Ecco un altro pezzo della chiacchierata (datata 30 ottobre) di Liam Gallagher con National Public Radio (NPR), un network di stazioni radiofoniche statunitensi, in occasione del suo tour negli States a supporto degli Who. Liam si è anche esibito dal vivo negli studi della radio (audio qui sotto).
"La mia canzone preferita di Definitely Maybe è Live Forever. Mi piacciono tutte, capisci? Supersonic è grandiosa, mi piace come canzone rock, come canzone rock 'n' roll, ma Live Forever è di una bellezza ... Ogni volta che la canto mi ricorda mia madre, quindi la amo".
"Se nella musica di oggi vedo qualcuno che abbia carisma o che mi ispiri dal punto di vista creativo? Nessuno. Non per essere cattivo, ma non vedo proprio nessuno. Non ho bisogno di essere ispirato creativamente, ho già il mio spirito, so dove devo andare già dagli anni '90, quindi nessuno di questa generazione mi ispirerà. Mi ispirano i miei figli e la mia ragazza, ma quella è la vita quotidiana, capisci? Ma quanto a questi musicisti di oggi, odierei essere un musicista di oggi. Devi stare in guardia. Devi stare attento a cosa dici, ti assalgono e ti costringono ad una doccia anticipata. Quando avevo vent'anni io, invece, potevo fare quello che volevo, vestirmi come volevo, bere quello che volevo e dire le parolacce che volevo".
"Noi eravamo come i Pistols negli anni '90, la facevamo franca dopo un omicidio. Questi ragazzini di oggi non la fanno franca con niente, amico. Se iniziassi ora (nel mondo della musica, ndr)? So che la gente dice che con questo clima gli Oasis non durerebbero. Penso di no. Musicalmente sì, ma noi eravamo linguacciuti e ci piaceva anche prendere droga, far festa e sfasciare le cose. Ci avrebbero chiuso a chiave. Musicalmente la cosa avrebbe funzionato perché è rock 'n' roll classico e quello non morirà mai, capisci? Ma come persone eravamo delle little sods, delle canagliette, come si dice giù a Londra. Non voglio dire parolacce perché mi è stato detto di non dire parolacce, ma a Manchester diciamo stronzetti o coglioncini, little fuckers o little cunts, ma a Londra dicono little sods. 'Vai via da qui, canaglietta!' ...".
Argomento Morrissey (al centro di uno scandalo per aver detto che "Nigel Farage sarebbe un buon primo ministro" e che "ognuno preferisce la propria razza", ndr). "Non lo so cosa è successo, ma so che Morrissey è sempre nei guai. È sempre stato così, ma ascolta: a lui piacciono quelle cose ed è quello in cui crede. Che sia giusto o sbagliato, io non ho sentito cosa ha detto. Non mi addentro nella politica, ho già abbastanza guai, ho abbastanza roba in corso nel mio mondo, non mi serve parlare della Brexit o di Boris Johnson o di come si chiama quell'altro, Trump. Sono tutti degli idioti del cazzo. Lasciateli perdere. E non beepatela questa!".
"Non corro da un po' perché ho avuto un po' di artrite alle gambe ed è stata un po' dolorosa, quindi non ho corso quanto avrei dovuto, ma una volta che sistemerò la medicazione ... Voglio il cannabidiolo, mi piace il CBD. Mi sta piacendo molto, spero che migliori le cose e prima che tu te ne renda conto sarà in giro a fare beep beep a tutti come un robot".
"Grazie a voi per avermi ospitato. Mi è piaciuta tutta. Sono in modalità zen/assonnata per via del jetlag. La prossima volta beccatemi quando sono con il jetlag e parleremo. Mi sono svegliato alle 5 e 30 e il gatto non si è svegliato: era lì che mi fissava, dato che ero stato per tre settimane fuori, in tour. Era una protesta, come a dirmi 'dove sei stato, testa di cazzo?' ... "
La nostra intervista al ragazzo di Manchester, a pochi giorni dall'uscita del secondo album da solista, Why Me? Why Not. Per parlare della sua nuova vita da salutista (costretto), del suo rapporto con Noel, del sogno di riformare la band e del suo sentirsi il nuovo Elvis.
«Sai mi piacerebbe poter ancora pippare e bere tutta la notte, parlando dei Beatles e delle solite stronzate per nove ore di fila, ma non ho più l’età per fare certe cose». Ladies and gentlemen, mister Liam Gallagher. Oltre ogni aneddoto, e prescindendo da qualsiasi mitomania, il ritratto di Liam può essere solo un autoritratto. Lui che ha inventato un proprio vocabolario, l’hooligan del rock and roll: un bifolco buttato davanti a un microfono che sembrava una figura accessibile a tutti, ma che nessuno ha mai più avuto il coraggio di ricalcare.
A volte stonato, altre un po’ alticcio, in 25 anni di carriera in prima linea Gallagher ha cambiato pelle, trasformandosi dallo spaccone dalla periferia di Manchester, al frontman che, senza muovere un muscolo, sgolava canzoni davanti a migliaia di persone deliranti. Sembrava potesse esserci chiunque al suo posto, eppure c’era lui.
You were only one of us, canta in uno dei suoi ultimi brani, dove l’ormai ex Our Kid, all’alba dei 48 anni (saranno il prossimo 21 settembre, il giorno dopo l’uscita del suo nuovo album, il secondo da solista, Why Me? Why Not), sembra aver aperto più di uno spiraglio dentro un universo di cui lui era centro e circonferenza. Sarà l’età che avanza, tant’è che il super cafone del brit pop oggi è un uomo che va a correre tutte le mattine.
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Sarai mica diventato un salutista…
Ora vado a letto presto e mi sveglio di prima mattina per andare a correre, nelle ore in cui non c’è nessuno. Mi piace uscire quando ci sono un paio di persone con i cani, gli scoiattoli che corrono nei prati. Poi verso mezzogiorno è il caos, tutti che mi chiedono selfie o roba del genere. Tuttavia non mi definirei un salutista, non sono il fottuto Sting, non faccio yoga per otto cazzo di ore. Vado a correre, torno a casa, e controllo l’orologio per vedere quanto manca all’apertura dei pub.
Il giusto compromesso, diciamo. È quello che ho sempre fatto, in realtà. Quando ero ragazzino correvo per le strade di Manchester, e ora che sono invecchiato faccio jogging. Come dicevo, mi piacerebbe ancora far festa, ma non riesco più a reggere quattro giorni di fila in hangover, sarebbe una follia.
Questo tuo cambiamento si può percepire anche nelle nuove canzoni. Sembrano meno pervase dalla tensione e dalla rabbia del passato.
Sì, ora sono piuttosto felice. Ho una bella famiglia, sono in ottima salute e anche mia madre sta bene. Gli avvocati se ne sono andati affanculo e la mia ex moglie si è presa tutte le case, anche i cani a dir la verità. Fortunatamente Debbie (la compagna, nda) è sempre rimasta al mio fianco. Senza di lei sarei ancora nei pub, a bere bottiglie di Jack Daniel’s e a piangermi addosso. È stata lei a riportarmi sui binari giusti, a mettermi in contatto con i discografici della Warner che mi hanno proposto un lavoro solista. Ed è stato per lei che mi ci sono buttato dentro, il motivo per cui ora sto ancora facendo musica.
Infatti stai per pubblicare un nuovo album, Why Me? Why Not. Un titolo decisamente Liam Gallagher. Senza alcun dubbio. Un sacco di gente si vergogna della propria grandezza, nasconde il proprio talento per paura di sembrare arrogante. Credo che se sei bravo a fare qualcosa, non devi vergognartene. Anzi, devi farlo vedere, anche se sembra una cosa da stronzi. “Why me? Why fucking not?”. È un messaggio positivo. E poi non siamo più nel 1975, quando si facevano titoli fottutamente lunghi. Why me? Why not è un titolo breve e immediato.
Un titolo che ricorda la famosa t-shirt “Why always me?” esibita da Mario Balotelli nel derby di Manchester del 2011. In realtà è ispirato da due quadri di John Lennon. Vent’anni fa mi trovavo a Monaco e decisi di andare a un’esposizione di Yoko Ono, con delle opere di John Lennon, ce n’era una con scritto “Why Me?”. Decisi di comprarla. Qualche anno più tardi ero a New York, Yoko mi aveva chiesto di incontrarci, perché era appena nato mio figlio e l’avevo chiamato Lennon. In quell’occasione le raccontai del quadro che avevo acquistato a Monaco, e lei mi rivelò che faceva parte di una coppia di opere, che John ne aveva fatto un altro che io non avevo visto. Ero tornato in Inghilterra: mi trovavo in giardino con i miei gatti Mick e Keith, quando suonò il campanello. Aprii la porta e mi trovai davanti questo quadro gigantesco con John Lennon ritratto su una poltrona insieme a un gatto. Era esattamente la stessa posizione in cui ero io mezz’ora prima. Guardai meglio il dipinto, c’era scritto in basso “Why Not?”. In quel momento pensai che quelle parole un giorno mi sarebbero tornate utili.
