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giovedì 3 ottobre 2024

Mao racconta: "Quando aprimmo agli Oasis al Palalido. Quell'odore di Marmite ..."


Sul numero 393 (ottobre 2024) della rivista Rumore, il cantautore Mao, 53 anni, ha raccontato un piccolo aneddoto sugli Oasis e Noel Gallagher.

Al centro della cronaca recente c’è la reunion degli Oasis, dei quali in quegli anni apriste una data (con i Mao e la Rivoluzione). Come andò? Riuscisti a incontrarli?

"Era il 29 marzo del 1996 al Palalido di Milano. Avevamo già firmato con la Mescal, che stava valutando se farci uscire con la Polygram, all’epoca guidata da Stefano Senardi, o con  la Virgin. 

Valerio Soave, manager della Mescal, deve aver pensato che aprire il concerto degli Oasis fosse una bella vetrina per presentare il suo nuovo gruppo, e così siamo finiti a suonare sul palco della band di Manchester, per la quale andavo pazzo. Passai tutto il pomeriggio a sentire Noel che provava riff di chitarra, mentre il resto della band non salì sul palco per il soundcheck, solo per il concerto. 

Mi aggiro per il backstage, avvolto dall’aroma delle cose che si mangiano gli inglesi, come la Marmite, quando vengo fermato dal mio manager, che vuole presentarmi una persona: era Noel Gallagher. Giusto il tempo di stringersi la mano, 'Hi Noel, nice to meet you', poi del concerto non ricordo quasi nulla".

Source: Rumore di ottobre 2024

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lunedì 8 aprile 2024

Liam Gallagher e John Squire al Fabrique di Milano: un’ora di classic rock in purezza

«Vi dico un'altra cosa. Non pensavo che avrei mai avuto voglia di cantare del cazzo di blues!», esclama Liam Gallagher davanti al pubblico del Fabrique di Milano, tutto esaurito per l’unica data italiana dell’ex cantante degli Oasis assieme a John Squire, già chitarrista degli Stone Roses. I’m A Wheel, scritta da quest’ultimo come tutti gli altri pezzi del disco che i due hanno recentemente pubblicato insieme, è in effetti quanto di più lontano da ciò a cui Liam ci aveva abituati negli ormai trent’anni della sua carriera, dal debutto di Definitely Maybe a oggi. Eppure funziona, per la gioia di un pubblico venuto da ogni parte d’Europa, complice anche il fatto che, dopo i live in Gran Bretagna e Irlanda, i due si sono esibiti soltanto a Parigi e Berlino e quella di Milano è l’ultima data in Europa.

Ieri sera, al Fabrique, abbiamo sentito parlare inglese, olandese e spagnolo. E abbiamo visto tanti bucket hat, il cappello da pescatore indossato a suo tempo da Reni degli Stone Roses e poi dallo stesso Liam, e tante magliette delle due band.

Liam & John salgono sul palco alle nove e un quarto circa, dopo l’apertura affidata a un applaudito Jake Bugg e ai suoi pezzi voce-chitarra. Vestiti di scuro, Liam con giubbino Adidas Spezial, per chi ama questi dettagli che nel suo caso non sono pura frivolezza, i due sono accompagnati dal bassista Barrie Cadogan (già con Liam a Knebworth ma con un ricchissimo curriculum che va da Morrissey ai Primal Scream), dal batterista Joey Waronker (che ha suonato nell’album di Gallagher e Squire e anch’egli con un curriculum invidiabile: da Beck ai R.E.M. e molto altro) e dal tastierista Chris Madden (anch’egli membro stabile della band di Liam). I pezzi sono quelli dell’album, non uno di più, non uno di meno. Nell’intervista rilasciata a Rolling Stone in occasione della sua uscita, Liam ce l’aveva anticipato: nessuna canzone degli Oasis e degli Stone Roses. «Niente nonsense da tre ore», aveva detto. «Va bene perché in un’ora puoi fare un sacco di cose, no? Puoi centrare il punto e farti capire. Certe volte i concerti durano troppo e l’attenzione cala, capito?».

Il suono è ancora più classico che su disco. Potremmo essere a un concerto nel 1975: non c’è niente del punk e della new wave che, sia pur non così manifesti nei suoni, erano per forza di cose nel dna degli Stone Roses e degli Oasis. E se Liam non fa niente di diverso da quello che siamo abituati a vedere (e sentire), compreso agitare le maracas e provocare bonariamente il pubblico delle prime file, Squire fa il solista classico alla Jimmy Page, con assoli piazzati nelle frequenti jam strumentali dal sapore 70s che partono in chiusura dei pezzi, durante le quali il cantante esce di scena e la lascia all’amico. Classic rock in purezza, insomma.

«È più il disco di John dove ci sono io che canto», ci aveva detto Liam a proposito dell’album. Dal vivo però il protagonista è lui, a partire dai cori del pubblico che in paio di occasioni lo invoca con degli olè degni dell’Etihad Stadium. Abbiamo detto che non fa niente di diverso da quello a cui siamo abituati, ma lo fa veramente bene, sia come frontman sia come cantante: se possibile, la sua voce sale e limone è migliorata col tempo.

Eseguiti i dieci pezzi dell’album, tutti nei camerini. C’è tempo per un unico bis. «Volete sentire i Rolling Stones?», chiede Liam prima di una Jumpin’ Jack Flash durante la quale ci è parso che la sua voce ricordasse quella di Mick Jagger. Alle 10:17 è tutto finito, e nell’era di setlist.fm nessuno si sogna di chiedere più di quanto è già stato suonato nelle precedenti date del tour. Si accendono le luci, si aprono le porte e si va tutti a casa.

I brani in scaletta non si contano ma si pesano, per fortuna. Con buona pace di chi, anche in Gran Bretagna, si è lamentato dell’esiguo tasso pezzi eseguiti/costo del biglietto. L’esecuzione live dell’album che porta il nome dei due musicisti è decisamente riuscita. «Se ti piacevano Björk o chi cazzo vuoi tu, probabilmente lo odierai», aveva detto Liam a proposito del disco. In questo caso possiamo tranquillamente dire che chi invece lo ha amato, ha sicuramente apprezzato anche il concerto.

Source: Rolling Stone Italia

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Cliccando qui potete rivedere tutto il concerto da noi registrato

Cliccando qui potete vedere una ricca galleria fotografica del concerto

SCALETTA
Just Another Rainbow
One Day at a Time
I'm a Wheel
Love You Forever
Make It Up as You Go Along
You're Not the Only One
I'm So Bored
Mars to Liverpool
Mother Nature's Song
Raise Your Hands

ENCORE
Jumpin' Jack Flash (The Rolling Stones cover)







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lunedì 10 luglio 2023

Stati Uniti, allarme bomba al concerto di Noel Gallagher e sito evacuato

Un allarme bomba ha interrotto il concerto di Noel Gallagher lo scorso weekend al Saratoga Performing Arts Center (SPAC), nello stato di New York.

L'ex Oasis è attualmente impegnato con i suoi Noel Gallagher's High Flying Birds nel tour americano in supporto al nuovo album Council Skies, che lo vede impegnato insieme a Metric e Garbage.

Stando a quanto riportato, le due band supporter avevano completato i loro show senza problemi quando la minaccia di una bomba nella venue ha allertato le forze dell'ordine. Lo show è stato immediatamente interrotto, impedendo a Noel Gallagher di salire sul palco, e il luogo è stato evacuato poco prima che gli headliner (artisti principali della serata) si esibissero.

