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mercoledì 5 maggio 2021

Noel Gallagher ricorda gli anni '90: "Niente telefonini ai concerti, allora sì che era bello. Con Be Here Now ho perso un'occasione perché ..."

Intervista a Noel Gallagher realizzata dalla rivista britannica GQ (numero di maggio 2021). Terza e ultima parte della nostra traduzione. (PER LA PRIMA PARTE CLICCA QUI; PER LA SECONDA CLICCA QUI).

Molta gente contestualizza la fine degli anni '90 con la morte di Diana, Principessa del Galles, la delusione finale del New Labour e Be Here Now

Sì. E con la terza serie di The Fast Show. Sì, è vero, ecco perché con il documentario sugli Oasis ci siamo fermati al punto più glorioso, perché chi vuole documentare la cazzo di caduta di qualcosa? È come il film di Alan McGee, Creation Stories: nessuno vuole leggere di riabilitazione (post-tossicodipendenza, ndr). Qualunque cosa su quel periodo dovrebbe arrestarsi a Knebworth, perché quello che è divenuto noto come Britpop poi si è intrecciato in qualche modo con la politica e quello ha portato alla guerra e a tutta quella cazzo di cosa. Il fotografo di Manchester Kevin Cummins stava facendo il suo libro e io ho concesso un'intervista per il libro. Mi ha fatto una domanda sul Britpop e sul nazionalismo e io scherzosamente gli ho detto: "Chiedi a Paul Morley e lui ti dirà". Ha fatto così e Paul Morley incolpa letteralmente gli Oasis per il Brexit. Io ho pensato: "Wow. Porca troia! È particolarmente folle, perfino da parte tua. Ma non puoi attribuire molta riflessione a quello che la gente dice".

Con il senno di poi, come vedi il supporto alle industrie creative fornito da Tony Blair e dal New Labour?

Perché il thatcherismo aveva colorato tutte le nostre vite, cosa che era ancora prevalente con John Major, poi arrivò Tony Blair, io lo sentii parlare e pensai – e lo penso ancora oggi – che lui fosse fantastico. È l'ultima persona che per me abbia avuto un qualche senso. la terza via, o la politica centrista, era una cosa nuova. Pensavo: "Cazzo, questa è una cosa davvero intelligente!". Inizia a incontrarlo in varie cerimonie di consegna di premi. John Prescott era un po' un personaggio da fumetto, ma pensavo che il resto di loro non fossero male.  

I tuoi pensieri sulla Cool Britannia?

Ho amato gli anni '90 e la maggior parte degli anni '90 sono passati dalla mia cucina. Mi piaceva Damien e Kate Moss era una grande amica. Era un grande periodo, un gran bel momento storico. Nessuno lo ammetterà mai e ogni volta che lo dico viene ripreso dai fottuti membri sbagliati della stampa e stravolto, ma siamo stati tutti bambini della Thatcher, che ci siamo fatti il culo e ci siamo fatti da noi. Questo verrà preso dal Daily Mail, ma quello che intendo è che tutto questo è successo nonostante il thatcherismo. Eravamo tutti disoccupati, prendevamo tutti il sussidio e ci saremmo dovuti accorgere che non avremmo ottenuto nulla e che non ci sarebbe stato regalato nulla, per cui avremmo fatto meglio ad andare a prendercelo, cazzo!

Per me gli anni '90 sono stati un sacco di intellettuali della classe operaia che non erano per niente in sintonia, che approdarono tutti nello stesso momento nella politica, nella musica, nella moda, nella fotografia, nell'arte, nello sport. Sai, il giovane musulmano Prince Naseem fu il più grande pugile che fosse mai vissuto sino a quel momento e si diceva: "Chi cazzo è questo tizio?". Sembrava una cosa della classe operaia. Ecco cosa ho preso da quella cosa. Chiunque incontrassi era sano, più o meno, e tutti gli altri giocatori della partita, come Jarvis (Cocker, ndr), Hirsty (Damien Hirst, ndr), tutti erano dannatamente grandiosi. C'erano anche un sacco di settentrionali, un'altra cosa inusuale: non è più così. Ricordo una di quelle conversazioni alla cocaina alle cinque del mattino, in cui dissi: "Questo cazzo di decennio sarà ricordato come uno dei più grandi" e tutti gli altri mi dicevano: "Nah". All'epoca sentivo che questo gruppo di persone alla fine sarebbe diventato il mainstream. Sentivo che era un momento unico della storia, e ha finito per essere così.  

Ora gli anni '90 sono venerati come l'ultimo grande decennio in cui siamo stati liberi, perché Internet non ci aveva schiavizzato tutti e non aveva portato la nevrosi del mondo al punto della fottuta paralisi, in cui non puoi dire o fare o proporre di prendere per il culo qualcuno o essere irriverente verso nulla, nessuna parte della società. Allora, invece, era dannatamente spontaneo. Tutto era spontaneo e su due piedi, in particolare nella mia vita. Non pensavo a nulla. E ora ogni cosa è riflettuta. 

L'altra sera stavo vedendo il film di McGee e pensavo: "Questa cosa non accadrà mai più", dato che oggi ci sono troppi fogli di calcolo. All'epoca era: "Pubblicalo, vedi cosa succede e passa alla cosa successiva". Non so che sensazione avessi tu, ma io provavo questo. Voglio dire, guarda tutte le grandi cose iniziate negli anni '90.  Sai, le riviste e i cazzo di programmi radiofonici e le cose fisiche che la gente poteva possedere, mentre ora è tutto podcast e fottuto Netflix.

Uno dei pochi libri sul periodo è The Last Party di John Harris, che, pur essendo piuttosto comprensivo, è continuamente negativo.

Sì, ma lui è un coglione. Dice che è orribile perché lui è un nerd che non ne è mai stato coinvolto. ne ha scritto, ma non ne ha mai fatto parte. Non è mai venuto a casa mia. Non era amico di nessuno. Odiava gli Oasis perché gli Oasis divennero popolari. E odiava me perché accettai di andare al numero 10 (di Downing Street, ndr) perché la sua cazzo di mamma e il suo papà erano fottuti socialisti e lui non fu invitato. Fine della storia. E Paul Morley è lo stesso.

La gente ha sempre detto che gli anni '90 furono un eco degli anni '60, ma quell'eco è piuttosto forte. 

Guardiamo Top Of The Pops ogni finesettimana a casa mia, dato che non c'è un cazzo alla tele, e ora siamo arrivati agli anni '90. Mia moglie diceva, e non ricordo quale artista fosse, ma durante la trasmissione, "ci sono molti artisti gay e uomini e donne nere". Voglio dire, tutti erano ben rappresentati negli anni '90, quindi cosa è successo per arrivare a una situazione in cui ora nessuno è rappresentato o la percezione è che ormai nessuno sia rappresentato? Torna agli anni '90 e tutti erano rappresentati a pieno e senza pensarci su. Nessuno compilava delle quote.

È anche l'ultimo decennio analogico.

