Visualizzazione post con etichetta storia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta storia. Mostra tutti i post

mercoledì 31 maggio 2023

Trent'anni fa lo storico concerto che lanciò gli Oasis. Così è nata la band dei pionieri del brit pop

Il 31 maggio 1993 da una rissa mancata in Scozia partì l’avventura del leggendario gruppo dei fratelli Gallagher. Oltre 30 milioni di dischi venduti. I successi che hanno segnato gli anni '90.

Mai fidarsi della primavera scozzese. Alle sei di pomeriggio, a Glasgow, con il sole ormai sparito dietro ai palazzoni della stazione, i 23 gradi di mezzogiorno sono soltanto un ricordo. A notte inoltrata, quando lo sciame di ragazzi e ragazze riemerge dalla cantina del King Tut's Wah Wah Hut, lo storico locale seminterrato del civico 272A, l’aria fredda che li schiaffeggia dice 8 miseri gradi. Sono tanti, eppure solo una dozzina di loro, qualche anno dopo, potrà vantarsi di avere assistito a un evento mitico della storia del rock recente. Trentuno maggio del 1993, 30 anni fa esatti: in quella sera scozzese, da una rissa mancata, sono nati gli Oasis.

Famosi per caso

Oltre 30 milioni di dischi venduti, pionieri del brit-pop che tanti proseliti avrebbe fatto nel mondo, di diventare famosi così, in un lunedì sera di primavera così lontano da casa, non l'avrebbero mai detto probabilmente neppure loro. Di certo non Liam Gallagher, il cantante della band, che a un certo punto qualche mese prima aveva accettato di fare entrare nel gruppo con il grado di leader, suo odiato, amato (ma forse più odiato) fratello maggiore Noel, condannando la band ad anni di litigi, a botte da orbi, concerti lasciati a metà e pranzi di Natale da incubo in famiglia, sotto allo sguardo preoccupato di mamma Peggy ,e al tempo stesso firmando il proprio assegno in bianco per il successo mondiale. Rissosi e genuini, egocentrici e geniali, questo sono stati gli Oasis. E quella sera del 31 maggio 1993 hanno mostrato per intero quel loro carattere, arrivando a un passo dal menarsi con il buttafuori. Sarebbe successo, qualcuno avrebbe chiamato poliziotti, e noi non li avremmo mai conosciuti. E invece eccoci qua.

Genesi di un successo

Perché fare a botte? Sembra di vederli. Metà pomeriggio: dalla duna di St. Vincent street, che dai quartieri alti degrada verso il fiume, si materializza un vecchio furgone scassato preso a noleggio. Parcheggia in divieto sul lato della strada davanti al locale, ne scende un ventiseienne in jeans e camicia bianca. Di fianco a lui un ragazzino in tuta. Si stiracchiano sotto allo sguardo curioso del buttafuori del King tut’s, fanno il giro del furgone, aprono il portellone e, anziché tirar fuori degli strumenti, lasciano spazio a una successione inaudita di gente stipata lì dentro. Due, cinque, sette: alla fine sarà una dozzina di loro coetanei. Si tratta del resto della band e dei loro primi ‘produttori’. Ovvero gli amici del pub che, la sera prima, hanno acconsentito ad autotassarsi per permettere loro di affittare il mezzo che li avrebbe portati a Glasgow a esibirsi... a patto che, ovvio, “veniamo anche noi”.

Tutta colpa di Debbie

Anche il concerto d’altronde era arrivato per caso. Debbie Turner, la cantante delle Sister Lovers, la band che provava nella saletta di fianco a loro, a Manchester, era andata da Noel una sera tutta contenta per dirgli che il lunedì successivo, 31 maggio, avrebbero preso parte a una serata al mitico King Tut's di Glasgow. “Beh, venite anche voi, no?”. Noel lo aveva comunicato agli altri, poi insieme, la sera al pub, si erano inventati la raccolta fondi per il furgone. Debbie, per contro, ne aveva a sua volta parlato con i Boyfriends, l’altra band che si sarebbe esibita quella sera. Lì è nato il malinteso. Qualcuno pensò che qualcun altro avrebbe chiamato gli organizzatori per avvertirli che i gruppi sul palco, quel lunedì 31 maggio, sarebbero stati quattro e non tre. In realtà nessuno lo aveva fatto, ed è il motivo per cui, arrivati da Manchester, nel tardo pomeriggio, dopo un viaggio di quattro ore, i Gallagher e soci si sentirono dire che no, nessuna esibizione era prevista.

Bomba o non bomba

“Noi siamo gli Oasis, dobbiamo suonare”. “In lista non ho nessun Oasis”. “Senti amico, devi lasciarci entrare, siamo venuti da Manchester per questo”. “Per quel che mi riguarda potete tornarci o andarvene a quel paese”. Fino a qui è cronaca. Da questo punto della storia in poi, però, le testimonianze divergono. La tesi imperante è che i manchesteriani, sempre più irrequieti, di fronte al diniego abbiamo dato in escandescenze e - complici del loro numero (almeno una dozzina di supporters più i cinque membri della band) abbiano iniziato a farsi violenti. A quel punto i gestori del locale, pur di evitare una rissa, avrebbero ceduto a farli suonare in apertura. Noel Gallagher ha più volte smentito questa tesi, e così hanno fatto anche i membri dei Boyfriends. Una tesi che non si regge, a parer loro, più per l’anatomia dei fatti in sé che per motivazioni etiche. Come avrebbero potuto dei ragazzini di Manchester menare le mani in trasferta, in un locale di Glasgow, e sperare poi di farla franca? La seconda versione, dunque, è più accomodante. Di sicuro la discussione accesa col buttafuori ci fu. Poi Noel chiese di mandare a chiamare Debbie Turner delle Sister lovers. A lei spiegò il problema e Debbie lo condivise con i Boyfriends, il cui batterista conosceva Noel per aver lavorato con lui come tecnico degli Inspiral Quartet. I due gruppi iniziarono a fare pressioni sugli organizzatori che, però, rimasero irremovibili: lo spazio per un’altra band non c’è. Poi sensi di colpa per aver preso in giro quei ragazzi, arrivati da Manchester con i soldi raccolti grazie a una colletta, ebbero la maggiore. Così le tre band in scaletta a ridosso del concerto si ritirarono sull’Aventino: o c’è spazio anche per gli Oasis, oppure non si esibirà nessuno, e addio incassi per il locale. Un compromesso, alla fine, si trovò: tutti avrebbero rinunciato a un brano così da raggranellare il tempo per far suonare tre pezzi in apertura di serata a quei ragazzi senza arte né parte. Gli Oasis entrarono. Guadagnarono i camerini, il diritto a stappare una birra e a salire sul palco senza aver neppure fatto un sound check. Ma tanto sarebbe bastato per fare la Storia.

Anche l’amore ci mette lo zampino

Sfatti, scombinati, confusionari. A inizio serata gli Oasis sono davvero sul palco. Liam Gallagher se ne sta in tuta, Noel si guarda attorno finto-annoiato, Paul ‘Bonehead’ Arthurs e gli altri accordano gli strumenti nervosi. Hanno tre pezzi in croce, e uno di questi non è neppure loro, ma una cover dei Beatles, “I am the walrus”. Dall’altro lato del palco, nella sala semivuota a inizio serata, ci sono i loro amici che fanno bisboccia ma, al di là di loro, un altro pugno di persone o poco più. Nulla di ciò sembrerebbe, a ben guardare, un appuntamento col destino. Per diventarlo dovrà metterci lo zampino l’amore. Anzi, meglio: il risentimento. Quello di Alan McGee, produttore della Creation Records, etichetta dalle alterne fortune. Dalla sua ha dischi osannati dalla critica, contro di lei il fatto che quegli stessi dischi venivano poi venduti zero, anzi, meno che zero, con grandissimo dispendio di soldi ed energie. L’ultimo tonfo è stato ‘Loveless’ dei My bloody valentine. Un disco-cardine, scintillante ancora ora, che pure stentò nei negozi.

Toccare il fondo per risalire

McGee in quel 1993 ha dovuto cedere metà della proprietà della sua etichetta alla Sony e le fortune, no, non stanno girando dalla parte sua. Neanche quelle d’amore, si diceva. Debbie Turner, proprio la cantante delle Lovers sisters, lo ha appena mollato. Motivo per cui il produttore non ha alcuna intenzione di presentarsi quella sera al King tut’s, dove è di casa. Se alla fine deciderà di andare sarà, per sua stessa ammissione, esclusivamente per farle dispetto. L’idea è quella di piazzarsi sotto al palco, a fissarla negli occhi durante l’esibizione, per metterla in imbarazzo e soggezione. Lo decide all’ultimo, in ogni caso. E quando entra, la serata è appena iniziata. Sul palco c’è una band di personaggi assurdi che sta suonando una canzone dei Beatles facendo una gran confusione tra chitarre distorte e colpi di batteria. McGee osserva il cantante, un 21enne in tuta, così anti-personaggio da risultare perfettamente artistico. Ne vede del buono: ci vuole del fegato a salire su un palco davanti a 20 persone scarse e martoriare la canzone di dei mostri sacri come i Beatles mantenendo l’aplombe di chi si sente ancora in sala prove. Il produttore chiede al fonico. Chi sono? “Dei tizi di Manchester che non erano neppure previsti”. “E chi è il loro manager?” Il fonico scoppia in una risata: “Questi è già tanto se posseggono degli strumenti”. McGee alza le spalle. Per lui, in fondo, è soltanto meglio.