Come per il tuo ultimo album As You Were, anche qui hai deciso di scrivere le canzoni insieme a Greg Kurstin e Andrew Wyatt. Ti senti più sicuro affiancato da degli autori, diciamo, più classici? Dopo As You Were avevo scritto una manciata di canzoni, le avevo scritte di getto ma sentivo che non erano al livello che cercavo. Volevo che il nuovo album fosse ancora meglio di quello precedente, quindi ho deciso di tornare a lavorare con Greg e Andrew. Non ho nessun problema a scrivere insieme ad altri, sono un cantante, non un cantautore. Noel scriveva tutte le canzoni negli Oasis, io posso scriverne qualcuna, ma finire un album intero sarebbe il risultato della vita. Per me non è un problema se non sono io a scrivere tutto. Io canto, porto quelle canzoni su un palco, e quella è tutta un’altra storia, quella è la mia storia.
Conosci te stesso, dicevano gli antichi greci. Mai avremmo pensato di sentire le stesse parole pronunciate da Liam Gallagher. Conoscere chi sei e cosa stai facendo, solo in quel momento puoi tagliare tutte le stronzate. Non sono Noel Gallagher, non sono Paul McCartney, non sono una persona che vuole avere il controllo su ogni cosa. Mi piace condividere quello che faccio. So di essere un grande cantante, e nessuno può dire un cazzo su questo, so qual è il mio ruolo: la voce killer che rende il brano un pugno in faccia, ma non mi interessa essere il capo. Sai, non sono un egomaniaco, anche se a volte può sembrare…
Be’, proprio per il tuo carattere molti ti definiscono l’ultima vera rockstar. Non credo di essere l’ultima, sicuramente sono la più importante, perché sto riportando il rock alle persone. Faccio quello che ha inventato Elvis: non è stato lui a creare il rock, c’erano quei tizi del blues, ma è stato Elvis a portarlo alle masse. Le persone, soprattutto i più giovani, vogliono che il rock ritorni a suonare, e io sono fottutamente bravo a far questo. Non voglio reinventare nulla, il rock e il punk non sono nati ieri, io voglio semplicemente far divertire le persone che si sono fatte il culo per pagare un biglietto per un concerto, farle saltare: questo mi rende felice. Ovviamente mi interessa vendere copie, ma non con la musica tipo Ed Sheeran o merda del genere: non è quello cerco, è irrilevante. Sono sempre rimasto fedele al pubblico, e sono sempre stato lì per mandarli fuori di testa. La pensava così anche mio fratello, poi si è dato alla disco. Tuo fratello, infatti, non sembra essere granché d’accordo con il tuo discorso. I suoi ultimi lavori sono molto lontani dal suono degli Oasis. Forse sta solo invecchiando, magari è annoiato da quello che faceva prima, non saprei. Forse sta facendo la musica che gli dice di fare sua moglie. Sai, in realtà Noel non è mai stato un tipo rock and roll. Certo, lui scriveva le canzoni degli Oasis, ma ero io a dare la botta giusta; lui crede di essere un bravo cantante, ma non lo è, semplicemente perché non è rock and roll, e questa è una cosa che non puoi imparare. Noel si è sempre trovato più a suo agio con roba più da signorine, tipo gli Smiths, io invece ero più uno da Stone Roses o Pistols.
Perfettamente coerente, come sempre.
Perché no, mate? Non ho nessuna voglia di essere chi non sono, amo fare ciò che mi riesce meglio, mi piace stare nella mia comfort zone e non mi metterei mai a scrivere un album reggae o roba del genere. Voglio continuare a fare la mia roba, a fare quello che ho sempre fatto, un passo allo volta. Se alla gente piacerà quest’album, allora ne farò un altro, se non gli piacerà, be’ allora vedremo. Non voglio pianificare nulla, voglio solo fare quel che mi piace fare e vedere quel che accadrà.
Insomma, con Why Me? Why Not. sei esattamente dove vorresti essere, facendo quello che hai sempre fatto. Perché, allora, hai spesso dichiarato che vorresti rimettere insieme gli Oasis? Sai, nonostante tutto preferisco stare in una band. Nonostante ci siamo tirati addosso merda, amo quei ragazzi, amo le folle che abbiamo condiviso insieme. Gli Oasis erano immensi, e penso sia stato patetico il modo in cui ci siamo sciolti.
In che senso? Credo sia stato come se Johnny Marr avesse gettato sotto un autobus Morrissey, o come se Paul Weller l’avesse fatto con i Jam. Noel mi ha gettato sotto un bus in corsa, non sarebbe mai dovuto succedere. Non sto dicendo che ho bisogno degli Oasis, mi piace quello che sto facendo ora, semplicemente non doveva succedere, almeno non in quel modo. Molte persone hanno creduto che la band sia finita per colpa mia, ma non è così. Gli Oasis sono affondati per colpa di entrambi, io e Noel, anche se lui non ha fatto altro che raccontare balle.
Cioè? Be’, ha dato la colpa di tutto a me, sarebbe stato meglio se avesse detto la verità, che voleva provare la carriera solista. Ora si sente migliore di me, ma è esattamente come me, ha le stesse colpe che ho io, anche se cerca di buttarmi addosso tutti i mali del mondo. Anzi, il mondo sarebbe un posto migliore se entrambi ammettessimo di essere due idioti. Deve smetterla di nascondere chi è davvero, di celarsi dietro quell’atteggiamento da “miss sorriso”, perché tutti sanno chi è veramente. E, cosa più importante, anche nostra madre lo reputa un coglione.
Credi che il rapporto che avevate da bambini abbia influito su chi siete oggi? Sicuramente, deriva tutto da quando eravamo bambini. Se guardi indietro, c’era Paul, il primogenito, e poi è arrivato Noel, e nostra madre non aveva occhi che per lui. E poi che succede? Ta-da! Ecco che arriva Liam, e diventa il cocco di mamma, e tu scendi dalle sue ginocchia, perché quello è diventato il posto di Liam, che si prende tutte le attenzioni, tutte le moine e cazzate varie. L’infanzia è sempre un periodo strano, e se Noel andasse da uno psicologo scoprirebbe di essere un piccolo idiota insicuro, perché ha sempre covato la gelosia nei miei confronti. E tutti sanno ciò di cui parlo.
La tua famiglia fa parte anche dei brani del nuovo album? La mia famiglia è in tutte le nuove canzoni. C’è dentro mia figlia, i miei due ragazzi, mia madre. Anche i miei fratelli… anche se sono delle teste di cazzo.
Questa tua ultima frase ricorda il video di One of Us, dove sei il protagonista insieme a Paul e Noel. In quella canzone dici “You said we’d live forever /Who do you think you’re kiddin?”, e sembra un riferimento a Noel e a una delle canzoni più famose degli Oasis, intitolata proprio Live Forever. Certo, è facile capire a chi mi riferisco, ma al mondo non esiste solo Noel. Parla di mio fratello, parla di mia madre…
Ma sembra anche rivolta a te, che di Live Forever eri la voce. Come fosse un addio al tuo passato. Sì, man, anche quello. Bisogna andare avanti, ed è quello che sto facendo, senza farne una tragedia. Ovviamente sono orgoglioso del mio passato e di quello che ho fatto. Tuttavia, anche se gli Oasis sono finiti, io farò sempre parte degli Oasis, perché gli Oasis hanno un significato importante per le persone. Posso andare avanti per la mia strada, ma non posso dimenticare chi sono stato, perché ho una responsabilità verso il passato. Su questo punto tu e Noel siete d’accordo, anche lui sente questa responsabilità. Tuttavia durante il nostro ultimo incontro, aveva detto di essere stato spesso infelice quando era nella band. Non mi sembra fosse infelice con gli Oasis, ma se le cose non andavano come voleva lui allora impazziva, e gettava le persone sotto un autobus. Io non sono il suo capo, lui non è il mio, non sono suo padre e lo stesso vale per lui. Non gli devo niente e lui non deve niente a me. Lui si è rotto le palle di suonare negli stadi? A nessuno importa niente, ma la deve finire con 'sta storia che ha smesso di farlo per colpa mia, perché è stato lui a gettarmi sotto un autobus. La stessa cosa che ha fatto con Bonehead, con Guigsy, con Whitey, finché non l’ha fatto con tutta la band.
