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venerdì 2 giugno 2023

Noel Gallagher in Francia: "Who Built the Moon? divise i fan. Con Council Skies torno a un sound tradizionale: chitarra acustica e sentimento"

Queste le dichiarazioni rilasciate da Noel Gallagher ai microfoni di Basique, in Francia, in occasione della pubblicazione dell'album Council Skies (VIDEO ALLA FINE DEL POST).

"Il mio ultimo album (Who Built the Moon?, ndr) era un po' una deviazione e i fan si erano un po' divisi, per cui questo l'ho scritto in modo molto tradizionale, con una chitarra acustica e sentimento".

"Certo che Manchester mi manca. Il mondo della musica mi ha condotto a Londra, ma, se ci penso, quando avevo 6 anni tutte le band più influenti di tutti i tempi venivano da Manchester: gli Smiths, i Bee Gees, i Joy Division ... gli Stone Roses, gli Happy Mondays ... e gli Oasis". 

"In cosa Easy Now somiglia a una canzone degli Oasis? Penso che sia una canzone triste e gioiosa allo stesso tempo. Tutte le grandi canzoni che ho scritto per gli Oasis erano piuttosto epiche ed erano degli inni. Sono molto fiero di tutte le cose che abbiamo fatto, tutti i concerti. È meraviglioso ciò che abbiamo fatto, incredibile".


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mercoledì 5 maggio 2021

Noel Gallagher ricorda gli anni '90: "Niente telefonini ai concerti, allora sì che era bello. Con Be Here Now ho perso un'occasione perché ..."

Intervista a Noel Gallagher realizzata dalla rivista britannica GQ (numero di maggio 2021). Terza e ultima parte della nostra traduzione. (PER LA PRIMA PARTE CLICCA QUI; PER LA SECONDA CLICCA QUI).

Molta gente contestualizza la fine degli anni '90 con la morte di Diana, Principessa del Galles, la delusione finale del New Labour e Be Here Now

Sì. E con la terza serie di The Fast Show. Sì, è vero, ecco perché con il documentario sugli Oasis ci siamo fermati al punto più glorioso, perché chi vuole documentare la cazzo di caduta di qualcosa? È come il film di Alan McGee, Creation Stories: nessuno vuole leggere di riabilitazione (post-tossicodipendenza, ndr). Qualunque cosa su quel periodo dovrebbe arrestarsi a Knebworth, perché quello che è divenuto noto come Britpop poi si è intrecciato in qualche modo con la politica e quello ha portato alla guerra e a tutta quella cazzo di cosa. Il fotografo di Manchester Kevin Cummins stava facendo il suo libro e io ho concesso un'intervista per il libro. Mi ha fatto una domanda sul Britpop e sul nazionalismo e io scherzosamente gli ho detto: "Chiedi a Paul Morley e lui ti dirà". Ha fatto così e Paul Morley incolpa letteralmente gli Oasis per il Brexit. Io ho pensato: "Wow. Porca troia! È particolarmente folle, perfino da parte tua. Ma non puoi attribuire molta riflessione a quello che la gente dice".

Con il senno di poi, come vedi il supporto alle industrie creative fornito da Tony Blair e dal New Labour?

Perché il thatcherismo aveva colorato tutte le nostre vite, cosa che era ancora prevalente con John Major, poi arrivò Tony Blair, io lo sentii parlare e pensai – e lo penso ancora oggi – che lui fosse fantastico. È l'ultima persona che per me abbia avuto un qualche senso. la terza via, o la politica centrista, era una cosa nuova. Pensavo: "Cazzo, questa è una cosa davvero intelligente!". Inizia a incontrarlo in varie cerimonie di consegna di premi. John Prescott era un po' un personaggio da fumetto, ma pensavo che il resto di loro non fossero male.  

I tuoi pensieri sulla Cool Britannia?

Ho amato gli anni '90 e la maggior parte degli anni '90 sono passati dalla mia cucina. Mi piaceva Damien e Kate Moss era una grande amica. Era un grande periodo, un gran bel momento storico. Nessuno lo ammetterà mai e ogni volta che lo dico viene ripreso dai fottuti membri sbagliati della stampa e stravolto, ma siamo stati tutti bambini della Thatcher, che ci siamo fatti il culo e ci siamo fatti da noi. Questo verrà preso dal Daily Mail, ma quello che intendo è che tutto questo è successo nonostante il thatcherismo. Eravamo tutti disoccupati, prendevamo tutti il sussidio e ci saremmo dovuti accorgere che non avremmo ottenuto nulla e che non ci sarebbe stato regalato nulla, per cui avremmo fatto meglio ad andare a prendercelo, cazzo!

Per me gli anni '90 sono stati un sacco di intellettuali della classe operaia che non erano per niente in sintonia, che approdarono tutti nello stesso momento nella politica, nella musica, nella moda, nella fotografia, nell'arte, nello sport. Sai, il giovane musulmano Prince Naseem fu il più grande pugile che fosse mai vissuto sino a quel momento e si diceva: "Chi cazzo è questo tizio?". Sembrava una cosa della classe operaia. Ecco cosa ho preso da quella cosa. Chiunque incontrassi era sano, più o meno, e tutti gli altri giocatori della partita, come Jarvis (Cocker, ndr), Hirsty (Damien Hirst, ndr), tutti erano dannatamente grandiosi. C'erano anche un sacco di settentrionali, un'altra cosa inusuale: non è più così. Ricordo una di quelle conversazioni alla cocaina alle cinque del mattino, in cui dissi: "Questo cazzo di decennio sarà ricordato come uno dei più grandi" e tutti gli altri mi dicevano: "Nah". All'epoca sentivo che questo gruppo di persone alla fine sarebbe diventato il mainstream. Sentivo che era un momento unico della storia, e ha finito per essere così.  

Ora gli anni '90 sono venerati come l'ultimo grande decennio in cui siamo stati liberi, perché Internet non ci aveva schiavizzato tutti e non aveva portato la nevrosi del mondo al punto della fottuta paralisi, in cui non puoi dire o fare o proporre di prendere per il culo qualcuno o essere irriverente verso nulla, nessuna parte della società. Allora, invece, era dannatamente spontaneo. Tutto era spontaneo e su due piedi, in particolare nella mia vita. Non pensavo a nulla. E ora ogni cosa è riflettuta. 

L'altra sera stavo vedendo il film di McGee e pensavo: "Questa cosa non accadrà mai più", dato che oggi ci sono troppi fogli di calcolo. All'epoca era: "Pubblicalo, vedi cosa succede e passa alla cosa successiva". Non so che sensazione avessi tu, ma io provavo questo. Voglio dire, guarda tutte le grandi cose iniziate negli anni '90.  Sai, le riviste e i cazzo di programmi radiofonici e le cose fisiche che la gente poteva possedere, mentre ora è tutto podcast e fottuto Netflix.

Uno dei pochi libri sul periodo è The Last Party di John Harris, che, pur essendo piuttosto comprensivo, è continuamente negativo.

Sì, ma lui è un coglione. Dice che è orribile perché lui è un nerd che non ne è mai stato coinvolto. ne ha scritto, ma non ne ha mai fatto parte. Non è mai venuto a casa mia. Non era amico di nessuno. Odiava gli Oasis perché gli Oasis divennero popolari. E odiava me perché accettai di andare al numero 10 (di Downing Street, ndr) perché la sua cazzo di mamma e il suo papà erano fottuti socialisti e lui non fu invitato. Fine della storia. E Paul Morley è lo stesso.

La gente ha sempre detto che gli anni '90 furono un eco degli anni '60, ma quell'eco è piuttosto forte. 

Guardiamo Top Of The Pops ogni finesettimana a casa mia, dato che non c'è un cazzo alla tele, e ora siamo arrivati agli anni '90. Mia moglie diceva, e non ricordo quale artista fosse, ma durante la trasmissione, "ci sono molti artisti gay e uomini e donne nere". Voglio dire, tutti erano ben rappresentati negli anni '90, quindi cosa è successo per arrivare a una situazione in cui ora nessuno è rappresentato o la percezione è che ormai nessuno sia rappresentato? Torna agli anni '90 e tutti erano rappresentati a pieno e senza pensarci su. Nessuno compilava delle quote.

