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sabato 5 luglio 2025

Un minuto del concerto degli Oasis a Cardiff al TG1 delle ore 8 del 5 luglio 2025

Un minuto del concerto degli Oasis a Cardiff trasmesso dal TG1 delle ore 8 del 5 luglio 2025.  

  

Articolo sul Corriere della Sera di oggi 

Articolo su La Repubblica di oggi

 


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venerdì 4 luglio 2025

Oasis, stasera la reunion a Cardiff davanti a 75 mila fan: niente streaming, per (ri)vederli bisogna esserci. Ecco la scaletta


È tutto pronto al Principality Stadium di Cardiff, in Galles, per il debutto dell'epocale tour di reunion degli Oasis da 1,4 milioni di biglietti venduti e 470 milioni di incassi: dalla scaletta all'atmosfera, tutto quello che c'è da sapere.

Il giorno che i fan hanno aspettato per sedici, lunghissimi anni è finalmente arrivato. All’epocale reunion degli Oasis, la rock band britannica più iconica degli anni '90, mancano ormai poche ore. Alle 20.15 di questa sera - quando in Italia, per via del fuso orario, saranno le 21.15 - Noel e Liam Gallagher, 58 anni il primo e 52 il secondo, i fratelli più rissosi del rock, sul palco del Principality Stadium di Cardiff, in Galles, faranno pace davanti a 75 mila spettatori.

Era il 28 agosto 2009 quando una furibonda lite nel backstage del festival parigino Rock en Seine mise la parola fine alla storia della band da 75 milioni di copie vendute a livello mondiale grazie a hit come Wonderwall, Don’t Look Back in Anger, Live Forever.

Nella notte tra mercoledì e giovedì sopra allo stadio di Cardiff, dove oltre a questa sera la band si esibirà anche domani, uno spettacolare show di droni ha composto il celebre logo della band. I due concerti, per i quali è già partita la caccia alla scaletta (ma quelle che si rincorrono sui social sono voci frutto dell'attesa spasmodica, incontrollabili e incontrollate), sono sold out, come le altre 15 date del tour nel Regno Unito e in Irlanda, annunciate un anno fa: sono stati venduti 1,4 milioni di biglietti e l’incasso è pari a 400 milioni di sterline (470 milioni di euro). Una cifra alla quale vanno aggiunti gli introiti derivanti dai vari accordi con marchi e case di moda: un noto brand tedesco di abbigliamento sportivo, per dire, ha messo in vendita diversi capi dedicati ai Gallagher e allestito nei propri negozi nelle principali città britanniche spazi dedicati alla band, con l’esposizione di memorabilia (vecchie scarpe indossate da Noel e Liam sui palchi di concerti storici, ma anche parka) e le copie dei dischi. Gli show non saranno trasmessi in diretta da nessuna emittente: bisogna esserci, per (ri)vedere i Gallagher insieme.

Anche in Italia la Oasis mania si riaccende. La parodia dei fratelli Gallagher proposta da Valerio Lundini - tra i fortunati che sono riusciti ad acquistare il biglietto per il debutto: è a Cardiff - nel suo programma In&Out su Tv8 è diventata virale sui social. E mentre Sony Music ha annunciato l’uscita, prevista per il 3 ottobre, di una riedizione dell’album (What’s the Story) Morning Glory?. Rizzoli pubblicherà due libri: l’8 luglio uscirà Oasis: The Masterplan di Kevin Cummins con foto dedicate allo stile leggendario del gruppo, mentre il 23 settembre uscirà la monografia a cura di Noel Gallagher, ma firmata da Jill Furmanovsky, Oasis: Trying To Find A Qay Out of Nowhere 1994-2009 / 2025. Secondo le stime le due date di oggi e domani a Cardiff hanno portato alla città 80 milioni di sterline (92 milioni di euro) di indotto tra hotel (introvabili), ristoranti, bar. E cifre simili saranno generate dalle altre 15 date: le più attese sono quelle che l’11, il 12, il 16, il 19 e il 20 luglio segneranno il ritorno degli Oasis a Heaton Park nella loro Manchester e quelle del 25, 26 e 30 luglio e del 2 e 3 agosto allo Stadio di Wembley a Londra.

I dati fanno gola alle città rimaste per ora fuori dal tour: Roma si è candidata a ospitare uno show nel 2026, dopo quelli in America del Nord e del Sud, in Oceania e in Asia. Top secret la scaletta: i titoli che circolano all’impazzata sono frutto dell’attesa spasmodica. Noel e Liam saranno accompagnati da membri storici del gruppo come il bassista Andy Bell, i chitarristi Paul “Bonehead” Arthurs e Gem Archer e dai turnisti Joey Waronker e Christian Madden, rispettivamente alla batteria e alle tastiere. Ci saranno inoltre cinque turnisti. Nessuna conferenza stampa in programma: un modo per tenere a bada i rispettivi ego e scongiurare il rischio di una nuova lite, che potrebbe mandare in fumo i colossali ricavi.<

Source: Il Messaggero
 

Il tour 2025 degli Oasis partirà il prossimo 4 luglio dal Principality Stadium di Cardiff, in Galles, e terminerà il 23 novembre a San Paolo, in Brasile.

Quattro mesi di musica live con 41 concerti in giro per il mondo: 19 date in Europa, 9 in Nord America, 3 in Asia, 5 in Oceania e 5 in Sud America.

Nessuna data prevista, almeno per il momento, in Italia: in Europa il tour toccherà solo Regno Unito e Irlanda, con 17 date tra Cardiff, Manchester, Londra, Edimburgo e Dublino.

Ecco la scaletta che dovrebbero eseguire gli Oasis stasera sul palco di Cardiff, secondo quanto riporta il Daily Mail.






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Oasis, è il giorno della reunion attesa 16 anni. "Tutti si chiedono quanto durerà". L'articolo su La Nazione

Roma, 4 luglio 2025 – Oasis Forever. Per quell’attitudine che hanno le pietre tombali a trasformarsi in pietre filosofali, il ritorno degli Oasis stasera al Principality Stadium di Cardiff è atteso come evento dell’anno. Una reviviscenza di quell’epopea sotterrata sedici anni fa a suon di risse e insulti a mezzo stampa che tutti giudicavano altamente improbabile solo fino all’estate scorsa. E siccome, al di là dei proclami, suonare nei club da tremila persone diverte, ma è decisamente meno esaltante di farlo negli stadi da cinquantamila, ecco i fratelli-coltelli del rock britannico accantonare ("sotterrare" sarebbe forse eccessivo) l’ascia di guerra per regalarsi un tour da cinquantenni per un popolo dí cinquantenni ancora pronti a farsi carezzare il pelo da Wonderwall e Champagne Supernova.

Era l’8 ottobre 2009 quando a Cardiff l’edicolante della vittoriana Morgan Arcade si ritrovò sull’uscio del negozio la mazzetta del Times in cui Liam tuonava "Gli Oasis non esistono più, penso lo abbiamo capito tutti. È finita". Mai avrebbe immaginato, probabilmente, di ritrovarselo nel 2025 a cinquecento metri di distanza per riavviare l’epopea di un passato che non passa. Il senso di revival di tutta l’operazione si evince pure dalla composizione della band, che vede la richiamata in servizio di Andy Bell al basso, Gem Archer e Paul “Bonehead” Arthurs alle chitarre. Alla batteria invece arriva Joey Waronker, già con Rem, Beck e gli Atoms for Peace di Thom Yorke. Supporter un vecchio amico quale il frontman dei Verve Richard Ashcroft (Noel gli dedicò addirittura Cast no shadow in (What’s The Story) Morning Glory?”).

In una Cardiff in ebollizione, l’unico pensiero sembra essere: per quanto tempo reggerà il sogno? L’esperienza insegna, infatti, che gli Oasis sono una band che inizia a sciogliersi nel momento esatto in cui si ritrova. Basta ricordarsi di quel 20 agosto 2009 a Bercy, quando a far traboccare il vaso fu una chitarra di Noel fracassata dal fratello su un tavolo di vetro nel backstage del festival parigino Rock en Seine. Affronto davanti a cui neppure quella santa donna di mamma Peggy, 82 anni, l’unica capace di far ragionare le teste matte che ha messo al mondo, riuscì a scongiurare il patatrac.

