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sabato 4 dicembre 2021

Noel Gallagher: "Il paragone tra gli Oasis e i Beatles era imbarazzante per i Beatles. Loro hanno le canzoni migliori"

Il famoso ex chitarrista della band composta dai fratelli di Manchester ha assistito all'anteprima del documentario Get Back, biopic del gruppo di Lennon, McCartney & Co. diretto dal regista Peter Jackson. Durante l'evento, il musicista ha parlato dell’enorme influenza dei Fab Four sulle sette note e sulla sua musica. Ha anche criticato chi paragonava il suo gruppo al quartetto di Liverpool, affermando di non meritarselo: “Non eravamo bravi come loro”.

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Noel Gallagher ha assistito all'anteprima del documentario sui Beatles, Get Back del regista Peter Jackson, e ha detto la sua circa il quartetto di Liverpool, spendendo parole di elogio sulla band che lui reputa la più influente della storia della musica. Senza se e senza ma.

L'evento si è tenuto il 16 novembre 2021, in anteprima mondiale. Il film è disponibile su Disney+ dal 25 novembre, visibile anche su Sky Q e tramite la app su Now Smart Stick.

Alla presentazione hanno presenziato moltissimi musicisti, tra cui Paul McCartney (poteva mancare lui? Certo che no), Elvis Costello, Gary Kemp degli Spandau Ballet, Mick Hucknall dei Simply Red e il chitarrista Jamie Cook degli Arctic Monkeys.

Noel Gallagher è intervenuto nel dibattito, parlando dell’enorme importanza che il gruppo composto da John Lennon, Paul McCartney & Co. ha avuto per le sette note in generale e per la sua musica in particolare, anche.

Senza tralasciare una postilla relativa al paragone che più volte - specialmente agli inizi della rosea carriera degli Oasis - ha visto accostatare questi ultimi ai Beatles. Paragone che lui stesso ha sempre aspramente criticato, definendolo anche stavolta come “imbarazzante”.

“Quando gli Oasis hanno iniziato, eravamo già così grandi da venire paragonati ai Beatles per dimensioni e musicalmente, in modo imbarazzante, rispetto a loro. Era imbarazzante perché non eravamo bravi come loro”, ha dichiarato il maggiore dei fratelli musicali tra i più famosi di sempre, i Gallagher.

L’influenza dei Beatles su di lui

Noel Gallagher si è espresso sui Fab Four dicendo senza mezzi termini che si tratta della band più influente della storia della musica.

"Hanno sicuramente le canzoni migliori... a mani basse, senza fatica. Nella mia collezione di dischi hanno di gran lunga i brani migliori. Hanno influenzato tutti quelli che poi hanno influenzato gli altri, che a loro volta hanno influenzato tutti quelli che andavano e venivano. La loro influenza è assoluta. Non conosco un solo ragazzo che suoni la chitarra o scriva canzoni che non citerebbero i Beatles come influenza”, ha dichiarato il chitarrista, come riporta il sito della britannica Radio X.

E ha aggiunto anche: "Significano tutto per me”. 

Insomma, parole che vanno a favore dei Fab Four nel match che recentemente si sta giocando, quello tra Beatles e Rolling Stones (avete notato come ultimamente Mick Jagger e soci stanno subendo le critiche dei colleghi? Da Paul McCartney che li definisce una "cover blues band" a Roger Daltrey degli Who che gli dà addirittura della "pub band mediocre").

Noel Gallagher quindi si unisce al coro già molto folto di chi idolatra il celeberrimo gruppo, omaggiandolo con grande rispetto.

Parole ben diverse da quelle di Liam...

Una dichiarazione, quella relativa al paragone “imbarazzante”, ben diversa da quella che invece ha espresso suo fratello qualche anno fa…

"Con gli Oasis in tre anni abbiamo fatto quello che loro hanno fatto in otto”, aveva affermato Liam Gallagher in un’intervista a Mat Whitecross, regista del documentario sulla band intitolato Supersonic e uscito nel 2016. Un livello di modestia un tantino differente tra i due fratelli, insomma...

Di recente, durante un’intervista rilasciata a Matt Morgan per il suo podcast, Noel Gallagher si è aperto su un’altra questione “scottante” riguardo gli Oasis, ben più scottante del paragone con i Beatles. Ha parlato dello scioglimento della band, ammettendo le proprie responsabilità circa la rottura culminata nella lite con il fratello Liam, il 28 agosto del 2009 nel backstage del Rock en Seine di Parigi.

“Liam ci diede un sacco di vestiti, non solo a me, a tutta la band. Io mi recai direttamente in un negozio di beneficenza e lasciai tutto sulla soglia dello shop. Liam andò fuori di testa, mi disse: ‘Se non li volevi, avresti dovuto semplicemente dirlo, cazzo!’. I vestiti erano sui manichini di un negozio di Barnardo's un mese prima del lancio del marchio. Arrivando al dunque, quello è stato l’inizio della fine”, queste le parole del fratello maggiore dell’ex frontman degli Oasis. Quest’ultimo era prossimo a lanciare sul mercato il suo marchio fashion Pretty Green, acquisito nel 2019 da JD Sports. Con quella mossa, suo fratello gli rovinò non poco la sorpresa.

Source: tg24.sky.it

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domenica 26 settembre 2021

Noel Gallagher: "Ho suonato ad una festa privata con Paul McCartney"

In un intervento al podcast di Matt Morgan Funny How?, l’ex Oasis Noel Gallagher ha raccontato di essere riuscito a duettare con il suo idolo di sempre: Paul McCartney.

La jam session ha avuto luogo durante una festa privata tenuta da Paul McCartney in occasione del cinquantesimo compleanno della sua seconda figlia, Stella McCartney.

Stella Nina McCartney, più nota come Stella McCartney, è nata a Londra il 13 settembre del 1971 quando ormai i Beatles si erano già sciolti e la carriera da solista del padre era agli inizi. Sin da piccola la giovanissima Stella è già un’appassionata di moda e, pochi anni dopo aver creato il suo primo abito, ha cominciato a lavorare nel settore. Nei primi anni ’90, dopo essersi laureata al prestigioso Central Saint Martins College of Art and Design il suo nome ha cominciato a farsi conoscere sempre più nel mondo della moda.

"Non è successo per caso: di suonare me l’avevano chiesto almeno un paio di settimane prima. Quindi ho fatto qualcosa per conto mio, poi lei mi ha detto: ‘Ti faccio salire sul palco con mio papà’. ‘Cazzo, sì!’, ho risposto. Per uno come me, era un’occasione da non lasciarsi scappare".

Il momento indimenticabile per Gallagher, la cui musica, notoriamente, si è sempre ispirata ai Beatles (secondo qualcuno anche trippo), avrebbe potuto essere ancora più indimenticabile se a loro si fosse unito Ringo Starr, presente in sala fra gli invitati. Ma Ringo ha preferito non suonare.

"Ho suonato col bassista dei Beatles mentre il batterista dei Beatles era lì a guardare", ha raccontato Noel. "L’unica cosa che avrebbe potuto rendere il momento migliore sarebbe stata la partecipazione di Ringo, ma non è successo. Del resto non si trattava della mia festa".

"Ero solo un ospite", ha proseguito Noel, "non potevo dire ‘salirò sul palco solo se lo farà anche Ringo: o suono con entrambi, o non suono affatto’. Comunque è stata una grande serata".

Source: ondamusicale 

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domenica 6 giugno 2021

Noel Gallagher si racconta a The Australian: "Negli Oasis non mi divertivo più, ora ho una band multiculturale. Spotify? Una merda, ma boicottarlo è una battaglia persa"


L'ultima volta che ti ho visto, Noel, eri sul palco con la tua band in uno stadio qui a Brisbane. Cosa ricordi di quel tour in cui hai fatto da supporto agli U2?

È stato fantastico. Ho fatto un bel po' di quel tour mondiale e l'Australia è stata grandiosa. Quando sei in viaggio con 150 irlandesi, non tendi davvero a ricordare nulla di tutto ciò. Ci sono un sacco di cose del tipo "Dove siamo ora?", ma è sufficiente dire che ce la siamo proprio spassata. Il pubblico era fantastico e i ragazzi – gli U2 – sono stati fantastici. È stato un bel viaggio.

Quando ti viene fatta questo tipo di offerta, è un semplice "sì"?

È facile. In effetti per quel tour australiano penso che avrei potuto chiederglielo. Un giorno ero fuori a pranzo con The Edge (il chitarrista degli U2, ndr), in un ristorante qui a Londra. Mi stava dicendo che sarebbe andato in Australia a novembre, e gli ho detto: "Oh, no, il programma prevede che la mia tournée finisca all'inizio di ottobre. Sono in giro. Posso venire?' Stranamente ha detto solo "sì", e basta. Se solo la vita fosse così facile.

Prima di salire sul palco in un grande posto come quello, di fronte a chi pensi di suonare: le persone davanti? L'ultima fila? Da qualche parte nel mezzo?