Adesso manca solo uno sbruffone

A fine concerto il produttore si presenterà da loro nei camerini. “Chi è il capo, qui?”. Tutti indicano Noel pensando a qualche rogna. Il chitarrista si avvicina al tizio, birra in mano, e ne ascolta il discorsetto. Siete bravi, vorrei produrvi. Avete dei brani? Un demo? Gallagher lo osserva per tutto il tempo convinto che si tratti di uno scherzo, di un tiro mancino dei suoi amici là fuori. Aspetta il momento in cui il tizio si tradirà, e inizierà a non sapere più cosa dire, oppure si metterà a ridere, e a quel punto si sentirà autorizzato a sferrargli un pugno sul naso. Ma McGee si fa serio. Vuole davvero un demo e Noel, nel dubbio, sta al gioco. Così prenderà i suoi contatti e il giorno dopo gli manderà il nastro delle loro prove in sala. La risposta che arriverà sarà una busta con dentro i biglietti del treno per Londra: “ho ascoltato il demo, parliamone”.

I treni per Londra

Gli Oasis si presenteranno titubanti. “Avete buone carte, ma servono anche delle canzoni, quante ne avete?”. Noel zittisce i suoi colleghi, parla lui. Esagera: “Abbiamo un disco intero, è già pronto”. Bonehead, il chitarrista, riporterà per anni il panico di loro quattro di fronte a quella menzogna di Noel. Ma non può fare tutto il destino. A un certo punto serve qualcuno che ne sappia cogliere gli aiuti e ci metta del suo. Così i cinque lasciano lo studio della Creation Records con un contratto firmato e l’impegno a registrare subito un disco di brani propri. L’unico sereno è Noel, a lui tutto fa paura, nella vita, fuorché scrivere canzoni. Eppure ci vorrà più di un anno. Un taglia e cuci a cui quei ragazzini non erano abituati. Quando il disco sarà pronto, per scherzare sopra a quel senso di precarietà che li aveva accompagnati lungo tutto il percorso, lo chiameranno ‘Definitively Maybe’, ovvero “sicuramente forse”. Dal 29 agosto 1994, giorno della sua uscita, quell’album non avrebbe più smesso di vendere. Lo fa tuttora, con gli Oasis sciolti ormai da quasi quindici anni. A ricordarci di come la creatività, in fondo, sia un fiore spontaneo. Che nasce e cresce per una coincidenza incredibile di fattori casuali. E ad almeno un monito per buttafuori, organizzatori, produttori&Co. Uno tra tutti, che dovrebbe essere ancora oggi l’inno alle possibilità di espressione: non prendere mai sottogamba un gruppo di ragazzini che sembrano sapere il fatto loro, al punto di presentarsi con un furgone in affitto a centinaia di chilometri da casa pur di suonare. Prenditi il lusso di vederli sul palco. Magari non se ne fa nulla. Oppure scopri gli Oasis.

Simone Arminio (Quotidiano.net)

OasisNotizie è di nuovo su Facebook. Aiutaci a ripartire e crescere con un like alla nostra pagina. Clicca qui.

lunedì 25 luglio 2022

Corriere della Sera: Arriva Supersonic, il libro in cui gli Oasis si raccontano


Oasis, c’eravamo tanto amati: arriva «Supersonic», l’unico libro autorizzato dalla band

Il «demonio» Liam e il «solitario» Noel tra aneddoti personali e artistici. I Gallagher: «Noi fratelli? Siamo solo parenti»

Comincia tutto in un quartiere popolare appena fuori Manchester, lungo una strada molto trafficata, dentro una casa con le stanze piccolissime e il bagno esterno. I fratelli Noel e Liam Gallagher, cinque anni di differenza e due caratteri che non potrebbero essere più diversi, si trovano a dividere la camera da letto, non senza malumori. Qualche anno dopo, si trovano a dividere anche lo scettro di una delle rock band più famose al mondo, gli Oasis. I loro litigi scandiscono il percorso del gruppo quasi quanto la loro musica, che intanto fa la storia degli anni '90. All’ennesimo mandarsi a quel paese, nel 2009 Noel se ne va, il gruppo si scioglie e lascia i fan nella disperazione, in attesa di una reunion che ancora non si è concretizzata.

Nel 2015, però, i due fratelli, insieme al resto della band, alla madre e a tanti personaggi che ruotavano intorno all’universo-Oasis, si fanno intervistare dall’amico designer Simon Halfon per quello che diventerà il documentario «Supersonic». Ci sono 16 ore di interviste con Noel e 12 con Liam, un materiale ricchissimo che in buona parte non ha trovato posto nel film ed è invece confluito nel libro omonimo, «Supersonic», in uscita in Italia martedì 26 luglio per Baldini+Castoldi (traduzione di Riccardo Vianello, 448 pagine, 20 euro), unico libro autorizzato dalla band, tanto da essere considerato un’autobiografia.

È dalle loro parole in prima persona, caustiche ma spesso esilaranti, unite a quelle di chi li circonda, che viene ricostruita la loro storia, partendo dall’infanzia nei sobborghi di Manchester, fino al culmine del successo, con le due date inglesi a Knebworth Park nel 1996 andate subito sold out.

Liam, definito dalla madre Peggy «un demonio», fin da piccolo ha un’energia incontenibile ed è costantemente alla ricerca di attenzioni. Il fratello maggiore Noel è più tranquillo e passa le giornate in camera con la sua chitarra. «Non saprei dire perché Liam e io siamo così diversi, in fondo abbiamo avuto la stessa infanzia, no? Io sono più solitario — dice Noel —. Se anche dovessi passare qualche anno in prigione, la cosa non mi darebbe il minimo problema». E Liam commenta: «Se uno mi dice che potrebbe tranquillamente andare in prigione, io mi preoccupo. Mi fa paura». «Liam è un maledetto palo nel c… Non basta una sola parola per definire esattamente quando sia una perfetta testa di c...», prosegue poco dopo il fratello.

Entrambi senza peli sulla lingua, entrambi spregiudicati nel volersi prendere tutta la gloria per cui sentono di essere nati, sono però legatissimi alla madre che racconta come sbarcasse il lunario pulendo cinque case al giorno. Fanno i conti con un padre violento che presto esce dalla loro vita: «Le dava sempre a mia madre. Non mi ha mai toccato. A Noel e Paul (il terzo fratello, ndr) le suonava di tanto in tanto, ma a me non mi ha mai toccato», dice Liam.

«Se devo essere sincero, non so quanti padri dei miei amici fossero meglio di lui. Per me tutti i padri erano così», continua Noel che poi sostiene di non aver mai voluto riversare nella musica le cicatrici dell’infanzia: «Se volessi vendicarmi di mio padre, gli darei una mazza da baseball sulla testa. Non sono così poetico da aver fatto una cosa del genere in modo artistico, tramite una canzone».

Dei loro primi anni nella band Noel e Liam parlano senza filtri: ci sono quintali di droga e di alcol, stanze di hotel distrutte e il celebre arresto dopo una rissa scoppiata sulla nave che li portava ad Amsterdam per la prima data all’estero: «Tutto ciò che ricordo è che sembrava una scenetta di Benny Hill, con la polizia che ci inseguiva per tutto il dannato traghetto», rievoca Liam. Sono anni selvaggi: «Spendevamo tutto in alcol, cocaina e droghe assortite. Andavamo a casa di qualche fan oppure in albergo, e facevamo danni ovunque», descrive Noel. «Si chiama divertimento senza preoccuparsi più di tanto del futuro. Vivere il momento. Il rock’n’roll è esattamente questo», sostiene Liam. E se in Giappone i fan impazziscono per loro, negli Stati Uniti è più dura, soprattutto strafatti di metanfetamine. Così un concerto andato storto a Los Angeles porta Noel a un primo, temporaneo allontanamento.

Ma quando i due fratelli si ritrovano in studio, sono delle macchine da guerra: Noel scrive, Liam canta alla perfezione al primo colpo. Con «(What’s the story) morning glory?» inizia la rivalità con i Blur, «uno dei più grandi episodi nella musica pop inglese», dice Noel. E se i rapporti con Damon Albarn, negli anni, sono migliorati, quelli fra i due fratelli restano interrotti: «Io non amo Liam e non lo odio. Siamo semplicemente parenti», taglia corto Noel. Mentre Liam, che della band ha sempre avuto nostalgia, è molto meno gelido: «Prima di tutto è mio fratello. E questa è la cosa più importante».

Barbara Visentin

(Corriere della Sera, 24 luglio 2022)

OasisNotizie è di nuovo su Facebook. Aiutaci a ripartire e crescere con un like alla nostra pagina. Clicca qui.

martedì 10 agosto 2021

Oasis, pubblicato il trailer ufficiale del film-concerto Knebworth 1996. Guardalo qui

Nel giorno che segna il 25esimo anniversario di quel 10 agosto 1996 in cui gli Oasis scrissero una pagina incredibile della storia musica dal vivo inglese, la band dei fratelli Gallagher ha pubblicato il primo trailer ufficiale del film-concerto Oasis Knebworth 1996.

"This Is History! This Is History! This Is History!", si apre con queste parole il video che mostra le prime immagini del film evento che dal prossimo 23 settembre arriverà nei cinema di tutto il mondo (in Italia il 27-28-29 settembre).

I biglietti sono in vendita da OGGI martedì 10 agosto, data che segna i 25 anni dalla prima delle due serate che hanno visto i fratelli Gallagher sul palco del leggendario Knebworth Festival. Per informazioni www.oasisknebworth1996.com

Annunciata oggi anche la pubblicazione del live album completo in 2CD, 3LP e DVD/Blu-ray "Oasis Knebworth 1996", disponibile dal 19 novembre su etichetta Big Brother Recordings Ltd

Dopo quasi due anni senza grandi eventi live in tutto il mondo, Oasis Knebworth 1996 servirà da ricordo per i fan, vecchi e nuovi, dell’euforia e del legame che solo un grande concerto può portare. Oasis Knebworth 1996 è la storia del rapporto speciale tra gli Oasis e i loro fan, che hanno reso possibile la realizzazione del più grande concerto degli anni ’90.

Il concerto è costruito attorno a materiale d’archivio con contenuti inediti, filmati del backstage, oltre a interviste con la band, gli organizzatori e ai fan presenti.

