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giovedì 3 ottobre 2024

Mao racconta: "Quando aprimmo agli Oasis al Palalido. Quell'odore di Marmite ..."


Sul numero 393 (ottobre 2024) della rivista Rumore, il cantautore Mao, 53 anni, ha raccontato un piccolo aneddoto sugli Oasis e Noel Gallagher.

Al centro della cronaca recente c’è la reunion degli Oasis, dei quali in quegli anni apriste una data (con i Mao e la Rivoluzione). Come andò? Riuscisti a incontrarli?

"Era il 29 marzo del 1996 al Palalido di Milano. Avevamo già firmato con la Mescal, che stava valutando se farci uscire con la Polygram, all’epoca guidata da Stefano Senardi, o con  la Virgin. 

Valerio Soave, manager della Mescal, deve aver pensato che aprire il concerto degli Oasis fosse una bella vetrina per presentare il suo nuovo gruppo, e così siamo finiti a suonare sul palco della band di Manchester, per la quale andavo pazzo. Passai tutto il pomeriggio a sentire Noel che provava riff di chitarra, mentre il resto della band non salì sul palco per il soundcheck, solo per il concerto. 

Mi aggiro per il backstage, avvolto dall’aroma delle cose che si mangiano gli inglesi, come la Marmite, quando vengo fermato dal mio manager, che vuole presentarmi una persona: era Noel Gallagher. Giusto il tempo di stringersi la mano, 'Hi Noel, nice to meet you', poi del concerto non ricordo quasi nulla".

Source: Rumore di ottobre 2024

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lunedì 8 aprile 2024

Liam Gallagher e John Squire al Fabrique di Milano: un’ora di classic rock in purezza

«Vi dico un'altra cosa. Non pensavo che avrei mai avuto voglia di cantare del cazzo di blues!», esclama Liam Gallagher davanti al pubblico del Fabrique di Milano, tutto esaurito per l’unica data italiana dell’ex cantante degli Oasis assieme a John Squire, già chitarrista degli Stone Roses. I’m A Wheel, scritta da quest’ultimo come tutti gli altri pezzi del disco che i due hanno recentemente pubblicato insieme, è in effetti quanto di più lontano da ciò a cui Liam ci aveva abituati negli ormai trent’anni della sua carriera, dal debutto di Definitely Maybe a oggi. Eppure funziona, per la gioia di un pubblico venuto da ogni parte d’Europa, complice anche il fatto che, dopo i live in Gran Bretagna e Irlanda, i due si sono esibiti soltanto a Parigi e Berlino e quella di Milano è l’ultima data in Europa.

Ieri sera, al Fabrique, abbiamo sentito parlare inglese, olandese e spagnolo. E abbiamo visto tanti bucket hat, il cappello da pescatore indossato a suo tempo da Reni degli Stone Roses e poi dallo stesso Liam, e tante magliette delle due band.

Liam & John salgono sul palco alle nove e un quarto circa, dopo l’apertura affidata a un applaudito Jake Bugg e ai suoi pezzi voce-chitarra. Vestiti di scuro, Liam con giubbino Adidas Spezial, per chi ama questi dettagli che nel suo caso non sono pura frivolezza, i due sono accompagnati dal bassista Barrie Cadogan (già con Liam a Knebworth ma con un ricchissimo curriculum che va da Morrissey ai Primal Scream), dal batterista Joey Waronker (che ha suonato nell’album di Gallagher e Squire e anch’egli con un curriculum invidiabile: da Beck ai R.E.M. e molto altro) e dal tastierista Chris Madden (anch’egli membro stabile della band di Liam). I pezzi sono quelli dell’album, non uno di più, non uno di meno. Nell’intervista rilasciata a Rolling Stone in occasione della sua uscita, Liam ce l’aveva anticipato: nessuna canzone degli Oasis e degli Stone Roses. «Niente nonsense da tre ore», aveva detto. «Va bene perché in un’ora puoi fare un sacco di cose, no? Puoi centrare il punto e farti capire. Certe volte i concerti durano troppo e l’attenzione cala, capito?».

Il suono è ancora più classico che su disco. Potremmo essere a un concerto nel 1975: non c’è niente del punk e della new wave che, sia pur non così manifesti nei suoni, erano per forza di cose nel dna degli Stone Roses e degli Oasis. E se Liam non fa niente di diverso da quello che siamo abituati a vedere (e sentire), compreso agitare le maracas e provocare bonariamente il pubblico delle prime file, Squire fa il solista classico alla Jimmy Page, con assoli piazzati nelle frequenti jam strumentali dal sapore 70s che partono in chiusura dei pezzi, durante le quali il cantante esce di scena e la lascia all’amico. Classic rock in purezza, insomma.

«È più il disco di John dove ci sono io che canto», ci aveva detto Liam a proposito dell’album. Dal vivo però il protagonista è lui, a partire dai cori del pubblico che in paio di occasioni lo invoca con degli olè degni dell’Etihad Stadium. Abbiamo detto che non fa niente di diverso da quello a cui siamo abituati, ma lo fa veramente bene, sia come frontman sia come cantante: se possibile, la sua voce sale e limone è migliorata col tempo.

Eseguiti i dieci pezzi dell’album, tutti nei camerini. C’è tempo per un unico bis. «Volete sentire i Rolling Stones?», chiede Liam prima di una Jumpin’ Jack Flash durante la quale ci è parso che la sua voce ricordasse quella di Mick Jagger. Alle 10:17 è tutto finito, e nell’era di setlist.fm nessuno si sogna di chiedere più di quanto è già stato suonato nelle precedenti date del tour. Si accendono le luci, si aprono le porte e si va tutti a casa.

I brani in scaletta non si contano ma si pesano, per fortuna. Con buona pace di chi, anche in Gran Bretagna, si è lamentato dell’esiguo tasso pezzi eseguiti/costo del biglietto. L’esecuzione live dell’album che porta il nome dei due musicisti è decisamente riuscita. «Se ti piacevano Björk o chi cazzo vuoi tu, probabilmente lo odierai», aveva detto Liam a proposito del disco. In questo caso possiamo tranquillamente dire che chi invece lo ha amato, ha sicuramente apprezzato anche il concerto.

Source: Rolling Stone Italia

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Cliccando qui potete rivedere tutto il concerto da noi registrato

Cliccando qui potete vedere una ricca galleria fotografica del concerto

SCALETTA
Just Another Rainbow
One Day at a Time
I'm a Wheel
Love You Forever
Make It Up as You Go Along
You're Not the Only One
I'm So Bored
Mars to Liverpool
Mother Nature's Song
Raise Your Hands

ENCORE
Jumpin' Jack Flash (The Rolling Stones cover)







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venerdì 26 gennaio 2024

Ufficiale: Liam Gallagher e John Squire in concerto a Milano, 6 aprile 2024

Liam Gallagher (già frontman degli Oasis) e John Squire (già chitarista degli Stone Roses) si ritrovano per un imperdibile evento il 6 aprile 2024 al Fabrique di Milano. Le due leggende di Manchester stanno per dare alla luce il loro primo album insieme Liam Gallagher John Squire in uscita l’1 marzo 2024.