La scarsa affidabilità dei fratelli ha indotto stavolta gli organizzatori a concordare pagamenti show dopo show. Questo al fine di evitare sorprese tenuto conto dell’impatto economico di un’impresa del valore di 400 milioni di sterline solo per i 14 concerti nel Regno Unito. Secondo la Birmingham City University, infatti, per gli show oltre Manica di questo Oasis Live ‘25 Tour Liam e Noel Gallagher incasseranno 50 milioni di sterline a testa, quindi circa 3 e mezzo a concerto. Cifra che include la vendita dei biglietti e i relativi ricavi, ma non tiene conto dei guadagni connessi al merchandising e gli altri accordi commerciali. Una “benevolenza” che avrebbe indotto i Gallagher a rinunciare alla formula prendi i soldi e scappa dei concerti da 75-80 minuti a cui avevano abituato i fan nell’altra vita, per arrivare a 135-140.

Intenzionati a non farsi mancare nulla, nel trentesimo anniversario di (What’s The Story) Morning Glory? Noel e Liam hanno concordato con la Sony una ristampa speciale di quell’album benedetto dal dio delle hit-parade uscito nell’ottobre del 1995 e arrivato al traguardo dei 22 milioni di copie vendute nel mondo (5,5 milioni solo negli Stati Uniti), il terzo più venduto della storia nel Regno Unito. Insomma, una vera miniera d’oro, visto che il tour dopo aver toccato Manchester, Londra, Edimburgo e Dublino si sposterà in Giappone, Corea del Sud e America del Nord, Centro e Sud per poi regalarsi un gran finale all’Estádio do Morumbi di San Paolo il 23 novembre.

Source: La Nazione 
 
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mercoledì 31 maggio 2023

Trent'anni fa lo storico concerto che lanciò gli Oasis. Così è nata la band dei pionieri del brit pop

Il 31 maggio 1993 da una rissa mancata in Scozia partì l’avventura del leggendario gruppo dei fratelli Gallagher. Oltre 30 milioni di dischi venduti. I successi che hanno segnato gli anni '90.

Mai fidarsi della primavera scozzese. Alle sei di pomeriggio, a Glasgow, con il sole ormai sparito dietro ai palazzoni della stazione, i 23 gradi di mezzogiorno sono soltanto un ricordo. A notte inoltrata, quando lo sciame di ragazzi e ragazze riemerge dalla cantina del King Tut's Wah Wah Hut, lo storico locale seminterrato del civico 272A, l’aria fredda che li schiaffeggia dice 8 miseri gradi. Sono tanti, eppure solo una dozzina di loro, qualche anno dopo, potrà vantarsi di avere assistito a un evento mitico della storia del rock recente. Trentuno maggio del 1993, 30 anni fa esatti: in quella sera scozzese, da una rissa mancata, sono nati gli Oasis.

Famosi per caso

Oltre 30 milioni di dischi venduti, pionieri del brit-pop che tanti proseliti avrebbe fatto nel mondo, di diventare famosi così, in un lunedì sera di primavera così lontano da casa, non l'avrebbero mai detto probabilmente neppure loro. Di certo non Liam Gallagher, il cantante della band, che a un certo punto qualche mese prima aveva accettato di fare entrare nel gruppo con il grado di leader, suo odiato, amato (ma forse più odiato) fratello maggiore Noel, condannando la band ad anni di litigi, a botte da orbi, concerti lasciati a metà e pranzi di Natale da incubo in famiglia, sotto allo sguardo preoccupato di mamma Peggy ,e al tempo stesso firmando il proprio assegno in bianco per il successo mondiale. Rissosi e genuini, egocentrici e geniali, questo sono stati gli Oasis. E quella sera del 31 maggio 1993 hanno mostrato per intero quel loro carattere, arrivando a un passo dal menarsi con il buttafuori. Sarebbe successo, qualcuno avrebbe chiamato poliziotti, e noi non li avremmo mai conosciuti. E invece eccoci qua.

Genesi di un successo

Perché fare a botte? Sembra di vederli. Metà pomeriggio: dalla duna di St. Vincent street, che dai quartieri alti degrada verso il fiume, si materializza un vecchio furgone scassato preso a noleggio. Parcheggia in divieto sul lato della strada davanti al locale, ne scende un ventiseienne in jeans e camicia bianca. Di fianco a lui un ragazzino in tuta. Si stiracchiano sotto allo sguardo curioso del buttafuori del King tut’s, fanno il giro del furgone, aprono il portellone e, anziché tirar fuori degli strumenti, lasciano spazio a una successione inaudita di gente stipata lì dentro. Due, cinque, sette: alla fine sarà una dozzina di loro coetanei. Si tratta del resto della band e dei loro primi ‘produttori’. Ovvero gli amici del pub che, la sera prima, hanno acconsentito ad autotassarsi per permettere loro di affittare il mezzo che li avrebbe portati a Glasgow a esibirsi... a patto che, ovvio, “veniamo anche noi”.

Tutta colpa di Debbie

Anche il concerto d’altronde era arrivato per caso. Debbie Turner, la cantante delle Sister Lovers, la band che provava nella saletta di fianco a loro, a Manchester, era andata da Noel una sera tutta contenta per dirgli che il lunedì successivo, 31 maggio, avrebbero preso parte a una serata al mitico King Tut's di Glasgow. “Beh, venite anche voi, no?”. Noel lo aveva comunicato agli altri, poi insieme, la sera al pub, si erano inventati la raccolta fondi per il furgone. Debbie, per contro, ne aveva a sua volta parlato con i Boyfriends, l’altra band che si sarebbe esibita quella sera. Lì è nato il malinteso. Qualcuno pensò che qualcun altro avrebbe chiamato gli organizzatori per avvertirli che i gruppi sul palco, quel lunedì 31 maggio, sarebbero stati quattro e non tre. In realtà nessuno lo aveva fatto, ed è il motivo per cui, arrivati da Manchester, nel tardo pomeriggio, dopo un viaggio di quattro ore, i Gallagher e soci si sentirono dire che no, nessuna esibizione era prevista.

Bomba o non bomba

“Noi siamo gli Oasis, dobbiamo suonare”. “In lista non ho nessun Oasis”. “Senti amico, devi lasciarci entrare, siamo venuti da Manchester per questo”. “Per quel che mi riguarda potete tornarci o andarvene a quel paese”. Fino a qui è cronaca. Da questo punto della storia in poi, però, le testimonianze divergono. La tesi imperante è che i manchesteriani, sempre più irrequieti, di fronte al diniego abbiamo dato in escandescenze e - complici del loro numero (almeno una dozzina di supporters più i cinque membri della band) abbiano iniziato a farsi violenti. A quel punto i gestori del locale, pur di evitare una rissa, avrebbero ceduto a farli suonare in apertura. Noel Gallagher ha più volte smentito questa tesi, e così hanno fatto anche i membri dei Boyfriends. Una tesi che non si regge, a parer loro, più per l’anatomia dei fatti in sé che per motivazioni etiche. Come avrebbero potuto dei ragazzini di Manchester menare le mani in trasferta, in un locale di Glasgow, e sperare poi di farla franca? La seconda versione, dunque, è più accomodante. Di sicuro la discussione accesa col buttafuori ci fu. Poi Noel chiese di mandare a chiamare Debbie Turner delle Sister lovers. A lei spiegò il problema e Debbie lo condivise con i Boyfriends, il cui batterista conosceva Noel per aver lavorato con lui come tecnico degli Inspiral Quartet. I due gruppi iniziarono a fare pressioni sugli organizzatori che, però, rimasero irremovibili: lo spazio per un’altra band non c’è. Poi sensi di colpa per aver preso in giro quei ragazzi, arrivati da Manchester con i soldi raccolti grazie a una colletta, ebbero la maggiore. Così le tre band in scaletta a ridosso del concerto si ritirarono sull’Aventino: o c’è spazio anche per gli Oasis, oppure non si esibirà nessuno, e addio incassi per il locale. Un compromesso, alla fine, si trovò: tutti avrebbero rinunciato a un brano così da raggranellare il tempo per far suonare tre pezzi in apertura di serata a quei ragazzi senza arte né parte. Gli Oasis entrarono. Guadagnarono i camerini, il diritto a stappare una birra e a salire sul palco senza aver neppure fatto un sound check. Ma tanto sarebbe bastato per fare la Storia.