Che consiglio gli daresti? Dovrebbe viversela meglio, mi dispiace per lui. Ha sempre cercato di far vedere di essere il capo del suo cazzo di piccolo mondo, e lo faceva impazzire stare sul palco insieme a me, dove sembrava un nano in cerca di attenzioni. Su Don’t Look Back in Anger diventava un gigante, quello era il suo momento, ma per il resto era continuamente geloso. Io vorrei davvero che fosse felice, ma non credo lui voglia lo stesso per me.
Insomma, ancora guerra fredda. Nah, non la definirei una guerra. Sono i media che scrivono un mucchio di stronzate a riguardo. A volte potrei anche lasciar correre sai, ma lui è circondato da un gruppo di sfigati che vendono cazzate alla stampa, e non parlo dei giornalisti musicali, ma di quei bastardi spioni. Per cui, quando leggo delle stronzate, allora io rispondo a tono, perché è l’unico modo che ho di dire come stanno davvero le cose. Se loro la finissero, allora la smetterei anche io, ma finché continuano non rimarrò fermo davanti a qualche vecchio coglione che scrive per il Sun. Che cosa credono di fare? Vogliono uccidermi con le loro bugie? Non ce la fanno mai, possono baciarmi il culo.
Liam Gallagher tornerà in Italia con due concerti, il 15 febbraio al Palazzo Dello Sport di Roma e il 16 al Forum di Assago (Milano)
Noel Gallagher ha rivelato a Manchester Evening News che il brano "mancuniano" che farà parte del suo prossimo EP ha un marchio Smiths, dato che all'ex Oasis piacerebbe scrivere con Morrissey e pubblicare musica con Johnny
Marr (il quale, giova ricordarlo, ha già collaborato con gli Oasis e con Noel solista in passato).
"Ieri ero in studio per fare una traccia del prossimo EP e
pensavo che suona come gli Smiths. Mi piacerebbe molto metterci su la
voce di Morrissey".
Noel ha anche riflettuto sulla prolificità musicale della propria città.
"Chissà da dove provengono tutte le grandi
band che abbiamo a Manchester ... Penso che se ti siedi a pensarci su
per un'ora o due uscirebbero fuori un sacco di cosette diverse".
"Il
tempo (atmosferico)", spiega Noel. "Non sei mai fuori di casa, sei sempre al chiuso,
cazzo, perché non c'è niente da fare. Quando ero ragazzino io, nel luogo
in cui venivamo non c'era niente da fare. Se ti appassionavi alla
musica ti sballavi e ascoltavi musica. E penso che se cresci a
Manchester e stai diventando un musicista, sei forse in una delle
migliori città del mondo: ci sono posti a sufficienza dove fare le
prove, allora era economico, e ci sono posti a sufficienza dove
esibirsi. O almeno all'epoca c'erano".
"A Manchester", osserva Noel, "c'è ispirazione ovunque tu guardi. Se pensi a tutti i
grandi, iconici cantautori e frontmen e personaggi venuti da Manchester è
pazzesco. Sembriamo avere un dono in quel settore. Penso che sia
dovuto al fatto che vi sono molte persone diverse provenienti da background. diversi
Anche se Manchester è molto classe operaia, c'è un pochino di elemento
di classe media, c'è una roba irlandese e una giamaicana e ci sono i locali
notturni, e sembra che ci sia stata, e continui a esserci, un sacco di
gente grandiosa che si interessa di musica. E la cosa è cresciuta sempre di più. È
meraviglioso".
Intervistato negli USA dalla rivista Rolling Stone (audio alla fine del post,
l'intervista risale a maggio ma è stata diffusa l'11 luglio), Noel
Gallagher ha parlato di ciò che lo caratterizza come persona originaria
di Manchester, delle sue città preferite, dei suoi eroi musicali, delle
sue regole di vita, dei fan che gli chiedono i selfie, dei suoi libri
preferiti, della reunion degli Oasis e di molto altro.
Ecco una nostra traduzione - la terza - delle sue parole. In questa parte dell'intervista Noel parla dei suoi libri preferiti, della musica che lo commuove, delle band meno note che apprezza e dei suoi eroi musicali.
PARTE 3
Qual è il tuo libro preferito?
Noel al promo West Fest di Columbus il 15 luglio 2016
I romanzi non fanno per me, ma un romanzo che ho letto dall'inizio alla fine e ho pensato fosse fantastico è On the Road
(noto in Italia come Sulla strada, ndr) di Jack Kerouac.
E so che questo mi fa sembrare un intellettuale
adesso, perché non lo sono per un cazzo. Lo lessi perché all'epoca ero
molto preso da Bob Dylan e lessi un'intervista in cui parlava di questo
libro.
Quando lo presi riuscii a capire da dove venisse la connessione
tra Dylan. È una storia incredibile. Non direi che è il mio libro
preferito, ho letto molte autobiografie. Come ho detto non sono un avido
lettore, capisci? Io leggo cose "fattuali", i romanzi non mi
interessano proprio, ma On the Road è fantastico per lo stile di
scrittura.
Sembra quasi di sentire quel blues hipster di Subterranean
Homesick Blues di Bob Dylan, come velocità e ritmo di scrittura.
E se pensiamo che risale al 1957, era proprio avanti.
È
fottutamente incredibile. E mi ha fatto capire perché San Francisco era
così predestinata. Qualcuno fa: 'Perché sono tutti ossessionati da San
Francisco? New York è dieci volte la città che è San Francisco'. E mi
rendo conto che il motivo è il jazz. Gli hipster jazz erano tutti a San
Francisco, era la loro La Mecca. Un libro fantastico. E ovviamente fu
scritto in un unico tentativo, il cane che fugge con l'ultimo pezzo e
tutte quelle cose lì sono incredibili.
Quale libro stai leggendo attualmente?
Nessuno.
Devo trovarne uno buono. L'ultimo libro che ho letto era sulla spia
britannica Kim Philby, che defezionò andando con i russi durante la
guerra fredda. È scritto dalla prospettiva dei suoi amici, nessuno dei
quali sapeva che lui fosse un doppio agente. È affascinante. Non ricordo
come si chiami quel libro, però è grandioso.
Mi piace la roba della
seconda guerra mondiale e della guerra fredda, mi piace tutto quel
periodo, le manovre dei superpoteri di allora per dominare il mondo sono
affascinanti. E come si arrivò vicini al punto che qualcuno
schiacciasse il tasto.
Penso
che in America la gente non si renda conto di cosa significhi subire
blitz, non concepisce l'idea di vedere la tua città distrutta dalle
bombe. C'era follia.
L'America
non è mai stata invasa ed è per quello che quando è accaduto l'11
settembre per l'America è stata una cazzo di cosa terribile: 'Cosa? Sul
nostro cazzo di suolo?'.
In Inghilterra, invece, le attività
terroristiche i sono sempre state. L'Inghilterra è stata invasa e teatro
di guerra per secoli, capisci? Quindi quaggiù non è poi tutta questa
gran cosa. Londra è stata teatro di bombe dell'IRA negli anni '70 ed è
andata vicina all'invasione dei nazisti ed è stata invasa dai romani e
dai francesi e bla bla bla.
Quindi
sì, gli americani non capiscono proprio come sia, ma d'altro canto è
una cosa buona. Io preferirei vivere in un paese che non è mai stato
invaso.
Parlami della musica che ancora ti commuove di più.
Sono
ancora i classici. Mi capita ancora di sentire in I am the Walrus o in
roba degli anni '70 come Strawberry Fields qualcosa che non ho mai
sentito prima. È una cosa strabiliante da dire. Ti ritrovi in bagno, con
Strawberry Fields nell'altra stanza, ti colpisce qualcosa di quelle
canzoni ed è come se le stessi ascoltando per la prima volta. E non mi
riferisco solo ai Beatles e a John Lennon, ma alla maggior parte di
quella musica degli anni '70, che per me evolve ancora, capisci?
Ovviamente
in quest'epoca di playlist e Internet ... ho una playlist di tutte le
più grandi canzoni degli anni '70 e sono quelle canzoni che riescono a
fermare una conversazione in una stanza piena di gente. Se non senti
Love Me Till the Sun Shines dei Kinks da quattro o cinque anni fai:
'Porca troia! Senti che cazzo di pezzo!'. Trovo tutto quel periodo di
grande ispirazione.
È incredibile pensare che da Love Me Do ad Abbey Road siano trascorsi solo otto anni.
