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venerdì 11 novembre 2011

Intervista tradotta - Beady Eye e Liam Gallagher, NME del 12 novembre 2011

Liam Gallagher e i Beady Eye sono stati intervistati dalla rivista NME nel numero in edicola questa settimana nel Regno Unito. Liam compare in copertina. Ecco la traduzione dell'articolo. Clicca per ingrandire.





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martedì 23 agosto 2011

Liam Gallagher si scusa con i Viva Brother


Liam Gallagher si è scusato con i Viva Brother, band nota fino a gennaio come Brother e costretta a cambiare nome dopo una querela dell'omonimo gruppo di rock celtico, per averli chiamati "ragazzetti ricchi con tatuaggi". Al Summer Sonic festival di qualche giorno fa in Giappone, dove hanno suonato sia i Beady Eye sia i Viva Brother, Liam è andato nel camerino della band e ha detto loro: "Vi ho solo torturato un po', ragazzi. Siete una vera rock'n'roll band".

oasisnotizie - via thesun.co.uk

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lunedì 28 febbraio 2011

Intervista a Liam e Gem per SHOCKHOUND

I fan degli Oasis avranno probabilmente pensato che fosse un'altra della lunga serie di zuffe che fanno gridare "al lupo al lupo" quando i fratelli perennemente litigiosi della band, Noel e Liam Gallagher, giurarono che la band era finita, dopo un brutto litigio dietro le quinte del festival Rock en Seine di Parigi nell'agosto 2009.

Questa volta, però, i mancuniani chiacchieroni facevano sul serio. Il chitarrista/compositore Noel era stufo e lasciava il fratello cantante per una carriera solista. Ma non ci volle molto a Liam per lanciare immediatamente il suo nuovo marchio: lui avrebbe voluto proseguire sotto il nome di Beady Eye, con al suo fianco i membri degli Oasis Gem Archer (chitarra), Andy Bell (tornato alla chitarra dal basso), e il batterista Chris Sharrock. Quando quest'estate suoneranno in un tour intimo nei teatri degli Stati Uniti questa estate, saranno insieme al tastierista Matt Jones e al bassista Jeff Wootton.

Liam - che ha anche lanciato una linea di abbigliamento elegante, Pretty Green - non aveva gridato "al lupo", però. I Beady Eye sono presto entrati a Londra nei prestigiosi RAK Studios con il leggendario produttore Steve Lillywhite (U2, XTC, Morrissey) e ne sono usciti con un album dal suono rivitalizzato di 13 tracce con il titolo furbo Different Gear, Still Speeding. Dal suono dell'album (che esce il 1° marzo) Liam è ancora infiammato dai motori lennoniani, in particolare nell'inno pepato "Four Letter Word" e nella ballata acustica ondeggiante, "The Roller", in cui il carillon stile "All You Need Is Love" incontra "Instant Karma".

"You can carry regrets but they won’t let you live" ("Puoi serbare rancore, ma non ti aiuterà a vivere"), osserva Gallagher nel tappeto di tastiere di "Kill For A Dream", e suona proprio come se lo pensasse con tutta la convinzione che ha. Liam e Gem Archer sono stati raggiunti da SHOCKHOUND per parlare del nuovo album, la decisione di andare avanti come Beady Eye e del perché Liam non ha nessun interesse ad "continuare come solista".

(Nella foto qui a sinistra Liam e Gem a Xfm Radio Manchester qualche giorno fa).

SHOCKHOUND: Allora, come sta andando la Pretty Green?

Liam Gallagher: Sta andando tutto bene, amico, sta andando bene. Io ho tre negozi ora, anche - uno in Carnaby Street [a Londra], uno a Manchester, uno a Glasgow. E stiamo per averne uno a New York, e uno in Giappone è in arrivo. A New York apre molto presto, tipo giugno o qualcosa del genere.

SHOCKHOUND: Ti capita mai di passare dal tuo negozio, proprio per vedere cosa sta succedendo?

GEM ARCHER: Lui non è Mohammed Al Fayed, man!

