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venerdì 12 giugno 2026

Noel Gallagher: "Suonare allo spettacolo curato da Chris Martin ai mondiali di calcio? Piuttosto partecipo alla lotteria per vincere una coscia d'agnello"

"Parteciperò alla lotteria dell'intervallo per vincere una coscia d’agnello", ha detto ironicamente Noel Gallagher ai microfoni di Talksport, rispondendo alla domanda se avesse intenzione di esibirsi allo spettacolo curato da Chris Martin dei Coldplay durante l'intervallo della partita inaugurale del campionato mondiale di calcio del 2026 tra Messico e Sudafrica, in programma oggi a Città del Messico. Poi il cantautore ha aggiunto: "In fondo quelli che si esibiranno non sono proprio degli appassionati di calcio, no?". 

Noel ha poi spiegato di non amare i cambiamenti nel calcio, dallo spettacolo durante l'intervallo alle modifiche del regolamento. "Non mi piace lo show durante l'intervallo, non mi piacciono i cambiamenti nel calcio", ha detto. "Apprezzo le nuove regole sui calci d'angolo e sulle perdite di tempo, che potrebbero essere una cosa positiva per il gioco, ma non mi piacciono tutte queste pagliacciate nel calcio. È uno sport che ha funzionato perfettamente senza queste cose per centinaia di anni e ora si inventano lo spettacolo all'intervallo?".

Noel ha poi svelato: "Non mi è stato mai chiesto di comporre una canzone per un campionato di calcio. Mi fu chiesto di partecipare a una canzone, penso che si trattasse di una cosa inglese degli anni '90 (nel 1996, la canzone How does it feel to be on top of the world?, ndr). Vi partecipavano gli Ocean Colour Scene e Ian McCulloch, non ricordo quale canzone fosse. In ogni caso fu scalzata in favore di Three Lions (diventata poi in Inghilterra una sorta di inno del campionato europeo di calcio del 1996, ndr). Non è qualcosa che comporrei".

Source: Talksport 



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mercoledì 20 agosto 2025

Noel Gallagher entusiasta della reunion degli Oasis: "Liam fa faville, avevo dimenticato quanto Liam fosse divertente"


Nell'agosto 2024 i fratelli Gallagher, in disaccordo da diversi anni, hanno messo da parte le proprie divergenze per la reunion degli Oasis, attesa per ben sedici anni da milioni di fan. Il ricongiungimento si è concretizzato quest'estate, con una serie di concerti nel Regno Unito e in Irlanda. L'iconica band ha già completato 17 spettacoli e salirà sul palco 41 volte in totale, di cui altre due a Wembley.

Si tratta di un momento importante per i fratelli Gallagher, che notoriamente hanno avuto un rapporto conflittuale nel corso degli anni. Sono stati coinvolti in numerosi litigi, discussioni e scontri pubblici e si sono anche scambiati regolarmente colpi sui social media. La tensione tra i due è stata tra i motivi principali che hanno portato allo scioglimento degli Oasis nel 2009, ma ora l'ascia di guerra pare definitivamente sotterrata.

Noel Gallagher ha parlato in esclusiva al programma Drive dell'emittente radiofonica Talksport, spiegando cosa significa essere di nuovo sul palco accanto al fratello. All'assiduo ascoltatore di Talksport e tifoso del Manchester City, Noel, è stato chiesto se si sia sentito emozionato durante il tour.

"Non siamo quel genere di ragazzi, ma è fantastico tornare con Bonehead e Liam e rifarlo", ha detto ad Andy Goldstein e Darren Bent su Drive. "Immagino che quando tutto sarà finito ci siederemo e rifletteremo, ma è fantastico tornare in una band con Liam".

"Mi ero dimenticato quanto Liam fosse divertente", ha aggiunto. "Sta facendo faville e sono orgoglioso di lui".

"Essendo stato il frontman di una band per 16 anni (i Noel Gallagher's High Flying Birds, ndr), so quanto sia difficile e non potrei fare la cosa dello stadio come la fa lui, non è nella mia natura. Devo dire che lo guardo e penso: 'Bravo, amico!' ...".

Gli Oasis hanno fatto sold out per cinque serate a Wembley (Londra) e cinque a Heaton Park (Manchester), oltre a concerti da tutto esaurito a Cardiff (le date inaugurali, all'inizio di luglio), Edimburgo e Dublino. Più di un milione di biglietti sono stati acquistati per rivedere la band insieme sul palco.

Noel rimane ancora spiazzato dall'onda travolgente del successo. "Sono completamente sbalordito, lo sono tutti", ha affermato a Talksport. "È difficile da tradurre in parole, ogni sera è la prima sera della folla, quindi tutti hanno la stessa energia nel viverla. È stato davvero fantastico. Di solito non sono corto di parole, ma non riesco davvero ad articolare la cosa al momento".

"Personalmente avevo molto sottovalutato la cosa in cui mi stavo infilando", ha ammesso parlando dei primi concerti, quelli di Cardiff. "Dopo cinque minuti dall'inizio del concerto ho pensato: 'Possiamo tornare in camerino e ricominciare?'. È ... ho fatto gli stadi in oassato, ma a metà della seconda canzone le mie gambe si sono trasformate in gelatina e avrei potuto tornare indietro e prendermi un minuto".

Liam Gallagher è stato fischiato dai fan al concerto degli Oasis quando ha dedicato una canzone al "più grande di tutti i tempi", Pep Guardiola.

"È stata una cosa incredibile, è davvero una cosa incredibile", ha detto Noel.

I nuovi concerti dei redivivi Oasis, infatti, hanno visto anche molti volti noti tra la folla, tra cui l'allenatore del Manchester City, Pep Guardiola, e la leggenda del Manchester United e della nazionale inglese Wayne Rooney.

I prossimi concerti si terranno in Canada, dove gli Oasis inizieranno l'ultima tappa del loro tour di ritorno. I fratelli Gallagher si sposteranno poi negli Stati Uniti a fine mese e a settembre, prima di dirigersi in Messico. Torneranno poi nel Regno Unito, a Wembley, per altri due concerti il 27 e 28 settembre. Il tour della reunion si concluderà il 23 novembre in Brasile, dopo le tappe in Argentina, Giappone, Australia e altre città.

È alla data in Argentina che Noel Gallagher guarda con particolare trepidazione. "Lo stadio Monumental è un posto speciale, davvero speciale", ha detto. "Suoneremo nello stadio del River Plate a Buenos Aires a novembre. È il penultimo concerto e ci abbiamo suonato un paio di volte in passato. L'Argentina e gli argentini sono senza dubbio tra i primi cinque posti al mondo in cui suonare ed è il posto più lontano dall'Irlanda e da Manchester. Tutti aspettano con ansia lo stadio del River Plate perché è un posto speciale".

Noel ha anche parlato di calcio e ha detto la sua sulla prima giornata di Premier League, ma di questo parleremo in un altro post.
 
oasisnotizie - Source: Talksport 

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venerdì 25 aprile 2025

Noel Gallagher: "Le prove degli Oasis? Tra tre settimane. E Liam è in ottima forma"


Noel Gallagher ha rivelato che gli Oasis inizieranno le prove per il loro tour di reunion tra tre settimane settimane e ha confermato di aver incontrato suo fratello, Liam Gallagher, il 24 aprile, e che era "in ottima forma".

Lo ha detto durante una telefonata a Talksport (l'audio è alla fine del post), dove ha parlato del suo amato Manchester City in vista della semifinale di FA Cup, che la squadra giocherà allo stadio londinese di Wembley contro il Nottingham Forest questo fine settimana.

Verso la fine dell'intervista il conduttore Alan Brazil, ex calciatore, ha chiesto a Gallagher se fosse impegnato in vista della reunion, al che Noel ha risposto: "Sono in studio a smanettare. Ci stiamo preparando per le prove che inizieranno tra circa tre settimane e poi, sì, vedremo cosa succederà".

Al chitarrista è stato poi chiesto se suo fratello Liam si stesse "comportando bene". Noel ha risposto rivelando: "Ero con lui ieri, in realtà sta bene. È in ottima forma".

I nuovi commenti di Noel arrivano dopo le foto che ritraggono i due fratelli insieme mentre arrivano separatamente a Newington Green, a Londra, il 24 aprile.

Liam ha parlato dell'incontro su X in risposta a un fan: "È stato più un video, una specie di mini film, e si dice in giro che fosse BIBLICO. Entro ed esco e basta, non sto lì a guardare lo schermo, lo vedrò quando voi ragazzi lo vedrete".

Mentre Liam ha usato i social media per parlare apertamente del ritorno degli Oasis, Noel è rimasto per lo più a bocca cucita in questi mesi, anche se a marzo ha rilasciato un'intervista al fotografo Kevin Cummins per il suo nuovo libro Oasis: The Masterplan. In quella circostanza Noel ha rivelato di essere rimasto scioccato dalla richiesta di biglietti per gli Oasis.

"Pensavo che sarebbe stato un grosso problema, ma sono rimasto un po' sorpreso da quanto fosse grande", ha rivelato Gallagher a Cummins.

Oltre alle prossime date del tour, che inizierà a Cardiff a luglio, gli Oasis saranno impegnati in una collaborazione con il creatore di Peaky Blinders, Stephen Knight, per realizzare un nuovo docufilm sulla band in concomitanza con la tournée. Knight sta creando e producendo il progetto, che sarà diretto da Dylan Southern e Will Lovelace. Per ora non sono stati resi noti ulteriori dettagli in merito al contenuto della pellico.

