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giovedì 27 agosto 2020

Quando Yoko Ono diede dello stupido a Liam Gallagher. E il fiore di Noel ...

L'ossessione di Liam Gallagher per John Lennon è cosa nota. L'ex frontman degli Oasis non ha mai nascosto la sua grande passione per i Beatles e in particolare per Lennon che, più degli altri Fab Four, ha sempre visto come una guida e un modello da seguire a volte, forse, anche in maniera abbastanza eccessiva.

Questo, almeno, è ciò che gli ha fatto notare Yoko Ono quando i due si sono visti nel 1999 a New York. Il rocker inglese ex frontman degli Oasis ha raccontato al Daily Mirror dell'incontro avvenuto con la vedova Lennon nella Grande Mela sul finire degli anni '90, quando gli Oasis erano reduci dalle follie del periodo di Be Here Now, album uscito il 21 agosto 1997.

In particolare Liam ha raccontato della reazione di Yoko Ono nello scoprire il nome del figlio avuto dal minore dei fratelli Gallagher con Patsy Kensit proprio nel settembre di quell'anno. Il secondogenito del rocker di Manchester, che ora fa il modello, ha infatti un peso da portare sulle spalle non solo per quanto riguarda il cognome ma anche per il nome di battesimo che è Lennon, proprio come l'idolo di papà.

"Yoko mi disse, 'Ho sentito che hai chiamato tuo figlio Lennon' e le rispondo 'Sì' e lei 'Perché lo hai fatto? Non pensi che sia un nome un po'stupido da dargli?' - ha rivelato Liam - "Le ho detto No, è un po' stupido chiamarsi Yoko, non credi? Che Lennon sia".

La preoccupazione di Yoko, considerato che oltre a John Lennon di Lennon veri che hanno subito il peso di un cognome così pesante ne esistono già due, i figli Sean e Julian, era tutta per il neonato: "Mi chiese 'Non pensi che sarà preso in giro a scuola?' e io le dissi 'Nah, non accadrà, farà scalpore con quel nome".

Liam ha poi continuando parlando di come andò l'incontro con Yoko che fece gli onori di casa "Preparò una bella taza di tè e mi chiese se volessi suonare il pianoforte e le risposi di no, che stavo bene così, poi ci fece fare un giro dell'appartamento. C'erano un sacco di foto intorno al pianoforte e le dissi che una mi piaceva particolarmente, era cool, con questi occhiali da sole, e mi rispose che era anche la preferita da John".

Ovviamente non poteva mancare l'aneddoto riguardante il fratello Noel, che, a quanto pare, si rifiutò di indossare un fiore donato loro da Yoko in occasione dello show al Madison Square Garden nel 2005. Lo stesso fiore indossato in quel palazzetto da Lennon quando si esibì con Elton John nel 1974: "Ne aveva due, uno per me e uno per Noel, quindi vado e gli dico che è quello è da parte di Yoko e lui urlò 'Non indosserò un cazzo di fiore!' e lo lanciò via".


Source: Radio Freccia

Clicca qui per saperne di più sull'incontro tra Liam e Yoko.

 

 



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giovedì 3 ottobre 2019

Liam Gallagher a Visions: "Ho imparato a non ferire la gente. Il mio nuovo disco riflette la mia felicità odierna. Negli Oasis ero in una bolla, mentre ora vivo nel mondo reale"

Dopo anni, Liam Gallagher finalmente regge il confronto con il fratello Noel. Nel nuovo album non fa molte cose nuove, ma fa molte cose giuste. Il titolo del suo nuovo disco, Why Me? Why Not., deriva da due dipinti di John Lennon, uno acquistato da Liam a Monaco di Baviera e un altro regalato all'ex Oasis da Yoko Ono. "Sì, a Monaco. Non ricordo. Forse ero in vacanza. Non era un concerto. Ero con Patsy all'epoca, quindi di sicuro si tratta della fine degli anni '90", ricorda.

Durante una camminata si imbatte in una mostra con opere di Yoko Ono e John Lennon. Nota immediatamente un ritratto di Lennon datato 1972: un semplice disegno che mostra un barbuto JL con le braccia tese e uno sguardo interrogativo, sopra il titolo 'Why Me?', 'perché io?'. "In qualche modo quel quadro aveva molto da dirmi. Così lo comprai", spiega.

Anni dopo, Liam, che nel frattempo era diventato papà di Lennon, nato dalla relazione con la prima moglie, Patsy Kensit, si trovava a New York per un concerto degli Oasis. "Yoko Ono voleva incontrarmi. Andai a farle visita al suo appartamento nel Palazzo Dakota".

"Mi chiese di togliermi le scarpe, bevemmo del caffè e mangiammo dei biscotti. Parlammo di Lennon e io le dissi del quadro. Lei mi rivelò che esisteva un altro disegno di quella serie e aggiunse che avrebbe voluto mandarmelo. Dopo delle belle ore trascorse insieme la salutai".

"Yoko fu gentilissima, ma non volevo abusare della sua ospitalità. Pensai che magari dovesse stirare un po', dovesse lavarsi i capelli o fare dello yoga. Alcune settimane dopo ero seduto a casa in giardino con i miei gatti Mick e Keith sulle mie ginocchia quando all'improvviso suonarono alla porta". Era un pacco da parte di Yoko. L'ho aperto e c'era proprio il secondo disegno di John. Raffigurava lui seduto su una sedia, anche lui con un gatto sulle ginocchia. Sotto c'era la scritta 'Why Not', 'perché no'. Non avrei mai potuto scordarmelo. In qualche modo è divenuto il mio mantra".

Circa quindici anni dopo Liam chiama il suo secondo disco da solista Why Me? Why Not. Non è certo la prima volta che Lennon ispira il più piccolo dei Gallagher. Per il disco del 2017, As You Were, Liam aveva utilizzato, nella canzone I've All I Need, la frase "Vado in letargo e raccolgo le mie ali", che fa il verso a "Mentre ero in letargo raccoglierò le mie ali", che compariva su uno stendardo appeso a casa di Yoko Ono. Fu la stessa Yoko a raccontarlo a Liam, in quella stessa visita di cui parlavamo qualche riga fa. Lennon aveva smesso di fare musica per un periodo, negli anni '70, e aveva notato il drappo a casa dei genitori di Yoko, in Giappone. Così pensò di farlo suo. E così ha fatto anche Liam.

As You Were, scritto con Greg Kurstin, Andrew Wyatt e Dan Grech-Marguerat, è un grande successo: il disco balza in vetta alle classifiche e nel Regno Unito vende 103 000 copie, più di quanto hanno venduto in una settimana tutte le altre nove posizioni della top 10 messe insieme.

"Se il disco non fosse andato bene", dice Liam, "non dico che non ne avrei fatto un altro, ma la se alla gente non fosse piaciuto, avrei pensato: forse si sono stancati di me? Non ha senso fare musica solo per farla. Con As You Were, però, abbiamo aperto la porta e abbiamo reso possibile il nuovo disco".

"Sai, ci sono momenti della tua vita in cui sei infelice, ma la musica non lo riflette, o il contrario. In questo disco, però, sono tutti e due sullo stesso livello. Le canzoni riflettono esattamente dove mi trovo al momento. Sono proprio felice. Più invecchi più sei in grado di affrontare le cose. I miei figli mi rendono felice, la mia ragazza mi rende felice, mia madre mi rende felice, i miei due gatti mi rendono felice. Mi sono semplificato la vita. Ho 46 anni, non ho problemi di droga, non ho problemi di alcol. Mi sento bene!".

L'ultimo decennio non è certamente stato il migliore della vita di Liam, sia musicalmente che per le tribolate vicende personali. Padre di Moll, nata nel 1998 da una relazione extraconiugale con Lisa Moorish, e di Lennon, nato nel 1999 dalla moglie Patsy Kensit, Liam divorzia nel 2000 e nel 2001 ha un figlio, Gene, dalla nuova compagna, Nicole Appleton, cantante delle All Saints. Nel febbraio 2008 convola a nozze con la Appleton, ma quattro anni e mezzo dopo ha una figlia dalla giornalista statunitense Liza Ghorbani (la piccola Gemma nasce nel dicembre 2012). Lo scandalo della paternità segreta scoppia nel luglio 2013: Nicole lo apprende per via telefonica e divorzia dall'ex Oasis.