Anche gli stessi Garbage, in un primo momento, non conoscendo la situazione in modo chiaro, avevanocondiviso sui social la propria meraviglia, dicendo di essere stati solo scortati fuori immediatamente per una non meglio precisata emergenza.

La situazione è stata chiarita il giorno seguente da una nota ufficiale della New York State Park Police che ha chiarito le motivazioni dell'evacuazione.

"L'8 luglio 2023, la polizia del New York State Park, la polizia dello Stato di New York, il dipartimento di polizia di Saratoga Springs, il dipartimento di polizia di Troy e l'ufficio dello sceriffo della contea di Saratoga hanno risposto a una minaccia di bomba al Saratoga Performing Arts Center", si legge nella comunicazione diramata dalle forze dell'ordine. "Per precauzione, il concerto al Saratoga Performing Arts Center è stato sospeso alle 21:40 e i partecipanti al concerto sono stati evacuati senza incidenti. I K9 hanno completato una perlustrazione del locale dopo che la folla è uscita, con risultati negativi risultati.

"Questo incidente è sotto inchiesta", si aggiunge alla fine, "questo caso sarà indagato come 'Minaccia terroristica provocata', un reato di Classe D".

Source: Radio Freccia

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domenica 4 settembre 2022

Video: Liam Gallagher si esibisce con i Foo Fighters per omaggiare Taylor Hawkins

Tra le numerose star che ieri hanno animato, nello stadio londinese di Wembley, la serata tributo a Taylor Hawkins figuravano anche Queen, Paul McCartney, Brian Johnson, Lars Ulrich e Liam Gallagher.

La giornata di esibizioni, volta a omaggiare la memoria di Hawkins, è stata organizzata dai Foo Fighters e dalla famiglia del batterista, scomparso a marzo. Per l'occasione i Foo Fighters, prima di esibirsi, hanno suonato per Liam, accompagnandolo in due brani, Rock 'n' Roll Star e Live Forever.

Liam, legato a Hawkins da un rapporto di reciproca stima e amicizia, è salito sul palco di Wembley alle 17.00. Un'esibizione di due brani per poi volare in Andalusia, dove già alle 20.00 era sul palco del festival che si è tenuto a La Cala de Mijas, in Andalusia.

Ecco il video dell'esibizione, che sarà mandato in onda oggi domenica 4 settembre alle ore 21.10 su MTV (canale 131 di Sky) e alle 20.00 su MTV Music (canale 132 di Sky).




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venerdì 29 aprile 2022

Video: Liam Gallagher esegue dal vivo tre nuovi brani, tra cui l'inedito The World is in Need

Mercoledì 27 aprile Liam Gallagher si è esibito alla Sala re Giorgio di Blackburn, nel Regno Unito, in occasione del lancio delle nuove scarpe Adidas che ritraggono l'effigie del cantante, le LG2SPZL. I proventi del concerto sono destinati a Nightsafe, associazione benefica che assiste i senzatetto.

In scaletta, tra le 17 canzoni, spazio per le nuove canzoni C'mon You Know, Better Days e The World is in Need (quest'ultimo inedito, GUARDA IL VIDEO QUI SOTTO), tutte contenute nel nuovo disco C'mon You Know, in uscita il 27 maggio.

Liam ha dedicato Better Days all'amico Paul 'Bonehead' Arthurs, cui di recente è stato diagnosticato un tumore alle tonsille. 

Source: Radio X



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domenica 27 marzo 2022

Video: Liam Gallagher dedica Live Forever a Taylor Hawkins. "Questa è per te, fratello"

Ieri sera Liam Gallagher ha dedicato Live Forever all'amico Taylor Hawkins, batterista dei Foo Fighters, scomparso poche ore prima in Colombia. Nel finale dell'esibizione alla Royal Albert Hall a Londra, per l'associazione benefica Teenage Cancer Trust, Liam ha detto: "È l'ultima canzone del concerto e la dedico all'unico e solo Taylor Hawkins, che purtroppo è venuto a mancare oggi. Ho avuto il piacere di conoscerlo ed è una fottura gioia, quindi questa è per te, fratello".

Clicca qui per il video



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venerdì 1 ottobre 2021

Liam Gallagher, nuovo album il 27 maggio. E il 4 giugno concerto a Knebworth con i Kasabian

Grandi notizie dal fronte Liam Gallagher. Il cantautore ha appena annunciato, attraverso i propri canali sulle reti sociali, che il 27 maggio 2022 uscirà il suo prossimo album solista (il terzo), dal titolo C'mon You Know, e che il 4 giugno 2022 si esibirà a Knebworth con i Kasabian (nella nuova formazione priva di Tom Meighan) come gruppo spalla. Biglietti in vendita su http://www.ticketmaster.co.uk/LGKnebworth 

Nel webstore ufficiale di Liam Gallagher è possibile acquistare l'album in preordine in modo da accedere alla prevendita dei biglietti per il concerto di Knebworth, prevendita che parte l'8 ottobre alle 9.00 ora UK (le 10.00 in Italia) su Live Nation UK e su Ticketmaster UK. Disponibili anche pacchetti VIP e campeggio, con la possibilità di prenotare una tenda per accamparsi in vista dello show.  




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martedì 21 settembre 2021

Liam Gallagher annulla il concerto di Belfast: "Mi sono rotto il naso. Devo stare a riposo"

"Sono assolutamente dispiaciuto nel cancellare il mio concerto a Belfast del prossimo finesettimana. Ho avuto un incidente al Festival dell'isola di Wight e mi sono rotto il naso, per cui non posso cantare. I medici mi hanno detto di riposare. Mi scuso con tutte le persone che hanno comprato i biglietti. Lo spettacolo sarà riprogrammato. Mi farò perdonare".

Lo ha scritto Liam Gallagher sui propri profili social. Il cantautore, che oggi compie 49 anni, era caduto dall'elicottero che lo aveva portato al festival dell'isola di Wight qualche giorno fa e ha dovuto annullare il concerto previsto per il 24 settembre a Belfast. 

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martedì 19 gennaio 2021

Liam Gallagher, il 28 e 29 gennaio rivedremo due tracce registrate sul fiume Tamigi nel festival online Music Feeds

Liam Gallagher, DMC, Amy Macdonald, Beverly Knight e James sono tra gli artisti che parteciperanno al festival musicale benefico online Music Feeds. 

Si aggiungono a Sam Smith, Fontaines DC, Charlotte Church, Newton Faulkner, The Slow Readers Club e Blossoms. 

Per l'occasione sarà proposto il video di due tracce dal vivo tratte da Down by the river Thames, il concerto registrato su una chiatta che ha solcato il fiume Tamigi a novembre, trasmesso in diretta streaming lo scorso 5 dicembre.

Il festival mira a raccogliere fondi per l'associazione benefica Fareshare, che si occupa di ridurre lo spreco alimentare e combattere la povertà nel Regno Unito, e le associazioni Help Musician e Stagehand, che danno sostegno ai musicisti in tempi di COVID-19.

L'evento sarà visibile in streaming per due serate e prevederà un listening party su Twitter. Info e costi su musicfeeds.org.
 

