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lunedì 15 gennaio 2024

Liam Gallagher introduce una cover di With A Little Help From My Friends dei Beatles a scopo benefico realizzata dai bimbi della Highgate Primary School

Liam Gallagher ha introdotto una cover di With A Little Help From My Friends dei Beatles a scopo benefico. 

L'ex cantante degli Oasis ha collaborato con Goodstock, un ente di beneficenza fondato dalla compagna Debbie Gwyther e dalla sorella gemella Katie. Le due donne, dirigenti dell’industria musicale, intendono raccogliere fondi per la scuola elementare di Highgate. 

La Highgate Primary School si occupa di bambini affetti da autismo, ADHD, sindrome di Down e sordità, lavorando in collaborazione con la Blanche Nevile School for the Deaf e l’Highgate Family Centre. Con i tagli del governo la scuola è attualmente in difficoltà, con il timore che i questi possano avere “effetti devastanti” sulla salute mentale dei bambini.  La scuola ha una pagina tramite cui si può donare (clicca qui).

"Uno dei miei momenti di maggiore orgoglio è stato quando mi è stato chiesto di presentare la versione di questa canzone dei Beatles cantata dal coro della Highgate Primary School. I piccoli hanno cantato a squarciagola e suonano biblici", ha dichiarato Liam Gallagher. 

Gallagher e le sorelle Gwyther hanno dei membri della famiglia che frequentano la scuola e hanno collaborato con l’Highgate Primary Choir per consentire ai ragazzini di realizzare la cover. Il video è stato girato ai The Church Studios. Eccolo.

Source: NME


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sabato 28 ottobre 2023

Liam Gallagher: "Il mio disco con John Squire sarà il migliore dai tempi di Revolver dei Beatles"

Liam Gallagher ha annunciato che il suo prossimo album realizzato insieme a John Squire sarà "il miglior disco dai tempi di Revolver dei Beatles".

Squire, chitarrista degli Stone Roses, era stato l'ospite speciale dei concerti tenuti da Liam Gallagher nel parco di Knebworth nel giugno 2022, mese in cui era salito sul palco per eseguire Champagne Supernova, come fatto nel 1996, quando a Knebworth si erano esibiti gli Oasis. 
"Super gruppo in arrivo LG JS", scriveva in un tweet Liam qualche mese fa, ventilando l'ipotesi di una collaborazione con Squire.

Lo scorso settembre, durante un’intervista con Matt Wilkinson su Apple Music 1, Gallagher aveva confermato che i due avevano "sicuramente" intenzione di lavorare insieme. In risposta alla richiesta di Wilkinson di un aggiornamento, Gallagher aveva detto: "Sì. È una cosa seria, amico, ma abbiamo delle cose da fare prima, e lui ha delle cose da chiarire e così via, ma sì, sicuramente farò qualcosa prima o poi". Di recente ha poi annunciato che il suo nuovo album – il seguito di C'Mon You Know del 2022 – è stato completato.

Il 23 ottobre il cantante ha risposto su Twitter a un fan che gli chiedeva cosa aspettarsi dall'uscita del disco collaborativo l’anno prossimo. Ha risposto con: "È il miglior disco dai tempi di Revolver". 

Un altro fan ha risposto al tweet di Gallagher definendolo una "dichiarazione forte" da fare e ribadendo che "Revolver è la Bibbia", ma il cantante ha risposto ribadendo la sua certezza sulla grandiosità del progetto: "Quello che sta per arrivare è più grande. Sarò umile: gli pi**ia in testa".

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giovedì 21 aprile 2022

Liam Gallagher presenta C'mon You Know: "Disco meno arrabbiato, ma dovrebbero vietarmi di sentire Beatles e Stones. Farò il disco punk di cui parlai due anni fa"

"Mi piacerebbe molto fare un disco punk, alla Stooges. Altrimenti cadi nella trappola del 'Oh, ecco un'altra ballata'. Non voglio fare ballate per il prossimo disco. Voglio solo fare qualcosa di rauco. Mi piacerebbe molto fare un disco arrabbiato, senza archi". Aveva detto così, Liam, prima dell'uscita del suo ultimo disco, Why Me? Why Not., del 2019. 

C'mon You Know, il disco in uscita il 27 maggio 2022, non è un disco che suona come gli Stooges e non è neanche un disco punk. Non è un disco arrabbiato. Lo si potrebbe definire, piuttosto, un disco di riconciliazione, di presa di contezza del posto che si occupa nell'universo. 

Ci sono alcune ballate, ci sono abbastanza archi. L'album si apre con un coro. 

"È un po' diverso dagli altri, però", spiega Liam. 

È vero. Rispetto all'album precedente c'è un suono più ricco, c'è più strumentazione in mezzo a inframmezzi di psichedelia e c'è un po' di pop pieno di sentimento in mezzo a molti gallagherismi tipici.

"All'inizio c'erano delle composizioni classiche e schiette, poi Andrew Wyatt ha iniziato a mandarmi questi pezzi folli di musica. Ho pensato che se ci fosse stato tempo per fare della roba strana, quel momento sarebbe stato questo. E se alla gente non piace, allora possiamo dare la colpa al Covid, no? 'Liam Gallagher? Oh, è andato in confusione con il Covid, no? Per un po' ha fatto cose strane. Diamogli un po' di tempo, tornerà normale' ...". 

La pandemia non ha, però, influenzato il programma di lavoro di Liam. Quando è iniziata la quarantena aveva appena finito il tour di Why Me? Why Not., per cui si è preso una bella pausa a casa, ad Highgate, nella zona settentrionale di Londra. Ha comprato un tendone da giardino e si è costruito uno studiolo di registrazione a casa. È lì che ha aggiunto la parte vocale ai demo che Wyatt, Kurstin e Simon Aldred dei Cherry Ghost gli hanno mandato per visionarli. 

"Debbie aiuta quando registro, preme i bottoni", racconta Liam. "La chiamo Phyllis Spector". Poi Liam e compagni hanno fatto una videochiamata su Zoom e hanno discusso di cosa apprezzassero e cosa no. "È una noia mortale, onestamente. (Fare il solista, ndr) non è come dovrebbe essere", ammette. "Preferirei di gran lunga far parte di una band e tirare fuori le cose tutti insieme, ma finché il sound è buono allora è quello che conta".

Le canzoni sono state riconsegnate a Liam quasi ultimate. Lui ha perfezionato un po' i testi, inserendo "le frasi mie e roba così. Dicevo: rendete il suono più alla Rolling Stones o cos'altro". Il suo ruolo principale rimane quello di cantare le canzoni, portare nel piatto l'ingrediente che manca. "I vestiti sono già fatti", sintetizza, "ma io li indosso, li faccio apparire belli". 

Una volta che le canzoni per C'mon You Know erano pronte, Wyatt è volato a Londra dalla California e insieme si sono riuniti ai RAK studios, poi agli Air studios e poi di nuovo ai RAK per ultimarli. Nel novembre 2021 l'album era pronto. 

Le prime canzoni a essere masterizzate sono state quelle che più saltano all'occhio. More Power si apre con un coro che canta il ritornello principale, per poi prorompere in un ibrido tra Rolling Stones e Spiritualized. "Sostanzialmente è You Can't Always Get What You Want", sentenzia Liam. Il testo è interessante. Inizia con Liam che si rivolge singolarmente ai propri genitori. "Madre, ammetto che sono stato arrabbiato per molto tempo ...", recita il testo. "Non so di cosa parli", spiega Liam. "Suppongo che ora sono meno adirato di prima, ma d'altro canto cosa significa adirato?". Inizia a litigare con la propria canzone. "Rabbia? È passione. Un giorno sono calmo, l'indomani sono uno stronzo adirato. Dipende da quello che ho mangiato a cena. Dipende dal tempo atmosferico".

Il coro di More Power è una sorprendente dichiarazione di una rock star rinnovata e di successo internazionale.

"Vorrei avere più potere", canta Liam, ma non è chiaro come questo potere dovrebbe manifestarsi. Il potere di autolimitarsi? Di governare le persone? Perché ha bisogno di più potere?