C'è una ripresa fantastica di Knebworth, fatta da Jill Furmanovsky dal retro del palco. Il palco è vuoto, i Prodigy stanno suonanto e Keith (Flint, ndr) è andato in mezzo al pubblico con un microfono per fare Firestarter. E ricordo perfettamente il momento. Era andato di fronte a 125mila persone e lo si riesce a vedere perché è l'unica persona con i capelli verdi. La cosa più significativa, però, è che non c'è una singola persona che abbia in mano un telefono. C'è solo la band nel momento con la gente. Questo è davvero significativo, perché ora quando vedi Glastonbury sono tutte stupide fottute bandiere e telefoni e gente che prova a catturare merdate ora per condividerle con qualcuno, ma negli anni '90 dovevi essere lì.

Qual è stato il momento più euforico degli anni '90?

Non sono proprio il tipo di persona che diventa emotivamente euforico sulle cose. Ci sono stati momenti in cui sono stato colto alla sprovvista, come quando abbiamo fatto il tutto esaurito alla Sheffield Arena, perché appena quattro mesi prima eravamo in una cazzo di sala prove. Per la maggior parte di quel periodo sono stato in una bolla. Scrivevo e scrivevo ed ecco perché nell'iniziale esplosione dal 1993 al 1997 avevo così tante canzoni dannatamente grandiose, perché ci dedicavo la vita. E poi dopo mi sono dedicato a spendere e a sniffare. 

Nelle prime dieci posizioni del canone rock, in che posizione sono gli Oasis? Prime cinque?

Di solito li collocavo sempre ad una solida posizione numero sette, la band e tutta la sua gloria. Una sera sul tour bus me ne sono uscito con questa lista: Beatles, Jam, Sex Pistols, Smiths, Happy Mondays e Stone Roses vanno insieme, poi gli Stones e poi noi.

E quanto è bello (What’s The Story) Morning Glory?

Quel disco mi fa piegare. Erano solo dei demo. Non avevo neanche finito il cazzo di disco quando siamo entrati in studio. Ecco perché la metà di quelle canzoni sul disco hanno un verso e un ritornello, perché facevo: "Fanculo! Lo farò quando arrivo lì". Ovviamente non l'ho mai fatto. Preferisco Definitely Maybe, perché per me quello è gli Oasis. ma Morning Glory, voglio dire, è una cosa incredibile. Non so dove lo metterei, ma lo metterei lì alla pari con gli altri. Viene continuamente inserito nella top due di tutti i tempi, quindi non lo contesto. 

Odi ancora Be Here Now?

Me ne sono innamorato un po' di più negli ultimi anni, ma quando penso a quel disco penso all'occasione che ho sciupato per cementarla, cazzo, per mandare la nostra eredità nella stratosfera. Nei due album precedenti avevo dedicato la mia vita a quelle canzoni e a farle per bene. E all'epoca di Be Here Now ero diventato piuttosto ricco e facevo fatica. All'epoca non l'avrei mai ammesso, probabilmente all'epoca non me ne rendevo neanche conto, ma quando la luce del mondo musicale sta splendendo da qualche altra parte e tu sei, per così dire, nell'ombra, a scrivere quelle grandi canzoni, io preferisco quello, ma quando la luce splende su di te e tutti aspettano quello che farai, io mi sono trovato un po' sballottato.

Me la spassavo alla grande con le droghe e la composizione di canzoni divenne una cosa secondaria. Ricordo che facevo i demo e poi li portavo in studio e li facevo ascoltare a tutti. Mi aspettavo che mi dicessero: "Sì, vanno bene", ma tutti impazzivano e mi dicevano: "Porca troia! Sono incredibili!". E onestamente ricordo di essere tornato da un incontro e di aver pensato: "Non può essere così facile. Non ho fatto praticamente un cazzo per questo disco!". Me ne andavo letteralmente in vacanza e non ci mettevo proprio molto impegno né dedicavo troppo tempo alla cosa. E ora tutti mi dicevano che sarebbe stato più grande di Morning Glory. Pensavo: "Amico, se è così facile, sono nei guai". Non mi piace nessuna delle mie parti di chitarra su quel disco. So che i testi sono una sega. Voglio dire, il mio ego aveva tirato fuori il meglio di me, penso. "Sì. Fanculo! Questo basterà". Mi aspettavo che qualcuno mi dicesse: "Sì, va bene, ma magari vorrai andare a ultimarli".

Quando tornai in Inghilterra, però, tutti mi dicevano che era la cosa migliore che avessi fatto e io pensavo: "Porca puttana! Forse è così". Per riprendermi da quell'episodio legato alla composizione delle canzoni mi ci è volto molto, fino al 2000 inoltrato, perché giravo in tondo e mi sforzavo dannatamente troppo. Alcune canzoni erano diventate un po' una parodia. Per esempio, Little By Little era grandiosa, ma non mi piace molto com'è stata registrata. 

Infine, quel decennio sarebbe accaduto senza le droghe?

Erano importanti? No. Erano uno spasso? Sì. Avevano tutti abbastanza soldi da potersi permettere di comprare molte droghe? Sì. E non sto parlando solo della mia cerchia di persone. Penso che forse sarebbe accaduto comunque, anche senza le droghe. Sì, cioè la cocaina, che è quello di cui stiamo parlando qui ... 

Voglio dire, il decennio è iniziato bene, con tutti che prendevano ecstasy.

Sì. Porca troia! Che droga! Se fosse successo negli anni '90, sarebbe stato un po' più ritmato. La cocaina non è la droga più creativa del mondo. E di nuovo, non è come Internet. Fa venire la nevrosi. E parli a cazzo. Voglio dire, la ragione per cui ci ho dato un taglio è che ne avevo abbastanza di conversare delle piramidi e del fottuto questo o quello alle 5 del mattino. Ogni cosa che abbia fatto sotto l'uso di cocaina andrebbe rifatto. Be Here Now fu scritto, registrato ed eseguito sotto effetto di cocaina e se hai assunto quella roba ... Incontro tanti ragazzi e ho firmato tanti autografi e mi parlano sempre di questo album. E io faccio: "Se lo ami, ottimo, cazzo!". Posso solo avere una mia opinione e basta.

Source: GQ UK
traduzione di oasisnotizie - Fine parte 3 di 3

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martedì 4 maggio 2021

Noel Gallagher a GQ: "Con gli Oasis ero pavido, ora sono un artista, ma non ho mai odiato gli Oasis e ne vado fiero"

Intervista a Noel Gallagher realizzata dalla rivista britannica GQ (numero di maggio 2021). Seconda parte della nostra traduzione. (PER LA PRIMA PARTE CLICCA QUI)

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Come prendi le critiche? Essendo stato sempre un cantautore autonomo, i produttori sono le uniche persone che ora ascolti? 

