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mercoledì 20 aprile 2022

Liam Gallagher al Corriere della Sera: "Non cambierei nulla della mia vita, neanche gli errori. Festeggerò i 50 anni in Italia. Gli Oasis? Avevano ancora molto da fare, non avremmo dovuto scioglierci"

Liam Gallagher al Corriere della Sera: "Non cambierei nulla della mia vita, neanche gli errori. Festeggerò i 50 anni in Italia. Gli Oasis? Avevano ancora molto da fare, non avremmo dovuto scioglierci"

Il rocker di Manchester: «Ho nostalgia della band. Nel nuovo disco solista “C’mon You Know” pensieri positivi nati in lockdown

La festa dei 50 anni la farà in Italia. «In Sicilia. Dell’Italia amo la gente, il cibo, i vestiti. ... e queste cose non le dico in ogni Paese». Liam Gallagher, icona brit anni 90, sta per pubblicare il suo terzo album solista. Esce il 27 maggio «C’mon You Know», una serie di canzoni che, pur con qualche esperimento — un sax, un coro di bambini, un brano reggae e atmosfere gospel — tiene in vita l’eredità e l’attitudine rock degli Oasis.

Nella title track dice che tutto va bene, canta di sorrisi, di ritorno alla vita... Una reazione alla pandemia?

«Potrebbero essere cose scritte in qualsiasi momento, devi sempre pensare positivo... Che tu abbia 2, 4, 8, 35 o 40 anni sta sempre accadendo qualcosa nel mondo in cui comunque finisci dentro. Quindi forse parla di pandemia... non lo so. Non mi metto mai a scrivere pensando a questo tema o quello. Finito il tour di “Why me? Why Not” non avevo in progetto un disco nuovo. In lockdown mi sono ritrovato sul divano a fare nulla, ho giocato con la musica e sono nate le canzoni».

Ha pensato che «Moscow Rules», scritta con Ezra Koenig dei Vampire Weekend, è un titolo profetico?

«La canzone non ha nulla a che vedere con la forza di Mosca, è stata solo una questione di tempismo sbagliato».

Sui social ha postato la sua solidarietà all’Ucraina...

«Dovremmo vivere tutti in piena armonia e dire basta a petrolio, avarizia e puttanate del genere... Io sto con i fratelli e le sorelle ucraini. E anche con il popolo russo che starà pensando: “ci stiamo prendendo merda da tutti per colpa di questo vecchio pazzo”. Non è la gente a bombardare, le guerre le fa chi governa».

Come vive il passaggio del mezzo secolo?

«Meglio compierne 50 che 60. E a 60 dirò meglio così che 70... Spirito e mente stanno bene. Mi alzo la mattina, faccio lunghe camminate, non bevo quanto penso che potrei riuscire a bere, idem con il fumo, ma amo questa vita».

Cambierebbe qualcosa?

«Mi sono divertito e avrei voluto che quei momenti durassero per sempre. Ho fatto errori, non puoi essere perfetto. Ma non cambierei nulla».

Nemmeno lo scioglimento degli Oasis?

«Non ci avremmo mai dovuto scioglierci».

Un gesto di pace verso suo fratello Noel?

«No, ma non doveva accadere. Avevamo lavorato molto per arrivare dove eravamo, ma non siamo mai stati grandissimi. Lo eravamo in Inghilterra, ma non altrove. Non eravamo la più grande rock’n’roll band del mondo. C’era ancora molto da fare».

Lei ha detto che vi avrebbero offerto 100 milioni di sterline per la reunion, ma Noel ha smentito. Dice che a quella cifra l’avrebbe fatto...

«È un bugiardo. Non vuole condividere nulla. Ha paura che chiunque altro possa ricevere attenzione, non è in grado di gestire il tema».

È lui la rockstar noiosa e morente che cita in «Joker»?

«Non ho idea di chi sia, ma non è lui. Al mondo non c’è solo Noel Gallagher».

Lei è al terzo album solista, mentre per gli Oasis aveva scritto solo tre canzoni. Una crescita artistica?

«Mi manca essere in una band. Mi manca essere negli Oasis. Erano perfetti per come mi vesto, per come recito, per la camminata, per come parlo... Bisogna prendere quello che passa il convento, ma vorrei essere altrove. Sono stato umiliato. Non scrivevo perché Noel aveva una formula e un suono per gli Oasis: mi andava bene essere solo la rock star, non sono mai andato a dirgli di farmi scrivere. Oggi mi diverto a prendere la chitarra, ma non ho mai preso gusto nello scrivere».

Sarà presto in tour (in Italia a Lucca il 6 luglio): è diverso essere il frontman di se stessi?

«No, è lo stesso. Le canzoni non appartengono a nessuno. Arrivano da un qualcosa di spirituale, da un livello più alto, e passano attraverso noi».

Ha partecipato a un concerto per i lavoratori della sanità e a uno per il Teenage Cancer Trust... è in arrivo un Liam impegnato?

«Se posso aiutare con la mia musica ci sono... Mi piace cantare dal vivo e se me lo chiedono per la causa giusta lo faccio. Ma non farei una canzone impegnata. Ho le miei idee, so che alla gente piacciono le canzoni politiche, ma non fanno per me».

Il singolo «Everything's Electric» è scritto con Dave Grohl. Come è andata?

«Il produttore Greg Kurstin stava lavorando sia con me che con lui e mi ha passato questa canzone. Il disco era finito, ma ho pensato che un po’ di rock and roll ci sarebbe stato bene».

«I’m Free» parte rock e vira sul reggae. Sui social usa spesso slang jamaicano...

«Fumando sono arrivato alla marijuana e a Bob Marley. Non fumo ganja da 20 anni ma Marley rimane lassù con John Lennon. Un altro che c’è sempre».

(Intervista di Andrea Laffranchi)

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Source: Corriere della Sera

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lunedì 23 marzo 2020

Liam Gallagher tra moda, nuova vita e Man City: "Oggi tutte band senza palle. La gente vuole ancora vedere un tizio col parka. Noel? Io sono troppo rock 'n' roll per lui"

Liam Gallagher ha rilasciato un'intervista al bimestrale The New Order, in uscita da pochi giorni. Ha parlato di parka, Manchester, musica e calcio. Ecco la nostra traduzione integrale della chiacchierata, avvenuta qualche mese fa.
ma
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Amo il Giappone, amo Tokyo, è grandiosa, cazzo!

Quando ci sei stato l’ultima volta?


L’ultima volta che sono stato lì forse è stato l’anno scorso, per l’ultimo disco, penso. Sì, è stato di sicuro per l’ultimo disco.

Hai mai partecipato al Fuji Rock?

Sì, penso che potremmo parteciparvi …

L’anno prossimo?

L’anno prossimo.

Fantastico.

Sì, penso di sì. Ci saranno le Olimpiadi, no?

Sì, si terrà un mese più tardi del normale.

Sì, penso tu abbia ragione, abbiamo parlato del fatto di parteciparvi l’anno prossimo.

Bene, potremmo anche iniziare con la moda allora.

Facciamolo. Cioè non so molto di moda, so solo quello che mi piace, ma …

Come spiegheresti il tuo stile personale?


Casual, amico. Casual, del tipo: non esco di casa senza le Clarks. E questi sono jeans Edwin, sono giapponesi, no?

Sì.

E cos’è questo? Cioè penso sia un Oliver … di che fattura è questa? Penso di averlo comprato proprio in Giappone, o in Australia. Ma no, so quello che mi piace …

Di sicuro non ti appassioni a marche o nomi che io ammiro enormemente.

No, non so quale sia il cazzo di nome.

Indossi molta roba Stone Island e roba così.

Indosso molta roba Stone Island, molta roba Engineered Garments. C’è una per cui vado matto quaggiù, ma non si riesce mai a trovarla, cazzo! Monitaly, l’hai mai sentita? È grandiosa. Ha sede a Los Angeles, ma non si riesce mai a trovarla, cazzo … Qui hanno un luogo dove devi telefonare a lui e prendere un appuntamento con lui. Cazzo, la roba migliore, amico!

Yuki è un buon amico. Fa anche scarpe per una marca di nome Yuketen.

Oh, sì, Yuketen, i mocassini. Cazzo, sono i migliori, sì! Quindi mi piace quella roba. Ne ho un po’. Ho i Beams ovviamente. E basta. Non so molto delle marche giapponesi, ma ne sono proprio preso. Il mio negozio preferito in Inghilterra è Oi Polloi e lì arrivano tutte le marche, ma no, no, mi piace. Mi piace quello che mi piace. Se mi piace quello che vedo, non importa chi lo ha firmato, lo compro.

È questa la cosa migliore. Vai a fare compere molte volte?
Oh, sì.

Da solo?

Sì, lo faccio in Inghilterra, sì. Qui non l’ho fatto. Da quando sono qui non potrebbe fregarmene di meno, amico. Ho abbastanza roba di questo posto.

Si sta diffondendo a Los Angeles, questo è il fatto.

Sì, inoltre è un po’ torrido e io sono un po’ in postsbronza. Quando torneremo per fare l’ultimo concerto, proverò ad approfondire quella cosa del Monitaly, perché quella è roba buona. Hanno dei bei fottuti parka, amico.

Hai sostanzialmente toccato il tasto chiave del tuo stile.

Sì, per me io non indosso proprio scarpe da ginnastica. Il mio amico Gary Aspen fa la linea Adidas Spezial.

Sì e tu hai fatto solo la collaborazione.

Sì, quindi le indosso, ma le indosso con i pantaloncini. Non le indosso con i jeans. Tendo a indossarle con i pantaloncini. E i pantaloncini che ho li conoscerai … Nigel Cabourn. Sono come questi cazzo di mutandoni. Quindi mi piacciono con un paio di scarpe da ginnastica. Forse scarpe di pelle di camoscio, io non indosso proprio le scarpe di pelle.  Semplicemente non mi piace il modo in cui ti sta addosso il cuoio, amico. Le scarpe di pelle di camoscio sembrano malconce, amico.

Chi erano le tue icone di stile quando eri ragazzo?

Be’, icone di stile … C’è una band di nome Stone Roses, di Manchester.

Conosco Ian.

