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sabato 5 luglio 2025

Un minuto del concerto degli Oasis a Cardiff al TG1 delle ore 8 del 5 luglio 2025

Un minuto del concerto degli Oasis a Cardiff trasmesso dal TG1 delle ore 8 del 5 luglio 2025.  

  

Articolo sul Corriere della Sera di oggi 

Articolo su La Repubblica di oggi

 


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giovedì 26 settembre 2024

"Il ritorno degli Oasis" domani in edicola su 7, settimanale allegato al Corriere della Sera

Domani venerdì 27 settembre 2024 su 7, rivista allegata al Corriere della Sera, "Il ritorno degli Oasis, rivincita di una generazione".

Sono i simboli musicali della generazione X (1965-1980). Nonché i protagonisti della reunion più clamorosa della storia della musica leggera: nessuno mai come i litigiosi fratelli Gallagher che tornano insieme a riformare gli Oasis, neanche gli Eagles e i Guns n' Roses.

Noel e Liam, nell'immagine legata legata ai loro anni Novanta di immenso successo, sono i protagonisti della copertina di 7, il settimanale del Corriere della Sera domani in edicola e in edizione digitale, con gli articoli di Matteo Persivalle e del critico musicale del giornale, Andrea Laffranchi.

  



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venerdì 6 settembre 2024

Oasis, il premier Starmer interviene sui prezzi eccessivi dei biglietti: "Così non va". La band: "Non sapevamo del prezzo dinamico"

Per il primo ministro Keir Starmer, «così non va». Per la ministra della cultura Lisa Nandy, «è una situazione molto deprimente». Per la Commissione europea, «è il momento di analizzare il sistema e considerare se introdurre nuove norme». 

Il problema che suscita tanto clamore è la determinazione dinamica dei prezzi: quell’algoritmo che modifica i costi a seconda della richiesta – utilizzato dal 30% delle aziende britanniche ed europee - ha la colpa di aver reso impossibile la vita di più di 10 milioni di persone di 158 paesi diversi che sabato hanno tentato di acquistare un biglietto per la tournée della reunion degli Oasis.

Dagli aerei, ai treni, alle camere d’albergo, il consumatore è ormai abituato alla possibilità che i prezzi cambino a seconda di quando si effettua una prenotazione. In Gran Bretagna, ad esempio, chi non si muove per tempo rischia di pagare 400 euro per raggiungere Manchester da Londra in seconda classe e senza un posto assegnato, per non parlare dei viaggi effettuati sotto le feste: nessuno ha mai pensato, però, di scomodare il primo ministro. A volte la portata di un gruppo si misura anche dagli eventi che lo circondano: se il dynamic pricing era stato utilizzato anche per Harry Styles, Taylor Swift e un’infinità di altri artisti è solo adesso – con gli Oasis – che diventa un caso.

«È un tema importante che riguarda biglietti di ogni tipo», ha sottolineato il premier Starmer, come se fosse un problema nuovo. «Credo che ci siano varie cose che possiamo fare per affrontare la situazione». Ecco che Ticketmaster finisce sotto esame e che anche a livello europeo sale l’indignazione. Lara Wolters, europarlamentare olandese, ha sottolineato al Guardian che «serve una legge nuova che protegga il consumatore da questo tipo di inflazione dei prezzi». Il garante per le pubblicità, la Advertising Standards authority, ha ricevuto mezzo migliaio di denunce per informazioni fuorvianti. Indagherà.

E loro, Noel e Liam Gallagher, i fratelli di Manchester che dopo 15 anni hanno fatto pace e tornano a esibirsi insieme? I biglietti dovevano costare massimo 150 sterline, sono arrivati a diverse centinaia di sterline in più: non è ciò che forse ci si aspetterebbe da due «eroi working class». «Dobbiamo chiarire che gli Oasis lasciano le decisioni sui prezzi e le modalità di vendita dei biglietti ai loro promoter e manager», ha sottolineato la band con un comunicato. 

«Non siamo stati informati che sarebbe stata utilizzata la determinazione dinamica dei prezzi. La strategia adottata avrebbe dovuto assicurare ai fan un’esperienza positiva. In questo è stata un fallimento». 

A Wembley, allora, gli Oasis si esibiranno due sere in più, per un totale di sette concerti. La priorità verrà data ai quegli appassionati che hanno cercato di ottenere un biglietto e non ci sono riusciti.

Paola De Carolis

Source: Corriere della Sera

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mercoledì 28 febbraio 2024

Leggi Liam Gallagher sul Corriere della Sera: "Io e Squire, con orgoglio rock. Noel ha deciso di non fare più la rock star"



PARIGI
 - Se Liam Gallagher è diventato ed è ancora una Rock’n’Roll Star, come cantava quasi trent’anni fa nella prima canzone del primo album degli Oasis, è in virtù di una rivelazione, un’apparizione, l’aver visto in concerto la persona che gli siede accanto adesso, nell’hotel parigino. «Avevo 16 anni e sono andato a un concerto degli Stone Roses — racconta Liam —. Era la prima volta che li vedevo ed è stato il massimo. John (Squire, ndr) era il loro chitarrista, il migliore. Ho sentito che avevo trovato il mio posto nel mondo e chi era intorno a me provava la stessa cosa, non ero solo io, capisci cosa intendo? È stato uno choc per tutti noi del pubblico, fantastico. Per quanto mi riguarda, quella sera ho capito che dovevo anche io fare parte di una band e che la musica sarebbe stata la mia vita». Oggi Liam Gallagher e John Squire dopo la fine degli Oasis e degli Stone Roses pubblicano un album che è esattamente quello che ci si potrebbe aspettare dalla migliore voce e dalla migliore chitarra del rock inglese degli ultimi anni. I singoli Just Another Rainbow e Mars To Liverpool sono già in testa alle classifiche, il Brit-pop colpisce ancora con una sorta di supergruppo.