Diretto dal regista vincitore di Grammy Award Jake Scott, questo film è una celebrazione cinematografica gioiosa e a tratti commovente di uno dei concerti live più iconici degli ultimi 25 anni, guidato interamente dalla musica e dalle esperienze dei fan che raccontano in prima persona quel weekend straordinario.

Le due serate da record si sono tenute il 10 e l’11 agosto 1996, con oltre un quarto di milione di giovani fan da tutto il mondo che confluirono a Knebworth Park, nell’Hertfordshire, per assistere al leggendario set.


I biglietti allora erano stati messi in vendita l’11 maggio 1996. Fuori dai negozi locali di musica e dalle biglietterie si erano formate le code dalla notte prima, e i fan di tutto il mondo passarono la giornata attaccati ai telefoni fissi per parlare con le linee di prenotazione, costantemente occupate. Il concerto aveva raggiunto il sold out in meno di 24 ore, stravolgendo tutti i record del botteghino britannico.

Gli organizzatori avevano stimato che la band avrebbe potuto vendere due se non tre volte tanto. Più del 2% della popolazione del Regno Unito aveva tentato di comprare i biglietti

Questi straordinari concerti vennero organizzati in un momento in cui il Regno Unito si stava lentamente riprendendo da un decennio di recessione. In uscita dagli anni ’80, lo stato d’animo della nazione stava cambiando. Una resurrezione nel campo artistico-culturale stava dando vita alla Cool Britannia e, nella loro ascesa fulminea, gli Oasis incarnavano l’ottimismo e l’audacia ritrovati. Il gruppo ha impiegato quasi due anni dalle case popolari di Manchester per diventare una delle band più famose di tutto il mondo e alle persone riunite in quei giorni, che si rispecchiavano nei cinque uomini sul palco di fronte a loro, tutto sembrava possibile.

I concerti di Knebworth, caratterizzati dall’inizio alla fine da una setlist piena di classici, dall’apertura con ‘Columbia’ e ‘Acquiesce’ fino a ‘Champagne Supernova’, ‘Don’t Look Back In Anger’, ‘Live Forever’, da una trionfante ‘I Am The Walrus’ (accompagnata dall’orchestra), a ‘Wonderwall’ (la prima canzone degli anni ’90 a superare il miliardo di stream su Spotify), rappresentarono contemporaneamente il picco del successo della band e il raduno che diventò pietra miliare di una generazione.

Il film sarà prodotto da Black Dog Films. Noel Gallagher e Liam Gallagher saranno i produttori esecutivi. Sarà finanziato e distribuito da Sony Music Entertainment e rilasciato nei cinema da Trafalgar Releasing. 

Liam Gallagher spiega “Knebworth per me è stato il Woodstock degli anni 90. Le uniche cose importanti erano la musica e le persone. Non mi ricordo molto di quel concerto, ma non lo dimenticherò mai. È stato biblico.”

Noel Gallagher afferma “Non posso credere che non abbiamo mai suonato Rock ’n’ Roll Star!”

Tom Mackay, Presidente della Sony Music Entertainment - Premium Content, dichiara “siamo emozionati all’idea di lavorare con RSA Films e Trafalgar Releasing per portare al pubblico mondiale un’incredibile esperienza cinematografica su uno dei concerti più storici degli Oasis. La premiere di Oasis Knebworth 1996 invita le generazioni dei fan che non erano presenti all’iconico evento a vivere l’energia e l’impatto duraturo della performance degli Oasis che scosse Knebworth 25 anni fa.”

Marc Allenby della Trafalgar Releasing afferma: “Il successo e il lascito infinito degli Oasis ha definito una generazione in un modo che poche band hanno avuto nella storia della musica. Siamo orgogliosi di portare questo film di celebrazione al cinema in questa speciale event release, unendo fan da tutto il mondo per commemorare il 25esimo anniversario di questi concerti storici.”

Source: Rockol


OasisNotizie è di nuovo su Facebook. Aiutaci a ripartire e crescere con un like alla nostra pagina. Clicca qui.

martedì 13 luglio 2021

Oasis, nei cinema italiani dal 27 settembre il documentario sui grandiosi concerti di Knebworth del 1996

Gli Oasis hanno annunciato l’uscita dell'attesissimo documentario cinematografico sui loro concerti di venticinque anni fa a Knebworth, Oasis Knebworth 1996.

Il film sarà visibile nei cinema italiani il 27-28-29 settembre (nel mondo dal 23 settembre). I biglietti saranno in vendita da martedì 10 agosto, data che segna i 25 anni dalla prima delle due serate che hanno visto i fratelli Gallagher sul palco. Per informazioni www.oasisknebworth1996.com

Dopo quasi due anni senza grandi eventi live in tutto il mondo, Oasis Knebworth 1996 servirà da ricordo per i fan, vecchi e nuovi, dell’euforia e del legame che solo un grande concerto può portare. Oasis Knebworth 1996 è la storia del rapporto speciale tra gli Oasis e i loro fan, che hanno reso possibile la realizzazione del più grande concerto degli anni ’90.

Il concerto è costruito attorno a materiale d’archivio con contenuti inediti, filmati del backstage, oltre a interviste con la band, gli organizzatori e ai fan presenti.

Diretto dal regista vincitore di Grammy Award Jake Scott, questo film è una celebrazione cinematografica gioiosa e a tratti commovente di uno dei concerti live più iconici degli ultimi 25 anni, guidato interamente dalla musica e dalle esperienze dei fan che raccontano in prima persona quel weekend straordinario.

Le due serate da record si sono tenute il 10 e l’11 agosto 1996, con oltre un quarto di milione di giovani fan da tutto il mondo che confluirono a Knebworth Park, nell’Hertfordshire, per assistere al leggendario set.

I biglietti allora erano stati messi in vendita l’11 maggio 1996. Fuori dai negozi locali di musica e dalle biglietterie si erano formate le code dalla notte prima, e i fan di tutto il mondo passarono la giornata attaccati ai telefoni fissi per parlare con le linee di prenotazione, costantemente occupate. Il concerto aveva raggiunto il sold out in meno di 24 ore, stravolgendo tutti i record del botteghino britannico.

Gli organizzatori avevano stimato che la band avrebbe potuto vendere due se non tre volte tanto. Più del 2% della popolazione del Regno Unito aveva tentato di comprare i biglietti. 

Questi straordinari concerti vennero organizzati in un momento in cui il Regno Unito si stava lentamente riprendendo da un decennio di recessione. In uscita dagli anni ’80, lo stato d’animo della nazione stava cambiando. Una resurrezione nel campo artistico-culturale stava dando vita alla Cool Britannia e, nella loro ascesa fulminea, gli Oasis incarnavano l’ottimismo e l’audacia ritrovati. Il gruppo ha impiegato quasi due anni dalle case popolari di Manchester per diventare una delle band più famose di tutto il mondo e alle persone riunite in quei giorni, che si rispecchiavano nei cinque uomini sul palco di fronte a loro, tutto sembrava possibile.

I concerti di Knebworth, caratterizzati dall’inizio alla fine da una setlist piena di classici, dall’apertura con ‘Columbia’ e ‘Acquiesce’ fino a ‘Champagne Supernova’, ‘Don’t Look Back In Anger’, ‘Live Forever’, da una trionfante ‘I Am The Walrus’ (accompagnata dall’orchestra), a ‘Wonderwall’ (la prima canzone degli anni ’90 a superare il miliardo di stream su Spotify), rappresentarono contemporaneamente il picco del successo della band e il raduno che diventò pietra miliare di una generazione.

Il film sarà prodotto da Black Dog Films. Noel Gallagher e Liam Gallagher saranno i produttori esecutivi. Sarà finanziato e distribuito da Sony Music Entertainment e rilasciato nei cinema da Trafalgar Releasing. 

Liam Gallagher spiega “Knebworth per me è stato il Woodstock degli anni 90. Le uniche cose importanti erano la musica e le persone. Non mi ricordo molto di quel concerto, ma non lo dimenticherò mai. È stato biblico.”

Noel Gallagher afferma “Non posso credere che non abbiamo mai suonato Rock ’n’ Roll Star!”

Tom Mackay, Presidente della Sony Music Entertainment - Premium Content, dichiara “siamo emozionati all’idea di lavorare con RSA Films e Trafalgar Releasing per portare al pubblico mondiale un’incredibile esperienza cinematografica su uno dei concerti più storici degli Oasis. La premiere di Oasis Knebworth 1996 invita le generazioni dei fan che non erano presenti all’iconico evento a vivere l’energia e l’impatto duraturo della performance degli Oasis che scosse Knebworth 25 anni fa.”

Marc Allenby della Trafalgar Releasing afferma: “Il successo e il lascito infinito degli Oasis ha definito una generazione in un modo che poche band hanno avuto nella storia della musica. Siamo orgogliosi di portare questo film di celebrazione al cinema in questa speciale event release, unendo fan da tutto il mondo per commemorare il 25esimo anniversario di questi concerti storici.”

Source: Virgin Radio Italia

OasisNotizie è di nuovo su Facebook. Aiutaci a ripartire e crescere con un like alla nostra pagina. Clicca qui.

lunedì 3 maggio 2021

Noel Gallagher si confessa a GQ: "Gli Oasis erano diventati un marchio, da solista mi sono liberato. Sui social offese nei miei confronti"

Intervista a Noel Gallagher realizzata dalla rivista britannica GQ (numero di maggio 2021). Prima parte della nostra traduzione.

---

Incontriamo negli studi di Tileyard a Kings Cross, a Londra, un Noel Gallagher dal tono conviviale per parlare dei premi Uomo dell'anno di GQ ("se ci sono, ci siamo dentro") e delle sue vacanze. Forse è lecito dire che sembra che stia invecchiando in un modo più dignitoso del suo fratello rock: ha ancora i suoi capelli, la voce e – grazie a Dio –  buon gusto nella scelta delle scarpe.