Bene, immagino che una buona parte della folla degli U2 simpatizzerebbe, diciamo, per il suono di quello che faccio. Oasis e U2, a parte l'atteggiamento, non erano troppo distanti. Siamo tutti irlandesi; siamo rock da stadio. Non è troppo dissimile. Quindi abbiamo trattato l'intera cosa come una vacanza, in verità. Il sole splendeva e alcuni membri della band non erano mai stati in Australia; lo adoravano. E puoi vedere una delle più grandi band di tutti i tempi ogni sera, e vieni pagato. Non male.

Con il più grande schermo mai realizzato dall'umanità dietro di loro sul palco...

È letteralmente il posto più caldo della Terra. Puoi abbronzarti. 

C'è stato un momento nella tua vita in cui quel genere di cose – suonare di fronte a folle enormi – è diventato solo un altro giorno in ufficio per te?

Fammi vedere: abbiamo iniziato a fare stadi nel '95 e siamo arrivati fino al 2009. Sì, ci si fa l'abitudine, ma no, non l'ho mai dato per scontato. Ho sempre pensato che fosse un privilegio essere sul palco a guardare 60mila persone che trascorrono una serata fuori, e tu eri la colonna sonora di tutto ciò. Non ero mai nervoso, per niente. Quei concerti erano soliti tirare fuori il meglio di me, e non ci sono molte persone che possono dirlo; alcune persone ne hanno una vera paura, ma hanno tirato fuori il meglio di me, e chiunque ci abbia visto lo confesserà.

Mi piace tutto quello che faccio; non ha senso farlo se è una lotta. Sai, è per questo che gli Oasis non stanno insieme, perché è diventata una lotta. Ed è come: 'Beh, fanculo questa cosa! Questa dovrebbe essere una risata e una cosa facile'. Quello che faccio adesso è il mille per cento più divertente di quello che facevo allora. Questa dovrebbe essere la base della tua vita: se ti fa stare bene, fallo. Se ti fa sentire una merda, non farlo.

Puoi descrivere la sensazione che si prova in uno stadio pieno di gente che canta tutta insieme qualcosa che hai scritto da solo in una stanza da qualche parte?

È come essere fatti, ma sei sobrio. È il massimo, ma sei completamente consapevole di dove ti trovi e sei nella stanza con le persone. C'è un buon equilibrio da raggiungere, però, perché ci sono 50mila persone che trascorrono una serata in uno stadio, guardando cinque ragazzi al lavoro. Non vuoi proprio trascorrere una serata fuori, perché non riesci a fare il tuo lavoro per bene. Quindi c'è un equilibrio che devi raggiungere, cosa che mi sembrava di conseguire quasi tutte le sere. È, però, una vera cosa spirituale. Ognuno reagisce in modo diverso: alcuni membri della mia band si sentivano male fisicamente prima di salire sul palco; io ero l'esatto opposto, ma è un'esperienza piuttosto religiosa. Una volta che l'iniziale nervosismo di quando comincia un concerto era sparito, e tutti erano rilassati e coinvolti, cercavo espressamente di fare un passo indietro e di prendere tutto. Sapevo che non l'avrei fatto per sempre.

Verso la fine di quell'esibizione hai suonato (la canzone degli Oasis) Don't Look Back in Anger. Mi ha emozionato perché mi ha ricordato che quella canzone è stata usata come una sorta di servizio pubblico dopo l'attentato di Manchester del 2017. Se non vuoi parlarne dimmelo, ma se sei pronto: cosa ricordi di come tutto ciò si è svolto dal tuo punto di vista?

Beh, la notte dell'attentato mi è capitato di andare a letto presto. Il mio telefono ha iniziato a vibrare molto più di quanto faceva di solito. L'ho guardato e c'erano messaggi di miei amici da tutto il mondo che dicevano: "Spero che la tua gente stia bene". Ho messo su il telegiornale e ovviamente c'era stata una bomba e una terribile tragedia, ma quando la ragazza inizia a cantare la canzone durante la cerimonia commemorativa, i tuoi sentimenti sono in conflitto: sei incredibilmente orgoglioso che qualcosa che hai fatto sia diventato un modo per aiutare le persone a superare questo, ma poi è collegato a un vero evento tragico. Quindi non puoi montarti troppo la testa per questo, perché non dimentichiamo che le persone sono morte. È una cosa a doppio senso, davvero. È semplicemente incredibile che una canzone, qualsiasi canzone, possa unire le persone. Il fatto che fosse la mia canzone lo rende doppiamente sorprendente. Sedendosi e pensandoci su, è un po' quello che sono le mie canzoni: sono inclusive. Non riguardano me e non riguardano te; riguardano tutti noi. È una cosa meravigliosa, anche se collegata a un evento molto tragico.

Perché pensi che le persone cerchino le loro canzoni preferite in quel tipo di situazione, dopo una tragedia?

Perché in qualche modo – che si tratti della melodia o delle parole – possono in qualche modo dare un senso a tutto per le persone. Non ne sono sicuro; dovresti chiedere a qualcuno in particolare, ma la musica per me è una cosa così importante, potente, religiosa, spirituale. Perché le persone cantano inni in chiesa? Deve essere nella psiche umana cantare e proiettare qualcosa verso l'esterno. Quindi sì, è incredibile che sia iniziato spontaneamente; una ragazza ha iniziato a cantarla e tutti si sono uniti. È stato un momento fantastico.

Cosa ha significato per te vederlo in quel momento? 

Beh, mi è capitato di guardarlo dal vivo in televisione. Sono rimasto senza parole solo quattro volte nella mia vita: alla nascita dei miei tre figli e in quell'occasione. Non sai cosa provare. Inizialmente ti senti: 'Oh, porca puttana, assolutamente no!'. E poi vorresti che non stesse accadendo. Vorresti che la piazza fosse vuota e che la vita continuasse normalmente. Erano emozioni contrastanti.

Dove si colloca quel particolare episodio tra tutto ciò che hai ottenuto come artista nella tua vita?

Con quella canzone in particolare c'è una cosa che va ancora avanti. La canzone è stata utilizzata anche durante gli attentati di Parigi (nel 2015, ndr); alla partita che c'è stata due sere dopo (Francia-Inghilterra, ndr) una band ha suonato Don't Look Back In Anger. È triste che debba essere usata per unire le persone, durante eventi tragici, ma ovviamente aiuta le persone ad affrontare qualsiasi trauma stiano attraversando, e per me va tutto bene. Non mi lamento di questo. C'è, però, sicuramente... non lo so. Trovo difficile articolarlo, il che non è da me. Di solito riesco ad articolare la maggior parte delle cose, ma questo è difficile.

Parliamo oggi perché sono trascorsi dieci anni dal tuo album di debutto con la tua band, gli High Flying Birds. Stai cercando qualcosa di diverso nelle canzoni che stai scrivendo oggi, rispetto a quelle del primo album dei Birds?

Beh, ora tendo a scrivere di più in studio che a casa. Quindi, quando scrivi in studio, hai accesso a più strumenti. Non devi sederti a casa e pensare: "Forse se ci metto una drum machine...". Puoi farlo all'istante, così le idee si formano all'istante. Immagino che l'essenza di ciò che faccio sia sempre la stessa: è tutta una questione di melodia. La melodia è la cosa che conta. Le parole? Ehh, chi se ne frega delle parole? E poi, se mi viene un'idea, se sono abbastanza fortunato riuscirò a trasformarla in una canzone. Metterò insieme alcune di quelle idee, metterò insieme la band e poi ci uniamo tutti sull'idea. Alla fine ricade in una cosa degli High Flying Birds, ma la portata della produzione musicale della band è molto più ampia ora di quanto non sia mai stata negli Oasis.

È perché anche i tuoi orizzonti si sono ampliati? Sembri essere più interessato a molti generi diversi.

Non dipende da una cosa specifica. Gli Oasis erano una band che aveva un'identità molto chiara di cosa fosse e cosa dovesse essere. Ho scritto canzoni per adattarle all'ambiente circostante, che erano gli stadi. Non farai un'odissea jazz in un fottuto stadio pieno di giovani che si sono tolti le magliette; verresti linciato, cazzo! Ma quando ho incontrato (il produttore) David Holmes, mi ha suggerito: "Hai fatto tutto quello che potevi fare con quella chitarra acustica. Perché non provi a iniziare a fare la musica che ascolti davvero?". È quello che ho fatto, ed è da lì che che nasce Who Built the Moon?. E ora provo a sposare tutte le idee che ho. Scrivo ancora a casa, ma scrivo in studio. Alcune cose come We're On Our Way Now suonano come una melodia molto tradizionale di Noel Gallagher, ma la canzone è proprio bella, ed è così che è venuta fuori. Non sto scappando da questo. Quindi l'altro brano (Flying On the Ground) potrebbe essere come se i Supremes cantassero una canzone di Burt Bacharach. C'è di tutto sul tavolo. 

Qual è la tua impressione su come i tuoi muscoli di cantautore si siano rafforzati nel corso degli anni?