«Ma non mi è mai piaciuta la definizione Brit-pop per la musica degli Oasis e per questa — dice Liam —. Brit-pop va bene per Blur, Elastica, Menswear, non per noi, che eravamo più classici, più rivolti alla tradizione dei Beatles, Kinks, Faces, The Who». Anche John Squire rivendica radici che sono più rock che pop: «Da quando ho cominciato a suonare la chitarra, attraverso Jimi Hendrix mi sono appassionato ai grandi chitarristi di blues rock inglese, Jeff Beck, Jimmy Page, Eric Clapton, ho sempre amato gli Stones. Li ho ascoltati così tanto che viene fuori dal modo in cui suono». Per esempio in pezzi come I’m a Wheel o You’re Not The Only One, omaggi al rock psichedelico degli anni 60 e 70 più che al brit-pop di inizio 90.

Liam e John sembrano fatti l’uno per l’altro, da un punto di vista musicale e non solo. Sarà l’età (51 e 61), saranno gli eccessi nei gruppi passati, ma oggi sono due rockstar gentiluomini e tra un fucking e l’altro Liam quasi si scusa di trovare l’album favoloso: «Direte che sono il solito arrogante ma non mi sorprende che l’album stia andando bene, perché non bisogna essere scienziati spaziali per capire certe cose. Abbiamo dei gran pezzi, John suona alla grande, io canto bene, il basso (del produttore Greg Kurstin, ndr) è eccezionale, la batteria (di Joey Waronker, ndr) pure. Non sono io a essere arrogante, è proprio l’album che è venuto bene». John dice di avere mandato i primi demo «con la chitarra fuori tempo» a Liam e di averli ricevuti indietro con la voce sopra, «lì mi sono convinto che dovevamo andare avanti, perché anche su quelle registrazioni di fortuna la voce di Liam sulle mie canzoni era perfetta».

La collaborazione potrebbe continuare perché «la gente continua ad amare la musica vera, suonata e cantata davvero, anche se YouTube è pieno di fake fatti con l’intelligenza artificiale. Ma è come guardare una partita vera allo stadio, o giocare a Fifa sulla playstation», dice Liam. Per John «è una questione di respiro. Nella voce vera c’è qualcosa che si connette con l’ascoltatore a un altro livello».

La storia degli Oasis è ferma a quel 28 agosto 2009, quando l’ennesima lite tra Liam e il fratello Noel fece saltare il concerto qui a Parigi, e la band. Da allora le possibilità di una reunion sono un tormentone. Ultime puntate: «Chiami lui», «no chiami lui», «sì, bevevo, e anche lui, ma a un certo punto Noel si è trasformato in Ronan Keating (l’ex cantante perfettino dei Boyzone, ndr) e ha deciso che la vita da rockstar non andava più bene», «e tutto per andare in tour adesso con il cantante dei Kasabian, Tom Meighan» (accusato nel 2020 di avere aggredito la fidanzata). Qui a Parigi, la città della fine degli Oasis, inevitabile rifare il punto. Reunion? «No». Neanche in agosto per i trent’anni di Definitely Maybe? «No, niente da fare purtroppo». Si va avanti, c’è il tour con John Squire. «Andremo a Milano — dice Liam —, uno dei posti che mi piacciono di più perché i fan sono pazzi. Forse anche in America, ma io adoro suonare in Italia, Francia, Irlanda, Gran Bretagna. Mi piace la vecchia Europa».

Stefano Montefiori
(Corriere della Sera, 28 febbraio 2024, pag. 38)

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mercoledì 8 novembre 2023

Noel Gallagher al Corriere della Sera: "Senza le canzoni degli Oasis Liam non riempirebbe manco un posto da 30 persone. Auguri a lui, ma io guardo avanti"


Visto che di reunion non se ne parla, le strade dei fratelli Gallagher sono sempre più divergenti. Liam, il frontman, ha annunciato un tour solista per celebrare i 30 anni di quel capolavoro che fu «Definitely Maybe». Dopo quella serata parigina del 2009 in cui volarono chitarre e si ruppero famiglia e band, Noel ha cercato una sua strada che, almeno nei suoni e nella ricerca, ha provato ad allontanarsi dal passato comune.

Noel, lei sarà questa sera al Forum di Assago per uno show dove protagonista è la sua musica più di quella del passato. Tocca a suo fratello incarnare l’eredità della band?

«Non credo sia proprio così in termini di eredità. Però sì, io ho pubblicato un album pazzesco e a dire la verità, se Liam non suonasse le canzoni degli Oasis non riuscirebbe a riempire nemmeno un posto da 30 persone. Quindi gli faccio gli auguri senza alcun problema: però io sono un artista che va avanti seguendo il proprio passo e scrivendo canzoni che sono tanto buone quanto quelle che ho scritto per gli Oasis».

Quelle dell’ultimo «Council Skies» sono dark e malinconiche... una cosa che uno non si aspetta da Noel Gallagher...

«Ho scritto un sacco in lockdown, e ho via materiale per altri due dischi: siccome è stato un momento abbastanza cupo probabilmente è un riflesso di quello. E forse conta anche il fatto che non stavo attraversando un momento personalmente felice. Nei concerti però questo elemento non si sente: sono sempre una grande festa».

Nella title track lei canta di una stella cadente da catturare per brindare a giornate migliori... Lei le ha vissute: quale è stata la stella cadente?

«Quella della stella è un’analogia per indicare la cattura di un sogno ma la frase si riferisce ai giorni migliori che devono ancora venire e non a quelli del passato. Non mi piace vivere nel passato».

Guardiamo al futuro allora. La preoccupa l’idea che quando lei non ci sarà più qualcuno possa aprire i suoi cassetti e i suoi archivi come è accaduto in questi giorni con «Now and Then», l’inedito dei Beatles?