Noel, non ti farò domande su tuo fratello, ma torniamo all'inizio: sei appena uscito dagli Oasis, la più grande band della tua generazione, e te ne stai seduto a casa a chiederti cosa fare. Cosa ti passava per la testa?

Ero sicuro di una sola cosa, che non avrei fatto nulla. Quindi mi sono preso un anno pieno di pausa e per quell'anno non ho pensato a niente, cosa che normalmente faccio ogni volta che finisco un tour. Ci prendevamo un bel po' di tempo libero e tornavamo alla vita normale. Poi, dopo circa un anno, una sera sono andato a letto, senza pensare a niente di particolare, e poi mi sono svegliato l'indomani e ho fatto: "Bene, facciamo un disco". Non ho avuto una band o un nome per la band finché non ho finito il disco e stavamo per uscire, per cui me la sono presa con calma. Non ho affrettato niente.  Fino a che non ho registrato l'album, non sapevo se avrei cantato. Avevo intenzione di fare queste canzoni e vedere come sarebbero parse e mi sono parse grandiose. E poi ho pensato: "Bene, è meglio che scelga un cazzo di nome per la band!".

Il nome si ispira ai Jefferson Airplane, vero?

Sì. È proprio stupida questa storia. Ricordo che una sera in auto passai vicino allo Shepherd's Bush Empire, tornavo a casa dallo studio di registrazione e provavo a visualizzare il mio nome con le luci. E pensai: "No, devo inventare un altro nome" (come dice Noel stesso, il suo nome non è esattamente Ziggy Stardust, ndr). L'indomani stavo usando la lavastoviglie e la radio era accesa. Non so su quale stazione fosse sintonizzata, ma misero su qualcosa dei Peter Green's Fleetwood Mac e poi trasmisero la cover di High Flying Bird fatta dai Jefferson Airplane. Pensai a 'Fleetwood Mac', qualcosa del genere, e poi pensai ad 'high flying birds'. Feci un rapido controllo per vedere se fosse coperto da copyright e non lo era, per cui pensai: "Grandioso!". Non ci ho pensato molto su, in realtà.

Perché l'avversione per l'idea di fare il solista?

Suppongo fosse una questione di sicurezza di sé. Venendo da qualcosa di così significativo e avendo un'identità così forte, penso che una parte di me non volesse dare l'impressione che stessi solo andando in tour a suonare i miei successi. E basta. Quindi penso sia stata un po' una cosa a metà strada. L'ho falsificato un po', dato che è un nome di una band, ma dentro ha il mio nome. E suonava fico. L'ho scritto su varie cazzo di cose, poi l'ho fissato e ho pensato: "A dire il vero sembra proprio fico. Vada per questo!".

Ho letto in varie interviste che hai detto che hai dovuto cambiare il modo in cui componi. È vero?

Totalmente. Quando scrivi per una band che è diventata un marchio e un cazzo di business enorme – e questo lo dico solo con il senno di poi, dato che all'epoca non me ne rendevo conto – stai scrivendo con il peso del marchio che incombe su di te. Le canzoni devono suonare in un certo modo per vendere 70 milioni di dischi e non vorrai mica mandare tutto all'aria per un capriccio. Molte delle prime canzoni degli High Flying Birds in realtà erano state scritte per gli Oasis, ma dato che io non sono un marchio, e gli High Flying Birds non sono un marchio, potevo fare qualunque cosa volessi. Quando sei i Metallica, i Red Hot Chili Peppers, le masse si aspettano un certo tipo di cosa da te. La maggior parte delle band famose non deviano mai dal cammino e gli Oasis erano diventati così. Sai, si fa questo: c'è un certo sound e c'è un certo posto dove si suona e la musica deve riempire quel posto. Quindi una volta che mi sono scrollato di dosso quella cosa, come compositore ho provato una sensazione di liberazione.

Ricordo che Bono una volta disse che gli U2 in studio si preoccupavano quando qualcuno diceva che quello che stavano facendo era "interessante", dato che con gli U2 non si poteva fare quella cosa lì. Si devono scrivere canzoni degli U2 che suonino grandiose in uno stadio.

È vero, anche se probabilmente sono la band più flessibile tra tutte quelle band famose, dato che ogni tanto cambiano rotta. Quando sono andato in tour con loro, ho detto ad Adam Clayton che ricevevo ancora molta merda dai fan degli Oasis perché stavo usando i sintetizzatori e lui mi ha detto che ha subito la stessa cosa con Achtung Baby. Ho detto: "Sì, ma tu non dovevi fare i conti con i social, per cui non avevi idea di cosa stesse dicendo la gente". Io non sono sui social, ma il mio business lo è, e le offese da parte dei fan degli Oasis sono peggiorate man mano che si andava avanti. Ma non puoi lasciare che loro ti ordinino cosa fare. 

Un tempo ho fatto il rock da stadio e non penso di essere capace di rifarlo. A metà del mio primo tour, avevo fatto il tutto esaurito alla O2 Arena e la cosa non mi faceva sentire a mio agio. Perché a) sentivo di non averla guadagnata e b) Pensavo che la gente stesse venendo a vedere il tizio degli Oasis "e farebbe meglio a fare queste cazzo di otto canzoni!", cosa che, ovviamente, non ho fatto, e che non ho mai suonato da allora. Mi trovo più a mio agio nei teatri, dove puoi interagire un po' con il pubblico. Nei palazzetti, invece, il pubblico si aspetta un certo tipo di resa, che non sono in grado di garantire.

Per anni Paul McCartney non ha parlato dei Beatles, ma più invecchia, più acquista titolarità di quell'esperienza. Quando hai lasciato gli Oasis hai parlato con qualcuno che aveva vissuto qualcosa di simile?

L'unica persona a cui ho chiesto è stato Paul Weller, che è uno dei miei amici di più vecchia data, e il suo atteggiamento verso tutto questo è stato: "Si fottano!", il che è grandioso. Quindi solo dopo un po' mi sono accorto che in realtà gli High Flying Birds sono i miei Style Council. Quando di recente ho visto il documentario su di loro, mi è parso tutto chiaro: avevano una ragazza di colore nella band e io ora ho una ragazza di colore e una ragazza francese, e così via. I fan dei Jam dicevano a Weller: "Che cazzo stai facendo?". E i fan dei Jam e i fan degli Oasis vengono dalla stessa stoffa, hanno quell'atteggiamento molto "da ragazzo" e sono guidati dall'identità.

Quando suoni una canzone degli Oasis, è una cosa che costruisce molto l'identità: è un pezzo che conoscono tutti e il posto va in visibilio, cazzo. Poi suoni la tua roba nuova e c'è un netto calo nel numero di persone che la apprezzano. E tra queste canzoni la gente reclama costantemente roba che hai scritto vent'anni fa, ma o affondi e nuoti o devi guardare queste persone negli occhi e dire: "Vadano a fanculo!". Weller non ha mai suonato qualcosa dei Jam, che io sappia, per dieci anni, e neanche allora suonava A Town Called Malice. Sento che se suonassi Don’t Look Back in Anger, Wonderwall e Half The World Way e non fosse abbastanza, penserei: "Non vi basta? Cos'altro volete?".

Cosa dovevi raggiungere che non avevi giù raggiunto con gli Oasis?

Ero arrivato a 43 anni ed ero in una band che aveva cambiato il mondo, ma che era costruita sui litigi. E pensavo: "Ho due cazzo di figli!". Questa era la parte che si ritiene che io dovessi godermi. Mi sarei dovuto preoccupare di comprare una cazzo di spiaggia, non di litigare con chi ci sosteneva. Viaggiare per il mondo e avere 5mila o 20mila persone che si innamorano di te simultaneamente ogni sera è la cosa più bella che tu possa fare, ma non quando, sulla strada per andare al concerto, litighi per il tour manager. Era una cosa che mi distruggeva l'anima e io volevo essere felice. Alcune persone pensano che quello che io faccia sia dannatamente terribile e alcuni pensano che sia meglio di quello che facevo prima. Quindi dipende tutto dall'ascoltatore.

Quando sono giunto al (momento di comporre il) terzo album, Who Built the Moon?, prodotto da David Holmes, ho pensato che forse fosse il momento giusto per mandare tutto all'aria, dato che avevo fatto due album basati sulle chitarre. Inoltre non volevo molti altri tizi sul palco. Ho sempre avuto ragazze che cantano nella mia roba da solista, quindi è divenuta una cosa naturale. Quando eravamo in America per una cazzo di cosa, ed eravamo tutti ammassati nello stesso camerino, ragazze e ragazzi, e le nostre ragazze si mettevano il trucco e i ragazzi erano seduti lì a parlare di calcio, uno di loro mi ha detto: "Scommetto che non avresti mai pensato che saremmo diventati così, vero?". In realtà io programmavo che fosse una cosa così, come un circo itinerante.

Anche se non sei sui social, c'è la tentazione di sbirciare oltre le spalle delle altre persone per vedere cosa si dice?

No. Come sai, non ne viene fuori mai qualcosa di buono, ma non saresti umano se la tua canzone fosse lì e non pensassi: "Mi chiedo cosa ne stia dicendo la gente". Onestamente della cosa non mi è mai importato finché è uscita Holy Mountain. Ho parlato con qualcuno del mio ufficio e ho chiesto quale fosse stata la reazione a quel brano. E mi hanno detto che era varia. Ho detto: "Be', è sempre varia". E mi hanno detto "molto varia".