Lui sa come stanno le cose. Tutti loro hanno un bel look, amico. Quindi era quella cosa lì e gli Happy Mondays. Loro avevano sempre roba buona. E per tornare agli anni ’60, penso che George Harrison avesse un bel look e i Beatles egli Stones … gli Small Faces … Paul Weller aveva sempre un bel look.

Quello sostanzialmente riassume anche il tuo look.

Be’, il look di Manchester è un po’ il look malandato, no? Capisci cosa intendo? Quando inizia a strapparsi, devi inviaggiarlo, ma appena inizia a sembrare un po’ fottuto, voglio dire casual, allora mi piace, ma appena inizia a cadere a pezzi, deve andare nella pattumiera. Non siamo dei barboni.

Sono della tua stessa idea. Quindi se ci fosse un parka nella storia di Liam Gallagher, quale sarebbe?

Non lo so, amico. Mi piacciono tutti, capisci cosa intendo? Ma mi piace … ne ho alcuni belli della Stone Island. Cos’altro ho? Non riesco a ricordare bene. Ho dei bei Monitaly, ahh non riesco a ricordarmeli così su due piedi. Li apprezzo tutti, amico. Non riesco a ricordarne i nomi. Nanamica? Ne ho alcuni di quelli lì. Mi piacciono. Ma non ne ho uno preferito, sai, mi piacciono più o meno tutti.

Quindi possiamo passare alla musica. Allora, fai parte dell’industria musicale da quanto ora?

Dicono da 25 anni, forse 30. Quando ho fondato una band?

Penso fosse il ’91.

’91. Quanto tempo è passato?

28 anni.

Minchia, lo faccio da 28 anni! E non sono cambiato per nulla, il che è perfetto.

Come ti senti a livello personale?

Mi sento bene, mi sento bene, amico. Mi sento bene a risaltare ancora come un pollice dolorante, il che mi piace. È così che voglio essere. Nei 28 anni in cui ho fatto questo, il mondo della musica è cambiato. Molto rap e molto cazzo di pop e quella roba lì. Ma sono ancora qui a fare la cosa mia. La gente vuole ancora vedere un tizio col parka. Sì, me la spasso, quindi va bene.

Allora, qual è il segreto di questa longevità?

Mi piace cantare le canzoni e mi ha sempre appassionato il lato canoro. La musica? Sono appassionato di musica. Rimanere vivi? Penso non sia quella la cosa che mi guida. Se avessi guidato, sarei morto. Non ho la patente.

Non hai mai pensato di prendere la patente?

No, no. Non faccio quella roba.

C’è qualche motivo in particolare? Non ti dispiacerà se chiedo.

Non lo so, amico, semplicemente non penso che sarei bravo dietro lo sterzo, amico. Mi piace bere alcolici, quindi non penso che si possa bere e guidare, per cui …

Penso che quella sia una delle cose migliori del vivere a Tokyo.

Cosa non puoi fare?

Semplicemente non hai bisogno di guidare, perché andare in giro è facile.

Sì, lo so, lo so, ho visto. L’ho fatto molto tempo fa. Ma la longevità? Non lo so, amico. Penso che sia stato sempre la stessa persona. Non ho provato a reinventare la ruota. Ho trovato quello di cui sono appassionato e semplicemente ho seguito la corrente. Sai cosa intendo? Non mi butto dalla nave se la guitar music questa settimana non sta facendo bene. Non mi vedrai tirare fuori una tastiera. Capisci cosa intendo?

Rimanere fedele a te stesso e ai tuoi principi ti mantiene in carreggiata.

Giusto, cazzo, perché tornerà sempre indietro. Capisci cosa intendo? Quindi sì, ho solo trovato quello di cui ero appassionato e mi sono incollato a quella cosa. Da qui i miei fottuti vestiti. Ho sempre indossato la stessa cosa. Se osservi il mio stile, neanche quello è cambiato. È la stessa cosa, quindi se rimani con una cosa, continuerà a tornare indietro.

Perché pensi sia così? Perché pensi che la gente cambi?


Perché non sanno chi cazzo siano. Sai, penso proprio che …

Nessuna identità.

Non hanno identità e non hanno mai avuto le palle. Capisci cosa intendo? Per mantenere quella cosa. Per rimanere fedele a te stesso devi sapere chi sei. Penso che molta gente, cazzo, salti giù dalla barca tutte le volte. Capisci cosa intendo? Vedo molte di queste cose nelle band. Ad un certo momento uno viene nella mia band e suona la chitarra e si veste come me. E poi due fottuti minuti dopo sono in un’altra band e si vestono come quella band. Ti viene il cazzo di mal di testa e ti sanguina il naso. Capisci cosa intendo? È una cosa del tipo: non ti dico io come vestirti, ma nella mia band non entri se non ti vesti comunque così, cazzo. Ma li vedi proprio saltellare come camaleonti. Capisci cosa intendo?

Assolutamente sì.

Cioè, cazzo, trova il tuo stile e mantienilo. Capisci cosa intendo? E se non è abbastanza bello, allora non è abbastanza bello.

I Beady Eye in concerto al Big Day Out nel 2014
Volevo chiederti di te, ora, come Liam Gallagher. Dopo tutto il successo con gli Oasis e dopo i Beady Eye, perché hai deciso di uscire come Liam Gallagher?

Be’, ovviamente la divisione degli Oasis, che è stata devastante perché io non avrei voluto mai che accadesse. Pensavo che saremmo rimasti insieme per sempre, sai. Ma altre persone avevano programmi diversi. Quindi quando è successa quella cosa io ovviamente volevo rimanere a fare musica, per cui abbiamo proseguito con i Beady Eye, ed è stato con tutti gli stessi membri, eccetto Noel. Ma la gente faceva: “Perché non vi chiamate Oasis?”. Ma non ci sono gli Oasis se non c’è Noel, quindi abbiamo assunto un altro nome. Gli album che abbiamo pubblicato erano buoni, i concerti erano buoni. Penso solo che la gente fosse solo … semplicemente non ha avuto tutto quel successo. Penso che la ragione per la quale non ha avuto tutto quel successo sia stata che è venuto troppo presto dopo gli Oasis. È stato un po’ confusionario. E poi ci siamo presi quattro anni liberi, proprio per liberarmi la testa. E poi ho deciso di non fondare un’altra band con un altro nome, perché la gente sarebbe stata confusa tanto quanto lo era con i Beady Eye. Quindi ho pensato: fanculo, esco con il nome mio e torno dove devo stare. Quindi se non sono negli Oasis potrei pure uscire con il nome mio. Capisci cosa intendo? E sembra che sia andata bene. Con tutti gli anni che ho impiegato per essere quel tizio degli Oasis … la gente mi conosce o come il tizio degli Oasis so con il mio nome, Liam Gallagher. Quindi ho pensato che questo avrebbe funzionato. Per cui questa è l’ultima possibilità di ballare con il mio nome, e sembra che stia andando bene.

È quella una delle ragioni per cui è finito tutto con i Beady Eye?

No, no. I Beady Eye non stavano ottenendo concerti. Capisci cosa intendo? E avevamo fatto un disco che nessuno stava comprando. Nessuno ci prenotava delle date, e io avevo un po’ di robe personali, quindi ho pensato: senti, forse è ora di mettere la parola fine, perché stiamo frustando un cavallo morto. Quindi abbiamo fatto così e poi ho fatto un po’ di roba personale e siamo usciti e abbiamo fatto partire As You Were.

Perché sostanzialmente sei saltato dagli Oasis direttamente nei Beady Eye.

Direttamente, amico, il giorno dopo. Il solo fatto che Noel volesse andare a casa non significava che noi dovessimo tutti andare fottutamente a casa. Era lui quello che aveva il problema. Quindi abbiamo proseguito, amico.

Giusto. Ho fondato la rivista con mio fratello, e anche noi abbiamo avuto un litigio.

Oh davvero? Gli parli ancora?

Un pochino. Tu parli con Noel?


No, non gli parlo da un po’, amico. Forse dieci anni, ma è perché lui è diventato uno stronzo, amico. Sta facendo un cazzo di viaggio cosmico, pensa che stia fottutamente curando il cancro e non è così. Sono un po’ troppo rock ’n’ roll per lui, amico.

Parliamo del nuovo album. Why Me? Why Not. come ti rappresenta e come rappresenta il tuo lavoro in questo momento?

Be’, la voce mi rappresenta. Cioè al momento sono in un posto diverso. Ho la mia adorabile famiglia con me, quindi sono stato di umore un po’ più calmo e rilassato. Ho allacciato una relazione con mia figlia che non ho visto per vent’anni. Quindi ora lei fa parte della banda e tutta quella roba, e questo è bello. Ma come mi rappresenta? Sì, amico, penso che sia una rappresentazione veritiera. Non lo so. Mi piacciono i Beatles, mi piacciono gli Stones. E quello che faccio. Capisci cosa intendo? Di cosa parla non ne ho idea, cazzo. Semplicemente canto i bastardi. Capisci cosa intendo?

Ti stavo per chiedere come cantante come lavori con il paroliere?

Allora, tiro fuori dei pezzi in giro per casa, mentre suono la chitarra. Non sono bravo con i ritornelli, ma so fare i versi. Ma quando si arriva al ritornello lo mando ad Andrew Wyatt e Greg Kirstin e loro lo fanno accadere.

Come funziona il procedimento? Vengono loro da te?

No, io vengo qui. Vengo a Los Angeles, dove lavorano loro. Lì hanno uno studio, quindi io faccio: “Guarda, ho questa canzone”. E loro fanno: “Figo, magari cambia quel pezzetto lì”. E tipo lavoriamo insieme.

Cominci tu e loro criticano?

Sì, o iniziano loro … in ambo i modi. Capisci cosa intendo? E poi la cosa accade, amico. Il che va bene.

Quindi sei spesso a Los Angeles.

Be’, sono qui per un po’ solo quando facciamo musica. Siamo stati qui l’anno scorso, io sono stato qui tre o quattro volte. Solo per una settimana, una settimana e mezza. Non potrei mai vivere qui. A te piace qui?

Mi piace molto questo posto. Solo per il fatto di guidare per andare in ogni luogo ci vuole un po’ di abitudine.

Mi piacciono le stagioni. È sempre caldo qui, no?

Non mi lamenterei di questo. Anche se tu faresti fatica senza un parka ogni giorno.