"Non è stato proprio il periodo migliore, ma parlando di tempi bui ... in altre parti del mondo i bambini muoiono di fame, la gente vive per strada. Io vivo ancora in una bella casa e ho abbastanza soldi. Semplicemente non andava tanto bene quanto andava prima. Vivevo in un mondo di avvocati, per via del divorzio con mia moglie ... Niente di tutto quello era cosa buona. Ferire la gente non è mai bello. Un bel giorno la realtà si è presentata da me, ma ho imparato la lezione, ho imparato a non essere scortese con la gente e a smettere di ficcarmi in situazioni che non finiscono bene e distruggono la vita degli altri. Non dico che è tutto sistemato, si fa un passo alla volta, ma ad esempio so quando bisogna andare a letto. La voce nella mia testa che mi dice 'hai 46 anni, vai a letto!' è alta. Prima era bassa e riuscivo a malapena a sentirla".

Invece di bere fino a tardi, oggi Liam preferisce alzarsi presto e andare a fare jogging. Il bad boy del Britpop è diventato ragionevole? "Non voglio sembrare noioso, ma un pochino sì. Sono un mattiniero e amo uscire presto al mattino. Se lasci casa alle 12 è un inferno di selfie. Quindi provo a ritagliarmi un po' di ore per me, quando nessun altro è sveglio. Ovviamente il motivo principale per cui si fa jogging è tenersi in forma, ma di sicuro fa bene alla mia mente. Posso pensare a cose di tutti i tipi, a quello che devo fare, a chi se le beccherà perché si è preso gioco di me o al fatto che potrei usare un nuovo parka".

Why Me? Why Not. rispecchia questa 'ripulita' che ha dato alla sua vita. "Gli ultimi 10 anni sono stati un guardare in faccia la realtà, un tornare con i piedi per terra. Gli anni degli Oasis erano come una bolla. Posso dire che oggi vivo nel mondo reale, anche se il mio mondo forse è un po' più bello dei mondi di tanti altre persone".

Anche Why Me? Why Not. è stato composto con Andrew Wyatt e Greg Kurstin. Se Noel ha intrapreso la strada del cosmic pop con sintetizzatori e ritmi disco, Liam sforna ancora quello che sa fare meglio: rock 'n' roll semplice e senza fronzoli, ma piuttosto buono.

Nel nuovo disco ci sono molti grandiosi ritornelli. "Niente a che fare con me. Non sono un grande autore, ho iniziato come cantante. So scrivere dei versi, ma non quei ritornelli grandiosi e da inno. Non ho problemi, però, a collaborare con altre persone, l'ha fatto anche Elvis.  La musica è quello. Tutti quelli che dicono 'faccio tutto da me' poi sono degli egoisti quando si tratta di avere a che fare con i fan. Il mio scopo stavolta era quello di comporre canzoni ancora migliori ed ecco perché ho dovuto condividere il lavoro. A coloro che comprano i dischi e vengono ai concerti questo non importa, finché le canto tutte io".

Non solo One of Us. Tra i nuovi brani anche Shockwave sembra parlare di Noel.

"La canzone dice che sei uno stronzo e io lo dirò a tutti. Ovviamente potrebbe trattarsi di Noel, ma non è l'unico stronzo nel mondo, anche se al momento lui è il più fastidioso! Vive ancora in quella bolla. A giudicare dai suoi recenti commenti, è ora che qualcuno distrugga quella bolla. Si diventa una persona migliore se lo si fa. Ma la cosa è già cominciata, lui non è più al top. Neanch'io, ovviamente, ma almeno io sto tornando, mentre lui sta precipitando. Ne rimarrà stupito".

In One of Us Liam suona molto riconciliante. Se Noel gli chiedesse in modo educato di riformare la band, lui sarebbe disponibile? "Certo! Amo gli Oasis. La parola 'solista' mi fa vomitare, io preferisco far parte di una band. Per la gente significavamo molto, penso che sarebbe bello, ma se lui non vuole io continuerò a fare il 'solista' ..."

Certo che a Liam piacerebbe rimettere in piedi gli Oasis. In As It Was, il documentario che accompagna il suo ritorno con questo nuovo disco, afferma che non fa musica per diventare più famoso: lo è già abbastanza. E poi non è una questione di soldi. È entrato a far parte di una band perché ama la musica.

"Mi piace come una canzone nasca dal nulla. Certi giorni ti alzi, accendi la tele e pensi che tutto faccia schifo. Ti prepari una tazza di tè, ti siedi e vedi la chitarra. La prendi e all'improvviso succede qualcosa. Nasce una canzone, la registri, la pubblichi e poi commuove qualcuno che abita a Taiwan. È un miracolo, è magia".

Liam immaginerebbe la sua vita senza la musica? "Non sarebbe vita, sarebbe l'inferno. Non riuscirei a immaginare di lavorare in ufficio e ricevere ordini. Molto probabilmente prenderei molta droga e di solito queste cose non finiscono bene. Quindi sono felice di avere la musica. Penso che la gente che ha la musica nella prorpia vita è benedetta. La musica non mi ha mai abbandonato. Il giorno in cui non proverò più sentimenti per la musica sarà il giorno in cui tutto diventerà buio".

Source: Visions, magazine tedesco - traduzione di oasisnotizie - thanks to joladella for translating from German to English

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martedì 4 giugno 2019

Esclusivo - Intervista a Liam Gallagher a Q: "Rieccomi. Il mio segreto? Non voglio strafare. Noel? Imbarazzante la sua nuova musica"

Vi proponiamo la nostra traduzione integrale della nuovissima intervista a Liam Gallagher pubblicata sul numero della rivista Q uscito oggi in edicola nel Regno Unito, compreso il pezzo del giornalista.

Era il 1997 e Liam Gallagher era a Monaco, in tour con la sua band Oasis.
Annoiato durante una pausa dai doveri promozionali, il cantante decise di lasciare la propria stanza d’albergo e fare due passi in città. Al suo ritorno, notò che vicino all’albergo c’era una mostra delle copertine di Yoko Ono e John Lennon, così ci fece un salto.
Un ritratto di Lennon in particolare catturò il suo sguardo: era un disegno schematico del Beatle degli anni ’70, barbuto e arruffato, con le braccia spalancate, dal titolo Why Me?.
Essendo il frontman di quella che senza dubbio era la più grande band del mondo in quel momento, il punto focale per un livello di isteria pop nazionale cui non si assisteva in casa nostra dai tempi dei Beatles, era una domanda che Gallagher si era posto spesso. Perché io? “Ha innescato qualcosa in me”, dice.
“Era come se stesse parlando a me”. Comprò il disegno.
Qualche anno dopo, nel giugno 2005, Gallagher si trovò in un altro albergo, stavolta al Trump International Hotel & Tower di Central Park West, a New York, prima del concerto degli Oasis al Madison Square Garden. Era importante che, calcificati da oltre un decennio di tour con il carro armato Oasis, i membri degli Oasis trovassero nuovi e sicuri diversivi in tour quando possibile, per eliminare il senso di Giorno della marmotta, il “ricomincio tutto da capo”. Dopo tutto, la sala catering del dietro le quinte di un grande palazzetto è molto simile a quella successiva, anche con una bandiera del Manchester City appesa al muro del camerino. Stamane a New York l’uomo della security di Liam, Steve Allen, ha avuto un’idea: anche l’appartamento di Yoko Ono al Dakota building è a Central Park West. Perché non farle visita?
Seduto a fare colazione, Liam Gallagher gli ha lanciato un’occhiata: “Piantala, non possiamo presentarci a casa di Yoko Ono”, disse in tono sbrigativo. “Lascia fare a me”, replicò Allen.
Dieci minuti dopo Allen tornò. “Ho sistemato”, disse a Liam. “Ci siamo”. Gallagher era scettico sul fatto che Allen avesse quella sorta di influenza su Yoko Ono, ma finì le sue uova, bevve un abbondante whisky e i due si incamminarono ugualmente verso il palazzo. Durante il percorso Allen spiegò cosa aveva fatto. “Disse semplicemente al tizio che era all’altro capo del telefono che si trovava con Liam Gallagher, il quale era un grande fan di John Lennon e aveva chiamato suo figlio Lennon”, ricorda Gallagher. E quelle, disse la voce al telefono, sono le paroline magiche che ti valgono un invito di Yoko Ono, la vedova di John Lennon.
Arrivati al Dakota, negoziarono con successo con la security prima di entrare in un vecchio ascensore a molla e salire.