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sabato 12 dicembre 2020

La recensione di NME: "Invettive e scaletta di ampio respiro: Liam incendia il Tamigi come i Sex Pistols e i Clash"

Liam Gallagher dal vivo a Londra: invettive e una scaletta di ampio respiro in una crociera lungo il Tamigi
 
Tamigi, 5 dicembre: navigando lungo il fiume (ma non da solo), Liam ha lanciato una frecciata anche al London Eye: "Non mi frega di te, grande ruota ... Vattene a fanculo!"


La chiatta che ospita il live streaming di 'Down By The Thames' di Liam Gallagher si sta avvicinando al Tower Bridge e il paesaggio londinese sembra una cartolina, quando Liam si lancia nell'emozionante ballata 'Once'. In un anno che nel migliore dei casi si può definire triste, è un momento che rallegra l'anima.

Il tipo di idea che uno avrebbe potuto farsi dopo aver fatto tardi di notte bevendo birra, il concerto - Liam che naviga lungo il fiume mentre canta a squarciagola dei pezzoni - promette grandi successi da entrambi i suoi album solisti da primo posto, 'As You Were' del 2017 e 'Why Me? Why Not.', dell'anno scorso, così come i classici della carriera. E mentre gli Oasis non hanno esattamente i trascorsi migliori sull'acqua (la loro famigerata rissa sul traghetto da ubriachi diretti ad Amsterdam nel 1994 fu un capitolo particolarmente tempestoso della storia della band), è immediatamente chiaro che questo sarà un concerto da ricordare.

È un momento buono come un altro per tirare fuori qualche sorpresa, e lui fa partire le cose con la sua prima performance da solista di "Hello" degli Oasis, che coincide con un perfetto skyline di Londra. "Viviamo nell'ombra / Abbiamo avuto la possibilità e l'abbiamo buttata via / E non sarà mai più la stessa cosa / Perché gli anni passano come la pioggia": le parole portano una pregnanza aggiuntiva mentre ci dirigiamo verso un - sicuramente - più luminoso anno nuovo.

Mentre la chiatta attraversa le acque calme, Liam e la sua band (che include il chitarrista originale degli Oasis Bonehead) entrano direttamente nel singolo solista del 2017 'Wall Of Glass'; la canzone sembra già un amico familiare nel suo catalogo. Le telecamere panoramiche tagliano sulla O2 Arena, il luogo in cui Liam avrebbe dovuto suonare all'inizio dell'anno per i membri dello staff e il personale del National Health Service. Sebbene ciò non sia stato possibile a causa della pandemia, non si può fare a meno di percepire che LG ha sfruttato al meglio le circostanze.

Scorrendo in 'Halo', continua nella sua posa caratteristica: ben piantato sul posto, le mani dietro la schiena. Gli inni solistici suonano più audaci che mai: quando sogghigna "Mi hai venduto proprio al fiume" nel taglio solista di 'Shockwave', potrebbe trovarsi a Maine Road, Knebworth o al Pyramid Stage. O, lo sapete, su una barca sul fiume Tamigi.

Inevitabilmente si prepara la martellante 'The River', tratta da 'Why Me? Why Not.', mentre la chiatta continua il suo viaggio. Con Liam che indossa occhiali da sole e un cappello invernale dall'aspetto accogliente, siamo quindi trattati con l'iconico e impennante riff di apertura di 'Morning Glory'; è un momento nostalgico e profondamente emozionante. Ci mancano fan, razzi, pinte lanciate e canti della folla, ma questa è senza dubbio l'alternativa migliore.

Dopo il pezzo che definisce una generazione, 'Cigarettes & Alcohol', e il suo testo, "Vale la pena / trovarsi un lavoro quando non c'è niente per cui valga la pena lavorare?", Liam sbraita davanti alla telecamera: "Questo è per te, insulso Rishi del cazzo – e per il Doris del cazzo!". Cosa sarebbe uno spettacolo di Liam Gallagher senza un po' di scenate?

Bonehead assicura che 'Headshrinker' presenti il suo florido marchio di fabbrica e finiamo con la doppia esplosione di 'Supersonic' e 'Champagne Supernova'. Tra i brani, LG coglie un'altra occasione per lanciare un'invettiva, anche se questa volta la vittima è nientemeno che il London Eye illuminato: "Non ti preoccupare, grande ruota - frega un cazzo! Illuminato? Rotondo? Vaffanculo, andiamo via di qui. Buonanotte!". Una performance nei titoli di coda del suo nuovo ed emozionante singolo festivo 'All You're Dreaming Of' conclude la serata.

Il Tamigi ha visto la sua giusta dose di momenti incendiari, dal viaggio turbolento del 1977 dei Sex Pistols per celebrare l'uscita di 'God Save The Queen' alle leggendari urla di 'I live by the river' di 'London Calling' dei Clash. Liam Gallagher si è aggiunto alla storia nel proprio indelebile modo.

di Rhys Buchanan, 6 dicembre 2020 - traduzione di frjdoasis

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mercoledì 9 dicembre 2020

Liam Gallagher: "Sul Tamigi ho tirato fuori il sound punk alla Sex Pistols che gli Oasis avevano prima di passare al sound alla Beatles"

Intervistato il 4 dicembre da Colm Haye di Radio Nova, emittente irlandese, Liam Gallagher ha parlato - oltre che di Maradona - anche della sua nuova canzone, All You're Dreaming Of, e del concerto registrato sul Tamigi.

SU ALL YOU'RE DREAMING OF

"Un Liam delicato e sensibile? Sì, ma ho nella manica questo tipo di pezzi, li ho sempre fatti, anche quando facevo parte degli Oasis. Comunque sì, non penso che qualcuno abbia bisogno di sentirmi lamentare e blaterare, capisci?".

"Mi seccherei se mi dicessi che la vedresti bene in uno spot di John Lewis? No, penso che John Lewis sia piuttosto decente.  Puoi sentirla dove ti pare, qualunque cosa sentano le tue orecchie. Nelle intenzioni non doveva essere una canzone di Natale. L'abbiamo composta durante il lockdown e ho pensato che avesse un sound alla Bing Crosby, così ci abbiamo dato dentro un altro po'. Sì, è una canzone di Natale, ma è una seria, non una sdolcinata come alcune delle canzoni che si sentono in giro. Sì, è una canzone adorabile".

"Abbiamo registrato tutti gli archi e tutti i fiati ad Abbey Road, così ho pensato di registrare lì anche la parte vocale. L'ho registrata lì, poi sono tornato a casa e ho ascoltato la versione che avevo registrato nella mia stanza, a casa mia, con indosso i boxer. Abbiamo usato quella registrata a casa, perché quella registrata ad Abbey Road non era abbastanza buona. Sì, l'ho cantata in boxer. Per rispondere alla tua domanda, no, non mi importa cosa indosso".

SUL CONCERTO SUL TAMIGI

"Esibirsi lungo il Tamigi con il vento? Nah, c'erano i parka e c'era il cappello. Quanto a Zoom, non farei dei concerti su Zoom perché sono patetici. Così abbiamo deciso di prendere un barcone, adare sul Tamigi, riunire tutti i ragazzi, attaccare le chitarre agli amplificatori e fare un po' di rumore. Mi dicevano: 'A novembre suonerà così così ...'. Io ho detto: 'Facciamolo!'. Così lo abbiamo fatto e suona incredibile. Non era così freddo".

