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sabato 22 aprile 2023

Noel Gallagher intervistato sul Giornale: "Torno dal vivo, le mie canzoni devono entrare nella vita della gente. I Maneskin? Bel look, ma non ne conosco le canzoni"

Il cantante parla di Council Skies: "È un disco nato durante il Covid, è carico di riflessione" 

di Paolo Giordano

Noel Gallagher è una delle ultime rockstar che dicono quello che pensano.

«Del politically correct non me ne frega un caz...».

Chiaro.

«Se parli con me, ti dico quel che penso, non quello che vuoi sentire. Negli anni Novanta, quando non c'erano i social, gli Oasis o le altre band parlavano così».

A proposito.

«Negli archivi della Sony, praticamente una cassaforte, ho trovato molte versioni alternative (tecnicamente «outtakes», ndr) dei vecchi brani degli Oasis, ma non so cosa ne faremo».

Per adesso dice così ma, si sa, Noel Gallagher ha un rispetto devoto per la propria musica e non accenna che molto probabilmente nel 2024, che è il trentesimo anniversario del debutto, uscirà un disco a nome Oasis, la band che ha creato con il fratello Liam. Per adesso, a inizio giugno, esce Council Skies, che è probabilmente il disco più completo e vincente dei suoi High Flying Birds. «Per la prima volta tutta la mia band suona nelle canzoni», spiega lui, lucidissimo e divertente in un hotel milanese. «Ho scritto tutti i brani durante il lockdown perciò sono più riflessivi».

In effetti tra i brani guizza il riflesso meno conosciuto di questa rockstar classe 1967 che non le manda a dire mai a nessuno, fratello Liam compreso. Dice quel che pensa, anche ai limiti dell'autolesionismo, ma - accidenti - ha il coraggio di farlo, come si leggerà anche più avanti. «In finale contro il mio Manchester City voglio l'Inter che è la più debole e Lukaku è terribile», aveva detto senza giri di parole a SkySport24 poco prima di parlare del nuovo disco. Conciso e concettoso, Noel Gallagher da Manchester conferma di essere se non l'ultimo, il penultimo dei mohicani del rock, quelli che prima la musica e tutto il resto dopo.

Anche in questo caso sulla copertina del disco non c'è il suo volto.

«Non mi piace stare sulla copertina dei miei dischi, a meno che non ci sia una intuizione come quella di Ummagumma dei Pink Floyd».

Nelle nuove canzoni spunta spesso Johnny Marr, leggendario chitarrista degli Smiths.

«Lo conosco da tanto tempo, ho il suo numero di telefono e, se continui a rispondermi, io continuo a chiamarti. In Pretty Boy si sente molto».

La chitarra.

«Oggi i ragazzi non la suonano come un tempo e la nuova musica non c'entra molto con le chitarre, anche perché sono difficili da suonare».

Tra i giovanissimi solo i Måneskin.

«Quelli dell'Eurovision? Amo l'Eurovision, è pazzesco. I Måneskin sono quelli con il cantante che si drogava? (Si riferisce alla scena incriminata e smentita dopo la vittoria alla finale, ndr). Beh, se uno è rock... In ogni caso, hanno un bel look, ma non conosco le loro canzoni».

Per molti le canzoni contano sempre meno.

«Per me il privilegio più grande è poter creare una canzone dal nulla sperando che poi possa entrare nella vita delle persone».

Oggi spesso si spera più di «strimmare» che di entrare nella vita degli altri.

«Quando abbiamo iniziato noi, le classifiche non erano determinanti come oggi. Con l'avvento del maledetto Spotify, hai milioni di canzoni a disposizione e si consumano tutte in fretta, troppo».

Il suo pezzo preferito di Council Skies?

«Dead to the world, sembra perfetto per un film dark romantic».

Il suo film preferito?

«Il buono, il brutto, il cattivo del vostro Sergio Leone, è uscito quando avevo un anno».

Non ha mai fatto una colonna sonora, neanche per James Bond.

«Non me l'hanno mai chiesto, forse dovrei chiamarli per farlo» (ride, ndr).

Non l'hanno chiamata neanche per suonare all'incoronazione di re Carlo III.

«Mah non credo sia molto popolare. Le nuove generazioni non hanno alcun interesse per la casa regnante, che è come la religione: sta scomparendo. La gente voleva bene alla Regina Elisabetta, ma ora dubito che freghi un caz.. a qualcuno».

Il premier britannico Sunak è indagato per...

«... essere un idiota?».

Per conflitto di interessi.