GALLAGHER: Beh, ci sono stato un paio di volte. Sto solo facendo in modo che ... No, sono solo stato lì un paio di volte, amico.

SHOCKHOUND: Sei stato invitato nel mondo snob della moda di Derek Zoolander, adesso?

GALLAGHER: Non ci facciamo coinvolgere. Proprio come non ci facciamo coinvolgere nel business della musica. Io faccio solo la mia cosa e vado via. Se si deve iniziare ad uscire con loro [persone della moda]? Nessun accordo! Proprio come il music business. Devo andare in giro con il capo della Sony? No, non lo faccio.

SHOCKHOUND: Nessuna lotta tra te e Noel è mai durata così a lungo. È vero che non hai parlato con lui dopo la seperazione avvenuta nel 2009?

GALLAGHER: No, non ho parlato con lui. Non abbiamo nulla da dirci.

SHOCKHOUND: In "Kill For A Dream", tu canti "I’m here if you wanna call".

GALLAGHER: Già. Ma non ha niente a che fare con Noel. È stata scrita prima di tutto questo. E l'ha scritta Andy, e sono sicuro anche che ha avuto un po di merda personale da mandare giù, ma dovreste chiederlo a lui.

SHOCKHOUND: Cosa vuoi fare con i Beady Eye dal punto di vista creativo?

ARCHER: Non ci siamo seduti intorno a pensarci. Abbiamo solo programmato di prenderci una pausa, perché gli Oasis avevano fatto un mega tour di 13 mesi. E poi abbiamo pensato: "Beh, ancora non abbiamo appeso le nostre chitarre al chiodo: c'è ancora troppo da fare". Così c'è voluta circa una settimana per arrivare in studio e iniziare a provare le canzoni. E poi è solo una delle tante ... è solo cresciuta, cresciuta e cresciuta. Più semplice di così, man ... Prima ancora di saperlo hai sei brani. Poi una pausa per Natale e prima ancora di saperlo hai dieci brani. E poi 13. Poi si va in studio ed è una cosa che viene da sé: tutto quello che abbiamo dovuto fare è solo mostrarlo.

SHOCKHOUND: Negli Oasis ognuno scriveva e presentava canzoni separatamente. Come è proceduta la scrittura nei Beady Eye?

ARCHER: Ti dirò quello che abbiamo fatto. Ci siamo riuniti come band soprattutto per mettere carne sulle ossa dei demo, sai cosa voglio dire? Andy avrà avuto solo un demo su dittafono, con solo una voce su cassetta, e Liam probabilmente l'avrà suonata con la chitarra davanti a noi. Così, come band, siamo stati coinvolti nella creazione, formandolo pienamente. E ci abbiamo semplicemente aggiunto la batteria. Oppure: "Ci saranno chitarre? Ci sarà pianoforte? Sarà veloce? E dove sarà la chiave del pezzo?". Così con tutto. Eravamo tutti coinvolti in questo, e poi anche nella produzione.

SHOCKHOUND: Che cosa si impara da un tipo come Steve Lillywhite?

GALLAGHER: A stirare le camicie!

ARCHER: Scherzi a parte, devi mantenere le camicie ben stirate. E non mangiare troppo rapidamente e lasciare che le altre persone raccolgano le palline da ping-pong.

GALLAGHER: È un buon produttore, man. Ha esperienza. E ti dirò una cosa, man - non vorremmo sembrare arroganti, ma sappiamo già molto, comunque. E Gem sa certamente molto - lui sa davvero quello che fa in studio, sai cosa voglio dire? Così spesso non impariamo molto.

ARCHER: Ma la cosa buona di Steve è che ha un sacco di esperienza, lui non è spuntato fuori per gli ultimi due dischi che ha fatto. Non ha solo un nome: lui ha una carriera. E io credo che sia adattabile. E so che ama la voce di Liam. E il fatto è che lui non voleva che si facessero le cose secondo il copione che prevede la realizzazione di un disco. E giustamente era disponibile a cose come aprire tutte le porte e lasciare che tutti siano in diretta - roba del genere. Non ci ha mai detto di no ed è stato davvero coraggioso a questo proposito.