Sì,
ma non è solo quello. Basti pensare che molte delle band che si
ispirarono ai Beatles all'epoca di Love Me Do non si erano neanche
formate. E poi quando sei arrivato all'anno di Woodstock era spuntata
un'intera fottuta generazione e cultura che era quasi alla fine. In
sette anni o giù di lì. È fottutamente stupefacente quello che successe.
Sto ancora scoprendo qua e là dei brani della fine degli anni '70 che
mi fanno pensare: 'Wow, porca troia! Ogni volta che andavano in studio
registravano un capolavoro, è incredibile!'.
E anche band che hanno pubblicato un solo album, che hanno avuto vita molto breve, erano eccezionali.
I David. Hai sentito quell'album di
quella band, i David? Credo fossero californiani. Si dice che fossero
stati chiamati alle armi per la guerra del Vietnam ed è questo il motivo
per cui nessuno ha più sentito parlare di loro. Penso che il loro album
si chiami Another Day, Another Lifetime. È fottutamente folle. E tutta la roba ... Come cazzo si chiama quella band? ... Hanno scritto Walk Away Renee.
I Left Banke.
I Left Banke. Tutta la roba dei Left Banke. Cioè ... porca troia! Incredibili!
Nei
primi anni '70 se non fosse stato per David Bowie e poche altre persone
... Il mainstream pop era divenuto così orribile in così poco tempo.
Sai,
nei primi anni '70 il rhythm & blues e il blues in sé si erano
fatti spazio oltre l'Atlantico e gli inglesi avevano creato la propria
cultura di quel tipo e l'avevano fatta tornare in America. Gli inglesi
presero i Velvet Underground e gli Stooges e inventarono il punk rock e,
sai, cambiarono il mondo. E anche quei primi dischi punk, dei Ramones,
dei Sex Pistols e dei Clash, ti lasciano ancora a bocca aperta.
Chi sono i tuoi eroi e perché?
I
miei eroi musicali penso che sarebbero i Beatles e gli Stones, perché
... Perché? ... Cazzo! Perché avevano le migliori canzoni, penso.
Ray
Davies perché scriveva le migliori canzoni, Pete Townshend perché non
gliene fregava un cazzo, David Gilmour e Roger Waters perché combinati
l'uno con l'altro erano il fuoco e il ghiaccio.
Di
Roger Waters mi piaceva fottutamente la sua megalomania. Di David
Gilmour mi piace la sua figaggine, il suo modo di suonare la chitarra.
John
Lydon, perché è una persona molto vera e un po' mi agito quando lo
incontro, anche se penso di piacergli, perché abbiamo trascorso
bellissime serate insieme. Andiamo proprio d'accordo e gli voglio bene.
Poi ci sono i Jam con Paul Weller, che è divenuto un mio ottimo amico e mio vicino di casa.
E gli U2, anche loro divenuti miei amici. E li amo perché da ragazzo ascoltavo The Joshua Tree
ed era di grande ispirazione, era un modo di comporre le canzoni così
semplice, ma si connetteva con chiunque nel mondo e quella cosa mi
piaceva molto.
E poi gli Stone
Roses. Scrissero una canzone di nome Sally Cinnamon, la comprai il
giorno che uscì, la portai a casa, la ascoltai e pensai: 'So che posso
farcela ora, perché so scrivere canzoni così'.
Poi
ci sono Morrissey e Marr degli Smiths perché portarono la composizione
delle canzoni su un altro cazzo di livello. Morrissey è un figlio di
puttana ed è talmente spassoso che è incredibile, ti fa venire i dolori
per quanto ti fa ridere. Johnny Marr è come me, è di Manchester e viene
da una famiglia irlandese, siamo quasi la stessa cosa. Anche se lui è un
mago e io un mero apprendista mago.
Chi
altro? Mia moglie, perché è fottutamente bellissima e per un qualche
folle incantesimo del fato ho finito per sposarla dopo averla incontrata
in un nightclub e abbiamo due figli fantastici.
Mia
figlia adolescente è un'eroina, perché ha superato delle avversità ed è
fottutamente figa, ma - come ho detto - non sarà mai figa quanto me. E il fatto che lo
accetti la rende più figa di me, il che non può essere possibile.
Chi altro? Mia madre, perché ha cresciuto Liam Gallagher. Cazzo! Wow! Provate a farlo voi!
È un peccato che due dei tuoi eroi musicali, Morrissey e Marr, dopo alcuni anni abbiano smesso di fare musica insieme, perché non riuscivano a sopportarsi.
È una cosa buffa e strana. Sembra che nessuna somma di denaro possa farli tornare insieme sul palco, ma in fondo io li ammiravo ancora di più per quel motivo, capisci?
Ah, aspetta un attimo. Dico anche Neil Young e Bob Dylan. Io ora mi sono liberamente trasformato in un cantautore, ma in realtà loro lo sono, cazzo. Ogni volta che vedo Neil Young penso: 'Porca troia! Fa mai un concerto di merda?'. Gli Oasis hanno suonato con lui e abbiamo avuto proprio l'ccasione di uscire insieme. Veniva nel nostro camerino e conosceva le nostre canzoni e pensava fossimo fighi. E noi pensavamo: 'Gesù! Neil Young! Questo era a Woodstock! Porca zozza!'.
Pare che Bob Dylan, i Rolling Stones, Roger Waters, gli Who, Paul McCartney e Neil Young possano riunirsi per un superconcerto al Coachella, ad ottobre.
Cosa? Cosa?
Sì, è stato annunciato ieri.
Dov'è questa cosa? Ad ottobre al Coachella.
Cazzo, ci vado, perché il mio tour finisce a settembre.
Wow, fallo!
Rendi noto che sono disponibile ad aprire fottutamente il concerto di chiunque suonando il banjo!
Si dice che incassino sette milioni di dollari ciascuno.
Sul serio?
Giuro su Dio.
Suoneranno mezz'ora ciascuno?
No, sarà una tre giorni. La prima sera ci sono Bob Dylan e gli Stones, la seconda Neil e McCartney, la terza Roger Waters e gli Who. Giuro su Dio. È stato annunciato ieri.
Cazzo, è fatta. Ci vado. Se ora riattacco non ti offendere, è perché vado adesso a prendere i biglietti.
traduz. oasisnotizie
FINE PARTE 3 Segui i prossimi post per leggere le altre parti dell'intervista di Rolling Stone a Noel.
In questo video sottotitolato in italiano Noel Gallagher torna sugli attriti con il fratello Liam, accusato di aver rovinato i concerti rifiutandosi di terminare le esibizioni con il suo comportamento bizzoso e di costringere Noel a spiegare "a gente che neanche parla inglese che il cantante era andato via" e a cantare il resto dei brani in scaletta.
Noel usa queste parole: "Il ragionamento mio è: fai lo stronzo quanto ti pare, ma prima facciamo il concerto e poi fai il coglione fottuto. Il suo ragionamento è: faccio sempre il coglione e basta. Per lui non era così folle togliersi gli auricolari, andare via e rifiutarsi di terminare le canzoni. Non potrei mai perdonarlo".
Il 48enne, in tour per promuovere il suo secondo disco solista, racconta questa versione dei fatti e sembra dunque covare ancora rancore nei confronti dell'ex frontman dei Beady Eye.
Noel parla anche di Tidal, il servizio di streaming lanciato da Jay-Z, definendolo "una cazzo di stronzata" ("e Alicia Keys ha fatto un discorso come se fosse una delle Nazioni Unite"), e di come gli Oasis sono percepiti negli Stati Uniti. Racconta un aneddoto relativo al servizio fotografico che i fratelli fecero per la rivista Rolling Stone, che pretese che il set durasse otto ore. "Per molto tempo ci hanno fottutamente odiato laggiù e da quando Liam non si presentò per MTV Unplugged le cose precipitarono rapidamente", rileva.
In chiusura Noel ha narrato un aneddoto sulla registrazione di Setting Sun, canzone per cui prestò la voce ai Chemical Brothers. Il chitarrista si è soffermato pure sulle bevute con Morrissey e con Bono degli U2.
Subtitles by oasisnotizie.
VEDI LE ALTRE PARTI DELL'INTERVISTA CONCESSA DA NOEL GALLAGHER A NOISEY:
Salon.com ha incontrato Noel Gallagher a Londra, durante le prove per il tour 2015. Molti gli argomenti toccati. Ecco la traduzione dell'intervista.
Hai fatto le prove con il coro. Lo fai perché dà ai tuoi testi una carica gospel?
Be', dovresti giudicare tu. Aggiunge potenza. Non lo so, non mi sono mai visto dal vivo. Come percepisco la mia musica? Non ne ho idea.
