Recensione di Q magazine - Voto: 4/5
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Considerate le probabilità. Liam possiede "La Voce", ma benché le sue abilità di compositore sporadico siano notevolmente maturate dopo Little James, brano fortemente ridicolizzato del 2000, la sua capacità di scrivere un intero album, per quanto inquietante, è ancora da dimostrare. Lo stesso vale per i suoi fedeli bracci destri ex Oasis, Gem Archer ed Andy Bell, entrambi oggetto di critiche per i peggiori brani di riempimento dopo Heathen Chemistry nel 2002. Non era certo il migliore degli auspici, e tutto ciò ancor prima che si dessero la zappa sui piedi con l’assurdo nome Beady Eye, aggravato dall’iperbole oltraggiosa, tipica di Liam, secondo cui "sarebbero stati più grandi" degli Oasis e Noel "sarebbe tornato strisciando". Sulla carta la storia si stava già scrivendo da sola, c’erano tutti gli elementi per ciò che prometteva essere la più imbarazzante follia del rock sulla scia dei Tin Machine.
Date le circostanze, il suo momento di verità post-Oasis, Different Gear, Still Speeding dei Beady Eye, sarebbe stato comunque uno dei dischi più importanti mai realizzati da Liam Gallagher. La sbalorditiva realtà è che è anche uno dei migliori. Ciò non significa che i cinici detrattori degli Oasis non troveranno pane per i loro denti. Non è una sorpresa che, sì, gran parte di esso somigli ai Beatles, i testi non facciano certo impallidire Morrissey e, come negli Oasis, musicalmente parlando nessuno abbia reinventato la ruota. Ma questa meschina pignoleria svanisce di fronte a un album che mette soggezione per coerenza, melodia, determinazione e, forse più sorprendentemente, positività, come non era mai successo con nessun album degli Oasis dopo (What's the Story) Morning Glory? del 1995, il che fa di questo progetto, per quanto improbabile possa sembrare, il disco più forte che Liam abbia registrato da allora.
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Se i Beady Eye fossero solo un gruppo con poco talento, sarebbe un debutto passabile. Ma questo va ben oltre, quindi grazie a coloro che preferiscono la bellezza delle melodie rispetto alla chiassosità del suono. Grande merito va comunque alla brillantezza del produttore Steve Lillywhite che ha saputo tirar fuori la voce più radiosa di Liam dopo secoli. Sia Millionaire, una gemma glam di chitarra slide anni '70, sia la freneticamente romantica For Anyone mostrano una sublime sensibilità pop. Ma i pezzi grossi sono tutte epiche ballate, in alto gli accendini prima con Kill For A Dream, l’alternativa nostalgica all’autopsia post-scioglimento di Four Letter Word che potrebbe far scendere qualche lacrima ai fan degli Oasis più maturi. "Life's too short not to forgive," canta Liam, "I'm here if you wanna call." Il suo outro da inno è presto eclissato dalla profonda Wigwam, che giunge all’apice dopo 6 minuti con un coro gospel, dove Liam "riemerge" dal colmo della disperazione.
Il meglio, tuttavia, è riservato alla fine. The Beat Goes On è un brano fiabesco in stile ELO, Liam riflette sulla propria morte e sulla sua accoglienza divina accompagnato da un coro angelico, l’equivalente dei Beady Eye a Don't Look Back in Anger. "It's not the end of the world/It's not even the end of the day." Sembrerebbe insuperabile, fino a quando le note di The Morning Son iniziano ad incresparsi sulla scia di Champagne Supernova, solo Liam, una chitarra acustica e uno tsunami di intensità:
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Se il Liam Gallagher degli Oasis era il più grande frontman di tutti i tempi, Different Gear.... è la prova che con i Beady Eye ha creato un’altra grande guitar band inglese, il che giustifica tale privilegio. E se la battaglia è realmente iniziata, con grande orrore del bookmaker, questo decima tutti i pregiudizi. Un facile 1-0 per our kid. Ora tocca a te, fratellone.
Simon Goddard
(Tradotta da Francesca Maya)
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