«E dov'è la sorpresa? Fare il politico è il lavoro più schifoso del mondo, anche se sono le banche, e non i politici, a governarlo».

Noel Gallagher e High Flying Birds suoneranno presto dal vivo.

«Ma non voglio fare concerti lunghissimi alla Springsteen perciò non suonerò tutto il nuovo album».

Gli U2 hanno appena reinventato quaranta dei loro classici.

«Ora non c'è qualcosa che avrei voglia di reincidere. Anzi, penso che il tempo sia prezioso e quindi voglio registrare solo cose nuove. Che caz.. di senso ha rifare cose del passato?».

Bono è in tour a teatro con un proprio spettacolo.

«L'ho visto a Londra con mio figlio di 16 anni. A un certo punto Bono si è messo a ballare su di un tavolo e mio figlio mi fa: Mi sa che ce lo siamo giocato» (ride, ndr).

Se gli Oasis non si fossero formati?

«Sarebbe arrivato qualcun altro. Una generazione ha sempre bisogno di sentire propria una band. Se i Verve fossero arrivati prima di noi, ci saremmo scambiati i ruoli. Oggi invece non ci sono band di riferimento, lo noto anche con i miei figli. Ma la chiave restano sempre le canzoni. Nessuno ha scritto un'altra Live forever e io non ero nessuno quando l'ho scritta in un pomeriggio a Manchester. Alla sera l'ho suonata alla band e loro non ci credevano».

Un sondaggio l'ha incoronata «canzone più bella di tutti i tempi».

«Una generazione deve venir fuori senza legarsi troppo al passato, mi sembra il momento giusto».

CLICCA QUI PER LEGGERLA DAL GIORNALE

(Il Giornale, 22 aprile 2023)



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martedì 25 giugno 2013

Giornata milanese per i Beady Eye, gli articoli sui giornali italiani del 25 giugno

Gli articoli sulla giornata milanese dei Beady Eye apparsi oggi sui quotidiani italiani. Clicca sulle foto per ingrandire.





 


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sabato 1 ottobre 2011

Tutti gli articoli su Noel Gallagher sui giornali italiani

Rassegna stampa completa: tutti gli articoli su Noel Gallagher pubblicati sui quotidiani italiani il 27 e il 28 settembre 2011 scansionati per voi.

Clicca per ingrandire.

Vedi anche Noel Gallagher su Rolling Stone Italia e Rolling Stone Spagna





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martedì 29 marzo 2011

Liam Gallagher: "Basta whisky. Gli Oasis? Finiti per una lite qualsiasi"

Non c’è che dire: Liam Gallagher è un tipo rock. Ma rock sul serio. Tanti lo hanno adorato quando i suoi Oasis sono esplosi lanciando il britpop (ma che pop scusate??). Adesso però lo snobbano solo perché è ricco e famoso, si gode la vita e forse dice ancor più scemenze di quante ne dicesse agli esordi. Però è rock. Ieri l’ho incontrato negli uffici della Live Nation ed è stato molto più convincente di qualsiasi Pete Doherty, totalmente professionale, decisamente all’altezza. Qui di seguito pubblico il pezzo che ho scritto per il Giornale. Ma prima voglio dire che Different gear, still speeding, il disco dei Beady Eye il nuovo gruppo di Liam Gallagher, è un bel disco. Non innovativo. Non travolgente. Ma bello. E suonato con le palle.

Ma certo, in fondo se il mensile fighetto lo ha incoronato «miglior frontman di tutti i tempi» mica dipende solo dal cappellino da nostromo, così bello tutto blu con le striscette rosse, che Liam Gallagher indossa stamattina sopra una frangia di capelli stile saracinesca. E neppure dalla voce: secca e liscia, appena rauca. Dipende dall’attitudine: che è rock, ma proprio rock e basta, anche se «migliore», cari signori, è un po’ esagerato. Ha fondato gli Oasis e, tanto che vendevano settanta milioni di dischi a bordo del britpop, ha sfondato suo fratello Noel dopo aver litigato per quindici anni di seguito insultandosi a vicenda la mamma. Fine della band. Poi, per vendicarsi, gli ha fregato pure quasi tutti i musicisti e ora, grazie a un disco di rock grezzo come lui, porterà i suoi Beady Eye il 9 giugno all’Heineken Jammin Festival di Mestre, tutto bello, tutto perfetto non fosse che canterà appena prima dei Coldplay, non proprio i suoi pupilli: «Infatti non ho neanche ascoltato il loro nuovo album».

