venerdì 24 luglio 2026

Cinque italiani in gara, Hollywood, l’IA e il rock degli Oasis alla Mostra del Cinema di Venezia

Presentato il programma dell’83ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica della Biennale di Venezia. Il direttore artistico Alberto Barbera: “I film sono gli hashtag del mondo contemporaneo”

“I film sono gli hashtag del mondo contemporaneo”. Sintetizza così, in maniera incisiva, il direttore artistico Alberto Barbera, svelando il programma dell’83ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica della Biennale di Venezia. Un cartellone come sempre ricco, variegato, teso a unire diverse generazioni e al contempo a stupire. C’è un po’ tutto quello ci si aspetta dal più antico e tra i più importanti festival al mondo: la presenza di grandi autori (Werner Herzog, Hirokazu Koreeda, Nanni Moretti, Stéphane Brizé, Martin McDonagh), star hollywoodiane (John Malkovich, Susan Sarandon, Robert Pattinson), titoli di richiamo e nomi che scompaginano le previsioni, come la rock band britannica Oasis. Non mancano poi nuovi sguardi e provocazioni come il doc “Be Brave” realizzato interamente con intelligenza artificiale. Ecco le principali novità attese a Venezia Lido dal 2 al 12 settembre 2026.

Cinque italiani per il Leone d’oro
Anche quest’anno è copiosa la presenza di registi italiani in gara per il Leone d’oro. Il primo che suscita curiosità è Nanni Moretti con “Succederà questa notte”, interpretato da Louis Garrel e Jasmine Trinca; da sempre habitué del Festival di Cannes, dove ha vinto la Palma d’oro, Moretti torna alla Mostra da cui mancava dal 1989. Nella pattuglia italiana figurano anche: Edoardo De Angelis con “Il fuoco che ti porti dentro”, dal memoir di Antonio Franchini, che punta molto sulla prova artistica di Vanessa Scalera; Marco Bechis con “Ritorno a Buenos Aires”, che recupera il tracciato del suo film “Garage Olimpo” (1999), cinema di impegno civile che rilegge storia e traumi della dittatura in Argentina; Andrea Pallaoro  con “The Echo Chamber”, che porta sullo schermo l’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci, nel cast Luca Marinelli insieme alle dive hollywoodiane Alicia Vikander e Susan Sarandon. Infine, Paolo Strippoli con “L’estranea”, interpretato da Jasmine Trinca e Romana Maggiora Vergano.

Tra i 19 titoli della sezione sperimentale Orizzonti, gli italiani sono: “La ragazza con la Leica” di Alina Marazzi (film di apertura); “Una storia” esordio alla regia di Anna Foglietta; “La città dei vivi” di Edoardo Gabriellini, dal romanzo Nicola Lagioia; e “I figli della scimmia” di Tommaso Landucci con Riccardo Scamarcio.

Gli altri registi in gara
Un Leone d’oro conteso da altri quindici autori internazionali, che non renderanno di certo partita facile ai nostri. Anzitutto il film di apertura “Ink” del Premio Oscar britannico Danny Boyle, dal drammaturgo Olivier James Graham, con le star Jack O’Connell e Claire Foy.

 Tornano poi al Lido: l’irlandese Martin McDonagh con “Wild Horse Nine”, che vede nel cast il duo John Malkovich e Sam Rockwell; i francesi Florian Zeller con “Bunker”, che punta tutto sulla coppia da Oscar Penélope Cruz e Javier Bardem, e Stéphane Brizé, che con “Un bon petit soldat” prosegue la sua indagine sociale sulla precarietà del lavoro, protagonisti Alba Rohrwacher e Vincent Lindon. Ancora, il pluripremiato autore giapponese Hirokazu Koreeda con “Look Back”.

In gara c’è anche il decano Werner Herzog con “Bucking Fastard”, che chiama Kate Mara e Rooney Mara a vestire i panni delle sorelle Chaplin. Torna dietro alla macchina da presa anche l’attore Premio Oscar Casey Affleck con “Company”.
Figurano sempre in gara: Lance Oppenheim (“Primetime”); Ali Asgari (“A Bit of Light”); May el-Toukhy (“Woman Unknown”); Lee Chang-dong (“Possible Love”); Cédric Kahn (“15/18. A Place to Heal”); Ilya Khrzhanovsky (“Dau”); Nicolas Pariser (“Un peu avant minuit”); e Shinya Tsukamoto (“Mr. Nelson, Did You Kill People?”).