Quando ho conosciuto David Holmes, il modo in cui ha parlato di come avremmo fatto il nuovo disco è stato cruciale. "Guarda, quello che fai con quella chitarra acustica è incredibile. Tutti lo amano, ma non vuoi fare della musica del tipo che ti piace ascoltare?". E io: "Sì". E mi ha tirato fuori tutti questi dischi poco noti, il cazzo di kraut rock, e mi ha fatto: "Che ne pensi di questi?". Li amavo, cazzo. E lui: "Bene, allora. Faremo un pezzo così". Ed è davvero liberatorio sentire queste parole da un produttore, perché io ho lavorato con produttori che sapevano quale disco farti fare prima di venire all'incontro, perché la cosa fa bene a loro. Per ogni cosa che facessi che avesse un minimo segno di qualcosa di tradizionale, Holmes diceva: "No, rifalla!". Sai, ricordo di aver scritto otto ritornelli per una canzone e ogni volta il ritornello migliorava. E pensavo: "Che cazzo vuole questo tizio?". Sono arrivato al nono ritornello e lui mi ha detto: "È questo!". È stato grandioso essere stimolato così. Quindi il prossimo album dovrebbe essere dannatamente grandioso.

Source: GQ UK
traduzione di oasisnotizie - Fine parte 1 di 3

OasisNotizie è di nuovo su Facebook. Aiutaci a ripartire e crescere con un like alla nostra pagina. Clicca qui.

venerdì 16 aprile 2021

Il rimpianto di Noel Gallagher: "Avremmo dovuto suonare un'ultima volta con gli Oasis per un folle concerto"

Noel Gallagher avrebbe voluto concludere la carriera degli Oasis salendo sul palco per un ultimo, folle concerto in Francia.

La carriera degli Oasis si è interrotta nei camerini del Festival Rock En Seine a Parigi nel 2009, un ultimo show che, col senno di poi, Noel Gallagher avrebbe voluto fare per dare l'addio al proprio pubblico nel modo più giusto e folle possibile. A raccontarlo è stato lo stesso Noel all'amico Matt Morgan, nel corso del suo consueto intervento per il podcast Funny How?.

Noel è tornato sulla fine degli Oasis e di come la scelta di non suonare dopo l'irreparabile litigio con Liam nei camerini del festival non sia stata la scelta migliore per lui.

Quello che è successo è ormai cosa nota: dopo anni di litigi e diverbi, nell'agosto del 2009 il rapporto burrascoso tra Liam e Noel Gallagher arrivò al culmine nei camerini del Rock En Seine Festival di Parigi dove gli Oasis si sarebbero dovuti esibire per la terzultima tappa del  tour di Dig Out Your Soul, due giorni prima dello show conclusivo a Milano. 

Un concerto, quello italiano, che non si tenne mai, così come quello di Parigi quando Noel decise di mollare su due piedi la band e di non salire sul palco lasciando i fan francesi a bocca spalancata davanti l'annuncio dei monitor che comunicava il forfait della band inglese.

A distanza di dodici anni il maggiore dei fratelli Gallagher è  tornato sull'episodio, dichiarando che forse avrebbe dovuto fare le cose diversamente e salire sul palco dopo il diverbio, per quello che sarebbe stato un concerto folle: 

"Ci eravamo rotti le palle e stavamo lottando tra di noi quando ho detto: 'Vaffanculo, me ne torno a casa!', ma con il senno di poi non so se ho fatto bene o sarebbe stato meglio rimanere e suonare. Sarebbe stato un concerto monumentale, uno show degli Oasis dannatamente folle perché la lotta sarebbe proseguita sul palco. Forse non fisicamente ma di sicuro verbalmente. Sarebbe stato un concerto davvero folle".

"A volte penso che vorrei avere dei ricordi legati a quel concerto - ha concluso Noel - sarebbe stata la maniera più giusta di dire addio ma doveva andare così".

La goccia che fece traboccare il vaso e che portò al litigio epocale che causò lo scioglimento degli Oasis avvenne, ha raccontato in passato Noel, per colpa di una pubblicità di troppo. Suo fratello Liam aveva da poco cominciato l'avventura con il suo marchio di abbigliamento Pretty Green e voleva promuoverlo attraverso i canali della band, scelta non condivisa da Noel.

"Non ne avevo abbastanza degli Oasis", disse Noel nell'estate del 2011, durante la conferenza di lancio del suo debutto solista con i Noel Gallagher's High Flying Birds. "Ne avevo abbastanza di Liam. Tutto è iniziato quando lui ha creato il suo marchio di abbigliamento e voleva inserire la pubblicità nel programma del tour. Io non pensavo che fosse corretto sbattere i suoi vestiti in faccia ai nostri fan e da lì c'è stato un grande litigio. Da lì è precipitato tutto".

Nella stessa occasione Noel entrò nel dettaglio sul litigio di Parigi che decretò la fine degli Oasis, un incontro diventato tradizione rock con degli aspetti da vera battaglia con un Liam totalmente fuori controllo, si racconta, che armato di chitarra cercava di colpire Noel. 

"Volavano insulti e urla quando Liam entrò nel mio camerino come una furia, lanciandomi cose dietro, e ad un certo punto tornò con una chitarra brandendola come un'ascia. La agitava cercando di colpirmi e mi ha quasi distrutto la faccia, una parte di me, in fondo, avrebbe voluto che ci riuscisse perché ci sarebbero stati dei grandi titoli sui giornali ma alla fine ho detto basta e me ne sono andato. Sono tornato in auto e mi sono detto che non poteva andare avanti così".

Negli ultimi anni, intanto, Liam ha continuato imperterrito ad invocare una reunion degli Oasis per un'ultima volta, un ultimo show o un ultimo tour in segno di pace tra i due fratelli. Richieste prontamente ignorante e rispedite al mittente da Noel che però, stando alle indiscrezioni del Sun, potrebbe aver trovato un punto di incontro con Liam per un altro progetto.

Un paio di settimane fa, infatti, il giornale britannico ha riportato la notizia della creazione di una nuova azienda, una società produzione cinematografica chiamata Kossmic Kyte, che avrebbe tra i propri direttore proprio i fratelli Gallagher e Alec McKinley, responsabile della Ignition, la loro società di management.

Questo, insieme ad un tweet pubblicato da Liam lo stesso giorno in cui diceva 'faranno di me una star', ha dato subito il via alle speculazioni di una possibile riappacificazione tra i due fratelli coltelli del rock britannico in vista di un progetto cinematografico, un documentario o, addirittura, un biopic.

Del resto portare la vita delle rockstar sullo schermo negli ultimi anni è diventato un affare davvero redditizio, vedi i casi di Queen ed Elton John, e la storia degli Oasis è una di quelle perfette per essere raccontate in un film con un finale alternativo, magari, ancora da scrivere.

Source: Radiofreccia

OasisNotizie è di nuovo su Facebook. Aiutaci a ripartire e crescere con un like alla nostra pagina. Clicca qui.

giovedì 4 febbraio 2021

Video: Guarda il documentario Blur vs. Oasis: La rivoluzione del Britpop (prima TV italiana 3 febbraio 2021)

Ecco il video, caricato sul nostro canale YouTube, del documentario Blur vs. Oasis: La rivoluzione del Britpop, pellicola del 2014 prodotta dal canale franco-tedesco Arte e andata in onda ieri sera su Sky Arte in prima TV italiana. Enjoy.


OasisNotizie è di nuovo su Facebook. Aiutaci a ripartire e crescere con un like alla nostra pagina. Clicca qui.

sabato 2 settembre 2017

Liam Gallagher: "Vi racconto la mia vita prima della fama, tra speranze e funghetti allucinogeni"

Liam Gallagher racconta la sua vita prima della fama sulla rivista GQ UK, in edicola dal 3 agosto 2017.

"La musica? Gente con chitarre? Pensavo fosse roba per sfigati. E quella volta a 15 anni quando io e un mio amico ci sballammo da fare schifo ..."
"Non credo di essere andato mai al bancomat e di aver premuto su 'Mostra il saldo sullo schermo'. Per 20 fottuti anni (quelli vissuti da persona famosa, ndr) ho inserito la mia scheda, premuto il pulsante per ottenere 100 sterline, incrociato le dita, recitato una preghierina e il denaro usciva. Non ho idea di quanti soldi abbia avuto o abbia perso. Non avevo la consuetudine di suonare la chitarra perché non ho mai saputo suonare. Per un po' ho avuto un tamburello, però. Ma, ad essere onesti, quando hai suonato un tamburello li hai suonati tutti, amico".
"Sono nato a Longsight, che è lungo Stockport Road. Ci siamo trasferiti a Burnage e poi abbiamo traslocato di nuovo quando mamma e papà si sono separati. La gente pensa che vivessimo in case popolari in un quartiere con condomini, ma erano case decenti. Non era uno zoo. Non era male, ad essere onesti. Sono stato in posti peggiori. Ci sono posti peggiori di quello lungo la strada ...".

"Non andavo a scuola per imparare, no? Ci andavo solo perché mia madre era l'addetta alla mensa. Faceva: 'Cosa hai dopo, Liam?'. 'Oh, due ore di religione'. E attraversavo i binari ferroviari per raggiungere un mio amico e fumare erba. Non ho imparato un tubo. Ho lasciato la scuola senza sostenere gli esami".

"Non sono mai stato in riabilitazione. Ho vissuto il mio inferno di droghe quando avevo circa 15 anni, camminavo come Pac-Man, mangiando centinaia di funghetti. A me e al mio amico veniva un po' di fame e sgranocchiavamo roba seduti in questo capanno. Capivo che lui stava per perdere il controllo, così decidevo che saremmo dovuti andare a fare una passeggiata. Stava arrivando una tempesta. Furono tuoni e lampi. Biblico. Sai quando vedi pozzanghere di petrolio lungo la strada? Sembravano arcobaleni arrabbiati. Ci stiamo sballando da fare schifo. Decidiamo di andare a piedi in ospedale. Ci presentiamo da questa infermiera e diciamo: 'Scusami, amore, abbiamo preso un sacco di funghetti e non sta andando bene. Abbiamo la possibilità di rimanere qui fino a che non è finito l'effetto?'. Intuisco che ci tireranno fuori di tutto con la siringa, ma lei ci porta in una stanza bianca e ci dice di sederci. Una stanza totalmente bianca, che se sei drogato come Elton John nel '77 non è l'ideale. Gente viene al pronto soccorso con la cazzo di testa e le braccia mezze staccate, reduce da incidenti stradali. Facciamo: 'Porca troia! ...'. Qualunque cosa venga dopo questo, un po' di strisce di coca con una supermodella, sono un gioco da ragazzi, amico".