"È un po' Sex Pistols e un po' punk rock. Quindi sì, è bello. Abbiamo suonato tre canzoni che non facevo dai tempi degli Oasis. Gli Oasis iniziarono un po' punk, penso. Sai, avevamo un sound più punk, poi passammo ad un sound un po' più alla Beatles.  Ce l'abbiamo avuta sempre quella cosa, un po' Beatles e un po' Sex Pistols. Andando sul barcone ho pensato che avremmo tirato fuori il sound alla Pistols. E spacca!".

"Non lascerò mai la stanza del concerto senza aver cantato i classici degli Oasis. Fanno parte del catalogo delle mie canzoni al pari delle canzoni poco note, indipendentemente da chi le ha scritte. Le ho cantate e le ho rese quello che sono anche io, tanto quanto ha fatto lui (Noel, ndr)".

SUL LOCKDOWN

"Lockdown periodo difficile anche per me? Sì, perché non ho visto la mia famiglia, non ho visto mia madre. L'ultima volta che l'ho vista ... L'ho vista quando sono salito a Manchester per una sera, e non basta. Ho visto i miei figli Ascolta, c'è sempre gente peggio di te, no? Quindi non ci faccio molto caso. Ho dovuto cancellare concerti e roba così. Non conta quanti soldi tu abbia. Penso sia stato un incubo per tutti. Riunione su Zoom con la famiglia? No, tendo a tenermene alla larga".

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L'audio dell'intervista è alla fine del post. Prossimamente altri post estratti dall'intervista audio qui sotto.
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domenica 6 dicembre 2020

La recensione: in streaming sul Tamigi con Liam Gallagher


"While we're living, the dreams we have as children fade away", canta Liam Gallagher: è la prima volta che, da solista, esegue questo brano degli Oasis e lo fa mentre il suo palco si muove sul Tamigi: è una barca che porta la musica per Londra. 

Tra i sogni di Liam che non sono svaniti c'è quello di fare la rockstar, anche in questo periodo strano e senza concerti. Così eccoci "Down by the River Thames" con l'ex Oasis e la sua band.  

Una riedizione del famoso "boat trip" con cui i Sex Pistols nel '77 lanciarono "God save the Queen"? Non proprio: questa sera non arriverà la polizia a fermare la musica, è tutto in streaming. È un livestream a pagamento, un formato he sta diventando sempre più diffuso.

La piattaforma scelta da Gallagher è Melody VR, una delle più avanzate - recentemente usata dai Fontaines D.C. - per uno spettacolare show sempre da Londra, in cui lo spettatore si trasormava in regista in diretta, scegliendo tra 5 camere, o addirittura il punto di vista muovendo il tablet o indossando un visore.

Il concerto di Liam però non sfrutta questa tecnologia immersiva: "Down by the River Thames" è un video con un'unica e iper-professionale regia. Le riprese sono pazzesche: si scivola sul Tamigi mentre la band suona, il regista che non perde un dettaglio e fa un grande uso di droni, con viste dalla città dall'alto e della barca che passa nei luoghi più noti. È evidente che si tratta di un video pre-registrato e pre-montato: inizia alle 9 di sera puntuali (le 8 in U.K.) ma si vede ancora il tramonto che scende sulla città. 

"Rock 'n' roll", recita la scritta che troneggia alle spalle di Liam, di fronte al piano e alle tastiere. Una promessa mantenuta: la band è carica, il suono potente, Liam è in forma smagliante, questa sera e in questa fase della sua carriera. La scaletta è bel mix tra i brani della produzione solista e quella degli Oasis, con diverse chicche in scaletta, come appunto "Fade away" e "Headshrinker".

Bellissima "Once", dall'ultimo album solista, eseguita mentre la barca passa sotto il London Brigde (ma quegli archi che si sentono da dove arrivano?). Ancora più belle le canzoni degli Oasis: quando parte "Morning glory" ci si vorrebbe mettere a ballare, solo che a farlo in casa da soli è decisamente meno bello. Pure il cane che mi guarderebbe strano.

La sequenza finale di 5 canzoni degli  Oasis è la conclusione degna di una bella performance, che culmina  nella stupenda "Champagne supernova" per piano e batteria. Ormai la sera è scesa su Londra, ma Liam ha sempre gli occhiali da sole ed ha cantato alla perfezione per 70 minuti, sempre nella sua classica posa, con parka e cappello per ripararsi dal freddo londinese.

Ringrazia e partono i titoli di coda. Poi arriva ancora una sorta di bis, nuova canzone natalizia, "All you're dreaming of", girata quando c'era ancora luce e già diffusa nei giorni scorsi.

Una bella performance, dicevamo: musicalmente ineccepibile. Una strana senzazione però per le scelte tecnologiche su cui si poteva osare di più: che i livestream siano spesso in differita non è una novità, ma spiace che con una piattaforma immersiva come MelodyVR si sia scelto di realizzare un video visivamente perfetto, ma senza nessuna interazione da parte dello spettatore.  
 

SCALETTA

Hello 
Wall of Glass
Halo
Shockwave
Columbia
Fade Away 
Why Me? Why Not.
Greedy Soul
The River
Once
Morning Glory
Cigarettes & Alcohol
Headshrinker
Supersonic 
Champagne Supernova

All You're Dreaming Of

Source: Rockol




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sabato 5 dicembre 2020

Video: Liam Gallagher dal vivo con All You're Dreaming Of sul barcone sul Tamigi

Stasera potremo finalmente assistere al live registrato da Liam Gallagher a bordo del barcone sul fiume Tamigi. Nella notte italiana, il canale televisivo statunitense NBC ha mandato in onda un estratto dell'esibizione, nel corso del programma The Tonight Show Starring Jimmy Fallon. Eccolo qui.

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giovedì 3 dicembre 2020

Liam Gallagher svela la scaletta del concerto sul Tamigi che sarà trasmesso il 5 dicembre

Liam Gallagher ha svelato poco fa su Twitter la scaletta completa del concerto registrato sul Tamigi, che sarà trasmesso dopodomani in streaming. Eccola qui:


Hello
Wall of glass
Halo
Shockwave
Columbia
Fade away
Why me? Why not
Greedy soul
The river
Once
Morning glory
Cigarettes and alcohol
Headshrinker
Supersonic
Champagne supernova

All you're dreaming of


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lunedì 9 novembre 2020

Liam Gallagher, concerto in streaming a pagamento sul Tamigi il 5 dicembre

Liam Gallagher ha appena annunciato che il 5 dicembre trasmetterà un concerto in barca sul fiume Tamigi, a Londra, come streaming a pagamento.

Il progetto è a cura di Melody VR, che in precedenza ha curato alcuni streaming mandati in onda dalla Brixton Academy di Londra e stavolta è al fianco dell'ex frontman degli Oasis e alla sua band per questo evento speciale.

Liam e compagni erano stati avvistati la scorsa settimana lungo il fiume, mentre si esibivano a bordo dell'imbarcazione.

"A tutti i miei fratelli e sorelle in giro per il mondo. Mi esibirò in una performance unica e celestiale per voi in streaming, Down By The River Thames, il 5 dicembre 2020. Eseguirò brani tratti dai miei due album da solista da primo posto oltre a classici intramontabili degli Oasis, alcuni dei quali non mi sentite cantare da molto, molto tempo. Forza, voi sapete. LG x".

I'm performing a one off celestial live performance for you to stream, 'Down By The River Thames', on 5th Dec 2020. I'm performing tracks from my 2 number 1 solo albums & some stone cold Oasis classics, some of which you haven't heard for a long, long time. C'mon you know. LG x

— Liam Gallagher (@liamgallagher)

Ogni biglietto per Down By The River Thames, questo il nome dell'evento, costerà 16,5 sterline. Si possono comprare i biglietti per qualsiasi dei quattro flussi multimediali, anche per più di uno. 