SHOCKHOUND: Deve essersi divertito con quei déjà vu di Lennon in "The Roller".

ARCHER: È divertente che tu lo dica, perché ti dirò una cosa - abbiamo voluto provare alcune doppie tracce sulla voce per ottenere una cosa alla Lennon, abbiamo voluto provare, perché ci piace quel suono alla Lennon. Ma Steve? Lui sarebbe morto pur di impedircelo! Così il doppio tracking è stato solo per divertirci.

GALLAGHER: Già. Questo è tutto, man: le vibrazioni di Lennon.

ARCHER: E ho scritto anche "The Roller". E liricamente direi che sia a prova di proiettile, non lasciare che la vita ti spezzi. Voglio dire, tutti noi ci spezziamo. Ma a volte è bene avere un amico che è a prova di proiettile, non è vero? E poi ti possono aiutare. Così forse è lui "The Roller".

SHOCKHOUND: Una delle vostre canzoni si chiama "Beatles e Stones". Non ho mai capito perché dovevate scegliere gli uni o gli altri.

GALLAGHER: Neanche io! Ecco perché si chiama "Beatles e Stones". Ne ho scritta una, ma non è sui Beatles, e non è propriamente sugli Stones; è più sul cercare di resistere alla prova del tempo, con tutto ciò che hai messo giù. Voglio che la nostra musica suoni ancora grande tra 20 o 30 anni.

SHOCKHOUND: Quanto tempo hai impiegato a decidere di andare avanti come Beady Eye? E non un album da solista, invece?

GALLAGHER: Beh, se non altro non potrei fare un disco solista: non è nella mia natura. E non posso nemmeno suonare uno strumento, in realtà; io non sono un solista, non potrei farlo nemmeno se volessi. Ho bisogno di essere in una band: ho bisogno di un gruppo di persone intorno a me, sai cosa voglio dire? Inoltre mi piace davvero tanto stare in una band.

SHOCKHOUND: Come ti è venuto il nome Beady Eye?

GALLAGHER: Beh, ne abbiamo provati un po', ma li avevano già presi tutti. Tipo Monkey Eyes, Cat’s Eyes. Ma non lo so: devi pur chiamarti in un modo e questo era quello da cui tutti erano elettrizzati. E significa: sii consapevole delle cose. Tieni un occhio sulle cose e non lasciare che le cose ti sfuggano dalle mani.

SHOCKHOUND: Parli di una "marcia diversa" nel titolo dell'album: hai davvero rallentato?

GALLAGHER: Un po'. Non musicalmente, però. Musicalmente siamo fottutamente in fiamme, man! Stiamo accelerando il passo, siamo fottutamente eccitati, man. Ma come persona? Sì, ho rallentato un pochino. Ma non troppo.

SHOCKHOUND: Quindi in senso spirituale credi che fosse scritto che tutto doveva andare così?

GALLAGHER: Sì. Devi prendere qualunque cosa ti si trovi di fronte e devi provarlo, no? Devi solo fare quello che devi fare. Quindi sicuramente non l'abbiamo programmato. È soltanto quello che è successo: gli Oasis si sono divisi. E io credo che avrebbero potuto esserci più dischi degli Oasis, ma non doveva andare così.

SHOCKHOUND: Cosa ne pensi della nuova band inglese Brother? Quella che tutti chiamano "i nuovi Oasis"?

GALLAGHER: Non proprio. Suonano come dei Blur e degli Elastica veramente merdosi. Non suonano per un cazzo come gli Oasis e il fatto che la gente pensi che siano i nuovi Oasis mi offende. Ma almeno hanno le chitarre. Almeno ci provano. Quindi ritiro un po' quello che ho detto su di loro, perché almeno stanno facendo un tentativo. Ma non sono neanche lontanamente paragonabili agli Oasis!

SHOCKHOUND: I Vaccines sono piuttosto bravi, però, vero?