La collaborazione tra la leggenda degli Oasis e uno dei chitarristi più influenti della sua generazione lascerà il segno nel 2024 con la pubblicazione del disco e un tour indimenticabile che toccherà oltre l’Italia il 6 aprile, anche Regno Unito, Irlanda, Francia, Germania e Stati Uniti d'America.

Pre-ordinando l’album entro le ore 16:00 di martedì 30 gennaio, i fan avranno accesso alla prevendita dei biglietti del tour in anteprima. La prevendita aprirà alle 10:30 del giorno seguente, mercoledì 31 gennaio.

I biglietti saranno disponibili in vendita generale dalle ore 10:30 di venerdì 2 febbraio su ticketmaster.it, ticketone.it e vivaticket.com.

Queste le altre date del tour europeo annunciato pochi minuti fa:


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sabato 11 novembre 2023

(Video) Materazzi ancora contro Noel Gallagher: "Neanche suo fratello gli vuole bene, parla troppo dell'Inter"

Intervenuto su Sportitalia (video qui sotto), Marco Materazzi è tornato a ironizzare su Noel Gallagher, noto tifoso del Manchester City, al quale ha replicato dopo l'uscita nel corso del recente concerto a Milano.

Incalzato dalla conduttrice Valentina Ballarini, Materazzi ha detto: "Parla troppo dell'Inter invece di parlare del City. Se nemmeno suo fratello gli vuole bene un motivo ci sarà. Litiga anche con suo fratello, quindi dov'è la novità? Se litigasse con me non ci sarebbe alcun tipo di problema. L'anno scorso si è presentato male: ha detto che in finale avrebbe voluto l'Inter e per poco non ci lasciava le penne. Anche lì abbiamo dimostrato di essere una grande squadra e lui lo dovrebbe sapere. È tornato a San Siro (il 7 novembre per la partita contro il PSG, ndr) dicendo che tifa per il Milan e ci sta, perché è lecito, e il giorno dopo a Milano poteva evitare quello che ha detto". 

Qualche giorno fa Materazzi, commentando con una storia di Instagram il gesto di Noel (che dal palco di Milano l'8 novembre, accanto al cartonato di Pep Guardiola, aveva dedicato la canzone Don't look back in anger ai tifosi interisti e poi aveva fatto il dito medio a uno spettatore che gli aveva lanciato una sciarpa dell'Inter), aveva dato al musicista del pagliaccio. 



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giovedì 9 novembre 2023

Recensione del concerto di Noel Gallagher a Milano: l'importanza di essere Noel

Io questa sera ho capito per la prima volta cosa significhi essere Noel Gallagher.

Perché puoi avere avuto il coraggio di lasciare la band che hai fondato e con cui hai venduto oltre 70 milioni di dischi in tutto il globo; perché puoi pure averne fondata un’altra che porta il tuo nome e che sta sulle scene da ormai 15 anni; puoi avere avuto collaborazioni con il gotha della musica mondiale che vanno dagli Who ai Chemical Brothers, passando per Coldplay, Prodigy, Beck, Paul Weller, Johnny Marr (che ha partecipato in ben tre dei pezzi dell’ultimo album “Council Skies”) ma ci sarà sempre quello stronzo che ti chiede «Oh, mi fai So Sally can wait?!?»

E partendo da questo aspetto, allora capisci perché ti trovi di fronte ad un concerto in cui Noel insieme ai suoi High Flyng Birds riempie il Forum di Assago e lo fa cantare a squarciagola… le canzoni degli Oasis! Ma approfondiamo questo concetto con la cronaca dell’evento.

La band sale sul palco con precisione svizzera alle 20.30, in formazione classica: Gem Archer (chitarra solista), Russell Pritchard (basso), Mikey Rowe (tastiera), Chris Sharrock (batteria) e le coriste Audrey Gbaguidi, Jessica Greenfield e Charlotte Marionneau. Noel segue a ruota e si presenta con Pretty Boy, il primo singolo dell’album 2023, che è proprio uno di quei tre pezzi in collaborazione con l’ex leader dei Jam, che è anche stato di recente remixato da Robert Smith dei Cure.

Neanche il tempo di godersi il boato del Forum che lo saluta, che The Chief riparte subito con Open the Door, See What You Find, accompagnato alle sue spalle da un wall con fantasie psichedeliche anni Settanta. Al termine, del brano parte un coro per Noel che lui zittisce scherzosamente con uno «Shhhh!» e, cambiandosi la chitarra acustica con una elettrica, attacca con il brano eponimo Council Skies. Re-imbraccia di nuovo la fidata acustica e propone We’re Gonna Get There in the End, un pezzo con influenze marcatamente beatlesiana, che fai il pari con la successiva Easy Now in cui sembrerebbe quasi che John Lennon avesse fatto un’incursione in una session degli Oasis.

Dopo la carrellata dei singoli dell’ultimo album che conclude il primo set, Noel ha forse il primo vero contatto con il pubblico italiano, salutandolo con un «Ciao Milano!» che apre le danze al repertorio “storico” degli High Flying Birds: You Know We Can’t Go Back fa pestare come un matto il batterista che attiva il palazzetto, che con la prima ballad della serata We’re On Our Way Now accenna i primi cori sul ritornello, per poi portare le mani al cielo sulle note di Heat Of The Moment che sancisce il primo vero momento di sing aloud della serata. Seguono If I Had A Gun (canzone gallagheriana per antonomasia), AKA… What A Life! (che il cantante dedica ai tifosi del Manchester City) e si chiude il secondo set con la malinconica Dead In The Water che la gente canta a menadito, perché forse la percepisce come l’ideale punto di congiunzione verso i sound degli anni Novanta e della band che il Nostro aveva fondato con il fratello Liam e con altri tre squinternati di Manchester. (Il motivo per il quale credo che almeno l’80% delle persone sia qui ad Assago questa sera… a stare bassi!).