La prevendita aprirà il 13 novembre alle ore 9 ora britannica (le 10 italiane). Sarà l'unico concerto di Liam e soci nel 2020.

Durante lo streaming ci sarà una vendita limitata di nuovo merchandising esclusivo.

ECCO GLI ORARI DI TRASMISSIONE

LIVE NUMERO 1 - Regno Unito e Europa: ore 20 del 5 dicembre a Londra (le ore 21 del 5 dicembre in Italia)

LIVE NUMERO 2 - East Coast statunitense, Nordamerica, Sudamerica: ore 20 del 5 dicembre (le ore 2 della notte tra il 5 e il 6 dicembre in Italia)

LIVE NUMERO 3 - West Coast statunitense, Nordamerica, America centrale: ore 20 del 5 dicembre (le ore 5 del mattino del 6 dicembre in Italia) 

LIVE NUMERO 4 - Australia, Nuova Zelanda, Asia: ore 20 del 5 dicembre (le ore 11 del mattino del 5 dicembre in Italia) 

Source: Ticket Master - Liam Gallagher Down By The River Thames



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venerdì 5 giugno 2020

MTV Unplugged Liam Gallagher, un trionfo da venerare. La recensione di Clash Music

La cancellazione del concerto di Liam Gallagher a Heaton Park, a Manchester, è stata una delusione, ma c'è stata gioia quando ha twittato per annunciare la pubblicazione di MTV Unplugged, il suo album dal vivo contenente la registrazione dell'estate scorsa alla City Hall di Hull. Il rilascio è previsto per il 12 giugno, giorno in cui si sarebbe dovuto tenere il live a Heaton Park.

Gli ultimi due anni di tour hanno visto Liam reinventarsi, riproporre il repertorio degli Oasis, portarlo a nuovi e diversi tipi di pubblico, mentre si assicurava che il suo recente materiale lasciasse un'eredità. Dopo due album arrivati in vetta alle classifiche, la prospettiva di un terzo progetto da solista è radiosa.

Carismatico e affabile, Liam non finge e la sua integrità e manifestata nello spettacolo sonoro di un disco. Avendo mancato l'Unplugged degli Oasis del 1996 a causa di un malanno, questa performance alla City Hall di Hull vede, in qualche modo, il frontman rock and roll portare a termine una faccenda rimasta in sospeso, nel modo in cui vuole farlo.

Spoglio, con un trio di artocolate cantanti e abili suonatrici della Urban Soul Orchestra da 24 elementi, Liam si unisce alla lista dei più grandi di tutti i tempi. Lo spettacolo è la forza musicale che ci si aspetta. Ne è favorita una scaletta in cui calmi pezzi acustici formano tavolozze sonore complete, un'emissione di vitalità e certezza. È compatto, elegante e d'impatto.

Adattandosi con sicurezza, è in forma smagliante. La traccia di apertura dell'album, Wall of Glass, prepara l'atmosfera prima che l'obbligatorio "Liam, Liam, Liam" riecheggi tra la folla. L'immediatezza di Some Might Say con Bonehead accativa la folla, "nel caso in cui non l'abbiate sentito la prima volta, è bello essere ad Hull", rassicura il cantante.

La successiva è Now That I’ve Found You, che parla della figlia, "l'adorabile Molly". I ritmi affascinanti, movimentati trasudano energia, seguiti in modo appropriato da un'emozionante versione di One of us, in cui gli archi e gli arrangiamenti delle seconde voci incontrano quelle distintive di Liam. Nella vera forma originaria, Stand by me aggiunge strati sonori scintillanti.

La voce del cantante al debutto con Sad Song è elettrizzante. La sua misurata malinconia funziona senza intoppi e, a meno che non lo si sappia, la probabilità di capire che si tratti della sua prima volta alle prese con la canzone è bassa. Bonehead suona Cast No Shadow e Once è seguita da Gone. Il chitarrista ritmico sta facendo l'Unplugged "twice", due volte, e la cosa non passa inosservata. Entrambe le canzoni ergono un picco che culmina in un classico finale con Champagne Supernova. "Spero non sia stato troppo doloroso", Liam fa notare retoricamente.

La trasparenza dell'ambizione del cantante di riparare all'ultima volta (l'Unplugged del 1996) va oltre il senso del dovere. Stupefacente, compiuto, quanto di più vero ci possa essere, è un trionfo da venerare.

8/10

Recensione di Susan Hansen - traduzione di frjdoasis

Source: clashmusic.com

Leggi anche: Liam Gallagher incanta MTV Unplugged: "Niente cellulari, delirio stile concerto dei Beatles: notte biblica!"

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lunedì 24 febbraio 2020

Rassegna stampa - Liam Gallagher dal vivo a Roma, la star è nuda: un vero schiaffo ai cantanti da talent show

Pubblichiamo il bell'articolo apparso sul Manifesto del 16 febbraio 2020, relativo al concerto romano di Liam Gallagher del giorno prima.

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Liam che è sempre uguale a se stesso e invece no; che gioca col “personaggio Liam” e lo trascende; che entra sul palco dinoccolandosi, si pianta dinanzi al microfono e resta lì così. Come da sempre, come con gli Oasis. Liam che ieri sera al Palazzo dello Sport (Palalottomatica) di Roma ha disvelato che è inutile agognare una reunion degli Oasis, tanto c’è lui, che in scaletta infila classici della band come “Rock’n’roll star”, con cui apre il concerto, e a seguire – citando a caso – “Columbia”, “Supersonic”, “Morning Glory”, “Live Forever”, “Stand by Me”, “Gas Panic!”, “Acquiesce”, “Roll with it”, “Champagne Supernova”, “Wonderwall”, “Cigarettes & alcohol”. E in mezzo – ma proprio in mezzo – anche i pezzi da solista (dagli album “As You Were” e “Why Me? Why Not.”): “Shockwave”, “The river”, “Wall of glass”, “For what it’s worth”, “Come back to me”, “Once”, “Halo” e “The River”.

L’artista – che stasera suona al Mediolanum Forum di Assago – è arrivato in Italia accompagnato dalla solite turbolenze: la reunion mancata degli Oasis (per colpa di Noel? Per colpa sua? O per scelta tattica di entrambi?), la voce ballerina (giorni fa ad Amburgo ha lasciato il palco dopo quattro pezzi), le faide eterne tra fratelli. Alla fine, però, resta solo il palco, giudice supremo, punto di discrimine tra bene e male. E ieri sera Liam lo dominava circondato da una band fenomenale – gli Oasis se la sognavano così compatta e implacabile – che lo ha messo a suo agio, in grado di autorappresentarsi nella sua forma più vera e intima. Raramente Liam interloquisce – sempre stracarico di splendidi “fucking this” e “fucking that” – con il pubblico, raramente manda baci, raramente invita a “stay safe”, raramente asperge complimenti su chi sta sotto il palco, raramente si mette così in gioco e così tanto.

