mercoledì 5 maggio 2021

Noel Gallagher ricorda gli anni '90: "Niente telefonini ai concerti, allora sì che era bello. Con Be Here Now ho perso un'occasione perché ..."

Intervista a Noel Gallagher realizzata dalla rivista britannica GQ (numero di maggio 2021). Terza e ultima parte della nostra traduzione. (PER LA PRIMA PARTE CLICCA QUI; PER LA SECONDA CLICCA QUI).

Molta gente contestualizza la fine degli anni '90 con la morte di Diana, Principessa del Galles, la delusione finale del New Labour e Be Here Now

Sì. E con la terza serie di The Fast Show. Sì, è vero, ecco perché con il documentario sugli Oasis ci siamo fermati al punto più glorioso, perché chi vuole documentare la cazzo di caduta di qualcosa? È come il film di Alan McGee, Creation Stories: nessuno vuole leggere di riabilitazione (post-tossicodipendenza, ndr). Qualunque cosa su quel periodo dovrebbe arrestarsi a Knebworth, perché quello che è divenuto noto come Britpop poi si è intrecciato in qualche modo con la politica e quello ha portato alla guerra e a tutta quella cazzo di cosa. Il fotografo di Manchester Kevin Cummins stava facendo il suo libro e io ho concesso un'intervista per il libro. Mi ha fatto una domanda sul Britpop e sul nazionalismo e io scherzosamente gli ho detto: "Chiedi a Paul Morley e lui ti dirà". Ha fatto così e Paul Morley incolpa letteralmente gli Oasis per il Brexit. Io ho pensato: "Wow. Porca troia! È particolarmente folle, perfino da parte tua. Ma non puoi attribuire molta riflessione a quello che la gente dice".

Con il senno di poi, come vedi il supporto alle industrie creative fornito da Tony Blair e dal New Labour?

Perché il thatcherismo aveva colorato tutte le nostre vite, cosa che era ancora prevalente con John Major, poi arrivò Tony Blair, io lo sentii parlare e pensai – e lo penso ancora oggi – che lui fosse fantastico. È l'ultima persona che per me abbia avuto un qualche senso. la terza via, o la politica centrista, era una cosa nuova. Pensavo: "Cazzo, questa è una cosa davvero intelligente!". Inizia a incontrarlo in varie cerimonie di consegna di premi. John Prescott era un po' un personaggio da fumetto, ma pensavo che il resto di loro non fossero male.  

I tuoi pensieri sulla Cool Britannia?

Ho amato gli anni '90 e la maggior parte degli anni '90 sono passati dalla mia cucina. Mi piaceva Damien e Kate Moss era una grande amica. Era un grande periodo, un gran bel momento storico. Nessuno lo ammetterà mai e ogni volta che lo dico viene ripreso dai fottuti membri sbagliati della stampa e stravolto, ma siamo stati tutti bambini della Thatcher, che ci siamo fatti il culo e ci siamo fatti da noi. Questo verrà preso dal Daily Mail, ma quello che intendo è che tutto questo è successo nonostante il thatcherismo. Eravamo tutti disoccupati, prendevamo tutti il sussidio e ci saremmo dovuti accorgere che non avremmo ottenuto nulla e che non ci sarebbe stato regalato nulla, per cui avremmo fatto meglio ad andare a prendercelo, cazzo!


Per me gli anni '90 sono stati un sacco di intellettuali della classe operaia che non erano per niente in sintonia, che approdarono tutti nello stesso momento nella politica, nella musica, nella moda, nella fotografia, nell'arte, nello sport. Sai, il giovane musulmano Prince Naseem fu il più grande pugile che fosse mai vissuto sino a quel momento e si diceva: "Chi cazzo è questo tizio?". Sembrava una cosa della classe operaia. Ecco cosa ho preso da quella cosa. Chiunque incontrassi era sano, più o meno, e tutti gli altri giocatori della partita, come Jarvis (Cocker, ndr), Hirsty (Damien Hirst, ndr), tutti erano dannatamente grandiosi. C'erano anche un sacco di settentrionali, un'altra cosa inusuale: non è più così. Ricordo una di quelle conversazioni alla cocaina alle cinque del mattino, in cui dissi: "Questo cazzo di decennio sarà ricordato come uno dei più grandi" e tutti gli altri mi dicevano: "Nah". All'epoca sentivo che questo gruppo di persone alla fine sarebbe diventato il mainstream. Sentivo che era un momento unico della storia, e ha finito per essere così.  