Ti sei mai seduto a vedere un DVD di te stesso che suoni?
Oh, cazzo, per l'amor del cielo, no. No, no, no, no. Quando registrano i concerti non li risento affatto. La cosa me li rovinerebbe.
Anche se sono concerti degli Oasis?
Sarò stato obbligato a sedermi ad ascoltarli, dato che c'era un disco in uscita e chiedevo alla gente di comprarlo, ma da allora tendo a non ascoltare questo tipo di cose. Non potrà mai essere bello come è quando ti suona in testa nella tua memoria. Aggiungici che esce da una cassa che ha le dimensioni di un cazzo di fagiolo ...
Due tracce di Chasing Yesterday derivano dalla collaborazione con gli Amorphous Androgynous. Avevi fatto un disco con loro, poi hai deciso di non pubblicarlo. Di recente Gaz Cobain, membro di quella band, ha detto: "Non credo Noel volesse interfacciarsi pienamente con la follia della nostra musica". Concordi?
Dunque, Gaz mette le cose in un certo modo, io in un altro. Se qualcuno mi consegna un disco per cui ho pagato 100.000 fottute sterline io mi aspetto che ad un certo punto mi sia interfacciato con il disco. Valeva la pena riesumare le canzoni in sé, mentre non valeva la pena continuare a lavorare sulle registrazioni che ho fatto con gli Amorphous Androgynous, perché ho avuto la sensazione che non fossero molto concentrati, un po' come Gaz.
Hai finito per produrre Chasing Yesterday da te e hai detto che è stata "una suprema rottura di coglioni".
Non dal punto di vista creativo, chiaramente, dato che il disco è ottimo. È stata una rottura di coglioni dover gestire le sessioni, tenere d'occhio l'orologio e il budget e tutte quelle merdate di cui non dovevo mai occuparmi.
Dal punto di vista creativo questo ti ha dato maggiore libertà?
Per niente, ha significato solo che potevo prendermi un giorno libero quando volevo. Non l'ho trovata un'esperienza sconvolgentemente liberatoria, ma neanche debilitante. Ho fatto così tanti fottuti dischi che sono giunto alla conclusione che, dopo averne prodotto uno da me, ho in realtà prodotto ogni cazzo di disco che ho fatto, solo che ho dato a qualcun altro il credito. Perché se le canzoni le scrivo io, suono tutte le partiture, curo io gli arrangiamenti, le registro tutte, che cazzo fa un produttore?
Si siede lì e ti propone: "Forse potresti lavorare su questa parte"?
No, entro in studio con una canzone completamente ultimata e non c'è spazio per la discussione. Se mai un produttore mi dicesse "Non mi piace quella canzone" allora direi: "Be', a me sì, quindi la facciamo". Quello che mi piace del fatto di usare produttori, e in particolare di Dave Sardy (ex produttore di Oasis e High Flying Birds, ndr), era che è un gran tipo ed è stato uno spasso trovarsi in studio con un'altra persona che apprezza la tua musica.
Al contrario, se Liam diceva che non era sicuro di qualcosa che tu avevi scritto per gli Oasis?
Non credo che Liam in vita sua sia mai stato sicuro di qualcosa, a parte quale parka indossare in un dato momento della giornata.
Recentemente, riferendoti alle molte stratificazioni sonore che si avvertono nella tua canzone Riverman, hai detto che ora ai dettagli presti un'attenzione maggiore di quanta eri abituato a prestare. Perché?
Quando fai parte di una band di cinque elementi ognuno ha il suo posticino nel gruppo, quindi il bassista suona il basso, io suono la chitarra solista, qualcun altro suona la chitarra ritmica e il produttore diventa l'arbitro e presta attenzione ai dettagli. Ora io suono il basso e le tastiere e posso ingaggiare il sassofonista e sono molto preciso su quello che voglio. Specialmente se la traccia è particolare come Riverman, dove davvero puoi non badare a spese per la produzione. Potrei ancora renderla il 50% migliore di come l'ho resa. Potrei lavorare a quel brano per il resto della mia vita, perché è proprio bello.
È quello che Yeats diceva delle sue poesie. Che avrebbe avuto sempre il problema di dire quando una poesia era ultimata. Avrebbe potuto sempre rilavorarne i versi qua e là.
Sì, ma io sono bravo a capire quando è finita, ma se qualcuno mi dicesse: "Devi startene seduto in studio per il resto della tua vita e lavorare a Riverman" io ne sarei piuttosto felice, cazzo.
Avresti un altro album di versioni alternative di Riverman.
Oh, è in lavorazione. Non preoccupatevi. Chasing Tomorrow.
Hai detto che quando hai scritto Gas Panic, per l'album Standing on the Shoulder of Giants, leggevi autori del calibro di Kipling e Yeats. Leggevi Dylan Thomas quando hai scritto la nuova canzone The Dying of the Light?
No, sono consapevole della citazione e può darsi l'abbia letta in passato, ma non sono un grande lettore. Rimango ancora ancorato alla roba fattuale. Leggo poesie di tanto in tanto. Non sono come Morrissey. Non mi porterei in giro una valigia piena di poesie per ammazzare il tempo. Per quello ho le partite da guardare. David Silva (centrocamposta del Manchester City di cui Noel è tifoso, ndr) è poesia in movimento.
Hai detto che la tua canzone While the Song Remains the Same è ispirata da una camminata per le vie di Manchester durante la quale hai visto come i vecchi pub erano diventati ristoranti e centri benessere. C'è stato un cambiamento nel modo in cui alla gente viene chiesto di socializzare, con il declino del pub inglese?
Oh, sicuramente.
Pensi che questo possa avere a che fare con il declino delle band e con il fatto che la gente si ritira nelle sue stanze da letto a fare musica dance?
Be', certamente. In camera da letto ora puoi mettere su uno studio di registrazione e un macchinario dove premi e registri. Puoi praticamente averne uno sul tuo cazzo di telefono, sai cosa intendo? Ho letto una citazione di qualcuno che diceva: "All'epoca quando ti davano un CD era perché un gruppo di persone pensava che fosse talmente buono da mettere una persona in uno studio a registrarlo, mentre ora ti può dare un CD un tizio che l'ha semplicemente registrato a casa e che solo lui pensa sia fottutamente buono". Penso che il declino dei pub inglesi abbia molto a che fare con la legge antifumo. Non si dovrebbe comprare cibo in un pub. Che roba è? I pub ora sono gastropub, si sono trasformati in ristoranti e a me non piacciono. Il declino delle band che suonano nei pub è fottutamente triste, ma penso che questa sia la nascita della morte del rock 'n' roll.
Credi che per il rock 'n' roll ci sia ancora una possibilità di tornare?
C'è questo cazzo di termine ora che odio: "rock moderno". Bleurgh! Che significa? Questo termine evoca solo peli del volto e fottute scarpe di merda. "Rock moderno": che massa di fottute scemenze. Penso che il rock moderno sopravviverà perché avrà il suo posticino nel mondo digitale, ma fidatevi di me: quando tutti i grandi - Ray Davies, Paul McCartney, Neil Young, Iggy Pop - saranno morti, sarà sparito, cazzo.
Siamo qui a parlarne nel 2015 e i due album rock che la gente attende con maggiore trepidazione sono il tuo e il nuovo dei Blur.
Be', sì. (ride) Porca troia! Be', questo per me dice tutto.
Da una parte di fa piacere?
Ehm, be', certamente. I Blur che fanno un disco è una cosa eccitante, giusto? Ovviamente io che faccio un disco è una cosa estremamente eccitante, ma la cosa mi fa piacere? In un certo modo renderà me e Damon leggermente più arroganti di quanto già siamo, e in un altro modo è piuttosto triste.
Hai provato a fare da mentore ad una nuova generazione di gente che faccia musica con le chitarre?
Proprio no. Tutti i giovani che incontro che vogliono far parte di band vogliono più di ogni altra cosa il successo. Tutti vogliono essere me, sai cosa intendo? "Tu ce l'hai fatta con la tua band". E fai: "Quella è una cosa che succede una volta nella vita, cazzo. Concentrati sull'essere bravo. Non preoccuparti di avere un bell'aspetto".
È uno dei problemi del rock 'n' roll, la mancanza di anima e creatività?
La gente non lo vuole più. La gente è piuttosto felice di fissare uno schermo di un computer, ascoltare musica da una cassa che ha le dimensioni di un cazzo di pulce e prendere musica in affitto. Prendere musica in affitto! Non la possiedono più! La affittano su Spotify. Cose senza senso.