Amico, mi farebbe ammattire, cazzo! Ho bisogno di indossare il mio parka. Ma no, mi piace, quindi sono qui abbastanza. Sono qui abbastanza volte.

Dunque, tornando all’album, come si può paragonare al primo album, As You Were?


Penso sia sostanzialmente la stessa cosa un’altra volta, amico. Perché l’ho fatto con le stesse persone. E ovviamente non avremmo fatto un album reggae o un cazzo di album dance. Quindi è sostanzialmente lo stesso. Volevamo solo fare delle canzoni un po’ migliori. E dal punto di vista della produzione penso sia un disco migliore. Non sto dicendo che è molto migliore. Quindi forse per il prossimo continueremo a fare la stessa cosa, ma senza fare dei cambiamenti radicali. Capisci cosa intendo?

Hai un suono caratteristico.

Sì, amico. So cosa vuole la gente che viene ai nostri concerti. Sai cosa intendo? E la gente paga dei bei soldoni, quindi voglio dare loro quello che vogliono.

Cosa rende unico Why Me? Why Not.? Cosa lo rende diverso da quello che hai fatto in precedenza?

Non lo so se è unico, amico. Penso che con me dentro sarà un po’ più unico e roba così, ma non penso sia così unico.

Ci sono dei brani che pensi che spicchino?

C’è un brano di nome Once che è fico. Ci sono alcune belle canzoni, Meadow è fantastica, ma non direi che è diversi da qualsiasi cosa fatta prima.

One of Us è un pezzo eccezionale. Volevo chiederti della scena musicale in generale. Qual è il tuo parere?


Vedi, non seguo la scena musicale. Io faccio la cosa mia e basta, amico. Non esco con gente che fa parte di band. Non vado a molti concerti. Faccio la cosa mia e me ne vado a fanculo a casa. Sai cosa intendo? Quindi la guardo da lontano. Capisci cosa intendo? Non penso ci siano molte buone guitar band in giro, in ogni caso nessuna che mi piaccia. E non è per tirare delle frecciate, semplicemente … non lo so, amico. Semplicemente al momento non ce ne sono molte in giro.

Quali sono le più grandi differenze rispetto a quando hai iniziato con gli Oasis?


Il mondo è un posto diverso, amico. Potevi farla franca con un po’ di più. Oggi non puoi fare un cazzo, tutti ti saltano addosso. Non puoi dire molte cose. Capisci cosa intendo? Devi stare attento a quello che dici, mentre anni fa potevi sparare merdate dalla bocca e nessuno importava veramente. Ora dici la cosa dannatamente sbagliata e tirano fuori un cazzo di cappio e ti impiccano ad un cazzo di albero, amico. Devi fare attenzione a cosa dici nel mondo e penso sia una cosa che tolga il divertimento. Capisci cosa intendo? Ma sì, era molto più folle negli anni ’90, il che è una buona cosa. Comunque io sono molto più rilassato, ho fatto tutte le mie bravate rock ’n’ roll.

Pensi che questo sia venuto un po’ con l’età e anche con la maturità?

Un po’ con l’età, e i postumi delle sbronze si fanno sentire di più e richiedono un po’ di tempo in più per essere smaltiti. Ma anche così, tutto quello che voglio fare è tenere i miei concerti e spassarmela e farmi un paio di cicchetti, poi andare a letto. Capisci cosa intendo? Andare in giro per la città fino alle ore stupide del mattino l’ho già fatto. E questi telefoni … tutti ti fanno delle foto mentre fai un po’ il monello. Anni fa non c’era nulla di tutto questo. Potevi uscire e comportarti come un cazzo di scimpanzé e spassartela. Capisci cosa intendo? E non dovevi leggere quella cosa sui giornali. Ora tutti ti filmano, cazzo, quindi tu chiudi bottega, devi fare un po’ il bravo. Sono felice che sia accaduto negli anni ’90, sono felice di aver di aver vissuto negli anni ’90. Sai cosa intendo? Perché odierei provare ad entrare in una rock ’n’ roll band in quest’epoca. Non puoi farla franca dopo un omicidio, ti arrestano. O ti classificano come un teppista, o questo o quello. Sono felice di aver tirato fuori le mie vibrazioni rock ’n’ roll negli anni ’90. Capisci cosa intendo? Ora potrei vivere su quelle cose per il resto della mia vita.

Parlando un po’ degli anni ’90, di sicuro te lo chiederanno in molti, ma com’era la scena musicale di Manchester nello specifico?

Be’, prima che arrivassero gli Oasis c'era la scena Madchester: i Roses, i Mondays, i New Order, i James, i Northside. Era tutto bello. E c’ero io, 16-17enne, quindi era bello. A quell’epoca era morto tutto ed era tutta dance e roba così, a cui non partecipavo molto. E poi abbiamo fatto gli Oasis e quella cosa partì e poi ci trasferimmo a Londra. Poi ci fu il Britpop, di cui non abbiamo mai fatto parte, ma avevo l’impressione che … 

Molte persone vi hanno messo in quella categoria che io non ho mai capito.

Sì, ci hanno messo in quella categoria, ma non penso che noi fossimo Britpop, amico. Pensavo che noi e i Verve fossimo diversi: un sound più classico, più rock ’n’ roll. Non “rock and roll”, ma più un sound classico. A differenza dei Blur e dei Pulp, noi facevamo musica un po’ più fottutamente scema. Capisci cosa intendo? Loro erano classificati come Britpop e scena di Camden. Io penso che fossimo molto più avanti rispetto a loro. Capisci cosa intendo? Ma gli anni ’90 sono stati belli, amico. Un bello spasso, io amavo terrorizzare i Blur. Quando ci incontravamo nei pub e roba del genere.

Dev’essere stato uno spasso.


Sì, lo amavo, cazzo! Loro erano ragazzetti snob, no? Quindi noi li terrorizzavamo.

Ti ho visto ad Auckland nel … penso fosse il ’96-’97.

Sì, sì, ricordo di esserci andato.

Era un po’ un luogo inusuale.

Perché? Era una merda?

Non rendeva giustizia agli Oasis. Pensavo che voi foste andati da qualche altra parte …

Un posto un po’ più grande?

La Nuova Zelanda è un po’ buffa quando si tratta di musica.

Sì, ma molta gente pensa che gli Oasis fossero famosi. Erano famosi in Inghilterra. Non eravamo una band famosa nel mondo. Eravamo molto popolari in Inghilterra, ma quando andavamo in America non eravamo così famosi. E la gente faceva: “Oh, avreste dovuto andare in posti più grandi”, ma non eravamo così famosi, amico. Ripensandoci, eravamo famosi in Inghilterra ed eravamo famosi in Europa, ma non siamo mai stati famosi in America o nel mondo. La gente insiste con ‘sta storia che gli Oasis erano la band più famosa del mondo. Non lo eravamo. Eravamo la band più famosa d’Inghilterra e basta. Il che mi sta bene. Capisci cosa intendo? Perché non c’è niente di peggio d essere il numero due nel tuo paese. Era quella la cosa più importante. Finché siamo famosi dove vivo io, non potrebbe fregarmene di meno di essere famoso laggiù. Era quella la mia città.

Quindi di sicuro il successo di Definitely Maybe e Morning Glory è stato incredibile.

Sì, quello ci ha messo in pista.

Ripensando a quei due album, cosa provi rispetto al successo e a quel periodo della tua vita?

Non ricordo molto, ma fare Definitely Maybe … Eravamo matti allora, ma Morning Glory … Quando è uscito Morning Glory abbiamo iniziato a fare soldi e poi siamo partiti. All’epoca era dannatamente stupido, merda nei nostri nasi ed eravamo sempre fuori di melone. Facendo roba così … ma no, sono orgoglioso di quei dischi perché penso che suonino bene anche oggi. E senza di loro saremmo ancora disoccupati, amico. Quindi sono ben contento.

Uno dei concerti che ho visto in video è stato quello di Maine Road.

Sì, lo stadio del Manchester City. Fu incredibile.

Come fu uscire sul palco a Maine Road come tifoso del City?

Fu grandioso. Quello per me fu migliore di Knebworth. Tutti parlano di Knebworth perché fu grande, ma penso che come band suonammo meglio a Maine Road. Quindi quello sarebbe stato bello se fosse uscito in video. Forse è uscito.

È uscito.

Sì? Dunque, uscire e suonare nello stadio della tua città è stato dannatamente incredibile. Perché andavamo lì da bambini.  

Pensi che ci abbiate messo più impegno e che abbiate suonato meglio perché aveva quel tocco sentimentale?

Forse sì, Knebworth era stato solo un cazzo di grande e stupido campo. Capisci cosa intendo? Ma forse … penso che fossimo soliti vedere le partite di calcio lì, quindi la cosa aveva più significato.

Sicuramente. Allora, parliamo del City per un momento. Chi è il tuo calciatore preferito di tutti i tempi?

Be’, il mio è stato sicuramente … cambia. Negli anni ’60 Colin Bell e poi Mike Summerbee e negli anni ’80 fu uno schifo. Facevamo schifo, no? Gli anni ’70 non li ricordo neanche.

Neanche negli anni ’90 eravate molto meglio.

Anche gli anni ’90 furono uno schifo. Quindi ora i miei giocatori preferiti della squadra sono Sergio Aguero e Kevin de Bruyne. Sono giocatori coi fiocchi, amico.

Qual è il tuo parere sulla squadra al momento?

Sono entusiasta di loro, amico. Adesso non siamo in testa alla classifica del campionato, ma ci arriveremo, amico.

Pensi che recupererete e vincerete il campionato quest’anno?

Sì, amico. Il Liverpool vacillerà. La pressione è troppa su di loro, si sposteranno da lì, cazzo. Appena subiranno un po’ di infortuni, noi torneremo su. Penso che vinceremo noi; almeno lo spero.

Bene, io sono tifoso del Newcastle, quindi sono fottuto, amico. Penso alla retrocessione, o no?

(L’allenatore è) Steve Bruce, no?

Tu lo odierai perché è un red (ex bandiera del Manchester United, ndr)ì, no?

Chi, Bruce, per via dello United?


Sì.

Ahh, io odio dannatamente lo United. Cazzo se li odio quegli stronzi!

Vai ancora alle partite?