“Il suo appartamento è al nono piano”, dice Liam, “nono come il mese in cui sono nato, ed ha il numero 72, il mio anno di nascita. Ho pensato: le cose si mettono bene qui”.
Ad attendere alla porta c’era Yoko Ono. “Benvenuti”, disse loro, “entrate, ma toglietevi le scarpe”. “Cosa, anche questi ragazzacci?”, scherzò Liam, indicando le sue Clarks fresche di scatola. Ma se le tolse comunque. Offrì agli ospiti tè e biscotti e disse a Liam che aveva sentito che aveva chiamato suo figlio Lennon. “Non ti preoccupa il fatto che sarà bullizzato a scuola?”. “Andrà bene”, gli disse Liam.

Si avvicinò al famoso pianoforte bianco di John Lennon che vive in quell’appartamento e guardò alcune delle foto che erano su quel piano. Spiegò che aveva comprato Why Me? qualche anno prima. “Oh”, replicò Yoko, “in realtà c’era un altro disegno che fece nello stesso periodo”. Lo tirò fuori per lui un momento. “Cosa ti era piaciuto di Why Me?”. “È entrato in sintonia con me”, le disse. “Sì”, rispose lei, “posso capirlo”.
Fecero un giro dell’appartamento. Si fermarono in cucina e Liam chiese a Yoko dello stendardo con la scritta in giapponese appeso al cornicione.  La traduzione era: “mentre ero in letargo ho raccolto le mie ali”, le disse lei. John Lennon lo aveva richiesto ai genitori di Yoko durante un viaggio in Giappone quando negli anni ’70 aveva smesso per un periodo di fare musica.
Liam scrisse il motto e promise che un giorno lo avrebbe usato. E lo fece, un decennio dopo, per la canzone I’ve All I Need, inserita nel disco di debutto come solista, As You Were, dopo il suo personale periodo di letargo musicale terminato nel 2017.
“In ogni modo, non volevo abusare della sua ospitalità”, ricorda Liam, “quindi dissi: ‘Bene, Yoko, me ne vado, grazie per il tè e i biscotti”.
Tornato a Londra qualche settimana dopo, Liam Gallagher è spaparanzato sulla sua sedia in giardino con una bottiglia di Stella e i suoi due gatti, Mick e Keith, tra le due braccia, a godersi l’ultimo sole estivo prima di partire di nuovo in tour. Suonò il campanello. Era il corriere DHL con un pacco per lui. Lo portò in giardino per aprirlo, con i gatti sui due braccioli delle sedie a mettere le zampe ovunque sul pacco.
Era da parte di Yoko Ono, un ritratto di John Lennon seduto su una poltrona fra le nuvole, con un gatto sul bracciolo della sedia e sotto le parole Why Not?. Faceva pendant con il disegno Why Me?
“Porca troia”, pensò Liam. “Sto guardando questo disegno che mi ha mandato Yoko Ono, disegno fatto da John Lennon nel 1972, di lui su una sedia fra le nuvole, con un gatto sul braccio, mentre io sono seduto su una sedia con un gatto sul braccio … che sta succedendo?”.
Aveva già Why Me?. E ora aveva anche Why Not?.
Why Me? Why Not? Avrebbe un bell’aspetto su una maglietta, pensò Liam. Suona anche bene come affermazione, pensò con decisione. Perché io? Perché no. Perché io? Perché no!
“Poi pensai che un giorno avrebbe avuto un aspetto ancora migliore su una copertina di un album”.
Gli anni passano. Gli Oasis si sciolgono. I Beady Eye arrivano e vanno via. vecchi rapporti avvizziscono, nuovi legami si formano …
E questo settembre sarà pubblicato il secondo disco da solista di Liam Gallagher. Si chiama Why Me? Why Not, proprio come John Lennon gli ha detto che sarebbe stato.

È un mattino di maggio nebbioso e afoso del 2019 e Liam Gallagher si sveglia nel suo vecchio letto nella sua nuova casa di Highgate, North London, con un nome in testa: Leo Sayer, il minuto e malinconico cantante soft-pop degli anni ’70. Prende il telefono e twitta in lettere maiuscole LEO SAYER. Così va meglio. Si mette le scarpe da corsa e se ne va al parco.
Ma la corsa non va bene. Liam Gallagher soffre di un’artrite ai fianchi che gli provoca particolare dolore ai polpacci. Gli è stato detto di dare un taglio alle corse, ma questo non accadrà e oggi è stata una sofferenza. Ha fatto un fischio alla sua ragazza e manager Debbie Gwyther per vedere se stamane riesce a prendere un appuntamento con il suo agopunturista a St John’s Wood, sulla strada per la sala prove a King’s Cross.
“È fantastico, non cazzeggia”, dice Liam massaggiandosi i fianchi due ore dopo all’Hotel Renaissance di St Pancras, a due passi dalla sala prove della sua band. “Sono andato a vedere un altro (agopunturista, ndr) ed era un po’ vecchio, un po’ incerto. Questo tizio sa il fatto suo, prende gli aghi e te li ficca dentro. Sistema la cosa, ma ovviamente continua a comparire”.
Gallagher non ha preso in considerazione, come terapia supplementare, lo yoga o i Pilates.
“No. Cosa viene dopo?”, chiede retoricamente. “Il veganesimo? Dopo lo yoga è tutto in discesa. Viene lo yoga, poi c’è il veganesimo, poi all’improvviso stai facendo merdosi album da discoteca che suonano come Leo Sayer. L’agopuntura non è male, perché almeno si tratta di aghi. Riesco a convincermi che sia ancora un po’ rock ’n’ roll”.
Oggi Liam Gallagher ha twittato LEO SAYER. Ieri ha twittato VAFFANCULO. Ed entrambi i tweet sono stati suscitati dall’ascolto della stressa cosa: Black Star Dancing, l’atipico singolo del suo fratello maggiore Noel, ancora a lui molto estraneo. Un vivace brano pop-disco orecchiabile che suona un po’ come se gli INXS suonassero Let’s Dance di David Bowie e per niente Oasis, la brutale rock ‘n’ roll band con cui i fratelli hanno dominato commercialmente due decenni.
Liam Gallagher non è un estimatore della nuova direzione di suo fratello.
“Tutti sanno che sono rancoroso e invidioso, ma è una canzone da Eurovision”, dice, con un velo di tristezza. “È il cazzo di Leo Sayer. Non è neanche una bella canzone, siamo onesti. Mi piacerebbe molto sapere cosa abbia da dire in merito la sua amante …”.
I suoi occhi cercano approvazione. Niente. L’amante di Noel? Per favore non dire qualcosa di terribile sulla vita sentimentale di Noel.
“Weller”.
Ah, ok. Paul Weller, che è stato un po’ algido nel lodare As You Were, definendolo “un po’ alla Beady Eye”, la band di Liam di minore successo che ha operato tra la fine degli Oasis e la sua vendetta da solista. Weller, una volta fermamente nel clan degli Oasis ma ora intrappolata nella Fazione Noel, si è imposto di prendere le parti come fanno molti figli di matrimoni finiti con divorzio infelice.
“Weller ha pubblicato della merda discutibile negli anni, ma penso che neanche lui abbia intrapreso la strada di Leo Sayer”, continua Liam, infervorandosi su questo tema. “Non puoi fare musica da discoteca quando sembri una patata. Devi essere sexy per quella roba lì. Ha tra i 50 e i 60 anni. È come se io mi mettessi a fare musica da opera. Sembrerei uno stupido. Sono sicuro che nella sua testona sciocca suoni come una musica incredibile. So che sta provando a fare qualcosa di nuovo, ma è molto lontana da quello che pensa lui. È imbarazzante”.
Liam considera questa di suo fratello una mossa negativa, ma almeno ne vede un risvolto positivo. “Lascia la strada libera per me, perché io venga ribollendo con un sacco di chitarre, quindi dacci dentro fratellone!”.
Liam Gallagher non ha fatto un album di musica da discoteca e neanche un disco da opera. Non è così che suona Why Me? Why Not. Non sta provando a sorprendere qualcuno dei fan, nuovi e vecchi, che hanno reso il suo album di debutto disco di platino nel Regno Unito – fatto quasi senza precedenti per un album rock in questo decennio – né ha aiutato a fare il tutto esaurito nei palazzetti in cui ha suonato.
Fare musica quando sei un artista consolidato e ampiamente amato è, nella visione di Liam, come gestire un ristorante popolare che si specializza in un certo tipo di cibo. Ogni piatto che tiri fuori deve essere perfetto in modo affidabile. Niente sorprese con ingredienti nuovi, niente avventure in territori sconosciuti. Semplicemente dai alla gente quello per cui è venuta sempre. La coerenza, pensa, è molto più difficile della versatilità. Chiunque può fare l’avventuroso, dice, specialmente quando ti puoi permettere turnisti e produttori sofisticati. Fare la stessa cosa di nuovo, ma meglio, quello sì che è difficile. Ti piace la musica rock ’n’ roll con Liam Gallagher che canta? Bene. Lui vi sta servendo quello.