C'è speranza?
Ci piacerebbe pensare di vivere abbastanza a lungo da vedere la fenice che si risolleva dalle ceneri. Ci saranno mai degli altri Oasis? Ne dubito fottutamente, ma lo spero davvero.
È questo uno dei motivi per cui non riformeresti gli Oasis? Perché preferiresti che venisse qualcun altro a fare quello che facevi tu?
Non riformerei gli Oasis, perché il cantante mi dà sui fottuti nervi. Chiariamola questa cosa.
A livello creativo diresti: "Ci siamo già passati. L'abbiamo già fatto. Dovrebbe venire qualcun altro a provarlo".
Ascolta, sono stato in quella band per 20 anni ed è stato fottutamente grandioso e ho amato ogni minuto di quella cosa. E se ti separi da tua moglie e divorzi, non vorrai mica andare in vacanza con lei ogni cazzo di anno? Devi andare a trovarti una nuova donna! Quindi sono nel pieno della fase in cui me la sto mettendo nel c*lo con la mia carriera solista al momento, grazie tante.
Stanno per arrivare le elezioni britanniche e all'epoca si parlò molto del tuo supporto a Tony Blair. Ora, nel 2015, Ed Miliband sta facendo del suo meglio per corteggiare i giovani elettori. Vedi dei parallelismi?
(tossisce eloquentemente) No. Francamente no. Penso che Tony Blair fosse un politico eccezionale che in qualche modo è riuscito a vederci giusto e a continuare a far girare tutti i piatti in aria, fino a quando quei cazzo di Talebani disgustosi non hanno rovinato il mondo. E di Ed Miliband non mi fido, cazzo. Non penso che possa dirigere un negozio di alimentari, figurarsi una cazzo di nazione. Probabilmente se facessi da me farei meglio di lui, e non sto neanche scherzando quando dico questo.
È la morte del rock 'n' roll? C'è ora un vuoto, una penuria di buoni politici?
Certo! Non è rimasta più politica nel mondo, o non è così? Perfino Barack Obama si è spento. Era ottimo all'opposizione e ora non è un oratore tanto stupefacente quanto lo era durante la sua ascesa, o no?
Ha anche la maggioranza repubblicana che prova a fermare qualunque cosa voglia far passare.
Brutti bastardi. Hai detto che non hai voluto includere Revolution Song tra le album track perché l'hai definita "un tuffo nel passato" e non hai messo neanche Do the Damage dato che suona come le canzoni più punk degli Oasis. Stai provando consapevolmente a voltare pagina e guardare avanti con la tua musica?
No. Ragiono canzone per canzone. Non è che mi siedo a pensare: "Bene, ora scrivo una canzone con un assolo di sassofono solo per rompere il cazzo alla gente". Scrivo canzoni a casa con la chitarra elettrica con la spina staccata ed è solo quando entro in studio che il suono comincia a prendere forma, a seconda di come mi sento quel giorno. Non avverto l'esigenza di avere un sound diverso, così come non ho paura di avere lo stesso sound. The Dying of the Light, ad esempio, sarebbe potuta finire in (What's the Story) Morning Glory? o in Be Here Now. È semplicemente una gran fottuta canzone, e basta. Ho un certo stile nel comporre e nel suonare la chitarra e lavoro con quei parametri. So quali sono i miei limiti, sicuramente. In realtà non sono così bravo. Cosa, paragonato a chi?
Paragonato a, uh, Taylor Swift, ad esempio, o ... com'è che si chiama quel cazzo di tizio hip-hop malato di mente? Kanye.
Noel Gallagher ha parlato ai microfoni di Noisey. Ecco l'intervista sottotitolata in italiano.
Tra il serio e il faceto Noel, intervistato negli uffici della Ignition Records a Londra (gli stessi di QUESTA INTERVISTA), ha ammesso apertamente che l'iniziativa Chasing the Sun, la ristampa dei primi tre album degli Oasis, ha il preciso intento di spillare soldi ai fan. "Dovevamo mungere la vacca morta degli Oasis", ha affermato il cantautore all'inizio del video sottostante.
Poi Noel ha parlato di un male della musica moderna, la riluttanza della gente verso l'acquisto dei CD originali degli artisti, e ha raccontato di come con il passare degli anni soffra maggiormente i postumi delle sbronze.
Noel ha anche spiegato che non vuole influenzare i gusti musicali dei figli (che definisce "fighi"), che non è entrato nel mondo della musica per fare i video ("Non sono uno dei Kaiser Chiefs", ha specificato) e ha deriso il proposito di Russell Brand di "rivoluzionare la politica". Ha anche elogiato Morrissey.
VIDEO by oasisnotizie
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Intervistato da Jo Whiley su BBC Radio 2 (AUDIO ALLA FINE DEL POST), Noel Gallagher ha parlato di molte cose, soprattutto del suo nuovo disco Chasing Yesterday, i cui dettagli sono stati annunciati lunedì in una videochat tenutasi nella sala londinese di Facebook. L’album uscirà il 2 marzo 2015 e sarà pubblicato dai Noel Gallagher’s High Flying Birds, il nome della band che il 47enne ha costituito dopo aver lasciato gli Oasis. Ecco una traduzione della chiacchierata.
Di cosa parla il nuovo lavoro di Noel? “È un disco ancora molto diretto”, spiega Noel. “Delle persone della mia vita? Tutte le canzoni d’amore parlano della mia bellissima moglie Sara. E non lo dico perché me lo fa dire lei. Sai, nelle canzoni si era già parlato di tutto già prima che arrivasse Elvis”.
“In fin dei conti è tutta poesia, stai solo raccontando di nuovo la storia. Tutte le canzoni, tranne il primo singolo, che è un po’ un intruso e un altro pezzo che è un intruso, sono tutte canzoni molto dirette su di me e su di te, su di noi, sai. Le canzoni le vedo sempre come scene di film, un film romantico. Non scene di commedie romantiche, non amo le commedie. Sono l’ultimo dei romantici, è una cosa su cui insisto da tutta la vita, perché credo ancora nel potere della musica e della gioia. Mia moglie sentendo questo probabilmente ora si starà soffocando in un bar.
Quale canzone del nuovo disco preferisce sua moglie? “A lei piace The Dying Of The Light, un pezzo molto emozionante ed esaltante che parla di me e di lei. Forse è la canzone più sincera che abbia mai scritto. Poi ce n’è un’altra, quella di chiusura, di cui non ricordo il titolo, ma è quella dove suona la chitarra Johnny Marr. È un po’ alla Echo & The Bunnymen e un po’ disco. Johnny lo conosco da prima che avessi un contratto discografico, per molti versi è stato il primo fan degli Oasis. È un tipo eccezionale, ha suonato per dischi degli Oasis e ha uno stile particolare. Quando il produttore in studio ti chiede di fare una cosa alla Johnny Marr io dico: ‘Nessuno suona come lui, non potrei. Posso solo chiamare lui in persona’. Avevo provato a chiamarlo per il disco precedente, ma era indaffarato, così l’ho chiamato per questo. Suona anche nell’ultima canzone della tracklist, che sarà il secondo singolo (Ballad Of The Mighty I, ndr)”.
“Non ho un contratto discografico”, aveva spiegato Noel all'inizio dell'intervista. “Il mio management ha dovuto mettere il disco in valigia e girare per il resto del mondo come un ambulante. Ci sarebbero voluti mesi e mesi per stipulare i contratti giusti per i vari territori, perché per stipularne uno bisogna farlo a livello mondiale”. Quindi ora si sente un uomo d’affari? “No, quando diventerò un uomo d’affari sarà finita. Non sono un uomo d’affari, mi interessa solo la musica”.
“Se mi sento in un nuovo mondo con questo album? Ogni volta che pubblico un disco – e questo succede da 15 anni – per me è una nuova partita”, ha detto Noel. “Questo album ho iniziato a comporlo forse un anno fa e quando l’ho finito, il 14 luglio scorso, tutte le cose che avevo pianificato erano sparite, le avevo cambiate. Non credo che oggi il music business abbia idea di cosa sta succedendo. Mi sembra che non ci siano più regole prestabilite. Per quindici anni queste regole hanno funzionato e ora … di recente ero ad un meeting con il mio management e si parlava di ‘come pubblicare il disco’. Era la mia casa discografica e ho provato una frustrazione tale che mi stavo quasi appisolando. Si parlava di cosa pubblicare su iTunes, i singoli … Penso che si stesse dedicando troppo tempo a discutere di come pubblicare il disco. Lo si pubblichi e basta! Andiamo in tour e vediamo cosa succede. Sia chiaro, ho fiducia nella gente che lavora nel mio ufficio, loro vivono per questa cosa, capisci? Hanno prodotto Primal Scream, Stereophonics, Black Rivers, ma sono esperti di quel settore. Io non tollererei che venissero da me in studio a dirmi se il fa che va dopo il sol minore è una buona idea. Loro mi dicono cosa vogliono, io glielo dò e se fanno casino sono licenziati!”.