Sono davvero più rilassato al riguardo. Penso che lo streaming, in un modo strano, sia stato un bene per la creatività. Perché se nessuno compra più dischi, allora non devi cercare di vendere dischi. Puoi dannatamente dare piacere a te stesso, fare quello che vuoi, capisci? In questo modo è stato abbastanza liberatorio, ma è una cosa istintiva: non saprei spiegartelo, ma so quando qualcosa va bene, e di solito è la melodia. Se mi viene in mente una melodia che mi fa continuare a scrivere quella canzone, e continuo a rifinirla con lo scalpello, allora mi porterebbe a credere di averlo fatto così spesso in passato che la cosa deve avere un certo livello di bontà.

All'inizio con gli High Flying Birds eri preoccupato o preoccupato che i fan del tuo lavoro precedente e del tuo suono precedente potessero decidere di non unirsi al viaggio?

Beh, credetemi, una parte considerevole di loro non l'ha fatto (ride, ndr). Potrei essere stata l'unica persona al mondo a non essere rimasta sorpresa da questo. Se avessi pensato che avrei lasciato gli Oasis e avrei continuato a suonare negli stadi con gli High Flying Birds, non mi sarei preoccupato per un cazzo. Non volevo questo. L'ho fatto per i vent'anni precedenti. Volevo iniziare dal basso, ma è diventato molto grande molto rapidamente. Da allora mi sono sempre tirato indietro, perché ho fatto gli stadi, e sono fantastici, e l'ho adorato, ma è quasi una parte di un'altra vita. Ho fatto grandi tour nelle arene e sono fantastici. Mi è piaciuto anche quello, ma non ho mai avuto modo di fare teatri con gli Oasis, perché siamo passati dai locali notturni agli stadi in circa una settimana. Quindi ora sto facendo la cosa che non ho mai avuto modo di sperimentare, con una grande band multiculturale; ognuno porta un'atmosfera diversa in tavola. 

Ti ho chiesto dei tuoi muscoli per scrivere le canzoni; e i tuoi muscoli da esibizione? C'era bisogno di molti aggiustamenti per portare queste canzoni dei Birds nei concerti dal vivo?

Devo dire che esibirmi è la parte meno preferita di quello che faccio. E più invecchio, più non me ne può fregare di meno.

Ha a che fare con l'essere lontano da casa?

Beh, le persone creative sono sempre lontane da casa, perché vivono nella loro immaginazione. Mi piace farlo, ma non sono nato per esibirmi. Bono, per esempio. Probabilmente sono l'opposto di un Bono. Bono vuole che tutti si divertano. Non me ne frega un cazzo se qualcuno si diverte. Sono lì solo per cantare le canzoni e spero che la gente ci capisca. Ho un rapporto di amore/odio con l'esibizione. 

Tutti e tre i tuoi album con gli High Flying Birds sono andati alla posizione numero uno in Gran Bretagna, portando a dieci gli album di fila al primo posto per tutti voi (Oasis inclusi) ...

Questo è un record mondiale, lo sapevi?
Dieci album di fila al primo posto in Inghilterra sono nel Guinness dei primati. Nessuno può eguagliarlo. Nessuno!

Congratulazioni: è un risultato fantastico. 

Grazie mille. Se solo la mia fottuta moglie fosse lontanamente interessata a questo come chiunque altro...

Cosa significa per te quel tipo di record? 

Beh, mi dà la sicurezza (che serve) per andare a farne un altro, ma immagino che la serie debba finire ad un certo punto. Non ci penso. In realtà non ne ero a conoscenza finché qualcuno non me l'ha detto e ho ricevuto un premio per questo, ma significa che le mie canzoni nel corso degli anni sono state accettate da molte persone. Suono ancora le vecchie cose quando suono, e vengono bene come sempre; probabilmente adesso di più. Cerco di non pensare o pensare troppo a quello che faccio; lo faccio e basta. Il punto di riferimento è: ti piace? Sì? Bene, allora voltiamo pagina e facciamo qualcos'altro.

Sei stato uno dei tanti artisti britannici ad aver recentemente messo il tuo nome in una lettera aperta su come Spotify e altre piattaforme di streaming non corrispondano la loro giusta quota ai musicisti. È stato un "sì" facile per te?

Assolutamente sì. Non ho nemmeno letto la cazzo di lettera; il tizio mi ha semplicemente detto cosa c'era dentro e io ho detto: 'Sono dei vostri', ma sì, lo streaming non paga molto... sai, il cazzo di tizio che possiede Spotify (Daniel Ek, ndr) ora sta dicendo che comprerà l'Arsenal. Con i miei soldi! Con le mie cazzo di royalties! Se compra l'Arsenal, andrò giù e spoglierò uno dei ristoranti di tutti i suoi cazzo di mobili, perché me lo deve, quello stronzo! Ma la musica ora non è in vendita, è a noleggio, sai? Non sono mai stato a mio agio con quest'idea. Sono cresciuto in una generazione che possedeva la musica. E la qualità di Spotify è una merda. Sembra una merda; è una cattiva rappresentazione di ciò che è la tua musica. È una battaglia che nessuno di noi può vincere, quindi non ha senso boicottarlo, ma il governo dovrebbe dare un'occhiata a questa cosa, probabilmente vedrà che è gravemente ingiusto. Dubito, però, che il governo farà qualcosa; ora hanno altre cose per la testa.

Cos'altro hai osservato sulla natura mutevole dell'industria musicale da quando hai iniziato ad oggi?

C'è il fatto che, direi per un buon ottanta per cento delle classifiche, l'artista in questione probabilmente non scrive le proprie canzoni. È stato un grande cambiamento. Molti locali di piccole e medie dimensioni hanno chiuso in Inghilterra. E Internet, che ovviamente ha influenzato tutto, ha avuto un effetto negativo su tutto ciò che è creativo nel mondo.

Che cosa deprimente! Scusa. 

Bene, va tutto bene. È così e basta. Tutto è falso su Internet; l'unica cosa reale è il fottuto odio per il re e la divisione. Tutto il resto sono solo ... cazzate, ma è il mondo in cui viviamo, quindi i vecchi come me non verranno ascoltati da nessuno. Quindi fanculo. Ho fatto tutto bene e tendo a fare tutto bene. Se le persone non si iscrivessero a Spotify, non esisterebbe. C'è ovviamente un appetito per questo, quindi diamoci dentro, cazzo! Ma noi artisti vi posso assicurare che ci sentiamo un po' incazzati. Tutti, però, diranno: "Davvero? Quanti cazzo di jet privati ​​vuoi?". Al che direi: "Solo uno sarebbe carino".

Sei rimasto produttivo e attivo fino ai 50 anni d'età. Quali altri artisti rispetti per aver mantenuto una produzione creativa positiva fino a 50 anni d'età e oltre?

Penso che il principale tra questi sia Neil Young, a cui ancora non frega un cazzo, ancora oggi. Sono andato a trovare Neil Young con Bob Dylan un paio d'anni fa a Londra; hanno fatto un concerto di cui erano gli artisti principali. Bob Dylan è pazzo da morire, ma Neil Young ha ancora il fuoco. Lui è un grande. McCartney sta ancora facendo grandi cose. Il mio amico Paul Weller, cazzo! Non so nemmeno cosa dire di lui. Probabilmente sta scrivendo il suo quarto album oggi, proprio ora. Durante il mio ultimo tour mondiale, partecipavo al Festival di Roskilde, in Danimarca, ed ero secondo in cartellone dopo i Cure. Sono una delle mie band preferite, ma non li avevo mai visti in vita mia. Ho avuto la fortuna di poter salire sul palco e guardarli esibirsi e sono stati assolutamente incredibili. Quei ragazzi sono tutti più grandi di me, e ancora oggi suonano in modo dannatamente incredibile. E, naturalmente, è ovvio: gli U2. Tutti i grandi sono fantastici per un motivo: perché sono fantastici.

Sono contento che tu abbia menzionato Paul McCartney, che sta ancora pubblicando nuove cose interessanti a 78 anni. Lo trovi stimolante?

Assolutamente sì, ovviamente. Perché dovresti smettere? Voglio dire, l'unica cosa che fisicamente mi farebbe smettere di fare musica è se qualcuno mi tagliasse una mano. A parte questo, finché riesco a ottenere una melodia da qualcosa, sarò costretto a scrivere una canzone ... ma McCartney, Dio lo benedica. L'ho visto dal vivo un paio di anni fa ed era semplicemente il migliore che sia mai stato. Non cambia nessuna delle tonalità (quando canta); di solito, i vecchi iniziano ad abbassare un po' la tonalità. McCartney sta ancora cercando di farlo. Che tipo! Ma lui è uno dei Beatles, e sono i più grandi di tutti i tempi per il semplice motivo che i quattro ragazzi erano semplicemente fantastici. 

Infine, puoi nominare un musicista attivo attualmente che è enormemente sottovalutato e a cui le persone dovrebbero prestare maggiore attenzione?