È proprio a questo punto della serata che immagino uno scenario distopico, un misto tra Squid Game e i giochi alcolici del college Americani, in cui ognuno dei presenti dovrebbe bersi a goccia un chupito ogni qualvolta che viene pronunciata la parola “Oasis“. Lo penso a ragion veduta, perchè in tutta la serata quel nome Noel non lo ha mai pronunciato e per avvisarci del cambio di repertorio, ha usato la perifrasi sibillina “adesso passiamo agli anni Novanta“: il Forum ha letteralmente ululato all’annuncio, ma forse forse dentro il cantante ha aperto la ferita che non si rimargina mai, perché in ogni data dei suoi tour il “Noel attuale” deve combattere con il “Noel degli Oasis” (Ale, bevi a goccia!) che ogni sera lo sfida a fare meglio di quello che era riuscito ad inventarsi il quel decennio mirabile. E quasi me lo vedo tornare indietro nel tempo come Marty McFly, che dice al sè stesso di (What’s the Story) Morning Glory? che se non avesse smesso di stuzzicarsi con suo fratello, a breve tutto quel successo avrebbe potuto svanire!

Mi sveglio da questo trip, quando lo sento chiederci se per caso ci ricordiamo di una canzone chiamata Stand by me cantata sempre da quel gruppetto inglese che inizia con la O: quando siamo tutti pronti a cantarla a squarciagola, lui ci dice «Bene, parlavo del suo lato B: Going Nowhere!». Nonostante l'”inganno della cadrega” (in stile mancuniano), parte ufficialmente il set delle cover degli Oasis (Ale, bevine un altro!). Con The Importance Of Being Idle, dall’alto si vede uno stormo di lucciole digitali formato dagli smartphone intenti a riprendere il primo assolo di chitarra del signor G. che poi infiamma letteralmente il Mediolanumforum con The Masterplan, un pezzo sottovalutatissimo nel ’95 (quando uscì come b-side di Wonderwall), che ha avuto una seconda giovinezza nel ’98 quando è stato pubblicato l’album omonimo (che conteneva tutti i lati b del gruppo con la O più un paio di inediti) e che oggi sembra essere diventato una sorta di inno generazionale del brit-pop: questo ovviamente a mio (in)sindicabile giudizio!. La scelta successiva di Half The World Away ad essere onesti abbassa un po’ il mood creato fino ad ora, che però ritorna immediatamente alto con Little by little che, forse complice l’acustica non troppo perfetta del palazzetto, mi è sembrata arrangiata in maniera leggermente diversa dalla versione album del 2002 – meno ballad e più distorta – chiudendo il terzo set del match tra “Noel ’90” e “Noel ’20”, avviandoci all’encore.

Il dado è tratto: la band rientra e con lei anche Noel che sadicamente ci tiene sulle spine chiedendoci se ci piaccia Bob Dylan o almeno io intendo così, ma ne ho conferma quando parte la sua cover personale di “The Mighty Quinn“.

Quando siamo pronti ad aspettarci QUELLA intro di piano, di QUELLA canzone che tutti gli chiedono e che tutti si aspettano (noi compresi, ovviamente), eccolo che ci prolunga l’attesa, proponendoci la sua versione di Live Forever che ai tempi di Definitely Maybe veniva naturalmente cantata da Liam G e che quindi nella interpretazione di Noel (comunque autore della suddetta) sortisce in qualche modo un effetto straniante. Non abbiamo però tempo di pensare alla perturbanza del pezzo appena concluso che – non prima di uno sfottò ai tifosi interisti per quanto successo nella scorsa finale di Champions – quella intro di piano arriva per davvero, viene doppiata da tre note di chitarra elettrica che lascia spazio alle parole «Sleep inside the eye of your mind…» e il resto è storia, perché ovviamente su Don’t Look Back In Anger, l’intero Forum si sostituisce alla voce del cantante per tutto il pezzo, fino ad esplodere inevitabilmente su quella benedetta/maledetta strofa «So Sally can wait, she knows it’s too late» che mi riporta al quesito iniziale, prima che The Chief e tutta la band si congedino: Noel Gallagher sarà per sempre schiavo del passato degli Oasis (Ale, bevi!) o è proprio grazie ad essi che può continuare a sperimentare in ambito musicale, con la speranza che col tempo qualcuno gli chieda implorante di fargli un pezzo dei High Flying Birds?

Con questo dubbio torno a la maison, pensando a McCartney che pur avendo ingranato qualche buon album con i Wings, si porterà per sempre dietro l’eredità ingombrante dei Fab 4; oppure a Sting, che seppur con una decina di album da solista alle spalle, avrà sempre da fare inevitabilmente i conti con il repertorio dei Police; oppure al Martellone di Boris, che nonostante tutti gli sforzi accademici ed attoriali per scampare dai suoi esordi trash-comici, si porterà sempre dietro il fardello del “bucio de culo“.

Ma per me Noel resta comunque l’icona indiscussa del brit-pop e nessuno potrà mai levargli questo scettro. Nemmeno il fratello con cui cantava nel gruppo con la O, anche se per noi Millenials sarebbe bello vederli almeno ancora una volta insieme sul palco con la formazione originaria degli Oasis (bevi!).

Articolo di Alessandro Amendolara.
Foto di Marco Arici.

Source: Rockon





CLICCA QUI per la photogallery completa

Scaletta:

Pretty Boy
Council Skies
Open the Door, See What You Find
We're Gonna Get There in the End
Easy Now
You Know We Can't Go Back
We're on Our Way Now
In the Heat of the Moment
If I Had a Gun...
AKA... What a Life!
Dead in the Water
Going Nowhere 
The Importance of Being Idle 
The Masterplan 
Half the World Away
Little by Little 
Quinn the Eskimo (The Mighty Quinn) (Bob Dylan cover)
Live Forever
Don't Look Back in Anger (video qui sotto)

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mercoledì 8 novembre 2023

Noel Gallagher al Corriere della Sera: "Senza le canzoni degli Oasis Liam non riempirebbe manco un posto da 30 persone. Auguri a lui, ma io guardo avanti"


Visto che di reunion non se ne parla, le strade dei fratelli Gallagher sono sempre più divergenti. Liam, il frontman, ha annunciato un tour solista per celebrare i 30 anni di quel capolavoro che fu «Definitely Maybe». Dopo quella serata parigina del 2009 in cui volarono chitarre e si ruppero famiglia e band, Noel ha cercato una sua strada che, almeno nei suoni e nella ricerca, ha provato ad allontanarsi dal passato comune.

Noel, lei sarà questa sera al Forum di Assago per uno show dove protagonista è la sua musica più di quella del passato. Tocca a suo fratello incarnare l’eredità della band?

«Non credo sia proprio così in termini di eredità. Però sì, io ho pubblicato un album pazzesco e a dire la verità, se Liam non suonasse le canzoni degli Oasis non riuscirebbe a riempire nemmeno un posto da 30 persone. Quindi gli faccio gli auguri senza alcun problema: però io sono un artista che va avanti seguendo il proprio passo e scrivendo canzoni che sono tanto buone quanto quelle che ho scritto per gli Oasis».

Quelle dell’ultimo «Council Skies» sono dark e malinconiche... una cosa che uno non si aspetta da Noel Gallagher...