Di solito non ascoltavo mai nessuno quando ero negli Oasis, per via del marchio e per via della band. Ricordo che quando abbiamo fatto Standing On The Shoulder Of Giants con Spike Stent, c'era una drum machine nella stanza di controllo. E dissi: "Spike, di quella non hai bisogno. Crea più problemi che benefici". Non ho mai visto una persona così pavida in vita mia (parla di sé, ndr), ma una volta uscito da quella cosa, mi sono aperto a tutto. Ho co-composto circa sei canzoni nel periodo di quarantena con persone con cui ai vecchi tempi non avrei mai avuto a che fare. Penso sia dovuto al fatto che ora sono completamente soddisfatto di come gli Oasis ora si collochino e di quale sia l'eredità, perché quella cosa ce l'ho sempre. E nel peggiore dei casi se finisco per fare qualcosa che la gente vuole che io faccia, cioè tutte le canzoni degli Oasis, e ne tiro fuori una gran bella vita, sarebbe dannatamente fantastico e darà molta gioia alle persone. Come artista, però, non voglio quella cosa. Perché ho appena accettato che in realtà sono un artista.


Perché ci è voluto tanto?

Perché non era il tipo di cosa che diresti nelle case popolari. Io ero sempre il tizio delle case popolari con la chitarra, che sapeva suonare She Loves You. 

Ma quella è una cosa di anni fa.

Sì, certo, ma quando ero negli Oasis, se qualcuno mi diceva che ero un artista, io quella cosa la liquidavo sempre. Quando ho fatto Who Built The Moon? e spiegavo che sono entrato in studio senza niente e ho subito registrato e che quello significa essere un artista ... ho pensato: "Porca troia! Farei meglio a comprarmi una sciarpa, allora, e un cazzo di cappello!". Quindi solo di recente ho accettato questa cosa ed è una cosa avvincente essere in grado di farlo. 

Com'è stato cominciare come solista? Il pubblico si aspettava che tu avresti suonato le canzoni degli Oasis?

È stato difficile. E più è piccolo il concerto, più riesci a sentire, più senti il tizio che grida: "Dov'è Liam?" o cos'altro. Quando fai i concerti nei grandi luoghi chiusi, però, sei sovrastato da 16mila persone, guardi la scaletta e pensi: "Be', è solo qualcosa entro cui devi procedere", perché definirà il modo in cui andrai avanti". Nei primi tempi degli  High Flying Birds c'erano un sacco di macchine urlatrici. Sai, il tizio che fa: "Sei il tipo che scriveva le canzoni, perché cazzo non le canti?". 

Hai mai capitolato? 

No. La lista delle canzoni degli Oasis si  fatta più corta man mano che si è andati avanti. Ho iniziato suonando le canzoni degli Oasis, perché avevo un solo album. Quindi facevo 21 canzoni e metà di queste erano degli Oasis, ma metà di questa metà erano lati B. Andando avanti, ho avuto più roba da solista. Le canzoni degli Oasis sono diventate sempre meno. Ora ho trovato la formula. Quando faccio i concerti suono quello che voglio suonare, ma quando vado ai festival rigiro la cosa, perché non è il mio pubblico. La scaletta che ho fatto per Glastonbury, dove avrei dovuto suonare ma non ho suonato (a causa della pandemia, ndr), era piena di Oasis. 

Ti ho visto quando hai suonato allo stadio di Twickenham con gli U2 per il tour di The Joshua Tree qualche anno fa. Come stato fare da supporto a loro?

Mi è piaciuto tanto. È un pubblico più anziano, quindi non ci sono molte persone che urlano dannatamente.

Come sono cambiate le tue ambizioni da quando sei diventato un solista?

Non sono sicuro di averne molte altre. Le cose che avrei voluto raggiungere le raggiungerò ora, cioè un album al primo posto negli Stati Uniti.

Perché dici questo?

Perché non ho firmato per una major e non voglio firmare per una major. Ogni volta che pubblico un disco, devo fare delle licenze diverse per varie etichette indie in America, il che è una rottura di palle. E probabilmente mi sto pure svendendo un po'. Ricevo sempre offerte dalle major, ma non mi interessano, perché loro vogliono farti fare musica degli Oasis e basta. Vogliono che tu sia una versione di quello che è popolare. Scusate, ma l'ho già fatto e non voglio farlo. Voglio che questa ragazza francese parli in fottuto francese nel mezzo della sessione di registrazione di questo disco. Se facessi il disco per una major, vorrebbero che lo cambiassi e probabilmente potrei cavarmela perché sono pur sempre io, ma non voglio entrare in conflitto con nessuno.

Di cosa vai più fiero nella tua carriera?

Nel complesso, direi che la cosa di cui vado più fiero sono gli Oasis, perché significano così tanto per la gente e hanno continuato a significare così tanto che a volte ancora mi gratto la testa (mentre rifletto) su questa cosa. Quando abbiamo fatto il documentario Supersonic, è arrivata un'altra generazione di fan e l'altra faccia della medaglia di questo è che hanno una loro specifica versione degli Oasis che vogliono. Io non posso dargliela e c'è un pochino di tira e molla con questa cosa, ma è divenuta una cosa simile completamente per caso. Mi piacerebbe dire che era tutto un disegno mio, ma non è stato così. 

Mi piace tantissimo l'eredità della band. La amerei anche se non avessi scritto io tutte le canzoni. Inizialmente, quando una band si scioglie, tutti dicono cose stupide di cui presto finisci per pentirti, ma non penso di aver mai espresso odio per gli Oasis. C'è ancora una sorta di conflitto con alcune parti della fanbase, ma a parte quello lo amo dannatamente. Lo amo letteralmente. È una cosa globale. Non avrei potuto chiedere di più come cantautore. 

Source: GQ UK
traduzione di oasisnotizie - Fine parte 2 di 3

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mercoledì 30 ottobre 2019

Robbie Williams: "Vorrei ancora fare a botte con Liam Gallagher"

Tra due star della musica inglese non corre buon sangue ormai da un po’. Stiamo parlando di Robbie Williams e Liam Gallagher. Nel 2000 la star dei Take That ed ex giudice di X Factor sfidò l’ex membro degli Oasis durante i Brit Awards, e da allora le cose tra loro non vanno bene.

Addirittura, ha rivelato Robbie in una lunga intervista a GQ che è andata a coprire anche la sua vita amorosa, il suo uso di droghe leggere e il suo rapporto con l’ex membro degli One Direction Zayn Malik, Liam "è nella lista fottutamente lunga dei nemici per la vita". Non un sentimento molto natalizio, nonostante l’uscita imminente del suo album dedicato alle festività.

"Mi piacerebbe molto fare a botte con Liam Gallagher, ma vorrei fosse un match professionale" ha affermato l’eccentrico cantante. "Ho visto quanto hanno guadagnato gli youtuber KSI e Logan Paul dal loro match. Penso che quell'ultima volta, negli anni 2000, Liam volesse andare in una stazione ferroviaria abbandonata o qualcosa del genere. Io non voglio fare quello. Se si farà, dovrà essere una cazzo di cosa superaccessoriata ... sì, io e Liam sarebbe una cosa meravigliosa".

Durante l’intervista Williams parla anche della vergogna che provava quando ha iniziato a guadagnare e di come adesso abbia imparato a godersi davvero il denaro.

Tornando al battibecco tra Liam e Robbie ai Brit Awards del 2000, le cose andarono così. Robbie fu insignito del premio Best Video e nel ricevere il premio disse al pubblico: "Qualcuno vorrebbe vedere io e Liam che facciamo a botte? Liam, 100 000 sterline mie, 100 000 sterline tue, saliamo sul ring e facciamo a botte. Ora ... lo farai o te la svignerai, cazzo di codardo?".