Anche l’amore ci mette lo zampino

Sfatti, scombinati, confusionari. A inizio serata gli Oasis sono davvero sul palco. Liam Gallagher se ne sta in tuta, Noel si guarda attorno finto-annoiato, Paul ‘Bonehead’ Arthurs e gli altri accordano gli strumenti nervosi. Hanno tre pezzi in croce, e uno di questi non è neppure loro, ma una cover dei Beatles, “I am the walrus”. Dall’altro lato del palco, nella sala semivuota a inizio serata, ci sono i loro amici che fanno bisboccia ma, al di là di loro, un altro pugno di persone o poco più. Nulla di ciò sembrerebbe, a ben guardare, un appuntamento col destino. Per diventarlo dovrà metterci lo zampino l’amore. Anzi, meglio: il risentimento. Quello di Alan McGee, produttore della Creation Records, etichetta dalle alterne fortune. Dalla sua ha dischi osannati dalla critica, contro di lei il fatto che quegli stessi dischi venivano poi venduti zero, anzi, meno che zero, con grandissimo dispendio di soldi ed energie. L’ultimo tonfo è stato ‘Loveless’ dei My bloody valentine. Un disco-cardine, scintillante ancora ora, che pure stentò nei negozi.

Toccare il fondo per risalire

McGee in quel 1993 ha dovuto cedere metà della proprietà della sua etichetta alla Sony e le fortune, no, non stanno girando dalla parte sua. Neanche quelle d’amore, si diceva. Debbie Turner, proprio la cantante delle Lovers sisters, lo ha appena mollato. Motivo per cui il produttore non ha alcuna intenzione di presentarsi quella sera al King tut’s, dove è di casa. Se alla fine deciderà di andare sarà, per sua stessa ammissione, esclusivamente per farle dispetto. L’idea è quella di piazzarsi sotto al palco, a fissarla negli occhi durante l’esibizione, per metterla in imbarazzo e soggezione. Lo decide all’ultimo, in ogni caso. E quando entra, la serata è appena iniziata. Sul palco c’è una band di personaggi assurdi che sta suonando una canzone dei Beatles facendo una gran confusione tra chitarre distorte e colpi di batteria. McGee osserva il cantante, un 21enne in tuta, così anti-personaggio da risultare perfettamente artistico. Ne vede del buono: ci vuole del fegato a salire su un palco davanti a 20 persone scarse e martoriare la canzone di dei mostri sacri come i Beatles mantenendo l’aplombe di chi si sente ancora in sala prove. Il produttore chiede al fonico. Chi sono? “Dei tizi di Manchester che non erano neppure previsti”. “E chi è il loro manager?” Il fonico scoppia in una risata: “Questi è già tanto se posseggono degli strumenti”. McGee alza le spalle. Per lui, in fondo, è soltanto meglio.

Adesso manca solo uno sbruffone

A fine concerto il produttore si presenterà da loro nei camerini. “Chi è il capo, qui?”. Tutti indicano Noel pensando a qualche rogna. Il chitarrista si avvicina al tizio, birra in mano, e ne ascolta il discorsetto. Siete bravi, vorrei produrvi. Avete dei brani? Un demo? Gallagher lo osserva per tutto il tempo convinto che si tratti di uno scherzo, di un tiro mancino dei suoi amici là fuori. Aspetta il momento in cui il tizio si tradirà, e inizierà a non sapere più cosa dire, oppure si metterà a ridere, e a quel punto si sentirà autorizzato a sferrargli un pugno sul naso. Ma McGee si fa serio. Vuole davvero un demo e Noel, nel dubbio, sta al gioco. Così prenderà i suoi contatti e il giorno dopo gli manderà il nastro delle loro prove in sala. La risposta che arriverà sarà una busta con dentro i biglietti del treno per Londra: “ho ascoltato il demo, parliamone”.

I treni per Londra

Gli Oasis si presenteranno titubanti. “Avete buone carte, ma servono anche delle canzoni, quante ne avete?”. Noel zittisce i suoi colleghi, parla lui. Esagera: “Abbiamo un disco intero, è già pronto”. Bonehead, il chitarrista, riporterà per anni il panico di loro quattro di fronte a quella menzogna di Noel. Ma non può fare tutto il destino. A un certo punto serve qualcuno che ne sappia cogliere gli aiuti e ci metta del suo. Così i cinque lasciano lo studio della Creation Records con un contratto firmato e l’impegno a registrare subito un disco di brani propri. L’unico sereno è Noel, a lui tutto fa paura, nella vita, fuorché scrivere canzoni. Eppure ci vorrà più di un anno. Un taglia e cuci a cui quei ragazzini non erano abituati. Quando il disco sarà pronto, per scherzare sopra a quel senso di precarietà che li aveva accompagnati lungo tutto il percorso, lo chiameranno ‘Definitively Maybe’, ovvero “sicuramente forse”. Dal 29 agosto 1994, giorno della sua uscita, quell’album non avrebbe più smesso di vendere. Lo fa tuttora, con gli Oasis sciolti ormai da quasi quindici anni. A ricordarci di come la creatività, in fondo, sia un fiore spontaneo. Che nasce e cresce per una coincidenza incredibile di fattori casuali. E ad almeno un monito per buttafuori, organizzatori, produttori&Co. Uno tra tutti, che dovrebbe essere ancora oggi l’inno alle possibilità di espressione: non prendere mai sottogamba un gruppo di ragazzini che sembrano sapere il fatto loro, al punto di presentarsi con un furgone in affitto a centinaia di chilometri da casa pur di suonare. Prenditi il lusso di vederli sul palco. Magari non se ne fa nulla. Oppure scopri gli Oasis.

Simone Arminio (Quotidiano.net)

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sabato 22 aprile 2023

Noel Gallagher alla Repubblica: "Un tour con gli Oasis? Solo se John Lennon torna dall'altro mondo. Le band di oggi? Una noia ..."

Parla piano, con un'ombra d'aplomb inglese che l'età deve avergli concesso. E sorride delle battute che piazza qui e là tra un intercalare sboccato e qualche affondo sagace sulla musica, la vita da persona matura, sui bei tempi andati che comunque pare non rimpiangere affatto: Noel Gallagher è pronto a tornare con un nuovo disco, Council skies, che uscirà il 2 giugno, insieme ai suoi High Flying Birds e ha già dato appuntamento ai fan italiani per il prossimo 8 novembre al Mediolanum Forum di Milano.

Dieci nuove canzoni - che diventano molte di più nella versione deluxe comprendente anche i remix di Robert Smith dei Cure (Pretty boy) e dei Pet Shop Boys (Think of a number) - composte durante il lockdown: "Forse riflessivo è l'aggettivo che userei per descrivere questo disco", spiega soffermandosi sulla foto di copertina, uno scatto del fotografo Kevin Cummins che ritrae gli strumenti della band sistemati nel punto esatto in cui c'era il centrocampo dello storico stadio di Maine Road, per ottant'anni casa dell'amato Manchester City.

Ha tanto di Noel e del suo gusto melodico/malinconico questo nuovo Council skies, "per il periodo in cui è stato scritto e per aver attraversato alcune vicende nella mia vita personale", spiega riferendosi forse all'annunciato divorzio dalla moglie. "Tutto viene fuori nelle canzoni", dice. "Ma credo che anche in quella più malinconica del disco ci sia sempre un po' di speranza e che questi brani fossero il modo migliore di tornare, perché arrivano da un luogo di verità".

Con Council skies infatti ha detto di voler tornare alle origini e a quell'urgenza del fare canzoni sincere e aperte come Easy now, uno dei singoli estratti insieme a Pretty boy, Dead to the world ("Una grande canzone con quell'atmosfera noir, una delle mie preferite del disco", dice) e la title track Council skies. A dare un peso specifico ad alcuni pezzi poi - le già citate Council skies, Pretty boy e Open the door, see what you find, c'è la collaborazione con Johnny Marr degli Smiths.

"La musica in sé è la ricompensa", dice Noel. "Creare dal nulla nuove canzoni che le persone faranno proprie è il più grande privilegio e farlo ancora dopo trent'anni è incredibile. Sarebbe molto facile mettere su una band che suoni come gli Oasis. Sarebbe un grande successo, ma non è la mia idea. Specialmente in questo periodo di guerre e altre robe schifose, se sei un artista e puoi creare, dovresti condividere delle cose buone con il mondo, anche solo simboliche, perché potresti far felice qualcuno da qualche parte".