E dire, caro Liam, che hanno anche un suono diverso dal solito.

«Perché, hanno un suono?».

Capito. Il vostro invece com’è?

«Quello che si ascolta nel nostro primo album, Different gear, still speeding. Ruvido. Nel prossimo saremo più omogenei e meno inquinati dagli Oasis».

Vuol dire che lei e Noel non tornerete più a suonare insieme?

«Ma siamo matti?».

Due fratelli.

«Dal banalissimo litigio che ha sfasciato la band, nel 2009, non ci siamo più parlati. Ma, a dire il vero, ci parlavamo pochissimo anche prima, giusto il minimo indispensabile. Comunque il silenzio tra noi non sarà eterno, prima o poi torneremo a scambiarci due parole. Purtroppo».

L’alcol complicava le cose, vero?

«Un po’».

L’altra sera ha festeggiato allo Shed di Busto Arsizio.

«Ma non bevo da tre mesi. Niente».
Niente?

«Non ho tempo. Poi però, appena avrò meno lavoro…».

Occhio. Lei è di Manchester, tifoso storico del Manchester City e molti accostano le sue intemperanze a quelle di Mario Balotelli.

«Infatti mi piace molto».

E ti pareva.

«Le sue pazzie sono colpa dell’educazione e della sua famiglia. Se si calma, diventerà uno dei più grandi calciatori in circolazione. Vediamo».

Liam, il suo disco inizia con un brano che si intitola Four letter word. Si riferisce a Noel? O sottintende «Fuck»?

«Mah, il significato è diverso, in qualsiasi parte del mondo vada, ciascuno gli dà la propria traduzione».
Invece sul brano Beatles and Stones non ci dovrebbero essere dubbi sul significato. Sembra quasi un gioco, un piccolo omaggio alle due band.

«Io non gioco quando scrivo musica».

Vabbé, si fa per dire. Però il giro di chitarra ricorda molto gli Who.

«Allora diciamo che è un omaggio agli Who».

Beady Eye però sembra un nome preso da un fumetto.

«Ma no, stavamo cercando un nome che risaltasse bene sui giornali e questo era maledettamente perfetto. In poche parole, vuol dire “stai in campana”, “stai in guardia”. Più o meno quello che dobbiamo fare noi che siamo all’inizio di una nuova avventura».

Va bene tutto. Ma tanto il pubblico continuerà a chiederle i classici degli Oasis.

«Invece no. Finora abbiamo suonato tredici concerti e la gente era troppo curiosa di ascoltare i nuovi brani per richiedere quelli vecchi».

Però ha pubblicato solo un disco e le canzoni sono troppo poche per riempire un intero concerto.

«Faremo anche una cover, Sons of the stage, di una grande band di Manchester, i World of twist».

A proposito di band: gli Strokes?

«Orribile la copertina del nuovo cd».

I Vaccines?

«Molto meglio. Belle melodie e grande emozione».

Alla fine, caro Liam, l’hanno paragonata a John Lennon, lei si veste spesso come fosse ad Abbey Road e tanti la accusano di copiare i Beatles senza pudore. Ma sono davvero i suoi preferiti?

«Beh certo. Però i Kinks, scusi, dove li mette?».

Paolo Giordano
ilgiornale.it


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venerdì 4 marzo 2011

Beady Eye, nuovi Oasis più duri degli originali

Tiè Noel, beccati questa. Dopo lo sfascio degli Oasis, il fratello coltello Liam Gallagher s’è portato via i rimasugli della band, ne ha formata un’altra (nome da liceali: Beady Eye, letteralmente occhio luccicante) per suonare il rock che gli piace. Fronzoli, zero: il suono è duro e puro, produce Steve Lillywhite, detto tutto. Ma omaggi, tanti: il brano Beatles and Stones (più chiaro di così) ha un riff di chitarra che sembra My generation degli Who. Un trionfo vintage. Di meglio lui, lo sfasciacarrozze Liam, non avrebbe potuto fare e ci chiede anche perché avrebbe dovuto farlo: il rock inglese vecchio stile è anche questo, secco e alcolico e, se ci scappano pure brani intensi come la ballata Kill for a dream, lamentarsi è vietato a meno di non rientrare tra i soliti, incontentabili tromboni.

(ilgiornale.it)


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lunedì 13 dicembre 2010

Liam Gallagher e Beady Eye citati sul Giornale di oggi

Liam Gallagher e Beady Eye citati sul Giornale di oggi. A centro pagina una foto di Liam a Cannes scattata a maggio 2010. Clicca sulla foto per ingrandire


Ecco l'articolo tratto dal sito del quotidiano.


