trip Through Your Wires
One Tree Hill
Exit
Mothers of the Disappeared

Encore:

Miss Sarajevo (Passengers cover)
Beautiful Day
Elevation
Vertigo
Mysterious Ways
Ultraviolet (Light My Way)
One

Karol Firrincieli - IlCibicida.com

sabato 15 luglio 2017

Foto: Noel Gallagher a Roma per il concerto. E Liam Gallagher in Spagna

Noel Gallagher è arrivato il 13 luglio a Roma, dove domani sera si esibirà con i suoi High Flying Birds all'Olimpico, aprendo il concerto del The Joshua Tree Tour degli U2. Lo show sarà replicato l'indomani. Numerosi i fan che sono riusciti in questi due giorni a strappare all'ex Oasis una foto. Eccone alcuni (source: @talktonight27 and @calamika on  Instagram).

Intanto Liam Gallagher ha pubblicato su Twitter una foto che lo ritrae in compagnia del fratello Paul. Dietro si legge, su un'insegna, "Farmacia" . I due sono in Spagna, dove Liam si esibirà al Festival di Benicassim.




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