Saranno i 48 anni, sarà che c’è anche il figlio Gene sul palco (ai bonghi), ma questo è un altro Liam, in cui lo sguardo cupo e velenoso del passato, l’automa rabbioso degli Oasis, lascia spazio a un artista “aperto”, minimale come il palco (semplice, elegante, sempre in penombra, sistemato con un rigore quasi Bauhaus), essenziale come le riprese dello show proiettate alle sue spalle, spinto dall’urgenza di disvelarsi al meglio, senza paracaduti (Noel alla voce e chitarra, ad esempio), consapevole che ogni inciampo può trasformarsi in un abisso. E sul palco si danna, avvolto nel solito parka (stavolta bianco). Cercando di direzionare al meglio – aiutato dalle tre coriste e da un pubblico estasiato – una voce che a volte non lo aiuta, che lo manda fuori tempo, che da sempre tende a sforzare troppo. Ma poco importa, quella voce è una splendida coltellata a una schiera di “bravi” cantanti da talent show, ai tanti fenomeni sanremesi, di oggi e di ieri, tanto impeccabili e “vocalmente educati” quanto vuoti.
Gallagher no, lui arriva sul palco con tutte le sue impennate vocali sgraziate e lascia il segno per come incarna il senso del rock: immaginario e furore. E non a caso sul palco campeggia solo una scritta, “rock’n’roll”, e lui stesso apre il concerto assicurando che “questo è rock’n’roll”. E da lì si parte, è una lotta costante, come quel video iniziale proiettato alle sue spalle in cui – solo, solissimo – incede sulle macerie e tra le tensioni del mondo.

Dimostrando che ormai Liam deve fare i conti solo con Liam, che stasera, come la sera prima e come nei suoi album, si gioca tutto; che questo è anche un concerto degli Oasis, che gli Oasis sono anche suoi, e poco importa che quella scaletta assomigli tanto a una sfida a Noel e alle sue riluttanze nei confronti di una reunion. L’unica cosa che conta è: “perché io? Perché no”.

(Francesco Adinolfi)

Source: Il Manifesto

Qui sotto, invece, trovate l'articolo comparso sull'edizione milanese della Repubblica di domenica 16 febbraio, in occasione dell'arrivo di Liam a Milano per la seconda tappa del tour italiano di questo mese.



Qui sotto la prima pagina di Metro Sound del 16 febbraio, numero speciale dell'edizione milanese del quotidiano gratuito Metro in distribuzione a Milano il giorno del concerto di Liam, con l'ex Oasis in copertina.



Infine ecco l'articolo del Corriere della Sera di lunedì 17 febbraio in cui si parla del concerto romano di Liam.


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lunedì 17 febbraio 2020

Le recensioni: Liam Gallagher dal vivo a Milano, delirio e lui parla in italiano: "Bellissimo!"

Sono passati 4032 giorni da quando Liam Gallagher mise piede per l’ultima volta sul palco del Forum di Assago. Era il 2 febbraio del 2009, c’erano ancora gli Oasis che riempivano stadi e festival e il rapporto con il fratello Noel proseguiva tra hit da classifica e litigate furibonde (ma nel maggio del 2000 Liam aveva avuto modo già di esibirsi come solista sul palco di Assago: in seguito a una lite, Noel decise di non presentarsi, lasciando la scena al fratello - venne sostituito da Matt Deighton). A distanza di undici anni, due album solisti tra cui l’ultimo "Why me? Why not." uscito a settembre e numerosi tour nei club, Liam ritorna al grande pubblico per la prima volta con un tour nei palazzetti.

L'ex Oasis fa il suo ingresso alle 21.05 con l'immancabile parka (bianco) e la barba folta, preceduto dal coro dei tifosi del Manchester City (la sua squadra del cuore): "Campeones olé, olé". Acclamato dal pubblico e con l’aria da rockstar che lo contraddistingue indica la scritta “rock'n'roll” alle sue spalle per dare un chiaro segnale del mood della serata. Atteggiamento che si traduce con la canzone di apertura che è come di consueto "Rock'n'roll star" degli Oasis.

La prima parte è dedicata alle canzoni tratte dai due album del periodo solista: dopo "Halo" è il turno delle sonorità incalzanti di "Shockwave", singolo che ha anticipato "Why me? Why not.", e poi da "As you were" ecco "Wall of glass" e "For what it's worth". I problemi alla voce che lo avevano costretto il 5 febbraio ad Amburgo ad interrompere il concerto dopo venti minuti sono lontani: la carica e la grinta di Liam fanno conquistano il palazzetto milanese, composto per la maggior parte dai fan degli Oasis che non aspettano altro che la sequenza di "Morning Glory" e "Stand by me", che infatti arrivano.

Nonostante la temperatura sia notevolmente alta, il cantautore non si scompone: continua ad indossare sempre il parka, con un asciugamano sulle spalle. C’è spazio anche per un fuori programma quando riprende un ragazzo sotto palco che urla troppo mandandolo fuori tempo costringendolo a interrompere e ricominciare da capo "Gas panic!". I bis sono un tuffo nel passato firmato Oasis con un successo dietro l’altro: si va da "Live forever" a "Roll with it", passando per "Supersonic" e "Champagne Supernova", suonata in una versione per piano e voce. 

Come per la data romana anche stasera il regalo per il pubblico italiano è "Wonderwall", l'inno che tutti i fan aspettavano di ascoltare (Liam concede al pubblico di cantare pure qualche strofa). La serata finisce con la stessa sfrontatezza da rockstar con cui aveva iniziato suonando, con "Cigarettes and Alcohol", una sorta di racconto di quando i fratelli Gallagher erano solo due adolescenti che pensavano a divertirsi e basta.

Andare ad un concerto di Liam nel 2020 a più di 25 anni dal boom del Brit pop è come ritrovare il tuo compagno delle superiori, quello del banco in fondo alla classe mal visto dai professori e sempre in competizione con il fratello maggiore (Noel) in prima fila che prendeva bei voti. Liam è il compagno a cui tutti volevano bene perché era fuori dagli schemi ma che nessuno pensava ce l’avrebbe fatta. Stasera invece usciamo tutti dal Forum con quel sorriso di chi è contento di aver rivisto quel vecchio amico e averlo trovato in gran forma. I programmi del futuro dei fratelli Gallagher nessuno li conosce, anche se i bookmakers inglesi danno le quote basse per una possibile reunion degli Oasis nel 2022 che coinciderebbe con i 50 anni di Liam e i 55 di Noel. “Non penso che dureremo oltre il primo ritornello della cazzo di ‘Rock N ‘Roll Star’: finirei per saltargli al collo prima”, ha detto recentemente Liam, facendo sapere che il primo tassello in vista della reunion - ovviamente - dovrebbe essere una riappacificazione con il fratello. Chissà che l’età non porti consiglio con buona pace di mamma Gallagher e dei fan.