Source: faroutmagazine.co.uk




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martedì 8 aprile 2025

Noel Gallagher parla del caos biglietti per la reunion e svela le canzoni degli Oasis che preferisce


Noel Gallagher ha rilasciato un'intervista al fotografo Kevin Cummins per il nuovo libro Oasis: The Masterplan

Parlando con l'amico di Manchester, il chitarrista ha discusso del caos generatosi con la vendita dei biglietti per l'attesissima reunion degli Oasis, divenuta realtà nell'agosto scorso. Un caos che ha spinto gli Oasis a non adoperare più il tanto criticato dynamic pricing per i biglietti in vendita per le date in Nordamerica.

"Pensavo che sarebbe stata una questione seria, ma sono rimasto un po' sorpreso da quanto seria si sia rivelata", ha detto Noel, che poi ha rivelato quali sono le canzoni degli Oasis che preferisce. "Posso dirne più di una? Supersonic, Some might say, Live forever e Rock'n'roll star". Tutti brani che dovrebbero essere in scaletta per il concerto del 4 luglio a Cardiff, che aprirà il tour di reunion della band scioltasi quasi sedici anni fa. 

Il libro Oasis The Masterplan è la storia fotografica di come gli Oasis hanno cementato la propria identità durante i primi sei mesi del 1994 in vari luoghi, tra cui Londra, Manchester e Paesi Bassi. Contiene per il 75% fotografie inedite e una nuova intervista a Noel ed esce il 10 aprile. 

 Source: Brooklyn Vegan



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giovedì 10 ottobre 2024

Liam Gallagher: "Non farò interviste insieme a Noel per la reunion, i media farebbero domande invadenti"

"Non rilasceremo interviste insieme, perché abbiamo paura che i media ci facciano domande invadenti e che provino a trovare cose che non vanno nel nostro rapporto". 

Con queste parole, rispondendo ad alcuni commenti dei fan su Twitter (X), Liam Gallagher ha reso noto che non si farà intervistare insieme al fratello Noel prima e durante il tour della reunion degli Oasis, che avrà luogo nel 2025.

Source: NME


 

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giovedì 3 ottobre 2024

Mao racconta: "Quando aprimmo agli Oasis al Palalido. Quell'odore di Marmite ..."


Sul numero 393 (ottobre 2024) della rivista Rumore, il cantautore Mao, 53 anni, ha raccontato un piccolo aneddoto sugli Oasis e Noel Gallagher.

Al centro della cronaca recente c’è la reunion degli Oasis, dei quali in quegli anni apriste una data (con i Mao e la Rivoluzione). Come andò? Riuscisti a incontrarli?

"Era il 29 marzo del 1996 al Palalido di Milano. Avevamo già firmato con la Mescal, che stava valutando se farci uscire con la Polygram, all’epoca guidata da Stefano Senardi, o con  la Virgin. 

Valerio Soave, manager della Mescal, deve aver pensato che aprire il concerto degli Oasis fosse una bella vetrina per presentare il suo nuovo gruppo, e così siamo finiti a suonare sul palco della band di Manchester, per la quale andavo pazzo. Passai tutto il pomeriggio a sentire Noel che provava riff di chitarra, mentre il resto della band non salì sul palco per il soundcheck, solo per il concerto. 

Mi aggiro per il backstage, avvolto dall’aroma delle cose che si mangiano gli inglesi, come la Marmite, quando vengo fermato dal mio manager, che vuole presentarmi una persona: era Noel Gallagher. Giusto il tempo di stringersi la mano, 'Hi Noel, nice to meet you', poi del concerto non ricordo quasi nulla".

Source: Rumore di ottobre 2024

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mercoledì 10 aprile 2024

Liam Gallagher e John Squire a cuore aperto con l'NME: "Da noi niente cover del passato tranne una. Rifarei lo stesso disco per far incazzare i nostri detrattori"

La nostra traduzione dell'intervista concessa da Liam Gallagher e John Squire alla rivista NME il 25 marzo 2024 e pubblicata il 9 aprile.

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"Cosa vuoi sapere, allora?", chiede Liam Gallagher mentre introduce l'inviato dell'NME nel suo modesto camerino, nascosto nel labirinto del Forum di Kentish Town, nel nord di Londra, il 25 marzo. Sorride. "Sì, Noel è ancora uno stronzo!".

Sta scherzando, anche se i rapporti con il suo fratello maggiore non si sono proprio raffreddati (ne parleremo più avanti). Eppure siamo qui per discutere di un’unione musicale completamente diversa, che è in lavorazione da più di ttent'anni. Insieme a noi c'è l'ex mago della chitarra degli Stone Roses, John Squire, che abbraccia forte Liam e dice un saggio: "LG..."

Liam, con un cappello da cacciatore marrone chiaro, e John, con una felpa con cappuccio grigio metallizzato, prendono posto per un incontro che rivelerà le dinamiche del loro tanto atteso album collaborativo, che è stato pubblicato il mese scorso con un titolo senza fronzoli, Liam Gallagher John Squire. Il cantante praticamente vibra di energia, a volte si alza per recitare le storie che racconta con gusto comico, mentre John è di basso profilo e impassibile e offre occasionalmente un sorriso sornione mentre fornisce risposte meglio descritte come "concise".

Tra poche ore la coppia manderà in onda l’album davanti a un pubblico con il tutto esaurito di oltre 2.000 persone, una celebrazione del successo del disco. È una combinazione del suono classico della psichedelia degli Stone Roses e della spavalderia degli Oasis, piena di assoli lamentosi e riff blues che attingono all'amore di John per Jimi Hendrix e Jimmy Page, mentre Liam ringhia attraverso testi venati di svolazzi surreali. "C’è sangue nella mia crema pasticcera", ammette nel brano blues I’m a Wheel, prima di aggiungere, ragionevolmente: "Sono stato frainteso …".

Con una certa inevitabilità, dato il pedigree dei suoi autori, l’album è arrivato direttamente in cima alle classifiche, superando di tre volte le vendite della concorrenza. È stato il sesto album di Liam a raggiungere il primo posto dal lancio del suo colossale ritorno da solista nel 2017, anche se l'ex Oasis scrolla le spalle al riconoscimento: "Non li sto contando, amico. Non sono neanche uno che si vanta, capisci cosa intendo? Sono felice che la gente abbia comprato questo disco [e che sia andato al numero uno], è un bel vedere nel CV, ma sarebbe stato comunque lo stesso disco se fosse arrivato al cazzo di numero 40".

Tuttavia, riflette, "questo dimostra che le persone sono coinvolte in ciò che stiamo facendo. E, in realtà, è un disco dannatamente eccezionale".

"Lo è", dice John tranquillamente.

L'album è stato anche acclamato dalla critica (non ultimo dall'NME, che gli ha dedicato una brillante recensione a quattro stelle), anche se una piccola minoranza di fan ha espresso dubbi online. Forse è naturale, vista l'attesa legata al primo album collaborativo del chitarrista degli Stone Roses e del cantante degli Oasis.

"La gente ha grandi aspettative e anche io le ho", ammette Liam, "ma dopo che tutto si è calmato ... sono 10 cazzo di canzoni fantastiche con alcuni cazzo di musicisti fantastici che le suonano e io canto decentemente".

"Questo album è ancora un bambino", osserva John.

"Lo dico sempre", concorda Liam. "Le canzoni degli Stone Roses esistono da anni, cazzo, tutti ci si masturbano su; le canzoni degli Oasis esistono da anni e tutti ci si masturbano su. Gli Stones, i Beatles… [Questo album] è in circolazione solo da un paio di mesi. Torna tra un paio d'anni, [quando] sarà davvero entrato nel DNA di tutti".

Gli Stone Roses entrarono nel DNA di Liam all'età di 16 anni, quando li vide suonare all'International 2 di Manchester nel 1989, fatto che in seguito descrisse come un'esperienza "che gli cambiò la vita". Quando gli Oasis si autoproclamarono la band più grande del mondo con i loro enormi concerti alla Knebworth House, nel 1996, John aveva lasciato i Roses, che avrebbero avuto vita breve in sua assenza.

Liam e Noel hanno reso omaggio ai loro precursori quando hanno invitato Squire a suonare Champagne Supernova in quei concerti decisivi per la carriera, un trucco che Liam ha ripetuto al suo ritorno a Knebworth come stella solista nell'estate del 2022. È stato qui che i semi di Liam Gallagher John Squire sono stati piantati.

"Ricordo", dice John, rivolgendosi a Liam, "che dopo i saluti e il 'mi piace la tua giacca' e cose del genere, dicevi: 'Allora, ti va di fare qualche canzone o cosa?' ...".

Liam si avvicina: "Io dico: 'Finché dentro hanno un sacco di chitarre ...'. Perché è di questo che si tratta, vero?". Meno attraente, dice, sarebbe stato "qualcuno che si fosse rivolto a me e mi avesse detto: 'Guarda, faremo tre canzoni con te come cantante rock'n'roll standard, ma... voglio tirarti fuori quello jodel'. O fare qualche cazzo di rap. Non accadrà! John fa quello che fa; io faccio quello che faccio".

Certo, non è ciò che John ha fatto molto negli ultimi anni. L'ultima volta che ha pubblicato un album, l'inosservato disco da solista Marshall's House, è stato nel 2004. I Roses hanno fatto un ritorno a sorpresa nel 2011, ma si sono sciolti ancora una volta nel 2017 dopo che le vecchie tensioni si sono ripresentate. Sorprendentemente avevano promesso un terzo album, ma alla fine sono riusciti a realizzare solo un paio di tiepidi singoli. Fondamentalmente, dice John, ha trascorso gli ultimi due decenni crescendo i suoi sei figli e realizzando arte visiva espressionista. "Mi occupo dei bambini", dice, "alzo qualche scaffale, dipingo e suono la chitarra".