“Vedo la mia musica come un arrosto domenicale”, dice. “Come idea è stata perfezionata, ma io voglio crearne la migliore versione che tu possa avere. Sembra che alla gente As You Were sia piaciuto. Non cura il cancro, ma lo hanno apprezzato. E questo ci ha dato la fiducia per fare un’altra cosa dello stesso tipo, ma migliore. Le canzoni sono migliori”.
Scritto e registrato in larga parte a Los Angeles con gli autori principali di As You Were, Greg Kurstin e Andrew Wyatt, e sempre ai RAK di Londra, e forse altri posti con altre persone di cui Liam stamattina si è dimenticato, Why Me? Why Not è venuto fuori molto rapidamente, ma in un lungo e frustrante periodo di tempo. “Abbiamo fatto sei canzoni in una settimana”, spiega Liam, “ma poi abbiamo dovuto aspettare mesi per registrare l’altra parte. E poi aspettare di nuovo. Erano tutti occupati in periodi diversi, gli stronzi”.
A differenza di As You Were, in cui comparivano sei canzoni scritte solamente da Liam, stavolta tutte le canzoni sono scritte in collaborazione con altri autori. “Non sono male come autore”, dice, “ma voglio salire di un gradino”. Liam è abbastanza realista da rendersi conto che da solo non scriverà un secondo album migliore di questo. 
“So dove mi trovo. C’è molto da dire sulla consapevolezza della propria posizione: alcuni non …”. Solleva le sue enormi sopracciglia. “Vogliono essere tutto, cantante, autore, ballerino, chitarrista o suonatore del flauto che si suona con il naso, e poi finiscono per non essere niente di buono. Io sono un cantante. Io sono il tizio del fronte del palco. Quindi creiamo queste canzoni insieme, con Andrew e Kurstin, o chicchessia. E poi quando le canto sono canzoni mie”.
È questa la chiave. Non importa chi scrive le canzoni, non importa quanto diventino grandi dal punto di vista commerciale, difficilmente saranno coverizzate, perché una volta che le canta Liam con le braccia dietro la schiena, le spalle inclinate in quella che lui scherzosamente definisce “la mia posizione ricurva distintiva”, diventano così intrinsecamente sue che neanche i musicisti di strada possono toccarle.

Sentirete la Don’t Look Back in Anger di Noel cantata a squarciagola nei sottopassaggi da Parigi a Perth, ma nessuno proverà a cantare Live Forever, anche se la sua melodia e il suo suono sono tanto universali quanto quelli della prima canzone.  Perché una volta che Liam Gallagher ha cantato qualcosa, non c’è molto altro da dire. Forse riconoscerete il riff glam rock e lo strascichio Merseybeat del suo imminente singolo Shockwave in altre fonti, ma il veleno nell’esecuzione di un testo che parla di “essere venduto proprio lungo il fiume”, il ghigno addolorato … quello è solo di Liam Gallagher. Neanche le altre quattro canzoni non mixate che si sono snodate nello stream nell’ufficio di Q hanno spaventato i cavalli dal punto di vista dello stile, ma sono tutte concordi con la tesi di Liam secondo cui Why Me? Why Not è più un upgrade più elegante del suo predecessore.
La migliore di queste è Now That I Found You, che ha la ricca guida con la Rickenbacker di un riff di George Harrison di metà degli anni ’60, come i Jam o i R.E.M. nella loro fase più dinamica e pop. È anche una delle migliori parti vocali di Liam dei tempi moderni, una canzone sull’incontro con la sua 21enne figlia Molly Moorish, a lui estranea sino a tempi recenti. Si sono incontrati dopo che le cerchie sociali in cui si muovono i suoi figli Lennon e Gene si sono intersecate con quelle della ragazza.
“Devo anche dare un grande merito a Debbie. Lei mi ha fatto: ‘Dai, amico. Sei in un posto buono ora, fallo. Se lo merita’. Ovviamente sarebbe dovuto accadere anni fa … ma è fantastico. Siamo usciti insieme spesso. Si è subito adattata. I ragazzi la adorano, Debbie la adora. Fa parte della banda. Voglio dire: lei è umorale! Ha un bel caratterino, proprio come me. Ma va tutto bene”.
Molly compare in As It Was, il documentario di Charlie Lightening che tratta il periodo di As You Were in cui Liam è tornato, seguendo l’artista in tour, in vacanza, di ritorno a casa della madre, in studio e in varie suite di palazzi d’albergo in giro per il mondo. Sarebbe dovuto finire con il grande concerto del 2018 a Finsbury Park e uscire quell’anno, ma per varie ragioni è stato posticipato fino a quest’estate. Si percepisce che Liam ora ne sia un po’ stanco.

“Per quanto la gente pensi che il mio ego sia fuori controllo, a me non frega che facciano un film su di me”, scrolla le spalle. “È stato bello documentare il ritorno, penso, ma può davvero fregarmi di avere una videocamera puntata sulla faccia quando sono in vacanza? Ci sono delle parti belle nel documentario e sono sicuro che la gente se le godrà, ma ora pubblicatelo e vaffanculo. Continuo a dire alla gente di non entusiasmarsi troppo. Non è Star Wars!”
In As It Was non ci sono canzoni degli Oasis, neanche nei segmenti in cui suonano gli Oasis, dopo che Noel si è rifiutato di concedere il permesso. Liam incolpa la lite su Twitter tra i figli dei due Gallagher, che è degenerata. “Sì, le ha scritte lui, ma lui faceva parte di una band, e in quella band c’ero io a cantarle. Se stessi cantando le sue canzoni da solista allora OK. Ma queste sono canzoni degli Oasis. Appartengono alla gente. Lui le ha scritte, io le ho cantate, le abbiamo fatte noi”.
Sospira. “Pensi che a me non importi se i suoi figli sono insultati su Twitter? Anche i miei figli vengono insultati. La gente presuntuosa sui social media è insultata, e sua figlia e sua moglie sono molto presuntuose, quindi alcuni fan pazzi replicano. Anche i miei figli subiscono questo. È stato quando ho detto che a me non importa se i suoi figli sono insultati su Twitter che lui ha fatto: ‘Bene, ora è la fine’. Parte 900”.
Finirà mai questa querelle tra voi due? Liam pensa di no. “No, perché ha ancora il broncio. Tutto ciò che gli do è amore, ma lui mi insulta, quindi io mordo. D’altronde senza di noi ci sarebbe il nulla. La musica sarebbe morta perché tutti sono troppo carini. C’è bisogno di noi per scuoterla un po’ ”.
Tutto questo sembra un peccato. Questa disputa tra fratelli può davvero andare avanti ancora? Entrambi i Gallagher stanno facendo bene dal punto di vista professionale e sembrano molto felici sul piano personale, ma immaginate Noel e Liam Gallagher di nuovo insieme. Non necessariamente ancora sul palco, ma seduti a tavola a cena con le loro famiglie. Sono l’atto doppio più grande del rock e il mondo senza di loro è monco, ma anche le loro famiglie lo sono. Quale gioia provocherebbero se facessero ridere i loro nipoti forte come i loro figli? Ciononostante, se Liam può riconciliarsi con sua figlia allora tutto è possibile.
In questo momento, però, Liam deve andare a fare le prove per la performance dal vivo che accompagnerà la prima di As It Was all’Alexandra Palace.
Inizia a marciare lungo il corridoio del primo piano del labirintico Renaissance al grido di “Deborah! Deborah!”, ignaro, ovviamente, del fatto che la Gwyther stia aspettando nella sala del piano di sotto.
Liam si ferma e si gira. Si piega in avanti con fare cospiratorio.
“Ci vediamo a Budapest”, sussurra. Dà un colpetto al naso e se ne va via spavaldo, spalle indietro, punte in fuori, con il suo enorme parka Stone Island che fruscia in modo stravagante mentre cammina a grandi passi.
“DEBORAH!”.
Ci vediamo a Budapest.