"Non vorrei avere più potere", ammette. "È solo una canzone. Non voglio mica più potere! So chi sono, sono molto contento di cosa sono. Probabilmente era diretto a qualcun altro. Forse vogliono più potere? Non lo so".

"Sono felice che certe persone ci scavino dentro, che tirino fuori la vanga, ma per me una canzone è una canzone. Non ci rimugino molto su. Se suona bene e io suono bene quando la canto, allora per me va bene. Se suona come qualcosa di forzato, allora vada a fanculo".

Liam non vuole analizzare la propria musica. "So che molte persone vogliono quella roba da 'musicista', ma a me non interessa".

"Le canzoni suoneranno molto meglio dal vivo, fidatevi di me", assicura. "So che suona bene, ne sono soddisfatto, ma con le prove renderemo le canzoni un po' sporche. Ora nella live band c'è Bonehead e ci darà un po' di quel sound sbarazzino".

Prima di pubblicare l'ultimo disco, Liam aveva dichiarato: "Voglio ancora fare un disco alla Stooges nudi e crudi. Senza tastiere e senza Beatlemania. Un vero disco punk. Questo doveva essere così, ma io ho un debole per le ballate e una bella melodia".

"Lo so!", spiega. "Devo darmi una regolata. Devo limitarmi a fare chitarra, basso e batteria. Dieci canzoni, dritte in faccia, ma canzoni buone. Devo rifuggire le canzoni leziose, ma dipende totalmente da me. Non ho disciplina una volta che ascolto una bella melodia 'fiorita'. Ho bisogno di bandire totalmente Beatles. E gli Stones. La prossima volta andrò in studio con una band e tirerò fuori la cosa. Non la mixero neanche. La prenderò come esce dal banco".

"A volte questi mix tolgono tutta la crudezza (della musica, ndr). Deve per forza essere mixata? 'Be', sì, è così che funziona la musica' (mette su una voce snob, ndr), specialmente e vuoi sentirla alla radio ...'. A me non frega nulla se arriva alla radio. Sistema i livelli, ma non reprimerla. Non ha bisogno di una permanente. Lasciala. Ma poi non andrà alla radio e tutti inizieranno a piangere, no?". 

Dell'opinione della gente ovviamente a Liam non frega nulla. "Lo so! Sono Liam Gallagher! Perché preoccuparsi? È quello che voglio fare. Non voglio essere una pop star. Il pensiero di essere una pop star mi fa venire voglia di saltare fuori da quel cazzo di tetto!".

Del resto ha già fatto sold out per due serate a Knebworth (a giugno prossimo, ndr) senza che la gente abbia ascoltato il nuovo disco.

"Esattamente, cazzo!", concorda. "E ho quasi 50 anni. E riesco a malapena a camminare ... No, sto fremendo. Non vedo l'ora che arrivino quei concerti".

Tratto dall'intervista a Liam sul nuovo numero di Mojo - traduz. di oasisnotizie


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sabato 4 dicembre 2021

Noel Gallagher: "Il paragone tra gli Oasis e i Beatles era imbarazzante per i Beatles. Loro hanno le canzoni migliori"

Il famoso ex chitarrista della band composta dai fratelli di Manchester ha assistito all'anteprima del documentario Get Back, biopic del gruppo di Lennon, McCartney & Co. diretto dal regista Peter Jackson. Durante l'evento, il musicista ha parlato dell’enorme influenza dei Fab Four sulle sette note e sulla sua musica. Ha anche criticato chi paragonava il suo gruppo al quartetto di Liverpool, affermando di non meritarselo: “Non eravamo bravi come loro”.

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Noel Gallagher ha assistito all'anteprima del documentario sui Beatles, Get Back del regista Peter Jackson, e ha detto la sua circa il quartetto di Liverpool, spendendo parole di elogio sulla band che lui reputa la più influente della storia della musica. Senza se e senza ma.

L'evento si è tenuto il 16 novembre 2021, in anteprima mondiale. Il film è disponibile su Disney+ dal 25 novembre, visibile anche su Sky Q e tramite la app su Now Smart Stick.

Alla presentazione hanno presenziato moltissimi musicisti, tra cui Paul McCartney (poteva mancare lui? Certo che no), Elvis Costello, Gary Kemp degli Spandau Ballet, Mick Hucknall dei Simply Red e il chitarrista Jamie Cook degli Arctic Monkeys.

Noel Gallagher è intervenuto nel dibattito, parlando dell’enorme importanza che il gruppo composto da John Lennon, Paul McCartney & Co. ha avuto per le sette note in generale e per la sua musica in particolare, anche.

Senza tralasciare una postilla relativa al paragone che più volte - specialmente agli inizi della rosea carriera degli Oasis - ha visto accostatare questi ultimi ai Beatles. Paragone che lui stesso ha sempre aspramente criticato, definendolo anche stavolta come “imbarazzante”.

“Quando gli Oasis hanno iniziato, eravamo già così grandi da venire paragonati ai Beatles per dimensioni e musicalmente, in modo imbarazzante, rispetto a loro. Era imbarazzante perché non eravamo bravi come loro”, ha dichiarato il maggiore dei fratelli musicali tra i più famosi di sempre, i Gallagher.

L’influenza dei Beatles su di lui

Noel Gallagher si è espresso sui Fab Four dicendo senza mezzi termini che si tratta della band più influente della storia della musica.

"Hanno sicuramente le canzoni migliori... a mani basse, senza fatica. Nella mia collezione di dischi hanno di gran lunga i brani migliori. Hanno influenzato tutti quelli che poi hanno influenzato gli altri, che a loro volta hanno influenzato tutti quelli che andavano e venivano. La loro influenza è assoluta. Non conosco un solo ragazzo che suoni la chitarra o scriva canzoni che non citerebbero i Beatles come influenza”, ha dichiarato il chitarrista, come riporta il sito della britannica Radio X.

E ha aggiunto anche: "Significano tutto per me”. 

Insomma, parole che vanno a favore dei Fab Four nel match che recentemente si sta giocando, quello tra Beatles e Rolling Stones (avete notato come ultimamente Mick Jagger e soci stanno subendo le critiche dei colleghi? Da Paul McCartney che li definisce una "cover blues band" a Roger Daltrey degli Who che gli dà addirittura della "pub band mediocre").

Noel Gallagher quindi si unisce al coro già molto folto di chi idolatra il celeberrimo gruppo, omaggiandolo con grande rispetto.

Parole ben diverse da quelle di Liam...

Una dichiarazione, quella relativa al paragone “imbarazzante”, ben diversa da quella che invece ha espresso suo fratello qualche anno fa…

"Con gli Oasis in tre anni abbiamo fatto quello che loro hanno fatto in otto”, aveva affermato Liam Gallagher in un’intervista a Mat Whitecross, regista del documentario sulla band intitolato Supersonic e uscito nel 2016. Un livello di modestia un tantino differente tra i due fratelli, insomma...

Di recente, durante un’intervista rilasciata a Matt Morgan per il suo podcast, Noel Gallagher si è aperto su un’altra questione “scottante” riguardo gli Oasis, ben più scottante del paragone con i Beatles. Ha parlato dello scioglimento della band, ammettendo le proprie responsabilità circa la rottura culminata nella lite con il fratello Liam, il 28 agosto del 2009 nel backstage del Rock en Seine di Parigi.

“Liam ci diede un sacco di vestiti, non solo a me, a tutta la band. Io mi recai direttamente in un negozio di beneficenza e lasciai tutto sulla soglia dello shop. Liam andò fuori di testa, mi disse: ‘Se non li volevi, avresti dovuto semplicemente dirlo, cazzo!’. I vestiti erano sui manichini di un negozio di Barnardo's un mese prima del lancio del marchio. Arrivando al dunque, quello è stato l’inizio della fine”, queste le parole del fratello maggiore dell’ex frontman degli Oasis. Quest’ultimo era prossimo a lanciare sul mercato il suo marchio fashion Pretty Green, acquisito nel 2019 da JD Sports. Con quella mossa, suo fratello gli rovinò non poco la sorpresa.