"Pensavo semplicemente che la musica fosse roba per sfigati. Se vedevo qualcuno con la chitarra gli facevo: 'Vai a tirare calci ad un pallone, strambo!'. La scena musicale di Manchester era così tetra negli anni '80, band sdolcinate come gli Smiths. Pensavo: 'Fanculo quella roba'. Volevo fare il calciatore, ma non ero abbastanza disciplinato. Crescendo volevo fare semplicemente il meno possibile. Ecco perché alla fine è scoccata la scintilla del rock 'n' roll. 'Starmene seduto a bere, ad avere un aspetto figo, a prendere droga, indossare bei vestiti, gridare in un microfono con i miei amici ... Farò un po' di quelle cose'. L'acid house, l'Haçienda, l'ecstasy. Mi piaceva un po' di musica, ma già allora sapevo che avevo bisogno di un po' più di sostanza. Ricordo che una sera uscii da un club, tornai a casa, andai al piano di sopra e misi su gli Stone Roses. La cosa principale che mi piaceva di loro? Aveva una fine. Non come i pezzi dance che continuano per tre cazzo di giorni. Iniziava, ti portava da qualche parte e poi finiva".

"In un certo senso sapevo che l'avrei potuto fare. Andai a vedere i Rain allo Yate's Wine Bar, a Didsbury. Ne rimasi elettrizzato. Conoscevo Guigsy e Bonehead. Abitavano lungo la mia strada. Intendo dire: la musica non era per niente bella, ma mi chiesero di fare un provino. Feci: 'Provino?' Come se fossero i cazzo di Rolling Stones o qualcos'altro. Così andai e cantai un po' ...".

"Penso che fossi nervoso, ma questa cosa la devi affrontare. Non avevo un cazzo altro. Lo vidi come un trampolino di lancio. In testa mia quel giorno sapevo che se fossi riuscito a entrare lì sarei potuto tornare dal nostro ragazzo (Noel, ndr), che aveva scritto un macello di canzoni, e si sarebbe potuto unire anche lui. E saremmo stati una band eccezionale. Come lo sapevo? Condividevamo una stanza Dio solo sa da quanti anni, quindi avevo sentito cosa componeva. Sapevo quanto fosse bravo, quanto bravi saremmo potuti essere. Ed eravamo. Accadde. Iniziò".
 traduz. oasisnotizie
 Source:  GQ UK, 3 agosto 2017

OasisNotizie è di nuovo su Facebook. Aiutaci a ripartire e crescere con un like alla nostra pagina. Clicca qui.

martedì 4 luglio 2017

Dieci cose che non sai su (What's the Story) Morning Glory? degli Oasis

Chi non ha mai anche solo sentito parlare di (What's the Story) Morning Glory?, il terzo album più venduto nella storia della musica britannica dopo Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band dei Beatles e Greatest Hits dei Queen? Quasi tutti sanno che singoli come Wonderwall e Champagne Supernova, canzoni simbolo degli Oasis, sono diventate delle hit anche in America, ma forse c'è ancora qualcosa sconosciuta ai più su questo album epocale. Abbiamo cercato 10 curiosità meno note sul disco che ha definito un'intera generazione. Eccole qua.

Source: Rolling Stone

01 (What's the Story) è la controparte di Definitely Maybe, l'album di debutto della band dei fratelli Gallagher.

"Il primo album è tutto sulla fuga. Parla dello scappare dalla vita merdosa e noiosa di Manchester. Il primo album parla del sogno di essere una pop star in una band. Il secondo album parla dell'essere davvero una pop star in una band". Così ebbe a dire Noel Gallagher alla rivista Rolling Stone nel maggio 1996. Del resto anche musicalmente i due dischi sono sensibilmente diversi. Più rock con venature punk il primo, più melodico e pop il secondo.

02 Wonderwall trae il nome da un disco di George Harrison e fu scritta per l'allora fidanzata di Noel, Meg Matthews.

Il nome del celeberrimo brano è mutuato da Wonderwall Music, album di George Harrison, che compose la colonna sonora del film Wonderwall del 1968. È dedicato a Meg Matthews, prima moglie di Noel, conosciuta nel 1995 e sposata due anni dopo. Lei era a lavoro e lui le voleva far sapere quanto fosse importante per lui. Nel febbraio 1996 la musa di Noel disse al Sunday Times: "Non puoi andare da qualcuno e dirgli: 'Ciao, sono Wonderwall'. È una battuta tra me e i miei amici, ma l'uomo della strada non lo capisce. George Harrison scrisse il brano per la colonna sonora del film Wonderwall, quindi il riferimento è a quello, ma per me parla dell'essere il muro di forza di Noel. La sua solidità".

Alcuni mesi dopo l'uscita dell'album, a Rolling Stone il fratello Liam disse del brano: "Un muro delle meraviglie, un wonderwall, può essere qualunque cosa. È semplicemente una parola bellissima. È come cercare quel biglietto dell'autobus e stai provando a trovarlo, cazzo, quel bastardo, e alla fine lo trovi e tiri fuori un: 'Grandioso, cazzo, quello è il mio wonderwall!' ..."

03 I testi di due tra i brani più noti del disco, Roll With It e Don't Look Back in Anger, hanno poco senso o non ne hanno affatto.

"Don't Look Back in Anger non significa nulla, anche se è una canzone fantastica", rivelò Noel a Rolling Stone. "Quando sono sobrio rimugino troppo sul testo. Rendo al meglio quando sono ubriaco fradicio e semplicemente compongo". Liam non è d'accordo: "Non so cosa significhino, ma c'è comunque del significato. Significano cose, ma non so esattamente cosa".

04 Alan White, il secondo batterista nella storia degli Oasis, entrò a far parte della band solo una settimana prima dell'inizio delle registrazioni di (What's the Story).

"Andammo a prenderci una birra, tornammo e suonammo. Tutto lì", disse Alan alla rivista Rolling Stone nel 1996. "Pensavo fossero una manica di pazzoidi, ma in realtà non lo erano".

05 Noel ha ammesso che Champagne Supernova è stato lo sforzo più ricercato e più egocentrico che abbia compiuto per quell'album.

Al Sunday Times disse: "Champagne Supernova. Cristo santo, quanto è importante quel titolo? È come se stessi dicendo: 'Sono il sig. Noel Gallagher. Sapete chi sono? Sono il più grande. Sono come Muhammad Ali. Quando sono sobrio vi beccate Roll With It, canzoncine pop. Quando sono sotto l'effetto di droghe divento un bastardo decisamente arrogante. Lo capite?".

06 Il verso più famoso di Champagne Supernova era un'espressione casuale che si scambiavano i membri della band.

"Il verso che fa 'Dov'eri tu quando noi ci stavamo sballando?' è una cosa che ci dicevamo sempre tra noi", rivelò Noel al Sunday Times.

07 Richard Ashcroft, voce dei Verve, ha ispirato il brano Cast No Shadow.

"Scoprii che Richard non era proprio felice per un periodo, così scrissi quel pezzo per lui e circa tre settimane dopo lasciò i Verve", disse Noel alla rivista NME nel settembre 1995. "Parla in generale dei compositori che cercano disperatamente di dire qualcosa. Mi piacerebbe essere in grado di scrivere testi veramente significativi, ma finisco sempre per parlare di droga o sesso. La gente tende a chiedermi consigli su molte cose. Sono bravo a darli, ma faccio schifo a riceverli, ma gente come Richard e Paul Weller si prenderà cura di me. Si sincereranno che io sia consapevole su una sedia o che riesca ad arrivare a casa".

08 Hey Now! è una riflessione sui cambiamenti nella dinamica e nella composizione del gruppo.

"Questa canzone parla del far parte di un gruppo", disse Noel alla rivista NME nel settembre 1996. "Ad alcuni non piacerà perché vogliono più canzoni come Cigarettes & Alcohol o Supersonic. La band è cambiata molto e c'è un'atmosfera diversa. Abbiamo mandato via Tony McCarroll perché non era così bravo. Abbiamo consultato alcuni tra i migliori insegnanti di batteria del paese e ci hanno detto che non era molto bravo ... ma io credo nel destino. Doveva accadere per noi, era segnato, dalle prime sessioni di Definitely Maybe".

09 Molte delle migliori canzoni dell'album furono scritte nei momenti di lucidità prima che Noel si addormentasse.

"Scrivo un brano prima di andare a letto", svelò Noel ad Alternative Press, nel dicembre 1995. "Non avevo testi, solo una melodia. Se ce la faccio a ricordarlo come prima cosa al mattino allora so che è bello. L'ho fatto con Don't Look Back in Anger e con quasi ogni canzone di Definitely Maybe. Quando mi svegliavo ricordavo le canzoni accordo per accordo. Conoscevo le vocali e le sillabe che avrei usato".

10 Liam pensava già di lasciare gli Oasis.

"Da due mesi sono pronto ad abbandonare il gruppo", confessò al Sunday Times il 18 febbraio 1996, meno di sei mesi dopo la pubblicazione di (What's the Story) Morning Glory?. "Penso che per me questo stia arrivando alla fine. Penso di essere in grado di scrivere musica migliore, molto migliore, 100 volte migliore di quella che riesce a scrivere Noel, ma, detto questo, ora non posso farlo perché non ho tempo. Sono troppo impegnato ad andare fuori di testa e ad essere il cantante degli Oasis. Non sto dicendo che non sono felice. Sono completamente felice. Ma c'è vita dopo gli Oasis per me".

trad. by frjdoasis - originariamente pubblicato in italiano su Up in the Site nel novembre 2016



OasisNotizie è di nuovo su Facebook. Aiutaci a ripartire e crescere con un like alla nostra pagina. Clicca qui.

mercoledì 14 settembre 2016

"In 2 anni e mezzo gli Oasis fecero ciò che gli Stones fecero in 15 anni", dice il regista del nuovo documentario sui Gallagher

Quello che gli Oasis furono in grado di raggiungere nel triennio 1993-1996 non ha precedenti nella storia della musica. Lo ribadisce Matt Whitecross, regista del documentario Supersonic, in uscita il 2 ottobre nei cinema britannici e il 7 novembre nelle sale cinematografiche italiane.