Da quando mi sono trasferito a Londra non mi interessa. Vengo disturbato troppo, per cui me le guardo a casa dove posso urlare e gridare senza che nessuno stronzo venga a rompermi le scatole. Oggi vai alla partita del City e non puoi saltare su e giù perché ti dicono di fare silenzio. Capisci cosa intendo? Non puoi bere, non puoi fumare, fanculo a quella merda!

Ammazza l’atmosfera, no?

Esattamente.

Non è l’essenza del gioco. Segui l’Inghilterra? Hai una passione per la nazionale uguale a quella per il City?


No. Non sono un patriota, amico. Anche perché i miei genitori sono irlandesi. Amo l’Inghilterra, l’Inghilterra è il luogo in cui sono nato e la cultura e il calcio e i vestiti e la musica e tutto quello. La nazionale inglese di calcio? Cioè la guardo e tutto il resto, ma non mi faccio “trasportare” se vincono, però.

Voglio dire: per un decennio hanno attraversato una fase di merda, no?


Stanno migliorando un po’, amico. Stanno migliorando un po’ sotto la guida di Gareth Southgate. Auguro loro del bene e tutto quello, ma non mi fanno né caldo né freddo.

Hai la maglia del City ora?

Sì, sì.

La indossi in giro?

No, no, no. Ce l’ho a casa. Tutta quella roba la indossano i miei figli.

Anche loro sono appassionati di City?

Sì, sì.

Penso che non abbiano scelta. Una cosa che ti volevo domandare è: hai iniziato a correre un bel po’ di recente?

Sì. I miei fianchi hanno fatto le bizze di recente. Sto avendo un po’ di artrite, quindi non ho fatto quanto cazzo avrei dovuto.

Qualcuno mi ha detto che non ascolti musica mentre corri; perché? Non ti fa ammattire?

Non lo so, amico. Semplicemente mi piace essere un po’ più … libero. Capisci cosa intendo? Mi piace semplicemente essere tutt’uno con il cazzo di posto.

La natura?

Sì, amico. Un gran frastuono nella testa? Non riesco a sentire quella roba, cazzo. Non ce la farei.

Non pensi che la musica bloccherebbe l’altra roba?

No, mi piace semplicemente ascoltare fottutamente la natura, amico. Una volta l’ho fatto mentre ascoltavo musica, ma mi infastidisce. Mi intralcia, amico.

Quando ascolti musica, che musica ascolti?

Gli Stones, i Beatles, i Kinks, i Sex Pistols. Non ascolto musica nuova.

Niente di nuovo?

Niente. C’è un tizio di nome Slowthai. È un rapper, tipo una cosa grime. Lui è bravo. Non c’è molta roba nuova che mi piaccia.

Cosa pensi di Slowthai? Musicalmente e in senso generale.

È bravo, amico, mi piace. Penso che abbia un qualcosa. Sta mettendo in riga un po’ di persone. Mi piace. Mi avvicino a quelle cose tramite mio figlio. I miei figli sono presi da tutta quella roba. Il grime e tutta quella roba. Mi fanno conoscere nuova musica ogni tanto, ma io sono piuttosto felice con i Beatles.

Chi sta facendo la differenza nel Regno Unito? I Pistols fecero colpo sul tizio dell’epoca Thatcher; chi sta parlando alle persone ora?

Direi Slowthai. Non sono uno che si fa  guidare dalla politica. Siamo cresciuti negli anni ’90, tutto quello che volevamo fare era prendere funghetti e ascoltare i Beatles, amico. Quindi di tutta quella merda che succedeva nel mondo non ci fregava, noi pensavamo solo: fanculo, non me ne fotte, che se ne occupino i politici. Quindi non sono proprio guidato dalla politica, ma Slowthai sì. Dice a loro le cose come stanno, il che va bene. Io voglio sono continuare a fare musica, amico, e spassarmela. Quella merda sarà ancora lì quando uscirai dal palazzo. Quando vieni ai concerti, bevi birra, cazzo, perdi la testa e salta su e giù e canta. Capisci cosa intendo?

Pensi che con la tua posizione di fama e potere potresti avere un’influenza?

Probabilmente, se volessi, ma non fa per me, amico. Non fa per me, amico. Non ne so neanche tanto, a essere onesti. Cioè forse finirà per farti sparare come John Lennon e io voglio solo vivere la mia vita. Capisci cosa intendo? Facciamo fare ai politici il loro mestiere e io faccio il mio. Quando inizi a pasticciare la gente inizia darti colpi in testa e fare: “Sta diventando un po’ arrogante”. Fanculo quella roba, amico! Voglio solo vivere la mia vita e andare avanti.

traduzione di oasisnotizie

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venerdì 28 febbraio 2020

Liam Gallagher a tutto campo: "Reunion? Ci sarà sicuramente, potrei fare Knebworth anche senza Noel. Il mio matrimonio? Lui non ci verrà, ma l'ho invitato per far vedere quanto è stronzo"

Vi proponiamo la traduzione italiana integrale della recentissima intervista che Liam Gallagher ha concesso a Big Read, inserto del venerdì della rivista NME.

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Liam Gallagher non è la persona migliore a cui rivolgersi per consigli sull'esercizio fisico. Potrebbe essere appassionato delle levatacce per andare correre per Hampstead Heath o in qualsiasi città in cui si svegli durante i tour dei suoi due album da solista di grande successo, ma quando si tratta di dare consigli a uno jogger alle prime armi, le sue parole di saggezza sono quanto meno incerte. Come possiamo andare a correre senza annoiarci e stancarci a morte?

"Fatti una gran grossa fottuta striscia", suggerisce casualmente. Sicuramente ci farà venire un infarto ?! "No, ma ti rimetterà sulle punte dei piedi, non è vero?".

Tali commenti potrebbero suggerire livelli di dissolutezza da baccanale, ma la più grande rock star del mondo è attualmente il ritratto dell'innocenza, mentre sorseggia delicatamente il tè da un'elegante tazza di porcellana. A metà del tour europeo di Liam con 13 date nei palazzetti, siamo seduti in una sala da pranzo privata nell'avamposto di Amsterdam del sobrio club per soli soci Soho House. A 47 anni Liam Gallagher ha assunto l'aspetto di un mago gentile e hypebeast (una bestia dell'acquisto compulsivo dell'ultimo modello di vestiti o scarpe, ndr). È garbato ma brizzolato, la sua folta barba macchiata di distinte raffiche sale e pepe di grigio. Fortunatamente per NME, è di buon umore.

E perché non dovrebbe esserlo? Gli ultimi 18 mesi sono stati abbastanza fenomenali, anche per qualcuno che ha vissuto più di un quarto di secolo di alti rock (e gli occasionali bassi). A settembre Why Me? Why Not. è diventato il secondo album solista di Liam a raggiungere la posizione numero uno ed è stato il disco in vinile più venduto dell'anno. Il 2019 è stato coronato da un trionfante tour da tutto esaurito nei palazzetti del Regno Unito, con folle altrettanto selvaggiamente entusiaste e raggianti come lo erano nei tempi d'oro degli Oasis,
negli anni '90. Quest'estate Liam andrà in aereo in Italia per sposare la donna di cui è follemente innamorato in uno scoppiettante matrimonio di tre giorni.

E, forse è la cosa più interessante, la carriera da solista di Liam ha lasciato la polvere agli High Flying Birds, il progetto di musica da discoteca e psichedelica del suo arcirivale e tormentato fratello Noel Gallagher. Liam Gallagher è davvero in un ottimo posto.

In questo momento Liam ha anche modo di andare in tournée con le persone che sono più importanti per lui. La fidanzata Debbie Gwyther e la figlia maggiore Molly, 21 anni, sono state qui in Olanda e i suoi due figli, Gene, 18 anni, e Lennon, 20, stanno arrivando."Avrebbero dovuto salire sul treno oggi con Molly, ma domani dovranno fare qualcosa", afferma Liam riguardo ai suoi figli. Solo il giorno successivo NME scopre qual è quel particolare "qualcosa": la convocazione in tribunale di Gene per un presunto rapimento nella filiale di Tesco Express ad Hampstead accanto al nipote di Ringo Starr. Alla fine Gene è stato accompagnato al tribunale di Highbury Corner da suo zio, Liam Howlett dei Prodigy.

Nel frattempo Liam ha recentemente pubblicato il proprio nuovo EP Acoustic Sessions, costituito da nuove versioni ridotte dei brani di Why Me? Why Not. e un video nostalgico per la canzone Once, che mostra il leggendario calciatore Eric Cantona che beve vino mentre passeggia per una casa signorile con indosso una corona e una vestaglia. Un Liam vestito di tutto punto e con gli stivali interpreta il suo maggiordomo.

"Gli abbiamo chiesto: 'Senti, quanto vuoi?' ...", spiega Liam. "E  lui fa - e qui arriva l'accettabile imitazione di Cantona che fa Liam - " ... 'Non voglio niente. Ci sarò. Non voglio un hotel. Non voglio ricevere. Ci sarò. E si è presentato da solo, cazzo, con la sua valigia, e semplicemente si è messo a fare la cosa".

Liam non ha assaggiato il vino durante le riprese video di Cantona, ma non preoccupatevi, non ha abbandonato le sigarette e l'alcol per entrare in una fase salutista sul modello di Veganuary. "Ho bevuto tutto il fottuto gennaio", conferma. Allora è stato un gennaio umido più che secco? "È stato bagnato fradicio".

È forse uno dei sostenitori di Man City più famosi al mondo, quindi è interessante vedere Liam rendere omaggio a un noto giocatore del Man United. Ma Liam non vede il clamore. "Cantona è una star, è un calciatore rock. Mi piace la sua follia. E non me ne frega niente se ai fan del City non piace o se ci sono alcuni di loro che lamentano e che probabilmente non hanno neanche l'età per sapere chi è. Quindi baciatemi il culo".

Anche se è ancora devoto al City, è passato un po' di tempo da quando Liam è andato a vedere la squadra giocare - e con buone ragioni. "Non vado più a guardarli. Non mi piace molto l'Etihad. Non mi piace amico, è come andare a vedere la fottuta opera", dice, rimpiangendo i giorni di gloria del vecchio stadio di Maine Road. "L'ultima volta che ho visto il City mi è stato detto di stare zitto da una fottuta ciambella che era troppo occupata a guardare il proprio menu. Stavo saltellando su e giù e lui mi ha detto: 'Puoi startene tranquillo, dannazione?'. Quella cosa deve aver interferito, avrà fatto casino con il suo cervello; non sapeva se ordinare i gamberetti o il fottuto caviale".