Gianmatteo Bruno

(Rockol.it)

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IL CONTESTO:
Seconda data italiana per Liam Gallagher dopo quella romana di sabato sera e – ovviamente – secondo sold out. Come era lecito aspettarsi, del resto, per uno che è stato l’ultima vera fucking” rock ‘n’ roll star del ventesimo secolo, in un secolo in cui di rock star vere non ne nascono più, almeno non nel senso in cui le si intendeva negli anni 90. E questo non per mancanza di talenti, ma semplicemente perché quel mondo che le aveva generate, plasmate, osannate e infine fagocitate (e in alcuni casi anche risputate fuori) oggi non esiste più. Liam è un reduce di quel mondo lì. Uno che non si è arreso alla fine di quel momento irripetibile in cui tutto era possibile, persino che quattro ragazzi delle case popolari privi di tecnica musicale diventassero la più grande rock band del pianeta. Uno che continua nonostante tutto a salire sul palco nel tentativo di (ri)portare avanti (o di rigenerare) un discorso che molto probabilmente aveva già esaurito tutto quello che aveva da dire dopo i primi due incredibili, spettacolari, impossibili e proprio per questo ineguagliabili album degli Oasis, al secolo Definitely Maybe e What’s The Story? Morning Glory, 37 milioni di copie vendute in due. Due come i fratelli al comando. Due come le band che all’epoca si contendevano lo scettro della musica inglese. Oggi possiamo dirlo tranquillamente, nell’eterno derby tra Oasis e Blur – (c’è una scena di My Mad Fat Diary che rende visivamente bene l’incubo di qualsiasi fan oasisiano) – la band di Damon Albarn ha ampiamente dimostrato un livello di scrittura infinitamente superiore nel lungo periodo, ma nel breve e più precisamente in quei tre anni compresi tra l’esordio “supersonico” del 94 e i due concerti oceanici di Knebworth del 96 (250 mila persone per due sere di fila a fronte di una richiesta inaffrontabile di 2,5 milioni di biglietti, circa il 4% della popolazione inglese) non c’è stata storia, il “mattino di gloria” era tutto dei fratelli Gallagher.

Per questo Liam oggi potrebbe anche campare di rendita e continuare a cantare soltanto le vecchie canzoni degli Oasis, farebbe tutto esaurito lo stesso. Ma non sarebbe nel suo stile. Liam non è quel tipo di persona. Lui sa che non potrà mai più essere così grande, ma continua lo stesso a fare la sua cosa e a pubblicare album incurante delle critiche. Finché vedrà i suoi “kids” sotto il palco non si fermerà. Perché è questo che fanno gli eroi, i campioni e le ultime vere rock star. Non se ne vanno nel momento di gloria come ha fatto Mourinho dopo il triplete con l’Inter. No, i veri eroi restano lì come Clint Eastwood che rimane negli studios a finire il suo lavoro mentre fuori scoppia un incendio. Non importa se non possono più vincere la gara, quelli come Liam continuano a guidare finché non si staccano le ruote e fondono il motore.

IL CONCERTO:
E Il motore di Liam è ancora acceso. Il suo rombo viene da lontano, ma lo possiamo sentire ancora forte e chiaro. Così come il coro del Manchester City che viene sparato fuori a palla un attimo prima che lui salga sul palco con il suo Parka d’ordinanza, il tamburello e le maracas. L’effetto è quello di trasmettere immediatamente una sensazione da stadio e ribadire al tempo stesso che è quella la sua squadra del cuore e non “quell’altra”, cioè proprio quella che fino a 10 anni fa era la squadra dei perdenti delle case popolari come lui e che poi ha avuto più o meno la stessa evoluzione degli Oasis, diventando una delle più quotate della Premier League. Staremo a vedere se alla fine avrà anche lo stesso epilogo dissolutore. “This how it feels to be City, this is how it feels to be small, this is how it feels when your team wins nothing at all” gli cantavano i tifosi vincenti del Manchester United storpiando il ritornello di un famoso brano degli Inspiral Carpets (che in realtà diceva: “This how it feels to be LONELY, this is how it feels to be small, this is how it feels when your WORDS MEANS nothing at all”) il cui poster appeso in camera ispirò Liam nella scelta del nome degli Oasis.

E così, siamo solo all’inizio, ma già tutto torna. Perché non si può capire Liam Gallagher senza capire Manchester. La sua Manchester, l’ex capitale industriale abbandonata in cui lui e suo fratello Noel sono cresciuti negli anni 80, quella delle lunghe code di giovani in fila per ritirare l’assegno di disoccupazione, devastata dalle politiche di abbattimento del welfare della Thatcher. Quella che ha portato per reazione iperbolica a generare i loro sogni di gloria, come quello con cui Liam apre tutti i concerti (dopo l’introduzione strumentale a effetto di Fuckin’ in The Bushes) cantando sguaiatamente: Toniiiiiight I’m a rock ‘n’ roll star!

E stasera, come le altre sere, lo è veramente. Ma quella che molti ancora oggi confondono con la spavalderia di “un coglione che canta con le mani dietro la schiena e guarda ai suoi sogni come i vecchi guardano ai cantieri” (citazione sentita sul regionale Milano-Torino) in realtà era nata come la ricerca disperata e pura di una via di fuga da quella città, dalla sua povertà (I live my life in the city / There’s no easy way out) e quindi in sostanza dalla realtà, perché in fondo It’s just rock ‘n’ roll.

But I like it aggiungerebbero gli Stones e insieme a loro tutto il pubblico del Forum che canterà in coro per 90 minuti come se fossimo allo stadio per una finale di Champions. Mancano soltanto le bandiere. Anzi no, ci sono pure quelle. E Liam se le gode fino in fondo. Come ha dichiarato più volte, la sensazione migliore del mondo per lui è restare un attimo immobile sul palco e guardare tutta la gente in delirio che canta le sue canzoni – per Liam il pubblico è tutto, senza tutta quella gente che canta, la sua musica non avrebbe senso, così come non lo avrebbe il calcio – lo spiegava bene anche Nick Hornby, fortemente appassionato di entrambi: “il fatto che per te è così importante, che il casino che hai fatto è stato un elemento cruciale in tutto questo, rende la cosa speciale. Perché sei stato decisivo come e quanto i giocatori e se tu non ci fossi stato, a chi fregherebbe niente del calcio?”.

Questa sensazione di spirito comunitario ed euforia collettiva verrà ripresa e sublimata da Liam nella seconda parte del primo set del concerto, grazie ad alcune canzoni degli Oasis che sono veri e propri miracoli del (brit) pop. Dagli orizzonti di gloria filtrati dalla memoria di Morning Glory – cantata sempre e rigorosamente a squarciagola – alla deflagrazione di chitarre di Columbia, vera e propria summa del suono anni 90 in cui gli accordi e i ricordi del grunge di Seattle si (con)fondono insieme allo shoegaze del Tamigi, fino all’afflato di Stand by Me, forse la loro ultima grande canzone prima del deserto d’ispirazione, un canto del cigno che sembra volersi protrarre all’infinito – che diceva già tutto nel ’97 e che forse lo dice ancora: “Rimani con me, nessuno sa come andrà a finire”.

Ma prima di arrivarci, Liam ci farà passare anche attraverso i dolori del non più giovane Werther, con una carrellata in faccia di canzoni estratte dai suoi due album solisti: As I Were e Why Me? Why Not. Tra l’alone di luce beatlesiana di Halo e la mazzata in fronte di Shockwave ci sono i segni evidenti di una “Midlife Crisis” segnata da un divorzio pubblico e da un momento di depressione artistica (e alcolica) da cui non è stato facile venir fuori e in cui per un attimo ci sentiamo trascinati dentro anche noi. Ci sono i nostri muri delle meraviglie che diventano di vetro e vanno in frantumi (Wall of Glass), le scuse per tutte le cazzate commesse sempre in buona fede (For What It’s Worth), le autoaffermazioni della propria nuova esistenza e i fiumi su cui attendere i cadaveri dei nostri nemici (Be Still e The River), fino ad arrivare al brano più memorabile, di quelli che se sei fortunato ti escono una volta sola nella vita (Once) e che racchiude in un’unica ballata tutta la nostalgia dell’universo – o almeno di un certo universo, con il video ufficiale interpretato da Eric Cantona, altra leggenda vivente di quella Manchester degli anni 90 che oggi non esiste più. E mentre la voce abrasiva di Liam prova a raschiarla via, quella maledetta nostalgia ci proietta nella mente le immagini del campione francese che si alza il colletto per dire au revoir al diavolo o si libra in volo per colpire un ultrà fascista con un calcio volante. Certi avvenimenti sono come certe figure iconiche della cultura pop, capitano una volta soltanto, ma riescono a segnare così a fondo l’immaginario collettivo che nessuno se li dimentica più. Sono lì e ci resteranno per sempre.