Ora gli anni '90 sono venerati come l'ultimo grande decennio in cui siamo stati liberi, perché Internet non ci aveva schiavizzato tutti e non aveva portato la nevrosi del mondo al punto della fottuta paralisi, in cui non puoi dire o fare o proporre di prendere per il culo qualcuno o essere irriverente verso nulla, nessuna parte della società. Allora, invece, era dannatamente spontaneo. Tutto era spontaneo e su due piedi, in particolare nella mia vita. Non pensavo a nulla. E ora ogni cosa è riflettuta. 

L'altra sera stavo vedendo il film di McGee e pensavo: "Questa cosa non accadrà mai più", dato che oggi ci sono troppi fogli di calcolo. All'epoca era: "Pubblicalo, vedi cosa succede e passa alla cosa successiva". Non so che sensazione avessi tu, ma io provavo questo. Voglio dire, guarda tutte le grandi cose iniziate negli anni '90.  Sai, le riviste e i cazzo di programmi radiofonici e le cose fisiche che la gente poteva possedere, mentre ora è tutto podcast e fottuto Netflix.

Uno dei pochi libri sul periodo è The Last Party di John Harris, che, pur essendo piuttosto comprensivo, è continuamente negativo.

Sì, ma lui è un coglione. Dice che è orribile perché lui è un nerd che non ne è mai stato coinvolto. ne ha scritto, ma non ne ha mai fatto parte. Non è mai venuto a casa mia. Non era amico di nessuno. Odiava gli Oasis perché gli Oasis divennero popolari. E odiava me perché accettai di andare al numero 10 (di Downing Street, ndr) perché la sua cazzo di mamma e il suo papà erano fottuti socialisti e lui non fu invitato. Fine della storia. E Paul Morley è lo stesso.

La gente ha sempre detto che gli anni '90 furono un eco degli anni '60, ma quell'eco è piuttosto forte. 

Guardiamo Top Of The Pops ogni finesettimana a casa mia, dato che non c'è un cazzo alla tele, e ora siamo arrivati agli anni '90. Mia moglie diceva, e non ricordo quale artista fosse, ma durante la trasmissione, "ci sono molti artisti gay e uomini e donne nere". Voglio dire, tutti erano ben rappresentati negli anni '90, quindi cosa è successo per arrivare a una situazione in cui ora nessuno è rappresentato o la percezione è che ormai nessuno sia rappresentato? Torna agli anni '90 e tutti erano rappresentati a pieno e senza pensarci su. Nessuno compilava delle quote.

È anche l'ultimo decennio analogico.

C'è una ripresa fantastica di Knebworth, fatta da Jill Furmanovsky dal retro del palco. Il palco è vuoto, i Prodigy stanno suonanto e Keith (Flint, ndr) è andato in mezzo al pubblico con un microfono per fare Firestarter. E ricordo perfettamente il momento. Era andato di fronte a 125mila persone e lo si riesce a vedere perché è l'unica persona con i capelli verdi. La cosa più significativa, però, è che non c'è una singola persona che abbia in mano un telefono. C'è solo la band nel momento con la gente. Questo è davvero significativo, perché ora quando vedi Glastonbury sono tutte stupide fottute bandiere e telefoni e gente che prova a catturare merdate ora per condividerle con qualcuno, ma negli anni '90 dovevi essere lì.

Qual è stato il momento più euforico degli anni '90?

Non sono proprio il tipo di persona che diventa emotivamente euforico sulle cose. Ci sono stati momenti in cui sono stato colto alla sprovvista, come quando abbiamo fatto il tutto esaurito alla Sheffield Arena, perché appena quattro mesi prima eravamo in una cazzo di sala prove. Per la maggior parte di quel periodo sono stato in una bolla. Scrivevo e scrivevo ed ecco perché nell'iniziale esplosione dal 1993 al 1997 avevo così tante canzoni dannatamente grandiose, perché ci dedicavo la vita. E poi dopo mi sono dedicato a spendere e a sniffare. 

Nelle prime dieci posizioni del canone rock, in che posizione sono gli Oasis? Prime cinque?

Di solito li collocavo sempre ad una solida posizione numero sette, la band e tutta la sua gloria. Una sera sul tour bus me ne sono uscito con questa lista: Beatles, Jam, Sex Pistols, Smiths, Happy Mondays e Stone Roses vanno insieme, poi gli Stones e poi noi.