A parte me? Non è un musicista, ma c'è una band del Regno Unito chiamata Young Fathers. Le persone dovrebbero prestare più attenzione a loro.

Source: The Australian - traduzione di oasisnotizie

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lunedì 3 maggio 2021

Noel Gallagher si confessa a GQ: "Gli Oasis erano diventati un marchio, da solista mi sono liberato. Sui social offese nei miei confronti"

Intervista a Noel Gallagher realizzata dalla rivista britannica GQ (numero di maggio 2021). Prima parte della nostra traduzione.

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Incontriamo negli studi di Tileyard a Kings Cross, a Londra, un Noel Gallagher dal tono conviviale per parlare dei premi Uomo dell'anno di GQ ("se ci sono, ci siamo dentro") e delle sue vacanze. Forse è lecito dire che sembra che stia invecchiando in un modo più dignitoso del suo fratello rock: ha ancora i suoi capelli, la voce e – grazie a Dio –  buon gusto nella scelta delle scarpe.


Noel, non ti farò domande su tuo fratello, ma torniamo all'inizio: sei appena uscito dagli Oasis, la più grande band della tua generazione, e te ne stai seduto a casa a chiederti cosa fare. Cosa ti passava per la testa?

Ero sicuro di una sola cosa, che non avrei fatto nulla. Quindi mi sono preso un anno pieno di pausa e per quell'anno non ho pensato a niente, cosa che normalmente faccio ogni volta che finisco un tour. Ci prendevamo un bel po' di tempo libero e tornavamo alla vita normale. Poi, dopo circa un anno, una sera sono andato a letto, senza pensare a niente di particolare, e poi mi sono svegliato l'indomani e ho fatto: "Bene, facciamo un disco". Non ho avuto una band o un nome per la band finché non ho finito il disco e stavamo per uscire, per cui me la sono presa con calma. Non ho affrettato niente.  Fino a che non ho registrato l'album, non sapevo se avrei cantato. Avevo intenzione di fare queste canzoni e vedere come sarebbero parse e mi sono parse grandiose. E poi ho pensato: "Bene, è meglio che scelga un cazzo di nome per la band!".

Il nome si ispira ai Jefferson Airplane, vero?

Sì. È proprio stupida questa storia. Ricordo che una sera in auto passai vicino allo Shepherd's Bush Empire, tornavo a casa dallo studio di registrazione e provavo a visualizzare il mio nome con le luci. E pensai: "No, devo inventare un altro nome" (come dice Noel stesso, il suo nome non è esattamente Ziggy Stardust, ndr). L'indomani stavo usando la lavastoviglie e la radio era accesa. Non so su quale stazione fosse sintonizzata, ma misero su qualcosa dei Peter Green's Fleetwood Mac e poi trasmisero la cover di High Flying Bird fatta dai Jefferson Airplane. Pensai a 'Fleetwood Mac', qualcosa del genere, e poi pensai ad 'high flying birds'. Feci un rapido controllo per vedere se fosse coperto da copyright e non lo era, per cui pensai: "Grandioso!". Non ci ho pensato molto su, in realtà.

Perché l'avversione per l'idea di fare il solista?

Suppongo fosse una questione di sicurezza di sé. Venendo da qualcosa di così significativo e avendo un'identità così forte, penso che una parte di me non volesse dare l'impressione che stessi solo andando in tour a suonare i miei successi. E basta. Quindi penso sia stata un po' una cosa a metà strada. L'ho falsificato un po', dato che è un nome di una band, ma dentro ha il mio nome. E suonava fico. L'ho scritto su varie cazzo di cose, poi l'ho fissato e ho pensato: "A dire il vero sembra proprio fico. Vada per questo!".

Ho letto in varie interviste che hai detto che hai dovuto cambiare il modo in cui componi. È vero?

Totalmente. Quando scrivi per una band che è diventata un marchio e un cazzo di business enorme – e questo lo dico solo con il senno di poi, dato che all'epoca non me ne rendevo conto – stai scrivendo con il peso del marchio che incombe su di te. Le canzoni devono suonare in un certo modo per vendere 70 milioni di dischi e non vorrai mica mandare tutto all'aria per un capriccio. Molte delle prime canzoni degli High Flying Birds in realtà erano state scritte per gli Oasis, ma dato che io non sono un marchio, e gli High Flying Birds non sono un marchio, potevo fare qualunque cosa volessi. Quando sei i Metallica, i Red Hot Chili Peppers, le masse si aspettano un certo tipo di cosa da te. La maggior parte delle band famose non deviano mai dal cammino e gli Oasis erano diventati così. Sai, si fa questo: c'è un certo sound e c'è un certo posto dove si suona e la musica deve riempire quel posto. Quindi una volta che mi sono scrollato di dosso quella cosa, come compositore ho provato una sensazione di liberazione.

Ricordo che Bono una volta disse che gli U2 in studio si preoccupavano quando qualcuno diceva che quello che stavano facendo era "interessante", dato che con gli U2 non si poteva fare quella cosa lì. Si devono scrivere canzoni degli U2 che suonino grandiose in uno stadio.

È vero, anche se probabilmente sono la band più flessibile tra tutte quelle band famose, dato che ogni tanto cambiano rotta. Quando sono andato in tour con loro, ho detto ad Adam Clayton che ricevevo ancora molta merda dai fan degli Oasis perché stavo usando i sintetizzatori e lui mi ha detto che ha subito la stessa cosa con Achtung Baby. Ho detto: "Sì, ma tu non dovevi fare i conti con i social, per cui non avevi idea di cosa stesse dicendo la gente". Io non sono sui social, ma il mio business lo è, e le offese da parte dei fan degli Oasis sono peggiorate man mano che si andava avanti. Ma non puoi lasciare che loro ti ordinino cosa fare. 

Un tempo ho fatto il rock da stadio e non penso di essere capace di rifarlo. A metà del mio primo tour, avevo fatto il tutto esaurito alla O2 Arena e la cosa non mi faceva sentire a mio agio. Perché a) sentivo di non averla guadagnata e b) Pensavo che la gente stesse venendo a vedere il tizio degli Oasis "e farebbe meglio a fare queste cazzo di otto canzoni!", cosa che, ovviamente, non ho fatto, e che non ho mai suonato da allora. Mi trovo più a mio agio nei teatri, dove puoi interagire un po' con il pubblico. Nei palazzetti, invece, il pubblico si aspetta un certo tipo di resa, che non sono in grado di garantire.

Per anni Paul McCartney non ha parlato dei Beatles, ma più invecchia, più acquista titolarità di quell'esperienza. Quando hai lasciato gli Oasis hai parlato con qualcuno che aveva vissuto qualcosa di simile?

L'unica persona a cui ho chiesto è stato Paul Weller, che è uno dei miei amici di più vecchia data, e il suo atteggiamento verso tutto questo è stato: "Si fottano!", il che è grandioso. Quindi solo dopo un po' mi sono accorto che in realtà gli High Flying Birds sono i miei Style Council. Quando di recente ho visto il documentario su di loro, mi è parso tutto chiaro: avevano una ragazza di colore nella band e io ora ho una ragazza di colore e una ragazza francese, e così via. I fan dei Jam dicevano a Weller: "Che cazzo stai facendo?". E i fan dei Jam e i fan degli Oasis vengono dalla stessa stoffa, hanno quell'atteggiamento molto "da ragazzo" e sono guidati dall'identità.

Quando suoni una canzone degli Oasis, è una cosa che costruisce molto l'identità: è un pezzo che conoscono tutti e il posto va in visibilio, cazzo. Poi suoni la tua roba nuova e c'è un netto calo nel numero di persone che la apprezzano. E tra queste canzoni la gente reclama costantemente roba che hai scritto vent'anni fa, ma o affondi e nuoti o devi guardare queste persone negli occhi e dire: "Vadano a fanculo!". Weller non ha mai suonato qualcosa dei Jam, che io sappia, per dieci anni, e neanche allora suonava A Town Called Malice. Sento che se suonassi Don’t Look Back in Anger, Wonderwall e Half The World Way e non fosse abbastanza, penserei: "Non vi basta? Cos'altro volete?".

Cosa dovevi raggiungere che non avevi giù raggiunto con gli Oasis?

Ero arrivato a 43 anni ed ero in una band che aveva cambiato il mondo, ma che era costruita sui litigi. E pensavo: "Ho due cazzo di figli!". Questa era la parte che si ritiene che io dovessi godermi. Mi sarei dovuto preoccupare di comprare una cazzo di spiaggia, non di litigare con chi ci sosteneva. Viaggiare per il mondo e avere 5mila o 20mila persone che si innamorano di te simultaneamente ogni sera è la cosa più bella che tu possa fare, ma non quando, sulla strada per andare al concerto, litighi per il tour manager. Era una cosa che mi distruggeva l'anima e io volevo essere felice. Alcune persone pensano che quello che io faccia sia dannatamente terribile e alcuni pensano che sia meglio di quello che facevo prima. Quindi dipende tutto dall'ascoltatore.