A lui la musica, racconta, agli inizi l'ha persino salvato, quando non aveva nulla, né un lavoro né altro. Se però gli Oasis non fossero arrivati in quel momento, spiega, "ci sarebbe stato comunque qualcuno, perché c'era un bisogno da parte di una generazione di avere una band tutta sua e noi avevamo deciso di essere quella band. Se i Verve ad esempio fossero esplosi tre anni prima forse i ruoli avrebbero potuto anche essere inversi"

L'anno prossimo cadrà il trentennale dell'uscita del primo disco degli Oasis Definitely maybe, ma Noel fa muro riguardo a una reunion col fratello Liam (che riesce a non nominare mai).

"Il 2024 può essere l'anno buono? Per la Champions League? Con Haaland al City tutto è possibile", ribatte ridendo. 

"Ho però ritrovato nel caveau della Sony molti nastri dalle session di Definitely maybe che pensavamo persi e sono fottutamente fantastici. Tutte cose che non avete mai sentito". 

E quindi sì, dai - risponde sarcastico a chi lo incalza - "ci riformeremo, faremo un tour gigantesco e suoneremo in sequenza tutto, pure Morning glory. E anche i Beatles si riuniranno e i Sex Pistols, e John Lennon tornerà dall'altro mondo. Io, però, ho difficoltà nel cercare di ricreare il passato, il mondo è diverso e diversa era quella Manchester negli anni '80 e '90 e noi eravamo costretti a inventarci un mondo tutto nostro dentro la musica. Le classifiche erano dominate dalle band, Oasis, Primal Scream, Verve. Oggi le case discografiche amano le "keyboard bands" che bevono tè, ed è una c... di noia!".

(Repubblica.it, 22 aprile 2023)

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Noel Gallagher al Corriere della Sera: "Per me inizia un nuovo ciclo. Oasis? Non torneranno. I Maneskin? Chi? Quelli col cantante che si faceva in diretta?"

Council Skies è il quarto album del più grande dei Gallagher. «È l'avvio di un nuovo ciclo».

di Andrea Laffranchi

«Finora quello con gli High Flying Birds è stato un progetto solista. Questo è il primo album in cui la band suona ed è coinvolta in studio. È l’avvio di un nuovo ciclo». Noel Gallagher presenta così Council Skies, quarto album della sua carriera senza il fratello Liam, un nuovo passo nel post-Oasis.

Ci sono rumors che per i 30 anni da «Definitely Maybe», il vostro debutto, e dopo anni di insulti a distanza, nel 2024 ci sarà la reunion...

«Negli archivi della Sony abbiamo ritrovato dei nastri che risalgono a quelle session. Pensavamo fossero andati persi, ma erano soltanto stati etichettati in modo sbagliato. Sono sorprendenti... Ci sono delle versioni splendide di quei brani, alcune in versione acustica. Però non ci sarà un tour, non torneremo per suonarle insieme».

Ha pensato di ripercorrere quegli anni e la sua vita con uno show teatrale o un’autobiografia come Bono o Springsteen?

«Grande show quello di Bono. Ci sono stato con mio figlio Donovan che ha 16 anni e quando Bono si è messo aballare sul tavolo mi ha detto “ma è fuori?”. Per scrivere un libro ci vuole tempo, un paio d’anni almeno. Se mai lo facessi non vorrei avere un ghost writer e in quell’intervallo di tempo preferisco scrivere un altro disco».

«Easy Now», uno dei nuovi singoli, riporta al suono degli Oasis. Tutto l’album guarda al rock, abbandonando le sperimentazioni dall’autodefinito «cosmic pop» psichedelico del precedente.

«Quel disco non era suonato in studio con tutti i musicisti insieme, era nato come un collage. Queste canzoni invece sono nate tutte con la chitarra acustica. Vorrei portarle tutte in tour, anche se dovrò sceglierne solo alcune perché non possono mancare molti brani del passato e non voglio diventare come Springsteen che suona 4 ore di fila».

Nel disco ospita di nuovo la leggenda della chitarra Johnny Marr, ex Smiths.

«Chi non ha bisogno di avere Johnny su un disco? Ho il suo cellulare e gli ho detto che se continua a non rispondere, continuo a chiamarlo. In studio è sempre entusiasta, ma non cerca mai di dominare, è sempre rispettoso dei brani su cui interviene».

Conosce i Måneskin?

«Eurovision è una roba fuorissima... Loro sono quelli col tipo che si faceva in diretta, vero?».

Per la verità il leader Damiano ha smentito...

«Non ho in mente la loro musica, in realtà».

Si ricorda quando scrisse «Live Forever»? 

«Non eravamo nessuno. Ero in un appartamento a Manchester, un martedì pomeriggio. La portai alle prove della band e Bonehead disse “non l’hai scritta tu”. Ho capito che sarebbe stata un classico e che le cose non sarebbero state più come prima per noi».

Le atmosfere del disco sono spesso dark. Sulla cover dell’album, uno scatto in bianco e nero, ci sono gli strumenti per un concerto piazzati su una rotonda. Non c’è anima viva, voleva evocare il lockdown?

«Non mi piace avere la faccia sulle copertine. L’idea degli strumenti viene dal retro della cover di Ummagumma dei Pink Floyd. Ho scritto tutte le canzoni nei mesi della pandemia, ma non è quello il tema dei testi. Che invece definirei riflessivi, parola che userei per descrivere tutto il disco. E per quanto riguarda l’anima dark credo che abbiano influito anche cose accadute nella vita privata (si è separato dalla moglie Sara MacDonald dopo 22 anni, ndr), ma anche nelle canzoni più malinconiche c’è sempre una speranza».

Lei è un simbolo del brit rock: suonerà all’incoronazione di re Carlo?

«Non me lo hanno chiesto e comunque non lo farei. In molti hanno rifiutato di partecipare. Alla mia generazione non interessa nulla della royal family. Abbiamo amato la regina che c’era già quando eravamo bambini, ma il resto è roba per turisti americani».

CLICCA QUI PER LEGGERLA DAL GIORNALE

(Corriere della Sera, 22 aprile 2023)

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Noel Gallagher intervistato sul Giornale: "Torno dal vivo, le mie canzoni devono entrare nella vita della gente. I Maneskin? Bel look, ma non ne conosco le canzoni"

Il cantante parla di Council Skies: "È un disco nato durante il Covid, è carico di riflessione" 

di Paolo Giordano

Noel Gallagher è una delle ultime rockstar che dicono quello che pensano.

«Del politically correct non me ne frega un caz...».

Chiaro.

«Se parli con me, ti dico quel che penso, non quello che vuoi sentire. Negli anni Novanta, quando non c'erano i social, gli Oasis o le altre band parlavano così».

A proposito.

«Negli archivi della Sony, praticamente una cassaforte, ho trovato molte versioni alternative (tecnicamente «outtakes», ndr) dei vecchi brani degli Oasis, ma non so cosa ne faremo».

Per adesso dice così ma, si sa, Noel Gallagher ha un rispetto devoto per la propria musica e non accenna che molto probabilmente nel 2024, che è il trentesimo anniversario del debutto, uscirà un disco a nome Oasis, la band che ha creato con il fratello Liam. Per adesso, a inizio giugno, esce Council Skies, che è probabilmente il disco più completo e vincente dei suoi High Flying Birds. «Per la prima volta tutta la mia band suona nelle canzoni», spiega lui, lucidissimo e divertente in un hotel milanese. «Ho scritto tutti i brani durante il lockdown perciò sono più riflessivi».

In effetti tra i brani guizza il riflesso meno conosciuto di questa rockstar classe 1967 che non le manda a dire mai a nessuno, fratello Liam compreso. Dice quel che pensa, anche ai limiti dell'autolesionismo, ma - accidenti - ha il coraggio di farlo, come si leggerà anche più avanti. «In finale contro il mio Manchester City voglio l'Inter che è la più debole e Lukaku è terribile», aveva detto senza giri di parole a SkySport24 poco prima di parlare del nuovo disco. Conciso e concettoso, Noel Gallagher da Manchester conferma di essere se non l'ultimo, il penultimo dei mohicani del rock, quelli che prima la musica e tutto il resto dopo.