«Non vorrei morire e lasciare tutto in un cassetto, vorrei che anche i brani che ritengo meno buoni uscissero. Anche perché tanti pezzi che ho pubblicato non mi sono piaciuti ma hanno trovato un pubblico che li ha apprezzati».

Gli U2 sono a Las Vegas con uno show tecnologico e spettacolare. La convince questa dimensione kolossal, o la musica rischia di andare in secondo piano?

«Io ho un approccio diverso rispetto a quello degli U2, ma quello è il più grande show sulla Terra. Io non proverei mai fare una cosa simile, ma è quello che loro fanno sempre. Non conta quanto grandi sono i loro spettacoli, hanno un frontman straordinario che è più grande dello show stesso».

Se l’A.I. è il futuro, Tik Tok è il presente. Cosa penserebbe se una sua canzone diventasse virale per merito di un balletto o una challenge adolescenziale?

«Il primo pensiero è: ma mi pagano? Se pagano non me frega nulla anche se la canta una capra...».

Il fatto che una canzone possa essere scritta da un’intelligenza artificiale la preoccupa? Il suo posto di lavoro è a rischio?

«Sparirà il ruolo di cantanti e cantautori di m... E questo non è tanto male. Ma un robot non potrà mai fare quello che faccio io. Non c’è modo che possa scrivere una canzone come “Dead to the World”: non ha la profondità emotiva per trovare quelle parole».

«Definitely Maybe» l’anno prossimo compirà 30 anni. Cosa ricorda di quel momento?

«Quando stavamo registrando quell’album pensare a 30 anni avanti nel futuro sembrava qualcosa di incredibile. Trent’anni prima era il 1964, nel mezzo dei Beatles... Pensare che sia durato così tanto fa impressione».

Lei tifa City, lo scorso giugno aveva detto di volere in finale di Champions l’Inter perché erano «scarsi»...

«In verità, l’Inter ci ha reso la serata molto difficile e sono stati quasi vicini a vincere. No, non lo ripeterei».

Intervista di Andrea Laffranchi

Source: Corriere della Sera

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Qui sotto l'articolo su Noel comparso oggi su Leggo




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martedì 4 luglio 2023

Servizio del TG1: La notte milanese di Liam Gallagher tra Oasis e sfottò all'Inter all'I-Days

Ecco il servizio del TG1 delle ore 20.00 del 2 luglio 2023 sul concerto del giorno prima di Liam Gallagher all'I-Days di Milano. Si parla dell'attesa reunion degli Oasis e dello sfottò di Liam ai tifosi interisti (con ringraziamento ai tifosi milanisti). Guardalo qui e iscriviti al nostro canale YouTube.



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domenica 2 luglio 2023

Liam Gallagher a Milano fra nostalgia degli Oasis, voce che cede e sfottò all’Inter

«C’è qualche fan degli Oasis qui stasera?». Domanda retorica che Liam Gallagher ripete tre volte, per aizzare la folla. Basta guardare velocemente le t-shirt che spuntano qua e là, insieme ai tantissimi cappellini da pescatore, suo marchio di fabbrica, per avere un’idea della nostalgia che pervade il pubblico nei confronti del gruppo di Manchester, scioltosi nel 2009 dopo l’ennesimo litigio con il fratello Noel. Anzi, sarebbe da capire se qualcuno fra gli oltre 27mila accorsi sabato sera all’Ippodromo Snai La Maura, sia venuto lì per il repertorio solista di Liam e non per risentire i pezzi degli Oasis. 

Il rocker britannico, 50 anni, lo sa bene e infatti nella scaletta del suo concerto agli I-Days (preceduto da The Black Keys e Nothing but thieves, stasera arrivano i Red Hot Chili Peppers e il 15 gran finale con gli Arctic Monkeys), dosa equamente brani suoi e quelli della mitologica band Britpop, partendo in quarta con «Morning glory» dopo essersi fatto annunciare dal coro da stadio Manchester City Champions Chant e da una serie di scritte sui maxischermi che lo descrivono, tra l’ilarità della gente, come «iconico», «umile», «alla mano», «zen» e una lunga serie di altri aggettivi lusinghieri e improbabili, ad accrescere il suo ego smisurato da rockstar. 

Parka e pantaloncini corti, consueto modo di protendersi sul microfono tenendo le mani dietro la schiena, Liam conferma il suo status di icona degli anni 90, acclamatissimo dalla gente. La voce, però, almeno in questa occasione non è certo quella di una volta, nonostante l’aiuto del pubblico e delle tre coriste che si aggiungono a una band di sei musicisti: «Certe sere la voce ce l’hai, certe altre no, è la vita», dice lui scusandosi e mettendo da parte per un attimo la proverbiale strafottenza. In poco più di un’ora di concerto, iniziato alle 22 e tagliato corto subito dopo le 23 dicendo «devo proprio andare bellissima gente», l’entusiasmo sale alle stelle sui pezzi degli Oasis, fra «Stand by me» e «Roll it over», chiudendo con «Cigarettes & alcohol», «Wonderwall» e «Champagne supernova», mentre si smorza sui pezzi suoi, meno conosciuti. 

I riferimenti calcistici, dopo il trionfo in Champions League della sua squadra, non si limitano all’inno iniziale: «Ci sono tifosi dell’Inter qui fra voi?» chiede Liam, tra qualche fischio e insulto. «E ci sono tifosi del Manchester City?», prosegue, alzando la mano, mentre la sconfitta subita a Istanbul brucia ancora. «Devo dire che i tifosi del Milan sono stati molto gentili mentre ero qui, grazie per tutto il vostro amore e rispetto», conclude dedicando loro «Wonderwall». L’ironia a Liam non manca, né la voglia di punzecchiare. Quel che manca sono gli Oasis. Ma per la reunion più attesa del rock (e anche da lui) bisogna aspettare, chissà quando, il nulla osta del fratello.