È sempre saggio, quando si beve, sistemare lo stomaco. Quindi ci incontriamo al ristorante Nobu, al Kempinski Hotel, proprio lungo il fiume Danubio a Budapest, Ungheria, alle 19.30 per una cena anticipata. Domani sono prenotate 12 ore di riprese per il video del singolo Shockwave e altrettante ore per la giornata successiva, ma fino ad allora non c’è nulla in programma, quindi, cameriere, un giro di vodka e gin per favore, e anche pesce crudo a sufficienza. Liam Gallagher è di buon umore.
“Avanti, prendi l’ultima ostrica”, dice, rivelando che con quelle ha smesso anni fa dopo una serata pesante a Filadelfia, quando gli Oasis alloggiavano in un hotel dove si potevano ordinare ostriche come servizio in camera. “Io, Whitey e Guigs ci siamo proprio sballati e abbiamo continuato a ordinarne vassoi pieni”.
Al mattino è venuto al piano di sotto nella reception e ha scoperto che il tour manager Maggie Mouzakitis si stava azzuffando furiosamente con l’uomo dietro al bancone. “Qualche burlone ha ordinato 150 ostriche nella nostra stanza”, gli diceva, arrabbiata. “ehm, ero io in realtà”, le sussurrò lui in tono di scusa. Il che significa che avevano ricevuto un vomitevole servizio in camera di 50 ostriche ciascuno.
“Era erba veramente buona”, scrolla le spalle Liam. Ti racconta di quanto era buona quell’erba di Filadelfia. “Per tutta la notte abbiamo parlato dell’idea di andare in spiaggia al mattino, penso che sia per quello che abbiamo continuato ad ordinare ostriche. Poi Whitey ha detto (mette su un accento londinese, ndr): ‘Ehm, non c’è nessuna spiaggia a Filadelfia!’ “. Liam non era d’accordo. Ascolta! Si riusciva a sentire il surf dalla loro stanza … “Mi affacciai alla finestra, aprii la tenda per mostrare loro il mare … era un condizionatore su un muro di mattoni”.
Alza la mano. “Non fumo più erba ormai”.  L’ultima volta che l’ha fatto si è ritrovato con il viso pallido mentre ascoltava i Fat White Family.
“Lennon è instillato in lui e lui metteva questa loro canzone in vacanza. Fumai un po’ di erba perché ero in vacanza ed era forte. Sai quando devi svignartela perché ne stai prendendo una folle? Quello ero io. Ho dovuto parlare con me stesso in un armadio e tutto ciò che riuscivo a sentire era questa canzone dei Fat White Family che suonava come Nightclubbing di Iggy Pop in loop, per circa un’ora. Fu eccezionale”.
A cena con Liam oggi ci sono Debbe e Katie Gwyther, le gemelle omozigoti con cui Liam trascorre la maggior parte del proprio tempo. Sono rari i momenti in cui è senza Debbie e Debbie vuole Katie accanto a sé quando possibile, quindi sono un’unità compatta di guai, beffe e sobrio caos che in qualche modo riesce ogni giorno a fare tutto in circostanze piuttosto difficili.
Tre sere prima, il 12 maggio, Debbie di colpo si è resa conto che non aveva tenuto conto della vittoria del titolo da parte del Manchester City nella sua agenda settimanale, mentre Liam celebrava in modo esuberante con Gene a tempo pieno nel loro salotto, prima di aprire urgentemente una bottiglia di vodka. C’erano faccende serie di Liam in agenda tutti i giorni, tanto per cominciare. Lei iniziò velocemente un’operazione segreta di salvataggio.
“Ho preso tre vodka doppie di fila, ero completamente fuori di testa e pronto a fare baldoria”, dice, “ma non c’era nessuno con cui uscire. Persino il nostro Paul tutto d’un tratto era occupato. Un po’ strano, se me lo chiedi. Ma meglio così. Ero a letto alle 8.30”.
Stasera, allora, la sua cravatta è leggermente allentata, anche se sarà con la vacanza in Grecia con l’intero clan Gwyther, i suoi figli e Molly che le celebrazioni inizieranno ufficialmente. È un po’ spaventato. “La famiglia di Debbie è in grado di bere come i russi e non sanno mai quando andare a letto, quindi dovrò essere nella mia forma migliore”.
Chiede il conto e ordina un altro giro di vodka mentre aspettiamo un taxi nero per farci portare a 500 metri dal loro hotel il Four Seasons. Lì, nel maestoso e molto silenzioso bar di marmo, le vodka svaniscono nell’espresso Martini e di nuovo nelle vodka, mentre Liam contempla il suo lontano futuro oltre Why Me? Why Not.
“Mi piacerebbe un sacco fare un disco punk, come gli Stooges”, dice, in piedi sul tavolo e mimando un aggressivo power chord su un’invisibile chitarra. “In caso contrario puoi facilmente cadere nella trappola dell’’ooh, c’è un’altra ballata’. Non voglio fare nessuna ballata la prossima volta. Voglio solo fare qualcosa di dannatamente rumoroso. Forse non venderei, ma sarebbe bello. Mi piacerebbe molto fare un disco incazzato, senza archi, solo aggressività fottuta. Ecco perché mi piace Slowthai. Quel ragazzo ha in sé qualcosa dei Pistols”.
Gene Gallagher ha avvicinato Liam a Slowthai. “Amo quel suo pezzo Doorman. Lo porteremo in tour con noi”.
I predecessori del rap da strada britannico di Slowthai, gli Sleaford Mods, d’altro canto, non superano il test di Liam G. Storce il naso. “Non conosco gli Sleaford Mods, amico”, dice. “So che a molta gente piacciono. Ho amici che parlano di loro, ma mi ricordano sempre il vecchio spot di Cillit Bang, Te lo ricordi?”.
Si alza di nuovo in piedi e inizia a rappare nello stile degli Sleaford Mods, con un evidente riferimento al tizio degli spot di Cillit Bang degli anni ’90. 
“Ho lasciato la mia bustina nel tè 7 e lo stronzo si è stufato, cazzo / porto fuori i miei cazzo di sacchi dell’immondizia / mi mette un cazzo di umore / CILLIT BANG! / CILLIT BANG!”
Si siede di nuovo. “Sapete cosa intendo? Mi piace l’energia del tizio, ma ogni disco è solo drum machine e lui che grida Cillit Bang. Immaginate se aggiungessero un sacco di chitarre”. Liam ondeggia sulla propria sedia. “Quattro altri espresso Martini, per favore, amico!”.
Andiamo fuori per ricalibrarci con l’aria fresca e la nicotina. La brezza è adorabile. D’un tratto stiamo virando da un tema scottante ad un altro tema scottante. Proviamo ad affrontare la Brexit, ma nessuno ormai sa bene cosa sia.
“Non so cosa sia la Brexit”, dice Liam. “Perché, qualcuno lo sa? Tutto ciò che so è che a David Cameron dovrebbero fulminare le palle per aver per primo tirato in ballo questo. A me piace andare in Europa! Mi piace quella libertà. Capisco che tutti stanno soffrendo, specie fuori Londra, ma quello ha a che fare con la Brexit? Non lo so, amico. A me sembra un mucchio di stronzate del cazzo”.
Parliamo di social media e di salute mentale e del numero di nostri conoscenti che negli ultimi anni si sono tolti la vita. “Sembra sicuramente in crescita”, dice. “Potrebbe essere un’illusione perché siamo più vecchi, ma molte persone che conosco ci sono passate”. Si chiede se la gente famosa che si uccide sfata il tabù nella mente degli altri.
“Una cosa che so, però”, dice, “è che i social media fanno veramente male alla testa. So di sembrare severo, ma impedirei ai ragazzini di usarli. Ti distorcono. Comunque in futuro li rifiuteranno tutti e ci rimarremo solo noi vecchi stronzi scemi”.
E, a un certo punto, discutiamo dell’isola caraibica di Mustique e di quanto sia bello come luogo per le vacanze. Se ci sono stato? Non ancora. “Dovresti venirci con noi la prossima volta”, propone Debbie, generosamente, per la chiara sorpresa di Liam. “Dista solo un breve volo su aereo privato da Santa Lucia, dopo tutto”.
Torniamo dentro per un ultimo giro, ma la nave si sta inclinando lievemente e le Gwyther stanno cantando e Liam sta facendo il segno dell’OK al cameriere e io sto salutando Liam Gallagher, poi chiamo un taxi per il mio albergo di viaggiatore per il mondo e cerco disperatamente di non vomitare per i 10 minuti di viaggio, mentre riecheggiano le ultime parole di Liam nell’hotel Mercure Korona, dove mi addormento completamente vestito e con la luce accesa … “Ci rivediamo lì alle 8 domattina!”.