Source: tg24.sky.it

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domenica 6 giugno 2021

Noel Gallagher si racconta a The Australian: "Negli Oasis non mi divertivo più, ora ho una band multiculturale. Spotify? Una merda, ma boicottarlo è una battaglia persa"


L'ultima volta che ti ho visto, Noel, eri sul palco con la tua band in uno stadio qui a Brisbane. Cosa ricordi di quel tour in cui hai fatto da supporto agli U2?

È stato fantastico. Ho fatto un bel po' di quel tour mondiale e l'Australia è stata grandiosa. Quando sei in viaggio con 150 irlandesi, non tendi davvero a ricordare nulla di tutto ciò. Ci sono un sacco di cose del tipo "Dove siamo ora?", ma è sufficiente dire che ce la siamo proprio spassata. Il pubblico era fantastico e i ragazzi – gli U2 – sono stati fantastici. È stato un bel viaggio.

Quando ti viene fatta questo tipo di offerta, è un semplice "sì"?

È facile. In effetti per quel tour australiano penso che avrei potuto chiederglielo. Un giorno ero fuori a pranzo con The Edge (il chitarrista degli U2, ndr), in un ristorante qui a Londra. Mi stava dicendo che sarebbe andato in Australia a novembre, e gli ho detto: "Oh, no, il programma prevede che la mia tournée finisca all'inizio di ottobre. Sono in giro. Posso venire?' Stranamente ha detto solo "sì", e basta. Se solo la vita fosse così facile.

Prima di salire sul palco in un grande posto come quello, di fronte a chi pensi di suonare: le persone davanti? L'ultima fila? Da qualche parte nel mezzo?

Bene, immagino che una buona parte della folla degli U2 simpatizzerebbe, diciamo, per il suono di quello che faccio. Oasis e U2, a parte l'atteggiamento, non erano troppo distanti. Siamo tutti irlandesi; siamo rock da stadio. Non è troppo dissimile. Quindi abbiamo trattato l'intera cosa come una vacanza, in verità. Il sole splendeva e alcuni membri della band non erano mai stati in Australia; lo adoravano. E puoi vedere una delle più grandi band di tutti i tempi ogni sera, e vieni pagato. Non male.

Con il più grande schermo mai realizzato dall'umanità dietro di loro sul palco...

È letteralmente il posto più caldo della Terra. Puoi abbronzarti. 

C'è stato un momento nella tua vita in cui quel genere di cose – suonare di fronte a folle enormi – è diventato solo un altro giorno in ufficio per te?

Fammi vedere: abbiamo iniziato a fare stadi nel '95 e siamo arrivati fino al 2009. Sì, ci si fa l'abitudine, ma no, non l'ho mai dato per scontato. Ho sempre pensato che fosse un privilegio essere sul palco a guardare 60mila persone che trascorrono una serata fuori, e tu eri la colonna sonora di tutto ciò. Non ero mai nervoso, per niente. Quei concerti erano soliti tirare fuori il meglio di me, e non ci sono molte persone che possono dirlo; alcune persone ne hanno una vera paura, ma hanno tirato fuori il meglio di me, e chiunque ci abbia visto lo confesserà.

Mi piace tutto quello che faccio; non ha senso farlo se è una lotta. Sai, è per questo che gli Oasis non stanno insieme, perché è diventata una lotta. Ed è come: 'Beh, fanculo questa cosa! Questa dovrebbe essere una risata e una cosa facile'. Quello che faccio adesso è il mille per cento più divertente di quello che facevo allora. Questa dovrebbe essere la base della tua vita: se ti fa stare bene, fallo. Se ti fa sentire una merda, non farlo.

Puoi descrivere la sensazione che si prova in uno stadio pieno di gente che canta tutta insieme qualcosa che hai scritto da solo in una stanza da qualche parte?

È come essere fatti, ma sei sobrio. È il massimo, ma sei completamente consapevole di dove ti trovi e sei nella stanza con le persone. C'è un buon equilibrio da raggiungere, però, perché ci sono 50mila persone che trascorrono una serata in uno stadio, guardando cinque ragazzi al lavoro. Non vuoi proprio trascorrere una serata fuori, perché non riesci a fare il tuo lavoro per bene. Quindi c'è un equilibrio che devi raggiungere, cosa che mi sembrava di conseguire quasi tutte le sere. È, però, una vera cosa spirituale. Ognuno reagisce in modo diverso: alcuni membri della mia band si sentivano male fisicamente prima di salire sul palco; io ero l'esatto opposto, ma è un'esperienza piuttosto religiosa. Una volta che l'iniziale nervosismo di quando comincia un concerto era sparito, e tutti erano rilassati e coinvolti, cercavo espressamente di fare un passo indietro e di prendere tutto. Sapevo che non l'avrei fatto per sempre.

Verso la fine di quell'esibizione hai suonato (la canzone degli Oasis) Don't Look Back in Anger. Mi ha emozionato perché mi ha ricordato che quella canzone è stata usata come una sorta di servizio pubblico dopo l'attentato di Manchester del 2017. Se non vuoi parlarne dimmelo, ma se sei pronto: cosa ricordi di come tutto ciò si è svolto dal tuo punto di vista?

Beh, la notte dell'attentato mi è capitato di andare a letto presto. Il mio telefono ha iniziato a vibrare molto più di quanto faceva di solito. L'ho guardato e c'erano messaggi di miei amici da tutto il mondo che dicevano: "Spero che la tua gente stia bene". Ho messo su il telegiornale e ovviamente c'era stata una bomba e una terribile tragedia, ma quando la ragazza inizia a cantare la canzone durante la cerimonia commemorativa, i tuoi sentimenti sono in conflitto: sei incredibilmente orgoglioso che qualcosa che hai fatto sia diventato un modo per aiutare le persone a superare questo, ma poi è collegato a un vero evento tragico. Quindi non puoi montarti troppo la testa per questo, perché non dimentichiamo che le persone sono morte. È una cosa a doppio senso, davvero. È semplicemente incredibile che una canzone, qualsiasi canzone, possa unire le persone. Il fatto che fosse la mia canzone lo rende doppiamente sorprendente. Sedendosi e pensandoci su, è un po' quello che sono le mie canzoni: sono inclusive. Non riguardano me e non riguardano te; riguardano tutti noi. È una cosa meravigliosa, anche se collegata a un evento molto tragico.

Perché pensi che le persone cerchino le loro canzoni preferite in quel tipo di situazione, dopo una tragedia?

Perché in qualche modo – che si tratti della melodia o delle parole – possono in qualche modo dare un senso a tutto per le persone. Non ne sono sicuro; dovresti chiedere a qualcuno in particolare, ma la musica per me è una cosa così importante, potente, religiosa, spirituale. Perché le persone cantano inni in chiesa? Deve essere nella psiche umana cantare e proiettare qualcosa verso l'esterno. Quindi sì, è incredibile che sia iniziato spontaneamente; una ragazza ha iniziato a cantarla e tutti si sono uniti. È stato un momento fantastico.

Cosa ha significato per te vederlo in quel momento? 

Beh, mi è capitato di guardarlo dal vivo in televisione. Sono rimasto senza parole solo quattro volte nella mia vita: alla nascita dei miei tre figli e in quell'occasione. Non sai cosa provare. Inizialmente ti senti: 'Oh, porca puttana, assolutamente no!'. E poi vorresti che non stesse accadendo. Vorresti che la piazza fosse vuota e che la vita continuasse normalmente. Erano emozioni contrastanti.

Dove si colloca quel particolare episodio tra tutto ciò che hai ottenuto come artista nella tua vita?

Con quella canzone in particolare c'è una cosa che va ancora avanti. La canzone è stata utilizzata anche durante gli attentati di Parigi (nel 2015, ndr); alla partita che c'è stata due sere dopo (Francia-Inghilterra, ndr) una band ha suonato Don't Look Back In Anger. È triste che debba essere usata per unire le persone, durante eventi tragici, ma ovviamente aiuta le persone ad affrontare qualsiasi trauma stiano attraversando, e per me va tutto bene. Non mi lamento di questo. C'è, però, sicuramente... non lo so. Trovo difficile articolarlo, il che non è da me. Di solito riesco ad articolare la maggior parte delle cose, ma questo è difficile.