È stato un po’ sbalorditivo, quindi, salire sul palco di Knebworth davanti a 170.000 persone, o esibirsi è come andare in bicicletta?

"Ho avuto tutto il tempo per innervosirmi dietro le quinte all'idea di andare di nuovo in bicicletta", ricorda. "È stata come un'attesa di due ore e mezza mentre Liam era lassù a fare il concerto!"

Forse l'esperienza ha rappresentato una sorta di slancio creativo, visto lo zelo con cui ci ha "dato dentro" per scrivere l'album. C'è da chiedersi, però, come mai ci siano voluti più di tre decenni per rendersi conto di quanto bene la voce sverniciata di Liam si sarebbe abbinata al tono mielato di chitarra di John.

"Non è come ordinare una cazzo di pizza, vero?", Liam protesta. "Non arriverà Deliveroo". Cita i loro programmi contrastanti nel corso degli anni, così come il fatto che "la pressione è diminuita ora nella vita … non me ne frega più un cazzo. E non me ne fregava un cazzo neanche prima".

Il duo ha collaborato una volta in precedenza, durante la prima fase della carriera rock'n'roll di Liam e nella seconda fase di quella di John. Nel 1997 la band post-Roses del chitarrista, i Seahorses, di breve durata, pubblicò il suo primo e unico album, Do It Yourself, che conteneva Love Me and Leave Me, una traccia malinconica che si apre con i versi memorabili: "Non credere in Gesù / Non credere in Jah”. Liam potrebbe non apparire nel brano, ma lui e John condividono il merito della scrittura (sorprendentemente è il primo testo in cui Liam risulta come autore).

"Non ricordo nemmeno di averlo fatto", dice. "Ricordo solo che John girava per casa nostra e faceva cazzate. Evidentemente eravamo..." 

"...malconci".

Erano stati fuori a "festeggiare" con gli amici a Londra e erano tornati in massa a casa di Liam, che in realtà apparteneva alla sua compagna dell'epoca, Patsy Kensit. L'attrice era in procinto di divorziare dal frontman dei Simple Minds Jim Kerr, con il quale aveva condiviso la casa. La mattina seguente, ricorda Liam, la stampa scese e informò Kerr che "ci sono tutte queste persone con i capelli lunghi che escono da casa tua in cagoule ... Lui pensava: 'Chi sono questi cazzo di stronzi con i capelli lunghi che escono di casa?'. Eravamo noi!". Ad un certo punto, durante i festeggiamenti, Liam "stava dicendo merdate su Gesù e Geova e un sacco di cose – e poi John lo ha trasformato in una melodia".

Nel 1997 il chitarrista disse ad un intervistatore: "Avrei fondato un gruppo con Liam, ma è un po’ occupato, ovviamente. Sono sicuro che scriveremo più canzoni insieme, però". Quando gli leggiamo la citazione inarca leggermente le sopracciglia, il che è probabilmente il massimo che possa fare per sembrare sorpreso. "L'ho detto? Negli anni '90?". All’epoca, ammette, "non avrei avuto il coraggio di chiedere" a Liam di impegnarsi per un album completo. Anche dopo tutti questi anni, però, il sogno non si è realizzato come aveva sperato.

"Pensavo", spiega, "che avremmo scritto insieme..."

"... ho mollato", ridacchia Liam. "Non hai mai visto un paracadute tirato così velocemente". Salta in piedi e mima di tirare il lanciatore – vuuump! – venire trascinato via nell’etere. "Preferisco cantare. Esaminare il tuo DNA con un pettine a denti fini mi stressa proprio, cazzo.

Quindi è stato lasciato a John il compito di scrivere i brani, che non trasmette esattamente la sua anima nemmeno nei loro testi ellittici e "ritagliati". Eppure dice che potrebbero essersi insinuati alcuni versi autobiografici, il che ti fa chiedere a cosa voglia arrivare quando, nella canzone carica di groove One Day at a Time, fa sogghignare Liam: "So che sei felice nella tua periferia trance / Avresti dovuto scoparmi quando ne avevi la possibilità".

"C'è", dice John lentamente, "un po' di storia in quella frase", poi offre uno sguardo duro che suggerisce che l'argomento è chiuso.

Squire ha fatto una demo dell'album nella sua casa di Macclesfield, prima che lui e Liam incontrassero il produttore Greg Kurstin per una sessione di registrazione di tre settimane a Los Angeles. Un sacco di materiale ha finito per essere tagliato mentre si concentravano su un disco tutto fatto di canzoni che spaccano senza riempitivi.

"Sono felice che ci siano solo 10 canzoni nell'album", dice Liam. "Penso che quando inizi a fare più canzoni togli il piede dall'acceleratore su certe canzoni. Tutto è entrato in queste 10 canzoni". Alcuni artisti arricchiscono i propri album per soddisfare gli algoritmi delle piattaforme di streaming. "Beh, sono solo i cazzo di cocchi dell'insegnante, no? Non siamo qui per essere dannatamente famosi e cercare di sfondare in Cina, scontrarci con il fottuto K-pop e cose del genere. Non vogliamo scoppiare in troppi sudori, capisci cosa intendo? Abbiamo una certa età adesso. Non vogliamo sembrare disperati".

Un disco snello ha significato spettacoli snelli, poiché hanno evitato le canzoni degli Oasis e dei Roses per mostrare, invece, nuovo materiale, oltre a una cover gradita dal pubblico di Jumpin' Jack Flash dei Rolling Stones (preferita a Wah Wah di George Harrison e al brano blues di Freddie King Going Down, anch'essi in corsa). Alcuni recensori si sono lamentati del fatto che i concerti durino meno di un'ora, ma John si oppone al fatto che una nuova band farebbe un cambiamento simile.

"10 canzoni e una cazzo di cover!" esclama Liam. "Cosa c'è che non va in voi?". Un nuovo gruppo, sottolinea, "non farebbe una cover, quindi possono ritenersi fortunati".

Liam, tuttavia, rispolvererà alcuni vecchi pezzi preferiti nei concerti del trentesimo anniversario di Definitely Maybe di quest'estate, dove suonerà per intero il perfetto album di debutto degli Oasis. Circolavano voci secondo cui lui e Noel avrebbero potuto mettere da parte la loro lunga faida per celebrare il traguardo, ma "non succederà, amico". Ciò potrebbe lasciare aperto uno spiraglio per una reunion degli Oasis in occasione dell’anniversario di (What's the Story) Morning Glory? del prossimo anno? "Non lo so, non credo che succederà neanche questo", alza le spalle. "Non sta accadendo in questo momento".

Sembra che ci siano poche possibilità che arrivi un quarto disco anche per gli Stone Roses, anche se Squire vede ancora il bassista Mani, che è "appassionato" del nuovo album e ha persino regalato l'amplificatore che il suo vecchio amico utilizzerà sul palco stasera. La moglie di Mani, Imelda, è morta tristemente a novembre e John ha visto Ian al suo funerale: "Stava bene quel giorno, ma non ci manderemo cartoline di Natale o altro".

In ogni caso Liam e John hanno molto su cui concentrarsi qui e ora. C’è, ad esempio, la piccola questione del seguito di Liam Gallagher John Squire. "Non saprai mai cos'è [quell'album] finché non ne farai un altro", ragiona Liam. "Questo è come un antipasto. Vuoi la cazzo di portata principale, vero? E il dolce."

John inarca le sopracciglia – leggermente – ancora una volta: "Quindi ne faremo tre?".

"Bene, qualunque cosa. Ne facciamo quanti ne vogliamo, capisci cosa intendo?".

John insiste nel dire che non ha vent'anni di materiale non pubblicato in giro in un caveau a Macclesfield, ma ci sono "piccole registrazioni telefoniche [di] riff e merda" che non sono state inserite in questo album e potrebbero essere elaborate per il secondo. Dal punto di vista sonoro, dice Liam, la loro unione "potrebbe arrivare ovunque".

Lui sorride. "A me, personalmente, piacerebbe farlo lo stesso, cazzo, solo per far incazzare le persone che non erano interessate fin dall'inizio. Così" – si tocca il naso – "È lo steeeesso di nuovo, stronzetto!".

traduzione di oasisnotizie - Source: NME

Le foto dalla seconda in poi sono state scattate al Fabrique di Milano il 6 aprile scorso


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venerdì 5 aprile 2024

Noel Gallagher: "Ho scartato l'album acustico. Voglio fare un album rock provocatorio"

Noel Gallagher ha detto di aver rinunciato al proposito di registrare un album acustico, che era stato reso noto a gennaio.

Parlando con l'amico Matt Morgan per il suo podcast, l'ex Oasis ha dichiarato: £A proposito, ho definitivamente scartato l'album acustico, non posso più farlo, cazzo. Sì, avevo sei canzoni, ma ero davvero annoiato dall'arrangiamento e dal ritmo lento del tutto e, in realtà, ciò mi ha fatto pensare: vaffanculo, non lo faccio. Era troppo molle. Le melodie acustiche tendono ad essere piuttosto basse. Ho bisogno di fare un disco rock provocatorio ed è quello che farò. Mi scuso con tutti. Mi scuso se qualcuno ci aveva contato".