È anche l'ultimo decennio analogico.

C'è una ripresa fantastica di Knebworth, fatta da Jill Furmanovsky dal retro del palco. Il palco è vuoto, i Prodigy stanno suonanto e Keith (Flint, ndr) è andato in mezzo al pubblico con un microfono per fare Firestarter. E ricordo perfettamente il momento. Era andato di fronte a 125mila persone e lo si riesce a vedere perché è l'unica persona con i capelli verdi. La cosa più significativa, però, è che non c'è una singola persona che abbia in mano un telefono. C'è solo la band nel momento con la gente. Questo è davvero significativo, perché ora quando vedi Glastonbury sono tutte stupide fottute bandiere e telefoni e gente che prova a catturare merdate ora per condividerle con qualcuno, ma negli anni '90 dovevi essere lì.

Qual è stato il momento più euforico degli anni '90?

Non sono proprio il tipo di persona che diventa emotivamente euforico sulle cose. Ci sono stati momenti in cui sono stato colto alla sprovvista, come quando abbiamo fatto il tutto esaurito alla Sheffield Arena, perché appena quattro mesi prima eravamo in una cazzo di sala prove. Per la maggior parte di quel periodo sono stato in una bolla. Scrivevo e scrivevo ed ecco perché nell'iniziale esplosione dal 1993 al 1997 avevo così tante canzoni dannatamente grandiose, perché ci dedicavo la vita. E poi dopo mi sono dedicato a spendere e a sniffare. 

Nelle prime dieci posizioni del canone rock, in che posizione sono gli Oasis? Prime cinque?

Di solito li collocavo sempre ad una solida posizione numero sette, la band e tutta la sua gloria. Una sera sul tour bus me ne sono uscito con questa lista: Beatles, Jam, Sex Pistols, Smiths, Happy Mondays e Stone Roses vanno insieme, poi gli Stones e poi noi.

E quanto è bello (What’s The Story) Morning Glory?

Quel disco mi fa piegare. Erano solo dei demo. Non avevo neanche finito il cazzo di disco quando siamo entrati in studio. Ecco perché la metà di quelle canzoni sul disco hanno un verso e un ritornello, perché facevo: "Fanculo! Lo farò quando arrivo lì". Ovviamente non l'ho mai fatto. Preferisco Definitely Maybe, perché per me quello è gli Oasis. ma Morning Glory, voglio dire, è una cosa incredibile. Non so dove lo metterei, ma lo metterei lì alla pari con gli altri. Viene continuamente inserito nella top due di tutti i tempi, quindi non lo contesto. 

Odi ancora Be Here Now?

Me ne sono innamorato un po' di più negli ultimi anni, ma quando penso a quel disco penso all'occasione che ho sciupato per cementarla, cazzo, per mandare la nostra eredità nella stratosfera. Nei due album precedenti avevo dedicato la mia vita a quelle canzoni e a farle per bene. E all'epoca di Be Here Now ero diventato piuttosto ricco e facevo fatica. All'epoca non l'avrei mai ammesso, probabilmente all'epoca non me ne rendevo neanche conto, ma quando la luce del mondo musicale sta splendendo da qualche altra parte e tu sei, per così dire, nell'ombra, a scrivere quelle grandi canzoni, io preferisco quello, ma quando la luce splende su di te e tutti aspettano quello che farai, io mi sono trovato un po' sballottato.

Me la spassavo alla grande con le droghe e la composizione di canzoni divenne una cosa secondaria. Ricordo che facevo i demo e poi li portavo in studio e li facevo ascoltare a tutti. Mi aspettavo che mi dicessero: "Sì, vanno bene", ma tutti impazzivano e mi dicevano: "Porca troia! Sono incredibili!". E onestamente ricordo di essere tornato da un incontro e di aver pensato: "Non può essere così facile. Non ho fatto praticamente un cazzo per questo disco!". Me ne andavo letteralmente in vacanza e non ci mettevo proprio molto impegno né dedicavo troppo tempo alla cosa. E ora tutti mi dicevano che sarebbe stato più grande di Morning Glory. Pensavo: "Amico, se è così facile, sono nei guai". Non mi piace nessuna delle mie parti di chitarra su quel disco. So che i testi sono una sega. Voglio dire, il mio ego aveva tirato fuori il meglio di me, penso. "Sì. Fanculo! Questo basterà". Mi aspettavo che qualcuno mi dicesse: "Sì, va bene, ma magari vorrai andare a ultimarli".

Quando tornai in Inghilterra, però, tutti mi dicevano che era la cosa migliore che avessi fatto e io pensavo: "Porca puttana! Forse è così". Per riprendermi da quell'episodio legato alla composizione delle canzoni mi ci è volto molto, fino al 2000 inoltrato, perché giravo in tondo e mi sforzavo dannatamente troppo. Alcune canzoni erano diventate un po' una parodia. Per esempio, Little By Little era grandiosa, ma non mi piace molto com'è stata registrata. 

Infine, quel decennio sarebbe accaduto senza le droghe?

Erano importanti? No. Erano uno spasso? Sì. Avevano tutti abbastanza soldi da potersi permettere di comprare molte droghe? Sì. E non sto parlando solo della mia cerchia di persone. Penso che forse sarebbe accaduto comunque, anche senza le droghe. Sì, cioè la cocaina, che è quello di cui stiamo parlando qui ... 

Voglio dire, il decennio è iniziato bene, con tutti che prendevano ecstasy.

Sì. Porca troia! Che droga! Se fosse successo negli anni '90, sarebbe stato un po' più ritmato. La cocaina non è la droga più creativa del mondo. E di nuovo, non è come Internet. Fa venire la nevrosi. E parli a cazzo. Voglio dire, la ragione per cui ci ho dato un taglio è che ne avevo abbastanza di conversare delle piramidi e del fottuto questo o quello alle 5 del mattino. Ogni cosa che abbia fatto sotto l'uso di cocaina andrebbe rifatto. Be Here Now fu scritto, registrato ed eseguito sotto effetto di cocaina e se hai assunto quella roba ... Incontro tanti ragazzi e ho firmato tanti autografi e mi parlano sempre di questo album. E io faccio: "Se lo ami, ottimo, cazzo!". Posso solo avere una mia opinione e basta.

Source: GQ UK
traduzione di oasisnotizie - Fine parte 3 di 3

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martedì 4 maggio 2021

Noel Gallagher a GQ: "Con gli Oasis ero pavido, ora sono un artista, ma non ho mai odiato gli Oasis e ne vado fiero"

Intervista a Noel Gallagher realizzata dalla rivista britannica GQ (numero di maggio 2021). Seconda parte della nostra traduzione. (PER LA PRIMA PARTE CLICCA QUI)

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Come prendi le critiche? Essendo stato sempre un cantautore autonomo, i produttori sono le uniche persone che ora ascolti? 

Di solito non ascoltavo mai nessuno quando ero negli Oasis, per via del marchio e per via della band. Ricordo che quando abbiamo fatto Standing On The Shoulder Of Giants con Spike Stent, c'era una drum machine nella stanza di controllo. E dissi: "Spike, di quella non hai bisogno. Crea più problemi che benefici". Non ho mai visto una persona così pavida in vita mia (parla di sé, ndr), ma una volta uscito da quella cosa, mi sono aperto a tutto. Ho co-composto circa sei canzoni nel periodo di quarantena con persone con cui ai vecchi tempi non avrei mai avuto a che fare. Penso sia dovuto al fatto che ora sono completamente soddisfatto di come gli Oasis ora si collochino e di quale sia l'eredità, perché quella cosa ce l'ho sempre. E nel peggiore dei casi se finisco per fare qualcosa che la gente vuole che io faccia, cioè tutte le canzoni degli Oasis, e ne tiro fuori una gran bella vita, sarebbe dannatamente fantastico e darà molta gioia alle persone. Come artista, però, non voglio quella cosa. Perché ho appena accettato che in realtà sono un artista.


Perché ci è voluto tanto?