Parliamo oggi perché sono trascorsi dieci anni dal tuo album di debutto con la tua band, gli High Flying Birds. Stai cercando qualcosa di diverso nelle canzoni che stai scrivendo oggi, rispetto a quelle del primo album dei Birds?

Beh, ora tendo a scrivere di più in studio che a casa. Quindi, quando scrivi in studio, hai accesso a più strumenti. Non devi sederti a casa e pensare: "Forse se ci metto una drum machine...". Puoi farlo all'istante, così le idee si formano all'istante. Immagino che l'essenza di ciò che faccio sia sempre la stessa: è tutta una questione di melodia. La melodia è la cosa che conta. Le parole? Ehh, chi se ne frega delle parole? E poi, se mi viene un'idea, se sono abbastanza fortunato riuscirò a trasformarla in una canzone. Metterò insieme alcune di quelle idee, metterò insieme la band e poi ci uniamo tutti sull'idea. Alla fine ricade in una cosa degli High Flying Birds, ma la portata della produzione musicale della band è molto più ampia ora di quanto non sia mai stata negli Oasis.

È perché anche i tuoi orizzonti si sono ampliati? Sembri essere più interessato a molti generi diversi.

Non dipende da una cosa specifica. Gli Oasis erano una band che aveva un'identità molto chiara di cosa fosse e cosa dovesse essere. Ho scritto canzoni per adattarle all'ambiente circostante, che erano gli stadi. Non farai un'odissea jazz in un fottuto stadio pieno di giovani che si sono tolti le magliette; verresti linciato, cazzo! Ma quando ho incontrato (il produttore) David Holmes, mi ha suggerito: "Hai fatto tutto quello che potevi fare con quella chitarra acustica. Perché non provi a iniziare a fare la musica che ascolti davvero?". È quello che ho fatto, ed è da lì che che nasce Who Built the Moon?. E ora provo a sposare tutte le idee che ho. Scrivo ancora a casa, ma scrivo in studio. Alcune cose come We're On Our Way Now suonano come una melodia molto tradizionale di Noel Gallagher, ma la canzone è proprio bella, ed è così che è venuta fuori. Non sto scappando da questo. Quindi l'altro brano (Flying On the Ground) potrebbe essere come se i Supremes cantassero una canzone di Burt Bacharach. C'è di tutto sul tavolo. 

Qual è la tua impressione su come i tuoi muscoli di cantautore si siano rafforzati nel corso degli anni?

Sono davvero più rilassato al riguardo. Penso che lo streaming, in un modo strano, sia stato un bene per la creatività. Perché se nessuno compra più dischi, allora non devi cercare di vendere dischi. Puoi dannatamente dare piacere a te stesso, fare quello che vuoi, capisci? In questo modo è stato abbastanza liberatorio, ma è una cosa istintiva: non saprei spiegartelo, ma so quando qualcosa va bene, e di solito è la melodia. Se mi viene in mente una melodia che mi fa continuare a scrivere quella canzone, e continuo a rifinirla con lo scalpello, allora mi porterebbe a credere di averlo fatto così spesso in passato che la cosa deve avere un certo livello di bontà.

All'inizio con gli High Flying Birds eri preoccupato o preoccupato che i fan del tuo lavoro precedente e del tuo suono precedente potessero decidere di non unirsi al viaggio?

Beh, credetemi, una parte considerevole di loro non l'ha fatto (ride, ndr). Potrei essere stata l'unica persona al mondo a non essere rimasta sorpresa da questo. Se avessi pensato che avrei lasciato gli Oasis e avrei continuato a suonare negli stadi con gli High Flying Birds, non mi sarei preoccupato per un cazzo. Non volevo questo. L'ho fatto per i vent'anni precedenti. Volevo iniziare dal basso, ma è diventato molto grande molto rapidamente. Da allora mi sono sempre tirato indietro, perché ho fatto gli stadi, e sono fantastici, e l'ho adorato, ma è quasi una parte di un'altra vita. Ho fatto grandi tour nelle arene e sono fantastici. Mi è piaciuto anche quello, ma non ho mai avuto modo di fare teatri con gli Oasis, perché siamo passati dai locali notturni agli stadi in circa una settimana. Quindi ora sto facendo la cosa che non ho mai avuto modo di sperimentare, con una grande band multiculturale; ognuno porta un'atmosfera diversa in tavola. 

Ti ho chiesto dei tuoi muscoli per scrivere le canzoni; e i tuoi muscoli da esibizione? C'era bisogno di molti aggiustamenti per portare queste canzoni dei Birds nei concerti dal vivo?

Devo dire che esibirmi è la parte meno preferita di quello che faccio. E più invecchio, più non me ne può fregare di meno.

Ha a che fare con l'essere lontano da casa?

Beh, le persone creative sono sempre lontane da casa, perché vivono nella loro immaginazione. Mi piace farlo, ma non sono nato per esibirmi. Bono, per esempio. Probabilmente sono l'opposto di un Bono. Bono vuole che tutti si divertano. Non me ne frega un cazzo se qualcuno si diverte. Sono lì solo per cantare le canzoni e spero che la gente ci capisca. Ho un rapporto di amore/odio con l'esibizione. 

Tutti e tre i tuoi album con gli High Flying Birds sono andati alla posizione numero uno in Gran Bretagna, portando a dieci gli album di fila al primo posto per tutti voi (Oasis inclusi) ...

Questo è un record mondiale, lo sapevi?
Dieci album di fila al primo posto in Inghilterra sono nel Guinness dei primati. Nessuno può eguagliarlo. Nessuno!

Congratulazioni: è un risultato fantastico. 

Grazie mille. Se solo la mia fottuta moglie fosse lontanamente interessata a questo come chiunque altro...

Cosa significa per te quel tipo di record? 

Beh, mi dà la sicurezza (che serve) per andare a farne un altro, ma immagino che la serie debba finire ad un certo punto. Non ci penso. In realtà non ne ero a conoscenza finché qualcuno non me l'ha detto e ho ricevuto un premio per questo, ma significa che le mie canzoni nel corso degli anni sono state accettate da molte persone. Suono ancora le vecchie cose quando suono, e vengono bene come sempre; probabilmente adesso di più. Cerco di non pensare o pensare troppo a quello che faccio; lo faccio e basta. Il punto di riferimento è: ti piace? Sì? Bene, allora voltiamo pagina e facciamo qualcos'altro.

Sei stato uno dei tanti artisti britannici ad aver recentemente messo il tuo nome in una lettera aperta su come Spotify e altre piattaforme di streaming non corrispondano la loro giusta quota ai musicisti. È stato un "sì" facile per te?

Assolutamente sì. Non ho nemmeno letto la cazzo di lettera; il tizio mi ha semplicemente detto cosa c'era dentro e io ho detto: 'Sono dei vostri', ma sì, lo streaming non paga molto... sai, il cazzo di tizio che possiede Spotify (Daniel Ek, ndr) ora sta dicendo che comprerà l'Arsenal. Con i miei soldi! Con le mie cazzo di royalties! Se compra l'Arsenal, andrò giù e spoglierò uno dei ristoranti di tutti i suoi cazzo di mobili, perché me lo deve, quello stronzo! Ma la musica ora non è in vendita, è a noleggio, sai? Non sono mai stato a mio agio con quest'idea. Sono cresciuto in una generazione che possedeva la musica. E la qualità di Spotify è una merda. Sembra una merda; è una cattiva rappresentazione di ciò che è la tua musica. È una battaglia che nessuno di noi può vincere, quindi non ha senso boicottarlo, ma il governo dovrebbe dare un'occhiata a questa cosa, probabilmente vedrà che è gravemente ingiusto. Dubito, però, che il governo farà qualcosa; ora hanno altre cose per la testa.

Cos'altro hai osservato sulla natura mutevole dell'industria musicale da quando hai iniziato ad oggi?

C'è il fatto che, direi per un buon ottanta per cento delle classifiche, l'artista in questione probabilmente non scrive le proprie canzoni. È stato un grande cambiamento. Molti locali di piccole e medie dimensioni hanno chiuso in Inghilterra. E Internet, che ovviamente ha influenzato tutto, ha avuto un effetto negativo su tutto ciò che è creativo nel mondo.