"Ora, nella mia testa, se potessi fare una demo del tutto entro la fine dell'anno o iniziare a registrarlo entro la fine dell'anno, potrebbe essere... non so... non l'anno prossimo, perché allora dovrei tornare in tour l'anno prossimo e non lo farò. Forse nel 2026?".

Source: NME

Noel sul palco della RAH di Londra il 22 marzo scorso


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lunedì 25 marzo 2024

Gem Archer: "Atmosfera unica alla Royal Albert Hall. Weller ha detto a Noel che non ci aveva mai visto così bene come giovedì sera"

Gem Archer è intervenuto ieri mattina ai microfoni di Virgin Radio UK, nella trasmissione condotta da Andy Goldstein (audio alla fine del post).

Gem ha parlato delle emozioni vissute giovedì 21 marzo alla Royal Abert Hall di Londra, dove si è esibito con Noel Gallagher per l'associazione benefica Teenage Cancer Trust. "Ho ancora la pelle d'oca", ha detto. "Quel posto è unico, è intimo. Ho anche mandato un messaggio a Noel dopo il concerto. Sei come in una bolla e tutti sono coinvolti. È come una sala concerti, ma con le dimensioni di un palazzetto. Prima di Natale abbiamo suonato alla Wembley Arena, che è molto più grande, ma l'atmosfera è più grande alla Royal Albert Hall. Tutti hanno fatto la Albert Hall: Muhammad Ali due volte, Einstein, Winston Churchill ...".

Poi ha rivelato: "Paul Weller ha mandato un messaggio a Noel e gli ha detto che è il migliore concerto  di Noel e di me che abbia visto".

L'ex Oasis, vegetariano, ha anche spiegato come cuoce le patate.

Infine gli è stato chiesto di scegliere una canzone degli Oasis da riprodurre alla radio. Ha scelto Listen Up.



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giovedì 7 marzo 2024

Liam Gallagher elogia John Squire: "Impavido dove gli altri si cacano addosso. Io sono un pazzoide linguacciuto. Ecco come ci combiniamo"


Liam Gallagher, che significa per te fare un album con John Squire?

Voglio dire: ovviamente senza i Roses non sarei qui. Si sono messi sul mio cammino musicale e cose così, per cui li ringrazio 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, capisci cosa intendo? Dopo Knebworth avevo intenzione di prendermi un anno libero, ma quando mi ha telefonato John e mi ha detto: 'Senti, ho queste canzoni' ho pensato: 'Cazzo se ci sto, amico!'. C'è tanto tempo per starsene seduti sul cazzo di divano. Amo Mother Nature's Song, che alla fine scivola un po', ma ascolta, io amo Squire, amico. È un chitarrista fighissimo, probabilmente il migliore della sua generazione. Quindi mi piace proprio tanto tutto questo.  

Ricordi la prima volta in cui hai sentito John Squire suonare la chitarra?

Ricordo che il fratellone aveva portato a casa (il singolo) Sally Cinnamon. Quel primo album dei Roses mi aveva lasciato sbalordito. Il finale di I am the Resurrection è imbattibile. Standing Here. Where Angels Play. La cazzo di Waterfall. Amo tutto di quello. Anche Second Coming con Begging You. Non ero un grande fan di quella canzone quando è uscita. Ho pensato: 'Che porca troia è questo?', ma con il passare del tempo è una grande canzone, amico. Fools Gold, Something's Burning, non penso che abbia mai suonato un riff di merda, mai.

Cosa rende John così bravo? I suoi istinti melodici, la sua abilità tecnica?

Ovviamente tutto quello, ma lui semplicemente osa andare in posti in cui la maggior parte della gente all'idea di andarci si cacherebbe nei pantaloni, capisci? Ovviamente ha un gran paio di palle ed è così che ottieni risultati, no? È come Hendrix, lui suonava con i denti digrignati e cose così, mentre tutti gli altri stavano ancora strimpellando, cazzo. 

Sembra che tu e John siate persone piuttosto diverse. Cosa vi fa entrare in sintonia?

John è acuto, amico. È rilassato, ma ha un piccolo luccichio negli occhi. Ovviamente io sono un cazzo di pazzoide linguacciuto, ma sono anche piuttosto zen. Non so perché siamo in sintonia, amico, ma è tutta una questione di musica. Non si tratta di andare a fare le cazzo di foto insieme e di tenersi per mano. Sono sicuro che John abbia abbastanza amici. E io sto provando a sbarazzarmi di qualcuno dei miei amici, cazzo.

Come vanno le tue abilità di chitarrista?

Le tengo per me. (Impassibile, ndr) Non voglio far fare a John brutte figure e cose così, quindi in questo album ho tenuto il profilo basso. Non suono la chitarra, amico, lo faccio solo per riscaldare la voce prima di un concerto e ogni tanto spunta fuori una canzone, ma non mi siedo a casa a strimpellare. Io sono un cantante, amico.

È stato facile realizzare questo album?

È stato facile per me perché tutto ciò che faccio è cantare. E non penso che fare musica dovrebbe essere poi così difficile. Quando la gente fa: 'Mi sono addentrato nelle profondità dell'universo per portarti questa musica', fanculo, amico! Non stiamo mica curando il cancro. Stiamo facendo musica. O è buona è cattiva.

(da Guitarist, issue 50, March 2024 - traduzione di oasisnotizie)


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sabato 2 marzo 2024

Liam Gallagher racconta il disco con John Squire: "Tra i temi l'incomunicabilità in famiglia e la riscoperta della natura durante la quarantena da covid"

Intervistati da Paris March a metà febbraio (le dichiarazioni sono state diffuse venerdì 1° marzo), Liam Gallagher e John Squire hanno parlato del loro nuovo album collaborativo, commentando anche qualche canzone nel dettaglio.

Il piantagrane del Britpop pubblica un disco con il suo eroe d'infanzia, ex chitarrista degli Stone Roses. Il duo che sta entusiasmando la Gran Bretagna ci racconta la genesi del progetto. E le loro ambizioni.

La prima volta che Liam Gallagher vide John Squire era solo un bambino tra il pubblico del gigantesco concerto degli Stone Roses a Spike Island, in questo stretto del fiume Mersey situato tra Manchester e Liverpool. È il 27 maggio 1990 e il futuro cantante prende un grandissimo schiaffo. È il tipo di evento che lo ha spinto a fondare il suo gruppo, i Rain, presto ribattezzati Oasis quando suo fratello maggiore, Noel, si unisce a loro. 

Tra il 1994 e il 1996 gli Oasis scrivono la più bella pagina del pop inglese degli anni Novanta, affermandosi con due grandi album come eroi di una nuova classe popolare che cantano a squarciagola i loro inni pensati per gli stadi. 

Nell'agosto 1996 gli Oasis celebrano il loro trionfo con due concerti all'aperto a Knebworth, davanti a 250.000 persone, cosa inaudita oltre Manica per un gruppo così giovane, ma così sicuro di sé. In ognuna delle tre serate i fratelli Gallagher invitano John Squire a suonare con loro Champagne Supernova, davanti a un pubblico estasiato.

Quasi trent'anni dopo eccoci seduti in un albergo parigino davanti a John e Liam. L'intero mondo del rock è in subbuglio da quando la loro collaborazione è stata annunciata all'inizio dell'anno.

"Nel 2022 Liam si è esibito di nuovo a Knebworth, ma questa volta da solista", dice Squire. "E mi ha invitato a suonare per lui, per strizzare l'occhio alla Storia. Il giorno dopo, avevo delle idee per delle canzoni per lui, che gli ho inviato. Ed eccoci qui con un disco".

Ciò che Squire non dice è che si era ritirato dal mondo pubblico dopo gli ultimi concerti degli Stone Roses nel 2017, preferendo dedicarsi alla pittura, la sua arte preferita. 

"Non ho mai smesso di comporre", dichiara, "ma non mi interessa proprio se le mie canzoni verranno ascoltate dal pubblico o no. Lì si è scoperto che Liam voleva cantare quelle che gli avevo suggerito".

Taciturno, Squire si staglia contro il più giovane Gallagher, ancora emozionatissimo. 

"Sono felice di permettere a John di tornare in prima linea. Soprattutto perché abbiamo un disco coi controcazzi, e anche quelli a cui non piace finiranno per apprezzarlo!". 

Liam si è lasciato guidare dai suggerimenti del figlio maggiore. 

"Ha scritto delle belle canzoni. Quindi le canto senza farmi domande. Non metto in dubbio il loro significato, finché mi fanno venire la pelle d'oca ci provo".

Tra i dieci brani di questo  album congiunto meraviglioso – per chi ama gli Oasis e gli Stone Roses – ricordiamo in particolare I'm so Bored, una variazione ben realizzata sul tema delle coppie che si parlano solo tramite iPhone.

"L'ho sperimentato con mia moglie e i miei figli", sorride Squire. "È stato solo quando ho detto loro che stavo scrivendo per Liam che hanno alzato la testa dallo schermo. Per dirmi che è stata una buona idea".

Liam ride. 

"A volte mando un messaggio di testo a Debbie [la sua compagna, ndr] dal nostro soggiorno mentre lei è al primo piano a fare non so cosa, ma ehi, dico così tante stronzate ogni giorno che capisco perché non sempre lei voglia ascoltarmi". 

C’è anche Mother Nature’s Song, che fa riferimento a Mother Nature’s Son dei Beatles. 

"Te lo giuro, quando ho scritto la canzone ho dimenticato il titolo dei Beatles", dice Squire. 