Quando sono giunto al (momento di comporre il) terzo album, Who Built the Moon?, prodotto da David Holmes, ho pensato che forse fosse il momento giusto per mandare tutto all'aria, dato che avevo fatto due album basati sulle chitarre. Inoltre non volevo molti altri tizi sul palco. Ho sempre avuto ragazze che cantano nella mia roba da solista, quindi è divenuta una cosa naturale. Quando eravamo in America per una cazzo di cosa, ed eravamo tutti ammassati nello stesso camerino, ragazze e ragazzi, e le nostre ragazze si mettevano il trucco e i ragazzi erano seduti lì a parlare di calcio, uno di loro mi ha detto: "Scommetto che non avresti mai pensato che saremmo diventati così, vero?". In realtà io programmavo che fosse una cosa così, come un circo itinerante.

Anche se non sei sui social, c'è la tentazione di sbirciare oltre le spalle delle altre persone per vedere cosa si dice?

No. Come sai, non ne viene fuori mai qualcosa di buono, ma non saresti umano se la tua canzone fosse lì e non pensassi: "Mi chiedo cosa ne stia dicendo la gente". Onestamente della cosa non mi è mai importato finché è uscita Holy Mountain. Ho parlato con qualcuno del mio ufficio e ho chiesto quale fosse stata la reazione a quel brano. E mi hanno detto che era varia. Ho detto: "Be', è sempre varia". E mi hanno detto "molto varia".

Quando ho conosciuto David Holmes, il modo in cui ha parlato di come avremmo fatto il nuovo disco è stato cruciale. "Guarda, quello che fai con quella chitarra acustica è incredibile. Tutti lo amano, ma non vuoi fare della musica del tipo che ti piace ascoltare?". E io: "Sì". E mi ha tirato fuori tutti questi dischi poco noti, il cazzo di kraut rock, e mi ha fatto: "Che ne pensi di questi?". Li amavo, cazzo. E lui: "Bene, allora. Faremo un pezzo così". Ed è davvero liberatorio sentire queste parole da un produttore, perché io ho lavorato con produttori che sapevano quale disco farti fare prima di venire all'incontro, perché la cosa fa bene a loro. Per ogni cosa che facessi che avesse un minimo segno di qualcosa di tradizionale, Holmes diceva: "No, rifalla!". Sai, ricordo di aver scritto otto ritornelli per una canzone e ogni volta il ritornello migliorava. E pensavo: "Che cazzo vuole questo tizio?". Sono arrivato al nono ritornello e lui mi ha detto: "È questo!". È stato grandioso essere stimolato così. Quindi il prossimo album dovrebbe essere dannatamente grandioso.

Source: GQ UK
traduzione di oasisnotizie - Fine parte 1 di 3

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giovedì 22 febbraio 2018

Liam Gallagher: "Cosa odio? I selfie. Cosa cancellerei? Il Man United. Cosa non compra il denaro? La felicità"

Liam, chi è la persona del rock 'n' roll migliore per prendere una pinta?
Ryan Prenderville, Harrow

Io. Perché le compro e le bevo, cazzo, con te e ci facciamo una bella risata. Oh, vuole sapere chi penso sia il migliore? Voglio dire: oggi non bevono in molti, no? Sono tutti dei rammolliti, cazzo. Richard Ashcroft è un buon bevitore. Anche Weller lo era, ma ora ha smesso.

Se potessi cancellare per sempre una cosa dal mondo cosa sceglieresti?
Chris Mutter, Baldock

Il Man United. Tutto ciò che fanno è menarla con il loro passato. Ascoltate: il passato era vostro, ma il futuro è nostro. O mio (cita She Bangs the Drums de li Stone Roses, ndr).

Hai mai chiesto un autoscatto o un autografo o sei stato colpito così tanto dall'incontro con una persona famosa che hai perso le parole?
Alan Gregory, Stockport

Una volta chiesi a Paul McCartney di autografare un programma, ma non era per me. Era per il preside della scuola di mio figlio. Era il suo 60° compleanno, era un grandissimo Beatlesiano e un grandissimo appassionato di musica. È stato dietro le quinte della Royal Albert Hall. Ovviamente io la menavo con Lennon e quella cosa, ma quando ho incontrato per la prima volta Paul McCartney sono rimasto colpito dalla star. Sono rimasto colpito dalla star anche quando ho incontrato Ringo. È stato il primo Beatle che abbia incontrato. Ringo è un gran tipo, amico.

Se potessi scegliere gli headliner a Glastonbury, chi sceglieresti? Yen, Korea

Ovviamente i cazzo di potenti Oasis, amico. Mi piacerebbe molto rifare quel festival con loro, quando il fratellone cadrà, cazzo, sbatterà la testa e tornerà sui suoi passi. I Roses. Gli Smiths. I Jam. Ci sono molte persone che possiedono la chiave per farlo, ma hanno le cazzo di teste su per il culo. Pensano di essere molto più importanti e migliori delle altre persone che facevano parte delle loro band, quindi sono sicuro che non ci sarà nulla da fare.

C'è qualcosa che il denaro non può comprare?
Soo Parker, Lancashire

Non può comprare la felicità, amico. Può darti un cazzo di palliativo e tutta quella roba, puoi tenere il lupo lontano dalla porta, ma la vera felicità viene con la cazzo di conoscenza e il consenso, capisci cosa intendo? E non può comprare lo scudetto al Man United, a quanto pare. 

Cosa ti irrita di più di quello che fa la gente?
Proserpine, Perù 

La cosa dei selfie. Anche se non ho problemi a scattarli. Questa generazione ha come una cazzo di malattia. Ormai non viene più nessuno per fare una cazzo di richiesta di un autografo. Non che quella cosa fosse migliore. Nessuno viene a fare semplicemente: "Come stai, amico?". Io mi siederei, cazzo, e con quel qualcuno intratterrei una conversazione di cinque minuti piuttosto volentieri. Chi cazzo sa cosa sta succedendo?

traduz. oasisnotizie - Source: The Guardian

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martedì 13 febbraio 2018

Noel Gallagher sul proprio figlio: "Io gli pago la scuola e al telefono mi risponde parlando come uno snob! Ma vaff..."

Noel con Donovan (nono compleanno di Donovan, 22.09.2016)
Noel Gallagher ha raccontato di essere seccato da come suo figlio Donovan (nato nel 2007) gli risponde al telefono. L'ex Oasis ha poi detto di non essere un grande fan di Bruce Springsteen, sebbene ritenga il cantautore statunitense un pensatore profondo e una mente creativa.

"Mi piacciono alcune sue canzoni, ma ti dico una cosa, amico: dovreste essere dannatamente orgogliosi di quel tizio", ha detto Noel di Springsteen a Rolling Stone, rivelando i dettagli di una lunga conversazione con The Boss. "Abbiamo parlato per ore: di musica, di cosa significa. È stato d'ispirazione sentirlo parlare nel modo in cui parla. È un gran cazzo di tipo, amico!".

Dopo aver scherzato sulla sua propensione a vantarsi di amicizie importanti, Gallagher ha anche ricordato una serata strabiliante trascorsa con Paul McCartney a San Paolo del Brasile. "Sono proprio dei cazzo di grandi tipi. Li guardo come tizi normali con doti straordinarie", afferma Noel.

Il discorso si fa meno ameno quando il frontman degli High Flying Birds parla dei suoi due figlioli.

"Sono ancora dannatamente di città. Sono presi da 'sto grime fino ai loro piccoli buchi del culo al momento. Lo sono. Onestamente lo sono. Stasera ho chiamato mio figlio di 10 anni e ha risposto al telefono e questo è ciò che mi ha detto: 'Sup?'. È come un cazzo di ragazzo snob della classe media della cazzo di Inghilterra. 'Cc'è??' ('Sup?', ndr). Cioè io ho fatto ... vaffanculo! Io sono a New York a pagare la cazzo di scuola per voi, ecco che c'è (what's up, ndr)". 

Source: Rolling Stone

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mercoledì 3 gennaio 2018

Liam Gallagher si confessa (con aneddoti): "Vi racconto la mia passione per la musica e come sono nati gli Oasis. E quei fan che vanno di fretta ..."

Intervistato da Matt Everitt per BBC 6 Music, Liam Gallagher ha parlato a cuore aperto, toccando molti argomenti. L'ex Oasis ha raccontato com'è nata la sua passione per la musica, ricordando anche la prima volta che vide gli Stone Roses in concerto, rimanendone affascinato. Oltre alla band di Ian Brown e soci ha parlato di Beatles, di George Harrison e di come sono nati gli Oasis. E di molto altro. Abbiamo tradotto integralmente le sue parole.  AUDIO - CLICCA QUI O ALLA FINE DEL POST

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Liam Gallagher in una foto del 1989
Qual è stato il tuo primo contatto con la musica?