Che cosa deprimente! Scusa. 

Bene, va tutto bene. È così e basta. Tutto è falso su Internet; l'unica cosa reale è il fottuto odio per il re e la divisione. Tutto il resto sono solo ... cazzate, ma è il mondo in cui viviamo, quindi i vecchi come me non verranno ascoltati da nessuno. Quindi fanculo. Ho fatto tutto bene e tendo a fare tutto bene. Se le persone non si iscrivessero a Spotify, non esisterebbe. C'è ovviamente un appetito per questo, quindi diamoci dentro, cazzo! Ma noi artisti vi posso assicurare che ci sentiamo un po' incazzati. Tutti, però, diranno: "Davvero? Quanti cazzo di jet privati ​​vuoi?". Al che direi: "Solo uno sarebbe carino".

Sei rimasto produttivo e attivo fino ai 50 anni d'età. Quali altri artisti rispetti per aver mantenuto una produzione creativa positiva fino a 50 anni d'età e oltre?

Penso che il principale tra questi sia Neil Young, a cui ancora non frega un cazzo, ancora oggi. Sono andato a trovare Neil Young con Bob Dylan un paio d'anni fa a Londra; hanno fatto un concerto di cui erano gli artisti principali. Bob Dylan è pazzo da morire, ma Neil Young ha ancora il fuoco. Lui è un grande. McCartney sta ancora facendo grandi cose. Il mio amico Paul Weller, cazzo! Non so nemmeno cosa dire di lui. Probabilmente sta scrivendo il suo quarto album oggi, proprio ora. Durante il mio ultimo tour mondiale, partecipavo al Festival di Roskilde, in Danimarca, ed ero secondo in cartellone dopo i Cure. Sono una delle mie band preferite, ma non li avevo mai visti in vita mia. Ho avuto la fortuna di poter salire sul palco e guardarli esibirsi e sono stati assolutamente incredibili. Quei ragazzi sono tutti più grandi di me, e ancora oggi suonano in modo dannatamente incredibile. E, naturalmente, è ovvio: gli U2. Tutti i grandi sono fantastici per un motivo: perché sono fantastici.

Sono contento che tu abbia menzionato Paul McCartney, che sta ancora pubblicando nuove cose interessanti a 78 anni. Lo trovi stimolante?

Assolutamente sì, ovviamente. Perché dovresti smettere? Voglio dire, l'unica cosa che fisicamente mi farebbe smettere di fare musica è se qualcuno mi tagliasse una mano. A parte questo, finché riesco a ottenere una melodia da qualcosa, sarò costretto a scrivere una canzone ... ma McCartney, Dio lo benedica. L'ho visto dal vivo un paio di anni fa ed era semplicemente il migliore che sia mai stato. Non cambia nessuna delle tonalità (quando canta); di solito, i vecchi iniziano ad abbassare un po' la tonalità. McCartney sta ancora cercando di farlo. Che tipo! Ma lui è uno dei Beatles, e sono i più grandi di tutti i tempi per il semplice motivo che i quattro ragazzi erano semplicemente fantastici. 

Infine, puoi nominare un musicista attivo attualmente che è enormemente sottovalutato e a cui le persone dovrebbero prestare maggiore attenzione?

A parte me? Non è un musicista, ma c'è una band del Regno Unito chiamata Young Fathers. Le persone dovrebbero prestare più attenzione a loro.

Source: The Australian - traduzione di oasisnotizie

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mercoledì 9 dicembre 2020

Liam Gallagher: "Sul Tamigi ho tirato fuori il sound punk alla Sex Pistols che gli Oasis avevano prima di passare al sound alla Beatles"

Intervistato il 4 dicembre da Colm Haye di Radio Nova, emittente irlandese, Liam Gallagher ha parlato - oltre che di Maradona - anche della sua nuova canzone, All You're Dreaming Of, e del concerto registrato sul Tamigi.

SU ALL YOU'RE DREAMING OF

"Un Liam delicato e sensibile? Sì, ma ho nella manica questo tipo di pezzi, li ho sempre fatti, anche quando facevo parte degli Oasis. Comunque sì, non penso che qualcuno abbia bisogno di sentirmi lamentare e blaterare, capisci?".

"Mi seccherei se mi dicessi che la vedresti bene in uno spot di John Lewis? No, penso che John Lewis sia piuttosto decente.  Puoi sentirla dove ti pare, qualunque cosa sentano le tue orecchie. Nelle intenzioni non doveva essere una canzone di Natale. L'abbiamo composta durante il lockdown e ho pensato che avesse un sound alla Bing Crosby, così ci abbiamo dato dentro un altro po'. Sì, è una canzone di Natale, ma è una seria, non una sdolcinata come alcune delle canzoni che si sentono in giro. Sì, è una canzone adorabile".

"Abbiamo registrato tutti gli archi e tutti i fiati ad Abbey Road, così ho pensato di registrare lì anche la parte vocale. L'ho registrata lì, poi sono tornato a casa e ho ascoltato la versione che avevo registrato nella mia stanza, a casa mia, con indosso i boxer. Abbiamo usato quella registrata a casa, perché quella registrata ad Abbey Road non era abbastanza buona. Sì, l'ho cantata in boxer. Per rispondere alla tua domanda, no, non mi importa cosa indosso".

SUL CONCERTO SUL TAMIGI

"Esibirsi lungo il Tamigi con il vento? Nah, c'erano i parka e c'era il cappello. Quanto a Zoom, non farei dei concerti su Zoom perché sono patetici. Così abbiamo deciso di prendere un barcone, adare sul Tamigi, riunire tutti i ragazzi, attaccare le chitarre agli amplificatori e fare un po' di rumore. Mi dicevano: 'A novembre suonerà così così ...'. Io ho detto: 'Facciamolo!'. Così lo abbiamo fatto e suona incredibile. Non era così freddo".

"È un po' Sex Pistols e un po' punk rock. Quindi sì, è bello. Abbiamo suonato tre canzoni che non facevo dai tempi degli Oasis. Gli Oasis iniziarono un po' punk, penso. Sai, avevamo un sound più punk, poi passammo ad un sound un po' più alla Beatles.  Ce l'abbiamo avuta sempre quella cosa, un po' Beatles e un po' Sex Pistols. Andando sul barcone ho pensato che avremmo tirato fuori il sound alla Pistols. E spacca!".

"Non lascerò mai la stanza del concerto senza aver cantato i classici degli Oasis. Fanno parte del catalogo delle mie canzoni al pari delle canzoni poco note, indipendentemente da chi le ha scritte. Le ho cantate e le ho rese quello che sono anche io, tanto quanto ha fatto lui (Noel, ndr)".

SUL LOCKDOWN

"Lockdown periodo difficile anche per me? Sì, perché non ho visto la mia famiglia, non ho visto mia madre. L'ultima volta che l'ho vista ... L'ho vista quando sono salito a Manchester per una sera, e non basta. Ho visto i miei figli Ascolta, c'è sempre gente peggio di te, no? Quindi non ci faccio molto caso. Ho dovuto cancellare concerti e roba così. Non conta quanti soldi tu abbia. Penso sia stato un incubo per tutti. Riunione su Zoom con la famiglia? No, tendo a tenermene alla larga".

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L'audio dell'intervista è alla fine del post. Prossimamente altri post estratti dall'intervista audio qui sotto.
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sabato 10 ottobre 2020

Audio: Liam Gallagher omaggia John Lennon coverizzando Bless You con Andrew Wyatt

Ieri, 9 ottobre 2020, John Lennon avrebbe compiuto ottant'anni. E oggi Liam Gallagher e Andrew Wyatt (foto a destra), che ha collaborato con l'ex Oasis alla realizzazione dei suoi due album da solista, hanno omaggiato l'ex Beatle pubblicando una cover di Bless You, pezzo tratto dal suo nono album da solista Walls and Bridges e scritto per Yoko Ono.

Ascoltalo qui.