E quanto è bello (What’s The Story) Morning Glory?

Quel disco mi fa piegare. Erano solo dei demo. Non avevo neanche finito il cazzo di disco quando siamo entrati in studio. Ecco perché la metà di quelle canzoni sul disco hanno un verso e un ritornello, perché facevo: "Fanculo! Lo farò quando arrivo lì". Ovviamente non l'ho mai fatto. Preferisco Definitely Maybe, perché per me quello è gli Oasis. ma Morning Glory, voglio dire, è una cosa incredibile. Non so dove lo metterei, ma lo metterei lì alla pari con gli altri. Viene continuamente inserito nella top due di tutti i tempi, quindi non lo contesto. 

Odi ancora Be Here Now?

Me ne sono innamorato un po' di più negli ultimi anni, ma quando penso a quel disco penso all'occasione che ho sciupato per cementarla, cazzo, per mandare la nostra eredità nella stratosfera. Nei due album precedenti avevo dedicato la mia vita a quelle canzoni e a farle per bene. E all'epoca di Be Here Now ero diventato piuttosto ricco e facevo fatica. All'epoca non l'avrei mai ammesso, probabilmente all'epoca non me ne rendevo neanche conto, ma quando la luce del mondo musicale sta splendendo da qualche altra parte e tu sei, per così dire, nell'ombra, a scrivere quelle grandi canzoni, io preferisco quello, ma quando la luce splende su di te e tutti aspettano quello che farai, io mi sono trovato un po' sballottato.

Me la spassavo alla grande con le droghe e la composizione di canzoni divenne una cosa secondaria. Ricordo che facevo i demo e poi li portavo in studio e li facevo ascoltare a tutti. Mi aspettavo che mi dicessero: "Sì, vanno bene", ma tutti impazzivano e mi dicevano: "Porca troia! Sono incredibili!". E onestamente ricordo di essere tornato da un incontro e di aver pensato: "Non può essere così facile. Non ho fatto praticamente un cazzo per questo disco!". Me ne andavo letteralmente in vacanza e non ci mettevo proprio molto impegno né dedicavo troppo tempo alla cosa. E ora tutti mi dicevano che sarebbe stato più grande di Morning Glory. Pensavo: "Amico, se è così facile, sono nei guai". Non mi piace nessuna delle mie parti di chitarra su quel disco. So che i testi sono una sega. Voglio dire, il mio ego aveva tirato fuori il meglio di me, penso. "Sì. Fanculo! Questo basterà". Mi aspettavo che qualcuno mi dicesse: "Sì, va bene, ma magari vorrai andare a ultimarli".

Quando tornai in Inghilterra, però, tutti mi dicevano che era la cosa migliore che avessi fatto e io pensavo: "Porca puttana! Forse è così". Per riprendermi da quell'episodio legato alla composizione delle canzoni mi ci è volto molto, fino al 2000 inoltrato, perché giravo in tondo e mi sforzavo dannatamente troppo. Alcune canzoni erano diventate un po' una parodia. Per esempio, Little By Little era grandiosa, ma non mi piace molto com'è stata registrata. 

Infine, quel decennio sarebbe accaduto senza le droghe?

Erano importanti? No. Erano uno spasso? Sì. Avevano tutti abbastanza soldi da potersi permettere di comprare molte droghe? Sì. E non sto parlando solo della mia cerchia di persone. Penso che forse sarebbe accaduto comunque, anche senza le droghe. Sì, cioè la cocaina, che è quello di cui stiamo parlando qui ... 

Voglio dire, il decennio è iniziato bene, con tutti che prendevano ecstasy.

Sì. Porca troia! Che droga! Se fosse successo negli anni '90, sarebbe stato un po' più ritmato. La cocaina non è la droga più creativa del mondo. E di nuovo, non è come Internet. Fa venire la nevrosi. E parli a cazzo. Voglio dire, la ragione per cui ci ho dato un taglio è che ne avevo abbastanza di conversare delle piramidi e del fottuto questo o quello alle 5 del mattino. Ogni cosa che abbia fatto sotto l'uso di cocaina andrebbe rifatto. Be Here Now fu scritto, registrato ed eseguito sotto effetto di cocaina e se hai assunto quella roba ... Incontro tanti ragazzi e ho firmato tanti autografi e mi parlano sempre di questo album. E io faccio: "Se lo ami, ottimo, cazzo!". Posso solo avere una mia opinione e basta.