Liam ridacchia. 

"È una canzone sul periodo con il covid, quando ascoltavamo tutti gli uccelli nei nostri rispettivi giardini. E onestamente non è stato poi così male".

Non c'è adesso una forma di disillusione da parte del diretto interessato, lui che cantava nel 1994 di quanto desiderasse la vita da rockstar? 

"Dici sul serio, amico? Con questo album non interesseremo solo ai fan degli Oasis e degli Stone Roses, ma mostreremo loro anche ciò di cui siamo ancora capaci. Sul palco suoneremo l'intero disco e nessun brano del nostro rispettivo passato. Perché quello che abbiamo fatto lì non ha precedenti! Non puoi essere in disaccordo".

Il sorriso predatorio del rocker britannico dimostra che non ha perso nulla della sua passione e del suo gusto per la provocazione. In fondo, per Liam Gallagher come per John Squire, la musica non restava altro che un gioco da ragazzi. Ma che gioco ...

Il duos arà in concerto in Francia il 2 aprile, alla Salle Pleyel di Parigi.

traduzione di oasisnotizie
Source: Paris Match

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giovedì 29 febbraio 2024

Video sottotitolato: Liam Gallagher e John Squire intervistati a Parigi da Radio Deejay

Fabrizio Lavoro, in arte Nikki, di Radio Deejay ha intervistato a Parigi le icone di Manchester Liam Gallagher e John Squire, per parlare con loro del disco in uscita il 1° marzo 2024. Ecco il video della chiacchierat, registrata a metà febbraio.




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Liam Gallagher con John Squire a Rolling Stone Italia: "Questo è uno dei migliori dischi mai fatti. Se sto bene sono invincibile"

Ventisette maggio 1990. Gli Stone Roses all’apice del successo si esibiscono a Spike Island, nel Cheshire, nord-ovest dell’Inghilterra, davanti a 30 mila persone. Suonare in un ex polo della rivoluzione industriale, successivamente riconvertito in discarica di rifiuti tossici e poi bonificato, è una scelta perfettamente in linea con l’atteggiamento non conformista del gruppo di Manchester. Nell’epoca dei rave e delle feste negli edifici industriali, anche loro vogliono suonare in un luogo diverso dal normale. A Spike Island c’è anche un non ancora diciottenne Liam Gallagher.

«Ero là ed è stato bellissimo», ci racconta dalla sua casa di Londra. «Tutti si lamentavano del suono, del fatto che si sentiva male. Ma non era quello che mi importava. A me importava essere lì. Fanculo se non si sentiva. Non c’ero mica andato per sentire il suono perfetto. Ero lì perché volevo esserci. Eravamo tutti belli e quel giorno suonava la più grande band del pianeta. Questo era il punto».

Sul palco con gli Stone Roses c’era John Squire, che oggi assieme a Liam firma un album in uscita il 1° marzo, del quale ha scritto tutte le canzoni, invitando poi il cantante degli Oasis a registrarlo insieme a lui e al produttore Greg Kurstin, mentre la batteria è stata affidata a Joey Waronker, già con il Beck di Odelay, i R.E.M. del dopo Bill Berry e con mille altre collaborazioni all’attivo. «È stato John che ha avuto l’idea», conferma Liam, «è lui che ha scritto le canzoni e mi ha detto: senti, sto facendo un nuovo album, se ti chiedo di cantare ci stai? Certo, man, sì, perché no, basta che ci siano un mucchio di chitarre. Quindi non sono io che ho detto: oh, faccio un nuovo disco e John ci suona. È più il disco di John dove ci sono io che canto. Certamente è un sogno che diventa realtà: io che faccio musica con John Squire, d’you know what I mean? Gli Stone Roses mi hanno fatto appassionare alla musica, ai Beatles, agli Stones, a Jimi Hendrix. Gli devo un sacco, capisci? Quindi quando mi ha chiesto di cantare nel suo disco, ti puoi immaginare, era ovvio che gli dicessi di sì».

Da Macclesfield, la cittadina a 30 chilometri da Manchester dove vive (e dove viveva anche Ian Curtis), John Squire è restio a intitolarsi la paternità dell’idea, ma è altrettanto prodigo di complimenti nei confronti dell’amico. «Non so chi abbia fatto la prima mossa», dice, «in realtà penso che i nostri manager abbiano discusso della possibilità di lavorare insieme. Ne abbiamo parlato tra di noi quando ci siamo trovati a fare le prove per i suoi concerti a Knebworth. Diciamo che tutti e due abbiamo saputo che l’altro avrebbe voluto fare qualcosa insieme. Ha senso, no? Quello che mi piace di più è la sua voce. Ha un dono incredibile. E poi a stare con lui ci si diverte molto. Mi è piaciuto fin dal primo giorno in cui ci siamo incontrati per strada in una delle vie principali di Monmouth, in Galles. Eravamo lì perché lui stava facendo il primo album degli Oasis e io il secondo degli Stone Roses. Mi disse che era un nostro grande fan e che era contento di incontrarmi. Mi è sembrato subito un tipo simpatico, poi per un po’ di tempo non ci siamo più incontrati e quando ci siamo visti la volta successiva gli Oasis erano diventati una band di grande successo».

Il primo incontro faccia a faccia, dunque, risale al 1994. Gli Oasis esistevano dal 1991, un anno dopo Spike Island, e stavano registrando Definitely Maybe. Gli Stone Roses stavano faticosamente rimettendosi in carreggiata dopo un paio d’anni turbolenti in cui, tra dispute legali e comportamenti individuali decisamente sopra le righe, c’era addirittura chi aveva messo in dubbio la prosecuzione della loro avventura. Liam ha sempre citato gli Stone Roses come primaria fonte di ispirazione degli Oasis. Ascoltando i dischi di questi ultimi, in realtà, non si trovano né le ritmiche scalpitanti della ditta Reni-Mani, né la versione baggy della psichedelia di cui John Squire è stato l’indiscusso campione.

«Anche secondo me l’influenza degli Stone Roses sugli Oasis non è che si senta più di tanto», dice il chitarrista quasi sottovoce, con il tono che manterrà per tutto il corso dell’intervista, in contrasto con quello squillante di un Liam particolarmente preso bene. «Ma Definitely Maybe è un grande album di rock’n’roll: grandi canzoni e una grande voce. La loro spavalderia e il loro atteggiamento mi hanno colpito fin dall’inizio».

Liam Gallagher John Squire è il primo album pubblicato dal chitarrista negli ultimi vent’anni. «Ho messo su famiglia e mi sono dedicato alla pittura», spiega. «Con figli così piccoli, la cosa migliore era lavorare da casa. A un certo punto avevo tre figli che avevano meno di due anni, quindi non ero più di tanto propenso a fare la vita on the road del musicista». I figli di Squire sono in tutto sei, tra i 12 e i 30 anni, ma non è solo perché sono cresciuti che il loro papa si è rimesso in pista. «Secondo me per Liam prima non era il momento giusto, adesso invece mi pare che tutto si sia allineato perché succedesse». Liam, dal canto suo, spiega che è stato «molto facile, molto naturale. Se non fosse stato naturale penso che non ce l’avremmo fatta. Per me si trattava di cantare le canzoni, di portarci un po’ di energia e di fuoco, d’you know what I mean? È quello che ho fatto e John ha fatto la stessa cosa con la chitarra, così come gli altri della band. È quello che so fare meglio, e se lo riesco a fare, e lo riesce a fare anche John, allora c’è da divertirsi».

Prima di entrare in studio i due si sono scambiati diversi video di YouTube, roba che andava da Jimi Hendrix ai Bee Gees, ma le cui sonorità non sono certo di immediata individuazione in un disco comunque variegato, che potrebbe essere scambiato per una raccolta di singoli e in cui trova spazio anche il blues. «Non penso che il sound di quelle band sia arrivato fino all’album, ma non è che l’intenzione fosse questa», dice Squire. «Ce li siamo scambiati per definire il tono del disco, ma più che altro è successo perché non eravamo stati molto insieme e volevamo in qualche modo riconnetterci e raccontarci cosa ci piaceva ascoltare in quel momento. Ci è sembrato un buon modo per recuperare il tempo perduto, ma non era necessariamente una traccia per quello che poi sarebbe venuto fuori».

«Non è che stessimo facendo la mappa dell’album», conferma Liam. «Quando ci siamo scambiati i video, John aveva già scritto le canzoni. Questa cosa di YouTube è partita una sera che stavo bevendo in albergo e stavo ascoltando vari pezzi. Così gli ho scritto: ascolta questa, sarebbe grandioso fare qualcosa del genere. E abbiamo iniziato a passarci dei video. Non è che gli ho scritto una cosa del tipo: dovresti fare qualcosa di simile a queste canzoni. In ogni caso non mi pare che siano venute fuori canzoni tanto simili a quelle che ci siamo scambiati». A domanda precisa, l’unico a citare un pezzo in particolare è Squire: «Senz’altro gli ho mandato qualcosa di Hendrix e degli Stones, e poi mi ricordo di avergli mandato 30 Days in the Hole degli Humble Pie».

«Se ti piacciono cose come Björk, probabilmente odierai questo disco»

A parte la notevole differenza di età (Liam è del 1972, Squire dieci anni più anziano) l’incontro tra i due musicisti è anche un incontro tra personalità decisamente diverse. «La prima cosa che mi viene in mente» dice il chitarrista «è che io sono un introverso e lui è un estroverso. Viene dipinto dai media come una persona grezza? Non saprei, perché non seguo molto la stampa, in particolare quella musicale. Senz’altro ha un lato tenero. Con me è una persona calorosa, generosa e divertente. Molto educato e socievole».