Source: NME

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martedì 21 maggio 2019

ESCLUSIVA: "Vi racconto il Liam Gallagher che non conoscete e il nuovo film: dietro il fare da spaccone, un'indole buona"

Un utente del forum di fan degli Oasis Live4ever, che scrive per la rivista GQ UK, ha pubblicato oggi un'intervista che gli ha concesso a Cannes Charlie Lightening, il regista di As It Was, il docufilm su Liam Gallagher di prossima uscita. Il regista si trova a Cannes per presentare la pellicola in anteprima.

L'abbiamo tradotta per voi.

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Charlie, come ti sta trattando Cannes?

Ora sono qui seduto nella mia stanza d'albergo a guardare il mare. È grandioso, amico. Qui non c'è nessuna 'prima' del film, ci stiamo tenendo tutto per la prossima settimana a Londra. Siamo qui per parlare di come il film sarà diffuso globalmente, penso. Troviamo un po' di persone a cui farlo vedere, parliamo con qualcun altro, vediamo che sensazione ha la gente, ma teniamo tutto per il Regno Unito perché, be', è la terra di origine e la cosa ha molto senso e lì c'è molta fame di questa cosa.

La scorsa settimana ti ho visto a Londra per la selezione della copertina di Hype e mi hai detto che eri sbalordito già per il fatto che questo film sia stato fatto. Cosa intendevi?

Penso che intendessi un progetto come questo. Ci è voluto molto tempo per metterlo insieme. Decollare all'inizio è sempre sorprendente, addentrarvisi e poi finire. Per la sua realizzazione in realtà ci sono voluti dieci anni. Ho iniziato a filmare Liam subito dopo la fine degli Oasis. Perché l'ho conosciuto negli Oasis, avendo fatto una cosina con loro verso la fine del loro percorso, nel 2009, e poi, per via del mio rapporto con Paul McCartney, Liam mi aveva chiesto di fare un po' di roba per i Beady Eye. E a quel punto, facendo un po' di dietro le quinte, dei video musicali, non ti rendi conto che stai facendo delle riprese per un film.

Come hai avuto modo di collaborare con gli Oasis?

In realtà io ero con i Kasabian. È quella la band con cui ho iniziato. Curiosamente il primo artista con cui ho iniziato a collaborare è stato Ronnie Wood, e quello mi ha condotto a fare delle robe per Kylie Minogue ... In ogni modo, mi è stato detto che c'era questa band e che la band avrebbe avuto tra le mani il disco quel finesettimana e che avrebbero organizzato una festa in una fattoria di loro proprietà e mi chiedevano se avessi voglia di registrarlo con loro. Ed erano i Kasabian. E quando sono diventati più famosi, sulla scorta di quello, ho iniziato a lavorare con JK dei Jamiroquai e poi quello ha fatto in modo che il mio lavoro fosse notato da McCartney.

E come hai conosciuto Noel e Liam?

Be', i Kasabian avevano fatto da gruppo spalla agli Oasis in America e io stavo facendo un film sulla creazione del secondo disco dei Kasabian. Noel e Liam sono venuti in studio ad ascoltare il loro album. E fu allora che li incontrai per la prima volta e quella serata finirono per trascorrerla con me. Serge e Tom dietro il bancone per la colazione nella cucina di Liam. Liam che letteralmente mi suonava canzoni che aveva scritto e che non ce l'avevano fatta ad entrare nel disco degli Oasis. E all'epoca, e non sto dicendo questo solo con il senno del poi, pensai: ?Wow, queste canzoni hanno qualcosa'. E poi vennero i Beady Eye e io per così dire partii con lui in viaggio, sai ...

Qual è stata la tua prima impressione di Liam?

Be', anch'io sono cresciuto a Manchester e ricordo di aver visto Live Forever e di aver pensato, come tutti: "Chi diavolo è questo? Cosa diavolo è questo?". Ero un po' piccolo per gli Stone Roses e quel lato di Manchester e degli Oasis arrivò proprio al momento giusto per me, con la giusta atmosfera. Erano semplicemente questi ragazzi con le giacche Sprayway, i parka, ed erano semplicemente fighi. La mentalità era proprio elettrificante. Ci fu Definitely Maybe e quello definì chiaramente la loro posizione. E ripensandoci ora si percepisce in modo netto come fu innovativo quel disco. Ma io ricordo (What's the Story) Morning Glory?, be', di quel disco tutti avevano una copia. E univa non solo i miei amici, ma la mia generazione attraverso la musica e attraverso una band. Era la prima volta che succedeva per me e fu potente.

All'inizio Liam ti intimidiva?


Dio, sì. Cioè, lo hai incontrato, sai come può essere, ma Noel può essere più facile da conoscere in modo diretto, mentre Liam sa essere un po' più guardingo. Ricordo che andavo alla O2 per guardare i Verve con un mio amico ed eravamo fuori dal foyer, pronti ad entrare. Mi squilla il telefono: era Tom dei Kasabian. "Charlie, che stai facendo?". Gli dissi che sarei andato a vedere i Verve tra un minuto ... Mi fa: "Ascolta, siamo ad Abbey Road con gli Oasis e ci stanno facendo sentire il loro nuovo disco. Vieni subito qui". Subito dopo sento armeggiare con il telefono e sento un'altra voce che dice: "Chi è al telefono?". È Liam. "Sono Charlie", gli dico. "Charlie chi?". "Charlie Lightening". "Charlie Lightening?". È stato l'inizio della nostra conoscenza. Poi il telefono passa a Noel che mi dice: "Charlie, ascoltami bene, c'è un pezzo che si chiama The Shock of the Lightning. Vieni qui, amico". E così fu: chiusi la chiamata e filai dritto ad Abbey Road.

Com'era l'atmosfera lì?

Be', per come era stato al telefono, quando sono arrivato lì non sapevo se si sarebbe comportato in modo strano con me o no. In ogni caso sono entrato e loro erano a metà della riproduzione del disco. Entro e Liam fa: "Whoa, whoa, whoa ...". Si zittisce e viene verso di me, mi mette il braccio attorno al collo e fa: "Dobbiamo ricominciare, perché questo stronzo non ha sentito niente di tutto questo". E poi me lo fanno risentire da capo. E con gli Oasis è questa la cosa: registrano la voce proprio alla fine, quindi Liam procede a cantarmi tutto il disco, nell'orecchio. Quindi è facile fraintendere una situazione con Liam. C'è un suo lato molto accogliente e un'indole proprio buona dietro quel fare da spaccone. Poi sono stato fortunato abbastanza da incontrare molti dei miei idoli, ma c'è qualcosa in Liam: rimane fedele a se stesso. Non ci sono balle con lui, ma onestà e cuore in mano.

Il film comincia dalla fine degli Oasis, a Parigi nel 2009 . Tu c'eri. Come fu?