Dai che ci siamo, il 2011 è già stato deciso: sarà l’anno del rinascimento musicale. Per carità, i successi commerciali no, quelli - nonostante ciò che fa comodo pensare - sono frutto solo dei gusti del pubblico sempre più dittatore. E l’industria, ahimé, avrà ancora il fiato corto. Ma le linee della musica leggera prossima ventura sono già qui, piovono sondaggi e indiscrezioni e, scartabellando tra le prossime pubblicazioni, si capisce che raramente c’è stata una così fertile varietà di generi, artisti e, alleluja!, idee. Vincerà - e ci mancherebbe - l’elettronica, siringata da deejay come Guetta e Sinclar nel pop biodegradabile alla Black Eyed Peas e ormai travasata in quasi tutti gli spartiti del mondo, Italia compresa. Il rock più titolato, beh, quello si aggrappa a Song of ascent degli U2 (ora pare prodotto da Danger Mouse, in uscita forse a marzo), ai Radiohead, che non si sa ancora quando usciranno e con quale etichetta (a proposito: non avevano abbandonato per sempre i vecchi meccanismi della discografia? Mah) e anche ai Beady Eye di Liam Gallagher che a giorni pubblicano il debutto Different gear, still speeding, cioè la prova del nove dopo lo sfascio degli Oasis (il 16 marzo sarà all’Alcatraz di Milano). Il resto, fatta salva qualche sorpresa, tocca ai debuttanti, tutti ancor più giovani del solito e più attenti che mai al look (tra l’altro mediamente sono pure bellocci).

Intanto è giocoforza finito il rimescolamento discografico, ossia la vendemmia di dischi dal vivo, ristampe e greatest hits dei supernomi storici e garantiti: consumati quelli, tocca investire su gente nuova. E così quasi tutti gli osservatori (dalla autorevole Bbc fino al termometro di Amazon) puntano già a colpo sicuro su Anna Calvi che ha affogato le sue origini italiane in un inglesissimo rock molto indie e molto ombroso che è già piaciuto a Nick Cave (l’ha portata nel suo tour europeo) e fa quasi a pugni con una bellezza strepitosa e inedita per una dark lady: arriverà a fine gennaio e quindi manca poco. Anche James Blake - tutt’altra pasta e tutt’altro genere, molto soul - piace molto, esattamente come i Mona (in veneto una parolaccia, nella loro Nashville il sinonimo di un bel rock’n’roll zeppo di tradizione), la anglopakistana Rumer (disco per Warner da tenere d’occhio) e soprattutto Clare Maguire, una bella voce blues sbocciata a Birmingham e allevata a furia di composizione e scrittura, visto che accatasta canzoni sue da quando ha sette anni (ora 22). A seguire, gli indie pop punk Funeral party di Los Angeles, quella Alexis Jordan che a 17 anni è già finita alla corte di Jay Z e poi ancora Jai Paul, The Vaccines, Warpaint, Labyrinth, Nero, Daley e il duo hip hop di Filadelfia Chiddy Bang. Infine ci sono le consacrazioni, che possono essere di culto come quelle pressoché sicure dei Ting Tings e di Joan as police woman ossia Joan Wasser, l’ex fidanzata di Jeff Buckley che ha un disco bomba e gode con Rufus Wainwright e Antony Hegarty di Antony and the Johnsons dell’atmosfera nutriente che si respira a Brooklyn. Oppure le conferme possono essere anche di grande mercato, come sono probabili quelle degli elettro-tenebrosi White Lies e di Adele, già battezzata dal successo di critica e pubblico del cd 19 e ora pronta a pubblicare a fine gennaio il nuovo 21, descritto come favoloso da chi se ne intende. Idem per Bruno Mars, che è nato nell’85 vicino a Honolulu, in realtà si chiama Peter Gene Hernandez e qui è sconosciuto ai più nonostante sia stato già incoronato da sette nomination ai prossimi Grammy: il suo (bel) cd Doo-wops & hooligans, che pompa ottimo r&b e hip hop, uscirà in Italia su Warner a febbraio, proprio nei giorni in cui scoprirà quanti premi ha vinto. A quel punto saremo nel bel mezzo della corsa, il pop e il rock avranno già dato le nuove coordinate e stà a vedere che saranno quelle di un successo che da un bel po’ ce lo scordiamo.

(il giornale.it, anche sulla copia cartacea di oggi)

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