«Ho scritto un sacco in lockdown, e ho via materiale per altri due dischi: siccome è stato un momento abbastanza cupo probabilmente è un riflesso di quello. E forse conta anche il fatto che non stavo attraversando un momento personalmente felice. Nei concerti però questo elemento non si sente: sono sempre una grande festa».

Nella title track lei canta di una stella cadente da catturare per brindare a giornate migliori... Lei le ha vissute: quale è stata la stella cadente?

«Quella della stella è un’analogia per indicare la cattura di un sogno ma la frase si riferisce ai giorni migliori che devono ancora venire e non a quelli del passato. Non mi piace vivere nel passato».

Guardiamo al futuro allora. La preoccupa l’idea che quando lei non ci sarà più qualcuno possa aprire i suoi cassetti e i suoi archivi come è accaduto in questi giorni con «Now and Then», l’inedito dei Beatles?

«Non vorrei morire e lasciare tutto in un cassetto, vorrei che anche i brani che ritengo meno buoni uscissero. Anche perché tanti pezzi che ho pubblicato non mi sono piaciuti ma hanno trovato un pubblico che li ha apprezzati».

Gli U2 sono a Las Vegas con uno show tecnologico e spettacolare. La convince questa dimensione kolossal, o la musica rischia di andare in secondo piano?

«Io ho un approccio diverso rispetto a quello degli U2, ma quello è il più grande show sulla Terra. Io non proverei mai fare una cosa simile, ma è quello che loro fanno sempre. Non conta quanto grandi sono i loro spettacoli, hanno un frontman straordinario che è più grande dello show stesso».

Se l’A.I. è il futuro, Tik Tok è il presente. Cosa penserebbe se una sua canzone diventasse virale per merito di un balletto o una challenge adolescenziale?

«Il primo pensiero è: ma mi pagano? Se pagano non me frega nulla anche se la canta una capra...».

Il fatto che una canzone possa essere scritta da un’intelligenza artificiale la preoccupa? Il suo posto di lavoro è a rischio?

«Sparirà il ruolo di cantanti e cantautori di m... E questo non è tanto male. Ma un robot non potrà mai fare quello che faccio io. Non c’è modo che possa scrivere una canzone come “Dead to the World”: non ha la profondità emotiva per trovare quelle parole».

«Definitely Maybe» l’anno prossimo compirà 30 anni. Cosa ricorda di quel momento?

«Quando stavamo registrando quell’album pensare a 30 anni avanti nel futuro sembrava qualcosa di incredibile. Trent’anni prima era il 1964, nel mezzo dei Beatles... Pensare che sia durato così tanto fa impressione».

Lei tifa City, lo scorso giugno aveva detto di volere in finale di Champions l’Inter perché erano «scarsi»...

«In verità, l’Inter ci ha reso la serata molto difficile e sono stati quasi vicini a vincere. No, non lo ripeterei».

Intervista di Andrea Laffranchi

Source: Corriere della Sera

CLICCA QUI PER L'IMMAGINE IN HD

Qui sotto l'articolo su Noel comparso oggi su Leggo




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martedì 4 luglio 2023

Servizio del TG1: La notte milanese di Liam Gallagher tra Oasis e sfottò all'Inter all'I-Days

Ecco il servizio del TG1 delle ore 20.00 del 2 luglio 2023 sul concerto del giorno prima di Liam Gallagher all'I-Days di Milano. Si parla dell'attesa reunion degli Oasis e dello sfottò di Liam ai tifosi interisti (con ringraziamento ai tifosi milanisti). Guardalo qui e iscriviti al nostro canale YouTube.



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domenica 2 luglio 2023

Liam Gallagher a Milano fra nostalgia degli Oasis, voce che cede e sfottò all’Inter

«C’è qualche fan degli Oasis qui stasera?». Domanda retorica che Liam Gallagher ripete tre volte, per aizzare la folla. Basta guardare velocemente le t-shirt che spuntano qua e là, insieme ai tantissimi cappellini da pescatore, suo marchio di fabbrica, per avere un’idea della nostalgia che pervade il pubblico nei confronti del gruppo di Manchester, scioltosi nel 2009 dopo l’ennesimo litigio con il fratello Noel. Anzi, sarebbe da capire se qualcuno fra gli oltre 27mila accorsi sabato sera all’Ippodromo Snai La Maura, sia venuto lì per il repertorio solista di Liam e non per risentire i pezzi degli Oasis. 

Il rocker britannico, 50 anni, lo sa bene e infatti nella scaletta del suo concerto agli I-Days (preceduto da The Black Keys e Nothing but thieves, stasera arrivano i Red Hot Chili Peppers e il 15 gran finale con gli Arctic Monkeys), dosa equamente brani suoi e quelli della mitologica band Britpop, partendo in quarta con «Morning glory» dopo essersi fatto annunciare dal coro da stadio Manchester City Champions Chant e da una serie di scritte sui maxischermi che lo descrivono, tra l’ilarità della gente, come «iconico», «umile», «alla mano», «zen» e una lunga serie di altri aggettivi lusinghieri e improbabili, ad accrescere il suo ego smisurato da rockstar. 

Parka e pantaloncini corti, consueto modo di protendersi sul microfono tenendo le mani dietro la schiena, Liam conferma il suo status di icona degli anni 90, acclamatissimo dalla gente. La voce, però, almeno in questa occasione non è certo quella di una volta, nonostante l’aiuto del pubblico e delle tre coriste che si aggiungono a una band di sei musicisti: «Certe sere la voce ce l’hai, certe altre no, è la vita», dice lui scusandosi e mettendo da parte per un attimo la proverbiale strafottenza. In poco più di un’ora di concerto, iniziato alle 22 e tagliato corto subito dopo le 23 dicendo «devo proprio andare bellissima gente», l’entusiasmo sale alle stelle sui pezzi degli Oasis, fra «Stand by me» e «Roll it over», chiudendo con «Cigarettes & alcohol», «Wonderwall» e «Champagne supernova», mentre si smorza sui pezzi suoi, meno conosciuti. 

I riferimenti calcistici, dopo il trionfo in Champions League della sua squadra, non si limitano all’inno iniziale: «Ci sono tifosi dell’Inter qui fra voi?» chiede Liam, tra qualche fischio e insulto. «E ci sono tifosi del Manchester City?», prosegue, alzando la mano, mentre la sconfitta subita a Istanbul brucia ancora. «Devo dire che i tifosi del Milan sono stati molto gentili mentre ero qui, grazie per tutto il vostro amore e rispetto», conclude dedicando loro «Wonderwall». L’ironia a Liam non manca, né la voglia di punzecchiare. Quel che manca sono gli Oasis. Ma per la reunion più attesa del rock (e anche da lui) bisogna aspettare, chissà quando, il nulla osta del fratello.