Source: GQ UK
traduzione di oasisnotizie - Fine parte 3 di 3

OasisNotizie è di nuovo su Facebook. Aiutaci a ripartire e crescere con un like alla nostra pagina. Clicca qui.

martedì 4 maggio 2021

Noel Gallagher a GQ: "Con gli Oasis ero pavido, ora sono un artista, ma non ho mai odiato gli Oasis e ne vado fiero"

Intervista a Noel Gallagher realizzata dalla rivista britannica GQ (numero di maggio 2021). Seconda parte della nostra traduzione. (PER LA PRIMA PARTE CLICCA QUI)

---

Come prendi le critiche? Essendo stato sempre un cantautore autonomo, i produttori sono le uniche persone che ora ascolti? 

Di solito non ascoltavo mai nessuno quando ero negli Oasis, per via del marchio e per via della band. Ricordo che quando abbiamo fatto Standing On The Shoulder Of Giants con Spike Stent, c'era una drum machine nella stanza di controllo. E dissi: "Spike, di quella non hai bisogno. Crea più problemi che benefici". Non ho mai visto una persona così pavida in vita mia (parla di sé, ndr), ma una volta uscito da quella cosa, mi sono aperto a tutto. Ho co-composto circa sei canzoni nel periodo di quarantena con persone con cui ai vecchi tempi non avrei mai avuto a che fare. Penso sia dovuto al fatto che ora sono completamente soddisfatto di come gli Oasis ora si collochino e di quale sia l'eredità, perché quella cosa ce l'ho sempre. E nel peggiore dei casi se finisco per fare qualcosa che la gente vuole che io faccia, cioè tutte le canzoni degli Oasis, e ne tiro fuori una gran bella vita, sarebbe dannatamente fantastico e darà molta gioia alle persone. Come artista, però, non voglio quella cosa. Perché ho appena accettato che in realtà sono un artista.


Perché ci è voluto tanto?

Perché non era il tipo di cosa che diresti nelle case popolari. Io ero sempre il tizio delle case popolari con la chitarra, che sapeva suonare She Loves You. 

Ma quella è una cosa di anni fa.

Sì, certo, ma quando ero negli Oasis, se qualcuno mi diceva che ero un artista, io quella cosa la liquidavo sempre. Quando ho fatto Who Built The Moon? e spiegavo che sono entrato in studio senza niente e ho subito registrato e che quello significa essere un artista ... ho pensato: "Porca troia! Farei meglio a comprarmi una sciarpa, allora, e un cazzo di cappello!". Quindi solo di recente ho accettato questa cosa ed è una cosa avvincente essere in grado di farlo. 

Com'è stato cominciare come solista? Il pubblico si aspettava che tu avresti suonato le canzoni degli Oasis?

È stato difficile. E più è piccolo il concerto, più riesci a sentire, più senti il tizio che grida: "Dov'è Liam?" o cos'altro. Quando fai i concerti nei grandi luoghi chiusi, però, sei sovrastato da 16mila persone, guardi la scaletta e pensi: "Be', è solo qualcosa entro cui devi procedere", perché definirà il modo in cui andrai avanti". Nei primi tempi degli  High Flying Birds c'erano un sacco di macchine urlatrici. Sai, il tizio che fa: "Sei il tipo che scriveva le canzoni, perché cazzo non le canti?". 

Hai mai capitolato? 

No. La lista delle canzoni degli Oasis si  fatta più corta man mano che si è andati avanti. Ho iniziato suonando le canzoni degli Oasis, perché avevo un solo album. Quindi facevo 21 canzoni e metà di queste erano degli Oasis, ma metà di questa metà erano lati B. Andando avanti, ho avuto più roba da solista. Le canzoni degli Oasis sono diventate sempre meno. Ora ho trovato la formula. Quando faccio i concerti suono quello che voglio suonare, ma quando vado ai festival rigiro la cosa, perché non è il mio pubblico. La scaletta che ho fatto per Glastonbury, dove avrei dovuto suonare ma non ho suonato (a causa della pandemia, ndr), era piena di Oasis. 

Ti ho visto quando hai suonato allo stadio di Twickenham con gli U2 per il tour di The Joshua Tree qualche anno fa. Come stato fare da supporto a loro?

Mi è piaciuto tanto. È un pubblico più anziano, quindi non ci sono molte persone che urlano dannatamente.

