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domenica 20 giugno 2021
Liam Gallagher: "L'Italia vincerà l'Europeo di calcio"
Noel Gallagher sul lockdown: "La musica live è morta e al governo non frega perché sanno che li manderemo a fanculo alle elezioni"
"Quando hanno annunciato il lockdown nessuno sapeva cosa fosse davvero, perché chiaramente nessuno di noi aveva vissuto prima nel mezzo di una pandemia", ha raccontato Noel. "Quindi all'inizio era come: 'Wow, cazzo, che cosa significa?'. Poi hanno detto che sarebbe durata tre settimane, poi tre mesi. E dopo tre mesi realizzi e dici: 'Aspetta un attimo, allora la cosa è fottutamente seria' ...".
"Era quasi come se qualcuno avesse creato il virus per fottermi la vita. Perché ho solamente sei interessi nella vita: il calcio, lo shopping, la musica, viaggiare, uscire per ubriacarmi e la mia famiglia. E tutte queste cose erano state spazzate via. Per un anno. Per più di un anno!".
"Detto questo, creativamente e professionalmente, è stato incredibile. Ho scritto infinitamente più in questo periodo di quello che avrei fatto normalmente. Ho anche collaborato alla composizione con cinque altre persone nel primo anno. E in passato non lo avevo mai fatto. O perché ero troppo occupato o perché non me ne fregava. Ma visto che te ne stai lì buttato a casa, non hai più scuse, capisci?".
"Non credo proprio che troveresti qualche persona creativa che ti dirà che ha passato un lockdown di merda, perché il tuo mondo tende ad esistere comunque nella tua mente. Il rovescio della medaglia di tutto questo è che come famiglia è stato fottutamente orribile. I miei figli erano in DAD ed avevano appena cambiato scuola. E poi è arrivato il lockdown e quindi non hanno avuto la possibilità di fare amicizia. E questo è stato straziante. Uno dei miei bambini ancora non ha superato la cosa. È stato proprio straziante".
"Devi assolutamente avere speranza per il futuro, perché cos'altro ti resta? Non puoi semplicemente accettarlo. Siamo qui in un teatro oggi. E questo teatro probabilmente sta morendo. L'industria del teatro sta morendo. La musica live è morta. E chissà quando tornerà. Nessuno lo sa, è questo il problema. Il governo non mostrerà a nessuno di noi che lavoriamo con l'arte una tabella di marcia per uscire da tutto questo, perché sanno che alle prossime elezioni li manderemo a fanculo. Quindi non sono interessati a quello che noi vogliamo".
(traduzione a cura di Luca)
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sabato 19 giugno 2021
Noel Gallagher si racconta: "Il rock da stadio degli Oasis? Bello, ma facile da scrivere e artisticamente limitante. Da solista vivo sfide impegnative"
"E dunque una notte sono andato a letto, senza pensare a niente, forse al (Manchester) City o a cazzate del genere. Poi mi sono svegliato il giorno dopo e mi ricordo che io e Sara stavamo chiacchierando da stanza a stanza, e mentre lei era in bagno a prepararsi mi ha detto: 'Che cosa pensi di fare allora?'. E quando tua moglie ti dice una cosa del genere significa: 'Mi sono rotta le palle di averti lì in casa tra i piedi da più di un anno. Cosa vuoi fare?'. E allora le ho risposto: 'Penso che registrerò un disco'.
"Normalmente quando una band si scioglie è il cantante che si butta in qualcosa di più grande e migliore. Non è mai il chitarrista a farlo. Al contrario, gli viene una crisi isterica finché non è preso dalla smania di rimettere insieme la band, quando capisce che non frega un cazzo a nessuno di quello che un chitarrista ha progettato di fare."
"Il mio asso nella manica, però, era che avevo cantato un paio dei nostri tre singoli da primo posto. Quindi la gente sapeva com'era la mia voce e nessuno si sarebbe schifato. Avevo un po' di canzoni, non proprio tutte meritevoli di entrare in un album, che avrebbero fatto parte del disco successivo degli Oasis. E, come detto, non avevo una band. Quindi ho affittato uno studio e ho buttato giù una canzone alla volta. E anche arrivato lì non ero per niente sicuro. Mi ricordo che una sera, tornando a casa dallo studio, sono passato davanti allo Shepard's Bush Empire e cercavo ... sai lì dove mettono il nome della band, sopra la porta ... cercavo di visualizzare il mio nome lassù e non ci riuscivo. E pensavo che le mie canzoni avrebbero dovuto essere due volte meglio di quelle di tutti gli altri. Perché sono un venditore terribile, un venditore tremendo. E non sono così bravo come frontman. E nemmeno come cantante sono un granché. Quindi le mie canzoni avrebbero dovuto essere fottutamente stupende, così come il disco. Quindi tutta la mia energia l'ho messa nel comporre un grande album e ancora oggi se il disco è ben fatto, tutto il resto è solo un bonus".