Source: Corriere della Sera

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(Video) Liam Gallagher dal palco: "Grazie ai tifosi del Milan per l'amore e il rispetto dimostrato a noi del Manchester City"

Durante il concerto di ieri sera all'I-Days di Milano, Liam Gallagher, cantante inglese e grande tifoso del Manchester City, ha ironizzato con i tifosi dell'Inter nell'introdurre la celebre canzone Wonderwall: "C'è qualche tifoso dell'Inter qui? C’è qualche tifoso del Manchester City invece?". 

E poi i complimenti ai tifosi rossoneri: "Devo ammettere che i tifosi del Milan sono stati molto carini quando siamo stati qui. Grazie per tutto il vostro amore e rispetto. Questa si chiama Wonderwall". 

L'ex Oasis ha voluto così omaggiare la vittoria del Manchester City contro l'Inter nella recente finale della UEFA Champions League.

Ecco il video con le parole di Liam.

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Recensione, video e foto: Liam Gallagher sul palco scalda i cuori nella notte milanese dell'I-Days 2023

Ieri sera Liam Gallagher si è esibito all'I-Days di Milano, all'ippodromo La Maura, dopo i Nothing but Thieves e i Black Keys.

"È da un po’ di tempo che penso che Liam Gallagher, la magnetica voce degli Oasis, rock’n’roll star degli anni ’90 e icona di un brit pop da birra al pub, cori da stadio (possibilmente a una partita del Manchester City) e attitude da spaccone sia ormai fuori tempo massimo. Troppo preso dai continui bisticci con il fratello Noel e dal tentativo di essere sempre e ancora supersonic con pezzi che ricordano gli Oasis abbastanza da non perdere i fan della storica formazione britannica, ma non così tanto da esserne una stucchevole imitazione, Liam sta invecchiando nella sua arroganza. 

Sempre più musicisti, più o meno giovani, si stanno mettendo alla prova in termini di tutela e valorizzazione delle differenze e delle minoranze (anche in musica, pensiamo anche solo all’attenzione per le produzioni non anglofone), di ampliamento dei propri orizzonti e di protezione dell’ambiente. In un contesto in cui avviene tutto questo, Gallagher appare terribilmente fuori luogo. Fornire prospettive inedite in termini tanto sonori quanto concettuali è uno dei compiti della musica e la musica che continua a ripetersi con irrisorie variazioni sul tema, senza prestare orecchio ai cambiamenti, presto inizia a raggrinzire. 

Anche se continua a mangiarsi il palco – Gallagher resta un grande performer e lo ha dimostrato anche ieri sera agli I-Days all’Ippodromo La Maura di Milano – il cantante britannico sta iniziando, nel suo ritenersi un celestiale profeta spirituale (parole sue, andate sul suo profilo Twitter), a parlare sempre più a se stesso e non a chi gli sta intorno. Un conto è farlo dopo la pubblicazione di album come Definitely Maybe o (What’s the Story) Morning Glory?, un altro è farlo dopo C’mon You Know, la terza prova discografica solista dell’ex Oasis uscita lo scorso anno. 

A Gallagher il pubblico non manca. Per molti fan ogni sua mossa è culto e quando partono Stand by Me o Champagne Supernova, la classica chiusura, ci si emoziona tutti. Ma la sensazione è sempre quella di un tuffo nel passato, che porta comunque una certa euforia dopo quelli che non credo dovremmo aver paura di definire brani minori, da Why Me? Why Not. a More Power, per citarne un paio. Se come dice qualcuno ciò che conta sono le idee, in questo set e nella carriera solista dell’artista non ce ne sono moltissime. 

La formula di ieri sera che all’artista britannico ha accostato i Black Keys, che pur avendo suonato prima di Gallagher non erano propriamente opening act, arricchisce l’esperienza (prima di loro si sono esibiti i Nothing but Thieves, ndr). Se vi eravate dimenticati di loro, vi aggiorno: dopo un paio di album più scarichi dei precedenti e una pausa di riflessione – e di progetti solisti – di cinque anni, nel 2019 Dan Auerbach e Patrick Carney sono tornati in forze con nuove produzioni di cui l’ultima, Dropout Boogie, del 2022".

(Rolling Stone)


"Dopo la pioggia che ha segnato e accompagnato il concerto di Travis Scott della sera precedente, il sereno è tornato su Milano ad accompagnare la serata rock proposta degli I-Days 2023 di fronte a circa 27.000 persone. Tre erano gli appuntamenti previsti nella giornata del sabato all’Ippodromo SNAI La Maura con un pubblico pronto a godersi le esibizioni di (nell’ordine) Nothing but Thieves, Black Keys e a chiusura Liam Gallagher (questi ultimi due co-headliner con set da 75 minuti cadauno).

Arrivano le 22.00 e a favor di tenebre, introdotto da cori da stadio (l’inno del Manchester campione) e un potente rock (Fuckin’ in the Bush firmato Oasis), torna sul palco dell’I-Days (dove era già stato nel 2018) Liam Gallagher, con tanto di parka d’ordinanza, bermuda e tra le mani le mitiche maracas e il tamburello. Ad accoglierlo un’ovazione del pubblico. L’attacco del concerto è tutto dedicato alla sua storia, o meglio a quella fantastica avventura con suo fratello. Ecco così che il cantante si riallaccia agli Oasis (indissolubile rapporto) per avviare i motori del concerto. Morning Glory e Rock 'n' Roll Star sono un bel e inevitabile inizio e scaldano il pubblico che ovviamente questi brani li maneggia e li appassiona. La band che lo accompagna (una “large band” composta da otto elementi e quattro coriste) spinge e picchia duro, sostenuta anche da un volume adeguato, con le chitarre protagoniste. Se quelle dei Black Keys erano anni ’70 qui siamo inevitabilmente nel mondo del rock anni ’90.

Liam sul palco fa Liam, canta sempre proteso verso il microfono, nel suo consueto modo, con la voce non perfetta e il suo fare che sembra tra lo strafottente e l’annoiato. Nelle aperture musicali viaggia per il palco, guarda in alto (forse attratto da una luna quasi piena che fa mostra sulle teste del pubblico) come su tutto ciò che lo circonda non lo riguardasse. Non è un mostro di empatia e anche quando si rivolge al pubblico lo fa con apparente “freddezza” e poco trasporto.

Nello sviluppo del concerto Liam si divide tra le sue canzoni da solista e i grandi successi della band. Ovviamente i brani storici sono ben accolti, un po’ più di distacco dalla platea sulle sue canzoni che sono molto in stile Oasis o meno li accomuna la band che lo accompagna. Tra le esecuzioni spicca Stand by Me che diventa un inno corale tra pubblico e palco.