Mio padre si considerava un DJ di musica country, country-western, quindi a casa metteva su sempre quella musica. A mia madre piaceva Mick Jagger, ma non è stata mai una grande appassionata di musica. Di sicuro la musica le piaceva, ma non quanto piaceva a mio padre. Quindi è stato allora che sono venuto per la prima volta a contatto con la musica. Ero appassionato più di calcio che di musica. Molta gente fa: "Oh, ero appassionato di Beatles all'età di sei anni". Buon per te, io non lo ero, capisci? Io ero appassionato di calcio e tutta quella roba.

La prima volta in cui qualcosa si è connessa con me ... Mi sono cacciato un po' nei guai a scuola, mi hanno colpito in testa con un martello. Mi sono svegliato in ospedale. All'epoca frequentavo una ragazza e a lei piaceva Madonna. Comunque la prima volta in cui qualcosa in cui mi è entrato in testa e mi è rimasto è stato la prima volta in cui ho sentito Madonna. Era Like a Virgin. È stato allora che per la prima volta ho pensato: "Non è male". 

A parte quello la musica mi entrava e usciva dalla testa e non ero interessato. È stata quella la prima volta.

Bella canzone, però. 

Sì, un classico.

Liam con una maschera di Ian Brown a Glastonbury 1995
Era un martello vero e proprio?

Sì, un martello vero. 

Chi è stato?

Mi ero un po' azzuffato con questi ragazzi a scuola e uno di loro ha tirato fuori un martello. Sarebbe potuto essere un sax, quindi sono piuttosto felice che sia stato solo un martello. 

Il primo singolo che hai comprato?

La prima band a cui mi sono appassionato sono stati gli Stone Roses. E il primo disco che ho comprato è stato forse The Stone Roses. So che molta gente farà: "Bugiardo!, è stata Whitney Houston o qualcosa del genere", ma non è così. Penso che sia stato il primo album degli Stone Roses. È stato allora, nel periodo in cui iniziavo ad apprezzare la musica. 

È un bel posto da cui iniziare!

Amico, sì, ed è anche un bel posto per finire. Sono la mia band, amico. Quell'album mi ha cambiato la vita. È stata quella la cosa ... il mio modello di musica, capisci? E non che abbia avuto dei dubbi, ma i Roses sono costantemente lì, capisci? Hanno creato la mia collezione di dischi. 

Appena li hai ascoltati hai capito: "Sono di qua"? 

Sì. Ricordo che la prima canzone fu I Wanna Be Adored. Ricordo che in quel periodo andavo ancora a scuola e ricordo che i miei amici facevano: "Devi dare un ascolto a questa band, gli Stone Roses!". Pensavo che la canzone si chiamasse I Wanna Be a Dog e feci: "È un titolo strano!". Comunque mi appassionai ai Roses, amico, e fu tutto lì. Mi indirizzarono per la mia strada.

Liam Gallagher con Ian Brown nel 2012
Li hai visti dal vivo?

Sì, li vidi nell'89 prima che uscisse il loro album. Al National One, a Longsight. 

Cosa ricordi del concerto?

Ricordo che entrarono sul suono di queste campanelle (riproduce l'intro di I Wanna Be Adored, ndr). E ricordo che avevo due spinelli. Non avevo molti soldi. Penso che mia madre mi avesse dato 15 sterline. Con un deca comprai il biglietto e poi una pinta di birra. Mi misi lì in prima fila a spassarmela e fu tutto lì, mi strabiliò. Sembravano persone con cui io uscivo, per come vestivano, capisci?

È stato il tuo primo concerto?

Sì, il mio primo concerto.

Liam con Matt Everitt, che lo ha intervistato
Quando è nata l'idea di cantare?

Quando sono andato a vedere gli Stone Roses.

Tutto è legato a quella cosa?

Tutto è legato a quella cosa. Ricordo che assistevo al concerto e pensavo: "Potrei farlo, amico. Potrei farlo bene, amico". Anche se lui (Ian Brown, ndr) è un bravo cantante, ogni tanto gli lanciano delle frecciate, ma lui è un tipo vero, tanto per cominciare. Ho pensato: "Potrei sicuramente farlo, è qualcosa che so fare. Ho i vestiti, ed è tutto. Ho il taglio di capelli. L'unica cosa che devo fare è aprire la bocca. Dov'è il microfono? Portatemi un microfono!". Ed è andata così, amico. È stata la prima volta che mi sono appassionato alla cosa.

Qual è stata la prima volta in cui ... ?

... ho cantato al microfono? È stato quando sono entrato nella band. Si chiamava The Rain, ma prima di andare oltre abbiamo dovuto fermare quel nome Rain. Quel nome non mi era mai piaciuto. Non ho mai fatto parte dei Rain, ho fatto parte degli Oasis. Il giorno in cui sono entrato io nella band eravamo gli Oasis. È stata quella la prima volta in cui siamo stati a provare in un posto a Longsight, abbiamo dovuto pagare qualcosa per usare la sala alle tre del pomeriggio, credo. È stata quella la prima volta in cui ho cantato al microfono, ricordo che sì, è stato interessante.

Ero sicuro, amico, semplicemente pensavo che avrei dovuto lavorarci un po'. Lassù mi sentivo a mio agio, senza dubbio. È stato come: "Bene, mi avete portato il microfono. Ora portatemi la gente!". Capisci?

È stato allora che hai pensato: altre persone capiranno questo? Quello che stiamo facendo qui avrà ...

Prima che Noel si unisse alla band avevamo un paio di canzoni. Non eravamo per niente bravi, ma - come ho detto - ho sentito di peggio, capisci? Ma sapevo che avevamo davvero bisogno di canzoni come si deve. E nessuno di loro era un bravo compositore. E sapevo che il nostro ragazzo (Noel, ndr) era un po' invidioso, perché lui scriveva canzoni da sempre e aveva fatto parte di piccole band, ma non avevano mai raggiunto tanto, suonavano dietro casa. Sapevo che se l'avessi fatto entrare nella band avremmo volato. E ovviamente quando ha iniziato a scrivere canzoni sapevo che saremmo diventati famosi, amico. Naturalmente, però, devi dedicarci del tempo. Non ha senso avere buone canzoni se non fai le prove. E come Oasis provavamo senza sosta, otto giorni alla settimana.

È una delle leggende che circolano su di voi: "Non c'è niente da fare qui, ma crediamo in questo".

Assolutamente sì. Ricordo che era l'epoca dell'Haçienda e tutta quella roba e tutti i miei amici ... Su venti di noi forse tre erano appassionati di guitar music, gli altri erano presi dal dum dum dum ... quindi venivano da noi nella nostra sala prove, il Boardwalk, e ci facevano: "Uscite con noi oggi?". E noi: "No, no, no". "Andiamo qui davanti, amici". Provavamo dall'altra parte della strada, vicino all'Haçienda. E noi: "No, restiamo qui e facciamo questo. Abbiamo bisogno di canzoni". E loro: "Voi siete pazzi. Ciao, ci vediamo!". Capisci? Ma ci siamo fatti il mazzo, amico!

Hai parlato dei Beatles. Qual è stata la prima canzone dei Beatles che hai sentito per poi dire: "È questa la mia band!"?

Non credo siano stati i Beatles, credo si sia trattato di Imagine. Ricordo che mia madre una mattina di Natale venne al piano sotto ... Credo fosse il periodo in cui a Lennon spararono, quindi avrò avuto otto anni e nell'angolo c'era un albero di Natale pieno di regali. Lei venne di sotto e io fissavo la TV, guardavo John Lennon a The Box. Non me ne importava dei regali, fissavo la TV, guardavo il video di Imagine. Quindi è stata quella la prima canzone di Lennon che mi ha colpito davvero, amico.

Chi dei Beatles hai incontrato?

Ho incontrato John un po' di volte (ride, ndr) ... No, chi ho incontrato? Ho incontrato Paul McCartney un po' di volte ed è veramente eccezionale, amico. Ho incontrato Ringo.

Liam con Paul McCartney nell'ottobre 2012
Parlami del tuo primo incontro con McCartney.

La prima volta che lo incontrai fu a Los Angeles, eravamo ai Capitol Studios. Zak (Starkey, figlio di Ringo Starr, ndr) suonava con noi, quindi era venuto a vedere Zak. Facemmo una foto con lui e poi penso che stessimo registrando la parte di basso della mia canzone The Boy with the Blues. Fece: "E il basso? Non è così bello". Gli dissi: "Sei qui accanto. Perché non vai a prendere il tuo basso e lo mettiamo?". Si chiamò fuori. E fu quella la prima volta che lo incontrai.