Anche in questo caso sulla copertina del disco non c'è il suo volto.

«Non mi piace stare sulla copertina dei miei dischi, a meno che non ci sia una intuizione come quella di Ummagumma dei Pink Floyd».

Nelle nuove canzoni spunta spesso Johnny Marr, leggendario chitarrista degli Smiths.

«Lo conosco da tanto tempo, ho il suo numero di telefono e, se continui a rispondermi, io continuo a chiamarti. In Pretty Boy si sente molto».

La chitarra.

«Oggi i ragazzi non la suonano come un tempo e la nuova musica non c'entra molto con le chitarre, anche perché sono difficili da suonare».

Tra i giovanissimi solo i Måneskin.

«Quelli dell'Eurovision? Amo l'Eurovision, è pazzesco. I Måneskin sono quelli con il cantante che si drogava? (Si riferisce alla scena incriminata e smentita dopo la vittoria alla finale, ndr). Beh, se uno è rock... In ogni caso, hanno un bel look, ma non conosco le loro canzoni».

Per molti le canzoni contano sempre meno.

«Per me il privilegio più grande è poter creare una canzone dal nulla sperando che poi possa entrare nella vita delle persone».

Oggi spesso si spera più di «strimmare» che di entrare nella vita degli altri.

«Quando abbiamo iniziato noi, le classifiche non erano determinanti come oggi. Con l'avvento del maledetto Spotify, hai milioni di canzoni a disposizione e si consumano tutte in fretta, troppo».

Il suo pezzo preferito di Council Skies?

«Dead to the world, sembra perfetto per un film dark romantic».

Il suo film preferito?

«Il buono, il brutto, il cattivo del vostro Sergio Leone, è uscito quando avevo un anno».

Non ha mai fatto una colonna sonora, neanche per James Bond.

«Non me l'hanno mai chiesto, forse dovrei chiamarli per farlo» (ride, ndr).

Non l'hanno chiamata neanche per suonare all'incoronazione di re Carlo III.

«Mah non credo sia molto popolare. Le nuove generazioni non hanno alcun interesse per la casa regnante, che è come la religione: sta scomparendo. La gente voleva bene alla Regina Elisabetta, ma ora dubito che freghi un caz.. a qualcuno».

Il premier britannico Sunak è indagato per...

«... essere un idiota?».

Per conflitto di interessi.

«E dov'è la sorpresa? Fare il politico è il lavoro più schifoso del mondo, anche se sono le banche, e non i politici, a governarlo».

Noel Gallagher e High Flying Birds suoneranno presto dal vivo.

«Ma non voglio fare concerti lunghissimi alla Springsteen perciò non suonerò tutto il nuovo album».

Gli U2 hanno appena reinventato quaranta dei loro classici.

«Ora non c'è qualcosa che avrei voglia di reincidere. Anzi, penso che il tempo sia prezioso e quindi voglio registrare solo cose nuove. Che caz.. di senso ha rifare cose del passato?».

Bono è in tour a teatro con un proprio spettacolo.

«L'ho visto a Londra con mio figlio di 16 anni. A un certo punto Bono si è messo a ballare su di un tavolo e mio figlio mi fa: Mi sa che ce lo siamo giocato» (ride, ndr).

Se gli Oasis non si fossero formati?

«Sarebbe arrivato qualcun altro. Una generazione ha sempre bisogno di sentire propria una band. Se i Verve fossero arrivati prima di noi, ci saremmo scambiati i ruoli. Oggi invece non ci sono band di riferimento, lo noto anche con i miei figli. Ma la chiave restano sempre le canzoni. Nessuno ha scritto un'altra Live forever e io non ero nessuno quando l'ho scritta in un pomeriggio a Manchester. Alla sera l'ho suonata alla band e loro non ci credevano».

Un sondaggio l'ha incoronata «canzone più bella di tutti i tempi».

«Una generazione deve venir fuori senza legarsi troppo al passato, mi sembra il momento giusto».

CLICCA QUI PER LEGGERLA DAL GIORNALE

(Il Giornale, 22 aprile 2023)



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venerdì 4 gennaio 2019

Gem Archer: "Vi racconto il mio Noel Gallagher. La fine degli Oasis? Non mi rattrista. La reunion sì che ci renderebbe tristi"


"Prima di unirmi agli Oasis conoscevo solo Noel, in modo molto superficiale. Ero stato a casa sua a guardare partite di calcio, mi ero imbattuto in lui durante dei concerti. Ci vuole molto tempo, come si usa dire, per conoscere Noel, ma ora è un uomo molto diverso da quello che era allora. È sempre stato uno che conosce se stesso, ma ora lo è ancora di più. Non fa più quella cosa alla Dart Fener. Non mi sorprenderebbe se fosse in grado di sollevarsi in aria di nascosto (ride, ndr)".

"Con lui sono coinvolto in questioni musicali da molto tempo. Quando mi aggregai, una delle nuove canzoni era Gas Panic. Quel verso di apertura, 'Quale fantasma tentatore senza lingua entra strisciando attraverso le mie tende?' (si ferma, ndr) ... Qualunque cosa sia, penso che lui si canti e si scriva una via d'uscita da o di attraversamento di quella cosa. Non forza le cose sull'ascoltatore. Scrive di quello che sta attraversando, come un prisma attraverso il quale gli altri si connettono".

"Noel scrive canzoni grandiose, ma fa dei dischi ancora migliori. Vedo da sempre come è consapevole di come le grandi folle ascoltino le canzoni. L'ultimo album non era quello che mi aspettavo, ma l'ho adorato immediatamente. L'apertura (mentale, ndr) che ha ... andare in studio senza canzoni! Noel ha sempre delle canzoni". 

"Da quando lo conosco suona al massimo dei suoi limiti. Non è un virtuoso e non ha mai voluto esserlo. Non è uno alla John Squire, non è John Frusciante, ma ha personalità, è tutta una questione di canzone e di suono. Compra di continuo attrezzature musicali. Ha forse la migliore collezione di tastiere d'Inghilterra. Usa due dita e sono le due giuste (ride, ndr). Oggigiorno sta suonando la chitarra meno che mai, ma è perché si sta concentrando sul canto. Ma ti dico una cosa, amico, la sua mano destra è la migliore che ci sia, il suo senso del tempo è impeccabile. Assurdo".

"La fine degli Oasis non mi rattrista. È comprensibile. Ho trascorso 10 anni in quella band e ho sempre pensato che potesse finire l'indomani o che potesse andare avanti per 20 anni. OK, 20 era un po' ottimistico, ma questo è il passato. Rifarlo rattristerebbe tutti noi. Nell'ultimo tour abbiamo fatto il tutto esaurito per tre serate a Wembley, quindi non era proprio il caso di dire 'sopprimiamo questo animale'. Abbiamo tutti mantenuto quell'aereo in volo. E oggi quando suoni a Rosario, in Argentina, e i ragazzi che erano troppo piccoli per vedere la band hanno tutti le magliette degli Oasis e conoscono tutti i testi ... in testa mia era semplicemente perfetto così com'era".

-Gem Archer

Nel gennaio 2014 lo stesso Gem si diceva possibilista su una reunion degli Oasis ... 

Source: rivista Mojo, numero di febbraio 2019
traduz. by oasisnotizie

LEGGI ANCHE:  I SEGRETI DELLE CHITARRE DI GEM ARCHER: "NOEL? IL NON PLUS ULTRA. ABBIAMO GIÀ 35 CANZONI IN SCALETTA" - 24 ottobre 2018

Nella seconda foto: Gem dal vivo con la band di Noel al SSE Hydro di Glasgow il 24 aprile 2018

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sabato 15 settembre 2018

I numeri di Liam Gallagher su SportWeek: "Voleva fare la storia del calcio, ha fatto quella della musica"

SportWeek, settimanale della Gazzetta dello Sport, dedica oggi una pagina ai numeri di Liam Gallagher. Eccola qui.

CLICCA QUI per la versione ad alta risoluzione. 


Thanks to Marco Belloni per la segnalazione.

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sabato 11 agosto 2018

Liam Gallagher in concerto in Turchia per la prima volta

Un Gallagher approda per la prima volta in Turchia. È Liam, che sarà in concerto a Istanbul il 14 agosto, nell'ambito della Istanbul Blue Night. A supporto dell'ex Oasis ci saranno, tra gli altri, gli Starsailor. 