Sul finire del set Liam punta molto sul suo repertorio e quello è il momento in cui il pubblico pare essere più distratto, lontano. Ma arriva subito una sterzata finale sulle note delle canzoni degli Oasis. Il trittico conclusivo, tutto dedicato al repertorio della band è coinvolgente, Soprattutto quando arrivano le prime note dell’iconica Wonderwall diventato un inno generazionale. Su Champagne Supernova si va tutti a casa, così, senza una parola. Tutti soddisfatti canticchiando Wonderwall ci si avvia all’uscita. L’impressione, che in realtà offre sempre Liam, è quella che il compito sia fatto, messo da parte anche questo concerto.... ma è solo un’impressione. La realtà è che si tratta di un concerto ben confezionato e più appassionante quando affonda le mani nel vecchio repertorio". 

(Rockol)

Vedi anche: Liam Gallagher dal palco di Milano ringrazia i tifosi del Milan

La scaletta: 

Morning Glory
Rock 'n' Roll Star
Wall of Glass
Better Days
Why Me? Why Not. (con un pezzo di Come Together alla fine)
Stand by Me
Roll It Over
Slide Away

More Power
Diamond in the Dark
The River
Once
Cigarettes & Alcohol
Wonderwall
Champagne Supernova

Per Liam si trattava della seconda data del tour europeo di quest'estate, dopo l'esibizione di venerdì 30 giugno al Rock Werchter, in Belgio. Prossimo appuntamento sabato 8 luglio al Mad Cool Festival di Madrid, in Spagna.
















 





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martedì 20 giugno 2023

I-Days all'Ippodromo di Milano: Liam Gallagher, Black Keys, Red Hot Chili Peppers e gli altri. Venduti 300 mila biglietti


Sono stati già venduti più di 300 mila biglietti per gli I-Days, rassegna musicale estiva che tra giovedì 22 giugno e il 15 luglio porterà agli ippodromi San Siro e La Maura artisti internazionali e non. 

La parola d’ordine è eclettismo, si spazia dal pop all’hip hop al rock con un occhio al mainstream, un altro alla scena alternativa e l’apprezzabile volontà di accostare big ed emergenti. Intento chiaro sin dalla giornata d’apertura, quando prima di Florence + The Machine, il gruppo della britannica Florence Welch, saliranno sul palco gli inglesi Foals e l’americana Sudan Archives con il suo suggestivo mix di R&B, beat elettronici, violino e ritmi afro. 

Anche le date del 23 e del 24 giugno, la prima con protagonista Rosalia, la popstar catalana fautrice di un flamenco in salsa urban da oltre 40 milioni di ascoltatori mensili su Spotify, la seconda con lo scozzese dall’animo blues-soul Paolo Nutini, saranno arricchite da concerti d’apertura: prima della vincitrice di 11 Latin Grammy si avvicenderanno la 30enne del Kentucky Tinashe, la dominicana Yendry, approdata al successo passando dall’X Factor nostrano, e la varesina Clara, mentre con Nutini saranno in scena l’indie rock di matrice newyorkese degli Interpol e i toscani Fast Animals and Slow Kids.

Se poi il 30 giugno il texano Travis Scott e gli italiani Capo Plaza e Ava faranno felici i fan di rap e trap, l’1 luglio domineranno le chitarre con Black Keys, Liam Gallagher e Nothing But Thieves e il 2 l’unico passaggio nello Stivale dei Red Hot Chili Peppers si trasformerà in una festa crossover con supporter Skunk Anansie, Primal Scream e i milanesi Studio Murena, tra le realtà italiane più interessanti del momento: la combinazione tra l’intreccio di jazz, elettronica, funk, prog e le rime dell’MC Carma al centro del nuovo album «WadiruM».

Ultima versione dell’Independent Days Festival inaugurato nel 1999 a Monza, gli I-Days 2023 si chiuderanno il 15 luglio con gli Arctic Monkeys, dal Regno Unito, preceduti dagli svedesi The Hives e dai torinesi Omini. Big e giovani fianco a fianco per una stagione di note live segnata da una grande richiesta di musica dal vivo, ma anche da un caro biglietti che in futuro rischia di sortire un effetto boomerang.

Source: corriere.it


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lunedì 5 giugno 2023

Noel Gallagher per Rockol: "Council Skies, disco riflessivo e ragionato. Pensavo che Robert Smith mi avrebbe mandato a fan**lo, invece era preso bene"

Ecco il video dell'intervista a Noel Gallagher per Rockol, registrato a Milano in occasione dell'uscita di "Council skies".

Noel Gallagher dice di non voler "entrare nel territorio di Bruce Springsteen", arrivando a suonare per 3-4 ore di fila: "Council skies" è il suo quarto album "solista", poi c'è tutto il repertorio degli Oasis da portare in tour (8 novembre ad Assago).

Ma il paradosso è che questo è il disco meno solista della sua carriera, quello più "live in studio", quello in cui gli High Flying Birds sono davvero una band. Il migliore che ha prodotto e quello che renderà meglio dal vivo. Le band sono un’altra cosa rispetto ai rapper e ai cantanti pop", spiega, "hanno qualcosa di magico. La chiave è sempre la scrittura delle canzoni: la gente non scrive più alla chitarra, a meno che non siano i cantautori, che sono terribili, davvero terribili". .

Il precedente “Who built the moon?”, era stato scritto e stato costruito in studio, ora torna alle chitarre: “Molta delle musica di oggi non è chitarristica: i ragazzi, mi sembra, indossano la chitarra ma non la suonano davvero. Questo albumo è il primo di uno nuovo ciclo, è il primo veramente suonato dagli High Flying Birds, dalla band".

Tutte le canzoni del disco sono state scritte nel lockdown, racconta Noel: “È stato un periodo di riflessione per tutti: non sapevamo come ne saremmo usciti. Le canzoni sono riflessive, così descriverei l’album. Ma quando scrivo non so bene cosa sto facendo, non capisco il significato. Il periodo in cui il disco è stato scritto ha dato un tono malinconico, dovuto ad alcune cose che stavo passando nella mia vita, che si riflette tutto nella musica. In quelle canzoni c’è sempre speranza, ma appunto tendo a non sovrainterpretare, magari tra un anno la penserò diversamente”.

In tre canzoni del disco c’è l’amico di lunga data e concittadino mancuniano Johnny Marr, a partire dal singolo “Pretty boy”, ma la collaborazione più interessante è quella con Robert Smith, invece una conoscenza recente: “Ho pensato che il brano suonasse un po’ come i Cure. Nel music business non sei mai a più di due persone di distanza da qualcuno, così ho cercato la sua mail, pensando mi mandasse a quel paese. Invece era preso bene: e fatta da lui suonava ancor più da Cure. Una delle grandi band dei nostri tempi”, dice.