Finì e già l'indomani penso che il resto di loro decise di proseguire. Un mese dopo lo scioglimento degli Oasis erano tutti a casa di Gem, semplicemente perché volevano avere qualcos'altro da fare. Non volevano starsene lì seduti a leccarsi le ferite. E forse la cosa accadde troppo presto. Avevano un demo e poi all'improvviso la casa discografica - era ancora quella degli Oasis - sentì i demo, disse che c'era un album e poi partì tutto a valanga da lì. Non fu prima della fine dei Beady Eye, con la successiva implosione di tutto il resto, il divorzio e così via, che Liam si rese conto che sarebbe potuta essere la fine di tutto. Tutto si fermò. Penso che con i Beady Eye la stampa non volesse che la cosa funzionasse o non voleva che lui funzionasse. Amo alcune di quelle canzoni e penso che molte delle cose che lui ha fatto in quella band siano fantastiche, ma non gli fu data alcuna possibilità. È come se Noel e Liam litigassero, litigassero e litigassero ... e poi si sentì un po' perso. Il film spiega dove si trovava e come la sua vita stesse attraversando delle difficoltà.

C'è stato il divorzio da Nicole. Il fatto che i Beady Eye non stessero funzionando. Le cose andavano male. Quando qualsiasi cosa finisce, hai bisogno di tempo per riflettere. Non ha avuto modo di fare nulla di tutto quello. E ricordati che lui era Liam Gallagher negli anni '90, la persona più famosa del mondo ad un certo punto. Ma anche in termini di destino e di viaggi e tutto quello, devi attraversare il bene e il male per apprezzare cosa sei e cos'hai o cosa avevi. A lui era stato detto: "Sei solo il cantante". Anche il modo in cui facevano i dischi, con la parte vocale piazzata lì proprio alla fine, Molto dispotico. Lui è un cantautore sottovalutato. Come dice nel film, "sono un cantautore con non molte canzoni". In realtà è piuttosto umile a questo proposito. La cosa fantastica di Liam è che sa quello che non gli piace. Non ci sono infingimenti. Dal punto di vista creativo, anche nei Beady Eye, Gem e Andy assunsero il ruolo di Noel, lavorando più come produttori, penso, e Liam arrivava, faceva la sua cosa e poi se ne andava. Era lì per molto tempo, ma non è un produttore che vuole lavorare ad un sound per ore. Ma sul secondo album dei Beady Eye c'è una canzone che si chiama Evil Eye, che tu forse non hai mai sentito, dato che non è entrata nell'album, ma era una traccia bonus dell'edizione speciale giapponese, ed è eccezionale. Molto semplice, molto Beatles, ovviamente, ma molto melodica. È un grande autore, aveva solo bisogno di tempo per coltivare la cosa.

Quanto è stato importante l'impatto di Debbie Gwyther, che ora è la sua fidanzata e manager, sulla vita di Liam sia sul piano professionale che personale? Lei è una forza con cui fare i conti, no?

Oh, l'impatto di Debbie è stato enorme. Lo ha salvato in molti modi. Non sapeva cosa fare o come farlo. Come dice lui nel film, lei gli dà un calcetto nel culo, gli spiega: "Forza, non è morto nessuno" e gli dice di concentrarsi di nuovo sulla musica. Lo ha sostenuto in alcuni tra i periodi peggiori. E semplicemente si amano, capisci cosa intendo? È tutto nel film. Vedi come è stretta la loro relazione, come ognuno di loro tiri fuori il meglio dlel'altro. Di nuovo, è una meraviglioso che io sia stato in grado di catturare questo, dato che quello che stavo facendo io era in realtà parlare di questo suo ritorno musicale. Non stavo facendo un documentario sulla vita sentimentale di Liam, ma Debbie, e ora la sua famiglia, sono talmente parte di tutto quello, che risplendono per tutto il film, si spera.

Com'è stato filmare con i figli di Liam?

Dico sempre che la parte più importante del mio lavoro è sapere quando non filmare. Sta lì l'abilità. E in realtà non è neanche un'abilità, ma è semplicemente essere sensibili verso gli esseri umani. Abbiamo registrato dei filmati fantastici di Liam e dei suoi due figli, Lennon e Gene, quando si sono incontrati a Bruxelles per andare ad Amsterdam. È una cosa dolce, affascinante e spassosa e veramente onesta e naturale. Penso che nessuno abbia mai visto Liam così, sai. Ci sono stati momenti, ovviamente, in cui io chiedevo: "Posso filmare un po' in camerino?". E lui mi faceva: "No, sai, a me non può fregare di meno". E va benissimo. Neanche io vorrei una videocamera puntata su di me tutto il giorno, che mi segua in giro. Ovviamente, a volte siamo semplicemente degli amici e quello facilita, e la natura di questi filmati grandiosi è questa: semplicemente mi sono trovato lì in alcuni momenti speciali perché siamo amici e non è una cosa prestabilita. Non c'è nesso né logica, e c'è una fiducia. Penso anche che il fatto che io lavori con Paul McCartney abbia aiutato. Lui è un Beatle, dopo tutto, e quello che va bene per un Beatle va bene per Liam, in qualche modo.

Liam è lo stesso sia a telecamere spente che a telecamere accese?

Sì, ma con Liam è sempre così. Non ci sono due Liam. Se è felice è felice, se non lo è non lo è, e  lo hai visto in base a come è.

La scena con la mamma di Liam con la madre Peggy è incredibile, davvero intima e "cruda".

Be', quella è proprio eccezionale, no? Lei non ha mai traslocato, non ne ha mai sentito l'esigenza, quindi al piano di sopra c'è la camera che Liam e Noel condividevano, ha ancora la stessa placca dorata con la scritta "Camera di Noel e Liam" attaccata alla porta. Stupefacente. Ma è stata tutta un'idea di Liam filmare quello e tutto il resto. Hanno sempre voluto comprarle una casa, ma lei non si è mai voluta allontanare dai suoi amici e così via, quindi penso che le abbiano comprato un cancello nuovo o non so cosa. Credo, però, che in virtù del mio rapporto con Liam siamo riusciti ad entrarci e fare quello che abbiamo fatto, parlato di Noel e della famiglia e così via. Non lo so, ma non penso che con qualcun altro avrebbe funzionato. Per me è quella la scena clou del film. Mentre eravamo nella loro vecchia camera, lui racconta storia di come loro non avessero niente da fare, fumavano cicche e ascoltavano Jimi Hendrix. Verso la vine della chacchierata si sente la mia voce che chiede: "Quindi ti mancherà di sicuro Noel, no?". Ma pensare che fu lì che cominciò tutto, in quella piccola stanza di Manchester, come dice lui, è una cosa piuttosto cosmica.

L'ombra di Noel si proietta nel corso del film?

No, proprio no, ci sono ancora quelle domande e quella relazione ancora c'è o non c'è.  Alla fine il tastierista, penso, dice: "Penso che Noel sopravvaluti l'importanza della musica e sottovaluti l'importanza di Liam". E fa notare come: "Sono sicuro che Liam non sappia fare nulla senza chiedersi cosa ne pensi suo fratello. Ogni cosa che tralascia o mette nello show è quasi esclusivamente fatto per un pubblico costituito da una persona". Le domande di Noel sono lì, ovviamente, ma non dominano. Come dice Liam, "Noel è diventato un grandissimo stronzo, mentre io sono ancora uno stronzo".