«Non lo conosco così bene da poter descrivere il suo carattere», dice Liam, «però è molto rilassato, molto tranquillo, ma ha anche un non so che negli occhi, qualcosa che gli brilla. Un po’ di malizia e di sfacciataggine, d’you know what I mean? Ma l’ho sempre trovato molto piacevole. La differenza più grossa tra noi due è che lui tifa per lo United e io per il City».

Proprio il Manchester United, che prima delle partite casalinghe spara This Is the One degli Stone Roses dagli altoparlanti dell’Old Trafford per incoraggiare i giocatori nel momento in cui entrano in campo, ha recentemente prodotto una linea di magliette e pantaloncini da calcio ispirata alle grafiche realizzate da Squire per la sua band. «Non mi sento un musicista che fa anche le copertine dei suoi dischi», dice il chitarrista a proposito del suo interesse per le arti visive. «Per me la musica e l’arte ci sono sempre. A volte rendo pubblica la musica che faccio e a volte no. Con l’arte è lo stesso. Ma non è sempre necessario fare musica per poi trasformarla in un prodotto e venderlo. Comunque non potrei mai smettere con nessuna delle due: farò sempre sia musica sia arte, anche se non necessariamente per un consumo pubblico».

Squire ha realizzato anche la copertina del nuovo album, oltre che di Just Another Rainbow e Mars to Liverpool, i due singoli che lo hanno preceduto. «Per la copertina del disco ho collaborato con un grafico perché non sono molto bravo con il computer, ma l’idea di usare dei finti prodotti e di mettere i titoli delle canzoni nelle loro confezioni è stata mia». Riguardo alle canzoni, Squire è decisamente entusiasta del risultato finale. «Volevo che fosse un gran disco, ma la mia sarebbe anche potuta rimanere solo una speranza. Mi aspettavo tanto, ma non che fosse un album tanto bello che amo e ascolto in continuazione. Ieri sera sono andato in macchina a Manchester per accompagnare mio figlio agli allenamenti di basket. Quando siamo tornati, una volta arrivati a casa sono rimasto seduto in macchina per ascoltarmi Raise Your Hands fino alla fine. Faceva un freddo cane, ma sono rimasto là fuori al buio perché non volevo fermare la canzone». Il figlio di Squire, 12 anni, gioca nel ruolo di playmaker, quello che deve creare il gioco, decidere quale schema usare e mettere i compagni nelle condizioni migliori per andare a canestro. Anche Squire come musicista è un playmaker, no? «Mi piace pensare che sia così».

«È diverso dagli altri dischi che ho fatto perché ha un suono cool», dice Liam. «Mi piace la chitarra di John e penso che il mio modo di cantare su questo disco sia molto cool, e anche le canzoni. Penso che stia lassù con le cose degli Stone Roses e degli Oasis, molto in alto». Quando parla del disco nuovo, Gallagher mette in pista una delle sue doti principali: quella di esprimersi in maniera decisamente diretta. «È musica fatta con le chitarre con un feeling rock’n’roll e penso che sia una cosa fatta bene. Se ti piacevano gli Stone Roses, amerai questo disco. Se ti piacevano Björk o chi cazzo vuoi tu, probabilmente lo odierai. Questo è quanto. Però ascolta, non l’abbiamo fatto per la fama o per i soldi, quelli ce li abbiamo già. Non voglio comprarmi un’altra casa o un altro yacht, di queste cose ne ho abbastanza. L’abbiamo fatto perché è quello che amiamo».

Intanto però le guitar band, soprattutto fra il pubblico dei ventenni, non hanno più il successo degli Oasis dei tempi d’oro. «Eh, lo so. Mi dispiace per loro, per i giovani che non si entusiasmano per le chitarre. Si perdono qualcosa, ma sai, sono cicli. Noi adesso stiamo riportando indietro questo tipo di musica, che in realtà non se n’è mai andata. La chitarra è così un bello strumento e può fare cose talmente belle che non morirà mai. La musica con le chitarre non morirà mai. Il fatto è questo: se io e John avessimo pubblicato questo disco vent’anni fa, la gente si sarebbe bagnata le mutande. Adesso invece siamo molto più vecchi e il pubblico si è abituato al fatto che ci siamo, capito? Se oggi questo album lo pubblicasse una band all’esordio, direbbero che è la cosa migliore dall’invenzione della cazzo di ruota. Invece lo facciamo noi e diranno che è una cosa già sentita. Be’, sapete che c’è? La sentirete di nuovo!».

L’uscita del nuovo album prelude anche ad alcune date dal vivo, una delle quali è in programma per il 6 aprile al Fabrique di Milano. I biglietti sono andati esauriti in pochi minuti. «Non voglio spoilerare troppo», premette Squire, «ma senz’altro oltre al nuovo album faremo un pezzo dei Beatles e forse uno degli Stones». «Il live sarà come ha detto John», conferma Liam, «una cover ci dovrebbe essere, ma per il momento non diciamo niente. Faremo tutto l’album e magari la cover di una canzone di culto che non abbiamo ancora deciso. Ma non suoneremo cose degli Stone Roses o degli Oasis, quello no».

Oltre a dirsi felice di suonare in posti piccoli, il cantante conferma la strategia del less is more anche per quanto riguarda la durata del concerto, che sarà di circa un’ora. «Va bene perché in un’ora puoi fare un sacco di cose, no? Puoi centrare il punto e farti capire. Certe volte i concerti durano troppo e l’attenzione cala, capito?» Non faranno una cosa alla Springsteen, insomma. «No, niente nonsense da tre ore», chiude il discorso Liam.

Sono ormai trent’anni che il cantante è al centro della scena. La profezia della prima canzone del primo album degli Oasis si è avverata e persiste: è ancora una rock’n’roll star. Sono anche trent’anni che la stampa lo dipinge in un certo modo. Ma ci sarà qualcosa di diverso da un cliché non sempre simpaticissimo, qualcosa che ci tiene a far sapere al pubblico riguardo al vero Liam? «Be’, ascolta, io ho molte frecce al mio arco. Posso essere un po’ aggressivo quando me le fanno girare. Ma il più delle volte sono una persona di cuore, socievole. Sono molto spiritoso e mi piace che la gente con me si senta a proprio agio, mi piace star bene con gli altri. Però se qualcuno si comporta da stronzo e vuole una sberla, io lo accontento».

In passato gli Oasis e lo stesso Liam hanno chiesto ad alcuni elder statesmen del rock britannico di partecipare ai loro dischi o ai loro concerti, un invito che serviva anche a riconoscere pubblicamente il ruolo di personaggi come Paul Weller e lo stesso John Squire quali fonte di ispirazione. E come la mettiamo ora che, 52 anni in arrivo a parte, anche Liam Gallagher è un elder statesman? «Di fatto è così. È dal ’91 che sono in pista, quindi da più di trent’anni, e riguardo a questo non ho problemi. È così e non è una cosa brutta, anzi. Sono fortunato a essere ancora qui a fare le cose che mi piacciono e che piacciono anche ad altri, a quanto pare. È bello essere ancora vivo, a cantare canzoni, a fare musica e concerti. Altroché, è quello che amo fare».

Oltretutto, nonostante un passato non esattamente salutista, anche l’aspetto di Liam è decisamente da rock’n’roll star. «Senti, io sto bene. Quando sono in salute e ci sto attento, sono invincibile. Il problema è quando esco un po’ dai binari e bevo troppo, fumo troppo ed entro in un ciclo che non mi fa stare bene. Ma con la maggior parte delle piccole teste di cazzo che ci sono in giro io ancora ci pulisco il pavimento. Quando sto bene sono intoccabile, meglio di tutti gli altri». Sarebbe bello sapere come fa a essere così figo. «Qualcosa faccio. Cerco di andare un po’ in bici, cose così. Faccio una camminata con il cane, ma non sono uno di quelli che diventano matti per la salute. Ci sono momenti in cui sto bene e altri in cui dico: vaffanculo, ora vado al pub e mi bevo tutto. E altri ancora in cui ritorno a fare il bravo. Vado a momenti. Certo, chi vorrebbe essere Sting che fa yoga per nove ore della sua cazzo di giornata? Fanculo quella roba».

«Non l’abbiamo fatto per la fama o per i soldi, quelli li abbiamo già»

Dopo i concerti assieme a John Squire, quest’estate Liam sarà impegnato anche nel tour che celebra il trentennale di Definitely Maybe e che, ci assicura, passerà anche per l’Italia. Quindi verrai due volte? «Sì, sicuramente, man. Presto annunceremo le date. Faremo l’album per intero e alcune b-side. Più I Am the Walrus, magari alla fine del concerto, perché mi piace ed era quello che facevamo ai tempi. Sarà fantastico. Ci saranno persone di una certa età, quelli che c’erano fin dall’inizio, ma spero anche gente più giovane che magari non ha mai sentito alcune di quelle canzoni. Non vedo l’ora, ci faremo anche delle belle risate. Sarà una bella celebrazione di uno dei dischi più belli che siano mai stati fatti… secondo me».