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martedì 22 ottobre 2019

Noel Gallagher a tutto campo: "Reunion? Non ha senso. È Wandering Star il mio nuovo brano. La musica? Muore, come le band e i dischi. Parleremo tutti cinese"

Intervistiamo Noel Gallagher cominciando da D'You Know What I Mean?, il singolo di lancio dell'attesissimo album Be Here Now degli Oasis, il terzo della band, pubblicato nel 1997.  Il disco arrivò dopo il travolgente successo di (What’s The Story?) Morning Glory (4 milioni e 565 844 copie vendute) e il suo primo singolo, il già citato D'You Know What I Mean? appunto, vendette 846 453 copie. Ma con 7 minuti e 42 secondi di durata e una produzione ampollosa, il brano fece discutere non poc (VEDI ANCHE QUI).

"Mi era stato chiesto di recarmi al meeting per l'ascolto del brano", ricorda Noel. "Al tavolo c'erano persone provenienti da tutto il mondo e appena hanno messo su il disco ho notato che almeno mezza dozzina di loro iniziavano a cronometrare. Quella cosa mi ha dato sui nervi".

"Il primo minuto del brano", spiega il chitarrista, "è feedback sonoro. La batteria non entra prima del minuto e mezzo e la parte cantata non inizia prima del terzo minuto. C'era gente inorridita. Una volta finita la canzone, c'era un altro minuto di feedback sonoro. Ci fu silenzio e poi qualcuno disse: 'Ci sarà un edit?'. E io dissi: 'No' ...".

Per il remix del 2016, Noel ha tolto 20 secondi di D’You Know What I Mean? e considera quel taglio un significativo miglioramento rispetto al'originale.

"Be', non fu mixata sotto l'effetto della cocaina", ricorda Noel ridendo. "Ricordo che in studio ero fatto come un cavallo. All'epoca avevo 30 anni, era pazzesco, cazzo!".

Be Here Now fu salutato con entusiasmo e vendite da record nella prima settimana dopo la pubblicazione, ma ben presto la dura realtà si fece strada. Le vendite si fermarono a 1 milione e 933 564 copie, vette che gli Oasis, all'epoca la più grande band del mondo, non avrebbero mai più toccato. Rimpianti? Qualcuno ...

"Prima ancora che iniziassimo a suonare l'album dal vivo, io ero assolutamente convinto che fosse la cosa più grandiosa mai concepita. Solo dopo quattro o cinque concerti iniziai a pensare: 'Queste canzoni non stanno commuovendo nessuno'. E la gente non dice bugie".

"Quell'album non mi piace", ribadisce Noel, il cui odio per Be Here Now è diventato quasi proverbiale. "Ho perso l'opportunità di fare qualcosa di dannatamente grandioso. E ho sempre pensato che forse le canzoni fossero troppo lunghe".

Nove delle tracce di Be Here Now hanno una durata di oltre cinque minuti, mentre il terzo singolo, All Around the World, rimane la canzone più lunga ad aver raggiunto il numero uno nella storia della UK singles chart, con i suoi 9 minuti e 38 secondi.  Dati certamente in contrasto con le hit di oggi: si calcola che la durata media di un brano giunto al primo posto nella classifica britannica dei singoli nel 2019 sia di 3 minuti e 4 secondi.

Noel, Sara e Anais agli BMI Awards il 21 ottobre 2019
"Tre minuti e quattro secondi?", irrompe Noel. "È una barzelletta, cazzo. Io faccio fatica a tenere i miei brani sotto i quattro minuti".

"Non mi piace il modo in cui oggi l'industria musicale detta le regole all'artista. Quando ero ragazzo, era l'artista che comandava sull'industria. Ora vedi gente che striscia sulle mani e sui piedi per ottenere un contratto discografico. Fanno qualsiasi cosa venga loro chiesta e non può essere certo una coincidenza per chiunque sia dotato di almeno mezzo neurone che la qualità della musica a ogni ciclo degrada".

Per Noel sono già otto gli anni di carriera da solista, con tre album giunti al primo posto. Il debutto del 2011, Noel Gallagher’s High Flying Birds, ha venduto 864 601 copie finora, Chasing Yesterday, del 2015, ne ha vendute 340 742, e Who Built The Moon?, del 2017, ne ha vendute 285 300.

"È andata bene", dice Noel degli ultimi otto anni trascorsi. "Ho già sperimentato dei cambi di formazione, che sembra una cosa che faccio da oltre 25 anni, ma quando ho iniziato non immaginavo che avrei fatto la musica che sto facendo oggi".

Il produttore David Holmes ha consentito a Noel di uscire dalla sua comfort zone con il disco Who Built The Moon? e di continuare a sperimentare con gli EP di quest'anno, Black Star Dancing e This is the Place. Un nuovo singolo, Wandering Star, tratto da un terzo EP, dal titolo Blue Moon Rising, uscirà agli inizi di novembre. L'EP uscirà ai primi di gennaio.

"Una volta che ho pubblicato il primo disco, che era un album più alla Oasis standard, ho provato a spingermi un pochino oltre e a vedere quanto lontano potessi portare quello che faccio. Ecco perché l'idea degli EP ha esercitato un fascino su di me", spiega il 52enne.

"La cosa buffa è quando è uscita Black Star Dancing tutti hanno fatto: 'Oh, è questa la nuova direzione?'. Pensi: 'No, è solo una canzone, ascoltala per quello che è'. E poi, con This is the Place, la gente ha fatto: 'Oh, ti sei dato all'acid house?'. 'No, è solo una cazzo di canzone!' ...".

Se gli Oasis su Spotify sono ascoltati da 13,3 milioni di ascoltatori ogni mese, il materiale da solista di Noel fa registrare un modesto milione e mezzo di ascoltatori, ma ciò è dovuto all'approccio di Noel verso la musica moderna, un approccio che non ammette compromessi. Se oggi, nell'epoca dello streaming, mettere il ritornello dopo 30 secondi di canzone è una decisione incoraggiata dai produttori, i versi del bano Black Star Dancing, la title track del primo di questi tre EP, non arrivano prima di 50 secondi dall'inizio del pezzo.

"Se fossi sotto contratto con una major sarei spinto in una certa direzione. Se fossi con una major e proponessi Black Star Dancing, ti garantisco che non sarebbe pubblicata come singolo. Te lo garantisco io".

Tra i parolieri migliori della sua generazione, il "re del Britpop" è stato insignito del BMI Presiden't Awards ieri sera alla cerimonia londinese degli BMI Awards.

William Booth, chief operating officer della Sony/ATV UK che ha sotto contratto Gallagher, ricorda di aver visto gli Oasis con il suo allora collega Blair McDonald al bar Canal Café, durante una conferenza stampa a Manchester.

"Scritturare Noel divenne una missione cruciale per noi in qualità di nuovi manager della Sony Music Publishing UK, che era stata da poco rivitalizzata", commenta Booth. "Il nostro fiuto per il suo talento da compositore si è dimostrato straordinariamente azzeccato, dato che molte delle sue canzoni sono divenute inni generazionali e visto che continua a scrivere in modo prolifico, andare in tour e raggiungere nuovo pubblico".

"Siamo molto fortunati di aver avuto il piacere di collaborare con Noel per tutti questi anni e per ognuno di noi della Sony/ATV è inconcepibile vederlo pubblicare canzoni con un'altra etichetta".

Music Week incontra Noel Gallagher all'ufficio centrale di DawBell, azienda di pubbliche relazioni che organizza gli BMI Awards. Anche se nessun argomento di discussione è tabù, alimentare l'ossessione dei media per il rapporto tra Noel e Liam non sembra prioritario.

Qui Gallagher puntualizza un po' di cose sullo streaming, sulla composizione e sullo stato attuale dell'industria musicale. E rivela cosa ci vorrebbe per riunire gli Oasis. Tenetelo a mente, non è un uomo che con la mezza età si addolcisce.

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Sono passati alcuni anni da quando hai criticato le persone per essere felici di spendere un deca per due tazze di caffè, ma meno disposte a pagare per la musica. La tua posizione sullo streaming si è ammorbidita?