Guarda QUI SOTTO il trailer di Supersonic con sottotitoli in italiano a cura di oasisnotizie.

Definitely Maybe e (What's The Story) Morning Glory?, i primi due dischi della band, batterono record di vendite ed entrarono dirompentemente nella cultura popolare degli anni '90. I grandi concerti di Knebworth Park dell'agosto 1996, due notti di fronte a 125.000 persone a serata, sancirono il culmine della prima parte della parabola degli Oasis.  

"Con il documentario ci siamo fermati a Knebworth", spiega Whitecross, "perché ciò che è unico degli Oasis, dal momento in cui si fecero depennare dalle liste dei disoccupati nel 1993 al momento in cui uscirono fuori sul palco di Knebworth, è che quella fu una cosa mai vista né sentita prima". 

"Non lo fai in due anni e mezzo. Rolling Stones e Led Zeppelin lo hanno fatto in 15 anni. La teoria di Noel è che non potrebbe accadere di nuovo perché il music business ora è proprio a pezzi e fratturato. Per un qualche motivo c'era questo piccolo momento flash in cui gli occhi di tutti erano ben preparati per loro, i tabloid, frequentavano politici. Era Blair, era il numero 10 di  Downing Street. E poi finì, ma quei due anni e mezzo furono oro".

Whitecross ha anche sostenuto che dopo Knebworth una parte della magia della band andò persa.

"Quelle canzoni sono ora come inni internazionali. Quando diventi famoso quello lo perdi ed è inevitabile. In termini di valutazione complessiva, è trascorso abbastanza tempo perché loro facciano i conti con quello che hanno davvero raggiunto all'epoca. Sono stati felici di parlare del loro lascito e dicevano: 'Abbiamo fatto qualcosa di fottutamente incredibile. Possiamo parlare di quello più che delle zuffe e delle scemenze?' ...". 

oasisnotizie - Fonte: NME




OasisNotizie è di nuovo su Facebook. Aiutaci a ripartire e crescere con un like alla nostra pagina. Clicca qui.

mercoledì 16 dicembre 2015

Andy Bell: "Gli Oasis mi cambiarono la vita già nel 1994. Noel Gallagher? Chitarrista epico e troppo sottovalutato"

La vita di Andy Bell è cambiata per sempre subito dopo aver ascoltato per la prima volta gli Oasis. 

Il 45enne musicista, che quest'anno è tornato a suonare con i redivivi Ride dopo l'esperienza con i Beady Eye di Liam Gallagher, si è unito agli Oasis nel 1999 per sostituire il bassista e membro fondatore della band Paul McGuigan ed ora rivela che per lui è stato come un sogno diventato realtà visto che Definitely Maybe, l'album di debutto della band, uscito nel 1994, aveva avuto un grande impatto su di lui. 

"Gli Oasis mi hanno decisamente cambiato la vita la prima volta che li ho ascoltati!", ha dichiarato a Music Radar. "Sono stati come una ventata d'aria fresca. Per contestualizzare, ero a lavoro con i Ride per il nostro terzo album, Carnival of Light, ed eravamo in procinto di prenderci una pausa. Stavamo iniziando a sfilacciarci e anche ad andare in direzioni musicalmente diverse. Cercavamo proprio un sound del tipo West Coast californiana alla Byrds mischiato con un pochino di Led Zeppelin e un pochino di classic rock".

"Penso che inconsciamente stessimo anche provando a fare un disco più pulito, visto che le radio avevano smesso di passare i nostri pezzi ... ma poi arrivarono gli Oasis che avevano un sound come se i Jesus and Mary Chain avessero incontrato i Sex Pistols, e quello mandò completamente tutto all'aria".

Andy spende bellissime parole anche per Noel Gallagher: "Penso che sia sempre stato troppo sottovalutato come chitarrista solista. Suona con uno stile alla John Squire, ma dietro ci sono molti più muscoli. Ha tipo brevettato il suo modo di suonare, che è divenuto qualcosa che ora usano tutti. Quel suono massicciamente ricco di overdrive con molto delay. Un sound epico".

Nell'articolo che linkiamo qui di seguito il chitarrista e bassista elenca anche i suoi 10 dischi preferiti di tutti i tempi e spiega perché li ha scelti.

Fonte: Music Radar

Vedi anche: Andy Bell: "Vi svelo i segreti della mia chitarra e i miei ricordi dei primissimi Oasis. Nei Beady Eye suonavo le parti di Noel, ma con rispetto"

Andy Bell: "Ecco i brani colonna sonora della mia vita"

OasisNotizie è di nuovo su Facebook. Aiutaci a ripartire e crescere con un like alla nostra pagina. Clicca qui.

venerdì 13 febbraio 2015

Noel Gallagher: "Pubblicheremo in DVD i concerti di Knebworth del 1996"


Era una notizia che i mad for it, i fan degli Oasis, attendevano da anni. In molti pensavano - anzi erano certi - che da qualche parte negli archivi delle case discografiche della band di Manchester ci fosse materiale audio e video di livello professionale relativo a Knebworth 1996 che attendesse di essere pubblicato, ma in pochi speravano ancora in una messa in commercio di un DVD ufficiale su uno degli eventi che definirono la Cool Britannia degli anni '90. Ebbene, la conferma è invece arrivata, per bocca dello stesso Noel Gallagher.  Intervistato dalla rivista tedesca Musik Express, il musicista ha fatto chiarezza sulla vexata quaestio della official release dei live di Knebworth, rispondendo ad una precisa domanda in merito.

"Sì, nel 2016 ricorrerà il ventennale dei nostri concerti di Knebworth", ha dichiarato Noel. "Siccome siamo un branco di svitati, ci eravamo completamente scordati che in effetti avevamo filmato l'intera cosa, con tipo 20 telecamere e un sacco di cose successe sul campo che ha accolto il festival: l'arrivo dei fan, il dietro le quinte, interviste e immagini filmate in volo sul luogo".

"Non ho idea del perché non abbiamo mai pubblicato tutta questa roba", ha aggiunto il cantante, che si appresta a partire in tour per promuovere il suo nuovo album solista. "Abbiamo deciso che il 2016 sia l'anno giusto per farlo, dato che ricorre il ventennale di Knebworth, che è stato il momento topico della nostra carriera, ed è una buona occasione per rifletterci su o per raccontare la storia degli Oasis. Finora sono in programma un documentario e un album dal vivo".

Probabilmente il DVD (ma si parla anche di un possibile Blu-ray) conterrà il meglio delle due serate nell'Hertfordshire. La versione disponibile da anni anche su YouTube è integrale solo per la seconda serata, mentre della serata del 10 agosto - quella che i fan aspettano in versione video ufficiale da un bel po' - sono disponibili a tutt'oggi solo spezzoni.

Biglietti da 22 sterline l'uno andati esauriti nel giro di 8 ore per un ricavo delle vendite di oltre 6 milioni di sterline, 15 giorni per montare un palco grandioso, un'altra settimana per smontarlo, trecento milioni di ascoltatori collegati in diretta su BBC Radio 1 da 34 paesi, dietro il palco uno schermo gigante di cento metri quadrati, il più grande mai costruito, 2 milioni di persone (5% della popolazione britannica) in cerca del biglietto, 250.000 in totale coloro che se lo aggiudicarono e parteciparono allo show (125.000 a sera). Sono i numeri da capogiro dei grandiosi concerti che gli Oasis tennero a Knebworth Park, 50 km da Londra, il 10 e l'11 agosto 1996, nel culmine della Oasis mania che contagiò tutta la nazione. Furono i concerti più grandi mai tenuti in Gran Bretagna. E ora rivivranno in un DVD ufficiale per la gioia di molti nostalgici del Britpop anche del Bel Paese.

Read in English click here




OasisNotizie è di nuovo su Facebook. Aiutaci a ripartire e crescere con un like alla nostra pagina. Clicca qui.

sabato 18 ottobre 2014

Noel Gallagher: "Ecco il nuovo video che abbiamo scartato. Gli Oasis? Gioia della classe operaia"

Lunedì 13 ottobre Noel Gallagher è stato ospite di Steve Lamacq su BBC Radio 6 (AUDIO ALLA FINE DEL POST), a tre anni di distanza dall'ultima chiacchierata con il giornalista (RILEGGILA QUI). Molte le cose di cui si è parlato, alcune delle quali discusse anche nel corso della chiacchierata con Jo Whiley su BBC Radio 2 (leggi qui).

In apertura Noel ha consigliato di acquistare l'album Behind The Music dei Soundtrack of Our Lives, band svedese legata a Noel da un'amicizia pluriennale. In trasmissione l'ex Oasis ha proposto il loro pezzo Sister Surround, spiegando che "si chiama così perché 'surround system' letto su uno stereo fu storpiato in 'surround sister', me lo raccontò una sera il cantante della band dopo che eravamo tornati insieme dall'America". Noel ha poi  ha definito quel disco del 2001 "uno dei più grandi dischi degli ultimi quindici/vent'anni, e non vi sto prendendo in giro, è incredibile". Nel 2002 i Soundtrack of Our Lives, scioltisi nel 2012, fecero da supporto agli Oasis durante la tappa nordamericana del tour di Heathen Chemistry.