Liam ora ha una routine diurna di gran lunga preferibile. "Guardo la partita dalla mia bella casa calda, dove posso sputare e urlare alla TV senza che qualcuno di nome Sebastian che mi dica di stare zitto".


Vede se stesso agire negli ultimi anni come fa Cantona nel video? Scolarsi il Malbec e girovagare per un villa in un mantello? "No, l'ho già fatto", dice facendosi beffe della domanda. "Certamente non mi vedresti in una fottuta dimora del genere - quei giorni sono finiti".

Invece, Liam ha un piano diverso per la propria vecchiaia. "Mi vedo in pensione in una tenda indiana". Si scopre che ha pià di un debole per i teepee, le tende indiane. "Ne ho comprato uno anni fa quando vivevo a Henley, ma è fottuto perché un cervo ci è entrato e non è riuscito a uscirne. Sono tornato a casa un giorno e c'era questa fottuta agitazione in corso. C'erano dei fottuti buchi nella fottuta tenda e io ho fatto: 'Che cazzo sta succedendo qui?'. E un cervo del fottuto campo accanto era entrato per ficcare il naso e non riusciva ad uscire e ha perso la testa".

Lui e Debbie si sono trasferiti in un nuovo posto insieme alla vigilia di Natale e trascorreranno un decente periodo di tempo sistemati nella loro casa, più tee-pee, quando il tour europeo sarà finito. Ha in programma di andare avanti con il nuovo disco dopo il matrimonio; gli occhi sono puntati su una pubblicazione estiva nel 2021 per il disco da solista numero tre. Ancora una volta Liam lavorerà con gli autori di Hollywood Greg Kurstin e Andrew Wyatt, che hanno entrambi contribuito ad As You Were del 2017 e a Why Me? Why Not.

Se c'è una cosa di questo spettacolare ritorno che sconvolge Liam, è la mancanza di 'cameratismo'.

"Mi amareggia essere qui a fare tutto da solo", ammette. "Trovo questo fottutamente noioso, essere da solo. Mi sono unito a una band, quindi farlo con our kid (Noel, ndr) e con Bonehead e i ragazzi anni fa era quello che mi piaceva, era come me lo immaginavo. Essere in una band riguardava i Roses, riguardava i Beatles o gli Stones o i Pistols. Non starmene fottutamente seduto qui come il cazzo di Rick Astley o il Julio fottuto Iglesias a fare un'intervista da solista. Ho sempre immaginato che ci fossimo tutti noi, a spassarcela fottutamente. Capisci cosa intendo?".

Liam e Noel sono stati in rapporti terribilmente pessimi da quando la band si è sciolta nel 2009, ma le voci su una reunion continuano ancora a circolare - più recentemente per bocca dello stesso Liam. Il cantante ha scritto su Twitter che gli sono stati offerti 100 milioni di sterline per tornare insieme al fratello e fare un tour. Noel ha negato rapidamente di saperne qualcosa, scrivendo su Twitter: "A chiunque possa fregare: non sono a conoscenza di alcuna offerta da parte di nessuno per nessuna somma di denaro per riformare il leggendario gruppo di rock mancuniano Oasis. Sono pienamente consapevole del fatto che qualcuno abbia un singolo da promuovere, quindi forse è qui che giace la confusione".

Chi sta dicendo la verità? "L'ego del tipo è fuori controllo", afferma Liam. "Lascia che ti dica questo: l'offerta c'è stata e lui lo sa. Ovviamente dirà di no, perché vorrebbe essere lui la persona a dare per prima la notizia alla gente perché è il fottuto oracolo. E ovviamente io sono suo fratello minore, che sta facendo bene, e io sono qui per rovinare la fottuta festa".

Prendendo saldamente a stilettate il fratello maggiore, Liam attacca sulla questione delle attuali vendite di biglietti di Noel, che non sono una granché da solista. "Quel coglione non può nemmeno fare il tutto esaurito al cazzo di Apollo a Manchester - 3 000 persone di capienza nella sua fottuta città, la fottutamente imbarazzante fottuta ciambella".

Quando è stata messa sul tavolo la nuova offerta di reunion degli Oasis? "Non è stata messa sul tavolo; è stata semplicemente buttata lì", chiarisce. Ma è un'offerta attuale? "Nelle ultime due settimane sì. Succederà, credimi - succederà molto presto perché lui è avido e ama i soldi e sa che deve succedere presto o non accadrà".


Liam sottolinea che la presunta offerta era per un tour, piuttosto che per nuova musica degli Oasis, anche se non è contrario a quest'ultima ipotesi. "Farei un disco, ma ascolta, dipende dal tipo di disco che è. Se è qualcosa di simile a quella merda che lui sta pubblicando al momento, non credo che qualcuno lo voglia. Penso che la gente ti darebbe 100 milioni di sterline per non fare quel disco, capisci cosa intendo? Farebbero semplicemente: 'Sì, guarda, ecco 100 milioni di sterline per il tour e qui ci sono altri 100 milioni per non fare un disco del genere".

Come avrete intuito, quest'estate Liam non farà un salto da Highgate alla Kenwood House di Hampstead Heath per vedere il proprio fratello maggiore esibirsi. "Non riuscirei a pensare a niente di peggio", dice, scuotendo la testa. "Andare a guardare lui e tutti questi divi nel backstage che sorseggiano champagne e cercano di fare quelli della classe operaia".
Gli Oasis sono diventati una delle band più incredibili del mondo dopo la loro coppia di seminali concerti a Knebworth del 1996 (hanno suonato per un quarto di milione di persone in un fine settimana) e Liam è irremovibile sul fatto che succederà di nuovo - con o senza Noel. "Potrei farlo facilmente!", dice di un concerto da solista nel sacro sito dell'Hertfordshire. Non è neanche una previsione improbabile, soprattutto se si considera la rapidità con cui ha registrato il tutto esaurito il suo concerto a Heaton Park di questa estate. "Knebworth sarebbe un gioco da ragazzi, per essere perfettamente onesti", insiste. "E sicuramente accadrà".

Dal momento che l'animosità tra Liam e Noel è ancora così brutalmente forte, a Liam sembra mai strano cantare le canzoni degli Oasis dal vivo? Dopotutto sono state scritte da qualcuno con cui ha scambiato insulti malvagi. "Non è che io mi sieda lì a pensare: bene, ecco una canzone che ha scritto Noel", spiega. "Faccio: ecco una canzone degli Oasis che tutti noi abbiamo reso grandiosa. Comincio a cantare una canzone e semplicemente faccio: 'Ecco una canzone che io ho reso grandiosa!' ...".

Incazzatura con il fratello a parte, "grande" riassume accuratamente l'attuale stato mentale di Liam. Oltre al successo in carriera, c'è il fatto che sia totalmente innamorato di Debbie. Come fa Liam Gallagher a sapere quando è innamorato? "Quando ti mancano, amico. Totalmente. Quando ti mancano e vuoi solo stare con loro tutto il tempo. Penso che sia di questo che si tratta, sicuramente".
È anche romantico. "Ma non al punto che le compro ogni giorno fiori, cioccolatini e cose del genere". Liam Gallagher non è uno di quei tipi che ti bombardano d'amore con peluche e rose rosse. "È fottutamente inquietante, camminare per la fottuta strada con orsetti e un fiorellino tra i denti." Invece le mostra il suo amore in un modo molto moderno. "Voglio dire: le ho lasciato avere il telecomando".L'amore è in cima all'agenda di Liam; è più importante per lui del successo da solista e persino dei contenuti del suo guardaroba: "Non importa davvero quanti dischi alla numero uno hai o quanti fottuti parka hai, perché alla fine della giornata se non hai l'amore allora non è niente, vero?".

Quest'estate segnerà il terzo viaggio di Liam verso l'altare, dopo le sue sobrie nozze civili nel 1997 con l'attrice Patsy Kensit e la cantante delle All Saints Nicole Appleton nel 2008. Questa volta promette che le cose saranno diverse; non da ultimo perché organizzerà una grande festa. "Stiamo facendo le cose in grande, amico". Il suo testimone di nozze sarà l'altro fratello Gallagher, Paul. "Certamente non sarà il fottuto Russell Brand", dice, una sottile frecciata a Noel e al suo matrimonio del 2011 con Sara MacDonald costellato di celebrità, matrimonio a cui Liam non ha partecipato.

Liam non ha ancora comprato il suo completo, ma ha già qualche idea sul proprio look da sposo. "Non sarà come qualcosa che indosserebbe il cazzo di Harry Styles", ragiona. "Mi piace lui; non lo sto insultando. Sto solo dicendo che lui è uno un po' eccentrico e un po' 'a vita alta'. Il mio sarà un po' più con un'atmosfera alla Bruce Lee. Sarà nero e bello; forse un collo alto. Forse un cardigan, una di quelle cose kimono".

Sua madre Peggy ha insistito sul fatto che Noel riceva un invito, ma Liam è irremovibile sul fatto che lui non si presenterà: "So per certo che non verrà, quindi lo infilerò sotto la sua porta solo per farlo sembrare cattivo. Poi farà: 'Ma non l'ho ricevuto', ma mi assicurerò di consegnarglielo di persona e sarò in grado di girarmi e fare: 'Vedi? È uno stronzo'. Sto facendo solo per far luce su quanto sia stronzo".

A parte l'assenza prevista di Noel, il matrimonio è destinato a essere un vero affare di famiglia. "Ho i miei due ragazzi che sono uscieri, il che sarà una fottuta miniera d'oro di comicità in sé, perché loro due non sanno come andare da A a B. Penso che sarebbe divertente vederli fare qualcosa di responsabile". Speriamo che la figlia più affidabile di Liam, Molly, farà da damigella d'onore.
Molly è stata cresciuta dalla propria madre, l'attrice e cantante Lisa Moorish, insieme al fratellastro Astile (il cui padre è Pete Doherty dei Libertines). Lei e Liam si sono finalmente incontrati in un pub di Highgate due estati fa. Compensando il tempo perduto, la coppia ora è super vicina. Si è unita a Liam in tournée con lui e c'è anche una canzone su di lei nell'ultimo album, la tenera Now That I Found You.