Perché non era il tipo di cosa che diresti nelle case popolari. Io ero sempre il tizio delle case popolari con la chitarra, che sapeva suonare She Loves You. 

Ma quella è una cosa di anni fa.

Sì, certo, ma quando ero negli Oasis, se qualcuno mi diceva che ero un artista, io quella cosa la liquidavo sempre. Quando ho fatto Who Built The Moon? e spiegavo che sono entrato in studio senza niente e ho subito registrato e che quello significa essere un artista ... ho pensato: "Porca troia! Farei meglio a comprarmi una sciarpa, allora, e un cazzo di cappello!". Quindi solo di recente ho accettato questa cosa ed è una cosa avvincente essere in grado di farlo. 

Com'è stato cominciare come solista? Il pubblico si aspettava che tu avresti suonato le canzoni degli Oasis?

È stato difficile. E più è piccolo il concerto, più riesci a sentire, più senti il tizio che grida: "Dov'è Liam?" o cos'altro. Quando fai i concerti nei grandi luoghi chiusi, però, sei sovrastato da 16mila persone, guardi la scaletta e pensi: "Be', è solo qualcosa entro cui devi procedere", perché definirà il modo in cui andrai avanti". Nei primi tempi degli  High Flying Birds c'erano un sacco di macchine urlatrici. Sai, il tizio che fa: "Sei il tipo che scriveva le canzoni, perché cazzo non le canti?". 

Hai mai capitolato? 

No. La lista delle canzoni degli Oasis si  fatta più corta man mano che si è andati avanti. Ho iniziato suonando le canzoni degli Oasis, perché avevo un solo album. Quindi facevo 21 canzoni e metà di queste erano degli Oasis, ma metà di questa metà erano lati B. Andando avanti, ho avuto più roba da solista. Le canzoni degli Oasis sono diventate sempre meno. Ora ho trovato la formula. Quando faccio i concerti suono quello che voglio suonare, ma quando vado ai festival rigiro la cosa, perché non è il mio pubblico. La scaletta che ho fatto per Glastonbury, dove avrei dovuto suonare ma non ho suonato (a causa della pandemia, ndr), era piena di Oasis. 

Ti ho visto quando hai suonato allo stadio di Twickenham con gli U2 per il tour di The Joshua Tree qualche anno fa. Come stato fare da supporto a loro?

Mi è piaciuto tanto. È un pubblico più anziano, quindi non ci sono molte persone che urlano dannatamente.

Come sono cambiate le tue ambizioni da quando sei diventato un solista?

Non sono sicuro di averne molte altre. Le cose che avrei voluto raggiungere le raggiungerò ora, cioè un album al primo posto negli Stati Uniti.

Perché dici questo?

Perché non ho firmato per una major e non voglio firmare per una major. Ogni volta che pubblico un disco, devo fare delle licenze diverse per varie etichette indie in America, il che è una rottura di palle. E probabilmente mi sto pure svendendo un po'. Ricevo sempre offerte dalle major, ma non mi interessano, perché loro vogliono farti fare musica degli Oasis e basta. Vogliono che tu sia una versione di quello che è popolare. Scusate, ma l'ho già fatto e non voglio farlo. Voglio che questa ragazza francese parli in fottuto francese nel mezzo della sessione di registrazione di questo disco. Se facessi il disco per una major, vorrebbero che lo cambiassi e probabilmente potrei cavarmela perché sono pur sempre io, ma non voglio entrare in conflitto con nessuno.

Di cosa vai più fiero nella tua carriera?

Nel complesso, direi che la cosa di cui vado più fiero sono gli Oasis, perché significano così tanto per la gente e hanno continuato a significare così tanto che a volte ancora mi gratto la testa (mentre rifletto) su questa cosa. Quando abbiamo fatto il documentario Supersonic, è arrivata un'altra generazione di fan e l'altra faccia della medaglia di questo è che hanno una loro specifica versione degli Oasis che vogliono. Io non posso dargliela e c'è un pochino di tira e molla con questa cosa, ma è divenuta una cosa simile completamente per caso. Mi piacerebbe dire che era tutto un disegno mio, ma non è stato così. 

Mi piace tantissimo l'eredità della band. La amerei anche se non avessi scritto io tutte le canzoni. Inizialmente, quando una band si scioglie, tutti dicono cose stupide di cui presto finisci per pentirti, ma non penso di aver mai espresso odio per gli Oasis. C'è ancora una sorta di conflitto con alcune parti della fanbase, ma a parte quello lo amo dannatamente. Lo amo letteralmente. È una cosa globale. Non avrei potuto chiedere di più come cantautore. 

Source: GQ UK
traduzione di oasisnotizie - Fine parte 2 di 3

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lunedì 3 maggio 2021

Noel Gallagher si confessa a GQ: "Gli Oasis erano diventati un marchio, da solista mi sono liberato. Sui social offese nei miei confronti"

Intervista a Noel Gallagher realizzata dalla rivista britannica GQ (numero di maggio 2021). Prima parte della nostra traduzione.

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Incontriamo negli studi di Tileyard a Kings Cross, a Londra, un Noel Gallagher dal tono conviviale per parlare dei premi Uomo dell'anno di GQ ("se ci sono, ci siamo dentro") e delle sue vacanze. Forse è lecito dire che sembra che stia invecchiando in un modo più dignitoso del suo fratello rock: ha ancora i suoi capelli, la voce e – grazie a Dio –  buon gusto nella scelta delle scarpe.


Noel, non ti farò domande su tuo fratello, ma torniamo all'inizio: sei appena uscito dagli Oasis, la più grande band della tua generazione, e te ne stai seduto a casa a chiederti cosa fare. Cosa ti passava per la testa?

Ero sicuro di una sola cosa, che non avrei fatto nulla. Quindi mi sono preso un anno pieno di pausa e per quell'anno non ho pensato a niente, cosa che normalmente faccio ogni volta che finisco un tour. Ci prendevamo un bel po' di tempo libero e tornavamo alla vita normale. Poi, dopo circa un anno, una sera sono andato a letto, senza pensare a niente di particolare, e poi mi sono svegliato l'indomani e ho fatto: "Bene, facciamo un disco". Non ho avuto una band o un nome per la band finché non ho finito il disco e stavamo per uscire, per cui me la sono presa con calma. Non ho affrettato niente.  Fino a che non ho registrato l'album, non sapevo se avrei cantato. Avevo intenzione di fare queste canzoni e vedere come sarebbero parse e mi sono parse grandiose. E poi ho pensato: "Bene, è meglio che scelga un cazzo di nome per la band!".

Il nome si ispira ai Jefferson Airplane, vero?

Sì. È proprio stupida questa storia. Ricordo che una sera in auto passai vicino allo Shepherd's Bush Empire, tornavo a casa dallo studio di registrazione e provavo a visualizzare il mio nome con le luci. E pensai: "No, devo inventare un altro nome" (come dice Noel stesso, il suo nome non è esattamente Ziggy Stardust, ndr). L'indomani stavo usando la lavastoviglie e la radio era accesa. Non so su quale stazione fosse sintonizzata, ma misero su qualcosa dei Peter Green's Fleetwood Mac e poi trasmisero la cover di High Flying Bird fatta dai Jefferson Airplane. Pensai a 'Fleetwood Mac', qualcosa del genere, e poi pensai ad 'high flying birds'. Feci un rapido controllo per vedere se fosse coperto da copyright e non lo era, per cui pensai: "Grandioso!". Non ci ho pensato molto su, in realtà.

Perché l'avversione per l'idea di fare il solista?

Suppongo fosse una questione di sicurezza di sé. Venendo da qualcosa di così significativo e avendo un'identità così forte, penso che una parte di me non volesse dare l'impressione che stessi solo andando in tour a suonare i miei successi. E basta. Quindi penso sia stata un po' una cosa a metà strada. L'ho falsificato un po', dato che è un nome di una band, ma dentro ha il mio nome. E suonava fico. L'ho scritto su varie cazzo di cose, poi l'ho fissato e ho pensato: "A dire il vero sembra proprio fico. Vada per questo!".