“La composizione delle canzoni è sempre la parte facile. La parte difficile è stata registrare a Londra, non facevo un disco a Londra da oltre dieci anni e qui è difficile registrare perché le distrazioni sono tante, hai voglia di uscire”.
"Il disco l’ho prodotto da me, perché non ho trovato un produttore che volesse produrre il mio album. Quattro persone hanno rifiutato la mia proposta, ma non perché non lo apprezzavano, ma perché ai produttori piace lavorare ad un disco dall’inizio. Insomma cosa volete da me? Produrre un pezzettino, ascoltare il disco e poi sedervi e poi spillarmi quattro milioni di sterline prendendovi tutti i meriti?”.
“Di chi mi fido? Del mio ingegnere del suono, Mike Rowe, quello con cui ho fatto un sacco di demo, lati b e tutto questo. È stato l’ingegnere del suono di questo album. Lavora con me dal 1997 e durante il tour di Be Here Now ha suonato la tastiera. Mi fido di lui, ma in realtà se sono arrivato a far sentire un pezzo a qualcuno significa che sono già soddisfatto del pezzo”.
“Devo ammettere che l’unica cosa dura da decidere è stata il titolo, ho esitato fino a due giorni prima, quando ho dovuto per forza comunicarlo. Per me i titoli non significano niente e forse l’ho cambiato dodici volte. Alla fine un ragazza del mio ufficio mi fa: ‘Domani va in pre-ordine, quindi che nome gli diamo?’. Ho dovuto quindi sedermi, leggere dei testi e dopo che l’ho scelto mi sono detto: ‘Lo odio!’. Il mio manager diceva che la cosa non gli ispirava fiducia. Magari qualcuno su iTunes avrebbe fatto: ‘Ho sentito dire che è un album grandioso, ma per via di questo titolo non lo toccherò neanche’. I titoli degli album sono come i nomi delle band, nessuno di questi è grandioso”.
“Sono ancora un assiduo consumatore di musica, è la cosa per cui spendo più soldi e alla quale dedico più tempo. Per esempio ultimamente a Later with Jools Holland ci sono state delle band incredibili, cose che ho sentito e sono andato direttamente a comprare”.
“Quest’anno sono stato al Festival di Glastonbury per tre giorni, ma non ho visto nessuna band dal vivo, le ho viste tutte in TV su BBC iPlayer seduto in poltrona, quando sono tornato a casa. È stata una cosa bellissima quest’anno. Ho visto questa band, i Jungle e ho comprato il loro album. Hanno melodie uniche e cantano tutti. Poi li ho visti alla Roundhouse e ho pensato che fossero assolutamente strabilianti”.
“A Glastonbury sono andato con la signora Sara (la moglie, ndr) e un po’ di persone. Puoi andare a Glastonbury anche senza pensare tanto alla musica, ma per te stesso. Non credo che quest’anno la lineup del festival fosse particolarmente grandiosa. Sono andato a vedere i Cuban Brothers nella Theatre Tent e sono stati molto un grande spasso, erano in grandissima forma. Ci sono troppe cose a Glastonbury”.
“Se mi sono accampato lì? Ovvio che no, quando vado a Glastonbury io risiedo in un hotel a 5 stelle a venti minuti da lì! Qualcuno mi ha chiesto se mi ero accampato lì e io gli dicevo: ‘Prego? Io ho venduto 75 milioni di album, non mi accampo per nessuno io’ … Comunque adesso è veramente sbalorditivo, perché da qualche anno vivo il momento in cui dopo le 14 si aspetta che imbrunisca e si esce fuori, è grandioso”.
“Se rifarò Glastonbury l’anno prossimo? Non mi è stato chiesto, ma sono disponibile. Sì, mi hanno spedito sul mio computer il calendario delle cose che farò nel prossimo anno ed è una cosa rassicurante. Penso: ‘Bene, qui c’è del lavoro da fare’ …”.
“Per voi ho scelto questo pezzo di Brian Protheroe, Pinball”, ha proseguito Noel, che poi ha spiegato com’è nato il suo amore per questa canzone poco nota.
A questo proposito l’ex Oasis ha raccontato di una notte trascorsa a Los Angeles con Morrissey e Russell Brand. “Quando sono andato a Los Angeles a trovare il mio produttore Dave Sardy, siamo usciti con Russell Brand, che fa film merdosi e quindi è stato contestato laggiù. Eravamo io, Russell e Morrissey. Morrissey è l’uomo più divertente che abbia mai incontrato in vita mia. Fa spanciare dalle risate. Non ha una buona parola per nessuno, è molto tagliente. Ha praticato del bullismo nei confronti di Russell! Povero Russell, credo che non si sia ancora ripreso da quella sera … Comunque eravamo insieme in un bar e Morrissey con sé aveva portato un CD contenente vari brani. L’ha fatto mettere su nel locale e mi ha fatto sentire questa canzone presentandomela così: ‘Questa arrivò al 16esimo posto in classifica nel 1974 … si chiama Pinball ed è di Brian Protheroe’”.
"Sei mesi dopo ero in studio e stavo lavorando ad un mio lato b che sa molto di Bob Dylan, con il finger-picking. Una sera ero con il mio tastierista e Jeremy Stacey, il gemello del mio vecchio produttore Paul, che suona la batteria nella mia band e che mi fa: ‘Hai mai sentito questo pezzo, Pinball di Brian Protheroe?’ e io dissi ‘No’. Così lo ascoltammo e mi venne un’illuminazione, pensai: ‘E se provassi a risuonare questo mio pezzo con questo stile?’. E poi andai a casa quella sera, la riscrissi un po’, tornai in studio e così è nata River Man. È la traccia di apertura del mio nuovo disco ed è incredibile. Quando rivedrò quel grand’uomo di nome Morrissey dovrò ringraziarlo”.
Chiusura dedicata alla figlia Anais, 14 anni, che conduce da alcuni mesi un programma per bambini di nome Friday Download, in onda su CBBC. Nella trasmissione la ragazzina fa parte di un team che dà consigli di moda ai suoi coetanei. “Lo trovo molto divertente, lei si chiede come mai io rida quando la vedo in TV”.
Article by oasisnotizie
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Noel Gallagher parla degli Smiths. Spezzone di uno speciale sulla band di Morrissey e Johnny Marr andato in onda sulla BBC il 12 maggio.
Sottotitoli ITA.
Intervistato da BBC Radio 5 per la puntata che la trasmissione Men’s Hour ha dedicato agli Smiths, Noel ha detto la sua sulla band di Morrissey e Johnny Marr, che ha segnato la sua adolescenza.
L'audio dell'intervista, mandata in onda il 5 maggio, è alla fine del post.
"Avevo sentito The Charming Man alla radio. Gli Smiths non erano come i New Order o i Buzzcocks, c'era uno strano contrasto tra le due band. La loro era una musica altamente originale".
"Potrei identificarmi in Morrissey per quanto riguarda il suo essere divertente nelle interviste, buffo e sarcastico. Johnny Marr era sempre più concentrato sulla musica, con il jukebox che aveva nella testa, sui vestiti e sulla band. Morrissey era un po' più elegante, amavo i suoi testi, il che ha reso la loro collaborazione grandiosa. I lads, i ragazzi, erano presi da Johnny e gli studenti da Morrissey, dalla sua poesia".
"In cosa mi sentivo in sintonia con loro? L'odio per la Thatcher e l'odio per le idee della Thatcher. Ero disoccupato e gli Smiths arrivarono in un periodo in cui le band indie stavano inventando le cose: gli Happy Mondays, i New Order. Ora le band non sono così, derivano da qualcos'altro".
"Avevo tutti i loro dischi. Gli Smiths erano come i Beatles delle band indie. Ogni loro canzone significava qualcosa, ogni singola canzone. Avevo una maglietta degli Smiths, ho i loro 45 giri autografati".
"La mia canzone preferita? È difficile dirlo, è come se mi chiedessi qual è la mia canzone dei Beatles che preferisco. Ce ne sono molte, ma se fossi costretto a scegliere direi la versione originale di Hand in Glove, che può darsi sia la prima canzone degli Smiths che ho sentito. Ogni tanto la riascolto quella versione e ha sempre un qualcosa di oscuro e bellissimo, euforia ma anche tristezza".