Poi il 47enne ha risposto ad una apposita domanda confermando le voci di una sua prossima partecipazione ad un programma televisivo: "Posso rivelare alla nazione che farò Celebrity Gogglebox. Non mi è concesso dirlo ... vabbe' lo dico lo stesso. Lo registro domani con due mie buone amiche che per caso sono anche due meravigliose supermodelle, Naomi (Campell) e Kate (Moss). Quest'estate ero in vacanza con Kate (a Ibiza, ndr) e mi ha chiesto di farlo e io ho pensato: 'Okay' ... Domani lo farò e dovrebbe essere uno spasso. Non sono un fan accanito del programma, ma devo dire che lo guardo, mi piace quella coppia elegante che mi ricorda la mia personal assistant e suo marito, sono sempre lì ubriachi a guardare la TV. Quel tizio si ubriaca sempre di vino rosso. Se urlo molto di fronte alla TV? Sì, se poi saranno in grado di far vedere perché urlo è un'altra cosa, ma lo faccio. Di recente ho incontrato una donna che lavora per Gogglebox e che mi ha fatto una lista di programmi chiedendomi se li vedo o no. Mi ha chiesto se vedo Bake Off ... Mi toccherà fare a questi due: 'Che cos'è questa scemenza? Una gara di cucina? Di sicuro non lo è' ... ".

Ampio lo spazio riservato al nuovo album di Noel, Chasing Yesterday, anticipato dal singolo In The Heat Of The Moment. Un aneddoto a proposito di questo pezzo: "Il primo verso del mio nuovo singolo (they tell me you've touched the face of God) è tratto da un serie TV/documentario di nome When We Left Earth che stavo vedendo. C'era un astronauta, non uno famoso, a cui era stato chiesto di descrivere com'era il decollo a bordo di uno di questi razzi e lui ha risposto: 'È come toccare il volto di Dio', così ho pensato di usarla: 'Bene, se questa frase è il primo verso della canzone allora non saprei di cosa parla questa canzone ...'. Perché la canzone dopo quel verso è subito degenerata nel nonsense, non parla di un astronauta né di qualcosa di divino. Queste cose catturano sempre la mia attenzione, sai".
Com'è nata l'idea di autoprodursi il disco? "Avevo fatto alcuni demo di questo disco e li avevo fatti sentire a Dave Sardy, mio buon amico e mio produttore per 10 anni. Andai da lui a Los Angeles. Ricordo che ero seduto in auto con il mio manager e gli facevo: 'Non credo che Dave sia molto entusiasta di questi demo'. Quando gli fai ascoltare qualcosa ti fa sempre: 'Mmm piuttosto figo', ma ... cavolo! È grandioso, altro che figo. Per una qualche ragione mi ha detto che non voleva farmi da produttore, così sono tornato in Inghilterra, ho fatto un altro po' di lavoro e ho contattato altri tre produttori - che dovrebbero restare anonimi -  tutti si sono rifiutati di collaborare, adducendo tutti che dal sound a loro sembrava una cosa già ultimata. Così ho pensato di ultimarlo da me, sono tornato dove avevo cominciato con i demo e ho tipo riempito i vuoti".

"Tenendo a mente quella cosa, ero in un certo senso libero di commettere tutti gli errori che volevo commettere. E ce ne sono molti di errori nel disco. Per esempio io in studio una canzone non la registro mai più di tre volte, mi rifiuto di farlo, mentre Dave me l'avrebbe fatta cantare tutto il giorno e tutta la notte, fino a farti odiare il testo che canti e considerare le parole insensate. Questo è un disco più grezzo in questo senso, non rifinito, non mi piace fare molte prove e l'ho ultimato rapidamente. Ed è stata una rottura di scatole farlo, specie a Londra. Lì c'è sempre qualcosa da fare e a me ogni tanto non dispiace uscire. Certi giorni in studio ero reduce da sbornie, ho trovato difficile gestire le sessioni di registrazione. Tornavo a casa con la metro pensando: 'Cosa ho fatto questa settimana?'. Poi la settimana dopo non sapevo a che punto ero, essendo io stesso al comando, ma alla fine ce l'ho fattao. L'ho terminato a giugno e poco dopo l'ho limato".

"Se ascolto l'album? Lo ascolto fino all'ultima prova per i live. Lo riascolto in cuffia un paio di volte prima dell'ultima prova, giusto per capire come devono andare le versioni live. Dopo il primo live non lo ascolto più, perché le versioni dal vivo dei pezzi diventano quello che tu ascolti e se poi provi a riascoltare le versioni studio delle canzoni fai: ' Dio, sono molto lente!', almeno di un paio di bpm".

Un retroscena sul videoclip del nuovo singolo. "Il tizio che lo ha diretto ha già curato cinque miei videoclip per cinque singoli. Gli abbiamo detto che con quei cinque video aveva spaccato e che quindi l'avremmo confermato per questo singolo. Avrei dovuto andare a Los Angeles, ma il mio management ha fatto casini con la mia VISA, così questo tizio mi ha detto: 'Non c'è problema, ti metto di fronte ad uno schermo verde e facciamo il video anche se siamo in Inghilterra. Non preoccuparti, con i video si tratta di creare illusioni, amico'".

Ed ecco il retroscena. "Nel video che non vedrete mai ci sono un sacco di belle ragazze con i pattini in linea in una discoteca anni '80 e io faccio la parte del DJ. Avrei dovuto leggere la sceneggiatura, ma non l'ho fatto proprio bene. Comunque arrivo in questo studio di Londra di fronte a questo schermo verde e fingo di fare il DJ. Durante la registrazione chiedo al tipo: 'Sicuro che stia andando tutto bene?' e lui: 'Sì, sì, sarà fantastico!'. Alla fine vado dal mio manager e gli dico: 'Qua dobbiamo cestinare tutto'. Perché sembrava esattamente ciò che era: un sacco di ragazze a Los Angeles e un tipo, io, in uno studio a East London che fingeva di fare il DJ, e ovviamente non lo era. Poi ho fatto anche un video con una performance mia della canzone, cosa che giuro che non farò mai più. Oh mio Dio, sai che ti dico? È stata una giornata lunga".

"Avrei potuto fare un video così se mi fossi trovato per davvero in una vera discoteca nel 1989, l'Haçienda, ma ora sono un vecchietto scontroso con la chitarra e il mal di schiena, quindi no".

"Non riesco a far sentire la canzone a due persone in mia presenza, posso dar loro il CD e loro le ascoltano. Questo pomeriggio ho vissuto momenti in cui mi sono sentito a disagio. Ero lì a rispondere alle domande nella sede di Facebook. Hanno fatto sentire un minuto e mezzo del nuovo singolo di fronte a una cinquantina di persone. Io ero lì sul palco ed è stato terribile. L'hanno sparato a volume altissimo e io mi sono girato verso il tipo della regia e gli ho fatto: 'Questo è atroce!' ... E ovviamente il singolo è finito e il tizio ha dovuto costringere la gente ad applaudire. È stato orribile. No, non mi piace far sentire le mie canzoni alla gente con me che le guardo, perché indipendentemente dalla reazione che hanno per me non sarà mai abbastanza".

"Uno che ti dà una spiegazione dettagliata di ciò che pensa della mia musica è, per esempio, il mio amico Paul Weller. Ora, per fortuna lui ha apprezzato i miei ultimi due dischi e questo disco.Mi ha detto che le prime sei tracce di questo disco sono grandiose e le altre fanno schifo. Questo mi rende la vita molto più facile. Poi mia moglie, lei è un'altra che critica severamente. E anche a lei piace. I miei figli sono piuttosto duri, ma sembra che piaccia anche a loro. In generale ricordo che quando ascoltò Be Here Now usò tre parole: 'Stai viaggiando spedito, amico'... ".

Noel ha speso altre parole di stima per Johnny Marr, il chitarrista degli Smiths che ha voluto collaborare con Noel per l'ultimo brano di Chasing Yesterday. "Avevo cercato di farlo collaborare con me per il disco precedente, ma era a Hollywood e non ha potuto aiutarmi, ma stavolta averlo e vederlo in studio è stato qualcosa di speciale per me. So che il 99,9% di voi ascoltatori non avrà mai l'occasione di stare in studio con lui. Va al di là del mio amore per gli Smiths, è un vecchio amico per me. È un personaggio straordinario. In passato aveva fatto qualcosa per gli Oasis, ma è stato qualcosa di completamente diverso. Non ha voluto conoscere il titolo del brano, ha detto che sarebbe venuto e avrebbe reagito suonando sul momento. Quando sentirete la sua chitarra è onestamente incredibile".

Sulla eredità degli Oasis: "Sì, tra le nuove band mi piace pensare che forse non gli Oasis in sé, ma Arctic Monkeys e Kasabian abbiano influenzato altre band, tramantando in qualche modo lo spirito degli Oasis. Uno dei dischi degli Oasis era ancora nella top 10 la settimana scorsa, quindi per i ragazzi deve pur significare qualcosa, ma non analizzo troppo le cose. È stato fantastico allora, fu una pura espressione della gioia della classe operaia e ancora si tramanda di generazione in generazione. Morning Glory fu strabiliante. Sai, fu registrato in sole tre settimane. Ci eravamo presi tre giorni di pausa perché avevamo litigato tutti l'uno con l'altro. Credo che la cosa non sia durata in tutto più di dodici giorni lavorativi. È un disco incredibile, è un disco per cui ci è voluto uno sforzo così piccolo".

"Credo che il picco sia stato Knebworth. Sento molte cose che si dicono di quel tipo. Eravamo tutti insieme, c'era qualcosa, che si trattasse di politica, di moda o di sport. Ed era un periodo grandioso per essere giovane allora ... giovane? Vabbe', a proposito, ora non sto parlando con Stevie, tu adesso ti stai grattando il mento come un fan dei Radiohead".

Article by oasisnotizie.



OasisNotizie è di nuovo su Facebook. Aiutaci a ripartire e crescere con un like alla nostra pagina. Clicca qui.

LinkWithin

Related Posts with Thumbnails