Ho letto in varie interviste che hai detto che hai dovuto cambiare il modo in cui componi. È vero?

Totalmente. Quando scrivi per una band che è diventata un marchio e un cazzo di business enorme – e questo lo dico solo con il senno di poi, dato che all'epoca non me ne rendevo conto – stai scrivendo con il peso del marchio che incombe su di te. Le canzoni devono suonare in un certo modo per vendere 70 milioni di dischi e non vorrai mica mandare tutto all'aria per un capriccio. Molte delle prime canzoni degli High Flying Birds in realtà erano state scritte per gli Oasis, ma dato che io non sono un marchio, e gli High Flying Birds non sono un marchio, potevo fare qualunque cosa volessi. Quando sei i Metallica, i Red Hot Chili Peppers, le masse si aspettano un certo tipo di cosa da te. La maggior parte delle band famose non deviano mai dal cammino e gli Oasis erano diventati così. Sai, si fa questo: c'è un certo sound e c'è un certo posto dove si suona e la musica deve riempire quel posto. Quindi una volta che mi sono scrollato di dosso quella cosa, come compositore ho provato una sensazione di liberazione.

Ricordo che Bono una volta disse che gli U2 in studio si preoccupavano quando qualcuno diceva che quello che stavano facendo era "interessante", dato che con gli U2 non si poteva fare quella cosa lì. Si devono scrivere canzoni degli U2 che suonino grandiose in uno stadio.

È vero, anche se probabilmente sono la band più flessibile tra tutte quelle band famose, dato che ogni tanto cambiano rotta. Quando sono andato in tour con loro, ho detto ad Adam Clayton che ricevevo ancora molta merda dai fan degli Oasis perché stavo usando i sintetizzatori e lui mi ha detto che ha subito la stessa cosa con Achtung Baby. Ho detto: "Sì, ma tu non dovevi fare i conti con i social, per cui non avevi idea di cosa stesse dicendo la gente". Io non sono sui social, ma il mio business lo è, e le offese da parte dei fan degli Oasis sono peggiorate man mano che si andava avanti. Ma non puoi lasciare che loro ti ordinino cosa fare. 

Un tempo ho fatto il rock da stadio e non penso di essere capace di rifarlo. A metà del mio primo tour, avevo fatto il tutto esaurito alla O2 Arena e la cosa non mi faceva sentire a mio agio. Perché a) sentivo di non averla guadagnata e b) Pensavo che la gente stesse venendo a vedere il tizio degli Oasis "e farebbe meglio a fare queste cazzo di otto canzoni!", cosa che, ovviamente, non ho fatto, e che non ho mai suonato da allora. Mi trovo più a mio agio nei teatri, dove puoi interagire un po' con il pubblico. Nei palazzetti, invece, il pubblico si aspetta un certo tipo di resa, che non sono in grado di garantire.

Per anni Paul McCartney non ha parlato dei Beatles, ma più invecchia, più acquista titolarità di quell'esperienza. Quando hai lasciato gli Oasis hai parlato con qualcuno che aveva vissuto qualcosa di simile?

L'unica persona a cui ho chiesto è stato Paul Weller, che è uno dei miei amici di più vecchia data, e il suo atteggiamento verso tutto questo è stato: "Si fottano!", il che è grandioso. Quindi solo dopo un po' mi sono accorto che in realtà gli High Flying Birds sono i miei Style Council. Quando di recente ho visto il documentario su di loro, mi è parso tutto chiaro: avevano una ragazza di colore nella band e io ora ho una ragazza di colore e una ragazza francese, e così via. I fan dei Jam dicevano a Weller: "Che cazzo stai facendo?". E i fan dei Jam e i fan degli Oasis vengono dalla stessa stoffa, hanno quell'atteggiamento molto "da ragazzo" e sono guidati dall'identità.

Quando suoni una canzone degli Oasis, è una cosa che costruisce molto l'identità: è un pezzo che conoscono tutti e il posto va in visibilio, cazzo. Poi suoni la tua roba nuova e c'è un netto calo nel numero di persone che la apprezzano. E tra queste canzoni la gente reclama costantemente roba che hai scritto vent'anni fa, ma o affondi e nuoti o devi guardare queste persone negli occhi e dire: "Vadano a fanculo!". Weller non ha mai suonato qualcosa dei Jam, che io sappia, per dieci anni, e neanche allora suonava A Town Called Malice. Sento che se suonassi Don’t Look Back in Anger, Wonderwall e Half The World Way e non fosse abbastanza, penserei: "Non vi basta? Cos'altro volete?".

Cosa dovevi raggiungere che non avevi giù raggiunto con gli Oasis?

Ero arrivato a 43 anni ed ero in una band che aveva cambiato il mondo, ma che era costruita sui litigi. E pensavo: "Ho due cazzo di figli!". Questa era la parte che si ritiene che io dovessi godermi. Mi sarei dovuto preoccupare di comprare una cazzo di spiaggia, non di litigare con chi ci sosteneva. Viaggiare per il mondo e avere 5mila o 20mila persone che si innamorano di te simultaneamente ogni sera è la cosa più bella che tu possa fare, ma non quando, sulla strada per andare al concerto, litighi per il tour manager. Era una cosa che mi distruggeva l'anima e io volevo essere felice. Alcune persone pensano che quello che io faccia sia dannatamente terribile e alcuni pensano che sia meglio di quello che facevo prima. Quindi dipende tutto dall'ascoltatore.

Quando sono giunto al (momento di comporre il) terzo album, Who Built the Moon?, prodotto da David Holmes, ho pensato che forse fosse il momento giusto per mandare tutto all'aria, dato che avevo fatto due album basati sulle chitarre. Inoltre non volevo molti altri tizi sul palco. Ho sempre avuto ragazze che cantano nella mia roba da solista, quindi è divenuta una cosa naturale. Quando eravamo in America per una cazzo di cosa, ed eravamo tutti ammassati nello stesso camerino, ragazze e ragazzi, e le nostre ragazze si mettevano il trucco e i ragazzi erano seduti lì a parlare di calcio, uno di loro mi ha detto: "Scommetto che non avresti mai pensato che saremmo diventati così, vero?". In realtà io programmavo che fosse una cosa così, come un circo itinerante.

Anche se non sei sui social, c'è la tentazione di sbirciare oltre le spalle delle altre persone per vedere cosa si dice?

No. Come sai, non ne viene fuori mai qualcosa di buono, ma non saresti umano se la tua canzone fosse lì e non pensassi: "Mi chiedo cosa ne stia dicendo la gente". Onestamente della cosa non mi è mai importato finché è uscita Holy Mountain. Ho parlato con qualcuno del mio ufficio e ho chiesto quale fosse stata la reazione a quel brano. E mi hanno detto che era varia. Ho detto: "Be', è sempre varia". E mi hanno detto "molto varia".

Quando ho conosciuto David Holmes, il modo in cui ha parlato di come avremmo fatto il nuovo disco è stato cruciale. "Guarda, quello che fai con quella chitarra acustica è incredibile. Tutti lo amano, ma non vuoi fare della musica del tipo che ti piace ascoltare?". E io: "Sì". E mi ha tirato fuori tutti questi dischi poco noti, il cazzo di kraut rock, e mi ha fatto: "Che ne pensi di questi?". Li amavo, cazzo. E lui: "Bene, allora. Faremo un pezzo così". Ed è davvero liberatorio sentire queste parole da un produttore, perché io ho lavorato con produttori che sapevano quale disco farti fare prima di venire all'incontro, perché la cosa fa bene a loro. Per ogni cosa che facessi che avesse un minimo segno di qualcosa di tradizionale, Holmes diceva: "No, rifalla!". Sai, ricordo di aver scritto otto ritornelli per una canzone e ogni volta il ritornello migliorava. E pensavo: "Che cazzo vuole questo tizio?". Sono arrivato al nono ritornello e lui mi ha detto: "È questo!". È stato grandioso essere stimolato così. Quindi il prossimo album dovrebbe essere dannatamente grandioso.