Come sono cambiate le tue ambizioni da quando sei diventato un solista?

Non sono sicuro di averne molte altre. Le cose che avrei voluto raggiungere le raggiungerò ora, cioè un album al primo posto negli Stati Uniti.

Perché dici questo?

Perché non ho firmato per una major e non voglio firmare per una major. Ogni volta che pubblico un disco, devo fare delle licenze diverse per varie etichette indie in America, il che è una rottura di palle. E probabilmente mi sto pure svendendo un po'. Ricevo sempre offerte dalle major, ma non mi interessano, perché loro vogliono farti fare musica degli Oasis e basta. Vogliono che tu sia una versione di quello che è popolare. Scusate, ma l'ho già fatto e non voglio farlo. Voglio che questa ragazza francese parli in fottuto francese nel mezzo della sessione di registrazione di questo disco. Se facessi il disco per una major, vorrebbero che lo cambiassi e probabilmente potrei cavarmela perché sono pur sempre io, ma non voglio entrare in conflitto con nessuno.

Di cosa vai più fiero nella tua carriera?

Nel complesso, direi che la cosa di cui vado più fiero sono gli Oasis, perché significano così tanto per la gente e hanno continuato a significare così tanto che a volte ancora mi gratto la testa (mentre rifletto) su questa cosa. Quando abbiamo fatto il documentario Supersonic, è arrivata un'altra generazione di fan e l'altra faccia della medaglia di questo è che hanno una loro specifica versione degli Oasis che vogliono. Io non posso dargliela e c'è un pochino di tira e molla con questa cosa, ma è divenuta una cosa simile completamente per caso. Mi piacerebbe dire che era tutto un disegno mio, ma non è stato così. 

Mi piace tantissimo l'eredità della band. La amerei anche se non avessi scritto io tutte le canzoni. Inizialmente, quando una band si scioglie, tutti dicono cose stupide di cui presto finisci per pentirti, ma non penso di aver mai espresso odio per gli Oasis. C'è ancora una sorta di conflitto con alcune parti della fanbase, ma a parte quello lo amo dannatamente. Lo amo letteralmente. È una cosa globale. Non avrei potuto chiedere di più come cantautore. 

Source: GQ UK
traduzione di oasisnotizie - Fine parte 2 di 3

OasisNotizie è di nuovo su Facebook. Aiutaci a ripartire e crescere con un like alla nostra pagina. Clicca qui.

lunedì 3 maggio 2021

Noel Gallagher si confessa a GQ: "Gli Oasis erano diventati un marchio, da solista mi sono liberato. Sui social offese nei miei confronti"

Intervista a Noel Gallagher realizzata dalla rivista britannica GQ (numero di maggio 2021). Prima parte della nostra traduzione.

---

Incontriamo negli studi di Tileyard a Kings Cross, a Londra, un Noel Gallagher dal tono conviviale per parlare dei premi Uomo dell'anno di GQ ("se ci sono, ci siamo dentro") e delle sue vacanze. Forse è lecito dire che sembra che stia invecchiando in un modo più dignitoso del suo fratello rock: ha ancora i suoi capelli, la voce e – grazie a Dio –  buon gusto nella scelta delle scarpe.


Noel, non ti farò domande su tuo fratello, ma torniamo all'inizio: sei appena uscito dagli Oasis, la più grande band della tua generazione, e te ne stai seduto a casa a chiederti cosa fare. Cosa ti passava per la testa?

Ero sicuro di una sola cosa, che non avrei fatto nulla. Quindi mi sono preso un anno pieno di pausa e per quell'anno non ho pensato a niente, cosa che normalmente faccio ogni volta che finisco un tour. Ci prendevamo un bel po' di tempo libero e tornavamo alla vita normale. Poi, dopo circa un anno, una sera sono andato a letto, senza pensare a niente di particolare, e poi mi sono svegliato l'indomani e ho fatto: "Bene, facciamo un disco". Non ho avuto una band o un nome per la band finché non ho finito il disco e stavamo per uscire, per cui me la sono presa con calma. Non ho affrettato niente.  Fino a che non ho registrato l'album, non sapevo se avrei cantato. Avevo intenzione di fare queste canzoni e vedere come sarebbero parse e mi sono parse grandiose. E poi ho pensato: "Bene, è meglio che scelga un cazzo di nome per la band!".