IA, serie e titoli di richiamo
“Di Intelligenza Artificiale – sottolinea sempre Barbera – se ne parlerà in diverse occasioni durante questa edizione della Mostra, senza pregiudizi e con l’attenzione che merita uno strumento talmente innovativo da lasciar presagire un impatto di proporzioni storiche sull’intero genere umano”. In evidenza il doc fuori concorso “Be Brave” di Francesco Carrozzini sull’imprenditore Renzo Rosso, interamente realizzato con IA e targato Our Films.

 Forniranno non pochi spunti di riflessione anche i ritratti di: Elon Musk nel doc “Musk” di Alex Gibney; degli Oasis in “Oasis: Don’t Look Back in Anger” di Dylan Southern e Will Lovelace – con i fratelli Liam e Noel Gallagher al Lido –; di Russell Crowe in “What Love Builds” (di cui l’attore Premio Oscar firma anche la regia); e dell’architetto Peter Zumthor in “From Inside Out” di Wim Wenders.
Tra i grandi autori che hanno accettato di presenziare al Lido fuori Concorso ricordiamo: Gianni Amelio con “Nessun dolore”, Mario Martone con “Scherzetto” e Amos Gitai con “The Road to Jericho”. C’è anche Luca Guadagnino con “Joie de vivre”, doc della durata di 435’ su Bernardo Bertolucci. A Giovanni Veronesi, infine, l’onore di chiudere la Mostra con “Dio ride”. Una sola serie Tv è attesa a Venezia83: “Peccato” scritta e interpretata da Emanuela Fanelli, mockumentary in chiave comedy sulla carriera dell’attrice.

Giuria, conduttori, Leoni d’oro e premi collaterali
La giuria internazionale di Venezia verrà presieduta dalla regista-attrice Maggie Gyllenhaal (USA), affiancata da: Kaouther Ben Hania (regista, Tunisia), Daniel Blumberg (compositore, Regno Unito), Francesco Casetti (accademico, Italia), Xavier Giannoli (regista, Francia), Shahrbanoo Sadat (regista, Afghanistan) e Johnnie To (regista, Hong Kong).
Due i Leoni d’oro alla carriera: all’attrice Ellen Burstyn e all’attore George Clooney. Le cerimonie di apertura e chiusura verranno condotte dall’attrice-regista Greta Scarano e dall’attore Nicolas Maupas.
Tra i riconoscimenti collaterali, da segnalare soprattutto: lo storico Premio cattolico internazionale Signis (già Ocic, il più antico alla Mostra), il premio della comunità protestante Interfilm e il premio “Robert Bresson”, che l’Ente dello Spettacolo consegna ogni anno in accordo con i Dicasteri della Comunicazione e Cultura della Santa Sede.

 Source: Agensir 

 

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martedì 21 luglio 2026

Oasis a Venezia? Liam Gallagher alimenta le speranze dei fan con una risposta enigmatica

Il documentario Don't look back in anger è dato tra i favoriti per la Mostra del Cinema di Venezia 2026. E Liam Gallagher, con un semplice commento sui social (vedi immagine qui sotto), ha riacceso l'entusiasmo dei fan di tutto il mondo.

Il legame tra gli Oasis e l'Italia potrebbe presto arricchirsi di un nuovo capitolo. Nelle ultime ore, infatti, è cresciuta l'ipotesi che "Don't Look Back In Anger", il documentario dedicato alla storica reunion della band di Manchester, possa essere presentato alla 83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Un'indiscrezione che, da semplice rumor, ha acquisito ancora più forza dopo un intervento social di Liam Gallagher.

Un commento che dice tutto... o forse niente
Tutto è nato quando una fan italiana degli Oasis ha condiviso su X un articolo che parlava della possibile presenza del documentario al Lido, immaginando persino Liam arrivare in gondola sul Canal Grande.

Tra i tanti commenti è comparso proprio quello del frontman degli Oasis: "Don't believe the truth".

Una frase apparentemente criptica ma tutt'altro che casuale. Oltre a richiamare il titolo del sesto album della band pubblicato nel 2005, il messaggio è stato interpretato da molti come un modo per non smentire l'indiscrezione, lasciando aperta la porta a una possibile partecipazione dei fratelli Gallagher alla Mostra veneziana.

Un documentario tra backstage e reunion
Il documentario, ideato da Steven Knight e diretto da Dylan Southern e Will Lovelace, racconta il clamoroso ritorno degli Oasis con il tour Oasis Live '25, la reunion che ha riportato Liam e Noel Gallagher sullo stesso palco dopo sedici anni di separazione.