Source: GQ UK
traduzione di oasisnotizie - Fine parte 1 di 3

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sabato 18 maggio 2019

Lasciate lavorare Noel Gallagher. Gli artisti fanno così, hanno bisogno di una svolta

Noel a Seul il 18 maggio (@moon_ologue)
Qualche giorno fa Noel Gallagher ha pubblicato il videoclip di Black Star Dancing, riportando luce su un pezzo (originariamente uscito a margine della sua esibizione al Concerto del Primo Maggio) che nel frattempo abbiamo provato un po’ a nascondere sotto il tappeto. Se non altro per dargli tempo di venirci incontro, per farlo “crescere”, onde evitare un impatto così straniante con questa realtà che lui aveva provato già ad anticiparci a parole. Stentavamo a immaginarcela, ma adesso lo sappiamo: con le sue psichedeliche atmosfere fra il “cosmic pop” (già brevettato in Who Built the Moon?) e – soprattutto – la disco anni 70, il nuovo singolo di The Chief non è esattamente il brano che ci saremmo aspettati di trovare in cuffia, anni luce lontano da ciò che da venticinque anni siamo abituati a rintracciare su quelle coordinate – con Liam o senza.

Ecco: se già questo cambio ha stordito (non poteva fare altrimenti) e acceso tante bocche da fuoco, le dichiarazioni di Noel a margine del Concertone, a Radio Due, hanno fatto peggio. In sintesi: nel prossimo EP (che non sarà la sola uscita di quest’anno, pare) questo nuovo corso prenderà davvero il via, con drum machine e bassi in abbondanza, mentre le chitarre saranno pochissime. Panico. Riusciamo a immaginarci The Chief tutto disco e senza chitarre? No? Appunto: non riusciamo, ma non è detto che ci sia da aver paura. Anzi: non è proprio detto che, a prescindere dal risultato, sia una mossa per cui storcere il naso, questo voler dare una svolta alla propria direzione.

Chiaro, dichiarazioni del genere fanno rumore, e una cavalcata ballerina come Black Star Dancing – nonostante il lavoro di sdoganamento dal brit-pop di Who Built the Moon? – altrettanto. Ma non è un brutto pezzo, questo va detto, e finalmente porta iconoclastia e novità nel sacro mondo dei Gallagher. Perché se Noel e Liam sono (stati) sregolati nella vita, eretici a parole e supersonici nell’approccio, la loro musica è risultata sempre ultra-conservatrice – coi Beatles, e con tutta una certa tradizione brit. Ora, invece, è come se un nostro amico d’infanzia che continuiamo a frequentare tutti i giorni avesse cambiato di colpo taglio di capelli: prima di dare giudizi, uno straniamento iniziale è naturale; bisogna farci “l’occhio”, l’abitudine. Ci vuole tempo. Ma il coraggio della scelta (che pare comunque ponderata) resta.

Di più: se le carriere soliste di entrambi, così come la discografia della band post 2000, faticano a entrare nel cuore di molti, è sicuramente anche per la loro incapacità di allontanarsi dai modelli originali, di non evolversi mai davvero. The Chief in questo senso ha fatto più del fratello, ma l’ombra di Definitely Maybe e Wonderwall resta, e la venerazione (quasi a effetto nostalgia) dei primi Oasis è un dato incontrovertibile. Insomma, se finora non c’è arrivata un’altra Live Forever è semplicemente perché non può esserci: meglio guardare altrove e non rimanere schiacciati. Sotterrare le chitarre, anche. Se serve.

E c’è un altro aspetto, poi, che mina l’opinione che il mondo ha di Noel Gallagher, perlomeno da parte di chi “ne sa” – giornalisti, musicisti e in generale una fetta di appassionati di musica. Riguarda proprio l’ultra-conservatorismo: la “battaglia del brit-pop”, per i critici l’hanno vinta i Blur. Perché? Perché hanno rischiato con dischi come Blur e 13, si sono spinti sull’alternative, sull’innovazione. Gli Oasis, invece, pur con un po’ di snobismo sono considerati troppo faciloni, guardinghi, propensi al collaudato. E a ritroso, è vero: i Gallagher non hanno mai osato, hanno preso i Beatles e li hanno sporcati, drogati (ancora di più), contaminati e post-modernizzati, ma poi sono rimasti lì. E una porzione di mondo ha continuato a preferirgli uno come Damon Albarn, che della sperimentazione ha fatto la propria ragione d’esistere. Ci è riuscito? Non sempre, ma ci ha provato, e ha spinto più in là l’asticella di volta in volta.

Conta questo, alla fine, e un eventuale nuovo corso potrebbe rompere quella cortina di sufficienza con cui il Nostro viene visto in determinati ambienti, oltre a smarcarlo dai suoi stessi schemi. Potrebbe darci un Noel nuovo: magari sperimentale, sicuramente coraggioso. E sì, ripensare la propria musica in maniera tanto radicale, eliminando quelle chitarre che hanno fatto gli anni Novanta, è la scelta più difficile per un guitar hero come lui. Ma se cancellare gli assoli, le curvature morbide e quei riff così lenti e goderecci non è roba da poco per The Chief, figuriamoci per noi, che ci coccoliamo ancora l’immagine assurda di una reunion tutta sei corde e brit-pop. Appunto: dobbiamo solo fare l’abitudine ai cambiamenti. Lasciamolo lavorare: forse, dopo 25 anni, sta per arrivare una prima, vera svolta nella sua carriera. Così fanno gli artisti, no?

Patrizio Ruviglioni - Rolling Stone Italia

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mercoledì 20 giugno 2018

Noel Gallagher incanta Taormina nello splendido Teatro Antico

Nella meravigliosa cornice del Teatro Antico di Taormina, location impareggiabile, ieri sera è andato in scena il concerto di Noel Gallagher e dei suoi High Flying Birds, tra cui gli ex Oasis Gem Archer e Chris Sharrock, prima tappa del tour italiano di giugno dell'artista di Manchester.

Bandiera del Manchester City e copertina di Who Built the Moon? sulla batteria, il cantautore, reduce dal concerto del 16 giugno al Pinkpop Festival, nei Paesi Bassi, ha deliziato i suoi fan in uno scenario mozzafiato, a due passi dallo splendido mare di Sicilia.

Tanti i fan accorsi da ogni parte d'Italia nella cittadina in provincia di Messina. Presenti in buon numero anche fan stranieri, per la gioia di alberghi e b and b.

Inevitabile la caccia al selfie e all'autografo con il cantante, che in occasione del soundcheck, nel pomeriggio, ha stretto mani e firmato magliette e dischi ai fan. Noel era atterrato a Catania lunedì ed era stato immortalato da alcuni fan all'Aeroporto Fontanarossa. Poi il trasferimento a Taormina.

Questi i prossimi concerti di Noel:

21 giugno - Napoli, Etes Arena Flegrea (Noisy Naples Fest)
22 giugno - Roma, Auditorium Parco della Musica - Cavea (Roma Summer Fest)
23 giugno - Milano, Area Expo Experience (I-Days Festival)