Source: Corriere della Sera

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sabato 22 aprile 2023

Noel Gallagher al Corriere della Sera: "Per me inizia un nuovo ciclo. Oasis? Non torneranno. I Maneskin? Chi? Quelli col cantante che si faceva in diretta?"

Council Skies è il quarto album del più grande dei Gallagher. «È l'avvio di un nuovo ciclo».

di Andrea Laffranchi

«Finora quello con gli High Flying Birds è stato un progetto solista. Questo è il primo album in cui la band suona ed è coinvolta in studio. È l’avvio di un nuovo ciclo». Noel Gallagher presenta così Council Skies, quarto album della sua carriera senza il fratello Liam, un nuovo passo nel post-Oasis.

Ci sono rumors che per i 30 anni da «Definitely Maybe», il vostro debutto, e dopo anni di insulti a distanza, nel 2024 ci sarà la reunion...

«Negli archivi della Sony abbiamo ritrovato dei nastri che risalgono a quelle session. Pensavamo fossero andati persi, ma erano soltanto stati etichettati in modo sbagliato. Sono sorprendenti... Ci sono delle versioni splendide di quei brani, alcune in versione acustica. Però non ci sarà un tour, non torneremo per suonarle insieme».

Ha pensato di ripercorrere quegli anni e la sua vita con uno show teatrale o un’autobiografia come Bono o Springsteen?

«Grande show quello di Bono. Ci sono stato con mio figlio Donovan che ha 16 anni e quando Bono si è messo aballare sul tavolo mi ha detto “ma è fuori?”. Per scrivere un libro ci vuole tempo, un paio d’anni almeno. Se mai lo facessi non vorrei avere un ghost writer e in quell’intervallo di tempo preferisco scrivere un altro disco».

«Easy Now», uno dei nuovi singoli, riporta al suono degli Oasis. Tutto l’album guarda al rock, abbandonando le sperimentazioni dall’autodefinito «cosmic pop» psichedelico del precedente.

«Quel disco non era suonato in studio con tutti i musicisti insieme, era nato come un collage. Queste canzoni invece sono nate tutte con la chitarra acustica. Vorrei portarle tutte in tour, anche se dovrò sceglierne solo alcune perché non possono mancare molti brani del passato e non voglio diventare come Springsteen che suona 4 ore di fila».

Nel disco ospita di nuovo la leggenda della chitarra Johnny Marr, ex Smiths.

«Chi non ha bisogno di avere Johnny su un disco? Ho il suo cellulare e gli ho detto che se continua a non rispondere, continuo a chiamarlo. In studio è sempre entusiasta, ma non cerca mai di dominare, è sempre rispettoso dei brani su cui interviene».

Conosce i Måneskin?

«Eurovision è una roba fuorissima... Loro sono quelli col tipo che si faceva in diretta, vero?».

Per la verità il leader Damiano ha smentito...

«Non ho in mente la loro musica, in realtà».

Si ricorda quando scrisse «Live Forever»? 

«Non eravamo nessuno. Ero in un appartamento a Manchester, un martedì pomeriggio. La portai alle prove della band e Bonehead disse “non l’hai scritta tu”. Ho capito che sarebbe stata un classico e che le cose non sarebbero state più come prima per noi».

Le atmosfere del disco sono spesso dark. Sulla cover dell’album, uno scatto in bianco e nero, ci sono gli strumenti per un concerto piazzati su una rotonda. Non c’è anima viva, voleva evocare il lockdown?

«Non mi piace avere la faccia sulle copertine. L’idea degli strumenti viene dal retro della cover di Ummagumma dei Pink Floyd. Ho scritto tutte le canzoni nei mesi della pandemia, ma non è quello il tema dei testi. Che invece definirei riflessivi, parola che userei per descrivere tutto il disco. E per quanto riguarda l’anima dark credo che abbiano influito anche cose accadute nella vita privata (si è separato dalla moglie Sara MacDonald dopo 22 anni, ndr), ma anche nelle canzoni più malinconiche c’è sempre una speranza».

Lei è un simbolo del brit rock: suonerà all’incoronazione di re Carlo?

«Non me lo hanno chiesto e comunque non lo farei. In molti hanno rifiutato di partecipare. Alla mia generazione non interessa nulla della royal family. Abbiamo amato la regina che c’era già quando eravamo bambini, ma il resto è roba per turisti americani».

CLICCA QUI PER LEGGERLA DAL GIORNALE

(Corriere della Sera, 22 aprile 2023)

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lunedì 25 luglio 2022

Corriere della Sera: Arriva Supersonic, il libro in cui gli Oasis si raccontano


Oasis, c’eravamo tanto amati: arriva «Supersonic», l’unico libro autorizzato dalla band

Il «demonio» Liam e il «solitario» Noel tra aneddoti personali e artistici. I Gallagher: «Noi fratelli? Siamo solo parenti»

Comincia tutto in un quartiere popolare appena fuori Manchester, lungo una strada molto trafficata, dentro una casa con le stanze piccolissime e il bagno esterno. I fratelli Noel e Liam Gallagher, cinque anni di differenza e due caratteri che non potrebbero essere più diversi, si trovano a dividere la camera da letto, non senza malumori. Qualche anno dopo, si trovano a dividere anche lo scettro di una delle rock band più famose al mondo, gli Oasis. I loro litigi scandiscono il percorso del gruppo quasi quanto la loro musica, che intanto fa la storia degli anni '90. All’ennesimo mandarsi a quel paese, nel 2009 Noel se ne va, il gruppo si scioglie e lascia i fan nella disperazione, in attesa di una reunion che ancora non si è concretizzata.