Ecco l'articolo apparso oggi sul quotidiano turco Cumhuriyet (letteralmente "La Repubblica"). Se qualcuno volesse inviarcene la traduzione gliene saremmo grati ... 



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sabato 26 maggio 2018

Foto: Liam Gallagher e la figlia Molly sul Corriere della Sera del 25 maggio 2018

Sul Corriere della Sera di venerdì 25 maggio 2018 compare un articolo su Liam Gallagher, che dietro le quinte del concerto dei Rolling Stones (che l'ex Oasis ha aperto) al London Stadium (21 maggio) ha riabbracciato la figlia Molly, 20 anni, avuta da Lisa Moorish.

Clicca sulla foto per leggere.

LINK ALLA FOTO ad alta risoluzione -> https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgoX2t7xU5awHRUJYGZZy9MivozcKgn0330ly85XpF9J3jpZJb3unZIExbOgR9QPeMkcjgZlW4n80gQPlOv9S1sFb4rjWxnV8yD8VzusF1Np_er0IIIyDuJ7czMNy3j5eRJfBSX-4DMAMQ/s1600/0001%25283%2529.jpg



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domenica 4 marzo 2018

La vendetta di Liam Gallagher: è stato il suo anno

La rivista NME gli ha appena tributato la sua onorificenza più illustre. “Godlike Genius” con tanto di statuetta a forma di gigantesco dito medio. Liam Gallagher è tornato, in grande stile, sorprendendo molti e forse anche se stesso. Sì perché da quando i fratelli Gallagher sono diventati i “Caino e Abele” della musica, sulle sue spalle ha sempre volteggiato come un gufo del malaugurio una presunta verità, ripetuta, sussurrata o pensata talmente tante volte che viene da domandarsi se non ci abbia creduto lui stesso qualche volta: “Liam Gallagher è un cantante mediocre, privo di talento, che se non fosse per le canzoni di suo fratello sarebbe finito ubriaco in qualche pub di Manchester”.

Il destino poi vuole che, a discapito di quanto detto più volte, l’ex frontman degli Oasis decida di pubblicare un disco da solista, As You Were, con solo un mese di anticipo sull’uscita della nuova fatica del genio di famiglia Noel. Era ancora una volta lì pronta ad aspettarlo l’eterna infame comparazione che, secondo le previsioni di tutti, avrebbe salutato con piacere l’ennesima brillante produzione dell’uno e sancito l’ultimo fiacco tentativo da parte dell’altro di tornare ai fasti degli Oasis. Mancava solo il “ciak, si gira”, uno sceneggiatore non avrebbe potuto orchestrarlo meglio.

Liam in concerto a Milano il 26 febbraio
Come nei film fatti bene però, quelli che ancora riescono a tenerti incollato allo schermo, non sarebbe potuta andare più diversamente di così. Mentre gran parte della critica e pubblico sta ancora cercando di capire le sperimentazioni new age di Noel e della sua suonatrice di forbici, il disco del presunto “fratello scarso” ha conquistato tutti. Disco di platino, un tour che è andato completamente sold out in meno di 2 ore, critica e pubblico ai suoi piedi e, soprattutto, la netta sensazione che la musica abbia ancora maledettamente bisogno di uno come lui.

È stato un disco potente nella sua semplicità e, come detto dallo stesso Gallagher, “non c’era l’ambizione di scoprire la ruota” (probabilmente riferendosi ai tentativi estrosi del fratello) o di fare un disco che sarebbe passato alla storia della musica. C’era la voglia di fare un disco Rock and Roll in un periodo in cui nessuno sembra più interessato a farlo. In un momento storico in cui le vere rockstar si contano sulle dita di una mano, diventa quindi vitale che quelle poche riescano a mettere i propri demoni nel cassetto anche solo per il tempo di un disco.

Detrattori, per uno come lui che la parola moderazione non sa dove sia di casa, ce ne saranno sempre, e a tutti quelli che speravano che As You Were sarebbe stato l’ennesimo buco nell’acqua discografico, non è rimasto che ritornare alla vecchia storia che Liam non ha scritto quelle canzoni ma che anzi sia stato aiutato da un team di produttori di primissimo livello (Andrew Wyatt e Greg Kurstin su tutti). Anche su questo, la risposta del frontman “made in Manchester” è la migliore che si potesse dare:

“Sono sempre stato un cantante di una band. Qualsiasi cosa mi porti su quel palco va bene. Non scrivo canzoni, l’ho detto più di una volta. Non farò mai un album interamente da solo con una chitarra. Sergio Aguero (attaccante della sua squadra del cuore, Manchester City, ndr) non difende, ma quando la palla arriva in attacco la ficca dentro. Non sarà un calciatore capace di fare tutto, ma lì davanti comanda lui. Ecco, io mi vedo così”.

Liam in concerto a Parigi il 2 marzo
Chiedere a un fan degli Oasis chi si preferisca tra Noel e Liam è un po’ come chiedere ad un bambino se vuole più bene alla mamma o al papà, e posso capire come, risolti alcuni dissidi interiori, la scelta ricada, per quasi tutti, su Noel. La storia della musica è sicuramente dalla sua parte, così come la qualità delle sue canzoni, sia con gli Oasis che come solista, è un biglietto di sola andata per l’immortalità. Nulla da aggiungere a riguardo. Tuttavia, ritengo che il talento di Liam sia largamente sottovalutato e viziato da un fraintendimento di fondo che da sempre è legato a cosa voglia dire essere una “Rockstar”.

Sì, perché essere una “rockstar” non dovrebbe limitarsi al suonare uno strumento e scrivere belle canzoni. Una rockstar degna di questo nome dovrebbe essere qualcuno capace di dire la cosa giusta nel momento sbagliato, di dire quello che tutti pensano ma non hanno il coraggio di dire, di stare immobile su un palco senza mossette o inutili fronzoli, armato di niente se non di un tamburello e di una straripante personalità. Attitudine e credibilità. Liam Gallagher le ha entrambe, e quando ho avuto la fortuna di vederlo live durante la data londinese del suo tour trionfale, è apparso lampante come alla sua gente non possa fregare di meno di una stonatura o se la sua voce non è più ruggente come ai tempi di Morning Glory. La gente lo ama perché è autentico, specie nel suo essere adorabilmente insopportabile. I suoi tweet molesti, le sue interviste sopra le righe, la benedetta voglia di provocare sempre e comunque perché se sei un artista e non sfidi l’ordine costituito, che razza di artista sei?

Un andare contro tutti e tutto che è durato per troppo tempo per essere solo un’astuta trovata di marketing per far parlare di sé. Vittima della croce di non essere capace di essere nient’altro che sé stesso. È stato il suo anno, pochi dubbi a riguardo. Degna rivincita per tutti coloro che durante la loro vita sono sempre stati all’ombra di qualcun altro. Del domani non c’è certezza, e non mi sento di garantire che questa luminosa pagina della sua carriera sia destinata a durare per sempre ma, forse, il suo bello sta proprio in questo. Perchè ogni rockstar è destinata a cadere, Liam nel corso della sua carriera è caduto più volte, fragorosamente. Oggi, per la prima volta nella sua vita, i riflettori sono tutti su di lui. Qualcosa nel suo sguardo sembra rivelare la consapevolezza che si potrebbero spegnere da un momento all’altro. Ma, come dice una famosa canzone degli Oasis, essere una rockstar non è un premio alla carriera, a volte lo si può essere anche solo per una notte.

Diego Carluccio - Rolling Stone - 23 febbraio 2018

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martedì 10 marzo 2015

Sfoglia l'intervista a Noel Gallagher su Style del Corriere della Sera

Leggi l'intervista a Noel Gallagher ha rilasciato per il numero di marzo di Style, magazine del Corriere della Sera, in edicola dal 24 febbraio.