Liam Gallagher è una mattiniero. Anche stamane, quando i suoi tre drink che gli fanno da compagni sono già stati presi, e Katie Gwyther è nella sala a guardare una foto sul telefonino di sua sorella di ieri sera che la ritrae stesa sul tappeto fuori dalla stanza d’ablergo, e nessuno ricorda le circostanze, men che meno di aver scattato una foto della circostanza.
Si alza con il gallo, non importa quanto pesante sia stata la nottata. “Finché non ci sono droghe coinvolte”, dice, “sono felice. Se mi sveglio e non c’è stata sniffata sono supergioioso con i postumi della sbronza. Mi devo ripulire tutta la settimana, altrimenti non riesco a farlo”.
Oggi si è svegliato alle 6.30, ha guardato attraverso la finestra al gelo, un umido mattino di primavera a Budapest, e ha scelto l’opzione contraria alla corsa. Ha attraversato il corridoio e si è tuffato nella vuota spa per uno spruzzo e una bagnata. È stato bellissim.
“Mi sono svegliato con lui che diceva: ‘Piccola, sono come un ranocchietto!’ “, dice Debbie, mentre sale sul nostro taxi enorme. “Io non sono una mattiniera”.
Liam offre gentilmente un caffè e si prepara a quella che si rivela un viaggio in auto di un’ora oltre i sobborghi di Budapest verso un set cinematografico nella zona industriale. Il viaggio consente abbastanza dibattiti interni sul fatto che un giornalista possa vomitare violentemente su Liam Gallagher durante un lungo viaggio in macchina può essere un episodio buono o brutto per una storia.
Arrivati sul posto, siamo salutati da una troupe e un team delle dimensioni enormi rispetto a quelle di una soap televisiva domestica. Sono tutti pronti per Liam Gallagher. Lo sono dalle 7 del mattino, due ore fa. Potete mettere della polvere sulla faccia di Liam prima, per favore? Certo. Un ungherese in jeans troppo corti e una triglia entra nel camerino di Liam, prende un paio di forbici, un pettine e inizia ad arruffare i capelli di Liam …
Woahwoahwoahwoah! woah! 
Gli uomini-triglia sono distribuiti molto rapidamente. Il make-up, non i capelli, amici. “Nessuno con una triglia mi tocchi la zazzera”, dice Liam quando il tizio se n’è andato.
Gira voce che il regista francese del video, François Rousselet, sia insoddisfatto del parka di Liam. Troppo blu. Le dispiacerebbe provare con il suo parka verde? Liam lo fa, ma qualcosa va male, non lo fa cadere bene, e no. Liam non lo indosserà. Si rimette il suo parka blu Stone Island, rimuove l’etichetta sul braccio e dice: “Con questo vado bene, grazie. È all’aeroporto che ti dicono cosa devi indossare. Non è che a casa no abbia un parka verde. Ne ho a centinaia di questi stronzi”.
Non è un’esagerazione. Liam ha talmente tanti parka che lui e Debbie stanno seriamente prendendo in considerazione l’idea di traslocare dalla casa che hanno comprato di recente per una nuova, con maggiore spazio per il guardaroba. “Ho talmente tanti parka che non riesco ad appenderli tutti e preferirei buttare via la casa piuttosto che i parka”, dice.
Un corridore arriva con una corta giacca da cowboy beige da far provare a Liam ed è spedito con un’occhiata molto fissa. Per un cazzo. Liam può avere un abbondante caffè per favore? Certo. Gli consegnano una tazza con dentro due Nespresso. Liam fa una smorfia mentre lo sorseggia. “Ci si dovrà accontentare”, dice, “cosa che sono sicuro che Bono non abbia mai detto”.
Le condizioni sul set sono probanti: la pioggia arriva pesantemente appena arriva Liam ed è praticamente orizzontale nel momento in cui è alla ventesima prova della camminata lungo un convincente paesaggio urbano di New York ricostruito nella campagna ungherese, mimando i ritornelli del suon singolo nuovo di zecca.
Un’altra volta, per favore. Liam ubbidisce senza lamentele, felice come non mai di lavorare, di essere al centro del suo universo, diffondendo gioia nella canzone nei termini quanto più vicini ai suoi possa trovare. Un uomo con il cucchiaio in un mondo di minestra, che si gode ogni ultimo boccone delizioso.

traduzione di frjdoasis - oasisnotizie

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sabato 5 agosto 2017

Liam Gallagher: "Reunion? Noel ha un ego fuori controllo. Odio i rocker politici e vi racconto il mio incontro con Yoko Ono"

In una lunga intervista al Times Liam, di ritorno con un nuovo disco da solista, parla dei suoi ultimi quattro anni bui, dell'incontro con Yoko Ono che ha ispirato un suo nuovo brano, della sua vita a Manchester prima della fama, dei rocker politici, del Festival di Glastonbury, delle scuse a Chris Martin, di reunion degli Oasis ("dipende da come andrà il disco da solista di Noel", dice) e dell'ego del fratello Noel. 
Source: The Times
Traduzione by frjdoasis - oasisnotizie

Ora che Liam Gallagher è tornato dopo tre anni di giungla per rivendicare il suo titolo di ultima grande rock 'n' roll star, sembra giusto chiedergli quali altre rock star lo abbiano impressionato. Mentre siamo seduti a bere succo d'arancia in un bar vicino alla sua casa della zona nord di Londra, sciorina nomi: Mick Jagger, Paul McCartney, Ronnie Wood, Ray Davies, suo vicino di casa ad Highgate, e Yoko Ono, il personaggio che, incontrato di persona, lo ha colpito più di tutti.

Nel 2009 Liam Gallagher fu chiamato dalla vedova di John Lennon, che lo invitò a visitare l'appartamento del Dakota Building di New York dove aveva vissuto con l'ex Beatle dal 1973 fino all'assassinio dell'artista, nel dicembre 1980.