Ammette che le cose tra lui e Molly sono sempre state ben lungi dal convenzionale: "È già stata cresciuta da sua madre", dice. "Tanto di cappello a sua madre e tutto il resto. Quindi per me subentrare come padre ... quella nave ha navigato. Quindi voglio solo essere disinvolto ed essere suo amico. È già una donna adulta, ma un padre è per sempre, quindi cerco solo di essere qui per lei". Ci sono rimpianti per non esserci stato un po' prima? "Assolutamente sì, amico, assolutamente sì. E ci sono rimpianti per non aver visto la bambina a New York".

Liam ha concepito una figlia con la giornalista americana Liza Ghorbani nel 2012, quando era ancora sposato con Nicole Appleton. La loro figlia, Gemma, ora ha sette anni e sebbene Liam paghi per il mantenimento della bimba, non l'ha ancora incontrata: "Queste cose non sono facili come la gente fa vedere che siano; provano a far vedere che siano così, quando è stata una cosa in chiaroscuro. Quindi sì, rimpianti totali, amico. Tutto quello che puoi fare è tracciare una linea sotto o sopra e assicurarti che tutto da quel momento in poi o da ora in poi sia fottutamente biblico".

I tentativi di questa vita familiare biblica si affiancano all'attuale impegno di Liam a rendere il mondo un posto migliore. Ha votato con orgoglio per il Partito dei Verdi nelle ultime elezioni. "Penso che siano gli unici che posso effettivamente sedermi lì e su cui posso pensare: 'Sai cosa? Stanno proprio pensando a qualcosa che è giusto, mentre noi altri ci prendiamo per il culo a vicenda' ...", spiega. "Che si tratti di wifi gratuito o di un fottuto treno fino alla fottuta Scozia e indietro e quella cosa in un fottuto tempo zero ... il Green Party sta parlando di problemi reali".
Non sta piantando un albero ogni volta che prende un aereo, ma Liam sta almeno riducendo la propria emissione di carbonio non possedendo una macchina. Non ha nemmeno la patente, ma insiste sul fatto che sa guidare perché "ho derubato un paio di macchine e roba così in passato".

Si ferma a rimuginare su quella che avrebbe potuto essere una possibile opzione di carriera se la celebrità rock non avesse bussato alla sua porta.

"Sarei un buon autista per la fuga", suggerisce, "perché non mi piace andare in giro per rotonde: semplicemente vado fottutamente sempre dritto". Questo risale ai suoi giorni infernali. "Non ero preso dal guidare perché ero preso dalle sbronze, no?, e dal farmi due risate e cose così. Quindi ho pensato che se avessi guidato avrei finito per uccidere molte persone, oltre a me stesso".

Una decisione ragionevole. Ma ora è fatto un po' più grande, non gli piacerebbe andare in un posto carino in campagna di tanto in tanto? "No, preferisco di gran lunga sedermi dietro e fottutamente urlare degli ordini".
Nonostante la reputazione di selvaggio e il suo gennaio bagnato fradicio, Liam è ora un pantofolaio dal profilo piuttosto basso. A lui e Gene è piaciuto Joker ("Mi è piaciuto molto, amico!", dice, "ma pensavo che avrebbe dovuto maltrattare un altro po' di persone"), mentre lui e Debbie si divertono a rilassarsi di fronte a Love Island ("un vecchio 47enne che guarda divi di 20 anni ”, come dice lui), con i loro due gatti Sid e Nancy. Ma sicuramente non lo sorprenderete a guardare The Great British Bake Off.

"Non mi piacciono quelle stronzate, amico", dice. "Ecco perché il nostro paese è fottuto. Troppi fottute trasmissioni sul cibo. È una cosa del tipo: che cazzo ci succede? Abbiamo inventato i fottuti Sex Pistols e i fottuti Roses e tutte queste cazzo di fottute band grandiose e tutti si fanno una cazzo di sega sul pan di Spagna. È una cosa del tipo: fanculo, amico! Non riesco a reggerlo!".

Cosa può reggere Liam in termini culinari? "I kebab, amico!", dice con entusiasmo. "Adoro i kebab e adoro 10 pinte di Guinness. Adoro mangiare un sacco di fottuta merda e poi mi sento come un idiota e poi il lunedì seguente sono pronto a risolvere da me i miei cazzi. Non mi piace il conteggio delle calorie e tutto il resto. Mi piace anche mangiare sano, ma se mangio sano, mangio sano. Ma se mangio merda, mangio fottuta merda. E se bevo 20 fottute pinte di birra chiara, allora lo faccio".

Un Liam astemio, quindi, è probabile quasi quanto un Noel si presenti al suo matrimonio con in mano palloncini che compongono la scritta 'SOZ' (sorry, 'scusa', ndr). "Non potrei essere come queste persone che non fanno nulla", dice degli astenuti del mondo. "Sembrano proprio persone che stanno fottutamente
trascorrendo un momento terribile!".
 
Un momento terribile? In questo momento è l'ultima cosa assoluta che Liam Gallagher sta trascorrendo.

Liam Gallagher in tournée nel Regno Unito dal 12 giugno

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lunedì 24 febbraio 2020

Rassegna stampa - Liam Gallagher dal vivo a Roma, la star è nuda: un vero schiaffo ai cantanti da talent show

Pubblichiamo il bell'articolo apparso sul Manifesto del 16 febbraio 2020, relativo al concerto romano di Liam Gallagher del giorno prima.

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Liam che è sempre uguale a se stesso e invece no; che gioca col “personaggio Liam” e lo trascende; che entra sul palco dinoccolandosi, si pianta dinanzi al microfono e resta lì così. Come da sempre, come con gli Oasis. Liam che ieri sera al Palazzo dello Sport (Palalottomatica) di Roma ha disvelato che è inutile agognare una reunion degli Oasis, tanto c’è lui, che in scaletta infila classici della band come “Rock’n’roll star”, con cui apre il concerto, e a seguire – citando a caso – “Columbia”, “Supersonic”, “Morning Glory”, “Live Forever”, “Stand by Me”, “Gas Panic!”, “Acquiesce”, “Roll with it”, “Champagne Supernova”, “Wonderwall”, “Cigarettes & alcohol”. E in mezzo – ma proprio in mezzo – anche i pezzi da solista (dagli album “As You Were” e “Why Me? Why Not.”): “Shockwave”, “The river”, “Wall of glass”, “For what it’s worth”, “Come back to me”, “Once”, “Halo” e “The River”.

L’artista – che stasera suona al Mediolanum Forum di Assago – è arrivato in Italia accompagnato dalla solite turbolenze: la reunion mancata degli Oasis (per colpa di Noel? Per colpa sua? O per scelta tattica di entrambi?), la voce ballerina (giorni fa ad Amburgo ha lasciato il palco dopo quattro pezzi), le faide eterne tra fratelli. Alla fine, però, resta solo il palco, giudice supremo, punto di discrimine tra bene e male. E ieri sera Liam lo dominava circondato da una band fenomenale – gli Oasis se la sognavano così compatta e implacabile – che lo ha messo a suo agio, in grado di autorappresentarsi nella sua forma più vera e intima. Raramente Liam interloquisce – sempre stracarico di splendidi “fucking this” e “fucking that” – con il pubblico, raramente manda baci, raramente invita a “stay safe”, raramente asperge complimenti su chi sta sotto il palco, raramente si mette così in gioco e così tanto.

Saranno i 48 anni, sarà che c’è anche il figlio Gene sul palco (ai bonghi), ma questo è un altro Liam, in cui lo sguardo cupo e velenoso del passato, l’automa rabbioso degli Oasis, lascia spazio a un artista “aperto”, minimale come il palco (semplice, elegante, sempre in penombra, sistemato con un rigore quasi Bauhaus), essenziale come le riprese dello show proiettate alle sue spalle, spinto dall’urgenza di disvelarsi al meglio, senza paracaduti (Noel alla voce e chitarra, ad esempio), consapevole che ogni inciampo può trasformarsi in un abisso. E sul palco si danna, avvolto nel solito parka (stavolta bianco). Cercando di direzionare al meglio – aiutato dalle tre coriste e da un pubblico estasiato – una voce che a volte non lo aiuta, che lo manda fuori tempo, che da sempre tende a sforzare troppo. Ma poco importa, quella voce è una splendida coltellata a una schiera di “bravi” cantanti da talent show, ai tanti fenomeni sanremesi, di oggi e di ieri, tanto impeccabili e “vocalmente educati” quanto vuoti.
Gallagher no, lui arriva sul palco con tutte le sue impennate vocali sgraziate e lascia il segno per come incarna il senso del rock: immaginario e furore. E non a caso sul palco campeggia solo una scritta, “rock’n’roll”, e lui stesso apre il concerto assicurando che “questo è rock’n’roll”. E da lì si parte, è una lotta costante, come quel video iniziale proiettato alle sue spalle in cui – solo, solissimo – incede sulle macerie e tra le tensioni del mondo.

Dimostrando che ormai Liam deve fare i conti solo con Liam, che stasera, come la sera prima e come nei suoi album, si gioca tutto; che questo è anche un concerto degli Oasis, che gli Oasis sono anche suoi, e poco importa che quella scaletta assomigli tanto a una sfida a Noel e alle sue riluttanze nei confronti di una reunion. L’unica cosa che conta è: “perché io? Perché no”.

(Francesco Adinolfi)

Source: Il Manifesto

Qui sotto, invece, trovate l'articolo comparso sull'edizione milanese della Repubblica di domenica 16 febbraio, in occasione dell'arrivo di Liam a Milano per la seconda tappa del tour italiano di questo mese.



Qui sotto la prima pagina di Metro Sound del 16 febbraio, numero speciale dell'edizione milanese del quotidiano gratuito Metro in distribuzione a Milano il giorno del concerto di Liam, con l'ex Oasis in copertina.



Infine ecco l'articolo del Corriere della Sera di lunedì 17 febbraio in cui si parla del concerto romano di Liam.