"Sì, ovviamente tutto deriva dai Beatles, da Elvis, da quelle cose lì. Ogni cosa è un omaggio o una reazione a qualcosa. È piuttosto affascinante", ha detto Noel, "pensare che i Jam si sono sciolti nel 1983 e fu allora che comparvero gli Smith. E poi appena scomparvero gli Smiths comparvero gli Stone Roses, e appena scomparvero gli Stone Roses comparvero gli Oasis. È quasi come se qualcuno stesse muovendo i pezzi su una scacchiera, che facesse: 'Bene, adesso hai fatto il tuo tempo ...'. Siamo tutti parte della stessa canzone, credo".
"Riascoltare adesso gli Smiths mi fa ricordare quando vivevo a casa e me ne stavo seduto nella mia camera da letto al piano di sopra con la chitarra, provando a suonare mentre ascoltavo queste canzoni. Mi stordivo e sentivo gli Smiths, anche se le due cose non le assoceresti necessariamente".
A Noel è stato chiesto se suo fratello Liam considera gli Smiths effeminati. "Non lo so, dovete chiederlo a lui. Probabilmente lui non sa neanche cosa significhi 'effeminato'. Quindi dovete chiederlo a lui. Non posso più parlare per lui".
"Quando senti Panic degli Smiths e c'è quella parte in cui Morrissey canta a ripetizione 'Impiccate il deejay' ... mandarlo in onda alla radio di giorno all'epoca era una cosa trasgressiva. La gente che sentiva la radio mentre andava a lavoro non si rendeva conto di cosa significasse, ma tu che eri fan e le leggevi le sue interviste lo capivi".
"Morrissey non cantava canzoni che parlavano dello scopare con ragazze e del bere fiumi di vodka, ma di chiesa cattolica e del fatto di essere vegetariani, ma le canzoni erano così euforiche che non lo capivi a fondo".
"Morrissey l'ho incontrato un paio di volte ed è un tipo divertente. Nel 2008 mi attaccarono sul palco e mi fecero cadere, mi ruppi tre costole. Lui venne in camerino e disse: 'È stato un attaco funny (divertente)?'. Noi ci siamo guardati ... ma lui intendeva dire 'fanny', di un fan. Gli chiesi se volesse qualcosa da bere, mi disse: 'Della vodka'. Ti giuro che si scolò tre quarti di pinta di vodka con 'un piccolo spruzzo' di acqua tonica".
"Se mi dispiace non vederli più insieme? Quando vedo cantare Morrissey con due chitarristi, questi non riescono a fare quello che Johnny faceva da solo. Similmente, quando Johnny canta le canzoni degli Smiths, non è la stessa cosa, perché nessuno riesce a cantare come Morrissey né a imitarlo. Se dovessero fare un concerto di reunion, tu andresti a vederli e te ne andresti pensando: 'E ora cosa succede? La vita va avanti. È valsa la pena spendere 75 sterline per vederlo?'. Non lo so. Mettiamola così: se annunciassero che si riuniscono tu andresti a vederli, sicuramente".
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AUDIO - NOEL GALLAGHER PARLA DEGLI SMITHS SU BBC RADIO 5 , PUNTATA DI MEN'S HOUR DEL 5 MAGGIO 2013
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"Chi ha i peggiori gusti musicali? Noel Gallagher". L'ha detto Liam Gallagher in un'intervista contenuta sul nuovo numero della rivista Q. "È preso da un sacco di merdate. È preso da se stesso. È un grande fan di Morrissey e a me piace Morrissey come persona, ma riguardo quell'aspetto non lo so".
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Com'è nato Noel Gallagher's High Flying Birds? In buona misura dalla noia. Lo ha detto Noel Gallagher in un'intervista concessa alla rivista Rolling Stone, di cui vi proponiamo una traduzione. Il cantautore ha dichiarato: "Ero in una band, giusto? E l'ho lasciata. E poi ho scritto alcune canzoni. Mi erano rimaste molte canzoni del periodo con la band. E poi ho scritto altre canzoni. E dopo un paio d'anni in cui me ne sono stato seduto a casa ho avuto un figlio. Ho traslocato. Mia moglie ha deciso che era ora che facessi qualcosa perché la stavo seccando".
Il nome del suo nuovo sodalizio musicale si ispira alle rock band degli anni '60. "Stavo ascoltando i Peter Green's Fleetwood Mac e facevo 'Oh, Noel Gallagher's qualcosa'. Poi un giorno stavo scartabellando i CD e c'era High Flying Bird dei Jefferson Airplane. E ho fatto: 'Porca troia, sono un genio. Sono un cazzo di genio'".
Per la nuova band Noel ha chiamato alcuni amici di vecchia data, tra cui il chitarrista David McDonnell e il bassista Russell Pritchard. Dal punto di vista creativo l'esperienza di questo album è stata più gratificante rispetto agli ultimi lavori con gli Oasis. "Per stare in una band devi accettare il fatto che bisogna scendere a compronessi. Stavolta non ho dovuto spiegare a nessuno come funziona. Ero stufo a morte di dover scrivere canzoni per altre persone. È stato un processo di registrazione molto sereno, pacifico. Sono sicuro che sarà bilanciato dal caos completo e dalla frustrazione per quanto riguarda le esibizioni dal vivo".
Per il disco Noel si è affidato ancora una volta al produttore Dave Sardy, già dietro le quinte degli ultimi due album degli Oasis. Noel dice che gli interessava poco che il disco avesse un sound diverso da quelli degli Oasis. "Ho un certo stile e non controllo quello che scrivo. Non sono tecnicamente dotato al punto da poter provare qualsiasi tipo di musica. Vorrei poter scrivere un cazzo di disco come Raw Power o Wish You Were Here o avere le capacità di un camaleonte musicale. Ma, fanculo, non ce le ho. Scrivo solo queste canzoni perché per me sono reali e provengono da uno spazio di verità. E basta. Non me ne fotte un cazzo di essere diverso. Voglio essere lo stesso. E questo stesso di per sé mi rende diverso".
Per il momento per ottobre è previsto solo un breve tour nei teatri del Regno Unito e in Irlanda, ma Gallagher assicura che ci saranno altri concerti e una serie di date in America a novembre. "Negli ultimi dieci anni ho suonato negli stadi. L'unica volta che mettevo piede in un teatro era per andare a vedere una cazzo di commedia. Quindi sarà molto più piccolo e la cosa mi rende trepidante. Devo vederlo".
Gallagher non si lascia convincere da chi gli fa notare che poter vedere in faccia la gente in luoghi così piccoli è un bel cambiamento in positivo. "No, fanculo", risponde. "No, non voglio vedere in faccia nessuno. Non voglio che nessuno parli fottutamente con me tra le canzoni. Non voglio per un cazzo firmare niente per nessuno. Sono abituato ad avere la gente ad un chilometro. Quella cosa fa per me. È più snervante suonare di fronte a gente che è a due passi da me".
Questa linea di pensiero viene seguita per un altro po' di tempo. "La gente continuaa dire: 'Oh, sarà fantastico uscire dalla tua zona di comodità'. È tipo: 'Vaffanculo!'. Esci tu dalla tua cazzo di zona di comodità. Non ho la fottuta intenzione di uscire dalla mia. No, per nessuno stronzo. È fottutamente sparita! Bastardo della fottuta zona di comodità. Sono alle prese con la costruzione di un'altra e, credimi, da questa non uscirò".
Durante i concerti saranno presentate le nuove canzoni, ma, com'è noto, ci sarà spazio anche per i vecchi brani degli Oasis. "Sto soltanto suonando canzoni che ho scritto. Non è che sarà tipo 'Sono Morrissey e suono le canzoni che qualcun altro ha scritto per me'. Queste canzoni le ho scritte tutte io, con tutte quelle parole. Sono canzoni mie. Non sto facendo canzoni del catalogo Oasis che si associano a Liam. Non so cantare come canta lui. Non sto neanche facendo chissà quante canzoni degli Oasis, onestamente. Su un totale di un'ora e mezza ci saranno 10 minuti di Oasis. Quindi forse quattro canzoni. Non immagino proprio il giorno in cui non suonerò canzoni degli Oasis. Comunque ho sempre pensato che la maggior parte delle band dovrebbe suonare canzoni degli Oasis. I Foo Fighters ne dovrebbero sicuramente faare un paio. I Green Day potrebbero farne anche più di una o due. I Radiohead? Voglio dire, guardiamo in faccia la realtà. Sarebbe una serata migliore".
oasisnotizie - via rollingstone.com
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