"Erano le otto del mattino e pensai: 'Che cazzo? Amica, non so se posso andarci' ...". Una volta Liam affermò di essere la reincarnazione di John Lennon, anche se quando Lennon fu ucciso aveva solo otto anni. "Ma mi feci un paio di drink, andrai lì e il tizio sulla soglia mi disse: 'Chi sei?'. 'Liam Gallagher, amico'. Andai al nono piano, appartamento 32, e chi c'era lì in piedi? La cazzo di Yoko Ono".

Gallagher, 44 anni, dice di aver rifiutato l'invito di Ono a fare una suonata con il pianoforte di Lennon ("perché quella cosa non la so suonare, cazzo") prima di accettare la sua offerta di una tazza di tè e biscotti al malto, uno dei quali gli cadde accidentalmente nella tazza. Ono si disse preoccupata per come Lennon, figlio di Liam, veniva trattato dai suoi compagni di scuola, ma Liam la rassicurò: Lennon Gallagher è un nome eccezionale e lui si trovava bene.

Poi l'ex Oasis notò delle scritte in giapponese sulle cornici. "Le chiesi cosa significassero e mi disse: 'Curioso che tu ne faccia menzione. John le vide a casa dei miei genitori e gli piacquero, così le ho messe nel nostro luogo'", ricorda Liam, forse non usando le esatte parole di Ono. "Significa: 'Quando ero in letargo ho raccolto le mie ali'. Quindi ora creato una nuova canzone mia che si chiama All I Need. Per anni ho provato a usare quel verso e poi ... bingo!".

Gallagher in effetti ha raccolto le sue ali. Quando nel 2009 gli Oasis giunsero ad una fine turbolenta dopo che Liam lanciò una prugna e - più dolorosamente - una chitarra verso la testa del fratello Noel prima di un concerto a Parigi, sembrava che se ne sarebbe uscito peggio Liam. Noel usò le sue abilità di cantautore per lanciare con successo una carriera da solista, mentre i Beady Eye, la band che Liam formò con i rimanenti membri degli Oasis, patì la mancanza di inni fantastici del tipo per il quale è famoso Noel. Poi arrivarono tre anni di silenzio e beffe con i tweet, in molti dei quali Liam paragonava Noel ad una patata. E poi Liam è tornato. A maggio si è esibito nella sua Manchester, a giugno a Glastonbury. Lo incontriamo nella prima settimana di giugno.

"Sono elettrizzato per Glastonbury", dice. Sembra proprio in forma nella sua maglietta nera, capelli corti e jeans. Ci incontriamo alle 11 del mattino e ha già fatto una corsetta di 7 miglia per Hampstead Heath. "Ora è il momento giusto. Ne ho abbastanza dei rocker politici che dicono tutte le cose giuste prima di tornarsene nelle loro belle case. Io sono il succo della verità, amico. Sono un piccolo bastardo aggressivo ed è di quello che si tratta".

Gli ricordo che l'ultima volta che ci siamo incontrati, nel 2011, aveva deriso Glastonbury, parlando di un inferno di "celebrità che camminano nelle loro famosi stivali di gomma", un'appropriata quanto pesante definizione del dietro le quinte del festival. "Sì, ma le teste di cazzo ci sono ovunque, no? Di sicuro non sarò in compagnia di nessuna celebrità. Me ne starò in silenzio nel mio posticino. E i miei figli (Lennon, 17 anni, e Gene, 15), ci vengono per la prima volta, quindi non porterò neanche i funghetti (allucinogeni, ndr). Non davanti a loro, almeno".

E se Lennon e Gene provassero ad espandere le proprie menti in maniere illegali? "Non accadrà, amico. Non posso dare lezioni, ma non lo faranno davanti a me. Perché (i funghi, ndr) me li farei tutti io. Non ne rimarrebbe nessuno".

Liam tira una riga quando gli chiediamo se andrà a vedere qualche band che si esibirà a Glastonbury. "Per niente, amico. Non mi piacciono le grandi adunate. E lì c'è il fango. Non mi rovinerò i vestiti per nessuno". 

Il ritorno di Liam avviene dopo un periodo difficile. I Beady Eye si sono sciolti nel 2014 dopo aver ricevuto la notizia del forfeit del tour in America. Un brutto rospo da ingoiare per un uomo che con gli Oasis si è esibito di fronte a 250.000 persone nel 1996. Il matrimonio con Nicole Appleton è finito nel 2013 tra accuse di infedeltà, per la relazione extraconiugale di Liam con la giornalista americana Liza Ghorbani, madre di Emma, bimba nata nel dicembre 2012 dalla relazione con il cantante e per il mantenimento della quale Liza ha poi intentato una causa milionaria contro Gallagher.

"Dopo me ne sono stato seduto a casa. Bevevo, mi lamentavo, bevevo un altro po', mi lamentavo e trascorrevo molto tempo in tribunale", dice Liam degli anni oscuri per la sua anima. "Non vedevo i miei figli, il che è comprensibile. Avevo mandato all'aria le cose. Se uscivo di casa era Oasis di qua e Oasis di là e mi sentivo l'ombra di quello che ero, quindi pensavo di andarmene a fanculo in Spagna, prendermi un piccolo castello, comprarmi un paio di costumi dorati e lasciar perdere tutto. Poi, però, mi hanno spinto di nuovo indietro e ho ricominciato a scrivere canzoni. La mia fidanzata, Debbie (Gwyther, sua ex assistente), mi ha detto che non erano male, così abbiamo incontrato un tizio di Warner che ci ha scritturato sul posto".

Tornato nella mischia, Gallagher ha notato dei cambiamenti nel mondo della musica. "Molte band affermano di essere qui per salvare la guitar music, ma prima bisogna che attacchiate la cazzo di cosa alla corrente, capite cosa intendo? È come negli anni novanta, quando il mondo del pop capì che la guitar music era appetibile, così prendevano dei ragazzi carini e piazzavano chitarre attorno ai loro colli. Fanculo quelle cose, amico. Io so fare solo un genere ed è il rock 'n' roll. È quella la mia roba: i Pistols, gli Who, gli Oasis, gli Stones. Non posso avere a che fare con il resto".

E i Beatles? "Chiunque non apprezzi i Beatles è una persona oscura", dice, aggiungendo sinistramente: "Demoni. Ma i Beatles erano più ... qual è quella parola per quelle persone a orchestra?". Compositori? Annuisce. "Erano compositori. O forse perfino maghi".

Quando si lamenta dei rocker politici e delle pop band che posano con le chitarre non posso fare a meno di chiedermi se non stia pensando ai Coldplay. Dopo tutto ha definito in vario modo Chris Martin, dandogli del prete, dell'insegnante di geografia e del vaso di fiori. Forse il duetto sul palco del One Love Manchester, il 4 giugno, è stato un po' imbarazzante.

"Mentre provavamo Live Forever nei bagni mi sono scusato con lui per quelle cose", dice Gallagher, "ma lui mi ha detto: 'No, no, prosegui, lo amiamo!'. Così ho fatto: 'OK, cos'è che indossi?'. Sanno che sono battute. Siamo tutti diversi. Nessuno può essere figo come me". 

Al One Love Liam ha presentato il suo primo singolo da solista, Wall of Glass, strana scelta dato che il pubblico era composto principalmente da ragazzine adolescenti che erano più propense a cantare hit del genere pop che contemplare le qualità di una canzone che non avevano mai sentito prim, cantata da quel tizio di quella band che piaceva  loro padre. "Non volevo eseguirla!", protesta. "Sapevo che mi avrebbero dato addosso se avessi fatto una nuova canzone, ma gli organizzatori lo volevano. Volevano che facessi anche Imagine, ma ho detto: 'No, amico. Quello è il Santo Graal' ...".  

Liam non ha preso bene l'assenza del fratello Noel dal palco del concerto benefico. E su Twitter ha innescato un'altra polemica. "Sai com'è. Ogni volta che succede qualcosa si parla di ricostituzione degli Oasis. Lui ha chiarito che una reunion non è in cima alle sue priorità e al momento non è in cima alle mie. Preferirei essere negli Oasis, ma al concerto di Manchester non si trattava di quello. Sarebbe potuto salire sul palco e fare Don't Look Back in Anger (poi cantata da Liam a cappella, ndr), non era neanche necessario che mi incontrasse".