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lunedì 6 maggio 2013

Liam Gallagher e Beady Eye capitolo secondo: "Il nuovo disco spruzza magia. Gli Oasis erano ormai diventati il solito arrosto domenicale. Io e Noel? Due idioti senza buonsenso, come dice mia madre"


LIAM, ANDY E GEM A TUTTO CAMPO: DALLA DIVISIONE DEGLI OASIS DIVENUTI "IL SOLITO ARROSTO DOMENICALE", A NOEL CHE - A DETTA DI LIAM - FRENAVA UN PO' LA CREATIVITÀ DI GEM E ANDY, ALLA REUNION DEGLI OASIS "CHE FAREI PER 30 MILIONI DI STERLINE", ALLE ASPETTATIVE CHE RIPONGONO NEL NUOVO ALBUM DEI BEADY EYE, IN USCITA IL 10 GIUGNO. L'INIZIO DELL'ATTO SECONDO DELL'AVVENTURA POST OASIS

Beady Eye capitolo secondo. Un disco pubblicato subito, Different Gear, Still Speeding, uscito a un anno e mezzo dallo scioglimento degli Oasis. Un anno, il 2011, pieno di concerti e vissuto freneticamente. Un anno che ha regalato ai Beady Eye soddisfazioni, ma conclusosi male, con la band orfana del suo storico manager dai tempi degli Oasis, Marcus Russell, con cui aveva rotto a metà tour, e costretta a ultimare il tour negli Stati Uniti e in Canada in una situazione di precarietà e incertezza verso il futuro. "Ho passato dei momentacci verso la fine del tour", ha ammesso lo stesso Liam Gallagher.

Poi il 2012, un anno trascorso a comporre nuovi brani e a preparare dei demo. Un anno che, però, ha visto la band impegnata in alcune circostanze: i concerti 'di riscaldamento' a Warrington, in un luogo raccolto, e a Heaton Park, a Manchester, a sostegno degli Stone Roses, e, d'estate, la partecipazione ai festival asiatici e alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Londra, dove Liam e compagni hanno presentato una bella versione di Wonderwall. 

Inutile girarci intorno, però. A Liam l'impatto avuto dal primo disco dei Beady Eye era parso insoddisfacente. Nonostante fosse disco d'oro e avesse contribuito a risollevare il mercato dei vinili in Gran Bretagna, il primo disco degli 'Oasis senza Noel', un album godibilissimo, influenzato dalla musica degli anni '60 con echi dei La's di Lee Mavers e scritto a sei mani da Liam con Gem Archer e Andy Bell, aveva perso la guerra di vendite con il primo album solista di Noel Gallagher e l'ex frontman degli Oasis s'era detto convinto che "il nostro album d'esordio non si sia connesso con la gente, che non l'ha comprato né l'ha apprezzato".

"Forse è stata una decisione affrettata quella di pubblicarlo già nel febbraio 2011, ma avremmo potuto pubblicare qualsiasi cosa: non avrebbe comunque fatto presa", dice Liam. "La gente era ancora depressa, scioccata, seccata, amareggiata e pensava semplicemente: vadano a fanculo questi. Negli ultimi tempi gli Oasis erano diventati il solito arrosto domenicale. Tipo: uh-oh, rieccoci qui. Ma un arrosto domenicale è un arrosto domenicale, non puoi mica cambiarne gli ingredienti". 

"L'album solista di Noel ha venduto più di un milione di copie, il nostro oltre 700.000. Va bene, ma non ha venduto 20 milioni di copie, sai cosa intendo? Io voglio essere The Man", sentenzia l'icona del Brit rock degli anni '90 e 2000. 
 
Il periodo travagliato vissuto dalla band alla fine del 2011 è descritto da Gem Archer con un'immagine molto eloquente: "Era come stare su una zattera cui qualcuno aveva tagliato le corde che tengono insieme i tronchi. Stavamo cavalcando le rapide, amico. Dopo c'erano molte merdate da togliersi di dosso".
 Di qui la decisione di cambiare direzione: un nuovo sound, meno legato ai modelli musicali dei Sixties, meno effetti vocali e, soprattutto, un nuovo produttore. Scaricato Steve Lillywhite, i Beady Eye hanno fatto un paio di tentativi, uno dei quali con Dan Auerbach, produttore dei Black Keys, ma all'ultimo momento Auerbach ha dato buca. Così il nome giusto è stato quello di Dave Sitek, chitarrista dei TV On The Radio, proposto alla band dal nuovo manager, Scott Rodger. A dicembre, ad appena tre settimane dall'inizio della collaborazione, Liam ne parlava in termini entusiastici alla rivista Q (leggi qui). E lo slancio di positività ha avuto seguito negli ultimi mesi.

Il disco si chiama BE e secondo Liam "spruzza magia". Sarà lanciato sul mercato il 10 giugno. In questi giorni circolano già due nuovi pezzi, Flick Of The Finger, la opening track, e A Second Bite Of The Apple, il primo singolo (che in Italia è The Rocket di questa settimana su Virgin Radio).

Liam, dunque, continua a fare musica, ma continua anche a fare il bad boy. È di qualche giorno fa una curiosa notizia su Liam: ubriaco, avrebbe tentato di cavalcare un cane davanti ad un pub di Londra. Qualche settimana prima, un episodio simile. Certo, i tabloid gonfiano i dettagli e creano le storie da copertina, ma un fondo di verità c'è. "Sono un po' più rilassato, ma non direi che sono cambiato in modo drastico", dice Liam. "L'altra settimana ero uscito una sera, ero fuori di testa, e non ho pensato 'Meglio che non mi azzuffi con questo tizio qui (Idris Elba, ndr) perché a casa ho mio figlio che mi aspetta', ma ho pensato: 'Cazzo, picchialo, fallo per tuo figlio. Sta prendendo per il culo suo padre'.

"Siamo arrivati al punto in cui i miei figli se la svignano e mi dicono: 'Papà, tu non venire con me'. E io: 'Ehi, guarda che io sono un padre fottutamente figo'. E loro:  'No, non lo sei'. E io: 'Sì che lo sono, cazzo. In ogni caso, tutti i tuoi amici pensano che lo sia, in realtà'. Sembra che abbia molto lavoro da fare".

"Un uomo con la forchetta in un mondo di finestra", fu la curiosa definizione coniata per Liam dal fratello Noel poco dopo la fine della storia degli Oasis, nel 2009. Le scaramucce tra i due fratelli sono proseguite senza sosta nel 2011, con la querela di Liam a Noel per le falsità sul mal di gola di Liam (negato da Noel) che aveva fatto cancellare agli Oasis l'esibizione al V Festival 2009, e prosegue oggi, quando a Liam chiedono un parere sul disco degli High Flying Birds: "Alle canzoni del Noel solista mancano un po' di palle", ha detto Liam. "E poi continua a dire: 'Se a Ourkid (Liam, ndr) proponessi una canzone con dentro una sezione di archi ne rimarrebbe sconvolto. È solo un bastardino bugiardo". E i nuovi brani dei Beady Eye trapelati in questi giorni hanno due splendide sezioni di ottoni, tanto per dire.


Non è finita qui. Nella saga dei battibecchi e dei litigi tra i fratelli ora si inserisce una canzone, Don't Brother Me, scritta da Liam e inserita in BE, il nuovo disco dei Beady Eye in uscita il 10 giugno. Titolo buffo, c'è una r di troppo nel verbo bother per indicare con chiarezza Noel come destinatario del brano. 

"Vuol dire: non venire a bussare alla mia porta quando alla fine ti avranno fottutamente scoperto, ma non è tutta derisione. Dico anche: 'Dai una possibilità alla pace, prendimi per mano, fai l'uomo'. Se gli sto offrendo il ramoscello d'ulivo? Sì. Ci sono un po' di quelle cose in questa canzone".

Tua madre Peggy non fa male vedere che tu e tuo fratello pubblicamente vi fate ancora la guerra? Non sotterreresti l'ascia di guerra per lei?

"Lei pensa semplicemente che siamo due idioti con troppi soldi e senza un briciolo di buonsenso. Ascolta, succederà quando succederà, ma non è un cazzo di gioco, è roba seria. Leggo molta gente che fa: 'Oh, è solo una presa in giro in modo tale da incassare più soldini quando faranno la loro reunion del cazzo!' ... ma io sono sempre io e lui è sempre lui. Non cambierò mica idea per un milione di sterline fottute. ... anche se, forse, la reunion la farei per 30 milioni di sterline".

C'è una parte di te che si pente di non essere andato a trovare i figli di Noel mentre crescevano? 