ARCHER: Sì. Mi piacciono un paio di loro canzoni. Hanno questa canzone che ha proprio un coro alla Lee Mavers. Ma in realtà siamo più presi dalla nostra roba, quindi non ci eccitiamo. Può essere che capita da qualche parte a caso, qui e là. Tipo Andy è veramente veramente eccitato dalla sua nuova cosa che ha scoperto, si chiama Rasta Mouse, il suo programma televisivo. E ho appena scoperto che i Go! Team stanno pubblicando un nuovo album, perciò sentire questa cosa mi eccita.

GALLAGHER: Mi eccita il solo fatto di cenare tra circa mezz'ora! Non so come suonerà, ma scommetto che avrà un buon sapore! oasisnotizie

(by Alex and Frjd)

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venerdì 14 gennaio 2011

Brother, quei ragazzini inglesi che vogliono diventare gli Oasis

MUSICA. Senza neanche un disco, il giovane gruppo rock è finito sulle prime pagine dei giornali. Sono previsti due concerti in Italia ad aprile: a Roma e a Milano

Gli Oasis si sono sciolti per i dissidi tra il cantante Liam Gallagher e suo fratello Noel ma potrebbe esserci un altro brother di successo nel futuro del rock inglese. "Fratello", cioè Brother, si chiama infatti il giovanissimo quartetto proveniente da Slough, un sobborgo del Berkshire, contea a est di Londra, che ha avuto l'onore di finire sulla prima pagina del settimanale New Musical Express dopo aver pubblicato un singolo appena.
Le copertine di NME sono per molti versi profetiche (basti ricordare i Franz Ferdinand e i Kings of Leon, oltre che gli Oasis) e non c'è dubbio che i Brother possiedano tutto quello che occorre per sfondare: una incrollabile fiducia in se stessi, la faccia da sberle (nel senso di sfrontata) e un (piccolo, finora) arsenale di canzoni costruite su chitarre rock che piacerebbero agli Smiths, agli Stone Roses e anche ai fratelli Gallagher. Di certo hanno fatto colpo sulla Geffen, la sussidiaria della major Universal che vent'anni fa mise sotto contratto i Nirvana.
Il disco di debutto del "Fratello", prodotto da Stephen Street, uscirà in primavera, proprio nella stagione che li vedrà debuttare dal vivo anche in Italia. Finora le date fissate sono per aprile a Roma (il 4 al Circolo degli Artisti) e a Milano (il 5 alla Casa 139) ma con il battage pubblicitario in corso, state sicuri che li vedremo per molto tempo su Mtv e sugli altri canali televisivi musicali.
«Vogliamo diventare la migliore band del mondo», ammettono i quattro inglesini durante un'intervista all'interno dello stadio del Queens Park Rangers di cui sono tifosi. «Lo so, suoniamo arroganti ma è solo fiducia nei nostri mezzi. Siamo convinti della qualità della nostra musica. Ci crediamo così tanto che non avrebbe senso non ammetterlo: vogliamo diventare la band più grande del mondo. Nessun gruppo di oggi avrebbe il coraggio di dirlo ma per noi è diverso: abbiamo fegato e lo diciamo. Tutto qua».
E a proposito del loro genere, non hanno paura di ricevere addosso l'etichetta di "pop britannico" che vide rivali, durante gli anni '90, gli Oasis e i Blur? «No, se volete chiamarci Brit-pop, per noi va bene. E se volete definirci "grit-pop" (un gioco di parole con il verbo "to grit", digrignare i denti, ndr), ci può anche stare. Chiamateci come volete; non c'interessa. Comunque sia, pensiamo che le nostre canzoni siano fantastiche: sono dei grandi inni rock, tra i migliori incisi nell'ultima decade».
La loro protervia arriva a dare fastidio, eppure, di fronte a gioiellini rock come New year's day, Time machine e Darling buds of may, verrebbe proprio da crederci. «Tra un anno», fanno gli spacconi, «torneremo a Slough, dove abbiamo girato il nostro primo videoclip, e ci saranno 10mila persone ad aspettarci».

Giulio Brusati
(bresciaoggi.it)

Thanks to Alessio


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