Più inconsueta la collaborazione con i Pet Shop Boys, che compare nella versione espansa del disco: “Sembrerà una shock, ma mi sono sempre piaciuti i Pet Shop Boys. Mi ricordo una sera a Londra in cui tutti stavano andando a vedere Kendrick Lamar e io stavo andando in direzione opposta a vedere loro, ed è stato un grande show: conoscevo ogni canzone. Mi hanno mandato due remix: uno era troppo PSB, gli ho chiesto ‘posso ascoltare anche l’altro?’”.

Gianni Sibilla (Rockol)



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martedì 2 maggio 2023

Noel Gallagher a Vanity Fair: "Avrei successo se formassi una band simile agli Oasis, ma non è nella mia natura. Col nuovo disco torno a sognare a occhi aperti"

La copertina del suo nuovo disco Council Skies, firmata da Kevin Cummins, ritrae la sua Manchester.

«Non ci sono persone ritratte perché non mi piace stare sulla copertina dei miei dischi, preferisco scegliere una location».

E Manchester torna sempre.

«Sto tornando alle mie origini. Sognare a occhi aperti, alzare gli occhi al cielo e chiedermi cosa potrebbe essere la vita. Questo vale per me oggi come nei primi anni '90. Quando la musica mi ha salvato. Allora non c'era internet ed eravamo costretti a inventare il nostro mondo. Penso che se si guarda al passato si può imparare dal passato. E oggi torno a Manchester regolarmente, la scena musicale è ancora vibrante e molto eclettica».

Le piace la musica di oggi?

«Regna il pop, in tutte le sue varianti. Nessuno suona più la chitarra, al massimo i ragazzi di oggi la indossano sul palco. Ora le classifiche sono tutte di musica pop commerciale. La musica, come la maggior parte delle cose della vita, è dettata dall'economia. Quindi ciò che vende è ciò che viene dato alla gente. E con l'avvento di Spotify e simili è tutto lì. Hai nove milioni di canzoni a portata di mano e qualcuna è pure buona. Così nessuno la mattina deve più alzarsi dal letto per andare a comprare un disco».

Cosa pensa dei Maneskin?

«Non li conosco …. Oh, sì, sono quei ragazzi che hanno vinto l’Eurovision! E io adoro l'Eurovision. Quella sera che hanno vinto lo stavo guardando e ho visto che uno di loro si è drogato in TV. Sì, sì, so che poi non era vero… non ho un'opinione su di loro, a dire il vero, ma ricordo di averli guardato quella sera e di aver pensato “Wow, sono belli”. Non ricordo la canzone, ma credo racconti la loro storia».

Com’è stata la sua vita fin qui e com’è quella che verrà?

«Dovrei essere ormai a occuparmi di una fattoria, invece sono ancora qui. Fare ancora nuova musica dopo 30 anni è incredibile. E sì, è una cosa che non dò mai per scontata. Sarebbe molto facile per me mettere insieme una band che suoni come gli Oasis e suonare quattro nuove canzoni e 25 fottute canzoni storiche degli Oasis ogni sera. Sono sicuro che avrei molto successo, ma non è così, non è nel mio DNA».

Preferisce musica nuova e rischio?

«Non capisco chi si ritira e non fa più canzoni. Sa, c'è abbastanza merda nel mondo, se sei un artista e puoi creare dovresti condividere cose buone con il mondo, dovresti farlo perché faresti felice qualcuno da qualche parte».

Comporrebbe una colonna sonora?

«Non me l'hanno mai chiesto e non mi dispiacerebbe, ma oggi anche per le colonne sonore si sceglie l'artista più commerciale». 

Suonerebbe all'incoronazione di re Carlo?

«Non credo sia molto popolare Carlo. Non credo che le persone della mia generazione abbiano un interesse per la famiglia reale. Appartiene alle generazioni precedenti, come la religione. Si sta estinguendo. Tutti amavano la regina, è stato un grande punto di riferimento. Certo a Londra per l'inaugurazione ci sarà un gran parlare e sarà pieno di turisti e di americani».

Film preferiti?

«Non quelli horror. Non sono un esperto, ma li odio. Sono fottutamente ridicoli. Il mio preferito di tutti i tempi è Il buono, il brutto e il cattivo, diretto da Sergio Leone e musicato da Ennio Morricone. Per me quello è un film perfetto ed è stato girato nel 1967, l'anno in cui sono nato».

Da dove nasce il titolo dell'album, Council Skies?

«È il titolo della traccia che ho scritto stranamente a Ibiza, quando ero in vacanza. C'era una sezione nel mezzo che aveva bisogno di essere rielaborata così mi è capitato di tornare a Londra e ho visto un libro sul tavolo. Appena ho letto il titolo ho pensato che si adattasse a questa canzone, così ho chiamato il tizio che l'aveva scritto e gli ho chiesto il permesso di usare il titolo. La maggior parte delle cose che faccio sono d'istinto. Se è un qualcosa che mi fa sentire bene in quel momento. Se mi fossi seduto a pensare a quel titolo per una settimana, probabilmente avrei detto "occhi"».

Come vedono la musica le nuove generazioni?

«Penso che l'attuale generazione guardi ancora ai vecchi, al passato, mentre quando siamo arrivati noi era tutto nuovo. I nostri eroi avevano la nostra età, insomma, e credo che questa sia la cosa più importante. Ma credo anche che se gli Oasis non fossero arrivati, qualcun altro sarebbe arrivato, perché ogni generazione ha bisogno di avere una band tutta propria e noi avevamo deciso di essere quella band».

Che ricordi ha delle canzoni degli Oasis?

«Live Forever l'ho scritta in un appartamento di Manchester. Era un martedì pomeriggio e ricordo di averla portata alle prove la sera stessa. Oggi c'è chi registra di nuovo le vecchie canzoni, le arrangia in modo diverso, ma io non ne sono sicuro. Preferisco registrare musica nuova. Il tempo è prezioso quando arrivi a questo punto della vita e sarebbe come tornare indietro e fare cose che hai già fatto anni fa, è un po' come dire: “che cazzo di senso ha?" Non ne capisco il senso».

All'album seguirà un tour che arriverà l'8 novembre in Italia per un'unica data al Forum di Milano.

«Penso che sarà fantastico. Il trucco sta nel capire quante canzoni suoneremo dal nuovo disco, perché potrei suonarle tutte ma non lascerei spazio alle altre. Non voglio entrare nel territorio di Bruce Springsteen suonando per quattro ore».

Nel 2024 ricorreranno i 30 anni dell'album culto Definitely Maybe.

«Ho trovato nel caveau della Sony molti nastri che pensavamo persi dalle session di Definitely Maybe e sono fantastici. C'è un sacco di roba, tutte outtakes». 