Noel ha detto che non gli era stato chiesto di esibirsi. "Mi stai dicendo che se Noel Gallagher si fosse presentato lì con la sua chitarra e avesse bussato alla porta loro gli avrebbero risposto: 'Non sei invitato, amico'? Quindi può andarsene a fanculo per quella cosa. Non mi importa se fosse sulla Costiera Amalfitana o chissà dove (il 4 giugno, giorno del One Love Manchester, Noel era in vacanza a Positano con la moglie, ndr). È mancata solidarietà da parte sua. A Manchester abbiamo famiglia e amici e mia madre è ancora lì. E sarebbe stato bello farlo per la sua gente. Fine".

Liam aveva solo 19 anni quando gli Oasis decollarono, proiettandolo nello stile di vita da jetset che era un mondo lontano dalle strade dove era cresciuto. Passò direttamente dalle case a schiera di Burnage, Manchester, dove viveva con la madre Peggy, alla casa di Primrose Hill, zona nord-ovest di Londra, in cui abitava con Patsy Kensit.

"È successo proprio al momento giusto", dice. "Ho trascorso i primi 19 anni della mia vita a fare: 'Cos'è 'sta merda? Piove sempre, non c'è aria nel pallone, i funghetti (allucinogeni, ndr) li hanno già presi tutti'. Scavavo buche nelle strade, pensando: preferirei ricevere le vibrazioni del rock 'n' roll piuttosto che quelle di un martello pneumatico. E sai che c'è? È andata alla grande. Non ci sono stati problemi di alcol o di droga. Ho mandato le cose all'aria sul versante personale, ma non succede a tutti?".

Cosa farebbe oggi se la sua vita non avesse avuto una svolta? "Sarei a Piccadilly Gardens, a Manchester, a fumare spezie con gli altri zombie, pisciandomi nei pantaloni e sbavando dalle orecchie". 

Suggerisco che le band della classe operaia sono adatte al rock 'n' roll perché vedono tutto come un bonus, mentre le band della classe media, che soffrono del senso di colpa legato alla convinzione di non aver fatto qualcosa di più utile della loro vita, finiscono in riabilitazione. 

"Ci pensavo stamattina durante la mia corsetta", dice. "Quando la gente della classe operaia fa i soldi, ottiene fama, cavalli e belle vacanze, è tutta roba nuova. Quelli al piano di sopra sono già stati sui jet privati. Hanno già soggiornato in ville alle Barbados. Se non combatti per qualcosa non vale la pena, quindi cosa fanno? Impazziscono. Mi dispiace per loro, a dire il vero".

Un reunion degli Oasis sembra un problema di se più che di quando. Entrambi i fratelli Gallagher stanno per pubblicare un disco da solista (quello di Liam esce il 6 ottobre, quello di Noel il 9 novembre), ma il desiderio di vedere 150.000 persone cantare Wonderwall o Rock 'n' Roll  Star sul Pyramid Stage deve essere di sicuro qualcosa di troppo forte per resistervi. Direi che la reunion avverrà nel 2019.

"Amico, non dipende da me, no?". Dice Liam. "È nelle mani di Noel. Ha lui il potere maggiore e questo è quello che mi fa incazzare. Dipende da come andrà il suo disco da solista, perché ha un ego fuori controllo e non sarà in grado di controllarlo se si ridurrà, ma ovviamente lui ha un grosso problema con me. Per quanto mi riguarda è stato un litigio di poco conto a sciogliere gli Oasis. Ne abbiamo avuti di peggiori. Sentivo parlare di un suo disco solista da cinque anni, quindi l'ha usato per abbandonare la nave. In questo momento non me ne fotte un cazzo degli Oasis, di Noel o dei suoi fan di merda".

Mentre ci dirigiamo verso Waterlow Park ad Highgate per il servizio fotografico, Gallagher, in un'epoca in cui ragazzi della porta accanto alla Ed Sheeran hanno conquistato le chart e il palco principale di Glastonbury, si comporta e ha ancora il look di una rock star in ogni centimetro. Adolescenti che passano gli chiedono l'autografo. Si vanta del fatto che le foto dei polmoni affetti da cancro sui pacchetti di sigarette non lo spaventano e non lo dissuadono dalla sua dipendenza dalla nicotina. Mai prima d'ora un uomo è stato capace di indossare con un tale piglio minaccioso un anorak blu e giallo di alcune taglie più grande.

"È una bella vita il rock 'n' roll", dice filosoficamente mentre risaliamo la Collina di Highgate. "Ma ti devi impegnare. Far parte di una band è molto di più che scrivere canzoni, sai. C'è sempre qualcosa che deve essere lanciata dalla finestra, qualcuno che deve essere pizzicato sul naso e quella striscia non si snifferà mica da sola. Mentre Noel ha imboccato la strada di Macca (Paul McCartney, ndr) io ho imboccato la strada di Keith Moon e ne vado molto fiero. E ho cantato un po'. Sai cosa intendo?".

Mi guarda prima di annuire in accordo con sé stesso. "Sai cosa intendo".

Intervista di Will Hodgkinson per il Times

Read in English here

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giovedì 9 dicembre 2010

Video - Liam parla di John Lennon (sottotitoli ITA)

Liam parla di John Lennon in due clip andate in onda in questi giorni sulla TV britannica. Sottotitoli in italiano by frjdoasis2 YouTube channel.



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martedì 7 dicembre 2010

Anche Liam in un documentario su John Lennon

Nel pomeriggio di ieri in un'intervista al canale televisivo britannico ITV Liam Gallagher ha parlato sul luogo dell'ultimo concerto dei Beatles del 1969, il famoso Rooftop Concert sul tetto della sede della Apple Records a Savile Row, Londra. Liam ha parlato dell'impatto di Lennon sulla sua vita e sulla sua carriera. Il documentario si intitola The Day John Lennon Died e contiene anche un'esclusiva e toccante intervista a Yoko Ono. Narra il drammatico giorno della morte del musicista. Il documentario è visibile solo per gli utenti provenienti dal Regno Unito all'indirizzo http://www.itv.com/itvplayer oasisnotizie

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lunedì 19 luglio 2010

Liam: "Io ossessionato da John Lennon dal 1980"

L'ossessione di Liam Gallagher per John Lennon (video qui sotto tratto da Dee Giallo dell'11 maggio 2009, in onda su Radio DeeJay) inizia dopo la morte del leader dei Beatles, di cui quest'anno cade il trentennale. A rivelarlo è stato lo stesso Liam nell'intervista al Sunday Times di cui abbiamo parlato.

Non è un mistero che la personalità musicale dell'ex frontman degli Oasis - la voce, il modo di vestire - si sia modellata su quella del celebre predecessore, ma ora Liam spiega come nacque quella passione così grande da trasformarsi in ossessione.

Era l'8 dicembre 1980 quando John Lennon fu assassinato a New York da Mark David Chapman con quattro colpi di pistola e il piccolo Liam fu ipnotizzato dalle commoventi immagini del cantante trasmesse alla TV durante i video-tributo di ricordo.

«Avevo otto anni
e ricordo che scesi al piano di sotto e vidi Imagine alla tele. Fu una di quelle cose che non si scordano. Mi piace la voce di Lennon. Si tratta della sua voce, non mi interessa se era preso dalla pace o da Yoko Ono, se aveva una palla oppure tre. Mi piace la sua voce ed è tutto. Mi commuove, mi rende triste, mi rende felice, mi fa arrabbiare, mi rende qualunque cosa»
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giovedì 27 maggio 2010

Yoko Ono: "Negli Oasis risplende la bontà"

Alla domanda: "Hai visto Lennon Gallagher ultimamente? Che ne pensi del fatto che Liam ha chiamato suo figlio come John?", Yoko Ono ha risposto:

«Amo gli Oasis. Abbiamo bisogno del loro potere benefico. Nella loro musica risplende la bontà. Spero facciano altri album».

(da imaginepeace.com)

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