La pellicola promette materiale esclusivo: prove, backstage, immagini dal palco e soprattutto le prime vere interviste congiunte dei due fratelli dopo oltre vent'anni, offrendo uno sguardo privilegiato su uno degli eventi musicali più importanti degli ultimi anni. Il film arriverà nelle sale italiane il 10 settembre, con alcune proiezioni IMAX, per poi approdare successivamente su Disney+.

Venezia sogna il red carpet dei Gallagher
L'eventuale inserimento del documentario nel programma della Mostra rappresenterebbe già un evento di grande richiamo. Ma il vero sogno degli organizzatori e dei fan è naturalmente un altro: vedere Liam e Noel Gallagher sfilare insieme sul red carpet del Lido.

Sarebbe una delle immagini simbolo dell'edizione 2026 del Festival, soprattutto considerando il momento storico della band, tornata protagonista dopo una reunion che fino a pochi anni fa sembrava impossibile.

Anche i fan italiani aspettano altre notizie
L'attenzione degli appassionati italiani non riguarda soltanto Venezia. Da settimane continuano infatti a rincorrersi indiscrezioni su possibili concerti degli Oasis in Italia nell'estate 2027, con lo Stadio Olimpico di Roma indicato come una delle sedi più probabili. Al momento, però, non esistono ancora conferme ufficiali.

Per conoscere la verità bisognerà attendere il 23 luglio, quando il direttore della Mostra Alberto Barbera presenterà il programma ufficiale della manifestazione. Solo allora sapremo se il documentario sugli Oasis farà davvero tappa al Lido e se, dopo anni di attese, anche il pubblico italiano potrà assistere a un'altra storica apparizione dei fratelli Gallagher.

Perché, come ha scritto Liam, forse bisogna davvero "non credere alla verità"... almeno fino all'annuncio ufficiale.

 Valerio Pieraccini 

 

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lunedì 6 luglio 2026

Oasis dal vivo a Roma nel 2027, ci sarebbero già le due date

Dopo Ultimo arriva il turno degli Oasis a Roma? Sempre più probabile. La notizia era nell'aria da tempo e manca ancora l'ufficialità, ma è stato Liam Gallagher, sul proprio profilo X, ad anticipare l'annuncio, rispondendo a una fan che chiedeva più di due date alla band. 

"Due date sono abbastanza", ha detto Liam. Una risposta netta che non lascia spazio a interpretazioni e che sta già facendo impazzire migliaia di fan.

Secondo quanto risulta al quotidiano Il Foglio, gli Oasis si esibiranno tra il 12 e il 14 luglio 2027 allo stadio Olimpico di Roma. Due date della band dei fratelli Gallagher che sarebbero uno degli appuntamenti più importanti della prossima stagione dei concerti nella capitale e arriverebbero dopo il grandissimo evento di Ultimo, che due giorni fa ha confermato la capacità di Roma di attirare pubblico da tutta Italia. 

Il punto, però, non è soltanto musicale. Il ritorno degli Oasis è diventato, nelle città coinvolte dal tour, anche un caso economico. Barclays ha stimato per il tour britannico una spesa complessiva superiore al miliardo di sterline, calcolando una spesa media di circa 766 sterline per spettatore tra biglietti, viaggi, alberghi, cibo, merchandising e consumi collegati. 

Secondo una stima citata dall’Università di Salford l’impatto complessivo del tour dei Gallagher e soci sull’economia britannica è stato vicino ai 940 milioni di sterline, con circa 545 milioni rimasti nelle comunità locali e una ricaduta media di circa 55 milioni per concerto. Le stime diffuse in Galles hanno attribuito alle due date di Cardiff un impatto di oltre 100 milioni di sterline, mentre per Manchester si è parlato di 277 milioni e per Edimburgo di 136,6 milioni. 

Per Roma due date degli Oasis vorrebbero dire soprattutto una cosa: più domanda di alberghi, ristoranti, trasporti, servizi e consumi turistici in giorni già ad alta intensità. I grandi concerti non sostituiscono una politica industriale per la città, ma possono diventarne un pezzo: portano visitatori, spesa privata e attenzione internazionale. Dopo Ultimo gli Oasis sarebbero un altro test concreto sulla capacità di Roma di trasformare un evento musicale in economia urbana.

(Il Foglio)
 
 

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domenica 5 luglio 2026

Oasis all’Olimpico di Roma? Per chi li ama davvero sarebbe una notizia che fa battere il cuore

Ammettiamolo: nessuno di noi ci credeva più davvero.