"Qualcuno una volta ha detto che l'arte è solo quello che tu riesci a vendere come tale. Quindi durante il mio primo tour ed era fantastico e sentivo la cosa crescere dentro di me e mi piaceva. E dalla partecipazione del pubblico riuscivi a capire quello che potevi ottenere. Allora ho cominciato non a fare cose folli, ma cose come Riverman o The Right Stuff o The Ballad of the Mighty I, che erano tutte improntate verso un'evoluzione e non ancorate in nessun modo al passato. È stato solo dal momento in cui ho scritto un album da artista solista che ho iniziato ad utilizzare strumentazioni e influenze differenti, a cantare in modo diverso. Poi siamo arrivati a Who Built the Moon? e lì la cosa è proprio esplosa in tutto un altro mondo. In quel momento ho iniziato a pensare: 'Wow, qui le cose diventano davvero impegnative anche per me'. Ma è proprio lì che vuoi essere. E non devi avere paura. E lo devi affrontare a petto in fuori, cazzo. E non devi avere timore di essere deriso".
"Quindi quando ho fatto uscire cose come Black Star Dancing, che è una delle mie cose preferite tra quelle che ho fatto, ho praticamente spaccato in due la mia fan-base. In realtà è una cosa buona. Mette alla prova sia te stesso che loro. Perché hai fatto la stessa cosa per vent'anni, e sapevi benissimo quando facevi un disco negli anni '90 come dovesse suonare, come sarebbe stato il relativo tour, come sarebbe stato accolto e blablabla. Sai, lo dico solo con il senno di poi, perché al tempo, quando ci stavo dentro, era fottutamente stupendo e non sapevo che ci fosse una vita fuori da quello. Adesso che lo vedo da fuori, era proprio ... Artisticamente era come indossare una camicia di forza".
"In realtà adesso non penso al passato quando entro in studio e come la prenderà la parte oltranzista dei fan degli Oasis. Non mi passa mai per la mente. L'unica volta in cui succede è quando devo fare la scaletta per i concerti e vedo che tra le ventuno canzoni c'è solo Don't Look Back in Anger. Quindi penso che devo aggiungerne un altro po'. 'Quanto costano i biglietti? Porca troia! Ci metto dentro pure Half the World Away! Davvero? Ci butto in mezzo anche Wonderwall!'. È una sfida allo stesso modo in cui non lo era quando ero negli Oasis. Perché, come ho detto prima, era tutto basato nella lotta che infuriava nella band. La musica era cucita su misura per quello che c'era attorno, per il rock da stadio, che, sai, è abbastanza facile da scrivere. E uscire da tutto quello ha significato andare in un'altra direzione. È stata una sfida e lo è tutt'ora. Ma mi piaciuto tanto, mi è piaciuto tanto".
(traduzione a cura di Luca)
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Noel Gallagher: "Lasciare gli Oasis è stata la migliore scelta che potessi fare. Ormai venivano ai concerti solo per vederci suonare le hit"
Intervistato da Sky Arts per il programma televisivo Noel Gallagher Out of the Now, il cantautore mancuniano è tornato a parlare della fine degli Oasis. OasisNotizie è di nuovo su Facebook. Aiutaci a ripartire e crescere con un like alla nostra pagina. Clicca qui.
domenica 13 giugno 2021
Noel Gallagher su genitorialità, social e musica: "Internet è la nevrosi mondiale, ha ucciso tutto. La musica? È andata in vacca, si vogliono le hit subito. Non so guidare e menomale: sarei violento. Non so nuotare? Non siamo fatti per farlo"
A colloquio con Noel Gallagher
La band post-Oasis di Noel Gallagher, gli High Flying Birds, pubblica un nuovo best of e, di conseguenza, a Carl Marsh è stata concessa una chiacchierata con il capo. Non che ne abbiano discusso molto (e ancora meno degli Oasis), ma continuate a leggere per trovare Noel che ci intrattiene sulle questioni del giorno in modo consacrato dal tempo... Il tempismo è tutto, quindi conversare con Noel Gallagher lo stesso giorno in cui è stata annunciata la Super League europea è stato il perfetto rompighiaccio e mi ha fatto contare i secondi. Avendo solo 20 minuti per chiacchierare, esattamente dopo 6 minuti e 35 secondi, Noel dice: "Ma parliamo di musica". La cosa che redime: ho usato il mio tempo rimanente, poi abbiamo sforato di 13 minuti. Penso che Noel si sia reso conto in anticipo che avevamo trascorso troppo tempo sul calcio.
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