Potrebbe essere l'occasione per una reunion con suo fratello Liam?

«Oh sì, ci riuniremo in un grande tour. E faremo anche Morning Glory. E anche i Beatles si riuniranno e John Lennon tornerà dall’aldilà».

Source: Vanity Fair

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domenica 30 aprile 2023

Video - Noel Gallagher intervistato su Radio 105: "Putin? Va combattuto. La Brexit? Ci ha rovinato. Amo l'Italia. In Scandinavia non vendevamo dischi, in Spagna non mi calcolano, mentre con i fan italiani c'è un legame magico"

Il 17 aprile 2023 Noel Gallagher è tornato a far visita agli studi milanesi di Radio 105 nella trasmissione 105 Friends per annunciare il nuovo album Council Skies, in uscita il 2 giugno 2023. Ne è nata una bella chiacchierata, in cui Noel ha elogiato l'entusiasmo dei fan italiani, paragonandoli a quelli irlandesi. In studio con Noel c'erano Tony Severo, Rosario Pellecchia e Romina Pierdomenico.

"Somiglio a Hugh Grant? Brutta cosa. Un pochino? Be', suppongo che lui sia irresistibile per le donne".

"I fan italiani sono sempre stati molto entusiasti della musica degli Oasis. In Italia come Oasis eravamo popolarissimi e amavamo suonare qui. Eravamo ragazzi che amavano il calcio, come gli italiani, e da inglesi ci accomunavano tutte le cose culturali che sono importanti qui in Italia. Non lo so, in Italia eravamo popolarissimi e in Scandinavia non riuscivamo a vendere un disco, neanche uno. Non so perché. Ancora oggi in Svezia per me è così, mi sarò esibito lì sei volte in trent'anni, mentre un centinaio di volte in Italia. Neanche gli spagnoli sono molto presi da quelli che faccio io. Penso comunque che gli irlandesi sono simili agli italiani. Ci dev'essere qualche connessione, non so perché, dato che non parliamo la lingua italiana e ovviamente non viviamo qui, ma è una cosa magica. È una di quelle cose che non vuoi sapere perché siano così, sono fantastiche e basta". 

"Più la Russia preme, più l'Occidente deve contrastarla", ha detto Noel rispondendo a una domanda sulla guerra. "Se l'Ucraina facesse parte della NATO, oggi saremmo in guerra. E nessuno vuole la guerra. Putin è pericoloso, l'abbiamo pensato per anni, per cui questa cosa non ci deve sorprendere. Quello dei politici è un lavoro difficile. Non lo so, è complicato, le persone vengono pagate per fare i politici".

"La Brexit? Terribile, ha mandato al cesso il Regno Unito. La Gran Bretagna ha perso il suo prestigio dopo la Brexit. Non funziona più nulla. È orribile, è terribile. Non si possono comprare le uova, non ci sono: le galline hanno fatto sciopero", ha detto tra l'altro Noel. "La Brexit l'ha votato la gente , per cui spero ne sia felice. Sarebbe interessante vedere se la gente ha cambiato idea se ci fosse un referendum ora. Non riesco a immaginare che ci sia qualcuno che crede che ora si viva meglio dopo la Brexit". 

"Reunion con Liam? Mi piace quello che faccio, non so se oggi gli Oasis sarebbero grandi come lo erano vent'anni fa", ha osservato il chitarrista. "Ci siamo divisi quattordici, quindici anni fa e non vedo nessun ... ci dovrebbero essere delle circostanze straordinarie (per riunirli), sicuramente, ma mi piace quello che faccio". 

"Non ascolto le nuove band, anche se ci sono delle band che mi piacciono, come gli Young Fathers, che sono incredibili. Oggi la musica è fatta e creata su una base economica. Oggi se una nuova band non riscuote successo immediatamente è finita. I Queen, David Bowie, alcuni dei più grandi ci hanno impiegato un po' per avere successo. Oggi, invece, la maggior parte delle cose sono dettate dall'economia". 

Noel sarà in concerto l'8 novembre al Mediolanum Forum di Assago (Milano). 


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Video: Noel Gallagher intervistato dalla Rai su Lennon e intelligenza artificiale. "L'IA non mi piace, non ha sentimento"

Intervistato dalla Rai a Milano il 17 aprile, Noel Gallagher ha presentato il suo nuovo album, Council Skies, in uscita il 2 giugno. L'intervista è andata in onda nella trasmissione Tutti i frutti, su Rai News 24. 

Noel Gallagher: l'ispirazione che viene dal cielo, la magia di Abbey Road, la divinità Lennon. Un album in uscita a giugno (Council Skies) e una data del tour in Italia per l'eroe del britpop, ex componente degli Oasis, autore di capolavori come Wonderwall. Il cantante è passato a Milano per raccontare le sue nuove canzoni.

Il cantautore ha detto la sua anche sull'uso dell'intelligenza artificiale (IA) nella musica.

Guarda il video alla fine del post.

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Which guitar did you use in your new record?

"I played all the acoustic guitar and all the rhtythm guitar and I did one guitar solo." 

Where do you put your voice in the mix?  

"Slightly behind. In all the records that I love, that I listened to when I was growing up the voice is never upfront, because the voice should be part of the band and I don't like when it's in your face"

How do you interact with Johnny Marr?

"He doesn't listen to the track until he gets in the studio. He sets his equipment and the first time he listens to it is when he plays for the first time. And then he just reacts to the music. And after a few takes he sticks on one thing that everyone goes 'That! That's the thing!' ..."

Is it still simple to write songs after all these years?

"Well, I keep it simple. I don't try to overcomplicate anything. If I think too much, it loses something, so I use my instinct and my heart."

Where do songs come from?

"The songs come from a higher place and they evoke some memories, some feelings in me and I just try and catch them. I don't know, it's a wonderful thing."

In a version of your new record there's a cover of John Lennon (Mind Games).

"The thing about John's songs is you don't really realise how great they are until you start to play them yourself and you listen to the words and sing them. It's godlike."

The Beatles have always been an inspiration. And you made them echo in a symbolic place.

"There's only one place in the world you'll go to when you record the strings. It's the studio 2 at Abbey Road. That's an amazing vibe, the room is incredible the sound in the room is amazing."

Your single Pretty Boy was remixed by Robert Smith from The Cure. 

"I just emailed him and he agreed to do it. I thought my version was like The Cure and then when I heard his version I thought 'Ah, that sounds like The Cure!'.".

Everybody talks about music generated by artificial intelligence. Does it fascinates you?

"No, it has no feeling. You can create a robot that sounds like me, but it's not me."

Are you ready for your tour that will hit Italy in November?

"No, not yet. I'll start rehearsing in two weeks, then I'll be ready. I'm looking forward to it."

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