 "Beh, tanto per cominciare suona di merda. Ho l'app Spotify sul mio telefono, ma in realtà ho premuto il pulsante per andare avanti forse una mezza dozzina di volte. Sono proprio infastidito dalla cosina che viene fuori e ti dice: 'Pensiamo che potrebbe piacerti'. Penso: 'Non dirmi che cazzo mi potrebbe piacere!'. Questo fottutissimo telefonino mi sta dicendo: 'Abbiamo creato questa playlist per te' e io faccio: 'Fottuto arrogante piccolo pezzo di fottuta spazzatura!'. Non mi piace. Vengo alla musica da un'altra strada: voglio trovarla, scoprirla, possederla e voglio che viva nella mia vita per sempre. Adesso stiamo tutti iniziando a essere pagati un po' meglio dallo streaming, grazie a Dio, ma questo è anche un ostacolo, perché se stai cercando di fare qualcosa, le persone guarderanno solo quanti stream hai ottenuto e, se non è il numero magico, non daranno neanche un ascolto. La musica che sto producendo ora, e questo mi viene persino detto dalla mia etichetta discografica, 'è difficile da incasellare, perché ci sono queste playlist'. Io penso: 'Andate tutti a fare in culo!'. Non mi interessa, è così che è la mia musica adesso. Non ho intenzione ad adattarla a una playlist, ma vaffanculo!".

Gli Oasis hanno più ascoltatori Spotify mensili rispetto a gruppi come Arctic Monkeys, Foo Fighters e The 1975. E siete divisi da 10 anni ...
 
"Come un cantautore ho toccato un tasto che non sarà mai più toccato: l'arte della verità universale. Le mie canzoni non sono personali per me, non riguardano me, ma quella cosa. E penso che ciò che le distingue da quelle degli Arctic Monkeys, in particolare, è che sono tutte molto inclusive. Alcune delle canzoni degli Arctic Monkeys sono un po 'troppo fighe per andare a scuola' e non sai bene di cosa cazzo stiano parlando. Ho sicuramente toccato qualcosa in quella prima esplosione di me come cantautore e non proverei ad analizzare troppo questa cosa, a parte il fatto che tutti i testi sono molto inclusivi e riguardano la nostra generazione ".


Alcune delle tue canzoni più amate sono lati b, quindi cosa pensi della morte del lato B?

"Beh ... la morte di tutto: i 45 giri, i lati B, i locali, le classifiche, Top Of The Pops, i negozi di dischi. Puoi fare i cazzo di nomi. È una metafora della vita: tutte le vecchie modalità stanno morendo a poco a poco. L'album sarà il prossimo. E poi alla fine sarà la volta della canzone e ci saranno solo cazzo di pop star. Poi moriranno pure loro e ci saranno solo le emoji. Poi, cazzo, moriranno pure loro e parleremo tutti cinese".


Non vediamo l'ora. Il presunto declino del disco ha influito sulla tua decisione di pubblicare degli EP?
 
"No, ero in tournée e sentivo che Who Built The Moon? aveva fatto il suo corso. Un pomeriggio ho fatto un meeting ed è stata una cosa del tipo: 'Che ne dici di pubblicare qualcosa il prossimo anno?'. E ho pensato che fosse una buona idea. Ho pensato: 'Non devo creare un album, quindi non deve essere un 'cartello' artistico, non ci deve essere una grande campagna legata a questo album. Facciamo solo tre EP'. Siamo arrivati al punto in cui penso semplicemente: 'Per chi sto facendo musica ora? Per me o per gli altri?'.  Ho solo seguito il mio istinto e sono uscite fuori cose grandiose. In realtà sto pensando di allegare alla title track del mio prossimo EP una lettera di scuse, perché è talmente lontano da tutto quello che stavo facendo un anno fa - figuriamoci da quello che facevo con gli Oasis - che dividerà ciò che resta della mia base di fan" (ride, ndr). 


Cosa ne pensi della velocità con cui oggi si pubblica musica? Vedi artisti come Ariana Grande ed Eminem che pubblicano due album a pochi mesi di distanza ...

"Non mi preoccupo, sono comunque americani. Ma quando sono andato a fare il solista mi vengono offerti - e mi vengono continuamente offerti - buoni affari dalle major. Ogni volta che partecipo a una cerimonia di premiazione mi becco una fila di persone che mi fanno: 'Perché sei sotto contratto con un'etichetta indie?'. E tu fai: 'Ad essere sincero, tutto ciò che tu puoi offrirmi sono soldi e, francamente, io ho più soldi di te'. Non vorrei essere nella situazione in cui un giovanotto di 20 anni di una divisione di 'scoperta dell'artista e ingaggio' (A&R) mi dice come dovrebbe suonare la mia musica, perché gli caverei gli occhi, capisci cosa intendo? Non volevo provare a fare ciò che avevo fatto con gli Oasis. Che senso ha? Fallo una volta, rendilo speciale, e basta. Ecco perché non torneremo mai più insieme. L'abbiamo fatto una volta e rimarrà iconico. Andiamo a fare qualcos'altro".

Avresti voluto cominciare prima come solista?

"È difficile da dire. Mi è stato offerto per la prima volta un contratto discografico come artista solista dopo Knebworth (nel 1996, ndr) e l'ho rifiutato ... No, penso che queste cose accadano quando accadono. Penso che dovesse succedere per un motivo. So essere un po' fatalista quando si tratta di cose del genere e tendo a seguire il mio istinto. Sono state un bel po' le volte in cui avrei potuto lasciare gli Oasis, ma per qualche ragione, la sera in cui l'ho fatto, qualcosa mi ha istintivamente detto: 'Adesso è il momento giusto' ...".

Stranamente, devi ancora esibirti a Glastonbury come artista solista ...

"Non mi hanno mai fatto un'offerta che non potevo rifiutare! Ma mi piace andarci. Ci vado quasi tutti gli anni, quindi esibirmici sarebbe un dolore alle palle per me, a meno che non possa trascorrere il giovedì sera in una mensa da qualche parte. Mi è stato offerto un paio di volte ed è stato tipo: 'Nah'. Sarebbe stato nel bel mezzo di un tour e non ha funzionato. Ma il festival in sé è fantastico, lo adoro e l'anno prossimo ci andrò".

Congratulazioni per il tuo BMI Award. Il fatto che tu l'abbia ricevuto in qualità di autore lo rende più significativo per te?


"Sì, perché è una cosa proprio personale. Hai mai letto Isle Of Noises? Questo ragazzo (Daniel Rachel, ndr) ha intervistato 30 cantautori britannici, da me a Ray Davies, sul procedimento che si segue per comporre le canzoni, e la cosa affascinante del libro è che non ci sono regole ferree e assolute. Tutti hanno un modo diverso di approcciare la scrittura di canzoni. Quindi quando ricevi un premio per il tuo songwriting, ti viene chiesto di definirlo e lo trovi difficile, perché è una cosa proprio istintiva per me. Non ho mai preso una lezione di musica in vita mia, semplicemente possiedo un cazzo di talento per la creazione di una melodia da qualsiasi cosa e l'entusiasmo per portare a compimento le idee, e amo davvero quello che faccio. Ma per quanto riguarda il modo in cui lo fai, non lo so. Piovono dal cielo"

Ma cosa viene di solito per primo: il verso o il ritornello?


“L'unica costante è che le parole verranno sempre per ultime. Organizzo l'intera canzone, poi aspetto solo le parole. Il primo verso è di solito il più difficile e poi diventano progressivamente più facili. Alcuni brani possono richiedere dieci minuti per essere scritti; otto anni è il periodo più lungo che ho impiegato per scrivere una canzone".

Quale canzone era?

"Era tratta dall'album Don't Beliebe the Truth ... Let There Be Love. Ci sono voluti otto anni per scriverla. Per This is the Place mi ci sono voluti quattro o cinque anni, perché 'quella parte non ha funzionato, dovrò scrivere una nuova parte per quella porzione di canzone e poi quella parte ha funzionato'. Ma trovo difficile parlarne; è solo qualcosa che è sempre stato lì per me. Dovrò alzarmi e fare un discorso ai BMI Awards e senza dubbio farò arrabbiare qualcuno mentre lo faccio, perché non ho niente da dire" (ride, ndr).