Ecco il racconto di Noemi, che ha avuto modo di incontrare Noel, di fare una foto con lui e farlo posare con un bel sorriso (evento non proprio frequente).
Senza dubbio, questa è stata LA PIÙ BELLA ESPERIENZA DELLA MIA VITA. Due giorni interi di stalking, ansia, felicità ed agitazione. Il concerto più bello che io abbia mai visto in una location che mozzava il fiato, una delle città più belle della Sicilia ed una compagnia spettacolare. È stato tutto perfetto. Ho passato sicuramente i 2 giorni più belli della mia vita tra mare, ottimo cibo e lunghe passeggiate in centro per cercare quel testone di Noel. Quando ho saputo che Noel aveva firmato alcuni autografi nel posto in cui io ero stata fino a 2 minuti prima per 3 ore, mi è venuto un colpo, sono morta dentro. Ho pensato “vabbè, l’importante è che io sia al concerto”, mi ero rassegnata. Ho visto il concerto, sono riuscita a saltare due file e vederlo ancora da più vicino, ho sentito le canzoni più belle dal vivo, Noel mi ha fatto segno due volte e Gem mi ha salutata. Alla fine del concerto ero mega felice. Ho cominciato a stalkerare di nuovo per un paio d’ore finché mi fermo, ormai senza speranze, ai piedi di un hotel fuori Taormina. Avevo camminato un sacco, ero esausta, avevo fame e sonno. Ho detto: “vabbè, io rimango qui tutta la notte; se c’è, bene, altrimenti fanculo, vuol dire che non è destino”. POI LA SVOLTA. Sento dall’interno qualcuno che parlava inglese. Si apre la porta e vedo il bodyguard Steve che da un’occhiata fuori e sento dire “there’s only a girl” (sì raga, ero sola alle 3 di notte sotto un albergo inculato di Taormina). DOPO 5 MINUTI, sento dire “Goodnight!” Vedo uscire un tassista italiano basso, panzuto e con gli occhiali, seguito dal bodyguard Steve. E Noel. NOEL. Avevo Noel a due metri di distanza. Io, incredula, pronuncio il suo nome, lui si gira e (incredulo anche lui) e mi sorride. Mi fiondo su di lui con album, pennarello e telefono. Io muoio, resuscito, muoio di nuovo e resuscito di nuovo nel giro di due secondi. Lui mi vede così e mi chiede “what’s your name?”. Gli rispondo. Sorride. Gli chiedo “can I hug you?” E lui “of course”. L’HO ABBRACCIATO FORTISSIMO MA TALMENTE FORTE CHE LUI SI È MESSO A RIDERE. Mi autografa l’album con tanto di cuore e bacini sparsi. Ci facciamo fare la foto dal vecchio buon Steve, mi guarda, mi sorride e mi augura buonanotte. L’ho visto salire in macchina, l’ho salutato con la mano e sono SCOPPIATA IN LACRIME. Per quanto mi riguarda, posso anche morire felice adesso. Addio.


Noel con Noemi





PHOTOGALLERY COMPLETA CLICCA QUI

Scaletta:

Fort Knox
Holy Mountain
Keep on Reaching
It's a Beautiful World
In the Heat of the Moment
Riverman
Ballad of the Mighty I
If I Had a Gun...
Dream On
Little by Little
The Importance of Being Idle
Dead in the Water
Be Careful What You Wish For
She Taught Me How to Fly
Half the World Away
Wonderwall
AKA... What a Life!

(encore)
The Right Stuff
Go Let It Out
Don't Look Back in Anger
All You Need Is Love (The Beatles cover)
Source: La Repubblica - Palermo



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sabato 17 marzo 2018

Noel Gallagher su famiglia, rock and roll e Be Here Now: "Lo odio. Mai comporre album in vacanza e in pantaloncini"

Noel Gallagher intervistato da Talia Schlanger di World Cafe (NPR Music) negli USA. Si parla del nuovo album, di valori familiari, di Don't Look Back in Anger, di ispirazioni, di Kanye West, delle colpe dei coffee shop e di Friends e del suo odio per Be Here Now. E di altro.

Traduzione italiana di oasisnotizie.

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Oakland, 10 marzo 2018 (@keenybaby1)
Nella creazione di Who Built the Moon? hai lavorato con il produttore di musica elettronica Dave Holmes.  Per me tu sei un vero autore delle canzoni che componi e delle cose che fai. Sembra che stavolta tu abbia accettato che lui ti spingesse in direzioni diverse.

Che lo abbia pensato consciamente o inconsciamente, non avrei potuto portare molto oltre quella cosa che inventai quando, nel 1991, mi unii agli Oasis. David mi ha detto: "Puoi startene lì seduto con quella chitarra acustica e scrivere canzoni come  The Dying of the Light, Wonderwall e Talk Tonight per il resto della tuavita e in quello sei il migliore, ma vuoi indossare per sempre gli stessi vestiti?" Quando ha detto così ho pensato: "Sai che c'è, è giusto. So fare roba così a occhi chiusi". Si è giunti ad un punto in cui in cui fai: "Proviamo qualcosa di nuovo". Mi sono messo in disparte su molte cose, devo dire, e ho lasciato che David facesse la cosa sua.

Sento molti diversi canoni rock and roll in questo album. È molto rivolto in avanti, ma dà anche la sensazione di una raccolta di ispirazioni da molti posti diversi. Hai detto che una delle canzoni l'ha ispirata "lo spirito di Blondie".

She Taught Me How to Fly.

Sento proprio l'influenza di Blondie specialmente nella batteria, quella di Clem Burke. Come lo fai? Pensi di scrivere per la voce di Blondie? Semplicemente la ascolti e filtra?

Una canzone per Blondie la scrivi così: ogni mattina prima di andare a lavorare ascolti il Best of Blondie e all'improvviso le cose iniziano a piovere dal cielo. Mentre la cantavo pensavo: "Riesco a sentire Debbie Harry che la canta e riesco a sentire Clem che suona la batteria, e riesco a sentire tutte queste cose a Top of the Pops".

Orpheum Theatre, Los Angeles, 12 marzo 2018
In quel momento cosa ti trattiene dal chiamare Blondie e dirle: "Ehi, Debbie, ho scritto una canzone per te"?

Perché la canzone è davvero bella e a Blondie non piaceva. Se fosse stata la cosa giusta da fare avrei sempre potuto chiamare Blondie. Ed è davvero eccezionale, potrà prenderla quando non mi servirà più.

Ho sentito che parli di co-autori e sembra che tu non sia un grande appassionato dell'idea di collaborare alla scrittura delle canzoni.

Lascia che te lo chiarisca: se il tuo nome è sulla copertina di un disco da solista per favore concedi almeno che tu scriva tutte le canzoni. A volte mi deludono gli artisti solisti. Penso: "Chiaramente non l'hai scritta tu". Se hai problemi a scrivere una canzone e hai bisogno di un co-autore, le band servono per quello.

Qual è la differenza tra quello e scrivere qualcosa con lo spirito di qualcuno come Blondie che giunge attraverso di te? È una sorta di scrittura a quattro mani di tipo spirituale?

Sì, penso di sì. Potrei scommettere una delle mie case che a Debbie Harry e Chris (Stein) farebbe piacere che qualcuno dalla loro musica abbia tratto l'ispirazione per scrivere una canzone così bella. Quindi quando gli Arctic Monkeys e i Kasabian, i Razorlight e i Libertines e tutte quelle band venute fuori dall'Inghilterra nel 2004, 10 anni dopo Definitely Maybe, iniziarono tutte a dire: "Ci appassionammo agli Oasis", io feci: "OK, bene, sarà meglio che sia una cosa buona questa". Perché molte persone fondano band per via di quello che fai tu. Il novanta percento delle band sono orribili. Tutte queste band sono fantastiche e mi piacciono tutte. E feci: "Bene, abbiamo fatto qualcosa di fantastico allora, dato che so che dopo quello vengono cose fantastiche".

Noel con Charlotte Marionneau, sua suonatrice di forbici
La canzone Fort Knox, che apre il disco, trae un po' dallo spirito di Kanye West.

Il giorno in cui uscì quel suo pezzo Fade capitò che fossimo in studio. L'avevo sentita quella mattina e ne ero rimasto strabiliato: quel pezzo è grandioso. Andammo in studio e io chiesi a David: "Hai sentito il nuovo brano di Kanye?". Così la mettemmo su con le casse grandi e mi disse: "Dovremmo fare un brano per Kanye". Così ascoltammo Power. Power ha quei cori di ragazze e io feci: "Allora, bene, dobbiamo ottenere quello". Così abbiamo ingaggiato le nostre ragazze e loro hanno fatto qualcosa di simile. Siamo stati attenti a non infrangere il copyright di nessuno.

Come lo fai?

Devi dire alle ragazze: "Questo pezzo è chiaramente di Kanye. Faremo qualcosa di simile, ma non uguale". Non mi piace fornire alla gente disposizioni assolute in studio. Mi piace, quando ingaggio gente che suoni per il mio disco, vedere prima cosa tirano fuori loro e poi provare ad adattarlo a cosa sto facendo.

Cosa ti piace di Kanye e di quello che fa?