È stato frustrante il divieto di usare le canzoni degli Oasis per il film, divieto impostovi da Noel?

Sì, ma quello rientra nelle cose da fare. Prima lo recepisci, poi la cosa la superi. E in qualche modo è la cosa migliore che ti sarebbe potuta accadere. Dimostra, ancora una volta, che Liam è una persona che può fare da sé e che volere è potere.

Liam con un fan a Mykonos (Grecia) il 20 maggio 2019
Mi è piaciuto un sacco il pezzo a San Francisco, l'attraversamento del Golden Gate Bridge.

È una scena rivelatrice. Come dice lui, Liam, all'età che ha ora si alza la mattina e fa quelle piccole corsette mattutine, solitamente ad Hampstead Heath, North London. Alle 9.30 del mattino la sua giornata è finita. Si sveglia molto presto, alle 4 o alle 5 del mattino, fa la sua corsa e poi prende il caffè. Poco dopo la sua giornata è finita, già alle 10. Ronza nella vita, Liam. Dice sempre: "Dobbiamo andare a fare questo o andare a fare quello?". Ci siamo svegliati presto, molto presto, e siamo andati in auto sul ponte in modo da riattraversarlo di corsa facendo il percorso inverso. E ho fatto una chiacchierata con lui. Il sole stava sorgendo ed c'era la pace, e lui era di ottimo umore. Mi ha detto: "Se qualsiasi rock star 20enne degna di questo nome dicesse che vuole svegliarsi presto per attraversare correndo il Golden Gate Bridge, sarebbe fuori dalla band. Sarebbe immediatamente fuori dalla band".

Liam Gallagher sta appendendo le scarpe della rock star al chiodo?

Ma lui la roba rock l'ha fatta tutta, ora quella roba la fa ronzando. Era semplicemente un momento meraviglioso e lui si chiedeva se avrebbe visto di nuovo l'America e, in qualche modo, sarebbe andato in tour a suonare nuova musica, in qualche modo, quindi era felice per il sol fatto di trovarsi lì. L'unica differenza ora è che, come dice lui scherzando: "Non mi faccio otto grammi prima di salire sul palco, solo due". Quello che la gente non capisce è quanto ci tiene al concerto. Quando la sua voce è fottuta lui è il primo che è dispiaciuto quanto i fan. La gente pensa che in passato lui fosse un po' irresponsabile e via dicendo ... Ora no. Vuole quel palco e vuole essere di fronte a quel microfono. Non preoccupatevi, però, non sta andando da nessuna parte, non esiste questa possibilità. Essere una rock 'n' roll star è proprio quello che è lui. Non sa come si faccia nient'altro.

traduz. by frjdoasis (@oasisnotizie) 




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sabato 2 settembre 2017

Liam Gallagher: "Vi racconto la mia vita prima della fama, tra speranze e funghetti allucinogeni"

Liam Gallagher racconta la sua vita prima della fama sulla rivista GQ UK, in edicola dal 3 agosto 2017.

"La musica? Gente con chitarre? Pensavo fosse roba per sfigati. E quella volta a 15 anni quando io e un mio amico ci sballammo da fare schifo ..."
"Non credo di essere andato mai al bancomat e di aver premuto su 'Mostra il saldo sullo schermo'. Per 20 fottuti anni (quelli vissuti da persona famosa, ndr) ho inserito la mia scheda, premuto il pulsante per ottenere 100 sterline, incrociato le dita, recitato una preghierina e il denaro usciva. Non ho idea di quanti soldi abbia avuto o abbia perso. Non avevo la consuetudine di suonare la chitarra perché non ho mai saputo suonare. Per un po' ho avuto un tamburello, però. Ma, ad essere onesti, quando hai suonato un tamburello li hai suonati tutti, amico".
"Sono nato a Longsight, che è lungo Stockport Road. Ci siamo trasferiti a Burnage e poi abbiamo traslocato di nuovo quando mamma e papà si sono separati. La gente pensa che vivessimo in case popolari in un quartiere con condomini, ma erano case decenti. Non era uno zoo. Non era male, ad essere onesti. Sono stato in posti peggiori. Ci sono posti peggiori di quello lungo la strada ...".

"Non andavo a scuola per imparare, no? Ci andavo solo perché mia madre era l'addetta alla mensa. Faceva: 'Cosa hai dopo, Liam?'. 'Oh, due ore di religione'. E attraversavo i binari ferroviari per raggiungere un mio amico e fumare erba. Non ho imparato un tubo. Ho lasciato la scuola senza sostenere gli esami".

"Non sono mai stato in riabilitazione. Ho vissuto il mio inferno di droghe quando avevo circa 15 anni, camminavo come Pac-Man, mangiando centinaia di funghetti. A me e al mio amico veniva un po' di fame e sgranocchiavamo roba seduti in questo capanno. Capivo che lui stava per perdere il controllo, così decidevo che saremmo dovuti andare a fare una passeggiata. Stava arrivando una tempesta. Furono tuoni e lampi. Biblico. Sai quando vedi pozzanghere di petrolio lungo la strada? Sembravano arcobaleni arrabbiati. Ci stiamo sballando da fare schifo. Decidiamo di andare a piedi in ospedale. Ci presentiamo da questa infermiera e diciamo: 'Scusami, amore, abbiamo preso un sacco di funghetti e non sta andando bene. Abbiamo la possibilità di rimanere qui fino a che non è finito l'effetto?'. Intuisco che ci tireranno fuori di tutto con la siringa, ma lei ci porta in una stanza bianca e ci dice di sederci. Una stanza totalmente bianca, che se sei drogato come Elton John nel '77 non è l'ideale. Gente viene al pronto soccorso con la cazzo di testa e le braccia mezze staccate, reduce da incidenti stradali. Facciamo: 'Porca troia! ...'. Qualunque cosa venga dopo questo, un po' di strisce di coca con una supermodella, sono un gioco da ragazzi, amico".

"Pensavo semplicemente che la musica fosse roba per sfigati. Se vedevo qualcuno con la chitarra gli facevo: 'Vai a tirare calci ad un pallone, strambo!'. La scena musicale di Manchester era così tetra negli anni '80, band sdolcinate come gli Smiths. Pensavo: 'Fanculo quella roba'. Volevo fare il calciatore, ma non ero abbastanza disciplinato. Crescendo volevo fare semplicemente il meno possibile. Ecco perché alla fine è scoccata la scintilla del rock 'n' roll. 'Starmene seduto a bere, ad avere un aspetto figo, a prendere droga, indossare bei vestiti, gridare in un microfono con i miei amici ... Farò un po' di quelle cose'. L'acid house, l'Haçienda, l'ecstasy. Mi piaceva un po' di musica, ma già allora sapevo che avevo bisogno di un po' più di sostanza. Ricordo che una sera uscii da un club, tornai a casa, andai al piano di sopra e misi su gli Stone Roses. La cosa principale che mi piaceva di loro? Aveva una fine. Non come i pezzi dance che continuano per tre cazzo di giorni. Iniziava, ti portava da qualche parte e poi finiva".