Nel 2015, però, i due fratelli, insieme al resto della band, alla madre e a tanti personaggi che ruotavano intorno all’universo-Oasis, si fanno intervistare dall’amico designer Simon Halfon per quello che diventerà il documentario «Supersonic». Ci sono 16 ore di interviste con Noel e 12 con Liam, un materiale ricchissimo che in buona parte non ha trovato posto nel film ed è invece confluito nel libro omonimo, «Supersonic», in uscita in Italia martedì 26 luglio per Baldini+Castoldi (traduzione di Riccardo Vianello, 448 pagine, 20 euro), unico libro autorizzato dalla band, tanto da essere considerato un’autobiografia.

È dalle loro parole in prima persona, caustiche ma spesso esilaranti, unite a quelle di chi li circonda, che viene ricostruita la loro storia, partendo dall’infanzia nei sobborghi di Manchester, fino al culmine del successo, con le due date inglesi a Knebworth Park nel 1996 andate subito sold out.

Liam, definito dalla madre Peggy «un demonio», fin da piccolo ha un’energia incontenibile ed è costantemente alla ricerca di attenzioni. Il fratello maggiore Noel è più tranquillo e passa le giornate in camera con la sua chitarra. «Non saprei dire perché Liam e io siamo così diversi, in fondo abbiamo avuto la stessa infanzia, no? Io sono più solitario — dice Noel —. Se anche dovessi passare qualche anno in prigione, la cosa non mi darebbe il minimo problema». E Liam commenta: «Se uno mi dice che potrebbe tranquillamente andare in prigione, io mi preoccupo. Mi fa paura». «Liam è un maledetto palo nel c… Non basta una sola parola per definire esattamente quando sia una perfetta testa di c...», prosegue poco dopo il fratello.

Entrambi senza peli sulla lingua, entrambi spregiudicati nel volersi prendere tutta la gloria per cui sentono di essere nati, sono però legatissimi alla madre che racconta come sbarcasse il lunario pulendo cinque case al giorno. Fanno i conti con un padre violento che presto esce dalla loro vita: «Le dava sempre a mia madre. Non mi ha mai toccato. A Noel e Paul (il terzo fratello, ndr) le suonava di tanto in tanto, ma a me non mi ha mai toccato», dice Liam.

«Se devo essere sincero, non so quanti padri dei miei amici fossero meglio di lui. Per me tutti i padri erano così», continua Noel che poi sostiene di non aver mai voluto riversare nella musica le cicatrici dell’infanzia: «Se volessi vendicarmi di mio padre, gli darei una mazza da baseball sulla testa. Non sono così poetico da aver fatto una cosa del genere in modo artistico, tramite una canzone».

Dei loro primi anni nella band Noel e Liam parlano senza filtri: ci sono quintali di droga e di alcol, stanze di hotel distrutte e il celebre arresto dopo una rissa scoppiata sulla nave che li portava ad Amsterdam per la prima data all’estero: «Tutto ciò che ricordo è che sembrava una scenetta di Benny Hill, con la polizia che ci inseguiva per tutto il dannato traghetto», rievoca Liam. Sono anni selvaggi: «Spendevamo tutto in alcol, cocaina e droghe assortite. Andavamo a casa di qualche fan oppure in albergo, e facevamo danni ovunque», descrive Noel. «Si chiama divertimento senza preoccuparsi più di tanto del futuro. Vivere il momento. Il rock’n’roll è esattamente questo», sostiene Liam. E se in Giappone i fan impazziscono per loro, negli Stati Uniti è più dura, soprattutto strafatti di metanfetamine. Così un concerto andato storto a Los Angeles porta Noel a un primo, temporaneo allontanamento.

Ma quando i due fratelli si ritrovano in studio, sono delle macchine da guerra: Noel scrive, Liam canta alla perfezione al primo colpo. Con «(What’s the story) morning glory?» inizia la rivalità con i Blur, «uno dei più grandi episodi nella musica pop inglese», dice Noel. E se i rapporti con Damon Albarn, negli anni, sono migliorati, quelli fra i due fratelli restano interrotti: «Io non amo Liam e non lo odio. Siamo semplicemente parenti», taglia corto Noel. Mentre Liam, che della band ha sempre avuto nostalgia, è molto meno gelido: «Prima di tutto è mio fratello. E questa è la cosa più importante».

Barbara Visentin

(Corriere della Sera, 24 luglio 2022)

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mercoledì 20 aprile 2022

Liam Gallagher al Corriere della Sera: "Non cambierei nulla della mia vita, neanche gli errori. Festeggerò i 50 anni in Italia. Gli Oasis? Avevano ancora molto da fare, non avremmo dovuto scioglierci"

Liam Gallagher al Corriere della Sera: "Non cambierei nulla della mia vita, neanche gli errori. Festeggerò i 50 anni in Italia. Gli Oasis? Avevano ancora molto da fare, non avremmo dovuto scioglierci"

Il rocker di Manchester: «Ho nostalgia della band. Nel nuovo disco solista “C’mon You Know” pensieri positivi nati in lockdown

La festa dei 50 anni la farà in Italia. «In Sicilia. Dell’Italia amo la gente, il cibo, i vestiti. ... e queste cose non le dico in ogni Paese». Liam Gallagher, icona brit anni 90, sta per pubblicare il suo terzo album solista. Esce il 27 maggio «C’mon You Know», una serie di canzoni che, pur con qualche esperimento — un sax, un coro di bambini, un brano reggae e atmosfere gospel — tiene in vita l’eredità e l’attitudine rock degli Oasis.

Nella title track dice che tutto va bene, canta di sorrisi, di ritorno alla vita... Una reazione alla pandemia?

«Potrebbero essere cose scritte in qualsiasi momento, devi sempre pensare positivo... Che tu abbia 2, 4, 8, 35 o 40 anni sta sempre accadendo qualcosa nel mondo in cui comunque finisci dentro. Quindi forse parla di pandemia... non lo so. Non mi metto mai a scrivere pensando a questo tema o quello. Finito il tour di “Why me? Why Not” non avevo in progetto un disco nuovo. In lockdown mi sono ritrovato sul divano a fare nulla, ho giocato con la musica e sono nate le canzoni».