Per anni abbiamo assistito alle frecciate tra Liam e Noel Gallagher, alle interviste al veleno, alle promesse mai mantenute e alle reunion annunciate e smentite nel giro di poche ore. A un certo punto avevamo accettato l'idea che gli Oasis fossero destinati a restare un ricordo meraviglioso degli anni Novanta. Una di quelle storie finite troppo presto.

E invece eccoci qui.

Gli Oasis sono tornati. E adesso si parla addirittura di una possibile data allo Stadio Olimpico di Roma nel 2027. Non c'è ancora nulla di ufficiale, ma per chi è cresciuto con Definitely Maybe e (What's the Story) Morning Glory? la sola idea basta a scatenare l'immaginazione.

Perché gli Oasis non sono semplicemente una band.

Sono il disco che mettevi nelle cuffie quando avevi bisogno di sentirti invincibile. Sono la voce di Liam che ti prende a schiaffi con la sua arroganza e quella scrittura di Noel capace di trasformare emozioni semplici in inni immortali. Sono quelle canzoni che hai ascoltato cento, mille volte e che riescono ancora a emozionarti come la prima.

Chi ama davvero gli Oasis sa che non si tratta soltanto di Wonderwall. Sa che dietro il successo mondiale ci sono gemme come Slide Away, Acquiesce, The Masterplan, Cast No Shadow o Listen Up. Canzoni che hanno accompagnato viaggi, amori, delusioni e sogni di milioni di persone.

La loro forza è sempre stata questa: farti sentire parte di qualcosa di più grande. Non importava da dove venissi o quanti anni avessi. Quando partiva Don't Look Back in Anger diventavamo tutti la stessa persona.

E forse è proprio questo che rende speciale l'idea di un concerto all'Olimpico. Non sarebbe soltanto un evento musicale. Sarebbe un ritrovo generazionale. Una notte in cui migliaia di persone canterebbero insieme parole che conoscono da una vita.

Perché gli Oasis non hanno mai cercato di essere perfetti. Hanno litigato, esagerato, sbagliato. Ma hanno scritto alcune delle canzoni più importanti della loro epoca. E quelle canzoni hanno continuato a vivere anche quando la band non esisteva più.

Oggi che Liam e Noel sono tornati sullo stesso palco, ci rendiamo conto che forse avevamo dimenticato una cosa: certe storie possono interrompersi, ma non finiscono mai davvero.

E se Roma dovesse accoglierli nel 2027, per una sera non conteranno classifiche, recensioni o polemiche.

Conterà soltanto quel momento in cui le luci si spegneranno, partiranno le prime note e uno stadio intero si ritroverà a cantare:

"Maybe, you're gonna be the one that saves me..."

Come se il tempo non fosse mai passato.


-Valerio Pieraccini 

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venerdì 12 giugno 2026

Noel Gallagher: "Suonare allo spettacolo curato da Chris Martin ai mondiali di calcio? Piuttosto partecipo alla lotteria per vincere una coscia d'agnello"

"Parteciperò alla lotteria dell'intervallo per vincere una coscia d’agnello", ha detto ironicamente Noel Gallagher ai microfoni di Talksport, rispondendo alla domanda se avesse intenzione di esibirsi allo spettacolo curato da Chris Martin dei Coldplay durante l'intervallo della partita inaugurale del campionato mondiale di calcio del 2026 tra Messico e Sudafrica, in programma oggi a Città del Messico. Poi il cantautore ha aggiunto: "In fondo quelli che si esibiranno non sono proprio degli appassionati di calcio, no?". 

Noel ha poi spiegato di non amare i cambiamenti nel calcio, dallo spettacolo durante l'intervallo alle modifiche del regolamento. "Non mi piace lo show durante l'intervallo, non mi piacciono i cambiamenti nel calcio", ha detto. "Apprezzo le nuove regole sui calci d'angolo e sulle perdite di tempo, che potrebbero essere una cosa positiva per il gioco, ma non mi piacciono tutte queste pagliacciate nel calcio. È uno sport che ha funzionato perfettamente senza queste cose per centinaia di anni e ora si inventano lo spettacolo all'intervallo?".

Noel ha poi svelato: "Non mi è stato mai chiesto di comporre una canzone per un campionato di calcio. Mi fu chiesto di partecipare a una canzone, penso che si trattasse di una cosa inglese degli anni '90 (nel 1996, la canzone How does it feel to be on top of the world?, ndr). Vi partecipavano gli Ocean Colour Scene e Ian McCulloch, non ricordo quale canzone fosse. In ogni caso fu scalzata in favore di Three Lions (diventata poi in Inghilterra una sorta di inno del campionato europeo di calcio del 1996, ndr). Non è qualcosa che comporrei".

Source: Talksport 



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