Il nome si ispira ai Jefferson Airplane, vero?

Sì. È proprio stupida questa storia. Ricordo che una sera in auto passai vicino allo Shepherd's Bush Empire, tornavo a casa dallo studio di registrazione e provavo a visualizzare il mio nome con le luci. E pensai: "No, devo inventare un altro nome" (come dice Noel stesso, il suo nome non è esattamente Ziggy Stardust, ndr). L'indomani stavo usando la lavastoviglie e la radio era accesa. Non so su quale stazione fosse sintonizzata, ma misero su qualcosa dei Peter Green's Fleetwood Mac e poi trasmisero la cover di High Flying Bird fatta dai Jefferson Airplane. Pensai a 'Fleetwood Mac', qualcosa del genere, e poi pensai ad 'high flying birds'. Feci un rapido controllo per vedere se fosse coperto da copyright e non lo era, per cui pensai: "Grandioso!". Non ci ho pensato molto su, in realtà.

Perché l'avversione per l'idea di fare il solista?

Suppongo fosse una questione di sicurezza di sé. Venendo da qualcosa di così significativo e avendo un'identità così forte, penso che una parte di me non volesse dare l'impressione che stessi solo andando in tour a suonare i miei successi. E basta. Quindi penso sia stata un po' una cosa a metà strada. L'ho falsificato un po', dato che è un nome di una band, ma dentro ha il mio nome. E suonava fico. L'ho scritto su varie cazzo di cose, poi l'ho fissato e ho pensato: "A dire il vero sembra proprio fico. Vada per questo!".

Ho letto in varie interviste che hai detto che hai dovuto cambiare il modo in cui componi. È vero?

Totalmente. Quando scrivi per una band che è diventata un marchio e un cazzo di business enorme – e questo lo dico solo con il senno di poi, dato che all'epoca non me ne rendevo conto – stai scrivendo con il peso del marchio che incombe su di te. Le canzoni devono suonare in un certo modo per vendere 70 milioni di dischi e non vorrai mica mandare tutto all'aria per un capriccio. Molte delle prime canzoni degli High Flying Birds in realtà erano state scritte per gli Oasis, ma dato che io non sono un marchio, e gli High Flying Birds non sono un marchio, potevo fare qualunque cosa volessi. Quando sei i Metallica, i Red Hot Chili Peppers, le masse si aspettano un certo tipo di cosa da te. La maggior parte delle band famose non deviano mai dal cammino e gli Oasis erano diventati così. Sai, si fa questo: c'è un certo sound e c'è un certo posto dove si suona e la musica deve riempire quel posto. Quindi una volta che mi sono scrollato di dosso quella cosa, come compositore ho provato una sensazione di liberazione.

Ricordo che Bono una volta disse che gli U2 in studio si preoccupavano quando qualcuno diceva che quello che stavano facendo era "interessante", dato che con gli U2 non si poteva fare quella cosa lì. Si devono scrivere canzoni degli U2 che suonino grandiose in uno stadio.

È vero, anche se probabilmente sono la band più flessibile tra tutte quelle band famose, dato che ogni tanto cambiano rotta. Quando sono andato in tour con loro, ho detto ad Adam Clayton che ricevevo ancora molta merda dai fan degli Oasis perché stavo usando i sintetizzatori e lui mi ha detto che ha subito la stessa cosa con Achtung Baby. Ho detto: "Sì, ma tu non dovevi fare i conti con i social, per cui non avevi idea di cosa stesse dicendo la gente". Io non sono sui social, ma il mio business lo è, e le offese da parte dei fan degli Oasis sono peggiorate man mano che si andava avanti. Ma non puoi lasciare che loro ti ordinino cosa fare. 

Un tempo ho fatto il rock da stadio e non penso di essere capace di rifarlo. A metà del mio primo tour, avevo fatto il tutto esaurito alla O2 Arena e la cosa non mi faceva sentire a mio agio. Perché a) sentivo di non averla guadagnata e b) Pensavo che la gente stesse venendo a vedere il tizio degli Oasis "e farebbe meglio a fare queste cazzo di otto canzoni!", cosa che, ovviamente, non ho fatto, e che non ho mai suonato da allora. Mi trovo più a mio agio nei teatri, dove puoi interagire un po' con il pubblico. Nei palazzetti, invece, il pubblico si aspetta un certo tipo di resa, che non sono in grado di garantire.