La seconda volta che lo incontrai fu alla Royal Albert Hall. Il manager che avevamo per i Beady Eye si chiamava Scott Rodger, fa ancora il manager di McCartney. Ero andato lì perché l'insegnante di scuola di mio figlio compiva 60 o 70 anni e gli dissi: "Ti farò avere un autografo, anche se non so come". Normalmente non faccio queste cose, ma feci un salto lì. Andai da Paul McCartney dopo il concerto e gli chiesi: "Come stai, amico? Non starò qui per molto tempo. Ti è possibile firmarmi questo? È il programma. È per il preside della scuola di mio figlio". E lui: "Sì, sì, sì". E io: "Bene, me ne vado". E me la stavo dando a gambe. "Mi disse: "Calma, calma. Dove vai? Sei sempre di fretta". Gli dissi: "Sì, ma so com'è. Hai appena fatto un concerto, vorrai riposarti'. Mi fece: "Ti piacciono i margarita?". E io: "No, no. Ho già mangiato, non mangio a quest'ora della notte". E lui: "Parlo della bevanda, stupido idiota!". Pensavo mi stesse offrendo una pizza Margherita. Il suo amico prepara i margarita, così tirò fuori un margarita. Pensai che era meglio andarsene, così gli dissi: "Bevo un margarita con te, Macca, e psoi me ne vado, perché altrimenti inizierò a leccarti!" ...

Era un Macca-rita? 

Sì, era un Macca-rita, sì. È un tipo eccezionale, amico.

La prima recensione su di voi?

Sarà stata del Manchester Evening News, penso sia stata piuttosto buona. Avevamo partecipato a una competizione di nome The Sound of the City o qualcosa del genere. Ricordo la prima recensione del New Musical Express, che ci stroncò.

Cosa disse di voi?

Ci stroncò.

Hai mai prestato tanta attenzione alle recensioni?

Sì, senza dubbio, perché capisci presto come va, no? Sai quanto sei bravo o sai quanto fai schifo. Quindi vuoi vedere se la gente lo capirà, no? Qualcuno ti punzecchia e tu volti pagina, no?

Cosa ricordi della registrazione del vostro primo singolo, Supersonic?

In Galles, no?

Ai Sawmills Studios?

Sì, ai Sawmills, bellissima parte del mondo (in realtà i Sawmills sono in Cornovaglia, ndr). Bellissimo il Galles, amavo stare in studio all'epoca. Lo amo ancora. Era la prima volta che andavamo in studio con la band, molta erba, molta aria di campagna, molte bevute ... Era la prima volta che eravamo in studio, quindi dicevo: "Penso che siamo una band piuttosto decente dal vivo. La gente ha mostrato interesse, quindi andiamo a dimostrare quanto siamo bravi". Era bello sentire la musica che veniva dal desk con tutte le ripuliture. Sì, ricordo quei giorni. Proprio belli, amico.

Ricordi come hai registrato la voce?

Forse no, ma sono sicuro che sia stato bello. Ero bravo all'epoca, l'avrò fatto con una sola registrazione o due registrazioni.

Questo è un altro mito. Quello secondo cui facevi tutto "con una sola registrazione o due registrazioni".

Direi al massimo tre. Se ne fai tre riesci sicuramente a mettere insieme la cosa. Direi che normalmente la seconda è la migliore. Ma non più di tre, amico. Se me ne fai fare quattro o cinque me ne vado. Tre sono anche troppe. C'è gente che fa: "Registrazione 59!". Seee, amico, vai avanti ... capisci? Forse non fa per te questa roba, capisci?

Ricordo che quando uscì il primo album degli Oasis un paio di riviste misero in copertina voi con la scritta ...

I Sex Beatles.

I Sex Beatles, sì. Pensai: "È proprio un bel titolo!"

Sì, mi piace. Lo indosso ogni giorno. È la roba che faccio io, capisci? Mi piacciono molto i Beatles, mi piacciono molto i Sex Pistols e mi trovo da qualche parte in mezzo a loro due, almeno penso di esserlo. Penso che vocalmente mi colloco tra John Lennon e John Lydon. Quindi sì, lo amo. È un bel vestito e penso che sia stata la prima volta o forse l'unica volta che ci hanno cucito addosso uno stile. Un tizio ha tirato fuori questo caffettano e questa cravatta. Non è mettersi del trucco in faccia. Pensavo: "Uh, il trucco? Meglio il caffettano!".

Non riesco ad immaginarti con il caffettano.

Fino alle ginocchia, amico. Di sicuro sembrerei comunque un cameriere, ma mi piace quel tipo di cosa. Quando uscì l'album bevemmo un bel po', credo. Quando ci ripensi avresti voluto che fosse una cosa un po' più sobria, perché era un bel periodo, ma all'epoca forse eravamo in tour, capisci? Ti ritrovi in tour e prima che te ne accorga esce il tuo disco. Sono sicuro sia stata una cosa grandiosa, ma non ricordo molto.

Hai menzionato i Sex Pistols. Scegli il loro pezzo preferisci. 

Submission è bella, ma mi piace Bodies. L'inizio di Bodies, quando fa din din, din din, è la parte che conta. Poi dopo inizia la parte in cui fa "she was a girl ...", sembra si sia preso la scossa infilando il dito nella presa di corrente. Ma il riff che fa din din ... è lì lo spasso.

Abbiamo ascoltato Morning Glory, tratto dal secondo disco degli Oasis, il quinto album più venduto di sempre nel Regno Unito. È un album che è stato 14 volte disco di platino e ha venduto 4,7 milioni di copie nel Regno Unito e 22 milioni di copie nel mondo.
Liam, parlami del tuo primo assegno incassato per i diritti d'autore.

Non so dell'assegno, lo sto ancora aspettando, capisci? Ricordo che la prima cosa che comprai fu uno scooter, una lambretta del 1954, che possiedo ancora. È sulla copertina di Definitely Maybe. Ce ne sono alcuni scatti lì. Fu quella la prima cosa che comprai.

Poi ricevetti un assegno maggiore e comprai a mia mamma una casa, ma lei non la voleva. Era un piccolo cottage carino lassù a Heaton Moor, bellissimo. Le diedi le chiavi e mi disse: "Perché dovrei volerlo?". E io: "Perché è migliore di quello in cui ti trovi, no?". Lei mi fece: "No, non lo voglio".

Quindi dovetti rivenderlo al tizio. Lei non lo voleva. Mi fece: "Tutto quello che voglio è un cancello nuovo di zecca". Poche pretese, amico, capisci cosa intendo? Così feci: "Ti dico una cosa, posso fare di meglio: ti compro una staccionata e un cancello". E questo è tutto ciò che lei abbia mai desiderato.

Davvero? 

Sì, amico. A lei non piaceva. Mi disse: "Perché dovrei volere quella casa? Sono felice a casa mia!". Si offese, amico! Mi fece: "Stai insultando la mia casa?". Le dissi: "È una bella casa, ma quella casa è migliore. Ha un giardino più grande e ha un cancello, è un po' più sicura". Mi disse di no. Vive ancora nella stessa casa con lo stessa staccionata e lo stesso cancello. Lei è una leggenda.

È incredibile, amo questa cosa. È proprio dolcissimo questo, della serie: "Sto bene così".

Sì. Il suo pensiero era: "Senti, la tua vita cambierà e in bocca al lupo a te. La mia vita rimarrà la stessa". Non vuole farsi coinvolgere da tutta l'appariscenza.

Ovviamente tutti dobbiamo ringraziare le nostre mamme per molte cose, ma pensi che lei ti abbia aiutato?

Sì, mi ha tenuto con i piedi per terra, anche se ogni tanto ti allontani dalla retta via, che tu sia un fiorista o un cioccolataio o un orologiaio. Siamo tutti umani. Lei, però, di sicuro mi ha tenuto ancorato alla realtà, ha la mentalità del "niente assurdità", capisci? Sono rimasto intrappolato in tutti gli aspetti di questo business, o lo show business, com'è che si chiama, ma ho imparato rapidamente che puoi farti ingannare una volta, capisci? Non vado ai party per i vip. Ci andai una volta negli anni '90 e non facevano per me, amico. 

Ad un certo momento finisti sulla copertina del Sun per esserti semplicemente rasato la testa.

Esatto. Ridicolo, no? L'altro giorno ho preparato una tazza di tè in TV sulla BBC. Ora vado in giro per strada e molte persone mi fanno: "Facci una tazza di tè! Ne prendo due!". E a questi faccio: "Ma sei adulto?". È pazzesco che la gente per strada fermi la macchina per dirmi: "Grandioso il modo in cui hai preparato quella tazza di tè l'altro giorno". "Calmati, amico!". Quindi sì, tempi molto strani, ma nel contempo belli.

Qual è stata la prima canzone scritta da te e finita su un album degli Oasis?

La prima canzone si chiama Little James e parla del mio nipotastro (James Kerr, figlio di Patsy Kensit e Jim Kerry dei Simple Minds, ndr), che amo molto e che non è più piccolo. Eravamo nel sud della Francia. Non ricordo quale album stessimo registrando, era dopo Be Here Now. Molta gente dice provavo a scrivere canzoni, ma io ero piuttosto felice di cantare le canzoni di Noel, capisci? Ero felice di essere il cantante. Lui si faceva il mazzo e io ero felice di cantare. Un giorno ero seduto in giardino a suonare la sua chitarra molto male e facevo: "Little James ...". Lui passa vicino a me e mi chiede: "Cosa stavi cantando?". "Non lo so, stavo solo cazzeggiando". "Scrivi un testo e la sistemiamo dopo cena". E la storia è iniziata così. La gente pensa che volessi scrivere canzoni, ma è stato lui ad istigarmi. Così dopo cena la sistemammo. So che a molta gente non piace, ma la suonerò a dicembre in un'arena sold out vicino a voi! È stata quella la prima canzone che ho creato, sì. Quindi è stato lui (Noel, ndr) ad aprire a questa cosa, è tutta colpa sua!