Ha pensato che «Moscow Rules», scritta con Ezra Koenig dei Vampire Weekend, è un titolo profetico?

«La canzone non ha nulla a che vedere con la forza di Mosca, è stata solo una questione di tempismo sbagliato».

Sui social ha postato la sua solidarietà all’Ucraina...

«Dovremmo vivere tutti in piena armonia e dire basta a petrolio, avarizia e puttanate del genere... Io sto con i fratelli e le sorelle ucraini. E anche con il popolo russo che starà pensando: “ci stiamo prendendo merda da tutti per colpa di questo vecchio pazzo”. Non è la gente a bombardare, le guerre le fa chi governa».

Come vive il passaggio del mezzo secolo?

«Meglio compierne 50 che 60. E a 60 dirò meglio così che 70... Spirito e mente stanno bene. Mi alzo la mattina, faccio lunghe camminate, non bevo quanto penso che potrei riuscire a bere, idem con il fumo, ma amo questa vita».

Cambierebbe qualcosa?

«Mi sono divertito e avrei voluto che quei momenti durassero per sempre. Ho fatto errori, non puoi essere perfetto. Ma non cambierei nulla».

Nemmeno lo scioglimento degli Oasis?

«Non ci avremmo mai dovuto scioglierci».

Un gesto di pace verso suo fratello Noel?

«No, ma non doveva accadere. Avevamo lavorato molto per arrivare dove eravamo, ma non siamo mai stati grandissimi. Lo eravamo in Inghilterra, ma non altrove. Non eravamo la più grande rock’n’roll band del mondo. C’era ancora molto da fare».

Lei ha detto che vi avrebbero offerto 100 milioni di sterline per la reunion, ma Noel ha smentito. Dice che a quella cifra l’avrebbe fatto...

«È un bugiardo. Non vuole condividere nulla. Ha paura che chiunque altro possa ricevere attenzione, non è in grado di gestire il tema».

È lui la rockstar noiosa e morente che cita in «Joker»?

«Non ho idea di chi sia, ma non è lui. Al mondo non c’è solo Noel Gallagher».

Lei è al terzo album solista, mentre per gli Oasis aveva scritto solo tre canzoni. Una crescita artistica?

«Mi manca essere in una band. Mi manca essere negli Oasis. Erano perfetti per come mi vesto, per come recito, per la camminata, per come parlo... Bisogna prendere quello che passa il convento, ma vorrei essere altrove. Sono stato umiliato. Non scrivevo perché Noel aveva una formula e un suono per gli Oasis: mi andava bene essere solo la rock star, non sono mai andato a dirgli di farmi scrivere. Oggi mi diverto a prendere la chitarra, ma non ho mai preso gusto nello scrivere».

Sarà presto in tour (in Italia a Lucca il 6 luglio): è diverso essere il frontman di se stessi?

«No, è lo stesso. Le canzoni non appartengono a nessuno. Arrivano da un qualcosa di spirituale, da un livello più alto, e passano attraverso noi».

Ha partecipato a un concerto per i lavoratori della sanità e a uno per il Teenage Cancer Trust... è in arrivo un Liam impegnato?

«Se posso aiutare con la mia musica ci sono... Mi piace cantare dal vivo e se me lo chiedono per la causa giusta lo faccio. Ma non farei una canzone impegnata. Ho le miei idee, so che alla gente piacciono le canzoni politiche, ma non fanno per me».

Il singolo «Everything's Electric» è scritto con Dave Grohl. Come è andata?

«Il produttore Greg Kurstin stava lavorando sia con me che con lui e mi ha passato questa canzone. Il disco era finito, ma ho pensato che un po’ di rock and roll ci sarebbe stato bene».

«I’m Free» parte rock e vira sul reggae. Sui social usa spesso slang jamaicano...

«Fumando sono arrivato alla marijuana e a Bob Marley. Non fumo ganja da 20 anni ma Marley rimane lassù con John Lennon. Un altro che c’è sempre».

(Intervista di Andrea Laffranchi)

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Source: Corriere della Sera

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martedì 10 settembre 2019

Liam Gallagher al Corsera: "Soffro per gli Oasis. La rottura? Tutta colpa di Noel. Anni di successi, ma buttavo i soldi per la droga"

Liam Gallagher al Corsera: "Soffro per gli Oasis. La rottura? Tutta colpa di Noel. Anni di successi, ma buttavo i soldi per la droga"




Sono passati 10 anni da quella notte a Parigi. 29 agosto 2009. L’ennesima lite fra Liam e Noel Gallagher prima di un concerto mette la parola fine agli Oasis, la band che aveva segnato l’era rock della cool Britannia anni 90. Da allora i due fratelli si sono parlati solo per avvocati e quando lo hanno fatto via social la situazione è degenerata. «Alla fine tutto si concluderà per il meglio. Forse non in questa vita», commenta Liam, il frontman. E se Noel, la mente, con l’ultimo album ha preso la via della sperimentazione extra rock, Liam garantisce la continuità con il mondo Oasis.

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Le canzoni del nuovo album, Why Me? Why Not. (esce il 20 settembre), sembrano lettere. A volte il destinatario pare Noel… E il video di One of Us è disseminato di indizi… 

Più che brani su qualcuno in particolare, sono canzoni sulla vita. Molti dicono che parlano di Noel. Lui è una parte importante della mia vita, tanto quanto il mio altro fratello, mia madre, i miei figli, Debbie (Gwyther, la compagna, ndr), il Manchester City... Solo Now That I’ve Found You è per una persona specifica: mia figlia che non ho visto per molti anni e con cui ho finalmente una relazione.

Dieci anni senza Oasis: le mancano?