Per anni Paul McCartney non ha parlato dei Beatles, ma più invecchia, più acquista titolarità di quell'esperienza. Quando hai lasciato gli Oasis hai parlato con qualcuno che aveva vissuto qualcosa di simile?

L'unica persona a cui ho chiesto è stato Paul Weller, che è uno dei miei amici di più vecchia data, e il suo atteggiamento verso tutto questo è stato: "Si fottano!", il che è grandioso. Quindi solo dopo un po' mi sono accorto che in realtà gli High Flying Birds sono i miei Style Council. Quando di recente ho visto il documentario su di loro, mi è parso tutto chiaro: avevano una ragazza di colore nella band e io ora ho una ragazza di colore e una ragazza francese, e così via. I fan dei Jam dicevano a Weller: "Che cazzo stai facendo?". E i fan dei Jam e i fan degli Oasis vengono dalla stessa stoffa, hanno quell'atteggiamento molto "da ragazzo" e sono guidati dall'identità.

Quando suoni una canzone degli Oasis, è una cosa che costruisce molto l'identità: è un pezzo che conoscono tutti e il posto va in visibilio, cazzo. Poi suoni la tua roba nuova e c'è un netto calo nel numero di persone che la apprezzano. E tra queste canzoni la gente reclama costantemente roba che hai scritto vent'anni fa, ma o affondi e nuoti o devi guardare queste persone negli occhi e dire: "Vadano a fanculo!". Weller non ha mai suonato qualcosa dei Jam, che io sappia, per dieci anni, e neanche allora suonava A Town Called Malice. Sento che se suonassi Don’t Look Back in Anger, Wonderwall e Half The World Way e non fosse abbastanza, penserei: "Non vi basta? Cos'altro volete?".

Cosa dovevi raggiungere che non avevi giù raggiunto con gli Oasis?

Ero arrivato a 43 anni ed ero in una band che aveva cambiato il mondo, ma che era costruita sui litigi. E pensavo: "Ho due cazzo di figli!". Questa era la parte che si ritiene che io dovessi godermi. Mi sarei dovuto preoccupare di comprare una cazzo di spiaggia, non di litigare con chi ci sosteneva. Viaggiare per il mondo e avere 5mila o 20mila persone che si innamorano di te simultaneamente ogni sera è la cosa più bella che tu possa fare, ma non quando, sulla strada per andare al concerto, litighi per il tour manager. Era una cosa che mi distruggeva l'anima e io volevo essere felice. Alcune persone pensano che quello che io faccia sia dannatamente terribile e alcuni pensano che sia meglio di quello che facevo prima. Quindi dipende tutto dall'ascoltatore.

Quando sono giunto al (momento di comporre il) terzo album, Who Built the Moon?, prodotto da David Holmes, ho pensato che forse fosse il momento giusto per mandare tutto all'aria, dato che avevo fatto due album basati sulle chitarre. Inoltre non volevo molti altri tizi sul palco. Ho sempre avuto ragazze che cantano nella mia roba da solista, quindi è divenuta una cosa naturale. Quando eravamo in America per una cazzo di cosa, ed eravamo tutti ammassati nello stesso camerino, ragazze e ragazzi, e le nostre ragazze si mettevano il trucco e i ragazzi erano seduti lì a parlare di calcio, uno di loro mi ha detto: "Scommetto che non avresti mai pensato che saremmo diventati così, vero?". In realtà io programmavo che fosse una cosa così, come un circo itinerante.

Anche se non sei sui social, c'è la tentazione di sbirciare oltre le spalle delle altre persone per vedere cosa si dice?

No. Come sai, non ne viene fuori mai qualcosa di buono, ma non saresti umano se la tua canzone fosse lì e non pensassi: "Mi chiedo cosa ne stia dicendo la gente". Onestamente della cosa non mi è mai importato finché è uscita Holy Mountain. Ho parlato con qualcuno del mio ufficio e ho chiesto quale fosse stata la reazione a quel brano. E mi hanno detto che era varia. Ho detto: "Be', è sempre varia". E mi hanno detto "molto varia".