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sabato 22 febbraio 2020

Video: Liam Gallagher chiude il trionfale tour europeo di febbraio allo Zénith di Parigi

Liam Gallagher ha chiuso il proprio trionfale tour europeo esibendosi allo Zénith di Parigi venerdì 21 febbraio. Questa la scaletta proposta (è tornata Wonderwall, dopo le date italiane, ed è tornata anche Columbia, assente giovedì sera a Zurigo):

Rock 'n' Roll Star
Halo
Shockwave
Wall of Glass
Be Still
For What It's Worth
Morning Glory
Columbia
Stand by Me
Once
The River
Gas Panic!
Live Forever

Acquiesce
Roll With It
Supersonic
Champagne Supernova

Wonderwall
Cigarettes and Alcohol

Prossimo appuntamento al Club Social di Abu Dhabi il 12 marzo, poi ad aprile Liam sarà allo Snowbombing, festival austriaco che si tiene a Mayrhofen, e si esibirà agli inizi di maggio Atlanta, negli USA, in attesa delle nuova tappe nei vari festival in giro per l'Europa, a partire da giugno.






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lunedì 17 febbraio 2020

Le recensioni: Liam Gallagher dal vivo a Milano, delirio e lui parla in italiano: "Bellissimo!"

Sono passati 4032 giorni da quando Liam Gallagher mise piede per l’ultima volta sul palco del Forum di Assago. Era il 2 febbraio del 2009, c’erano ancora gli Oasis che riempivano stadi e festival e il rapporto con il fratello Noel proseguiva tra hit da classifica e litigate furibonde (ma nel maggio del 2000 Liam aveva avuto modo già di esibirsi come solista sul palco di Assago: in seguito a una lite, Noel decise di non presentarsi, lasciando la scena al fratello - venne sostituito da Matt Deighton). A distanza di undici anni, due album solisti tra cui l’ultimo "Why me? Why not." uscito a settembre e numerosi tour nei club, Liam ritorna al grande pubblico per la prima volta con un tour nei palazzetti.

L'ex Oasis fa il suo ingresso alle 21.05 con l'immancabile parka (bianco) e la barba folta, preceduto dal coro dei tifosi del Manchester City (la sua squadra del cuore): "Campeones olé, olé". Acclamato dal pubblico e con l’aria da rockstar che lo contraddistingue indica la scritta “rock'n'roll” alle sue spalle per dare un chiaro segnale del mood della serata. Atteggiamento che si traduce con la canzone di apertura che è come di consueto "Rock'n'roll star" degli Oasis.

La prima parte è dedicata alle canzoni tratte dai due album del periodo solista: dopo "Halo" è il turno delle sonorità incalzanti di "Shockwave", singolo che ha anticipato "Why me? Why not.", e poi da "As you were" ecco "Wall of glass" e "For what it's worth". I problemi alla voce che lo avevano costretto il 5 febbraio ad Amburgo ad interrompere il concerto dopo venti minuti sono lontani: la carica e la grinta di Liam fanno conquistano il palazzetto milanese, composto per la maggior parte dai fan degli Oasis che non aspettano altro che la sequenza di "Morning Glory" e "Stand by me", che infatti arrivano.

Nonostante la temperatura sia notevolmente alta, il cantautore non si scompone: continua ad indossare sempre il parka, con un asciugamano sulle spalle. C’è spazio anche per un fuori programma quando riprende un ragazzo sotto palco che urla troppo mandandolo fuori tempo costringendolo a interrompere e ricominciare da capo "Gas panic!". I bis sono un tuffo nel passato firmato Oasis con un successo dietro l’altro: si va da "Live forever" a "Roll with it", passando per "Supersonic" e "Champagne Supernova", suonata in una versione per piano e voce. 

Come per la data romana anche stasera il regalo per il pubblico italiano è "Wonderwall", l'inno che tutti i fan aspettavano di ascoltare (Liam concede al pubblico di cantare pure qualche strofa). La serata finisce con la stessa sfrontatezza da rockstar con cui aveva iniziato suonando, con "Cigarettes and Alcohol", una sorta di racconto di quando i fratelli Gallagher erano solo due adolescenti che pensavano a divertirsi e basta.

Andare ad un concerto di Liam nel 2020 a più di 25 anni dal boom del Brit pop è come ritrovare il tuo compagno delle superiori, quello del banco in fondo alla classe mal visto dai professori e sempre in competizione con il fratello maggiore (Noel) in prima fila che prendeva bei voti. Liam è il compagno a cui tutti volevano bene perché era fuori dagli schemi ma che nessuno pensava ce l’avrebbe fatta. Stasera invece usciamo tutti dal Forum con quel sorriso di chi è contento di aver rivisto quel vecchio amico e averlo trovato in gran forma. I programmi del futuro dei fratelli Gallagher nessuno li conosce, anche se i bookmakers inglesi danno le quote basse per una possibile reunion degli Oasis nel 2022 che coinciderebbe con i 50 anni di Liam e i 55 di Noel. “Non penso che dureremo oltre il primo ritornello della cazzo di ‘Rock N ‘Roll Star’: finirei per saltargli al collo prima”, ha detto recentemente Liam, facendo sapere che il primo tassello in vista della reunion - ovviamente - dovrebbe essere una riappacificazione con il fratello. Chissà che l’età non porti consiglio con buona pace di mamma Gallagher e dei fan.

Gianmatteo Bruno

(Rockol.it)

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IL CONTESTO:
Seconda data italiana per Liam Gallagher dopo quella romana di sabato sera e – ovviamente – secondo sold out. Come era lecito aspettarsi, del resto, per uno che è stato l’ultima vera fucking” rock ‘n’ roll star del ventesimo secolo, in un secolo in cui di rock star vere non ne nascono più, almeno non nel senso in cui le si intendeva negli anni 90. E questo non per mancanza di talenti, ma semplicemente perché quel mondo che le aveva generate, plasmate, osannate e infine fagocitate (e in alcuni casi anche risputate fuori) oggi non esiste più. Liam è un reduce di quel mondo lì. Uno che non si è arreso alla fine di quel momento irripetibile in cui tutto era possibile, persino che quattro ragazzi delle case popolari privi di tecnica musicale diventassero la più grande rock band del pianeta. Uno che continua nonostante tutto a salire sul palco nel tentativo di (ri)portare avanti (o di rigenerare) un discorso che molto probabilmente aveva già esaurito tutto quello che aveva da dire dopo i primi due incredibili, spettacolari, impossibili e proprio per questo ineguagliabili album degli Oasis, al secolo Definitely Maybe e What’s The Story? Morning Glory, 37 milioni di copie vendute in due. Due come i fratelli al comando. Due come le band che all’epoca si contendevano lo scettro della musica inglese. Oggi possiamo dirlo tranquillamente, nell’eterno derby tra Oasis e Blur – (c’è una scena di My Mad Fat Diary che rende visivamente bene l’incubo di qualsiasi fan oasisiano) – la band di Damon Albarn ha ampiamente dimostrato un livello di scrittura infinitamente superiore nel lungo periodo, ma nel breve e più precisamente in quei tre anni compresi tra l’esordio “supersonico” del 94 e i due concerti oceanici di Knebworth del 96 (250 mila persone per due sere di fila a fronte di una richiesta inaffrontabile di 2,5 milioni di biglietti, circa il 4% della popolazione inglese) non c’è stata storia, il “mattino di gloria” era tutto dei fratelli Gallagher.

Per questo Liam oggi potrebbe anche campare di rendita e continuare a cantare soltanto le vecchie canzoni degli Oasis, farebbe tutto esaurito lo stesso. Ma non sarebbe nel suo stile. Liam non è quel tipo di persona. Lui sa che non potrà mai più essere così grande, ma continua lo stesso a fare la sua cosa e a pubblicare album incurante delle critiche. Finché vedrà i suoi “kids” sotto il palco non si fermerà. Perché è questo che fanno gli eroi, i campioni e le ultime vere rock star. Non se ne vanno nel momento di gloria come ha fatto Mourinho dopo il triplete con l’Inter. No, i veri eroi restano lì come Clint Eastwood che rimane negli studios a finire il suo lavoro mentre fuori scoppia un incendio. Non importa se non possono più vincere la gara, quelli come Liam continuano a guidare finché non si staccano le ruote e fondono il motore.

IL CONCERTO:
E Il motore di Liam è ancora acceso. Il suo rombo viene da lontano, ma lo possiamo sentire ancora forte e chiaro. Così come il coro del Manchester City che viene sparato fuori a palla un attimo prima che lui salga sul palco con il suo Parka d’ordinanza, il tamburello e le maracas. L’effetto è quello di trasmettere immediatamente una sensazione da stadio e ribadire al tempo stesso che è quella la sua squadra del cuore e non “quell’altra”, cioè proprio quella che fino a 10 anni fa era la squadra dei perdenti delle case popolari come lui e che poi ha avuto più o meno la stessa evoluzione degli Oasis, diventando una delle più quotate della Premier League. Staremo a vedere se alla fine avrà anche lo stesso epilogo dissolutore. “This how it feels to be City, this is how it feels to be small, this is how it feels when your team wins nothing at all” gli cantavano i tifosi vincenti del Manchester United storpiando il ritornello di un famoso brano degli Inspiral Carpets (che in realtà diceva: “This how it feels to be LONELY, this is how it feels to be small, this is how it feels when your WORDS MEANS nothing at all”) il cui poster appeso in camera ispirò Liam nella scelta del nome degli Oasis.

E così, siamo solo all’inizio, ma già tutto torna. Perché non si può capire Liam Gallagher senza capire Manchester. La sua Manchester, l’ex capitale industriale abbandonata in cui lui e suo fratello Noel sono cresciuti negli anni 80, quella delle lunghe code di giovani in fila per ritirare l’assegno di disoccupazione, devastata dalle politiche di abbattimento del welfare della Thatcher. Quella che ha portato per reazione iperbolica a generare i loro sogni di gloria, come quello con cui Liam apre tutti i concerti (dopo l’introduzione strumentale a effetto di Fuckin’ in The Bushes) cantando sguaiatamente: Toniiiiiight I’m a rock ‘n’ roll star!

E stasera, come le altre sere, lo è veramente. Ma quella che molti ancora oggi confondono con la spavalderia di “un coglione che canta con le mani dietro la schiena e guarda ai suoi sogni come i vecchi guardano ai cantieri” (citazione sentita sul regionale Milano-Torino) in realtà era nata come la ricerca disperata e pura di una via di fuga da quella città, dalla sua povertà (I live my life in the city / There’s no easy way out) e quindi in sostanza dalla realtà, perché in fondo It’s just rock ‘n’ roll.