Ha avuto una serie di singoli che mi hanno lasciato a bocca aperta, come Black Skinhead, Fade, Power ... È proprio sui generis. Non si fa problemi a dire quello che pensa. È piuttosto spassoso. Non so se è spassoso intenzionalmente, ma è uno spirito libero, amico.

Ci sono somiglianze tra te e Kanye?


Quando è uscita Black Skinhead mi è capitato di trovarmi ad una festa dove c'era Rick Rubin. Lui ha prodotto Yeezus. E gli ho detto: "Quanto di quella cosa è sua e quanto c'è di tuo?". In particolare quel brano, perché non suona come nessun'altra cosa che abbia fatto. E mi ha detto: "Oh, è tutta roba sua". Ho fatto: "Wow". Ho molto più rispetto per lui ora che prima di avere una conversazione con Rick.

Ho sentito dire questo di Rick Rubin, che il suo genio se ne sta seduto e fa fare alle persone quello che fanno.

@levolumecourbe | Instagram
È quello che dovrebbero fare i grandi produttori: non dovrebbero entrare e fare un disco per te. Dovrebbero trovare qualcosa dentro di te che tu non sapevi che esistesse. Per esempio io scrivevo parti di chitarra e David fermava costantemente la registrazione e diceva: "Quella suona come gli Oasis, non farla". E poi ne facevo un'altra e diceva: "Suona come gli High Flying Birds, non farla. Fai qualcos'altro". Una volta che hai esaurito tutti i tuoi trucchi e tutte le cose che ti fanno suonare come te stesso, lasci perdere e inizi ad essere creativo.

Al momento c'è qualcuno che nel Regno Unito stia facendo una musica che porti avanti la stirpe del rock and roll secondo te?


La radio in Inghilterra è pessima. La principale stazione radiofonica nazionale, Radio 1, francamente mi dà fastidio. È roba per bimbi di sette anni, il mio figlio di sette anni la ama. La guitar music non ha presenza alla radio, il che rende piuttosto incredibile che i brani di Who Built the Moon? siano state delle hit radiofoniche piuttosto importanti. In Inghilterra alla radio non ti becchi canzoni come Holy Mountain.

Cos'è per te il rock and roll?

Per me è libertà di pensiero. Libertà di espressione. Non è la fiacca di pelle e il Jack Daniels, anche se quello aiuta sempre. Peer me quando ho iniziato nel mondo della musica il rock and roll erano i Led Zeppelin e i Beatles, gli Stones e i Sex Pistols, e poi a metà degli anni '90 la gente ha iniziato a produrre in massa magliette celebrative del tour del 1971 dei Rolling Stones e magliette degli MC5. La gente faceva: "È proprio rock and roll, no?" e la cosa ha perso senso.

Noel con Charlotte, sua suonatrice di forbici
È successo quello? Le magliette hanno ucciso la rock and roll star?

Le magliette e il caffè. Dall'ascesa dei coffee shop la cultura è sparita, non credi? La gente inorridisce che si debba pagare per avere la musica. La musica! Ma 20 dollari per due caffè ... oh, sì, assolutamente.


Sento che la resistenza alle tariffe sulla musica è una cosa venuta dopo che la gente ci si è abituata. Forse il fatto è che si sono abituati a spendere per prodotti che sembrano cultura - come il caffè - e poi ha modificato le sue priorità finanziarie. O forse il fatto è che all'improvviso la musica è diventata gratuita.


Io dò la colpa a Friends.

La sitcom televisiva? Per cosa vuoi dare la colpa a Friends?

Per l'ascesa dei coffee shop. Andare in giro con i maglioni a bere caffè venduto a prezzo esagerato e parlare di scemenze.

Sei in tour per supportare Who Built The Moon?, suoni per lo più roba dei Noel Gallagher's High Flying Birds, ma anche alcune vecchie canzoni che scrivesti per gli Oasis. Quando suoni canzoni come Wonderwall o Don't Look Back in Anger cosa ne ricavi oggi?


Quando tra il pubblico vedo adolescenti — che erano appena nati quando gli Oasis si sono sciolti, figurarsi quando eravamo insieme —  penso: "Wow, abbiamo fatto qualcosa di speciale e senza tempo, che le generazioni che vengono molto dopo quella cosa lo apprezzano ancora. Quindi ecco cosa.  Direi che è tutto. È difficile mettere insieme una scaletta, perché pensi: "Ho chiuso con quella canzone? Quante altre volte la suonerò?". Sei come obbligato almeno a fare un tentativo. Quanto a Don't Look Back in Anger, non penso che mi farebbero uscire dal luogo del concerto se non la suonassi. È come la mia Hey Jude.

Volevo parlare un pochino di quella canzone. Sappiamo tutti che nel maggio 2017 c'è stato l'orribile attentato alla Manchester Arena, al concerto di Ariana Grande. Quella settimana ci fu quel momento pubblico di silenzio e proprio alla fine questa donna iniziò a cantare Don't Look Back in Anger. E poi l'intera folla scoppiò a cantare.

Lo stavo guardando in diretta al telegiornale.

Soundcheck di Noel ad Austin, 2018 (pic by Sharon Latham)
Cosa ti passava per la testa mentre lo vedevi?

In quel momento penso che per la testa non mi passasse neanche un singolo pensiero. Ero semplicemente sconvolto. Mi ha dimostrato — non che avessi bisogno di una prova a riguardo — quanto sia importante la musica, o una canzone, per la gente ... Tutte le parole che erano state dette dai leader religiosi e politici fino a quel momento della commemorazione erano cose che senti tutte le volte. Una ragazza ha deciso di rompere il silenzio con una canzone e ha riunito tutti. Ora che la canzone sia mia o meno è irrilevante: se fosse stata una canzone di qualcun altro sarei comunque rimasto a bocca aperta di fronte al fatto che la musica è quello che ha portato tutte quelle persone a condividere questa esperienza. E poi ho avuto l'occasione di riaprire l'arena qualche settimana dopo. Cantare quella sera — lì c'erano alcuni dei sopravvissuti — è stato whew, è stato sui generis.

Io e il mio produttore eravamo seduti a guardarlo stamattina mentre ci preparavamo. E ci ha fatto piangere. È davvero commovente. Ma pensavo anche a qualcosa che ho letto qualche tempo fa a proposito di quella canzone: che è come nata da un testo senza senso.

La scrissi dopo essere uscito da un locale di spogliarelli.

Ecco qua. Parlamene.

È iniziata come una canzone di ribellione, parlava di questa donna. Lei vede metaforicamente il diario della sua vita che scorre e pensa: "Sai che c'è? Non ho rimpianti". Ci fa un brindisi. Poi è diventata questa canzone di celebrazione. E ora è come un inno. Non la suono più in elettrico, non sembra più giusto suonarla in elettrico. Penso sia ancora una canzone di ribellione.

Noel Gallagher ad Austin, 5 marzo 2018
Be', lo è. Specialmente in quel contesto poi.

Quindi inizia come una canzone sul non avere rimpianti e poi finisce per essere questo inno di ribellione sul non farsi abbassare al livello dei terroristi.

Quando scrivi una canzone così hai in testa una tecnica secondo cui pensi: "Questo è ciò che posso fare con questa canzone per renderla qualcosa che diventerà davvero famoso e che sarà in sintonia con molte persone per molto tempo"?

Be', più invecchi, più successo hai e più inizi a giudicare con il senno di poi. Se avessi saputo quella sera cosa sarebbe diventata Don't Look Back in Anger non l'avrei mai portata a termine. Come avresti potuto ultimare quella canzone? Non sarebbe mai stata abbastanza bella,
È di quello che ha sofferto Be Here Now. Era la prima volta in cui mi fosse richiesto di scrivere un album in qualità di compositore più importante del mondo, così sono avvizzito sotto quella pressione, penso. Odio quell'album.

Ne eri consapevole all'epoca?