Quando ho conosciuto David Holmes, il modo in cui ha parlato di come avremmo fatto il nuovo disco è stato cruciale. "Guarda, quello che fai con quella chitarra acustica è incredibile. Tutti lo amano, ma non vuoi fare della musica del tipo che ti piace ascoltare?". E io: "Sì". E mi ha tirato fuori tutti questi dischi poco noti, il cazzo di kraut rock, e mi ha fatto: "Che ne pensi di questi?". Li amavo, cazzo. E lui: "Bene, allora. Faremo un pezzo così". Ed è davvero liberatorio sentire queste parole da un produttore, perché io ho lavorato con produttori che sapevano quale disco farti fare prima di venire all'incontro, perché la cosa fa bene a loro. Per ogni cosa che facessi che avesse un minimo segno di qualcosa di tradizionale, Holmes diceva: "No, rifalla!". Sai, ricordo di aver scritto otto ritornelli per una canzone e ogni volta il ritornello migliorava. E pensavo: "Che cazzo vuole questo tizio?". Sono arrivato al nono ritornello e lui mi ha detto: "È questo!". È stato grandioso essere stimolato così. Quindi il prossimo album dovrebbe essere dannatamente grandioso.

Source: GQ UK
traduzione di oasisnotizie - Fine parte 1 di 3

OasisNotizie è di nuovo su Facebook. Aiutaci a ripartire e crescere con un like alla nostra pagina. Clicca qui.

domenica 2 maggio 2021

Noel Gallagher ricorda l'aggressione del 2008: "Pensai: perché attacchi me e non Liam? Le canzoni le scrivo io!"

Intervistato venerdì 30 aprile da Radio X, Noel Gallagher ha ricordato l'aggressione di cui fu vittima nel settembre 2008 durante il concerto degli Oasis al Virgin Music Festival di Toronto, in Canada.  Un uomo ubriaco irruppe sul palco e spinse Noel, facendolo cadere sulle casse e provocandogli la rottura di tre costole. L'aggressore fu poi condannato a 12 mesi di reclusione, scontati agli arresti domiciliari. 

"Il mio primo pensiero è stato: Perché me? Perché non lui? Perché non l'altro tizio? Sono io che compongo tutte le canzoni, amico!", ha scherzato Noel. 

Il cantautore ha anche ricordato un'altra aggressione subita durante la sua militanza negli Oasis.

"È successo due volte. Un tizio una sera salì sul palco, saltò il fratellino e venne verso di me. Pensai: 'Ma ti ci è voluto più sforzo per arrivare qui! Perché non sei andato da lui?'. Era in corso una canzone quando ci fu la rissa, il che fu incredibile. Era durante Bring It On Down, che è comunque una canzone abbastanza violenta. Uno dei nostri amici, che lavorava al chiosco del merchandise, finì sul palco. Gli feci: 'Perché non sei al chiosco del merchandise?'. E lui: 'Perché ci stiamo azzuffando!'. Ci rubarono 17 sterline quella sera". 


OasisNotizie è di nuovo su Facebook. Aiutaci a ripartire e crescere con un like alla nostra pagina. Clicca qui.

"Neymar fighetta tuffatrice". Le accuse di Liam Gallagher su Twitter durante PSG-Man City

Pioggia di epiteti per Neymar proveniente da Liam Gallagher. Grande tifoso del Manchester City, il cantante ha commentato in tempo reale su Twitter la sfida di UEFA Champions League con il Paris Saint-Germain di mercoledì. Sui social network l'artista ha prima dato dei consigli a Pep Guardiola ("Metti Sergio Aguero e smettiamola di cazzeggiare") e poi ha iniziato a ricoprire di insulti Neymar.

Gallagher ha cominciato con una battuta nei primi minuti di partita: "Neymar sta sniffando ket(amina, ndr), ci sta prendendo per il culo". Subito dopo ha rincarato la dose nei confronti di Neymar: "Mandate fuori quello sporco stronzo tuffatore di Neymar". E poi ancora: "Neymar è solo una fighetta tuffatrice", fino alla rivincita dopo il gol del sorpasso del suo City: "Giustizia, sporca fighetta". Gallagher ha inoltre risposto ad alcune domande dei suoi fan e a chi gli ha chiesto un'opinione su Mbappé-Neymar il rocker ha così replicato: "Merde entrambi".

Infine il grido di vittoria dopo la fine della partita:

"I said maybeeeeeeeeeeeeee".

Ovvero un verso della splendida Wonderwall, una delle canzoni più famose degli Oasis. 

Fonte: Corriere dello Sport

OasisNotizie è di nuovo su Facebook. Aiutaci a ripartire e crescere con un like alla nostra pagina. Clicca qui.

LinkWithin

Related Posts with Thumbnails