Due tour diversi, e di una certa importanza. Sarà decisamente una primavera-estate impegnativa. «Mi piace quando sono molto occupato, altrimenti rischio di sprofondare nel divano e perdermi tra le molliche». E non gli dispiace che questo tour non si possa fare con gli Oasis al completo, compreso un certo chitarrista che sin qui siamo riusciti a non nominare? «In realtà no. Cioè, ovviamente mi sarebbe piaciuto che gli Oasis non si fossero mai sciolti e fossero andati avanti, come sarebbe dovuto essere. Però queste cose succedono, le persone cambiano e le cose stanno così. Molte volte ho chiesto a Noel di far tornare la band e lui ha detto di no, quindi farò da solo. Ci saranno Bonehead e la band che suona nei miei concerti, e mi va bene così. Non mi si può mettere in panchina. Se Noel non lo vuol fare, lo faccio io. Capito? Non è il mio cazzo di boss».

Source: Rolling Stone

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mercoledì 28 febbraio 2024

Leggi Liam Gallagher sul Corriere della Sera: "Io e Squire, con orgoglio rock. Noel ha deciso di non fare più la rock star"



PARIGI
 - Se Liam Gallagher è diventato ed è ancora una Rock’n’Roll Star, come cantava quasi trent’anni fa nella prima canzone del primo album degli Oasis, è in virtù di una rivelazione, un’apparizione, l’aver visto in concerto la persona che gli siede accanto adesso, nell’hotel parigino. «Avevo 16 anni e sono andato a un concerto degli Stone Roses — racconta Liam —. Era la prima volta che li vedevo ed è stato il massimo. John (Squire, ndr) era il loro chitarrista, il migliore. Ho sentito che avevo trovato il mio posto nel mondo e chi era intorno a me provava la stessa cosa, non ero solo io, capisci cosa intendo? È stato uno choc per tutti noi del pubblico, fantastico. Per quanto mi riguarda, quella sera ho capito che dovevo anche io fare parte di una band e che la musica sarebbe stata la mia vita». Oggi Liam Gallagher e John Squire dopo la fine degli Oasis e degli Stone Roses pubblicano un album che è esattamente quello che ci si potrebbe aspettare dalla migliore voce e dalla migliore chitarra del rock inglese degli ultimi anni. I singoli Just Another Rainbow e Mars To Liverpool sono già in testa alle classifiche, il Brit-pop colpisce ancora con una sorta di supergruppo.

«Ma non mi è mai piaciuta la definizione Brit-pop per la musica degli Oasis e per questa — dice Liam —. Brit-pop va bene per Blur, Elastica, Menswear, non per noi, che eravamo più classici, più rivolti alla tradizione dei Beatles, Kinks, Faces, The Who». Anche John Squire rivendica radici che sono più rock che pop: «Da quando ho cominciato a suonare la chitarra, attraverso Jimi Hendrix mi sono appassionato ai grandi chitarristi di blues rock inglese, Jeff Beck, Jimmy Page, Eric Clapton, ho sempre amato gli Stones. Li ho ascoltati così tanto che viene fuori dal modo in cui suono». Per esempio in pezzi come I’m a Wheel o You’re Not The Only One, omaggi al rock psichedelico degli anni 60 e 70 più che al brit-pop di inizio 90.

Liam e John sembrano fatti l’uno per l’altro, da un punto di vista musicale e non solo. Sarà l’età (51 e 61), saranno gli eccessi nei gruppi passati, ma oggi sono due rockstar gentiluomini e tra un fucking e l’altro Liam quasi si scusa di trovare l’album favoloso: «Direte che sono il solito arrogante ma non mi sorprende che l’album stia andando bene, perché non bisogna essere scienziati spaziali per capire certe cose. Abbiamo dei gran pezzi, John suona alla grande, io canto bene, il basso (del produttore Greg Kurstin, ndr) è eccezionale, la batteria (di Joey Waronker, ndr) pure. Non sono io a essere arrogante, è proprio l’album che è venuto bene». John dice di avere mandato i primi demo «con la chitarra fuori tempo» a Liam e di averli ricevuti indietro con la voce sopra, «lì mi sono convinto che dovevamo andare avanti, perché anche su quelle registrazioni di fortuna la voce di Liam sulle mie canzoni era perfetta».

La collaborazione potrebbe continuare perché «la gente continua ad amare la musica vera, suonata e cantata davvero, anche se YouTube è pieno di fake fatti con l’intelligenza artificiale. Ma è come guardare una partita vera allo stadio, o giocare a Fifa sulla playstation», dice Liam. Per John «è una questione di respiro. Nella voce vera c’è qualcosa che si connette con l’ascoltatore a un altro livello».

La storia degli Oasis è ferma a quel 28 agosto 2009, quando l’ennesima lite tra Liam e il fratello Noel fece saltare il concerto qui a Parigi, e la band. Da allora le possibilità di una reunion sono un tormentone. Ultime puntate: «Chiami lui», «no chiami lui», «sì, bevevo, e anche lui, ma a un certo punto Noel si è trasformato in Ronan Keating (l’ex cantante perfettino dei Boyzone, ndr) e ha deciso che la vita da rockstar non andava più bene», «e tutto per andare in tour adesso con il cantante dei Kasabian, Tom Meighan» (accusato nel 2020 di avere aggredito la fidanzata). Qui a Parigi, la città della fine degli Oasis, inevitabile rifare il punto. Reunion? «No». Neanche in agosto per i trent’anni di Definitely Maybe? «No, niente da fare purtroppo». Si va avanti, c’è il tour con John Squire. «Andremo a Milano — dice Liam —, uno dei posti che mi piacciono di più perché i fan sono pazzi. Forse anche in America, ma io adoro suonare in Italia, Francia, Irlanda, Gran Bretagna. Mi piace la vecchia Europa».

Stefano Montefiori
(Corriere della Sera, 28 febbraio 2024, pag. 38)

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sabato 24 febbraio 2024

Liam Gallagher racconta il disco con John Squire: "Mother Nature's Song è bellissima. Non sniffo più, ora ho una missione"

La nostra traduzione in italiano della nuova intervista concessa da Liam Gallagher alla rivista irlandese Hot Press

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Il sedicenne Liam starà pensando, dodici volte al giorno, "Porca troia! Come è successo questo?"

Per niente, amico. So che cosa stai dicendo. Sono molto eccitato di fare musica con John Squire, giusto? È un grande autore e uno dei miei idoli di sicuro, ma non ho più sedici anni, no? Se avessi sedici anni, di sicuro, ma ne ho cinquantuno e vorrei pensare che sono cresciuto un po'! Sono sicuramente in fermento e sono contento di sentirlo fare musica di nuovo. Lo intendo dal profondo del cuore. Non lo dico tanto per martellare sul punto, per me lui è il più grande chitarrista della sua generazione in questo paese e nel mondo. Sono davvero molto contento che non abbiamo fatto solo questo disco, ma saremo anche sullo stesso palco a spaccare.

Sei consapevole del fatto che ti esibirai al  3Olympia di Dublino il 16 marzo, alla vigilia del giorno di San Patrizio con tutta la follia che questo comporta?

Amico, non faccio più quelle cose. Ora quando sono in tour non sono più un grande bevitore, devo comportarmi bene. Posso infilarci una cosetta sfacciata e cose così, ma dovrò fare attenzione, cazzo, perché le ruote possono venire via molto velocemente! Sarò in fermento, però, per la folla che è sempre matta a Dublino. Non hanno bisogno di nessun cazzo di incoraggiamento da me!

I programmi per l'album sono nati Knebworth. Hai preso come una cosa naturale il fatto che John sarebbe venuto di nuovo a suonare Champagne Supernova per te?

Assolutamente no, amico, non sono così presuntuoso da dare per scontata una cosa del genere. Penso che quello che è accaduto è che qualcuno che lavora con me ha contattato qualcuno che lavora con lui. Penso di non averglielo neanche chiesto la prima volta. Qualcuno ha detto che John era disponibile a venire e io ho fatto: "Figo, amico, fantastico, cazzo!". 

Quindi non c'è stato qualcuno che ha bussato alla porta del camerino di Knebworth per dirti: "C'è John Squire nel parcheggio con la sua chitarra"?

No, non si è semplicemente presentato in giornata! Qualcuno ha detto che era disponibile e io ho pensato: "Be', anche io sono disponibile, cazzo!". È venuto e ha provato con noi per un giorno o due - non che abbia bisogno di provare, ma per vedere la band e cose così. Abbiamo iniziato a parlare della vita - sai, "cosa mi racconti? E bla ba bla", "bella giacca, dove l'hai presa?", quel tipo di cosa. Non mi interessava chiedere dei Roses perché so che fanno un po' i preziosi e non voglio fare il ficcanaso sulle band degli altri e cose così. Comunque gli ho chiesto: "Cosa mi racconti?" E lui mi ha risposto: "Ho scritto delle canzoni". Gli ho domandato: "Chi le canterà?" E mi fa: "Be', eccoci, sei disponibile a cantarle?" E io ho fatto: "Sì, a condizione che ci siano molte chitarre sulle canzoni e che le scriva tu le cazzo di canzoni, perché io non faccio niente. Devo andare a sottopormi a un'operazione".

Ho sentito che sei stato fuori dai giochi per un po'. Ora stai bene?

Sì, avrei dovuto prendermi un intero anno di pausa dopo questa operazione al bacino. Non riuscivo a camminare e cose così (a causa dell'artrite, ndr). Quello era il programma, ma poi John ha mandato queste canzoni e lo ha rovinati, cazzo. 

L'ultima volta in cui abbiamo parlato avevi fatto 15mila metri e speravi di fare una maratona piena. Ora quella cosa è andata in fumo?