Lo scrissi in vacanza. Tanto per cominciare non dovresti scrivere dischi rock and roll in pantaloncini. Ricordo di essere tornato a Londra con le registrazioni demo e di aver pensato che andasse tutto bene. Lo feci sentire a tutti e onestamente era come se avessero sentito il disco più grande di tutti i tempi. E pensai: "Oh, forse è davvero bello allora". Tutti quelli che mi circondavano — management, casa discografica, il resto della band — faceva: "Questo è incredibile. Questa è la cosa migliore che tu abbia fatto". E io pensavo: "Forse lo è!". Pubblichiamolo, otterrà le migliori recensioni che un disco degli Oasis abbia mai ricevuto.
Così ricordo che ero in tour. I due album che dovevamo suonare erano Morning Glory e Definitely Maybe e molte di queste nuove canzoni. Divenne subito molto evidente, dopo circa quattro settimane, che queste nuove canzoni non erano assolutamente all'altezza del livello delle altre. Lo capivi quando le suonavi. Se provi a far seguire a Rock 'n' Roll Star, sai, Magi Pie, non devi essere un neurochirurgo per capirlo. Lo odio.

Quello che mi ha colpito della nuova canzone Be Careful What You Wish For è stato che ... io sono cresciuto amando quello che fai e quello che fanno molti dei miei artisti preferiti. E quello che quella canzone evocava in me era che forse la gente che ammiro non ha modo di esprimere veramente il dolore o la vulnerabilità o la verità che avrebbe bisogno di esprimere, perché deve cantare queste canzoni per noi che noi prendiamo come un surrogato. Sono proprio fuori strada?

I primi due versi sono iniziati come un messaggio ai miei figli sulla fama, sul denaro e le droghe e tutto quello. "Semplicemente fai attenzione a quello che ti auguri". I tre versi seguenti parlano di — ora sembrerò pretenzioso — un monito per i figli degli altri, capisci cosa intendo? ... La fama è incostante; non è vera. Le emozioni sono vere. Quindi ti fanno cantare la tua canzone, ma non vogliono proprio sapere come ti senti. Ora, quella cosa in sé va bene. Mi è servita tantissimo negli anni. Non voglio che nessuno sappia chi sono. Onestamente non desidero che nessuno mi chieda come mi sento. Sono qui per la musica.

Ma la gente pensa di sapere come tu ti senta, più o meno, perché tu canti quelle canzoni.

Se faccio bene il mio lavoro le mie canzoni dovrebbero dirti più di te che di me. Se scrivo e rileggo un verso ed è troppo personale lo tolgo immediatamente.

Noel Gallagher con Gem Archer durante un soundcheck
Dove finiscono quelle cose?

Nel cestino. Non mi piace ascoltare canzoni personali su altre persone, perché per me non significa nulla. Sai, ti è morta la mamma. La mia non è morta, quindi perché lo stiamo ascoltando? Capisci? Le mie canzoni tendono a parlare delle verità universali della vita. Tutti amiamo e odiamo e perdiamo e vinciamo a volte, e tutte quelle cose.
Tra le verità universali della vita giace la magia. Se sei molto pragmatico —"Questa è una canzone che parla di come mio padre abusasse di me quando ero bambino" — io faccio: "Davvero? Sarà meglio che sia una bella canzone, perché non sembra che saranno cinque minuti felici". Quando ascolto la roba solista di John Lennon e parla di sua madre a me non interessa.

L'esempio sul fatto di essere vittima di abusi del padre è interessante. È qualcosa che è successo a te.

Sì, certo.

Non hai scritto alcuna canzone a riguardo.
No. Ma ne ho parlato molto presto. I padri di molti miei amici erano uguali. Erano i tardi anni '70, i primi '80, un'epoca brutale nel nord ovest. Non avrei mai voluto parlarne, mai. Nel mondo c'è troppa gloria per scrivere di dolore.

Soundcheck ad Atlanta, 28/02/2018
In quel contesto penso a Be Careful What You Wish For. Hai detto che è stato, in parte, un messaggio ai tuoi due figli. Quanti anni hanno?

Hanno 10 e 7 anni.

So che hai parlato del rapporto con uno dei tuoi fratelli fino alla nausea e non mi interessa affatto infilarmi in quel tunnel.


Bene.


Quello che mi interessa, e va bene se non è uno stupido gioco, è come stai crescendo due figli che sono fratelli, e se ci sono cose che provi a essere consapevole di fare o non fare per assicurarti che abbiano la fraternità che vorresti che avessero.

I principi fondamentali sono facili. Se la tua casa è piena di amore e rispetto è tutto lì. Se ami i tuoi figli e ami tua moglie è tutto lì. I miei figli sono i ragazzi più felici. Non fraintendermi, demoliranno qualunque cosa io abbia di più caro, se arriveranno a metterci le mani. Non hanno rispetto per niente ... e si azzuffano come gatto e cane. Ma sono ragazzi eccezionali, impegnati, spiritosi, perché il loro ambiente è pieno di amore e rispetto.
Se vieni da una casa che non è così finisci per trasmetterlo ai tuoi figli. Qualcuno deve rompere la catena ad un certo punto. E la chiave per tutto è tua moglie: se rispetti tua moglie il gioco per i tuoi figli è facile. Non c'è nient'altro che debbano imparare.

Soundcheck ad Atlanta, 28/02/2018
Quindi è questo quello che tu non hai visto a casa? Tuo padre non rispettava tua madre quando eri piccolo?

No, era un marito terribile, un padre terribile. E per me sarebbe facile essere così, perché è quello il tuo modello, è così che sono stato cresciuto. Ma per mia fortuna ero sempre dalle mie zie; mia madre ha qualcosa come sette sorelle. Gravitavo più attorno alle donne, per un qualche motivo.
Ricordo che di recente mia moglie ha invitato degli amici a cena. Discutevano di femminismo e io facevo: "Femminismo, non importa". E Sara mi ha detto: "Di cosa stai parlando? Tu sei un femminista". E io ho fatto: "Davvero?". E poi ha elencato tutti i motivi per cui lo ero, in cui ora non mi addentrerò.

Me ne puoi fornire uno.

Ha detto: "Be', tratti le donne allo stesso modo. E non c'è misoginia né sessismo" ... Io canzonavo loro che discutevano di femminismo e loro facevano: "Whoa, aspetta un attimo". Quella cosa mi ha dato una lezioncina.
Per tornare al punto originario, i miei due figli litigano, ma si amano. Se i tuoi genitori si amano ... è una parte fondamentale della crescita dei bambini, se tua madre e tuo padre sono ancora insieme. Conosco molte persone a Londra le cui figlie hanno seri problemi con i loro padri perché sono assenti e ragazzi i cui padri vanno e vengono. Hanno seri problemi quando diventano grandi.

Quindi hai interesse a rimanere nei paraggi e gestire la situazione?


Oh, assolutamente sì. Se non altro per infastidirli.

Source: World Cafe (NPR Music)

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mercoledì 24 gennaio 2018

Video - Liam Gallagher: "L'album di Noel? Canzoni di merda con produzione strana. I suoi concerti? Ci vai e ti svegli tre mesi dopo in coma"

Intervistato in Australia qualche giorno fa, Liam Gallagher ha detto la sua senza peli sulla lingua su Who Built the Moon?, il terzo album da solista del fratello Noel.

"Semplicemente canzoni di merda con un po' di produzione strana", questo il lapidario giudizio di Liam sulla terza fatica in studio del fratello. "Se togli la produzione e gli chiedi di suonartele in acustico non penso che siano canzoni molto buone", prosegue. "Preferivo i suoi primi due album. La mena con 'sto fatto di essere sperimentale, ma non penso sia un disco sperimentale. Sta facendo vedere che sta facendo un viaggio cosmico, ma non penso sia così psichedelico. Ecco perché ha portato la ragazza che suona le forbici".

E ancora: "Se vai ai suoi concerti ti svegli in coma dopo tre mesi", per poi concludere: "Non poi mica avere tutto, no?, ragazzo nostro! Scriverai anche le canzoni, ma i tuoi concerti cazzo se sono pallosi!".

Nel video qui sotto parte dell'intervista rilasciata da Liam a Monique Schafter per la trasmissione 7.30 a Sydney, il 10 gennaio scorso. Con nostri sottotitoli in italiano. La versione integrale dell'intervista con sottotitoli ITA sarà pubblicata a breve sui nostri canali YouTube. Stay tuned.


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