"Nah, amico, non è un problema. Neanche lui viene a trovare i miei. Io non ho mai visto tanto i suoi figli, ma non è che lui sia venuto a bussare alla porta per visitare i miei. L'unica volta che ha visto i miei figli è stato quando li ho portati ai concerti. I concerti rock 'n' roll non sono un luogo che fa per i suoi figli, ho letto. Vedo molto sua figlia Anais. Ha la stessa età di Lennon. Verrà a New York con noi una settimana. Vedi? Non sono poi del tutto cattivo".

La gente è spesso confusa dal fatto che gli altri tre membri degli Oasis abbiano seguito te e non Noel, come invece avrebbero scommesso.

"Provare per credere, amico. Non sono uno stronzo, sono un ragazzo fottutamente bravo. Non ho mai licenziato nessuno in vita mia. Noel sì, invece. Era sempre destinato ad affermarsi come solista, perché era lui quello che scriveva quel tipo di canzoni, con i grandi ritornelli da inno. Scrive quel copione da 20 anni e la gente si è abituata quello stile. Mentre per quanto riguarda me, Gem e Andy nessuno ha sentito il nostro stile". 

Non preferiresti definirti in modo diverso, non in contrapposizione con Noel?

"Sono un bastardo concorrenziale, e lo è anche lui. Ma non si tratta di me e di Noel. Voglio essere The Man. Normalmente c'è qualche altro stronzo in giro e io faccio: "Non vedo l'ora di fare l'intervista per Q", così se le sentono, cazzo. Ma non c'è neanche uno di cui sparlare, il che è strano. Li ho già stroncati tutti, come i tipi snob con i pidocchi (i Mumford & Sons, ndr). Anche i rapper ora stanno cominciando tutti a frignare fottutamente. Fanno tutti (con voce melodrammatica, ndr): "Oh, mi si è fermato il cazzo di cuore". Fanculo, comprati una nuova Bentley, apriti un po' di champagne e inizia prendere certi coglioni a calci nel culo".

Oggi non bevi. Ti mantieni pulito in vista del tour?

"Lo prendo fottutamente sul serio, il mio ruolo. Sono in una di quelle posizioni che non capitano spesso. Sono una cazzo di rock star, e faresti meglio ad avere l'aspetto di una rock star o puoi andartene a fanculo. Alle vere rock star non è che succeda e basta. Non venire a dirmi che Jim Morrison si infilava i pantaloni di pelle quando voleva andare a spasso con una fottuta tuta di acetato. A differenza di Bono, io non ho mai avuto uno stilista. Ti vesti da te, è tuo dovere. Devi fare uno sforzo in più, perché si tratta del look".

I Beady Eye sono un gruppo molto affiatato. "Siamo proprio uniti", spiega Gem, "uniti tanto quanto può arrivare ad esserlo un gruppo di amici. Non siamo sdolcinati, ma ne abbiamo passate tante, amico. Siamo rimasti feriti, sconvolti. Gran parte della vita che abbiamo condiviso è andata via, ma loro non sono andati via, perché lo capite voi tutti. Posso guardare i ragazzi con gli occhi della band e lo capiamo solo noi. Molto di quello è in questo disco, quello spirito di fratellanza che ci spinge a stare insieme.

Andy Bell e Gem Archer entrarono negli Oasis nel 1999. Furono due luci in un periodo buio per la band, rimasta praticamente con i soli Liam e Noel e il batterista Alan White. Guigsy e Bonehead, membri fondatori, avevano lasciato baracca e burattini. Fu una svolta epocale per i fratelli Gallagher e Bell e Archer furono gli elementi che ridiedero linfa all'avventura, evitando che si interrompesse.

Erano due musicisti di talento, con alle spalle fruttuose esperienze (Andy con i Ride e Gem con gli Hurricane #1 e con gli Heavy Stereo), e contribuirono agli album seguenti componendo dei brani. Il loro potenziale, però, non si espresse mai a pieno.

"Spoglia la cosa di tutti i grandi concerti e di tutte le merdate finanziarie e rimarrai con un uomo a capo di una band cui non era concesso di comporre o di suonare", dice Liam, riferendosi al fatto che Gem e Andy scrivevano solo una o due canzoni per ogni album degli Oasis.

Andy Bell era nel camerino di Parigi, la sera del 28 agosto 2009, durante il famigerato litigio tra i fratelli Gallagher che mise fine alla storia di una delle più grandi band della storia. Qualche mese dopo Noel lo accusò di essersene stato lì fermo a guardarsi le scarpe mentre attorno a lui i due se ne dicevano di tutti i colori e Liam lanciava a Noel una chitarra, finita in pezzi, e una prugna. 

"Devo ammettere che me ne sono stato lì seduto e impalato", dice Andy a quasi quattro anni dal fattaccio. Ho sentito che non stava a me interferire. Questa cosa me l'avevano detta anche in passato. In precedenti occasioni, come a Barcellona (il litigio quasi fatale del maggio 2000, ndr) mi ero messo in mezzo e mi era stato detto: 'Non farlo'. Quello che è successo lo vivo bene, non ho interesse a prolungare le lagnanze".

Chris Sharrock, già batterista dei La's alla fine degli anni Ottanta e poi batterista di Robbie Williams, era negli Oasis dal 2008, quando Zak Starkey, figlio di Ringo Starr, lasciò gli Oasis dopo aver completato le registrazioni di Dig Out Your Soul. Chris ha seguito Liam, Gem e Andy nei Beady Eye ed è legato a loro da un rapporto di grande amicizia.

È una band molto unita. Andy divorziò dalla prima moglie, la cantautrice Idha, nel 2006 e si trasferì da Stoccolma, dove viveva, a Crouch End, quartiere di North London, vicino a casa di Gem. Ora vive ad Hampstead, vicino a casa di Liam, e da undici anni trascorre le vacanze estive a Ibiza con la famiglia di Gem. Una volta raggiunse Gem a Ibizia insieme alla seconda moglie, Shiarra. 

"Siamo tutti al comando", dice Liam, che rimane comunque il punto di riferimento. "Quando sei con Liam devi avere i sensi di un ragno, perché c'è la sindrome da 'pistola più veloce dell'Ovest' con lui accanto", spiega Gem. Lo difendono dagli attacchi, civili o militari che siano.

"Siamo avventurieri, ma c'è voluto Dave Sitek per risvegliare questo lato della nostra personalità. Personalmente mi sento come se per un po' avessi indossato i paraocchi. Non so perché. Quindi c'è un elemento aggiuntivo di magia, un luccichio in più in questo album, che può darsi non venga mai fuori in un'intera carriera passata a fare dischi. Ci sono album dei Beatles privi di quella magia. Non puoi essere avido e aspettarti che succeda ogni volta, ma ora cercheremo questo per il resto della nostra vita".

Liam è nello showbiz da vent'anni. Proprio nel maggio 1993 la carriera degli Oasis, attivi dal 1991 con il nome The Rain, visse una svolta decisiva, quando la band, che si esibiva in un locale di Glasgow, fu scritturata da Alan McGee, rimasto estasiato dalle poche canzoni che avevano proposto quella sera. Ha ancora l'entusiasmo di un bambino, William John Paul, classe '72, ma ogni tanto si chiede come finirà tutto questo?

"Non morirò di overdose né di fottuto alcolismo", sentenzia. "Morirò per il fatto di vivere e respirare e per il fatto di far parte di una band. Non sarà perché ho pippato una striscia dalla testa di qualcuno o perché ho bevuto una stupida bevanda. Sarà perché ci sono dentro tanto". Poi aggiunge: "Morirò ... " - agita freneticamente le braccia "... perché mi ci dedico troppo".

"Be', se con questo album ci stiamo sbagliando di grosso non so se mi fregherà sbagliarmi di grosso un'altra volta. Non farò mai l'idraulico né lo stilista di moda. Forse navigherò al largo e mi godrò la vita, invece di preoccuparmi di cosa pensa del disco uno stronzetto brufoloso di Hantigs".

"Il disco, però, uscirà - si spera che alla gente piaccia - e torneremo al nostro lavoro di sempre. Se non funziona faremo un tour e proveremo a fare presa sulla gente in quel modo. Se non funziona nemmeno quello faremo (mima il gesto della telefonata, ndr): 'Noel?' ... " E ride di gusto come a dire: non mi ridurrò mai così.

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