Non riesco più a correre, ma riesco ad andare in mountain bike, quindi faccio molta bicicletta e un po' di pugilato.

Prima di continuare, c'è qualcosa su cui ho bisogno di conferma. John è uno zozzo Red (Devil), no?

Sì, è uno zozzo Red (Devil), nessuna scappatoia su questo.

E hai visto la varietà di merchandise dello United che ha fatto?

Sì, potrei fargli fare qualcosa per noi e dirgli: "Togli quel cazzo di gagliardetto!"

Quando vi siete incontrati per la prima volta tu e John?

I Roses registravano Second Coming ai Rockfield e noi registravamo Definitely Maybe a Monnow Valley e quei due studi distano circa due miglia e sono di proprietà di due fratelli. E non penso che loro si parlassero. Stavamo andando al pub di mattina - penso che ci fosse Phil Smith, che faceva il roadie per gli Stone Roses. Ian e John uscivano da Boots o qualcosa del genere e andammo a incontrarli sulla strada principale, abbiamo detto "ciao", tutto qui. Mark Coyle, che ha registrato Definitely Maybe, abitava nella vecchia casa di Mani, quindi conoscevamo persone che li conoscevano e loro conoscevano persone che ci conoscevano e roba così. 

Mi hai raccontato prima di come vedere i Roses a un concerto benefico all'International 2 di Manchester nel 1988 ti abbia cambiato la vita.

Ho dovuto chiedere dieci sterline a mia madre. Le ho detto: "Devo andare a vedere questa band. È importante. Sarà una cosa unica, sarà una cosa che mi cambierà la vita". Lei mi ha fatto: "Quando li riavrò?", ma me li ha dati. Ero con un mio amico e fuori c'era un bagarino che vendeva biglietti a dieci sterline l'uno. L'ho fatto scendere a cinque sterline, così sarei riuscito a prendere un paio di drink, sono entrato e non ricordo molto del concerto, a parte Ian Brown che arriva all'inizio con queste campane e fa I Wanna Be Adored. La cosa buffa è che quando mia madre e mio padre si incontrarono  lì quel posto si chiamava The Carousel. Ho avuto la mia epifania in quella stessa pista da ballo. Bizzarro, no?

Immagino che i Roses a Spike Island sia stato un altro momento da "eureka!".

Spike Island era la grande adunata, ma noi eravamo fuori di melone allora, non ascoltavamo la musica, facevamo solo: "wahaaaaaaay!". Il momento clou per me è stato il concerto dei Roses all'Empress Ballroom di Blackpool, quando siamo rimasti chiusi dentro e tutto quello.

Sei mai stato in scaletta insieme a John?

Gli Oasis e i Roses? No, ma i Seahorses ci hanno fatto da gruppo spalla in Europa. Erano una band eccezionale.

Che, come i Beady Eye, erano verso un punto di non ritorno, provavano a venire dopo a una cosa accaduta subito prima.

Sì, i Seahorses erano una band eccezionale e i Beady Eye erano una band eccezionale. Penso che la gente faticasse con i nomi. Se i Roses avessero fatto uscire quell'album (Do It Yourself, l'unico album dei Seahorses, ndr) sarebbe stato salutato come dannatamente grandioso. Se gli Oasis avessero pubblicato alcune delle canzoni dei Beady Eye, stessa cosa. In fin dei conti era meglio di quello che tutti gli altri stronzetti facevano nello stesso periodo, quindi mi va bene. 

Tornando al 2022, cosa è accaduto dopo che le acque di Knebworth si sono calmate?

John mi ha mandato un paio di demo con queste parti vocali multitraccia, perché lui non ama la propria voce. Non riuscivo a capire la sua pronuncia, ma ho colto la melodia - era solo chitarra, di cui io ero ossessionato. Ho detto: "Senti, puoi mandare le parole, così riesco a scegliere dei pezzetti?". Me le ha mandate e ho pensato: "Porca troia, queste sono proprio belle!". Prima di rendermene conto ne ha mandata un'altra, poi un'altra. Sono andato a casa sua a Macclesfield - ha un piccolo studio lì - ed è stato allora che le canzoni hanno davvero iniziato a prendere forma.

Poi sei andato in tour con C'mon You Know, ma sei riuscito a ricongiungerti con John a Los Angeles

Ero tornato dal Giappone e avevo un'infezione polmonare presa sugli aerei e tutta quella roba. Mi frego sempre su quei voli - l'aria condizionata mi ammazza. Ho trascorso una settimana riposandomi e rimettendo a posto le vie respiratorie e poi ho trascorso tre settimane in studio a fare la registrazione.

È stato proprio veloce.

Io non cazzeggio! Non ascoltare cosa dice il fratellone sui giornali di me, che sono pigro, amico. Io non perdo tempo e Squire non perde tempo e Greg Kurstin, il produttore, non perde tempo.

In precedenza Greg ha lavorato ai tuoi album da solista e con gente come Adele, Paul McCartney e Harry Styles. 

La cosa di Greg è che sa suonare anche gli strumenti - è bravissimo alla batteria, al basso e al pianoforte. Non hai proprio bisogno di essere lì con una band, chiaro? Inoltre tutta la sua strumentazione è proprio figa e funziona. Sei in uno di quegli studi e pensi: "Tiriamo fuori il mellotron!", per poi sentirti dire: "Il tizio che ne capisce è in vacanza a Benidorm e non tornerà prima della prossima settimana". Tutti quei giorni in cui eri seduto in studio a bere e sniffare la cazzo di cocaina e andare fuori di melone sono finiti, amico. Il tempo è denaro. Devi fare le cose. 

È il vecchio mantra: entra lì, fai il danno ed esci prima che qualcuno se ne accorga.

Esattamente. Più invecchi, più la cosa ha i caratteri di una missione. Quando sei giovane ti trastulli per giorni, settimane e mesi. Non più, cazzo.

"Avresti dovuto scoparmi quando ne avevi la possibilità", verso di One Day At A Time, urla "verso di Liam Gallagher", ma in realtà è del signor Squire. 

Sì, lui ha scritto tutte le parole e fatto tutte le canzoni. È un autore migliore di me, amico. A volte devi prendere un sedile posteriore. Mi sento molto più a mio agio a cantare che a dovermi preoccupare dei testi. Io scrivo canzoni a denti stretti. Avevo sempre Noel che lo faceva per noi. Sono un autore part-time, ma, per tornare a quel verso, mi piace cantare "avresti dovuto scoparmi quando ne avevi la possibilità", di sicuro. 

Una delle mie canzoni preferite dell'album è One Day At A Time, che comprende l'ugualmente irriverente verso "Grazie per i tuoi pensieri e le tue preghiere ... e vaffanculo pure a te!".

(ride, ndr) Non sono gli U2, la band ... (la pronuncia inglese di U2 è uguale a quella di you too, "pure a te", ndr)

Hai avuto modo di vedere l'one man show di Bono?

No, non vado ai concerti, amico. A meno che non sia io a cantare, me ne sto a casa. Si chiama "compiere cinquant'anni"! 

Hai fatto anche un discorso per il cinquantesimo compleanno?

No, amico, no. Siamo ancora qui. Ho un aspetto piuttosto decente e speriamo di continuare a lungo, cazzo, a vivere e a respirare.

Sembra anche che tu te la stia spassando su I'm a Wheel, che è una canzone blues sporca e scabrosa. 

Non so molto di blues a parte la squadra di calcio (i blues del Chelsea, ndr), ma non ho mai cantato qualcosa di simile in passato. Non ho pensato: "Porca troia, non so fare questo", però. Semplicemente ci sono entrato dentro a tutto gas e l'ho azzeccata in pieno.

Mi ricorda Mick e Keith che ci danno dentro in The Rolling Stones Blues in Hackney Diamonds. 

Ah sì? Non ascolto niente di successivo ai cazzo di anni '60 e '70.

Hai detto di recente che il brano di chiusura dell'album, Mother Nature's Song, ti ha fatto piangere - e posso capire perché. Intendo: il cazzo di lavoro di chitarra ...

Le melodie e la voce e il sentimento della canzone ... è bellissima.

L'unica parola per il riff all'inizio di Just Another Rainbow è "biblico!" Cosa ti è passato per la testa quando l'hai ascoltato per la prima volta?

Per me quel riff di chitarra è come una chiamata alle armi. È come essere sulla luna e piantare la tua bandiera: "Bene, siamo qui!". Anche il testo ... Immagino che sia la canzone con cui apriremo i concerti. Non vedo l'ora di cominciare a provare tra qualche settimana.

Quando sarai in tour in Europa e negli States viaggerai con il tuo adorabile passaporto irlandese mentre John sarà bloccato in coda con trecento altri britannici?

Non ce l'ho, amico. Devo procurarmelo. Continuo a minacciarlo, ma non ne ho ancora trovato il tempo. Quindi sarò bloccato in coda come una ciambella.

Fai richiesta ora e lo avrai in tempo per l'inizio del tour.

D'accordo, dolcezza! 

Infine cosa direbbe il maturo, casalingo, mite 51enne Liam Gallagher all'adolescente che negli anni '80 è rimasto a bocca aperta di fronte a John Squire e al resto dei Roses?

Non prenderti troppo sul serio, amico. Divertiti, prova a fare la cosa tua. Non stiamo curando il cancro, stiamo solo facendo musica. E non essere neanche troppo duro con te stesso.

Source: Hot Press Magazine, Dublino - traduzione di oasisnotizie - foto di Tom Oxley

(Continua con l'intervista a John Squire, nei nostri prossimi post)

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