Qualcuno ha detto Live Forerver? Sì certo. Infatti è proprio quella la canzone con cui Liam chiude il primo set del concerto. Quando parte l’attacco con “Maybeeeee” il pubblico si sta già librando in aria su quel “forse” prolungato oltre la naturale scadenza dei sogni impossibili, pure i telefonini si alzano come tanti piccoli Icaro che vogliono toccare il cielo (Maybe I just want to fly) non più solo con un dito, ma con tutta la mano. Nessuno ha paura di bruciarsi. Tutti vogliono uscire da quel fango in cui si sono impantanati con la vita e sentirsi più leggeri per tre minuti.

Hai mai sentito il dolore
Sotto la pioggia del mattino
Come ti impregna fino all’osso?


Certo Liam. È per questo che siamo qui. Per scrollarcelo di dosso. E allora all’improvviso mentre cantiamo tutti in coro succede veramente che ci solleviamo da terra come Rey nello spettacolare volo dell’uccello d’acqua di Nanto di quando eravamo bambini e forse sognare di volare era un po’ più facile. Ma il sogno da adulto va ancora più in alto e qui sta la sua vera grandezza, al suo apice Live Forever si trasforma in una promessa “da fratello a fratello” che la loro unione nel modo di vedere le cose (We see things they’ll never see), cioè la loro visione del mondo espressa nella musica li renderà immortali (You and I are gonna live forever). Live Forever allora non è più una fuga dal mondo come Rock’n’ Roll Star, ma una fuga dentro di lui e dentro tutte le altre persone che oggi sono qui a cantarla.

A questo punto a giudicare dai volti appagati del pubblico, il concerto sarebbe anche potuto finire qui e nessuno avrebbe avuto nulla da eccepire, ma come potete immaginare non andrà affatto così. Anzi, ci sarà ancora il tempo per un encore di quattro brani degli Oasis che manderanno tutti quanti al tappeto – 4-0 per Liam – in una vera e propria goleada come quella del Milan in finale di Coppa Campioni col Barcellona nel ’94.

Ad aprire le marcature di quella partita ci aveva pensato la provvidenza di Massaro su imbeccata di Savicevic, qui la palla invece tocca ad Acquiesce, una B-Sides, cioè una che dovrebbe stare in panchina e invece segna un goal fantastico, come l’utopia di una ripresa collettiva che sarebbe possibile aiutandosi a vicenda e credendo gli uni negli altri; un brano che proprio per il suo messaggio di solidarietà e fratellanza era stato concepito per essere cantato in coppia dai fratelli Gallagher – alternandosi alla voce – e che qui viene riproposto da Liam con un escamotage, ovvero far cantare al pubblico le parti di Noel proiettando il testo sul maxischermo:

Because we need each other
We believe one in other
And I know we’re going to uncover
What’s sleeping in our soul


Lo scherzetto funziona e l’energia continua ad aumentare. Sulle ali dell’entusiasmo arriva anche il raddoppio affidato alla furia incalzante di Roll With It, smorzata soltanto nel finale da quel sentimento che si è perso da qualche parte dentro di noi: I think I’ve got a feeling I’ve lost inside.

Gli ultimi due goal, invece, vengono invertiti nel montaggio finale del concerto, prima c’è quello di Desailly che sfonda le nostre difese di (pre)potenza e poi colpisce di classe, realizzando qualcosa che nessuno si sarebbe mai aspettato da lui, cioè l’equivalente calcistico dell’essere Supersonic, che nessuno ha mai capito bene che cosa volesse dire di preciso, ma che – ne siamo certi – è esattamente il modo in cui ci sentiamo tutti quanti nel momento in cui il brano viene eseguito sul palco da Liam.
Infine arriva anche l’ultimo goal meraviglia di Savicevic, con quella parabola impossibile disegnata lungo la scia di una Champagne Supernova in the sky.

Sembrerebbe finita per davvero e invece no. Liam si ricorda che gli Oasis avrebbero dovuto suonare a Milano se non si fossero sciolti al Rock en Seine di Parigi nel 2009. E allora ci ricostruisce ancora una volta quel muro delle meraviglie, a cui tutti ci siamo aggrappati in passato, con una versione di Wonderwall da lacrime e gioia e infine si congeda con un finale da ultima vera rock star, gettando sangue, sudore e corde vocali su Cigarettes & Alcohol, mentre le sue bandiere continuano a sventolare fuori e dentro di noi.

L’ULTIMA CURIOSITA’:
Qualche hanno fa in una sorta di simpatico esperimento sociale i tizi di Vice avevano fatto intervistare Liam Gallagher dai dei bambini dell’asilo – intervista che potete rivedere qui.

La prima cosa bella è vedere il “povero” Liam sforzarsi di non dire neanche un “fucking” davanti ai bambini (se avete presente una sua intervista saprete che di solito ne spara fuori uno ogni tre secondi). La seconda è la risposta che dà quando uno dei bambini, parlando di Parigi, gli dice che purtroppo non è potuto salire fino in cima alla Torre Eiffel perché quando è andato c’era troppo vento e rischiava di cadere. “E se cadi poi muori” aggiunge un altro con tono preoccupato. Liam allora lì corre ai ripari e risponde in tono fintamente serio a entrambi: “or maybe you could fly”, riassumendo così in poche semplici parole tutta la poetica degli Oasis e del suo stesso modo di essere e di vivere l’arte e la vita. Un altro bambino allora gli risponde a tono “Noooo gli esseri umani non possono volare!!”. A quel punto Liam mantiene la parte, torna per un attimo ad essere il bambino che in fondo è sempre stato e ribatte nuovamente: “certo che possono! un sacco di persone possono volare!!” e aggiunge “Superman può!”. All’ennesima obiezione del bambino – “ma Superman non è reale!” – un altro constaterà “beh, lui è un superumano”, non so più se in riferimento al supereroe dei fumetti o al cantante, ma Liam non ci darà troppo peso, lascerà cadere quelle parole nel vento – facendole svanire in una nuvola di fumo come la sua vecchia band – e andrà dritto per la sua strada come ha sempre fatto. Probabilmente nel momento in cui state leggendo questo articolo lui starà già volando da un’altra parte per andare a fare l’unica cosa che sa fare: cantare. Perché forse è vero. Ci sono un sacco di persone che possono volare, ma solo alcune vivono per sempre:

Maybe I Just want to fly
I want to live, I don’t want to die
You and I are gonna live forever.
(Onstageweb.com)


SCALETTA

Rock 'n' Roll Star
Halo
Shockwave
Wall of Glass
Be Still
For What It's Worth
Morning Glory 
Columbia
Stand by Me 
Once
The River
Gas Panic! 
Live Forever 

Acquiesce 
Roll With It 
Supersonic
Champagne Supernova 

Wonderwall 
Cigarettes and Alcohol

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