"In un certo senso sapevo che l'avrei potuto fare. Andai a vedere i Rain allo Yate's Wine Bar, a Didsbury. Ne rimasi elettrizzato. Conoscevo Guigsy e Bonehead. Abitavano lungo la mia strada. Intendo dire: la musica non era per niente bella, ma mi chiesero di fare un provino. Feci: 'Provino?' Come se fossero i cazzo di Rolling Stones o qualcos'altro. Così andai e cantai un po' ...".

"Penso che fossi nervoso, ma questa cosa la devi affrontare. Non avevo un cazzo altro. Lo vidi come un trampolino di lancio. In testa mia quel giorno sapevo che se fossi riuscito a entrare lì sarei potuto tornare dal nostro ragazzo (Noel, ndr), che aveva scritto un macello di canzoni, e si sarebbe potuto unire anche lui. E saremmo stati una band eccezionale. Come lo sapevo? Condividevamo una stanza Dio solo sa da quanti anni, quindi avevo sentito cosa componeva. Sapevo quanto fosse bravo, quanto bravi saremmo potuti essere. Ed eravamo. Accadde. Iniziò".
 traduz. oasisnotizie
 Source:  GQ UK, 3 agosto 2017

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mercoledì 30 agosto 2017

Liam Gallagher, che accuse a Noel: "Lui e i suoi fan hanno rovinato gli Oasis. A Parigi ha approfittato del litigio per andare a fare il solista"

"È un peccato. In quella band ero a mio agio. In fin dei conti a lui non piaccio. A lui non piaccio in un modo violento". Con queste parole Noel Gallagher, quasi due anni dopo l'addio agli Oasis,  avvenuto alla fine di agosto del 2009, ragionava amaramente sulla fine della band di Manchester. In una recente intervista alla rivista GQ, pubblicata nell'agosto 2017, Liam Gallagher è tornato sulla vicenda del violento litigio avvenuto nel camerino di Parigi, che condusse allo scioglimento del gruppo. E non ha risparmiato nuove accuse al fratello. Ecco una traduzione delle parole di Liam.

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Torniamo ad Highgate e Liam Gallagher chiede al cameriere un'altra bottiglia di rosato, forse la nostra terza, certamente non l'ultima della serata. Gli chiedo di dirmi precisamente come sia andata quella sera a Parigi. 

Liam, dimmi precisamente com'è andata quella sera. È la tua ultima chance di documentare questo aspetto della storia.

"Ho ascoltato la versione di Noel un milione di fottute volte. Ti dirò felicemente la mia. Non sono ritroso su questo e quindi non provo neanche risentimento. Mi piace andare a fondo nelle cose. Sono come il Tenente Colombo. Ora, mi rendo conto di non essere la persona con cui è più facile lavorare, ma quando entri in una rock 'n' roll band per me non ci sono limiti: bevi, ti droghi, fai festa, fai casini, ti fermi. E poi ci pensi su e volti pagina. Tutto quello sembrava andare fuori dalla finestra con Noel. Lui era quello ragionevole, lo capisco, ma puoi essere anche troppo ragionevole. Per quanto mi riguarda è spuntato fuori un grande libro delle regole e lui ha iniziato a depennare le persone una per una. Quando è iniziato? E chi cazzo lo sa? Forse un anno prima. In passato avevamo i nostri bisticci, ma poi ci ricongiungevamo e avevamo un attimo di tregua. All'improvviso Noel è diventato Eamonn Cazzo di Andrews di This Is Your Life, con un grande libro rosso faceva: 'Ti sembra questa l'ora di arrivare? Qui dice che sono io al comando e che tu non puoi presentarti così in ritardo'. E io facevo: 'Vattene a fanculo, amico'. Gli Oasis non sono mai stati professionali. Con noi non si trattava di quello. A volte lui se ne andava in giro e tutto ..."

Noel non si presentava ai concerti? 

"No, il suo ego è troppo grande per non presentarsi".

In alcune interviste passate Noel ha dichiarato che la sua relazione con alcuni membri della stampa era vista da te con sospetto (in particolare l'amicizia tra Noel e il giornalista del Sun Gordon Smart, leggi qui, ndr). È vero?

"Be', per farla breve per anni la band si è vantata di non avere dei cazzo di giornalisti dei tabloid in camerino. All'improvviso vidi Dominic Mohan e un altro di clown del cazzo del Sun ballare il valzer dietro le quinte e scolarsi il nostro champagne. Non mi piaceva. Vedevo il Sun sempre in giro. Pensavo: 'Che cazzo è 'sta roba?'. Quella cosa causò molta aggressività fottuta, a Parigi e in preparazione del concerto di Parigi. Facevo:
'Che cazzo fai, perché li tieni qui?'. Sapevo che al mio minimo sgarro avrebbero scritto una storia su di me. O scritto una storia sull'altro mio fratello (Paul, ndr), dicendo che prende dei benefici. Stava succedendo questo. E però il tizio che scriveva quella cosa era nell'angolo del mio cazzo di camerino, ad ubriacarsi a spese mie. E Noel faceva: 'È mio amico'. Oh, adesso è tuo amico, no? E Noel sa chi sono io. Non mi piace nessuna di queste cose".  

È vero che hai brandito una chitarra all'indirizzo di tuo fratello?

"Cosa? Che l'abbia brandita come un'ascia? Ma lascia perdere, amico. Aveva visto troppi episodi di Hollyoaks. Non è nelle mie inclinazioni e, cazzo, non ho mai picchiato mio fratello perché gli voglio bene, cazzo. Non quella sera comunque. C'è stato un lancio di una chitarra, quello sì, perché era stato lui il primo a lanciare la mia nella stanza. Ma mi ha teso trappole esplosive, roba che sapeva che io odiavo, per tutto l'anno precedente, e io, come da tipico comportamento mio, ci sono caduto direttamente dentro. Sapeva che voleva fare il solista. Sapeva che non stavamo vendendo dischi. Sapeva che eravamo in fase discendente e, sì, sapevamo tutti che forse avevamo toccato il picco a Knebworth '96. Semplicemente non aveva le palle per dire che voleva andarsene. Così ha fatto in modo che risultassi io il cattivo".


Lo credi veramente?


"Senza dubbio. Lo dirò sino alla tomba. Ho sentito un produttore discografico a Los Angeles chiedere a Noel di andare a fare il solista dieci anni prima del litigio. Ma che ci vuoi fare? Il resto è storia. Una cosa che dirò, però, cazzo, è che non sarò mai e poi mai la cazzo di marionetta di Noel Gallagher. Ho fondato quella band con Bonehead e Guigsy, lui ha scritto le canzoni e io le ho cantate e ho dato loro un po' di spirito e per quanto mi riguarda siamo entrambi alla pari. Quindi se vuoi andare a fare il cazzo di solista, fallo, ma portati i tuoi piccoli stupidi fan con te, perché io non li voglio. Sono loro che hanno rovinato i cazzo di Oasis, quegli stronzi sfacciati. Se non fosse per me non ci sarebbero proprio Oasis del cazzo. Lui sa di aver sfruttato, cazzo, quella band per i suoi vantaggi".