Sono ancora dispiaciuto. Noel voleva fare il solista. Poteva dirlo. È orribile che mi abbia fatto passare per il colpevole. Solo adesso la gente inizia a capire che è lui lo stronzo, il disonesto. Sono contento della mia musica, ma avrei preferito che non ci separassimo.

Essere fratelli ha reso tutto più doloroso?

Anche Paul Boneahd e Tony McCarroll (usciti dagli Oasis nel 99 e nel 95, ndr) sono rimasti feriti. Forse non tanto quanto me, perché io e Noel siamo fratelli e mia madre ha dovuto affrontare tutto questo.

Che dice mamma Peggy?

Che siamo due stupidi, che siamo infantili. Avrà anche ragione, ma bisogna essere in due per ballare. Non puoi litigare da solo.

È appena uscito As It Was, documentario che racconta la sua avventura post Oasis, dai momenti più duri alla rinascita legata alla consapevolezza di saper scrivere canzoni… 

Non è che siccome la tua band si è sciolta la gente smette di riconoscerti. Se non avessi fatto altra musica, quell’ombra mi avrebbe seguito per sempre. Con gli Oasis sapevo quale era il mio posto, non pensavo di fare il cantautore. Non ho mai voluto essere Bob Dylan. Anche se non allo stesso livello degli Oasis, penso che queste canzoni dureranno nel tempo.

Nelle immagini si capisce che c’è stato qualche problema con l’alcol... 

Stavo attraversando un momentaccio con mia moglie e i miei figli, c’erano di mezzo gli avvocati. Non è che bevessi una bottiglia di Jack Daniel’s al giorno ma ho fatto dei casini e ho affrontato le conseguenze. Adesso siamo tutti felici e regna l’armonia.

Era depresso? 

Direi di sì. Però non c’era da lamentarsi troppo: stavo in una bella casa, avevo molti soldi. C’è chi vive di elemosina.

In Once canta la nostalgia di "quando non avevamo nulla"…

È importante ricordarsi sempre da dove si viene. Col successo inizi a pellicce, auto, vestiti di Gucci, vacanze sulla costiera amalfitana... La gente è ossessionata dal possedere cose. Presto ti rendi conto che non hanno valore. A me è passata. Amo le cose belle, ma non sono tipo da orologi d’oro e diamanti.

La spesa più folle?

Probabilmente la cocaina. Ma già prima di essere con la band.

Nel documentario si vede mamma che vive ancora nella casa di quando eravate una famiglia working class… 

Le ho anche comprato una bella casina subito fuori Manchester, ma non ci è voluta andare. Mi ha detto: "La mia vita è qui. La tua può cambiare, la mia voglio che resti uguale". È lei che mi insegna come essere alla mano.

Nessun rimpianto per aver sciolto la band? 

Non sono stato io a scioglierla, quindi no. Era Noel quello che si drogava e beveva. Tutto il casino è scoppiato perché pensava di meritare più attenzioni anche se è un omino. Già è piccolo di statura, ma quando salivo sul palco io, lui diventava piccolo così (indica il tappo di una bottiglia, ndr). Ha talento ma sbaglia a pensare che sia tutto incentrato su di lui.

Con Paul, il primogenito, il legame sembra forte... 

Siamo molto vicini. Fa il deejay prima dei miei concerti. Io penso alla mia famiglia.

Non sarebbe stato meglio fondare una band con lui allora? 

Probabilmente sì, ma anche Paul ha un certo ego. Se fosse famoso e avesse tanti soldi, forse sarebbe uno stronzo pure lui.

Source: Corriere della Sera

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sabato 26 maggio 2018

Foto: Liam Gallagher e la figlia Molly sul Corriere della Sera del 25 maggio 2018

Sul Corriere della Sera di venerdì 25 maggio 2018 compare un articolo su Liam Gallagher, che dietro le quinte del concerto dei Rolling Stones (che l'ex Oasis ha aperto) al London Stadium (21 maggio) ha riabbracciato la figlia Molly, 20 anni, avuta da Lisa Moorish.

Clicca sulla foto per leggere.

LINK ALLA FOTO ad alta risoluzione -> https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgoX2t7xU5awHRUJYGZZy9MivozcKgn0330ly85XpF9J3jpZJb3unZIExbOgR9QPeMkcjgZlW4n80gQPlOv9S1sFb4rjWxnV8yD8VzusF1Np_er0IIIyDuJ7czMNy3j5eRJfBSX-4DMAMQ/s1600/0001%25283%2529.jpg



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domenica 17 settembre 2017

Liam Gallagher: "Rimpianti? Musicali nessuno. I dischi di Noel? Per sentirli serve troppo caffè"

La vera linguaccia del rock è la sua. Liam Gallagher ha presentato ieri a Milano il suo album As You Were, primo come solista dopo Oasis e Beady Eye. «Non cambia nulla. Ho ancora una band e faccio lo stesso tipo di musica di prima». La voglia di band non è però voglia di Oasis, l’icona del britpop messa in piedi col fratello Noel. «Non ci servono soldi. E non ho rimpianti musicali. Al limite ne ho qualcuno per la troppa cocaina e il troppo bere... È stato Noel a rompere il gruppo per il suo ego smisurato e ora vuole incolpare me. Anche mamma ha smesso di provare a rimetterci assieme. È una tosta. Ha 73 anni come Keith Richards che in confronto è una signorina. Lui non ha mai lavorato; lei da sola ci ha tirati su in tre». L’album del fratello? «Ci vogliono troppi caffè. Non ascoltatelo mentre guidate». 

Andrea Laffranchi
Corriere della Sera, 15 settembre 2017

(qui accanto l'estratto dall'edizione cartacea)




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giovedì 7 settembre 2017

L'intervento: "Liam Gallagher, ora basta con tutto questo turpiloquio"


Ci ho pensato e ripensato e alla fine ho immaginato diaverlo davanti e dirgli: «Falla finita e datti una regolata». E ora vi giro la domanda che ho fatto a me stessa: che cosa direste voi a Liam Gallagher se lo aveste di fronte dopo una delle sue scenatacce o dei suoi turpiloqui? 