But I like it aggiungerebbero gli Stones e insieme a loro tutto il pubblico del Forum che canterà in coro per 90 minuti come se fossimo allo stadio per una finale di Champions. Mancano soltanto le bandiere. Anzi no, ci sono pure quelle. E Liam se le gode fino in fondo. Come ha dichiarato più volte, la sensazione migliore del mondo per lui è restare un attimo immobile sul palco e guardare tutta la gente in delirio che canta le sue canzoni – per Liam il pubblico è tutto, senza tutta quella gente che canta, la sua musica non avrebbe senso, così come non lo avrebbe il calcio – lo spiegava bene anche Nick Hornby, fortemente appassionato di entrambi: “il fatto che per te è così importante, che il casino che hai fatto è stato un elemento cruciale in tutto questo, rende la cosa speciale. Perché sei stato decisivo come e quanto i giocatori e se tu non ci fossi stato, a chi fregherebbe niente del calcio?”.

Questa sensazione di spirito comunitario ed euforia collettiva verrà ripresa e sublimata da Liam nella seconda parte del primo set del concerto, grazie ad alcune canzoni degli Oasis che sono veri e propri miracoli del (brit) pop. Dagli orizzonti di gloria filtrati dalla memoria di Morning Glory – cantata sempre e rigorosamente a squarciagola – alla deflagrazione di chitarre di Columbia, vera e propria summa del suono anni 90 in cui gli accordi e i ricordi del grunge di Seattle si (con)fondono insieme allo shoegaze del Tamigi, fino all’afflato di Stand by Me, forse la loro ultima grande canzone prima del deserto d’ispirazione, un canto del cigno che sembra volersi protrarre all’infinito – che diceva già tutto nel ’97 e che forse lo dice ancora: “Rimani con me, nessuno sa come andrà a finire”.

Ma prima di arrivarci, Liam ci farà passare anche attraverso i dolori del non più giovane Werther, con una carrellata in faccia di canzoni estratte dai suoi due album solisti: As I Were e Why Me? Why Not. Tra l’alone di luce beatlesiana di Halo e la mazzata in fronte di Shockwave ci sono i segni evidenti di una “Midlife Crisis” segnata da un divorzio pubblico e da un momento di depressione artistica (e alcolica) da cui non è stato facile venir fuori e in cui per un attimo ci sentiamo trascinati dentro anche noi. Ci sono i nostri muri delle meraviglie che diventano di vetro e vanno in frantumi (Wall of Glass), le scuse per tutte le cazzate commesse sempre in buona fede (For What It’s Worth), le autoaffermazioni della propria nuova esistenza e i fiumi su cui attendere i cadaveri dei nostri nemici (Be Still e The River), fino ad arrivare al brano più memorabile, di quelli che se sei fortunato ti escono una volta sola nella vita (Once) e che racchiude in un’unica ballata tutta la nostalgia dell’universo – o almeno di un certo universo, con il video ufficiale interpretato da Eric Cantona, altra leggenda vivente di quella Manchester degli anni 90 che oggi non esiste più. E mentre la voce abrasiva di Liam prova a raschiarla via, quella maledetta nostalgia ci proietta nella mente le immagini del campione francese che si alza il colletto per dire au revoir al diavolo o si libra in volo per colpire un ultrà fascista con un calcio volante. Certi avvenimenti sono come certe figure iconiche della cultura pop, capitano una volta soltanto, ma riescono a segnare così a fondo l’immaginario collettivo che nessuno se li dimentica più. Sono lì e ci resteranno per sempre.

Qualcuno ha detto Live Forerver? Sì certo. Infatti è proprio quella la canzone con cui Liam chiude il primo set del concerto. Quando parte l’attacco con “Maybeeeee” il pubblico si sta già librando in aria su quel “forse” prolungato oltre la naturale scadenza dei sogni impossibili, pure i telefonini si alzano come tanti piccoli Icaro che vogliono toccare il cielo (Maybe I just want to fly) non più solo con un dito, ma con tutta la mano. Nessuno ha paura di bruciarsi. Tutti vogliono uscire da quel fango in cui si sono impantanati con la vita e sentirsi più leggeri per tre minuti.

Hai mai sentito il dolore
Sotto la pioggia del mattino
Come ti impregna fino all’osso?


Certo Liam. È per questo che siamo qui. Per scrollarcelo di dosso. E allora all’improvviso mentre cantiamo tutti in coro succede veramente che ci solleviamo da terra come Rey nello spettacolare volo dell’uccello d’acqua di Nanto di quando eravamo bambini e forse sognare di volare era un po’ più facile. Ma il sogno da adulto va ancora più in alto e qui sta la sua vera grandezza, al suo apice Live Forever si trasforma in una promessa “da fratello a fratello” che la loro unione nel modo di vedere le cose (We see things they’ll never see), cioè la loro visione del mondo espressa nella musica li renderà immortali (You and I are gonna live forever). Live Forever allora non è più una fuga dal mondo come Rock’n’ Roll Star, ma una fuga dentro di lui e dentro tutte le altre persone che oggi sono qui a cantarla.

A questo punto a giudicare dai volti appagati del pubblico, il concerto sarebbe anche potuto finire qui e nessuno avrebbe avuto nulla da eccepire, ma come potete immaginare non andrà affatto così. Anzi, ci sarà ancora il tempo per un encore di quattro brani degli Oasis che manderanno tutti quanti al tappeto – 4-0 per Liam – in una vera e propria goleada come quella del Milan in finale di Coppa Campioni col Barcellona nel ’94.

Ad aprire le marcature di quella partita ci aveva pensato la provvidenza di Massaro su imbeccata di Savicevic, qui la palla invece tocca ad Acquiesce, una B-Sides, cioè una che dovrebbe stare in panchina e invece segna un goal fantastico, come l’utopia di una ripresa collettiva che sarebbe possibile aiutandosi a vicenda e credendo gli uni negli altri; un brano che proprio per il suo messaggio di solidarietà e fratellanza era stato concepito per essere cantato in coppia dai fratelli Gallagher – alternandosi alla voce – e che qui viene riproposto da Liam con un escamotage, ovvero far cantare al pubblico le parti di Noel proiettando il testo sul maxischermo:

Because we need each other
We believe one in other
And I know we’re going to uncover
What’s sleeping in our soul


Lo scherzetto funziona e l’energia continua ad aumentare. Sulle ali dell’entusiasmo arriva anche il raddoppio affidato alla furia incalzante di Roll With It, smorzata soltanto nel finale da quel sentimento che si è perso da qualche parte dentro di noi: I think I’ve got a feeling I’ve lost inside.

Gli ultimi due goal, invece, vengono invertiti nel montaggio finale del concerto, prima c’è quello di Desailly che sfonda le nostre difese di (pre)potenza e poi colpisce di classe, realizzando qualcosa che nessuno si sarebbe mai aspettato da lui, cioè l’equivalente calcistico dell’essere Supersonic, che nessuno ha mai capito bene che cosa volesse dire di preciso, ma che – ne siamo certi – è esattamente il modo in cui ci sentiamo tutti quanti nel momento in cui il brano viene eseguito sul palco da Liam.
Infine arriva anche l’ultimo goal meraviglia di Savicevic, con quella parabola impossibile disegnata lungo la scia di una Champagne Supernova in the sky.

Sembrerebbe finita per davvero e invece no. Liam si ricorda che gli Oasis avrebbero dovuto suonare a Milano se non si fossero sciolti al Rock en Seine di Parigi nel 2009. E allora ci ricostruisce ancora una volta quel muro delle meraviglie, a cui tutti ci siamo aggrappati in passato, con una versione di Wonderwall da lacrime e gioia e infine si congeda con un finale da ultima vera rock star, gettando sangue, sudore e corde vocali su Cigarettes & Alcohol, mentre le sue bandiere continuano a sventolare fuori e dentro di noi.

L’ULTIMA CURIOSITA’:
Qualche hanno fa in una sorta di simpatico esperimento sociale i tizi di Vice avevano fatto intervistare Liam Gallagher dai dei bambini dell’asilo – intervista che potete rivedere qui.

La prima cosa bella è vedere il “povero” Liam sforzarsi di non dire neanche un “fucking” davanti ai bambini (se avete presente una sua intervista saprete che di solito ne spara fuori uno ogni tre secondi). La seconda è la risposta che dà quando uno dei bambini, parlando di Parigi, gli dice che purtroppo non è potuto salire fino in cima alla Torre Eiffel perché quando è andato c’era troppo vento e rischiava di cadere. “E se cadi poi muori” aggiunge un altro con tono preoccupato. Liam allora lì corre ai ripari e risponde in tono fintamente serio a entrambi: “or maybe you could fly”, riassumendo così in poche semplici parole tutta la poetica degli Oasis e del suo stesso modo di essere e di vivere l’arte e la vita. Un altro bambino allora gli risponde a tono “Noooo gli esseri umani non possono volare!!”. A quel punto Liam mantiene la parte, torna per un attimo ad essere il bambino che in fondo è sempre stato e ribatte nuovamente: “certo che possono! un sacco di persone possono volare!!” e aggiunge “Superman può!”. All’ennesima obiezione del bambino – “ma Superman non è reale!” – un altro constaterà “beh, lui è un superumano”, non so più se in riferimento al supereroe dei fumetti o al cantante, ma Liam non ci darà troppo peso, lascerà cadere quelle parole nel vento – facendole svanire in una nuvola di fumo come la sua vecchia band – e andrà dritto per la sua strada come ha sempre fatto. Probabilmente nel momento in cui state leggendo questo articolo lui starà già volando da un’altra parte per andare a fare l’unica cosa che sa fare: cantare. Perché forse è vero. Ci sono un sacco di persone che possono volare, ma solo alcune vivono per sempre:

Maybe I Just want to fly
I want to live, I don’t want to die
You and I are gonna live forever.
(Onstageweb.com)


SCALETTA

Rock 'n' Roll Star
Halo
Shockwave
Wall of Glass
Be Still
For What It's Worth
Morning Glory 
Columbia
Stand by Me 
Once
The River
Gas Panic! 
Live Forever 

Acquiesce 
Roll With It 
Supersonic
Champagne Supernova 

Wonderwall 
Cigarettes and Alcohol

PHOTOGALLERY - CLICCA QUI









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