Ma non sei amareggiato?

"No".

traduz. di oasisnotizie - Source: GQ UK, agosto 2017

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martedì 29 agosto 2017

Liam Gallagher e il segreto degli Oasis: "Non potevamo essere entrambi noiosi come Noel. Lui ha otto case, ma sono io la rock star"

Non ci potevano essere due Liam né due Noel per far funzionare gli Oasis. Lo afferma Liam Gallagher, in una recente intervista concessa a GQ, cui a ha spiegato la sua teoria sul successo della band di Manchester, scioltasi nel 2009. 

Rispondendo alla domanda "Ti dava mai fastidio il fatto che tu non scrivessi mai una canzone? Cantare era sufficiente per te?" Liam ha risposto: "Sempre. In modo onesto. Sapevo come andavano le cose. Quella era roba di Noel. La cosa mia era tutto il cliché 'sesso, droga, rock 'n' roll'. L'ho vissuto, amico. Ero io. Ed ecco perché gli Oasis funzionavano. Non potevamo essere tutti e due stronzi noiosi e neanche entrambi pazzi come me. E so quanto a lui questo desse fastidio. Lui lavorava sodo, mentre io andavo in giro e vanificavo la sua fatica. Gli Oasis, però, non avrebbero funzionato con due Liam o due Noel.

"I Rolling Stones non avrebbero funzionato se fossero stati suore, no?", prosegue Liam. "Ascolta, mi spiace che a lui sia toccato scrivere le canzoni, ma tanto chi è oggi quello con otto case? Lui, no? Come dice lui stesso, magari lui ha la vita da rock star, ma chi è la vera rock star qui?".
  
Source: Radio X

Nei prossimi post il resto dell'intervista a Liam pubblicata sul numero di agosto di GQ UK. 

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sabato 6 febbraio 2016

Noel Gallagher narra sbronze e sentenzia: "Adele? Mi rovina la colazione. Liam? Chi di spada ferisce, di divorzio perisce"

 Noel vs. Adele, atto secondo

In principio disse di lei: "Fa musica per fottute nonnine". Oggi Noel Gallagher rincara la dose. Vittima di una delle sue dichiarazioni al vetriolo è Adele, che torna dunque nel mirino dell'ex Oasis. "Adele? Non sono un grande fan della sua musica. Spunta alla radio ogni volta che sto mangiando i cornflakes. 'Hello? No, fanculo!' ...", ha detto in un'intervista alla rivista britannica GQ.

Del resto già un paio di mesi fa Noel aveva espresso in maniera piuttosto esplicita il suo punto di vista: "Se qualcuno vuole sapere cosa ne penso di Adele lo dico e basta. Non riesco a capire tutto questo rumore intorno a lei. Non mi piace la sua musica, penso che sia musica per nonnine". Più chiaro di così ... 

La bevuta di Noel e Sara con Mark Ronson

Noel e Sara di ritorno dal live dei Massive Attack 04/02/16
"Eravamo alla 15esima ora di una sbronza di 17 ore. Ovviamente venivamo dalla Chiltern Firehouse (locale chic di Londra, di cui Noel è un habitué, ndr) e mentre andavamo a casa sua Mark ha provato a saltare giù dal taxi lungo la Westway (l'autostrada sopraelevata che si estende nella parte occidentale di Londra, ndr). Abbiamo dovuto afferrarlo per impedirgli di essere investito. Alla fine lo abbiamo riportato sano e salvo al suo posto e ci ha fatto: 'Allora? Qualcuno vuole sentire il nuovo album di Adele?'. Prima che qualcuno potesse dire: 'No, grazie, Mark, non alle cinque meno dieci del mattino', lo mette su. Di continuo. Continuavo a dirgli: 'Pensavo che tu fossi un dannato dj. Nessuno vuole questa cosa, non ora!'. Morale della favola: dalle 4 alle 6 del mattino non accade nulla di buono".

L'autobiografia

"Una autobiografia? Sì, un giorno la scriverò. No, non alla Wayne Rooney e ne scriverò sei".

Star Wars

"Sono andato sul set di Star Wars e ho scoperto che il Millennium Falcon è fatto di bolle d'aria da imballo e tonnellate di lego con vernice argentea".

Noel alle prese con un forno

"Ecco come immagino la mia morte. Sara sarà fuori di casa e io per caso cuocerò meno del dovuto un pollo".

I vegani

"A volte apro il frigo e penso: 'Ciò che io chiamo cibo vive in questo posto' ...".

X Factor

"Mi hanno offerto di fare X Factor due volte e appena ho lasciato gli Oasis mi hanno proposto di partecipare a Strictly Come Dancing (Ballando con le stelle, ndr). Immaginatelo, cazzo". 

I fan folli

"Una volta ho autografato lo scontrino di un lavaggio a secco per il figlio di qualcuno. Ho chiesto: 'Ma non ti serve per andare a fare il lavaggio?' ...".

Liam e il divorzio da Nicole 

"Di recente ho visto Liam ad una partita del City, tutto bene. Che sia benedetto, sta vivendo un periodo un po' difficile. Chi di spada ferisce di divorzio perisce". 

Le 'scene tagliate' di Knebworth '96

"(Per il documentario sugli Oasis di prossima uscita, ndr) abbiamo tutti questi video girati dietro le quinte dei concerti di Knebworth del 1996 (che usciranno in DVD quest'anno, ndr). Molti di questi video non si possono usare perché ci sono mostruose assunzioni di droghe. Abbiamo filmato il concerto con 16 telecamere e ce ne siamo dimenticati. Sembra sia stata l'ultima grande aggregazione prima di Internet, l'ultimo grande momento della cultura giovanile. Uno di quelli dove non puoi mancare. Non succederà mai più nulla di simile".

oasisnotizie via GQ magazine

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giovedì 30 giugno 2011

Liam Gallagher attacca i Muse: "Si fotta Bellamy, ha voce che mi fa rabbrividire". E dice: "Jeff Conaway mi offrì droga"

"I Muse mi spaventano fottutamente". Lo ha affermato alla rivista GQ il frontman dei Beady Eye Liam Gallagher, che aggiunge: "Gente come loro ... almeno suonano la chitarra, ma quando sento la sua voce faccio: 'Ah, si fotta', la loro musica è fottuta merda che fa rabbrividire". Uno strale all'indirizzo di Matt Bellamy.

Liam ha poi rivelato che l'attore Jeff Conaway gli ha proposto "una striscia" durante uno dei soggiorni di Liam negli Stati Uniti.

"Sono andato a questo concerto di Marilyn Manson e quel tizio di Grease, quello con il bastone, come cazzo si chiama? È morto un paio di settimane fa. Era lì e mi ha chiesto se volevo una striscia. Io ho fatto: "Che cazzo dici? Si suppone che tu stia in un centro di riabilitazione, cazzo".

Conaway, star di Grease, è morto all'inizio di quest'anno. Soffriva di dipendenza da droga e alcol. Gallagher dice che l'episodio si è verificato dopo che aveva assistito ad una puntata di Celebrity Rehab, in onda negli Stati Uniti dal 2008.

Fonte: NME

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