Per i pochissimi che non lo sapessero: William John Paul Gallagher, classe 1972 e più noto come Liam, è l’uomo che ha fatto metà della storia dei mitici Oasis. Metà nel senso che l’altra metà l’ha fatta il fratello maggiore Noel. Dal punto di vista musicale Liam è un genio (e chi potrebbe  negarlo?). La sua voce, la sua chitarra, il suo modo  di vivere il palco sono stati una piccolissima parte  dei dettagli che hanno fatto degli Oasis il gruppo più famoso del mondo negli Anni 90 (Liam è sempre stato ex aequo con Noel, secondo me). Benissimo.  a certo quel tipo scontroso osannato da un capo all’altro del pianeta non dev’essere proprio una personcina a modo. Lo dicono mille e mille racconti di cronaca (musicale e non) e, soprattutto, lui non fa mistero delle sue sfuriate o volgarità. Quindi non è un segreto per nessuno, specie per suo fratello Noel che – ci informa Wikipedia – «il 28 agosto 2009, a tre date dalla conclusione della tournée mondiale di supporto all’album Dig Out Your Soul, ha lasciato la band dopo un violento litigio con Liam sul palco del festival Rock en Seine di Parigi». 

Il fatto è che a 45 anni e dopo una trentina passati a litigare con il mondo intero, le intemperanze di Liam hanno un po’ stufato. La più recente – quella che mi ha fatto immaginare di averlo davanti e potergli dire qualcosa – viene dal Leeds Festival, nel Regno Unito. 

È il 25 agosto. Fino alla fine dell’esibizione, nella sua nuova veste di solista, tutto fila liscio, con i soliti fan in delirio. Nemmeno una parolaccia o un piccolo alterco. Anzi, meglio: Liam ha scritto al pubblico un tweet di ringraziamento. Una metamorfosi, lo scorbutico che diventa amabile. Ma poi vai a capire cos’è successo e al primo tweet ne è seguito un secondo che diceva più o me o così: «A quanto pare non è consentito dire parolacce a Leeds. Fermate il cazzo di mondo, voglio scendere, merde fighe del cazzo». Qualcuno ha timidamente provato a fargli notare che forse tutta quella volgarità non è un bell’esempio per i fan più giovani che cercano in lui un modello. Liam ha risposto con dei vaffa guarniti da molto altro e molto peggio. 

Non oso immaginare che cosa risponderebbe a me se davvero potessi dirgli quel «falla finita e datti una regolata». Di certo non lo farebbe in privato, come fa da una vita con Noel. I panni sporchi lui li lava sul palco, sui social o con le interviste. Basta fare una veloce ricerca su Google per trovare aneddoti a non finire. Una volta disse: «Odio mio fratello, il sogno della mia vita è sfasciargli una chitarra sul grugno». In un’altra occasione lo valutò artisticamente: «Credo che sia il compositore più sopravvalutato della storia del rock». Non sono parole gentili, d’accordo, ma almeno non c’erano parolacce...

Giusi Fasano
Sette, settimanale del Corriere della Sera, in edicola da oggi 7 settembre 2017

P.S. "La sua voce, la sua chitarra". Liam o Noel? Idee un po' confuse ...

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sabato 3 giugno 2017

Il ritorno di Liam Gallagher sul Corriere della Sera: "Preferirei gli Oasis. La rabbia è l'essenza del rock"

Il Corriere della Sera del 3 giugno 2017 ha dedicato un'intera pagina della sezione Spettacoli al debutto come solista di Liam Gallagher.

Ecco la scansione dell'articolo, che potete leggere anche qui.

CLICCA QUI per vedere l'immagine ad alta risoluzione.

Intanto ieri sera, come per altro riferito nell'articolo seguente, la polizia ha disposto la sospensione del festival musicale tedesco Rock am Ring proprio durante l'esibizione di Liam, a causa di una minaccia terroristica.

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martedì 10 marzo 2015

Sfoglia l'intervista a Noel Gallagher su Style del Corriere della Sera

Leggi l'intervista a Noel Gallagher ha rilasciato per il numero di marzo di Style, magazine del Corriere della Sera, in edicola dal 24 febbraio.

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martedì 25 giugno 2013

Giornata milanese per i Beady Eye, gli articoli sui giornali italiani del 25 giugno

Gli articoli sulla giornata milanese dei Beady Eye apparsi oggi sui quotidiani italiani. Clicca sulle foto per ingrandire.





 


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venerdì 6 luglio 2012

Video - Noel Gallagher: "Liam era lunatico, ora i concerti sono più tranquilli"

L'ex Oasis all'Heineken Jammin' Festival torna sulla crisi della band: "Avremmo dovuto finire il tour e poi separarci. Liam era un cantante molto lunatico, ricordo che al concerto di Imola nel 2005 ci piantò tutti in asso".

Intervista di Andrea Laffranchi per Vivimilano.

Va detto che non era solo Liam la testa calda degli Oasis ...

Noel Gallagher interviewed in Milan ahead of his performance at Heineken Jammin' Festival. Noel accuses Liam of being "temperamental" and recalls the gig in Imola in 2005 where Liam "walked off".

Well, it has to be said that he was not the only hot head in Oasis ...



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sabato 1 ottobre 2011

Tutti gli articoli su Noel Gallagher sui giornali italiani

Rassegna stampa completa: tutti gli articoli su Noel Gallagher pubblicati sui quotidiani italiani il 27 e il 28 settembre 2011 scansionati per voi.

Clicca per ingrandire.

Vedi anche Noel Gallagher su Rolling Stone Italia e Rolling Stone Spagna





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