Non sono mai stato uno di quelli che fanno: "Voglio fare il compositore". Ero felice di cantare le canzoni di Noel, togliermele dalla testa e fare tutto quello. Come sai, però, ogni tanto vedi una chitarra e provi ad imparare e a perfezionare l'arte. E anche ora sto ancora imparando. Rimarrò ancora strabiliato sino al giorno in cui abbandonerò questo pianeta.

George Harrison è un altro ndella lista di coloro che significano molto per te. Quale suo brano scegli?

All Things Must Pass, l'album. Penso sia forse il migliore album post Beatles dopo Imagine. In realtà penso sia anche migliore di Imagine.

Non direi così ...

È un disco bellissimo. Per me il brano di quel disco che spicca è Isn't it a Pity? Ovviamente ce ne sono tanti, ma quella mi fa partire di testa. Un classico assoluto.

Qual è stato il momento in cui hai pensato: "Per gli Oasis è finita"? È stato dopo quel grande round finale o prima?

Prima, sentivo puzza di bruciato molto prima. Ti dico io quando ho sentito puzza di bruciato. L'ultimo tour britannico avremmo dovuto finirlo al Reading and Leeds Festival o al V Festival. Non ricordo dove, comunque ad uno di quei festival. Penso che avessimo fatto un concerto al Bridlington Spa e lì ho sentito puzza di bruciato. Ho origliato una conversazione tra Noel e il suo manager di questo tenore: "Ora o mai più".

Davvero?

Entrai nella loro stanza e parlavano della possibilità di affittare una casa a Los Angeles e di andare lì con Dave Sardy (produttore degli ultimi due album degli Oasis, ndr) per fare qualcosa. Così entrai e dissi: "OK". Hai presente quando le cose le sai? Forse sarò stato paranoico, ma ho avuto questa sensazione: "Vuole staccare la spina dopo l'ultimo concerto e andarsene, e basta". Ovviamente dovevamo fare quel concerto a Parigi. Non lo so, sentivo semplicemente che qualcosa ... Hai presente quando semplicemente sai le cose?

Quindi pensi che fosse una cosa ... 

Oh, di sicuro era pianificata. Amico, ascolta. Possiamo andare avanti all'infinito con questa storia, ma non esiste che gli Oasis si siano sciolti dopo l'incidente di Parigi. Era premeditato, lui aveva pianificato di fare quello, capisci? È così che la vedo, capisci? Di sicuro c'è stata molta premeditazione nello scioglimento degli Oasis. Non è una cosa successa e basta, amico.

È stato un peccato?

Un grande peccato, amico, perché erano una bella band che significava molto per la gente. E sono stati bei periodi. Se vuoi andare a fare roba e fare il solista, non le fai quelle cose. Se ti ci vogliono dieci anni per toglierti le cose dallo stomaco non ... Non penso che ci saremmo dovuti sciogliere.  Ognuno di noi sarebbe potuto andare a fare la sua cosa. Bonehead avrebbe potuto fare il ventriloquo o ... vabbe' lui all'epoca era in una band, ma anche giocare a tennis o cos'altro. Non c'era bisogno che la band si sciogliesse. Penso che significassimo troppo per andare in pezzi così, secondo me.

Come ho detto prima ... No, non ho problemi a parlarne. Molta gente tiene il becco chiuso sulle cose, ma io amavo gli Oasis. Come ho detto prima (nel film Oasis: Supersonic, ndr) , i bei momenti hanno prevalso di tantissimo i brutti momenti, quindi in fin dei conti almeno è successo, ma è un peccato che sia finita così, ma è così che stanno le cose.

E per te la porta non è chiusa.

È chiusa perché non ci parliamo, ma in fin dei conti io sto pubblicando un album, lui sta pubblicando un album. I fratelli Gallagher stanno facendo roba buona al momento. Se gli Oasis non torneranno insieme, la seconda cosa migliore possibile sono due dischi solisti di noi due.

Il primo disco da solista di Liam, As You Were, è uscito ad ottobre ed è salito direttamente al primo posto, vendendo più del resto dei dischi della top 15 messi insieme. Per il disco Liam è andato in studio con il produttore Greg Kurstin, famoso per il suo lavoro con Adele, i Shins, Beck, Ellie Goulding e i Foo Fighters. 
Liam live in Byron Bay, 2 Jan 2017. Pic by Nathan Richter

Di sicuro avevo bisogno di aiuto, senza dubbio. So scrivere un paio di canzoncine rock 'n' roll, ma pensavo che dodici pezzi così in un album non avrebbero sicuramente fatto al caso della gente. Quindi avevo bisogno di entrare in studio con qualcuno che sapesse scrivere grandi canzoni. Siamo volati a Los Angeles, abbiamo incontrato Greg ed è stata una figata. Abbiamo sentito un paio di canzoni, chiacchierato un po'. C'era Andrew Wyatt. Mi ha fatto sentire un po' di accordi di Wall of Glasse e mi ha chiesto cosa ne pensassi. Ho detto: "Va bene". Abbiamo registrato la canzone in un giorno. E il giorno dopo abbiamo registrato Paper Crown. Così abbiamo fatto tre canzoni in tre giorni.

Poi sono tornato in Inghilterra e mi è venuta la fissa. Ne avevo scritte già due, quindi ero a quota cinque. Così mi sono posto l'obiettivo di finire le canzoni lasciate in sospeso e prima ancora di rendermene conto ne avevamo quindici canzoni. Quindi è successo tutto in modo molto agevole.

Pensi che ci siano dei temi nei testi del disco?

C'è molta riflessione e a tratti è proprio arrabbiato. È un po' incazzato a tratti. E poi ci sono momenti del tipo "la merda succede e voltiamo pagina". La gente definisce un brano una canzone di scuse, ma è quello che è. So che se chiedo scusa non è a Noel Gallagher. Forse è ai miei figli e alla gente che mi vuole bene. Ci diamo dentro. Sono stato quattro anni senza fare niente a girarmi i pollici e ad annoiarmi a morte. Torniamo alle faccende solite, amico. Avevamo bisogno di fare delle canzoni come si deve e al momento le abbiamo. Ho una buona voce, la voce suona mezza decente, quindi sono pronto per partire, amico.

Com'è stato Glastonbury quest'anno? È stato interessante notare che molta gente della nostra età diceva: "Voglio vedere Liam" e sentirlo dire anche da molti 14enni e 15enni cresciuti dai loro genitori con le canzoni degli Oasis. 

Sì, forse i loro padri sono stati i primi a venire a vederci. No, è andata benissimo. Incrociamo le dita, ma sinora è andata bene. La gente che è venuta ai concerti ha risposto bene, ci sono state belle folle. Un'altra cosa grandiosa è che nessuno sta portando i telefonini al concerto. Non so com'è, ma  per qualche motivo sembra che quella cosa stia morendo. Come tutti, ho notato il cambiamento. Molta gente che viene ai miei concerti vive il momento, non tira fuori il telefono. Saltella come si deve e se la spassa.

Non oso immaginare come possa essere la tua vita quando cammini per strada e oggigiorno incontri la gente con i telefonini. Negli anni '90 potevi fare qualsiasi cosa e nessuno aveva un telefonino per fare le foto. 

Immagina Keith Moon all'epoca con questi aggeggi. Che ci puoi fare? La cosa peggiore, amico, è la gente che viene da te e ti fa: "Selfie!". Sai quelli che si girano e con fretta ti fanno: "Ah, sei tu!". Si fanno un selfie e se la svignano. "Amico, ho ancora dieci minuti. Vuoi una birra o qualcosa? Possiamo farci una chiacchierata se vuoi!". È il mondo che va così, capisci? Cosa ci puoi fare?

Sono felice, amico. Sono proprio soddisfatto di aver pubblicato un disco. Amo andare in tour, ho molti concerti in programma. Sono le grandi arene che contano per me. È bello suonare nei piccoli posti e quella roba lì, ma se sei lì tutto l'anno poi fai un po' fatica. Le arene più grandi però ... farò il culo alle grandi arene!

Introduci l'ultimo pezzo.

Bene, finiamo questa adorabile chiacchieratina con una canzone di Bob Marley. Il suo vero nome è Robert, a proposito. Ultim'ora! E si chiama Natural Mystic.

Quando l'hai sentita per la prima volta?

Di nuovo, penso quando ho iniziato a costruire la mia collezione di dischi, da ragazzo. Quindi è stato in quel periodo. Bellissima canzone.

È stato bello parlare con te.

Grazie. È stato bello parlare con te, amico.

Traduzione di oasisnotizie - Source: BBC 6 Music


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