Nella tua carriera ci sono stati periodi in cui le canzoni non ne volevano sapere di venire fuori?
"Mi è successo una volta, in un periodo in cui non stava succedendo niente. Non c'era verso. E ricordo che Paul Weller mi disse: 'Non inseguire la cosa'. E quello fu un buon consiglio. Se la insegui, stai sprecando le tue energie. Non l'ho mai più vissuto da quando ho lasciato gli Oasis, perché lavoro a ritmo mio, all'orizzonte non c'è nulla per cui la cosa debba essere ultimata. C'era quel periodo centrale degli Oasis: Be Here Now, Standing on the Shoulder of Giants, Heathen Chemistry ... Erano gli anni in cui facevo fatica. Ripensandoci ora, stavo aspettando che succedesse qualcosa nel mondo della musica, qualcosa che accadesse e a cui io potessi accodarmi".


Quanto è stata sopravvalutata l'influenza dei Beatles sul tuo songwriting?

“Amico, in modo pazzesco. È solo perché eravamo grandi fan dei Beatles. Ero in imbarazzo quando andavo in America e ti sedevi con un giornalista che diceva: 'Ci si aspetta che suoniate come i Beatles'. E io facevo ... (scrolla le spalle, ndr). Ho sempre pensato che suonassimo come una fottuta rock band, capisci cosa intendo? Ma quando hai il cantante che la mena costantemente con John Lennon e chiama i propri figli come lui, te la stai proprio cercando".

Ti vedi ancora qui a fare questo quando avrai l'età che ha ora Macca?
"Settantasette? Immagino che dovrei diventare vegetariano se vorrò fare questo all'età che ha oggi McCartney. In futuro riesco a vedere me che compongo e vado in tournée, ma, a differenza di un album ogni tre anni, sarebbe un album ogni sei. Per come la vedo io, se puoi farlo, sei obbligato a farlo. Nel mondo c'è talmente tanta merda - merda brutta, oscura, folle - che se sei un cazzo di artista e sei seduto a casa e non lo fai, sei una vergogna. Devi uscire, amico. Stai infrangendo la monotonia della merda per la gente".


Hai avuto molto da dire sulla co-scrittura, ma sapevi che il numero medio di compositori dei 100 singoli più venduti nel Regno Unito lo scorso anno era 5,34?

"Stai scherzando, cazzo? Porca troia! Non lo afferro. Ma questa è tutta la merda delle etichette discografiche major: due ragazzi fanno i beat, un altro fa la linea principale, un altro fa questo, quello e l'altro ... E in questo senso è la morte dell'arte, perché non ci sono artisti: ci sono solo compositori e interpreti. Ora c'è una linea chiara: o sei un artista o sei un act. Io vado in studio e creo qualcosa dal nulla, vivo e muoio per merito mio e basta. Tutti gli altri? Fanculo a quei coglioni, sono inesistenti nel mio mondo. So per certo che alcuni artisti solisti, i cui nomi sono nei ringraziamenti, non hanno fatto un cazzo: sono solo lì perché è scritto nel loro contratto. Ma sono orgoglioso di essere l'ultimo di una razza morente. Il business della musica alla fine si mangerà da solo. Cinque persone per scrivere una canzone? Se cinque persone scrivono una canzone, dovrebbero essere insieme in una band. Ecco perché le band sono morte".

In questi giorni è raro che una rock band entri nella top 40 ...

"Se sei un ragazzo della divisione 'scoperta e ingaggio dell'artista', un A&R, perché dovresti puntare su cinque ragazzi delle case popolari che sono tutti drogati, che magari alla fine potrebbero scrivere Cigarettes & Alcohol, quando hai questo ragazzo che muore dalla voglia di entrare nel mondo della musica? Un fottuto tizio post-Ed Sheeran con una chitarra acustica che puoi vedere in qualsiasi serata di microfono aperto, che canta canzoni sul suo cane che lo lascia, o sulla sua ragazza, o sul suo fottuto piccione che tossisce. E ottiene un milione di visualizzazioni su YouTube perché indossa calzini strani. Corri il rischio puntando su questa band che potrebbe cambiare il mondo? Hai i tuoi numeri da raggiungere, amico, e scegli la via facile".

Quindi l'epoca degli anticonformisti come Alan McGee e Tony Wilson che gestiscono le etichette appartiene al passato?

Noel e Raye agli BMI Awards il 21 ottobre 2019
"Sì, ma, ad essere sinceri, tutti hanno preso soldi. Tony no, glielo riconosco, ma Alan ha preso soldi. Alla fine si sono venduti tutti, quindi non puoi lamentartene. Sono contento di provenire da un'era diversa. Tutto ciò che è bello era mainstream: la Creation Records, la Go! Discs, la Factory (note etichette discografiche, ndr). Tutto ciò che è bello ora è completamente e assolutamente fottutamente piccolissimo, uscito dal retrobottega di qualche posto. C'è proprio una mentalità diversa nel mondo della musica. È tutto orientato verso i numeri: comandano i numeri, comanda Internet; è come se ogni canzone fosse ora di tre minuti e quattro secondi: il business sta dettando ciò che l'arte dovrebbe essere. Un amico mi ha inviato alcune demo di questo ragazzo. È un bravo ragazzo con delle buone canzoni, quindi l'ho passato a un'etichetta discografica e alla fine ha ottenuto un contratto. E gli ho detto: 'Ti dò solo un consiglio, amico. Quando entri in quella etichetta discografica, ascolteranno le tue canzoni e ti diranno: 'È fantastica, non è un singolo però. Questo è il ragazzo che scriverà un singolo per te'. Devi resistere a tutti i costi' ...".

Qual è la tua opinione sull'enorme aumento dei dispute per copyright dopo la sentenza Blurred Lines?

"Non avevo mai sentito la canzone di Marvin Gaye (Got To Give It Up, ndr) fino a quando non è venuta fuori la storia. Ma poi la ascolti e pensi: 'Dov'è la parte che hanno copiato?'. E fai: 'Amico, se mettono il copyright anche sulle vibrazioni siamo fottuti. Io sono completamente fottuto'. Come si perde quella battaglia legale? Non puoi mettere il copyright su un'atmosfera! Una volta un produttore mi ha detto che voleva che lo riconoscessi come autore di un mio brano e gli ho fatto: 'Per cosa stai ottenendo un riconoscimento?'. E lui mi ha detto: 'Be', per l'atmosfera'. E io gli ho detto: 'L'atmosfera? Sei pagato per portare l'atmosfera, stupido idiota! Non abbiamo mai più lavorato di nuovo insieme".

Infine, conosciamo la tua posizione sulla reunion degli Oasis, ma qual è la tua opinione sulle band che si riuniscono in generale?

"Lo capisco perché la nostalgia è una malattia che sta conquistando il mondo, perché è proprio un posto di merda. Io sono fatto allo stesso modo: mi siederò volentieri un venerdì sera e guarderò per sempre Top Of The Pops, perché in TV non c'è nulla a parte qualche cagata su Netflix su zombie, cani che parlano e vampiri. Sono un po' nostalgico per la TV e per gli anni '80, perché al giorno d'oggi non c'è niente di decente su cui posso poggiare i denti. Capisco il ricongiungimento degli Stone Roses, che non sono mai stati pagati. A parte questo, non mi piace in alcun modo. Semplicemente non vedo cosa diavolo se ne ricavi. Voglio dire, se siete al verde, fatelo pure. Non mentire, però, ditelo che lo state facendo per i fottuti soldi! Il denaro va bene, non è una cosa sporca. Adoro fare soldi: più ne ho, meglio è. Immagino sia una cosa personale: non ho bisogno di soldi. Non ho bisogno della seccatura. Non voglio mettere in pausa gli High Flying Birds per due anni per andare in giro per il mondo a discutere con qualcuno con cui non vado d'accordo. Che senso ha farlo? Quindi non mi piace. Se mai dovessi perdere tutti i miei soldi investendo nel fottuto commercio di armi da qualche parte in Cecenia e sarò al verde, fidati di me, sarò il primo alla conferenza stampa. Ma non mentirò a riguardo, dirò che lo sto facendo per i fottuti soldi".

traduzione di oasisnotizie - Source: MusicWeek

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